Parallelismi fra gli inframondi danteschi e la tradizione indo-buddhista e sciamanica dell’Asia

Non sembra cosΓ¬ peregrino tentare un confronto comparativo tra i viaggi ultraterreni di Dante nei β€œtre mondi” della Divina Commedia e le descrizioni tradizionali indo-buddhiste di viaggi postumi dell’anima negli inframondi sottili e β€œinfernali”, a cominciare dal Bardo Thodol, piΓΉ conosciuto in Occidente con la denominazione di β€œLibro Tibetano dei Morti”. Resoconti fantastici di viaggi ultraterreni simili a quello dantesco pullulano nella tradizione tibetana, soprattutto per quanto riguarda i Β«racconti fatti da persone temporaneamente morte e che ritornano in questo mondo da un viaggio nell’aldilΓ  per narrare ciΓ² che hanno vistoΒ». Un genere letterario che, come sottolinea doverosamente il Tucci, in piΓΉ punti sembra tradire l’influenza delle concezioni sciamaniche diffuse in tutta l’Asia centrale e settentrionale: Β«le due sfereΒ», specifica, Β«hanno in comune l’uscita da se stessi e il ritorno, il viaggio nell’aldilΓ  e la redenzione dell’anima; nell’ambito buddhista tale redenzione equivale all’eliminazione della contaminazione morale e del peccatoΒ». SarΓ  qui sufficiente estendere mentalmente la comparazione con la sfera dantesca e finanche con quella induista e sciamanica delle steppe eurasiatiche (e, ancora, con quella platonica, pitagorica e orfica) e diverrΓ  chiaro β€” come tenteremo di dimostrare in questa sede β€” che le tradizioni di cui si Γ¨ detto non possono che apparire come i molteplici raggi della ruota della Sapientia Perennis, con qualunque definizione la si voglia chiamare.