PDF/SLIDES: Parallelismi tra gli inframondi danteschi e la tradizione indo-buddhista e sciamanica dell’Asia

Rendiamo disponibili per il download le slides da noi utilizzate nelle due conferenze su Dante e gli inframondi nella tradizione orientale — quella di ieri per UniTreEdu e quella di oggi agli Stati Generali della Psichedelia in Italia 2021. Gli appunti si basano sul nostro saggio dal titolo omonimo di prossima uscita sull’albo annuale della rivista «ARTHOS», n. 30/anno 2021.

Non sembra così peregrino tentare un confronto comparativo tra i viaggi ultraterreni di Dante nei “tre mondi” della Divina Commedia e le descrizioni tradizionali indo-buddhiste di viaggi postumi dell’anima negli inframondi sottili e “infernali”, a cominciare dal Bardo Thodol, più conosciuto in Occidente con la denominazione di “Libro Tibetano dei Morti”. Resoconti fantastici di viaggi ultraterreni simili a quello dantesco pullulano nella tradizione tibetana, soprattutto per quanto riguarda i «racconti fatti da persone temporaneamente morte e che ritornano in questo mondo da un viaggio nell’aldilà per narrare ciò che hanno visto». Un genere letterario che, come sottolinea doverosamente il Tucci, in più punti sembra tradire l’influenza delle concezioni sciamaniche diffuse in tutta l’Asia centrale e settentrionale: «le due sfere», specifica, «hanno in comune l’uscita da se stessi e il ritorno, il viaggio nell’aldilà e la redenzione dell’anima; nell’ambito buddhista tale redenzione equivale all’eliminazione della contaminazione morale e del peccato». Sarà qui sufficiente estendere mentalmente la comparazione con la sfera dantesca e finanche con quella induista e sciamanica delle steppe eurasiatiche (e, ancora, con quella platonica, pitagorica e orfica) e diverrà chiaro — come tenteremo di dimostrare in questa sede — che le tradizioni di cui si è detto non possono che apparire come i molteplici raggi della ruota della Sapientia Perennis, con qualunque definizione la si voglia chiamare.

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