Bestiario dannunziano: il fantasma del cane

Le fiamme dell’inferno della Grande Guerra lambiscono il casale francese di Dama Rosa. Gabriele D’Annunzio e la sua compagna Donatella decidono di non fuggire, di non abbandonare la splendida muta di sessanta levrieri che in quel casale allevano con dedizione assoluta. Del resto, l’inferno sembra proprio essere l’habitat naturale di questi cani:

Romaine Brooks, The Poet in Exile (ritratto di Gabriele D’Annunzio), 1912

Ma l’inesorabile divampare della guerra scaraventa il poeta lontano: lo strappa alla Francia e a Donatella, gli strappa un occhio ed infine lo spiaggia a Venezia. Qui, in una notte di luna crescente e di alta marea, i fantasmi dei cani demoniaci di Dama Rosa affiorano dalle acque del Canal Grande:

Si sa che il demonio puΓ² assumere le fattezze del cane cosΓ¬ come quelle del serpente. Sempre a Venezia, molti anni prima, il poeta aveva riconosciuto nel cane ritratto nell’incisione dΓΌreriana Melencolia I un cane-serpente [4]: un cane demoniaco all’ennesima potenza, insomma. Non avrebbe potuto essere diversamente dal momento che oggetto dell’incisione Γ¨ la prima fase dell’Opus alchemicum, la tenebrosa nigredo     (lo stadio della morte e dell’inferno) che si svolge sotto il segno di Saturno, il Malefico [5]:

Albrecht DΓΌrer, Melencolia I, 1514

Molti anni dopo, in Francia, al tempo dei levrieri di Dama Rosa, il poeta avrebbe rivisto questo levriere-serpente saturnino reincarnato in Ilah, la maga di Saturno che compare nel Martyre de Saint SΓ©bastien:

È presso un crogiuolo, strumento della trasmutazione alchemica, che Ilah e le sue compagne giacciono in catene:

Anche il levriere di Melencolia I che giace ai piedi dell’Angelo nell’identica posizione di Ilah Γ¨ come lei presso un crogiuolo ardente:

Giovanni Boldini, Ritratto della Marchesa Luisa Casati con un levriero

Le lingue di fuoco che ruggiscono sotto questo crogiuolo si delineano contro la placida acqua del mare. L’illusione prospettica fa sΓ¬ che quelle fiamme sembrino arroventare oltre al crogiuolo anche quel mare solo apparentemente calmo, in realtΓ  dotato di uno spirito indomabile:

Gli occhi del poeta e della sua amica sono ancora pieni del mare vespertino di Melencolia I quando si rivolgono alla laguna veneziana al crepuscolo:

È lo stesso mare: il fuoco del crogiuolo arde anche sotto l’apparentemente morta acqua di Venezia, la cittΓ  il cui spirito essenziale 

Anche i levrieri di Dama Rosa sono cosΓ¬, anche in loro l’acqua vela il fuoco:

Sono un velo d’acqua di seta cangiante attraverso cui traspaiono quegli occhi che brillano β€œcome carboni accesi” [14] dalle fiamme dell’inferno.

Nathalie de Goloubeff nel giardino di Arcachon con due levrieri (1908-1914). Fotografia scattata da Gabriele D’Annunzio

[1] Gabriele D’Annunzio, La Leda senza cigno, Licenza in Prose di romanzi, II, Milano, Mondadori, 2001, p. 967

LEGGI ANCHE  Di Solstizi e Apocalissi: di Saturno e dell'EtΓ  dell'Oro

[2] Ivi, p. 968

[3] Ivi, p. 996

[4] Cfr. Lea Ritter Santini, Le immagini incrociate, Bologna, il Mulino, 1986

[5] Carl Gustav Jung, Mysterium coniunctionis, Torino, Bollati Boringhieri, 1991, pp. 483, 493

[6] Gabriele D’Annunzio, Il fuoco in Prose di romanzi, II, cit., pp. 513 – 514

[7] Gabriele D’Annunzio, Le martyre de Saint SΓ©bastien in Tutto il teatro, III,  Roma, Newton – Compton, 1995 p. 138; qui si riporta la traduzione autorizzata di Ettore Janni.  

[8] Ivi, pp. 135 – 136

[9] Gabriele D’Annunzio, Il fuoco in Prose di romanzi, II, cit., p.514

[10] Ivi

[11] Ivi, p. 515

[12] Ivi, p. 235

[13] Gabriele D’Annunzio, La Leda senza cigno, Licenza in Prose di romanzi, II, cit., p. 944

[14] Vedi nota 1

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