I popoli quasi totalmente sprovvisti di tecniche materiali, come i Pigmei e i Boscimani, conservano un retroterra di strutture religiose piuttosto complesse che non sono passate attraverso lo stadio di un βtotemismo originarioβ, presupposto da certa antropologia culturale di impostazione evoluzionistica come una delle tappe obbligate di un ipotetico andamento progressivo. Da qui, l’ipotesi di un’antichissima diffusione di queste popolazioni pigmoidi, forse da mettere in relazione con la figura vetorotestamentaria di Lilith e con altri personaggi mitici delle tradizioni arcaiche, come Vamana, il quinto avatara di Vishnu, che significativamente appare nell’iconografia sacra con le sembianze di un nano.
di Michele Ruzzai
originariamente pubblicato su EreticaMente
Negli articoli precedenti avevo accennato al concetto della βdoppia faseβ del dispiegamento femminile; concetto cosmologico ed antropologico assieme che, ricordiamo, comporta un momento inizialmente βliberoβ, promanativo/espansivo, e poi uno piΓΉ stabilmente βimbrigliatoβ, ancorato allβelemento virile. Ebbene, lβipotesi di partenza Γ¨ che tale βdoppia faseβ potrebbe essere collegata ad un parallelo e corrispondente βdoppio statoβ del Maschio; un tema in probabile relazione con il mitico episodio del βsonno di Adamoβ, che si colloca a partire dagli esordi del Secondo Grande Anno del nostro Manvantara. Seguendo questa linea, ora quindi potremmo immaginare Adamo in unβanaloga doppia veste, cioΓ¨ allβinizio β durante il βsonnoβ β in una situazione βlatenteβ, e successivamente βridestatoβ ad una nuova coscienza.
La prima fase β che piΓΉ specificatamente analizzeremo in questo articolo, lasciando la seconda al prossimo β si presenterebbe quindi secondo una modalitΓ βnotturnaβ e connessa alla nascita di Lilith, qui avente un significato piΓΉ generale (cioΓ¨, come abbiamo visto, tutta la materialitΓ umana); una modalitΓ che sembra anche proporsi piuttosto palesemente, visti i chiari rimandi mitici che la collegano alla notte, agli incubi del sonno e, soprattutto, del suo accostamento simbolico con la Luna, in particolare con la sua fase βneraβ.
In termini piΓΉ generali si puΓ² dire che notoriamente la Luna impersona lβessere femminile, e ciΓ² soprattutto nel suo perenne aspetto di mutevolezza e variabilitΓ ; una concezione che sembra attestata in diverse aree del mondo (America, Pacifico, Asia meridionale, Mediterraneo, Africa), soprattutto nellβidea che lβastro selenico rappresenti il simbolo fondamentale del divenire cosmico. Di ciΓ², la manifestazione piΓΉ evidente Γ¨ infatti il continuo alternarsi delle fasi lunari con il movimento incessante dalla Luna nera alla Luna piena: quindi un palesarsi visibile del fattore-tempo e che non a caso implica ora lβingresso in campo della sua personificazione piΓΉ conosciuta, cioΓ¨ Kronos, il titano con la falce, chiarissimo simbolo selenico.

Se la Luna nera nel mito Γ¨ accostata a Lilith, dβaltro lato sembra naturale porre Eva in relazione alla Luna piena: fase, almeno inizialmente, di accordo con Adamo, che in questβottica Γ¨ correlabile al Sole (come vedremo anche nel prossimo articolo) e dal quale infatti riceve e riflette la luce nella sua misura massima. Da qui la possibilitΓ che le due donne possano essere considerate anche secondo una modalitΓ che le pone cronologicamente in sequenza, aspetto che in effetti traspare quando si ricorda Lilith come prima compagna di Adamo, precedente ad Eva stessa. Peraltro Γ¨ interessante notare come, nella mitologia iranica, lβUomo Primordiale Gayomart si unisca proprio a due regine dalle caratteristiche opposte, una Bianca ed una Nera; nel quadro di una possibile interpretazione plurima dei simboli tradizionali (giΓ piΓΉ volte sottolineata in precedenza), a mio avviso tutto dipende dal significato che attribuiamo allβUomo Primordiale, dal quale conseguirΓ quello da assegnare alla regina bianca (Eva) ed alla regina nera (Lilith). In particolare questβultima potrΓ rappresentare, come abbiamo visto, il concetto piΓΉ ampio della fisicizzazione umana (e, ad esempio, Eva la parte βsottileβ della manifestazione individuale, quale paradossale sinonimo dellβAdamo psichico); ma, su un livello interpretativo piΓΉ ristretto, ritengo che Lilith possa anche simboleggiare β segnatamente in qualitΓ di βregina neraβ, analoga alla Luna che βfuggeβ dal cielo eΒ si fa oscuraΒ β una sola frazione dellβumanitΓ corporeizzata, ovvero quella βaustraleβ e tendenzialmente βmelanodermaβ. Fino anche ad arrivare, come vedremo, ad uno specifico ramo di questa.
A mio avviso Γ¨ precisamente questo il punto nel quale interviene la prima, radicale, dicotomia umana β quella Nord-Sud β evento che Γ¨ stato enfatizzato soprattutto nellβapproccio interpretativo adottato da Julius Evola; il quale, non a caso, definisce βnotturneβ le razze nere. In merito al significato βaustraleβ di Lilith sembrano piuttosto eloquenti alcuni accenni mitici quali, ad esempio, lβaccostamento che ne Γ¨ stato fatto con le Arpie, creature che β dettaglio molto importante β nel corpus ellenico vengono attaccate e cacciate proprio dai figli diΒ Borea. Nella tradizione ebraica Lilith rifiuta di sottomettersi ad Adamo e quindi entra ben presto in contrasto con lui: pronuncia allora il nome di Dio, ottiene le ali per allontanarsi dal Paradiso Terrestre e dirigersi, pur con il rimpianto dellβirreversibile perdita edenica, verso le sponde del mar Rosso (altri punti del mito arrivano a collocarla fino nellβAfrica nera).

Un ulteriore elemento arabo-giudaico associa direttamente Lilith alla Regina di Saba, figura che peraltro, secondo alcune tradizioni, sarebbe connessa alla stirpe dei βJinnβ, i βGeniβ, esseri del mondo psichico che instaureranno con lβumanitΓ ordinaria un rapporto ambivalente (e che sarΓ oggetto di uno dei prossimi articoli); Γ¨ comunque estremamente significativo il fatto che la Regina di Saba spesso sia stata considerata un simbolo dellβestremo Sud e denominata βRegina dellβAustroβ. Inoltre, nella tradizione apocrifa ebraica essa viene anche descritta con i piedi palmati dellβoca, segno considerato demoniaco e connesso ad un animale che, come giΓ visto nel precedente βUnitΓ dualitΓ e molteplicitΓ umanaβ, rappresenta una regressione βtotemizzanteβ dello stesso simbolo iperboreo del Cigno, quale oscuramento della pura luminositΓ olimpica con il prevalere del tema mutevole, vitale e legato allβinesausta feconditΓ generatrice.
Ma non mi sembra nemmeno azzardato accostare Lilith anche alla figura dellβOrsa inferocita, nel momento in cui, in diverse narrazioni, questa appare come la trasformazione animalesca di una donna che un tempo avevaΒ rifiutato il proprio ruoloΒ respingendo tutti i pretendenti; il comportamento dellβOrsa presenta delle notevoli analogie con quello di Lilith, che nel mito ebraico non accetta il ruolo di subalternitΓ nei confronti di Adamo, forse a simboleggiare la ribellione di una prima frangia di kshatriya verso la superiore autoritΓ sacerdotale, creando quindi le condizioni per una sua precoce uscita dalla sede nordica.
Credo inoltre che la parte di umanitΓ avvicinabile alla figura di Lilith possa anche essere accostata alla vicenda di Hefestos, il dio greco che anticamente fu cacciato dal cielo ma che viene considerato, pur essendo zoppo e deforme, anche civilizzatore dellβumanitΓ , quasi a significare lβintervento di una primissima stratificazione culturale. Hefestos viene ritenuto dotato di poteri di carattere demiurgico e vari elementi vi evidenzierebbero tracce di arcaiche forme sciamanico-estatiche; ma lβaspetto che mi sembra particolarmente interessante Γ¨ che il dio viene spesso indicato comeΒ nano, ed anche che alcune versioni del mito sembrano alludere alle sue deformitΓ come causate proprio dalla caduta dallβOlimpo.

Questi ultimi punti potrebbero riferirsi, a mio avviso, al primo enuclearsi di quel particolare ramo dellβumanitΓ genericamente definibile βequatorialeβ ed al subentrare delle specifiche caratteristiche fisiche di tipo βpigmoideβ; caratteristiche le quali, come vedremo, da diversi antropologi vengono considerate βprotomorfeβ, cioΓ¨ della massima antichitΓ , e quindi tutto sommato coerenti proprio con quellβaspetto mitico nel quale sembra evidenziarsi unβanterioritΓ di Lilith rispetto ad Eva. Γ probabile che il ramo pigmoide godrΓ , su scala globale, di un periodo di predominanza numerica e culturale un poβ piΓΉ tardi, ovvero subito dopo la fine del Satya Yuga e per una certa parte del Treta Yuga (come vedremo in un prossimo articolo), fase contrassegnata dallβarrivo del quinto Avatara di Visnu, Vamana, che significativamente appare anchβegli sotto forma di βnanoβ; ciΓ², tuttavia, non toglie che a mio avviso vi possa essere un certo scarto temporale tra il primo sorgere di una data forma e la fase nella quale essa giungerΓ ad esercitare una temporanea egemonia sulle altre (come forse avverrΓ anche per i Giganti, sui quali torneremo in futuro).
In ogni caso, vari antropologi ipotizzano che le forme probabilmente considerabili come le diramazioni piΓΉ antiche separatesi dal comune tronco umano, siano oggi rappresentate dalle popolazioni pigmoidi, boscimanoidi e proto-australoidi, anche se va detto che non sono del tutto chiari i rapporti intercorrenti tra questi gruppi: ad esempio, diversi autori considerano i Boscimani a loro volta come un sottoinsieme dei pigmoidi, mentre secondo Coon tutti i pigmoidi conterrebbero, essi stessi, dei significativi elementi australoidi.
In ogni caso, Γ¨ alle genti pigmoidi che viene spesso attribuito il primo popolamento di vaste aree del pianeta, come il continente africano, la zona indonesiana e quella australiana, in queste ultime forse associabile a popolazioni simili agli attuali Tapiro della Nuova Guinea; successivamente sarebbero subentrati i caratteri piΓΉ marcatamente australoidi osservabili oggi, giunti dallβAsia orientale con popolazioni di tipo veddoide. I veddoidi, peraltro, da alcuni autori vengono considerati come una parte del gruppo pigmoide o ad esso strettamente connesso; Coon, e qualche altro studioso, li considera piccoli e primitivi caucasoidi, mentre altri li inquadrano piuttosto come dei proto-australoidi. In ogni caso, mentre oggi i veddoidi si trovano concentrati soprattutto nellβisola di Ceylon, Γ¨ probabile che in tempi antichi abbiano occupato anche aree piΓΉ lontane, come lβArabia sud-orientale, la zona mesopotamica, forse anche lβAfrica sud-orientale.

Comunque, lβattribuzione di questo ramo βequatorialeβ, o della sua parte piΓΉ importante, al tipo pigmoide trova diversi riscontri nella letteratura antropologica, che di frequente riporta le ipotesi dellβologenista Montandon, secondo il quale lβumanitΓ si sarebbe differenziata per successive dicotomie; la prima fissione, appunto, avrebbe precocemente separato i pigmoidi dal ceppo comune progenitore di tutte le altre razze. Nella sua ricostruzione, Montandon riunisce infatti tutti i pigmei africani, asiatici e steatopigidi in unβunica grande razza a sΓ©, che tiene ben separata da quella negroide propriamente detta.
In effetti, isolati gruppi pigmoidi risultano oggi dispersi lungo unβarea piuttosto estesa: per citare qualche esempio, sono rappresentati da popolazioni come gli Yali dellβIndonesia, i Barrineans australiani (del Queensland settentrionale e sensibilmente assomiglianti anche ai Tasmaniani), i Semang malesi, gli Aeta delle Filippine, gli Andamanesi del Golfo del Bengala. PiΓΉ o meno tutti questi βnegrilliβ evidenziano un buon grado di affinitΓ razziale con i Pigmei africani (gli abitanti delle isole Andamane, in particolare, anche per lβaspetto della steatopigia) piuttosto che con i negroidi βclassiciβ e piΓΉ recenti.
In questa prospettiva, quindi, sembrerebbe rafforzarsi lβidea che tutti i pigmoidi del mondo costituiscano la sopravvivenza residuale di quello che anticamente fu un gruppo originariamente unitario, esteso in continuitΓ territoriale tra le coste atlantiche dellβAfrica, la sponda meridionale del Mediterraneo, fino allβIndia ed allβOceano Pacifico; unβipotesi forse piΓΉ verosimile rispetto a quella, alternativa, che li interpreta come il risultato di risposte adattative, a particolari condizioni ambientali, sviluppate in tempi piΓΉ recenti da stirpi diverse di statura normale ed in via separata lβuna dallβaltra (quindi, improbabilmente, in piΓΉ di una occasione ed arrivando a risultati fenotipicamente molto simili).

Oltre che dal punto di vista razziale, altri autori hanno evidenziato il fatto che tutti i pigmoidi del mondo presenterebbero anche dei tratti culturali tra loro analoghi; in particolare Alain DaniΓ©lou evidenzia sorprendenti convergenze tra la cultura dei Pigmei africani e quella dei Munda dellβIndia nord-occidentale (area che secondo alcuni autori ha recitato un ruolo importante per la genesi iniziale delle razze nere). Dβaltro canto, tutto ciΓ² non toglie che queste popolazioni β in unβottica monofiletica β pur essendo uscite molto precocemente dallβEden boreale, non conservino ancora qualche ricordo ancestrale particolarmente significativo.
Mircea Eliade, ad esempio, segnala come lo stesso simbolismo primordiale dellβAxis Mundi si ritrovi tra queste, citando nello specifico i Semang della penisola di Malacca, i quali tramandano lβidea che al centro del mondo, in tempi mitici, si trovava una immensa roccia: a tal proposito, anche RenΓ© GuΓ©non conferma che il simbolo litico puΓ² senzβaltro essere interpretato come una chiara immagine dellβasse planetario. Diversi altri aspetti della vita spirituale delle popolazioni pigmoidi non appaiono assolutamente cosΓ¬ poveri ed elementari come β secondo una riduttiva ottica evoluzionisto-progressiva β si potrebbe erroneamente desumere: ad esempio i Pigmei dβAfrica sono monoteisti, elemento che secondo il parere di Frithjof Schuon Γ¨ primordiale e piΓΉ antico rispetto ad altre forme religiose.
Anche le espressioni culturali piΓΉ esteriori β dagli aspetti artistici a quelli piΓΉ legati alle tecniche materiali β possono nei pigmoidi sembrare molto scarne ed essenziali, ma ciΓ² non implica necessariamente una rozzezza trasposta anche sul piano spirituale. Al contrario, Γ¨ stato rilevato lβerrore generalmente commesso da certa antropologia classica, che interpreta la scarsa complessitΓ degli elementi culturali come sinonimo di arretratezza e di βattardamento evolutivoβ; non viene invece considerata proprio lβopposta possibilitΓ , ovvero lβidea che quanto piΓΉ sobrio appaia il simbolo materiale, tanto piΓΉ puro, originario ed, anzi, articolato debba essere il tema al quale esso allude.

A questo proposito GuΓ©non segnalΓ² come lβassunto di una βsemplicitΓ primitivaβ, intesa come elementarietΓ concettuale di menti non ancora βevoluteβ, sia completamente gratuito ed indimostrabile. Sulla stessa linea potremmo collocare anche lβetnologo Leo Frobenius per il quale βspirito ed occhio sono sempre complementariβ: ovvero, dove le forme espressive si moltiplicano (fenomeno che potremmo definire una sorta di βBaroccoΒ ante litteramβ), Γ¨ proprio lΓ¬ che lo spirito tende necessariamente ad impoverirsi, a svuotarsi di significati βaltiβ. Al limite, puΓ² presentarsi il fenomeno dellaΒ perditaΒ della parte piΓΉ elevata di un certo corpus sacrale (quella metafisica, direbbe GuΓ©non) ed il mantenimento, spesso ipertrofico, di conoscenze inerenti il piano βcosmologicoβ ed βanimicoβ; ma, appunto, trattasi di βsmarrimentoβ di un qualcosa a suo tempo posseduto, non del βmancato raggiungimentoβ di un certo livello conoscitivo.
Ad ogni modo, i popoli quasi totalmente sprovvisti di tecniche materiali, come appunto i Pigmei, conservano un retroterra di strutture religiose piuttosto complesse, per nulla rozze ed elementari, che non sono passate attraverso lo stadio di un βtotemismo originarioβ, presupposto da certa antropologia culturale di impostazione evoluzionistica come una delleΒ tappe obbligateΒ di un ipotetico andamento progressivo.
Categorie che quindi, eccetto che per il ristretto e molto specifico campo delle realizzazioni tecnologiche, non supportano per nulla lβidea di un processo culturale/conoscitivo βascendenteβ dellβumanitΓ , muovente dai primi balbettii definiti βpre-logiciβ di una ragione ritenuta ancora infantile, alle piΓΉ complesse concezioni delle grandi, ed βadulteβ, civiltΓ storicamente attestate. Rileva significativamente, come concetto generale, lo stesso A.K. Coomaraswamy che lβarte βprimitivaβ o βgeometricaβ di certe popolazioni βsenza storiaβ che oggi ancora sopravvivono al βlivello etnologicoβ Γ¨ formalmente astratta, proprio perchΓ© deve essenzialmente esprimere dei significati astratti, incorporei, non appoggiabili ad alcunchΓ© di immediato e materiale.

Anche per quanto, piΓΉ nello specifico, riguarda lβAfrica, mi pare qui utile ricordare ancora gli studi dellβetnologo Leo Frobenius, che individuΓ² elementi culturali tali da ipotizzare unβantichissima migrazione proveniente in ultima analisi dallβIslanda e dalla Groenlandia fino al confine meridionale della terra abitata; civiltΓ iperborea alla quale per Frobenius si ricollegarono in particolare i Boscimani ma anche i Pigmei stessi e le cui tracce sarebbero riscontrabili nella stretta connessione che gli parve di scorgere tra le ritualitΓ , benchΓ© chiaramente piΓΉ boreali, del paleolitico superiore europeo con quello africano.
Ma, oltre a ciΓ², vi sono diversi ricercatori che hanno postulato nel continente nero una netta anterioritΓ di popolamento delle popolazioni pigmoidi rispetto a tutte le altre. Contro una visuale che interpreta i pigmoidi come una mera βspecializzazioneβ recente (ed indipendente, sorta in varie aree del mondo) di altre popolazioni a statura normale, possono essere citati autori quali, tra gli altri, Carleton Coon, che formulΓ² lβidea articolata, ma stimolante, dei Pigmei africani come parziali progenitori dei Negridi moderni per effetto del loro re-incrocio con i residui dello stesso tronco ancestrale dal quale si sarebbero originati per differenziazione; di questo tronco ancestrale i Pigmei attualmente rappresenterebbero la sopravvivenza piΓΉ arcaica, al contrario dei piΓΉ recenti Negridi.Β Questi ultimi, secondo altri ricercatori, sarebbero invece il risultato di unβibridazione diretta dei Pigmei con popolazioni giΓ chiaramente differenziate in senso Europoide.
In ogni caso ne consegue che i Negridi subsahariani, a prescindere dalle varie teorie sulle modalitΓ della loro formazione, in generale dovrebbero essere interpretati come complessivamente piΓΉ recenti rispetto alle popolazioni pigmoidi (rif. precedenteΒ βMadre Africa ?β). In questa direzione, vi sono infatti molti studiosi che ritengono i Pigmei essere stati un tempo anche geograficamente molto piΓΉ diffusi rispetto ad oggi, avendo costituito un ampio substrato preistorico africano β esteso tra Sahara, altipiani orientali ed Oceano Atlantico ad occidente β substrato precedente al sorgere del classico tipo βNeroβ (con il quale si poterono comunque verificare anche dei successivi re-incroci parziali); lβipotesi pare confermata anche da analisi genetiche piΓΉ recenti secondo le quali, nel dettaglio, i Pigmei sembrano presentare linee mitocondriali e del cromosoma Y valutate come estremamente antiche, tipiche di uno dei primi gruppi africani, e comunque sicuramente piΓΉ arcaiche di quelle dei Negridi classici.

Lo stesso Cavalli Sforza segnala tra i Pigmei la frequenza molto elevata di numerosi marcatori tipicamente africani, tale da candidarli come il piΓΉ diretto residuo odierno dei βProtoafricaniβ originari ed ammettendo anchβegli, in tempi remoti, una probabile maggior diffusione territoriale di questi rispetto ad oggi; altri studi genetici sembrerebbero rilevare che tre dei popoli piΓΉ antichi del mondo sarebbero oggi i Pigmei Biaka della Repubblica Centrafricana, i Pigmei Mbuti del Congo e i !Kung San sudafricani.
Ma, oltre ai dati genetici, sussisterebbero anche alcuni elementi linguistico-culturali che potrebbero essere letti nella medesima direzione. Ad esempio, la parlata originaria dei Pigmei dellβAfrica equatoriale oggi Γ¨ praticamente scomparsa dopo lβadozione di quella delle popolazioni circumvicine, ma in origine sarebbe stata molto simile alla lingua delle popolazioni khoisanidi sudafricane (Boscimani ed Ottentotti), con la presenza caratterizzante di fonemi particolari come i famosi βclickβ; secondo alcune teorie glottologiche, tale substrato avrebbe inoltre costituito la base dalla quale sarebbero poi sorte soprattutto le lingue bantu e quelle sudanesi, oggi maggioritarie.
Per quanto riguarda invece il mondo mitico, avevo in precedenza giΓ accennato al fatto che gli attuali Negridi spesso fanno riferimento a degli enigmatici βUomini Rossiβ β non senza una relazione diretta con gli attuali Pigmei β che furono un popolo a loro preesistente e caratterizzato dalla piccola statura; Γ¨ interessante notare come anche Mircea Eliade citi un simile mito presente tra i Dogon del Mali, secondo i quali i primi leggendari abitanti della loro regione furono i Negrillos β piccoli negri β infaticabili fabbri ora scomparsi sotto terra e trasformati in geni (interessante concetto, questo della destinazione βipoctoniaβ, sul quale torneremo piΓΉ avanti).

In altri casi il rapporto Pigmei/Negridi, pur estrinsecandosi in modo diverso, tenderebbe sempre ad inquadrare questβultimo come elemento culturalmente superiore e temporalmente piΓΉ recente: molte sarebbero infatti le usanze e le consuetudini che le popolazioni pigmee avrebbero acquisito dai Negridi, e lo stesso legame economico-funzionale stabilito con essi (ad esempio, il proporsi dei Pigmei come βcastaβ inferiore, al servizio dei vicini agricoltori) potrebbe essere unβulteriore elemento indicante una certa anterioritΓ dei Pigmei rispetto a questi, dal momento che normalmente sono le popolazioni autoctone assoggettate dai nuovi arrivati quelle che vengono impiegate per le occupazioni di livello inferiore.
Al contrario, il rapporto dal punto di vista genetico sembrerebbe nettamente invertito. Infatti sia Coon che Cavalli Sforza segnalano come le modalitΓ dellβincrocio tra i due elementi sia tale che il flusso appare sempre diretto dai Pigmei verso i Negridi e quasi mai viceversa; ciΓ² Γ¨ la risultante del fatto che sono sempre i maschi negridi ad unirsi a donne pigmee, mentre non si verifica praticamente mai il caso opposto, e la prole poi viene sempre accudita nellβambito economico-sociale piΓΉ elevato, cioΓ¨ quello agricolo. Di conseguenza, le tribΓΉ pigmee rimangono geneticamente intatte ed al livello culturale di base (caccia-raccolta), mentre il DNA mitocondriale, che si trasmette esclusivamente per via femminile ed Γ¨ di origine pigmea, scorre invariabilmente verso le popolazioni degli agricoltori.
Tutti i summenzionati elementi raccolti sulle popolazioni pigmoidi potrebbero sostenere, a mio avviso, unβulteriore ipotesi: pur appartenendo indubbiamente alla medesima specieΒ Homo Sapiens, la particolare posizione filetica di queste genti in rapporto alle altre β conseguenza del precoce allontanamento dal nucleo centrale dellβumanitΓ , appena fisicizzatasi β potrebbe aver ridotto notevolmente i margini di consolidamento delle caratteristiche biologico-culturali raggiunte, facendone un gruppo particolarmente esposto a pericoli involutivi di ogni tipo.

Γ infatti significativo come, pur da unβottica evoluzionista-progressiva, Giuffrida-Ruggeri abbia accennato allβipotesi che i pigmoidi attuali possano essere i discendenti di quegli uomini che, appena giunti alla stazione eretta, decisero poi di βritornare nella forestaβ per riadattarvisi (mentre invece i Boscimani rappresenterebbero quei pigmoidi poi nuovamente usciti dalla boscaglia per habitat piΓΉ aperti); significativa sembra anche lβosservazione che, nei pochi gruppi umani che ancora oggi non possiedono le tecniche di accensione e di controllo del fuoco (per esempio, gli Andamanesi ed alcune popolazioni africane), tale carenza possa essere dovuta non tanto a delle metodiche mai possedute, ma piuttosto ad una sopravvenuta rinuncia ad utilizzarle, o alla perdita accidentale di tali conoscenze che un tempo erano invece normalmente padroneggiate.
Una regressione, quindi, verificatasi in alcuni casi al solo livello culturale, e qui al momento arrestatasi, ma che in certi altri β piΓΉ gravi o prolungati β non si puΓ² escludere abbia interessato anche (o solo) il piano biologico.Β Non si tratta di unβidea antiscientifica, se ad esempio ricordiamo le ipotesi formulate dagli stessi ricercatori attorno ai controversi reperti rumeni di Pestera Cu Oase, menzionati nel precedente articoloΒ βQuale Evoluzione ?β. Sotto unβanaloga ottica involutiva non escluderei che si potrebbero interpretare anche i reperti recentemente rinvenuti nellβisola di Flores in Indonesia, ritenuti incongrui in rapporto ai normali standard βSapiensβ e ribattezzati βHobbitβ per le piccole dimensioni scheletriche ed encefaliche.
Non presentando particolari somiglianze con gliΒ Homo Erectus, βHobbitβ Γ¨ stato antropologicamente denominatoΒ Homo Floresiensis, ma, soprattutto, ha sorpreso la comunitΓ scientifica per la datazione molto recente β forse solo 15-18.000 anni β in relazione alle caratteristiche morfologiche evidenziate; su queste, si sta tuttora dibattendo se siano dovute allβenuclearsi di una nuova specie allβinterno del genere Homo, o se invece siano riconducibili ad una qualche patologia (involutiva ?) che avrebbe colpito una locale popolazione Sapiens, vista anche la relativa somiglianza con le odierne popolazioni pigmoidi della zona. In ogni caso, lβipotetico processo regressivo che avrebbe colpito gli βHobbitβ potrebbe, paradossalmente, essere intervenuto piΓΉ sul piano biologico che su quello culturale, dal momento che ad essi sembrerebbero associati manufatti il cui livello, altrove, Γ¨ attribuito solamente aΒ Homo Sapiens.

Questi reperti probabilmente possono essere collegati a quelli giΓ citati dallo stesso Coon, che menziona il ritrovamento in Indonesia di due scheletri di piccola statura, forse βnegritiβ e risalenti a circa 30-40.000 anni fa. Lβantropologo americano, inoltre, ipotizza in questa sede possibili migrazioni pigmoidi dallβAfrica allβAsia sudorientale o viceversa: alla luce degli ultimi elementi sopra esposti, potrebbe forse risultare maggiormente verosimile una direttrice di avanzamento diretta piuttostoΒ versoΒ lβAfrica, che avrebbe βlasciato indietroβ i pigmoidi o culturalmente o biologicamente meno dinamici (con i piΓΉ tardi reperti asiatici di Flores a testimonianza della regressione intervenuta) e portato nel continente nero soltanto gli elementi piΓΉ vitali: elementi che cosΓ¬ avrebbero avuto la forza di improntare le attuali popolazioni africane β o anche qualcunβaltra dellβemisfero australe β di quelle peculiari caratteristiche, geneticamente eterogenee e statisticamente βaberrantiβ, che oggi vengono invece interpretate in unβottica del tutto opposta, cioΓ¨ il piΓΉ delle volte in chiave afrocentrica secondo le linee della giΓ accennata teoria βOut of Africaβ. Una teoria che, in ogni caso, sempre piΓΉ spesso ammette anche lβipotesi di consistenti βriflussiβ in entrata nel continente nero (ma che dal nostro punto di vista sarebbero, invece, dei veri e propri primi ingressi), il che andrebbe nella stessa direzione di vari elementi di carattere mitologico-folklorico, antropologico e linguistico giΓ esposti nel precedente articolo βMadre Africa ?β
Tutto ciΓ², in definitiva, come rapida sintesi di quanto concernente lo sviluppo del ramo βaustraleβ della nostra specie: un ramo che, non a caso, oggi presenta diverse popolazioni le quali, anche in termini geografici, rendono lβidea del loro precoce allontanamento dal nucleo centrale essendosi rifugiate in quei βcul-de-sacβ periferici che sono costituiti dagli arcipelaghi e dalle penisole meridionali (Patagonia, Sudafrica, Deccan meridionale, Indonesia, Australia) delle terre emerse. Nel prossimo articolo torneremo invece a Nord e proveremo ad inquadrare le prime vicende del ramo βborealeβ dellβuomo, nel frattempo rimasto in prossimitΓ delle sedi dove questo era appena venuto a fisicizzarsi.
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- Kate Wong β Piccoli uomini β in: Le Scienze β Aprile 2005
- Kate Wong β Ultimissime sullβuomo di Flores β Le Scienze β Gennaio 2010 (articolo contenuto anche nel libro-raccolta βIl cammino dellβuomoβ edito da Le Scienze β 2014)

Un commento su “Nord-Sud: la prima dicotomia umana e la separazione del ramo australe”