RenΓ© GuΓ©non: “Il caos sociale”

Oggi ricorre il 70esimo anniversario dalla morte di RenΓ© GuΓ©non. Per l’occasione, vogliamo pubblicare un estratto dal suo “La crisi del mondo moderno” (1927), opera che, nonostante sia stata pubblicata ormai quasi un secolo fa, risulta ancora oggi illuminante per capire le storture del mondo in cui viviamo, soprattutto considerando gli avvenimenti a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi.

di RenΓ© GuΓ©non

Tratto da La Crisi del Mondo Moderno, 1927. Copertina: Marten van Valckenborch, The Tower of Babel, 1595

In questo studio non intendiamo trattare in modo speciale il punto di vista sociale, punto di vista che ci interessa solo assai indirettamente, non rappresentando che un’applicazione alquanto lontana dei princΓ¬pi fondamentali. CosΓ¬, non Γ¨ nel dominio sociale che in ogni caso potrebbe prendere inizio un’essenziale rettificazione del mondo moderno. Se questa rettificazione venisse infatti attuata a rovescio, partendo dalle conseguenze anzichΓ© dai princΓ¬pi, essa mancherebbe per forza di una base seria e sarebbe affatto illusoria. Nulla di stabile potrebbe mai risultarne e bisognerebbe cominciar sempre di nuovo per aver trascurato d’intendersi anzitutto circa le veritΓ  essenziali. Per cui, non ci Γ¨ possibile concedere alle contingenze politiche, anche dando a questa parola il suo senso piΓΉ ampio, altro valore se non quello di semplici segni esteriori della mentalitΓ  di un’epoca. Ma per ciΓ² stesso non possiamo nemmeno passar del tutto sotto silenzio le manifestazioni del disordine moderno nel dominio sociale propriamente detto, nelle loro forme piΓΉ caratteristiche, che giungono fino al periodo dell’immediato dopoguerra [1]: i fenomeni politico-sociali piΓΉ recenti, in parte di β€œreazione” o β€œcontrorivoluzione”, per ora li lasceremo fuori di considerazione, anche perchΓ© finora essi non hanno sviluppato tutte le loro possibilitΓ  fino a dar materia ad un giudizio definitivo dal punto di vista in cui noi qui ci poniamo esclusivamente, cioΓ¨ da un punto di vista universale e superpolitico.

Come si Γ¨ detto poco fa, allo stato attuale del mondo occidentale quasi nessuno si trova nel posto che normalmente gli spetterebbe in base alla sua natura propria. CiΓ² si vuole esprimere dicendo che le caste non esistono piΓΉ, poichΓ© la casta, intesa nel suo senso vero e tradizionale, altro non Γ¨ che la stessa natura individuale con l’insieme delle attitudini speciali che essa implica e che predispongono ogni uomo all’adempimento di una data funzione e non di un’altra. Quando l’accesso a qualsiasi funzione non Γ¨ piΓΉ controllato da alcuna regola legittima, il risultato inevitabile Γ¨ che ognuno sarΓ  portato a fare qualunque cosa e spesso ciΓ² per cui egli Γ¨ meno dotato. La funzione che egli avrΓ  nella societΓ  sarΓ  determinata, se non dal caso, giacchΓ© il caso in realtΓ  non esiste, da qualcosa che puΓ² sembrare il caso, cioΓ¨ da un intreccio di circostanze accidentali d’ogni specie. L’ultimo ad intervenire, sarΓ  proprio il solo fattore che dovrebbe contare in un simile caso, cioΓ¨ la differenza di natura esistente fra gli uomini. La causa di siffatto disordine Γ¨ la denegazione di una tale differenza, denegazione che implica quella di ogni gerarchia sociale. E una tale negazione, che forse a tutta prima puΓ² essere stata appena cosciente e piΓΉ pratica che teorica, perchΓ© la confusione delle caste ha preceduto la loro completa soppressione, o, in altre parole, perchΓ© si Γ¨ disconosciuta la natura dei singoli prima di finire col non tener alcun conto di essa – una tale negazione, diciamo, Γ¨ stata costituita dai moderni in uno pseudo-principio sotto il nome di β€œeguaglianza”.

Ora, sarebbe troppo facile dimostrare che l’eguaglianza non puΓ² esistere in nessun caso, per la semplice ragione che Γ¨ impossibile che due esseri siano realmente distinti eppure simili sotto ogni riguardo. Non meno facile sarebbe mettere in rilievo tutte le conseguenze assurde che derivano da questa idea chimerica, in nome della quale si Γ¨ preteso di imporre dappertutto un completo uniformismo, ad esempio impartendo a tutti un identico insegnamento, come se tutti fossero egualmente capaci di capire le stesse cose e come se, per farle comprendere, gli stessi metodi fossero adatti per tutti indistintamente. D’altronde, ci si puΓ² chiedere se non si tratti piΓΉ di β€œapprendere” che non di veramente β€œcomprendere”, cioΓ¨ se non si sia sostituita la memoria all’intelligenza nella concezione affatto verbale e β€œlibresca” del moderno insegnamento, il quale mira solo ad accumulare nozioni elementari e eteroclite e nel quale la qualitΓ  resta interamente sacrificata alla quantitΓ , come accade dappertutto nel mondo moderno per ragioni che chiariremo in seguito: si tratta sempre di una dispersione nel molteplice. Nel riguardo, vi sarebbe molto da dire sui misfatti democratici dell’ β€œistruzione obbligatoria”: ma non Γ¨ questo il luogo d’insistervi e, per non uscire dallo schema che ci siamo proposto, dobbiamo limitarci a segnalare di passata questa conseguenza speciale delle teorie β€œegualitarie” come uno di quegli elementi di disordine, che son divenuti troppo numerosi per poterli enumerare tutti senza omissioni.


Naturalmente, quando noi ci troviamo di fronte ad una idea, come quella dell’ β€œeguaglianza”, o del β€œprogresso”, o di fronte ad altri β€œdogmi laici” che quasi tutti i nostri contemporanei hanno accettato ciecamente e la maggior parte dei quali han cominciato giΓ  a formularsi nettamente durante il XVIII secolo, non ci Γ¨ possibile ammettere che tali idee siano nate spontaneamente. Si tratta, in fondo, di autentiche β€œsuggestioni”, nel senso piΓΉ stretto della parola, che peraltro poterono produrre un effetto solo in un ambiente giΓ  preparato a riceverle. Se dunque esse non hanno creato lo stato d’animo complessivo che caratterizza l’epoca moderna, hanno tuttavia contribuito ad alimentarlo e a svilupparlo fino ad un punto, che altrimenti non sarebbe stato di certo raggiunto. Se queste suggestioni venissero meno, la mentalitΓ  generale sarebbe assai vicina a cambiar d’orientamento: per questo esse vengono cosΓ¬ accuratamente favorite da tutti coloro che hanno un qualche interesse a protrarre il disordine, se non pure ad aggravarlo – e tale Γ¨ anche la ragione per cui in tempi, nei quali si pretende di tutto sottoporre alla discussione, queste suggestioni sono le sole cose che non si debbono mai discutere. Del resto Γ¨ difficile determinare esattamente il grado di sinceritΓ  di coloro che si fanno i propagandisti di simili idee, e sapere in che misura certe persone finiscono con l’essere prese dalle loro stesse menzogne e col suggestionarsi all’atto di voler suggestionare gli altri. Spesso in una propaganda del genere gli ingenui sono anzi gli strumenti migliori, perchΓ© vi portano una convinzione che agli altri sarebbe alquanto difficile fingere, e che Γ¨ facilmente contagiosa. Ma dietro a tutto questo, almeno inizialmente, occorre che vi sia stata un’azione assai piΓΉ cosciente, una direzione che puΓ² venir soltanto da uomini sapienti perfettamente il fatto loro in ordine alle idee fatte circolare in tal guisa. Noi abbiamo parlato di β€œidee”, ma una tale parola qui calza assai poco, essendo evidente che nella fattispecie non si tratta per nulla di idee pure e nemmeno di alcunchΓ© che appartenga come che sia all’ordine intellettuale. Si tratta, se si vuole, di idee false, ma sarebbe ancor meglio chiamarle β€œpseudo-idee”, destinate soprattutto a provocare reazioni sentimentali, questo essendo il mezzo piΓΉ efficace e piΓΉ facile per agire sulle masse. Del resto, in questo ambito, le parole hanno una importanza maggiore dei concetti che esse dovrebbero esprimere e la gran parte degli β€œidoli” moderni non sono, invero, che parole, e noi ci troviamo dinanzi al curioso fenomeno noto sotto il nome di β€œverbalismo”: la sonoritΓ  delle parole basta a dare una illusione di pensiero. L’influenza che gli oratori demagogici esercitano sulle folle Γ¨, a tale riguardo, assai caratteristica e non occorre studiarla da presso per rendersi conto che si tratta di un procedimento di suggestione paragonabile in tutto e per tutto a quello degli ipnotizzatori.

Ma senza soffermarci ulteriormente su queste considerazioni, torniamo alle conseguenze della negazione di ogni vera gerarchia e notiamo che allo stato attuale delle cose non solo ogni uomo adempie alla sua funzione propria solo eccezionalmente e quasi accidentalmente, mentre Γ¨ proprio l’opposto che in via normale dovrebbe essere l’eccezione; ma accade altresΓ¬ che uno stesso individuo sia chiamato a esercitare successivamente funzioni affatto diverse, quasi come se le sue attitudini potessero venir cambiate a volontΓ . In un’epoca di β€œspecializzazione” ad oltranza, ciΓ² puΓ² sembrare paradossale, ma pure cosΓ¬ Γ¨, specie nel mondo politico obbediente alle ideologie democratiche e liberali.

Se la competenza degli β€œspecialisti” Γ¨ spesso illusoria e in ogni caso ristretta ad un dominio limitatissimo, la fede in una tale competenza Γ¨ tuttavia un fatto, per cui ci si puΓ² chiedere come Γ¨ che questa fede non abbia piΓΉ parte alcuna quando si tratta della carriera degli uomini politici, ove, in regime parlamentare, l’incompetenza piΓΉ completa ben di rado ha costituito un ostacolo. Tuttavia, pensandoci sopra, ci si accorge facilmente che non v’è da stupirsi, che si tratta insomma di un risultato naturalissimo della concezione β€œdemocratica”, in virtΓΉ della quale il potere viene dal basso e poggia essenzialmente sulla maggioranza, cosa che ha per necessario corollario l’esclusione di ogni vera competenza, dato che la competenza Γ¨ sempre una superioritΓ , anche se relativa, e puΓ² esser solo di pertinenza di una minoranza. Qui qualche spiegazione non sarΓ  inutile per mettere in rilievo, da un lato, i sofismi nascondentisi dietro l’idea β€œdemocratica”, dall’altro, i legami che connettono tale idea con tutto l’insieme della mentalitΓ  moderna. Dato il punto di vista in cui ci poniamo, Γ¨ quasi superfluo far rilevare che queste osservazioni saranno formulate fuor da ogni quistione di partito e da ogni disputa politica. Noi consideriamo queste cose in modo assolutamente disinteressato, come si farebbe per qualsiasi altro oggetto di studio, cercando solo di renderci conto il piΓΉ chiaramente possibile di quel che vi Γ¨ al fondo di tutto ciΓ²; il che Γ¨ del resto la condizione necessaria e sufficiente per dissipare tutte le illusioni che i moderni si sono fatte nel riguardo. Se, come Γ¨ stato detto poco fa circa le idee un po’ diverse, si tratta proprio di β€œsuggestione”, basterΓ  accorgersene e comprendere come la suggestione agisca, per impedire senz’altro a quelle illusioni di svilupparsi e di attecchire. Contro cose del genere un esame un po’ approfondito e puramente β€œoggettivo” – come oggi si dice nel gergo speciale preso in prestito dai filosofi tedeschi – Γ¨ assai piΓΉ efficace che non tutte le dichiarazioni sentimentali e le polemiche partigiane, che non provano nulla e sono l’espressione di mere preferenze individuali.


L’argomento piΓΉ decisivo contro la β€œdemocrazia” si riduce a due parole: il superiore non puΓ² promanare dall’inferiore, perchΓ© il piΓΉ non puΓ² trarsi dal meno. CiΓ² Γ¨ di un rigore matematico assoluto, contro cui non v’è cosa che possa. Importa notare che proprio lo stesso argomento, applicato ad un altro ordine, vale anche contro il β€œmaterialismo”: concordanza per nulla fortuita, giacchΓ© le due attitudini sono assai piΓΉ connesse di quanto possa sembrare a prima vista. È fin troppo evidente che il popolo non puΓ² conferire un potere che esso non possiede. Il vero potere puΓ² solo venire dall’alto, ed Γ¨ per questo, diciamolo di passata, che esso puΓ² divenire legittimo solo attraverso la sanzione di qualcosa di superiore all’ordine sociale, cioΓ¨ di una autoritΓ  spirituale: altrimenti Γ¨ solo una contraffazione di potere, uno stato di fatto ingiustificato perchΓ© mancante di un principio, e tale da dar luogo solo a disordine e confusione. Questo capovolgimento di ogni gerarchia comincia non appena il potere temporale vuole rendersi indipendente dall’autoritΓ  spirituale, e poi subordinarla a sΓ©, pretendendo di asservirla a finalitΓ  materialisticamente politiche. Questa Γ¨ la prima usurpazione che apre la via a tutte le altre, e si potrebbe mostrare ad esempio che la regalitΓ  francese, a partire dal XIV secolo, ha lavorato inconsciamente a preparare la Rivoluzione che poi doveva rovesciarla. È un punto che noi abbiamo sviluppato in un altro lavoro, per cui qui ci limitiamo a questo accenno sommario.

Definita come l’autogoverno del popolo, la β€œdemocrazia” Γ¨ una vera impossibilitΓ , qualcosa che non puΓ² nemmeno esistere come un fatto bruto, nΓ© nell’epoca nostra, nΓ© in un’altra qualsiasi. Non bisogna farsi giocare dalle parole: Γ¨ contradditorio ammettere che stessi uomini possano essere ad un tempo governati e governanti perchΓ©, usando il linguaggio aristotelico, uno stesso essere non puΓ² essere in β€œatto” e in β€œpotenza” simultaneamente e sotto lo stesso riguardo. La relazione suppone necessariamente la presenza di due termini: non possono esservi dei governati se non vi sono anche dei governanti, siano pur essi illegittimi e non aventi altro diritto al potere oltre quello che essi stessi si sono arrogato. Ma la grande abilitΓ  dei dirigenti democratici del mondo moderno sta nel far credere al popolo che esso si governi da sΓ©. E il popolo si lascia persuadere volentieri, tanto piΓΉ che cosΓ¬ esso si sente adulato, mentre Γ¨ incapace di riflettere quanto occorre per accorgersi di una simile impossibilitΓ . Per creare questa illusione, si Γ¨ inventato il β€œsuffragio universale”: Γ¨ l’opinione della maggioranza come presunto principio della legge. CiΓ² di cui non ci si accorge, Γ¨ che l’opinione pubblica Γ¨ qualcosa che si puΓ² facilissimamente dirigere e modificare. Per mezzo di adeguate suggestioni in essa si possono sempre provocare delle correnti nell’uno o nell’altro senso. Non ricordiamo piΓΉ chi ha parlato di β€œfabbricare l’opinione”: espressione giustissima, benchΓ© bisogna dire, da un lato, che i dirigenti apparenti non sono sempre coloro che dispongono dei mezzi necessari per venire a tanto. Quest’ultima osservazione spiega anche perchΓ© l’incompetenza degli uomini politici piΓΉ in vista sembra non aver avuto che un peso assai relativo nel periodo demo-liberale cui alludiamo e lΓ  dove concezioni del genere ancor oggi persistono. Ma poichΓ© qui non ci siamo proposti di analizzare l’ingranaggio di ciΓ² che si potrebbe chiamare la β€œmacchina per governare”, ci limiteremo a segnalare che questa stessa incompetenza offre il vantaggio di alimentare la illusione in discorso: effettivamente solo in tali condizioni gli uomini politici in quistione possono sembrare l’emanazione della maggioranza, apparendo quasi come un’imagine di essa, giacchΓ© la maggioranza, quale si sia la materia su cui Γ¨ chiamata a pronunciarsi, sarΓ  sempre costituita dagli incompetenti, il cui numero Γ¨ incomparabilmente piΓΉ grande di quello degli uomini capaci di decidere con piena cognizione di causa.

CiΓ² permette senz’altro di dire che il principio, secondo cui la maggioranza dovrebbe dettar legge, Γ¨ essenzialmente sbagliato. Anche se un tale principio, per la forza stessa delle cose, Γ¨ solo teorico e non puΓ² corrispondere a nessuna realtΓ  effettiva, resta tuttavia da spiegare come Γ¨ che esso abbia potuto far presa sullo spirito moderno, resta da vedere quali sono le tendenze di quest’ultimo alle quali esso corrisponde, e che esso almeno in apparenza, soddisfa. L’errore piΓΉ visibile Γ¨ proprio quello or ora indicato: il parere della maggioranza non puΓ² essere che l’espressione dell’incompetenza, la quale poi risulta dalla mancanza d’intelletto o dall’ignoranza pura e semplice. Qui si potrebbero fare intervenire alcune osservazioni in fatto di β€œpsicologia collettiva” ricordando soprattutto il fatto ben noto, che in una folla l’insieme delle reazioni mentali producentisi negli individui che ne fanno parte forma una risultante che non corrisponde nemmeno al livello medio, bensΓ¬ a quello degli elementi piΓΉ bassi. D’altra parte, vi sarebbe anche da rilevare che certi filosofi moderni hanno voluto trasportare nell’ordine intellettuale la teoria β€œdemocratica” che fa prevalere il parere della maggioranza, facendo di quel che essi chiamano il β€œconsenso universale” un preteso β€œcriterio di verità”. Anche supponendo che vi siano effettivamente cose su cui tutti gli uomini siano d’accordo, questo accordo, in sΓ© stesso, non proverebbe proprio nulla. Inoltre anche se questa umanitΓ  esistesse – cosa dubbia giΓ  per il fatto che vi saranno sempre uomini che non hanno opinioni di sorta circa una data quistione e che tale quistione non se la son mai posta – sarebbe impossibile verificarla praticamente, per cui quel che si invoca in favore di una opinione come segno della sua veritΓ  si riduce ad esser soltanto l’assenso del maggior numero, riferentesi, per di piΓΉ, ad un ambiente necessariamente limitato nello spazio e nel tempo. In questo dominio appare in modo ancor piΓΉ chiaro che la teoria in quistione Γ¨ priva di base, perchΓ© qui Γ¨ piΓΉ facile isolarla dall’influenza del sentimento, che invece ha quasi inevitabilmente una parte non appena si entri nel campo politico. Proprio questa influenza Γ¨ uno dei principali ostacoli per la comprensione di certe cose, perfino in coloro la cui capacitΓ  intellettuale sarebbe giΓ  piΓΉ che sufficiente per pervenire senza fatica a tale comprensione. Gli impulsi emotivi inibiscono la riflessione e una delle abilitΓ  piΓΉ volgari della politica demagogica moderna Γ¨ quella che consiste nel trar partito da tale incompatibilitΓ .

Abel Grimmer, The Tower of Babel, 1595

Ma andiamo piΓΉ in fondo alla quistione: che cosa Γ¨ propriamente cotesta legge del maggior numero invocata dai governi moderni piΓΉ o meno democratici come unica loro giustificazione? È semplicemente la legge della materia e della forza bruta, la legge stessa in virtΓΉ della quale una massa trasportata dal proprio peso schiaccia tutto quel che incontra sulla sua via. Proprio qui si ha il punto d’interferenza fra la concezione β€œdemocratica” e il β€œmaterialismo” e ciΓ² che fa sΓ¬ che quella concezione sia intimamente legata alla mentalitΓ  attuale. È il completo capovolgimento dell’ordine normale, giacchΓ© Γ¨ la proclamazione della supremazia della molteplicitΓ  come tale, supremazia che effettivamente esiste soltanto nel mondo materiale [2]. Invece nel mondo spirituale, e ancor piΓΉ semplicemente nell’ordine universale, l’unitΓ  sta al sommo della gerarchia, essendo il principio donde procede ogni molteplicitΓ  [3]; ma quando il principio viene negato o viene perduto di vista, non resta piΓΉ che la molteplicitΓ  pura, identificantesi alla stessa materia.

D’altra parte, l’accenno ora fatto al peso Γ¨ piΓΉ di un semplice paragone, perchΓ© il peso, nel dominio delle forze fisiche nel senso piΓΉ comune del termine, rappresenta effettivamente la tendenza discendente e comprensiva, che crea nell’essere una limitazione sempre piΓΉ grande e che in pari tempo procede nella direzione della molteplicitΓ , figurata qui da una densitΓ  sempre maggiore [4]; ed Γ¨ questa tendenza che indica il senso secondo cui l’attivitΓ  umana si Γ¨ sviluppata a partir dall’epoca moderna. V’è inoltre da notare che la materia, per via del suo potere di divisione e in pari tempo di limitazione, Γ¨ quel che la dottrina scolastica chiama β€œprincipio d’individuazione”, il che riallaccia le considerazioni ora esposte a quanto abbiamo detto precedentemente circa l’individualismo. Proprio la tendenza ora in quistione potrebbe dirsi la tendenza β€œindividualizzante”, quella secondo cui si attua ciΓ² che la tradizione giudeo-cristiana designa come la β€œcaduta” degli esseri separatisi dall’unitΓ  originaria [5]. La molteplicitΓ  considerata fuor dal suo principio e come tale insuscettibile ad essere ricondotta all’unitΓ , nell’ordine sociale Γ¨ la collettivitΓ  concepita come la mera somma aritmetica degli individui che la compongono, e che essa non Γ¨ piΓΉ connessa a nessun principio superiore agli individui. Da tale punto di vista la legge della collettivitΓ  Γ¨ proprio la legge del maggior numero su cui si basano le varietΓ  dell’idea β€œdemocratica”.

Su ciΓ², bisogna fermarsi un istante per prevenire una possibile confusione. Parlando dell’individualismo moderno abbiamo considerato quasi esclusivamente le sue manifestazioni nell’ordine intellettuale. Si potrebbe credere che nell’ordine sociale il caso sia ben diverso. Se infatti si prendesse il termine β€œindividualismo” nella sua accezione piΓΉ ristretta si potrebbe esser tentati di contrapporre la collettivitΓ  all’individuo e di pensare che fenomeni, come la parte sempre piΓΉ invadente degli Stati collettivistici antiliberali e la complessitΓ  crescente delle relative istituzioni sociali centralizzate, siano il segno di una tendenza opposta all’individualismo. In realtΓ , non si tratta di nulla di simile: la collettivitΓ  altro non Γ¨ che la somma degli individui e come tale non Γ¨ l’opposto di questi, come non lo Γ¨ lo stesso Stato concepito alla moderna, cioΓ¨ come una semplice espressione della massa, in cui non si riflette alcun principio superiore (caso-limite: lo Stato-massa autoritario del sovietismo materialista). Ora, proprio la negazione di ogni principio super-individuale costituisce l’individualismo quale noi lo abbiamo definito. Se dunque nel campo sociale si verificano dei conflitti fra varie tendenze derivanti tutte e in egual modo dallo spirito moderno, tali conflitti non sono tra l’individualismo e qualcosa d’altro, ma solo fra le varietΓ  multiple o le multiple conseguenze cui lo stesso individualismo dΓ  luogo; ed Γ¨ facile rendersi conto che, finchΓ© mancherΓ  ogni principio capace di unificare realmente dall’alto la molteplicitΓ , tali conflitti saranno sempre piΓΉ numerosi e piΓΉ gravi nella nostra epoca che non in un qualsiasi tempo passato, giacchΓ© chi dice individualismo dice necessariamente divisione – e questa divisione, con lo stato di caos che essa ingenera, Γ¨ la conseguenza fatale di ogni civiltΓ  soltanto materiale, la radice della divisione e della molteplicitΓ  essendo propriamente la stessa materia.

CiΓ² detto, bisogna insistere ancora su di una conseguenza immediata dell’idea β€œdemocratica” in generale, e in particolare di quella β€œcollettivista”: Γ¨ la negazione dell’élite intesa nella sua sola accezione legittima. Non per nulla β€œdemocrazia” si oppone ad β€œaristocrazia”, questa seconda parola, almeno quando Γ¨ intesa nel suo senso etimologico, designando precisamente il potere dell’élite. La quale, quasi per definizione, non puΓ² essere che una minoranza, e la sua potenza o, per dir meglio, la sua autoritΓ , procedente dalla sua superioritΓ  intellettuale, non puΓ² avere nulla in comune con la forza numerica su cui poggia la β€œdemocrazia”, il carattere essenziale della quale Γ¨ di sacrificare la minoranza alla maggioranza epperΓ², come dicevamo poco fa, la qualitΓ  alla quantitΓ  e l’élite alla massa. La funzione dirigente di una vera Γ©lite e la sua stessa esistenza (poichΓ© per essa esistere e avere una tale funzione fa tutt’uno), sono radicalmente incompatibili con la β€œdemocrazia”, che Γ¨ intimamente connessa alla concezione β€œegualitaria”, cioΓ¨ alla negazione di ogni gerarchia: al fondo dell’idea β€œdemocratica” sta la pretesa che un qualunque individuo equivalga all’altro per il fatto del loro essere uguali numericamente, benchΓ© non possono esserlo che numericamente. Una Γ©lite vera, l’abbiamo giΓ  detto, puΓ² essere soltanto intellettuale nel senso superrazionalistico da noi sempre dato a questo termine: per cui la β€œdemocrazia”, e con essa ogni individualismo liberale e ogni collettivismo, possono farsi largo solo lΓ  dove l’intellettualitΓ  pura non esiste piΓΉ, come ne Γ¨ appunto il caso del mondo moderno. Solo che l’eguaglianza essendo impossibile di fatto, e essendo praticamente impossibile sopprimere ogni differenza tra gli uomini, ad onta di ogni opera di livellamento si finisce, con un curioso illogismo, con l’inventare delle false Γ©lites, Γ©lites multiple, che pretendono sostituirsi alla sola Γ©lite reale. E queste false Γ©lites si basano sulla considerazione di superioritΓ  varie, eminentemente relative e contingenti, e sempre d’ordine materiale. Ci si puΓ² accorgere facilmente di ciΓ² notando come quasi dappertutto la distinzione sociale che oggi piΓΉ conta Γ¨ quella basantesi sulla fortuna, sui beni, cioΓ¨ su di una superioritΓ  affatto esteriore e d’ordine esclusivamente quantitativo; la sola, insomma, che sia conciliabile con la β€œdemocrazia” perchΓ© procedente dal suo stesso punto di vista. Vi Γ¨ perΓ² da dire che anche coloro che attualmente si atteggiano ad avversari di un simile stato di cose, nella misura in cui non facciano intervenire alcun principio d’ordine superiore, restano incapaci di rimediare efficacemente ad un tale disordine, quand’anche non rischiano di aggravarlo nel portarsi ancor piΓΉ oltre nello stesso senso.

Queste brevi riflessioni riteniamo che basteranno per caratterizzare quel che nel mondo sociale contemporaneo ha agito in modo piΓΉ distruttivo e, in pari tempo, per mostrare che in questo campo, come in ogni altro, vi Γ¨ un solo mezzo per uscire decisamente dal caos: restaurare l’intellettualitΓ  e ricostituire quindi una Γ©lite che, nell’accezione superpolitica e nettamente metafisica da noi data a tale termine, attualmente in Occidente deve considerarsi inesistente, non potendosi dare quel nome a degli elementi isolati e senza coesione, i quali possono soltanto rappresentare delle possibilitΓ  non ancora sviluppate. Infatti in tali elementi si possono in genere trovare solo tendenze o aspirazioni, che li portano indubbiamente a reagire contro lo spirito moderno, senza perΓ² che una corrispondente influenza abbia modo di esercitarsi in modo effettivo. Quel che loro manca Γ¨ la vera conoscenza, sono i dati tradizionali, dati che non si improvvisano e ai quali, specie in circostanze cosΓ¬ sfavorevoli sotto ogni riguardo, una intelligenza abbandonata a sΓ© stessa puΓ² supplire solo assai imperfettamente e debolmente. Non esistono dunque che sforzi dispersi, spesso deviati causa la mancanza di princΓ¬pi e di orientamento dottrinale. Si potrebbe dire che il mondo moderno si difende per mezzo della sua stessa dispersione, a cui perfino i suoi avversari non sanno sottrarsi. E cosΓ¬ andranno le cose finchΓ© costoro si terranno sul terreno β€œprofano”, dove lo spirito moderno ha un vantaggio evidente, essendo il suo terreno proprio e esclusivo: d’altronde, se essi restano in questo campo, ciΓ² non prova forse che un tale spirito, malgrado tutto, conserva su di essi un notevole potere? Per questo tante persone, benchΓ© animate di una buona volontΓ  incontestabile, sono incapaci di comprendere che occorre necessariamente cominciare dai princΓ¬pi e si ostinano a dissipare le loro energie in questo o quel dominio relativo, sociale o simile, in cui in tali condizioni nulla di durevole e di reale puΓ² esser compiuto. La vera Γ©lite non dovrΓ  invece intervenire direttamente in questi dominii, e nemmeno mescolarsi all’azione esterna. Essa dirigerΓ  tutto per mezzo di una influenza impercettibile per l’uomo comune, tanto piΓΉ profonda per quanto meno sarΓ  visibile. Se si pensa al potere di quelle suggestioni, di cui parlavamo poco fa, le quali tuttavia non presuppongono nessuna vera intellettualitΓ , si potrΓ  anche sospettare ciΓ² che, a maggior ragione, sarebbe il potere di una influenza come questa, esercitantesi in modo ancor piΓΉ nascosto per via della sua stessa natura, e traente la sua origine dall’intellettualitΓ  pura: potere che, peraltro, invece di esser menomato dalla divisione inerente al molteplice e dalla debolezza insita in tutto quel che Γ¨ menzogna o illusione, sarebbe invece intensificato dalla concentrazione nell’unitΓ  del principio e si identificherebbe alla forza stessa della veritΓ .

RenΓ© GuΓ©non (1886 – 1951)

Note:

[1]  Qui si allude al primo dopoguerra 1918-1939. La frase che segue Γ¨ di quelle che l’A. aveva creduto opportuno aggiungere alla prima edizione italiana del presente libro (La crisi del mondo moderno), uscita nel 1937. Ndt.

[2] Basta leggere S. Tomaso d’Aquino per vedere che numerus stat ex parte materiae.

[3] Dall’un ordine di realtΓ  passando all’altro, l’analogia, qui, come in ogni caso consimile, si applica strettamente in senso inverso.

[4] Una tale tendenza Γ¨ quella che la dottrina indΓΉ chiama tamas e che essa assimila all’ignoranza e all’oscuritΓ . Si noterΓ  che, secondo quanto dicevamo poco fa circa l’applicazione dell’analogia, la compressione o condensazione di cui si tratta Γ¨ l’opposto della concentrazione considerata nell’ordine spirituale o intellettuale; per cui, benchΓ© ciΓ² possa apparire singolare a tutta prima, essa in realtΓ  corrisponde alla divisione e alla dispersione nel molteplice. Lo stesso si verifica per l’uniformitΓ  realizzata partendo dal basso, dal livello del piΓΉ inferiore, che costituisce l’estremo opposto dell’unitΓ  superiore e principale.

[5] Per questo Dante pone la sede simbolica di Lucifero al centro della terra, cioΓ¨ nel punto in cui convergono da ogni parte le forze del peso. Da questo punto di vista, esso Γ¨ l’inverso del centro dell’attrazione spirituale o β€œceleste”, simbolizzato dal sole nella gran parte delle dottrine tradizionali.

2 commenti su “RenΓ© GuΓ©non: “Il caos sociale”

  1. Il pensiero di Guenon Γ¨ semplicistico ed autoreferenziale, totalmente incapace di articolare un qualsiasi ragionamento non tautologico che possa sostenere le sue affermazioni apodittiche. A leggerlo si viene avviluppati in discorsi che sono un coacervo di contraddizioni come in una camicia di forza: si viene stretti dalla disperazione, la stessa disperazione che lo perseguitΓ² fino alla fine della vita, nonostante abbia escogitato mille escamotage e indossato mille maschere per sfuggirvi, inutilmente morendo come pseudo sufi in un oscuro recesso del Cairo. Guenon avrebbe voluto vivere in una teocrazia, dove avrebbe trovato finalmente pane per i suoi denti, ovvero il dominio della legge metafisica realizzato e incarnato in una gerarchia tradizionale. Ovviamente lui sarebbe stato il sommo ierofante altrimenti l’avrebbero messo al rogo come Giovanna d’Arco. Adieu monsieur Guenon.

    1. Sure, let’s hope someone remembers you, like we remember the master. Decades afters his death, his works endure time, because he was right, that is the only truth you must understand, if you are afraid of truth, that’s basically your problem.

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