Seconda parte della nostra traduzione dello studio comparativo, finora inedito in italiano, sulle antiche religioni di Gerusalemme e di Mecca. A cura di Andrea Casella.
di Hildegard Lewy
ยซArchiv Orientร lnรฌยป, Praga, vol. 18, fasc. 3 (Nov. 1, 1950) pp. 330-365.
Traduzione di Andrea Casella. Segue dalla PARTE I
Il rapporto di ล alim con il Tempio sul Monte Morรฎแปรข
Applicando al culto preisraelitico di Gerusalemme e al Tempio di Salomone le informazioni cosรฌ messe insieme sul culto del pianeta Saturno, iniziamo richiamando lโattenzione su due significative caratteristiche esteriori del santuario del Monte Morรฎแปรข. In I Re, VI, 20, รจ riportato che il Sancta Sanctorum misurava 20 cubiti tanto in lunghezza, quanto in larghezza e in altezza. Aveva perciรฒ la stessa caratteristica forma a cubo che, a giudicare dal suo stesso nome โCuboโ, la Kaโba di Mecca doveva aver avuto fin dal principio [1]. Un ulteriore dettaglio รจ rivelato dal passo del Cantico dei Cantici I, 5, dove una ragazza di campagna esclama: โNera sono, ma bella, o figlie di Gerusalemme; come gli accampamenti di Kedar, come le tende di Salomoneโ. Nel passo della Cosmografia di ad-Dimiลกqรฎ citato sopra, p. 339, le tende nere sono elencate come una delle caratteristiche tipiche dei templi di Saturno. Non รจ forse solo una coincidenza che la Kaโba, oggi come nei primi secoli dellโIslam, sia coperta da un telo di stoffa nera [2].
Tornando ora alla dottrina dellโoriginaria religione di Gerusalemme, osserviamo in primo luogo che ล ulmรขnu, il dio patrono della cittร , era venerato, proprio come lโassiro-babilonese Ninurta, insieme alla sua paredra divina; infatti, quando gli elenchi cuneiformi di dรจi menzionano una dea ล ulmรขnรฎtum che รจ definita come โIลกtar di Gerusalemmeโ, non cโรจ dubbio, come ha messo in luce per primo J. Lewy [3], che si riferiscano alla sposa di ล ulmรขnu. In mancanza di dati circa la natura di questa dea [4] รจ forse pertinente ricordare che immediatamente sotto il limite occidentale dellโarea del tempio, cโรจ un pozzo, oggi noto come แธคammรขm aลก-ลกifรข, โIl Bagno della Guarigioneโ, la cui acqua, come quella di Zemzem a Mecca, รจ amara e quasi imbevibile, ma che a detta dei Musulmani ha il potere di guarire dalle malattie [5]. Se ammettiamo, come proposto sopra [6], che lโeffetto taumaturgico dellโacqua di Zemzem rappresenti il potere curativo della dea Gula, la โgrande guaritriceโ e sposa del pianeta Saturno, lo stesso effetto attribuito al pozzo di Gerusalemme dovrebbe indicare che, nel culto di Gerusalemme, la dea guaritrice avesse le stesse prerogative che aveva a Mecca e nei luoghi piรน antichi che erano sacri al pianeta Saturno.ย
Molto piรน importanti dal punto di vista del presente discorso sono certe tradizioni che mettono in relazione i pozzi e i corsi dโacqua proprio con lโarea del tempio. Nel Talmud di Gerusalemme leggiamo la seguente storia [7]: quando Davide stava scavando i canali per il tempio, penetrรฒ fino alla profonditร di 115 cubiti, ma non raggiunse le acque abissali (tehรดm). Si imbattรฉ infine in una pietra, che volle rimuovere, ma la pietra lo avvertรฌ di non farlo, perchรฉ essa stava lรฌ per coprire lโabisso. Quando, a dispetto di tale avvertimento, Davide sollevรฒ la pietra, il tehรดm risalรฌ in superficie e minacciรฒ di inondare la terra. Quindi si decise di incidere il Nome del Signore sulla pietra e di gettarla nelle acque tracimanti. Immediatamente lโalluvione si arrestรฒ, ma le acque si abbassarono talmente tanto che la terra venne minacciata dalla siccitร .
Lโinizio di questa leggenda richiama vividamente un passo degli Annali di Aลกลกรปr-nรขแนฃir-apli [Assurnasirpal n.d.r.], dove, descrivendo i preparativi per la costruzione del tempio di Ninurta a Kalแธซu, il re assiro fa dire a sรฉ stesso: โHo scavato fino al livello delle acque, fino a una profonditร di 120 strati di mattoni [8] sono arrivato. Il tempio di Ninurta, il mio Signore, vi ho fondato al centroโ [9]. La ragione per cui Davide e Aลกลกรปr-nรขแนฃir-apli avessero scavato fino al livello delle acque dellโabisso รจ alquanto chiarita dal fatto che allโinterno della Kaโba di Mecca cโรจ un pozzo sulla bocca del quale era posta, in etร preislamica, la statua del dio Hubal [10]. Che ancora nel periodo islamico questo pozzo, oggi prosciugato, fosse comunicante con lโacqua del sottosuolo deriva da unโannotazione di al-Bรฎrรปnรฎ [11] secondo cui, al tempo del pellegrinaggio di โArafa, esso era sempre pieno dโacqua, di modo che i pellegrini potevano dissetarsi [12]. ร significativo che a Mecca e, a quanto pare, anche nel tempio di Ninurta a Kalแธซu, il pozzo comunicante con le acque sotterranee fosse allโinterno del santuario e non, come era usuale in altri antichi templi orientali, nel rispettivo cortile [13]. Perciรฒ questa peculiaritร suggerisce che si credeva esistesse una speciale relazione tra la divinitร del santuario e le acque abissali, che gli Ebrei chiamavano tehรดm. La natura di questa relazione รจ chiarita dalla summenzionata circostanza per cui la statua di Hubal era posizionata sulla bocca del pozzo; perchรฉ ciรฒ indica che si credeva che il dio impedisse col suo corpo la risalita delle acque infere e il diluvio sulla terra.
Cโรจ ora prova che questa stessa credenza fosse un tempo radicata a Gerusalemme. Nella leggenda talmudica testรฉ citata, era una pietra, generalmente designata nella letteratura ebraica come Eben ล eแนฏรฎแปรข, che tratteneva il tehรดm entro i suoi confini [14]. Ora, secondo altri passi trovati nelle fonti post-bibliche, il Tempio di Salomone era costruito in modo tale che lo Eben ล eแนฏรฎแปรข si trovasse al centro del Sancta Sanctorum [15], e sopra di esso stava lโArca dellโAlleanza, il trono di Yahweh sulla terra. Quindi รจ evidente che, come nella Kaโba Hubal stava sulla bocca del pozzo che metteva in comunicazione il santuario con le acque abissali, allo stesso modo nel Tempio di Gerusalemme Yahweh stava in trono sullโapertura dalla quale si credeva che le acque del tehรดm avrebbero inondato la terra [16]. Tuttavia, prima che il compito di tenere sotto controllo le devastanti acque dellโabisso fosse attribuito a Yahweh, un altro dio sembra avesse avuto questa prerogativa a Gerusalemme: il dio rappresentato dallo Eben ล eแนฏรฎแปรข.ย
Che onori divini fossero effettivamente resi a questa pietra proprio dagli Ebrei risulta particolarmente chiaro dalla famosa notizia contenuta nellโItinerarium Hierosolymitanum del Pellegrino di Bordeaux a proposito del โlapis pertusus, ad quem veniunt Judaei singulis annis et unguent eum et lamentant se cum gemituโฆโ [17]. Ulteriore prova in tal senso รจ data dal fatto che, come anche le pietre sacre degli Arabi pagani [18], sullo Eben ล eแนฏรฎแปรข venisse cosparso sangue sacrificale [19] e incenso fosse bruciato su di esso [20]. Allo stesso modo รจ significativo, a dispetto dellโimportanza che, a giudicare dalle tradizioni post-bibliche, la pietra sembra aver avuto nel rituale del Tempio di Salomone, che non ne sia fatta alcuna menzione nei passi biblici dedicati alla costruzione del santuario. ร evidente che gli autori biblici considerassero lo Eben ล eแนฏรฎแปรข un cosรฌ grossolano residuo di paganesimo da rifiutarsi di darne notizia [21].
Ora รจ un fatto ben noto che tra i Semiti, e particolarmente fra gli antichi abitanti della penisola arabica, le pietre ricevessero spesso onori divini [22]. Il reale carattere di questo culto delle pietre รจ facilmente spiegato se si ricorda che esso era praticato dalle stesse popolazioni fra le quali ebbe origine lโadorazione degli astri [23], e in particolare dei sette pianeti. La connessione del culto delle stelle con la venerazione delle pietre รจ chiarita da un passo dellโopera di Sanconiatone-Filone di Biblo, dove si dice che i meteoriti, essendo considerati โstelle cadute dal cieloโ, avevano un ruolo preminente nella religione dei Fenici. ร importante notare che il meteorite a cui si riferisce lโautore fenicio si trovava ed era venerato a โTiro, la sacra isolaโ [24]. Il nome di questo sacro meteorite di Tiro puรฒ essere desunto dal trattato concluso tra Aลกลกรปr-aแธซ-idinna e Baโal, re di Tiro [25]. Come dโuso in documenti di questo genere, il trattato termina con un elenco di dรจi che ciascuna delle parti contraenti invoca per punire lโinadempiente ai termini concordati. Ora, il primo degli dรจi presi a testimone dal re di Tiro รจ chiamato dBa-a-ti-ilรขni.meลก, un nome in cui Langdon [26] riconosce il semitico-occidentale Bรชแนฏ-รชl [27] ben conosciuto dalla Bibbia e dai teofori dellโoccidente semitico [28]. Che questo dio di Tiro Bรชแนฏ-รชl sia effettivamente il sacro meteorite menzionato da Sanconiatone-Filone di Biblo deriva da un ulteriore riferimento presente nellโopera di questo autore, dove ฮฮฑฮนฯฯฮปฮนฮฑ si intendono in generale โpietre ispirateโ (ฮปฮฏฯฮฟฮน แผฮฝฯแฟฆฯฮฟฮน) [29].
Per capire le piene implicazioni di questa definizione, richiamiamo lโattenzione su ciรฒ che gli antichi adoratori delle stelle credevano sulla natura dei loro dรจi. Poichรฉ, come sarร mostrato altrove, queste idee sono rimaste sostanzialmente immutate dal periodo attestato dalle fonti cuneiformi fino al Medioevo, ricapitoliamo, per comoditร , le informazioni provenienti da aลก-ล ahrastรขnรฎ (Haarbrรผcker, op. cit., II, pp. 66 ss.) e ad-Dimiลกqรฎ (op. cit., p. 47): Si riteneva che gli dรจi planetari fossero di carattere spirituale (ุฑ๏ปฎ๏บค๏บ๏ปง๏ปญ๏ปฅ) [ruhanun n.d.r.] ma che avessero le proprie particolari dimore (ูููู) [haiรขkil n.d.r.] o i propri particolari corpi (๏บ๏ป๏ปฆ) [abdรขn n.d.r.]. Questi haiรขkil o abdรขn delle divinitร planetarie sono le sette stelle erranti visibili nel cielo, e il rรปแธฅ,o spirito, di ognuno di essi sta al proprio haikal come lโanima umana sta al corpo dellโuomo. Poichรฉ il termine arabo haikal, โtempioโ, โsantuarioโ, reca con sรฉ la stessa idea dellโebraico bรชแนฏ รชl o dellโakkadico bรฎt ili, comprendiamo che i meteoriti venerati dagli antichi Semiti erano concepiti come esseri divini della stessa natura dei pianeti: anchโessi consistevano in una dimora visibile, un bรฎt o haikal, ispirata e abitata da un rรปแธฅ, o anima.ย

Queste deduzioni sono di particolare interesse per lโoggetto di questa discussione perchรฉ la piรน famosa tra le sacre pietre degli Arabi, la แธคaฤar al-aswad della Kaโba di Mecca, รจ effettivamente un meteorite [30]. Poichรฉ, dโaltro canto, questa Pietra Nera era adorata in un santuario dedicato al culto del โPianeta Neroโ Saturno [31], possiamo ritenere che un meteorite nero o una pietra nera somigliante a un meteorite fossero ritenuti un frammento del โPianeta Neroโ, cioรจ una parte del corpo di un grande dio che, pertanto, era meritevole di essere venerata al pari del pianeta stesso [32]. Cosรฌ รจ evidente che il pozzo che connetteva il tempio con le acque infere poteva essere sigillato o con la statua del dio o con il meteorite nero; in ogni caso era il corpo del dio che si credeva si opponesse allโinondazione della terra da parte delle acque del sottosuolo. Ancora, potrebbe essere posta la domanda del perchรฉ assolvessero a questa funzione in alcuni casi una pietra nera e in altri unโimmagine del dio. La risposta a questa domanda si puรฒ ricavare dai succitati trattati medievali che esponevano le opinioni degli adoratori degli astri riguardo alle loro divinitร : nel loro credo, lโuomo puรฒ rivolgere preghiere e suppliche solo a un essere che sia visibile ai suoi occhi.
Dal momento che ogni pianeta ha periodi piรน o meno lunghi di occultazione, i fedeli avevano ritenuto necessario creare immagini e statue dei loro dรจi ai quali poter rivolgere le loro preghiere in qualsiasi momento [33]. Tuttavia, se in sembianza di un meteorite nero un pezzo del corpo della divinitร astrale era per i fedeli visibile tutto il tempo, la collocazione in un tempio di un idolo antropomorfo era ovviamente non necessaria. Sembrerebbe, quindi, che quando lโimmagine di Hubal venne posta sopra il pozzo allโinterno della Kaโba, la โPietra Neraโ fosse temporaneamente nascosta agli occhi dei fedeli. La tradizione, effettivamente, conferma tale deduzione. ร risaputo che negli anni della giovinezza di Muhammad la Kaโba subรฌ un restauro [34]. A giudicare dalle modalitร seguite nella ricostruzione del tempio di Saturno a Kalแธซu [35], ci si dovrebbe aspettare che anche questa ricostruzione fosse stata preceduta dalla ricerca del pozzo di collegamento tra il santuario e le acque abissali. Le nostre fonti, in effetti, sono a conoscenza di questa ricerca; si riporta infatti che โAbd al-Muแนญแนญalib, il nonno di Muhammad nella cui casa il futuro profeta crebbe, fece un sogno in cui gli venne rivelato il luogo a lungo dimenticato del pozzo di Zemzem [36]. La storia prosegue nel raccontare che โAbd al-Muแนญแนญalib, scavando nel posto che aveva visto in sogno, alla fine trovรฒ il pozzo e dentro di esso la sacra Pietra Nera [37], che fu poi collocata da Muhammad nella sua sede attuale.
La somiglianza di questa storia con la leggenda talmudica del ritrovamento da parte di Davide dello Eben ล eแนฏรฎแปรข durante lo scavo del pozzo, in preparazione della costruzione del tempio, รจ troppo impressionante per essere una semplice coincidenza. Dal momento che, inoltre, le nostre fonti riportano che la Pietra Nera โchiuse cosรฌ bene lโapertura del pozzo di Zemzenโ [38], รจ chiaro che deve esserci stato un tempo in cui la แธคaฤar al-aswad sigillava il pozzo di Zemzem allo stesso modo di come lo Eben ล eแนฏรฎแปรข chiudeva il pozzo posto sotto il Sancta Sanctorum nel Tempio di Salomone.ย
Infine, comunque, forse in conseguenza di una delle catastrofi naturali cosรฌ frequenti a Mecca, il sito del pozzo, e con esso la pietra nera, andarono perduti [39]. Divenne allora necessario costruire una statua che prendesse il posto della pietra come simbolo visibile del dio. A sua volta, quando la pietra venne recuperata da โAbd al-Muแนญแนญalib, la statua aveva ormai servito al suo scopo e potรฉ essere rimossa. Non ci fu perciรฒ alcuna rottura con lโantica religione di Mecca quando Muhammad si disfรฒ della statua dopo che lui stesso ebbe collocato la แธคaฤar al-aswad in un luogo dove fosse alla portata degli occhi e delle labbra dei fedeli.
Per tornare ora allo Eben ล eแนฏรฎแปรข del Tempio di Gerusalemme, le nostre fonti non lasciano dubbi che, giusto o sbagliato che sia, esso fosse considerato di origine cosmica. Infatti, noi troviamo ripetutamente riferimenti come questo: โDio gettรฒ una pietra nel tehรดm, e su di essa fu fondato il mondoโ [40]. Non abbiamo perciรฒ alcuna ragione di dubitare che lo Eben ล eแนฏรฎแปรข avesse a Gerusalemme la stessa funzione che rivestiva la แธคaฤar al-aswad a Mecca.
Sulla base di queste conclusioni, perciรฒ, siamo ora in grado di fornire almeno uno schema di quella parte dellโEpopea di Ninurta che manca nella versione cuneiforme esistente, ossia quella che si occupa del modo in cui Ninurta rivolse a suo favore la battaglia contro il diluvio [41]: egli dovrebbe aver conquistato la vittoria gettando un pezzo del proprio corpo nelle acque furiose, che furono cosรฌ costrette a ritirarsi.
Come detto sopra (p. 336), la vittoria di Ninurta costrinse le acque del diluvio a ritirarsi cosรฌ in profonditร che lโopposto flagello della siccitร minacciรฒ lโumanitร . Si noterร che questo dettaglio dellโepica di Nippur ha un parallelo esatto con la succitata leggenda talmudica (sopra, p. 344), dove si riporta che quando Davide gettรฒ nellโalluvione che si innalzava la pietra con su inciso il Sacro Nome, le acque si abbassarono cosรฌ rapidamente che la terra incorse nella siccitร . ร in ulteriore armonia con le tradizioni di altre cittร sacre a Saturno quando le fonti ebraiche post-bibliche riportano che Gerusalemme fu la prima cittร ad essere stata creata e che venne costruita intorno al Sancta Sanctorum, al centro del quale era collocato lo Eben ล eแนฏรฎแปรข [42]. Che a Gerusalemme, come anche a Nippur, Biblo [43] e Mecca [44] il dio patrono della cittร fosse ritenuto anche il suo fondatore si deduce con particolare chiarezza dal nome di Gerusalemme che, come detto sopra, significa โCreazione di ล alimโ.ย
Poichรฉ la nostra precedente discussione ha mostrato che le leggende che circondano il Tempio di Salomone e il suo divino fondatore sono fondamentalmente identiche a quelle narrate in altri centri del culto di Saturno, sorge la questione se si possa trovare nella tradizione gerosolimitana qualche traccia del sacrificio del figlio che, mancante nel materiale di Nippur, sembra aver fatto parte dei culti di Biblo e Mecca. Rispetto a questo richiamiamo, certamente, la ben nota storia di Gen. XXII che racconta di come Abramo fosse stato chiamato ad offrire il suo figlio prediletto, Isacco, in sacrificio a Dio. Se รจ possibile dimostrare che il luogo dove questo sacrificio doveva essere compiuto era il Monte Morรฎแปรข, il sito sacro a ล alim dove lo Eben ล eแนฏรฎแปรข sbarrava il passaggio alle acque del diluvio, sarebbe allora chiaro che era ล alim a cui il sacrificio era votato. Per esserne certi, gli scrittori ebrei post-biblici davano per scontato che il Tempio di Salomone fosse stato eretto nel luogo dove Isacco stava per essere ucciso [45]; tuttavia, alcuni sapienti moderni hanno obiettato che in Gen. XXII, 2 la scena del sacrificio si svolge in ืึถืจึถืฅ ืึทืึผืืจื ืืึผื mentre il monte del tempio รจ chiamato ืึทืจึพืึท๏ฌพืืืจื ๏ฌนืื. Nel valutare questa apparente divergenza va ricordato che nelle antiche Siria e Palestina non di rado una regione portava lo stesso nome della montagna che ne costituisce la caratteristica topografica piรน evidente.
Un esempio pertinente di questa nomenclatura รจ fornito dalla Bibbia. In I Re, XVI, 24 si riporta che โOmri conquistรฒ il Monte ล omrรดn e costruรฌ una cittร sui suoi pendii che ugualmente chiamรฒ ล omrรดn [46]. Che questo nome si applicasse anche al territorio circostante segue da passi come II Re, XVII, 26 e XXIII, 19, che parlano de โle cittร (โรขrรช) di ล omrรดnโ, cosรฌ implicando che il nome ล omrรดn venisse usato in riferimento non solo alla montagna e alla cittร che portavano questo nome [47], ma anche ai villaggi circostanti. Siccome fonti cuneiformi e autori arabi medievali attestano lโabitudine di designare una cittร , il territorio circostante e la montagna principale della regione con un solo e unico nome, รจ chiaro che, almeno per quanto riguarda la Siria e la Palestina, questa nomenclatura fosse utilizzata attraverso i secoli. ร perciรฒ ragionevole concludere che ืืจืฅ ืืืจืื fosse la designazione della cittร -stato la cui piรน evidente caratteristica geografica era ืืจึพืืืจืื; in altre parole, ืืจืฅ ืืืจืื sembra essere il regno al quale la succitata lettera VAT 1646 si riferisce come mรขtร-ru-sa-lim-ki, โil paese di Gerusalemmeโ.
La conclusione che il โpaese di Morรฎแปรขโ fosse la regione circostante al Monte Morรฎแปรข รจ confermata dal nome Morรฎแปรข stesso. Come da lungo tempo riconosciuto dagli studiosi dellโAntico Testamento [48], questo nome deriva dalla radice ืืจื che, come detto sopra, costituisce il primo elemento del nome di Gerusalemme. Tuttavia, lโinterpretazione di Morรฎแปรข come ืืืืจื ืืช + ืืืึผ proposta da Grill nel suo sopracitato articolo รจ incompatibile con la tradizione che connette continuamente Gerusalemme con ล alim e non con Yahweh. A una spiegazione piรน sensata del nome si giunge se si ricorda che le parole ebraiche che terminano in una vocale I lunga possono formare due tipi di femminili; il primo con lโaggiunta del suffisso โt e il secondo con lโapposizione del suffisso โat e inserendo la โGleitlautโ แป tra la รฎ lunga e la a breve, cosรฌ ottenendo un suffisso โรฎแปat che, dopo la riduzione della finale โt, appare in ebraico come ๏ฌนืื. Come esempio della ricorrenza simultanea di queste due forme femminili citiamo ืืืืืืื ืืช e ืืืึฒืื ๏ฌนืื, โla donna moabitaโ [49]. Pertanto si puรฒ ben concludere che esistesse non solo una parola mรดrรฎแนฏ [50], โfondazioneโ, ma anche una forma morรฎแปรข dallo stesso significato. In altre parole, Morรฎแปรข sarebbe, allโincirca, un sinonimo di ล eแนฏรฎแปรข, e allora alluderebbe alla sopradiscussa tradizione che definisce il monte del tempio e la cittร di Gerusalemme come il primo luogo ad essere stato fondato dal creatore del mondo.
Se quindi la scena della storia riferita da Gen. XXII si svolse sulla cima del Monte Morรฎแปรข, cioรจ, come abbiamo visto, in un sito sacro a ล alim, il pianeta Saturno, รจ chiaro che ivi, non meno che in altri centri del suo culto, si credeva che il Pianeta Nero chiedesse sacrifici dei figli ai suoi fedeli [51].
Poichรฉ la nostra precedente discussione ha evidenziato che il Tempio di Salomone venne costruito su un sito dove, nella forma dello Eben ล eแนฏรฎแปรข, una parte del corpo astrale di Saturno era presente e visibile, e dove sacrifici umani erano offerti a quel dio, e che, per di piรน, il santuario esibiva caratteristiche esteriori tipiche dei templi di Saturno, siamo ora in grado di rispondere alla domanda posta allโinizio di questo capitolo: era in onore di ล alim, il pianeta Saturno, che Davide e Salomone costruirono il tempio sul Monte Morรฎแปรข, ed era, inoltre, il culto di questo dio che questi due principi cercarono di diffondere tra i loro sudditi. Se รจ cosรฌ, รจ vieppiรน manifesto che il simbolo della stella a sei punte, che comunemente prende il nome sia da Davide che da Salomone, fosse lโemblema della loro divinitร prediletta, il pianeta Saturno [52].
NOTE:
[1] Oggi la Kaโba misura 12 x 10 x 15 metri, il che significa che non รจ piรน un cubo in senso strettamente strereometrico; cfr. Snouck Hurgronje, Mekka, Haag, 1888, p. 2.
[2] Cfr. Keane, op. cit., pp. 26 e 158.
[3]ย Vedi Revue de lโHistoire des Religions CX, 1934, p. 63, nota 86, dove si trovano anche riferimenti ai pertinenti elenchi di dรจi.ย
[4] Sarebbe azzardato identificare ล ulmรขnรฎtu con la โRegina del Cieloโ menzionata in Ger. XLIV, 17 ss. come una delle divinitร autoctone adorate in Palestina. Riguardo a questโultima si dice che sia stata riverita โnelle cittร di Giuda e per le strade di Gerusalemmeโ, donde รจ logico assumere che, in contraddizione con la divina sposa di ล alim, ella non fosse una dea particolare del culto di Gerusalemme.
[5] Vedi I. Benzinger in Baedeker’s Palastina und Syrien, Leipzig 1900, pp. 56 ss.; E. Pierotti, Jerusalem Explored, London 1864, pp. 63, 74, e passim; cfr. C. Schick, Die Stiftshรผtte, der Tempel in Jerusalem und der Tempelplatz der Jetztzeit, Berlin 1896, pp. 326 ss.
[6] Vedi sopra, nota 54, sub (1).
[7] Sanhedrin X, 29a; per ulteriori riferimenti vedi Ginzberg, The Legends of the Jews, vol. VI, Philadelphia 1928, p. 258, nota 70; cfr. dello stesso autore la parafrasi della leggenda ibidem, vol. IV, Philadelphia 1913, p. 96.
[8] Secondo Unger (Reallexikon der Vorgeschichte, vol. XIV, Berlin 1929, P- 533b), i mattoni usati dagli Assiri del nono secolo avevano uno spessore di circa 12 -13 cm.
[9] Vedi col. II, l. 132 degli Annali di Aลกลกรปr-naแนฃir-apli (E. A. W. Budge e L. W. King, Annals of the Kings of Assyria, vol. I, London 1902, p. 345). Per passi simili in altre iscrizioni dello stesso regnante vedi ibidem, pp. 209 ss., 11. 16-17, e cfr. p. 176, ll. 8-13; p. 186, ll. 15-18; e p. 220, ll. 17-18.
[10] Vedi Wellhausen, op. cit., p. 75; cfr. il passo degli Annali di แนฌabarรฎ citato sopra, nota 50, primo paragrafo.
[11] Kitรขb al-รขแนฏรขr al-bรขqiya, p. 334.
[12] Nella visione di al-Bรฎrรปnรฎ, questo era vero sia al tempo del paganesimo che nel periodo islamico. Tuttavia, dal momento che, dopo la riforma islamica del calendario, il pellegrinaggio mutava da stagione a stagione durante lโanno, la sua dichiarazione in realtร sembra applicarsi solo allโepoca preislamica quando aveva luogo sempre a inizio primavera, i.e., in un periodo in cui anche a Mecca lโacqua risulta piรน abbondante rispetto al resto dellโanno.
[13] Comโera, e.g., il caso dellโEsagil, il famoso tempio di Marduk a Babilonia; vedi il resoconto di Aลกลกรปr-aแธฅ-idinna sulla ricostruzione di questo santuario (Meissner-Rost, Die Bauinschriften Asarhaddons, Beitrage zur Assyriologie III, 1898, p. 248, ll. 21-25) dove si dice che quando costruรฌ la terrazza intorno al tempio, il re scavรฒ fino al livello dellโacqua del sottosuolo.
[14] Vedi, e.g., il Targum Pseudo-Yonathan su Es. XXVIII, 30: โโฆ lo Eben ล eแนฏรฎแปรข, con cui il Signore dellโEternitร , in principio, sigillรฒ la bocca del grande tehรดm.โ.
[15]ย Vedi Ginzberg, op. cit., vol. I, p. 12, e vol. V, p. 14, nota 39. Se lo Eben ล eแนฏรฎแปรข, che sigillava il pozzo attraverso cui si riteneva che sgorgasse il tehรดm, era al centro del Sancta Sanctorum, รจ chiaro che le acque del tehรดm si trovavano immediatamente al di sotto di questa parte centrale del Tempio. Che questo fosse lโeffettivo pensiero degli Ebrei deriva da un passo del Talmud Babilonese (Yoma, capitolo VIII, fol. 77b โ 78a) che parla di un corso dโacqua sgorgato dal Sancta Sanctorum.ย
[16] Vedi il trattato della Mishna, Yoma, capitolo V, 2, e cfr. Tosifta, III, 6.
[17] Cfr. Kittel, Studien zur hebrรคischen Archรคologie und Religionsgeschichte, Leipzig 1908, p. 34, nota 3.
[18] Vedi Wellhausen, op. cit., p. 101.
[19] Vedi capitolo V, 3 del succitato trattato della Mishna Yoma, dove รจ descritto come, nel Giorno dellโEspiazione, il Sommo Sacerdote cospargesse la sacra pietra con il sangue di un toro che egli stesso aveva presentato al Signore come offerta per i peccati.
[20] Vedi il succitato passo di Tosifta III, 6.
[21] Sullo sviluppo che le istituzioni del culto preisraelitico di Gerusalemme seguirono fino ad essere gradualmente assorbite dalla religione di Yahweh vedi di seguito, pp. 354 ss.
[22] Wellhausen, senza avventurarsi in spiegazioni circa questo culto, enfatizzava (op. cit., pp. 101 ss.) che tra gli Arabi pagani la pietra โรจ piรน di un altare, rappresenta la divinitร , sia essa maschile o femminileโ.
[23] Come esposto a p. 65 ss. dellโarticolo citato sopra, nota 8, la religione delle stelle nacque tra i nomadi del deserto arabico che alla fine la diffusero in tutta la Mezzaluna Fertile.
[24] Vedi Clemen, op. cit., p. 29, sub 31.
[25] Il testo fu pubblicato da Langdon, Rev. DโAss. XXVI, 1929, pp. 190 ss.; per la piรน recente traslitterazione, traduzione e discussione vedi Weidner, Archiv fรผr Orientforschung VIII, 1932-3, pp. 29 ss., dove sono elencate anche le prime edizioni, traslitterazioni e traduzioni.
[26] Loc. cit., p. 193, sub 6.
[27] Che nella traslitterazione akkadica dBa-a-ti-ilรขni.meลก il pluraleย ilรขni.meลก debba, con Langdon, loc. cit., essere interpretato come un pluralis maiestatis da rapportare con lโebraico Elohรฎm deriva dal fatto che in molti casi, come Bรฎt-ili-nรปri (per i riferimenti vedi Langdon, loc. cit.) o Bรฎt-ili-adir (vedi di seguito, nota 83), il plurale ilรขni รจ sostituito dal singolare ili. Lโuso di un pluralis maiestatis con riferimento a un grande dio รจ rintracciabile altrove nelle fonti akkadiche. Il titolo ุง๏ป๏ปช ูณ๏ปต๏ป ๏ปฌ๏บ,โdio degli dรจiโ, che, secondo le nostre fonti medievali (vedi, e.g., ad-Dimiลกqรฎ, op. cit., p. 47) era conferito dagli adoratori degli astri al loro dio supremo, appare nel cilindro di fondazione di Nabรป-naโid dalla ziqqurat di Ur nella forma ilรขni.meลก ลกa ilรขni.meลก(vedi col. I, l. 29 e col. II, l. 5 del testo n. 5 traslitterato e tradotto da Langdon a pp. 250 ss. del suo sopracitato Neubabylonische Kรถnigsinschriften). Ricordiamo inoltre che, come evidenziato da Weissbach (Archiv fรผr Orientforschung VII, 1931-2, p. 38, e Zeitschr. f. Ass. XLIV, 1938, pp. 165 ss.), la versione babilonese dellโIscrizione b di Naqลก-i-Rustam di Dario, come molte altre iscrizioni dello stesso regnante, esprimono il concetto di โun grande dioโ nellโespressione โun grande dio รจ Ahura Mazdaโ con ilรขni.meลก rabรป. Lโuso del plurale รจ infatti ben in linea con la dottrina della religione planetaria secondo cui il dio supremo era, per usare le parole degli autori medievali ๏ปญุง๏บฃ๏ป ๏ปญ๏ป๏บธ๏บฎ (cosรฌ ad-Dimiลกqรฎ, op. cit., p. 44). Cosa si intenda con questa definizione fu spiegato dalla scrivente a p. 62 dellโarticolo citato sopra, nota 8; ivi era mostrato che, quando i Babilonesi si rivolgevano al loro dio supremo, Marduk (i.e., il pianeta Giove) con i nomi di Sรฎn, ล amaลก, e di tutti i famosi astri del cielo notturno, o quando Nabรป-naโid invocava il suo supremo dio, il dio-Luna Sรฎn, come il signore del tempio di Marduk, lโEsagil, e del tempio di Nabรป, lโEzida, essi concepivano le divinitร minori come manifestazioni del dio supremo. Manifestandosi in tutti i fenomeni del cielo notturno, questi dรจi planetari che erano considerati dai loro seguaci come supremi dรจi universali (viz., Sรฎn, Marduk e, come sarร mostrato in seguito, pp. 354 ss., Ninurta) erano, nei fatti, โuno e moltiโ. Alla luce di questa evidenza lโinterpretazione dello spelling ilรขnimeลก proposto da Hilprecht (apud Clay, Business Documents of Murashรป Sons of Nippur, The Babilonian Expedition of the Univ. Of Pennsylvania, vol. X, Philadelphia 1904, pp.IX ss.) e, piรน recentemente, da Eissfeldt (Archiv fรผr Religionswissenschaft XXVIII, 1930, p. 19, nota 1) puรฒ essere superata.ย
[28] Vedi i nomi elencati da Cowley, Aramaic Papyri of the Fifth Century B.C., Oxford 1923, p. 279b; cfr. il significativo nome mBรฎt-ili-a-di-i[r],“Bรชt-รชl รจ nero”, che ricorre in un testo akkadico da Nรชrab (no. 16, rev., l. 1 delle Tablettes babyloniennes de Neirab, pubblicate da Dhorme, Rev. d’Ass. XXV, 1928, pp. 53 ff.).
[29] Vedi Clemen, op. cit., p. 27, sub 23.
[30] Questa รจ lโopinione dei moderni studiosi; vedi F. A. Lucas, Meteorites, Meteors and Shooting Stars2, New York 1931, p. 7.
[31] Cfr. sopra, p. 339 con nota 48.
[32] ร probabile, dโaltro canto, che un meteorite rosso o rossastro possa esser stato considerato un frammento del โPianeta Rossoโ Marte, e cosรฌ via. Come accennato sopra, p. 339, gli antichi adoratori degli astri assegnavano un colore a ciascuno dei sette pianeti e consideravano questi colori un tratto indicativo della natura della rispettiva divinitร astrale.
[33]ย Dal punto di vista storico, la spiegazione dellโuso di idoli come simboli degli dรจi sempre visibili da parte dei credenti รจ molto piรน solida rispetto a quella proposta dalla maggior parte degli autori musulmani (vedi sopra, nota 37) secondo cui gli idoli erano le statue di esseri umani divinizzati dopo la morte. Perchรฉ, come accennato sopra, nota 78, il culto degli astri ebbe origine tra i nomadi del deserto arabico che, viaggiando di notte, si orientavano con lโaiuto delle stelle. Finchรฉ condussero questo stile di vita, naturalmente non ebbero bisogno di alcuna rappresentazione terrena dei loro dรจi; poichรฉ le attivitร dei nomadi iniziano effettivamente dopo il tramonto, alcuni almeno dei corpi celesti del cielo notturno erano visibili e approcciabili ogni volta che il fedele voleva invocarli. Tuttavia, non appena i membri delle tribรน si sedentarizzarono, iniziarono a dormire di notte e a lavorare di giorno, e cioรจ proprio quando le loro divinitร erano invisibili. Perciรฒ potrebbero aver avvertito lโurgenza di allestire immagini come simboli dei loro dรจi per poterli avvicinare ogniqualvolta avessero avuto bisogno di divino conforto e divina ispirazione.ย
[34] Vedi, e.g., Masโรปdรฎ, Les prairies d’or, vol. IV, pp. 125 ss.; secondo lo stesso autore (ibidem, IV, 154), Muhammad aveva 36 anni quando la ricostruzione fu completata.
[35] Vedi sopra, pp. 344 ss.
[36] Cfr. Huart, Geschichte der Araber, vol. I, Leipzig 1914, pp. 82 ss.
[37] Su questo particolare vedi la biografia del profeta scritta da Khwรขndamรฎr citata da dโHerbelot, op. cit., II, p. 176, s.v. Hagiar Alassovad; cfr. anche vol. I, p. 432, s.v. Caaba.
[38] Cosรฌ dโHerbelot, loc. cit.; per quanto riguarda il contesto vedi nota appresso.
[39] Khwรขndamรฎr apud d’Herbelot, loc. cit., riferisce la tradizione come segue: โI Giorhamidi [i.e., il leggendario clan che si dice avesse abitato Mecca prima dei Quraiลก] che avevano la custodia di questo Tempio, furono costretti a cederne il possesso ai Banu Beker,โฆ che erano diventati padroni della cittร con la forza delle armi. Amrou Ben Hareth, capo dei Giorhamidi, temendo che il tempio venisse profanato, staccรฒ la pietra nera da dove era posta e la gettรฒ nel pozzo di Zemzem, la cui bocca chiuse cosรฌ bene che non fu trovata da nessuno dei loro nemici.โ Pur chiarendo che, quando fu recuperata da โAbd al-Muแนญแนญalib, la Pietra Nera fu trovata sullโapertura del pozzo di Zemzem, รจ probabile che questa leggenda sia servita come spiegazione di questa sua posizione, che manifestamente non era piรน compresa dai Meccani del VI secolo della nostra era. A giudicare dallโanalogia con il Tempio di Salomone, bisogna invece concludere che il pozzo di Zemzem con la Pietra Nera sulla sua sommitร siano stati un tempo al centro del santuario a forma di cubo. Questa conclusione รจ ben in linea con il fatto che il pozzo di Zemzem quando fu dissotterrato da โAbd al-Muแนญแนญalib conteneva offerte votive come le due famose gazzelle dโoro e le armi preziose menzionate dalle fonti che abbiamo a disposizione; noi sappiamo, infatti, che nel periodo storico certi doni alla divinitร venivano deposti nel pozzo dentro il santuario (cfr. Wellhausen, op. cit., p. 103). Se รจ cosรฌ, si puรฒ presumere che lโantico santuario sia stato distrutto da una delle catastrofiche inondazioni (riportate dagli Arabi come Sail) che frequentemente si abbattevano sulla valle di Mecca. Questi violenti torrenti dโacqua non solo distruggono e portano via tutto ciรฒ che incontrano sulla loro strada, ma lasciano dietro di sรฉ anche uno strato di fango che potrebbe aver nascosto il pozzo sacro con sopra la Pietra Nera [sulla natura di queste alluvioni vedi Snouck Hurgronje, Mekka, Haag 1888, pp. 18 ss., e cfr. la descrizione di Keane citata sopra, p. 342, nota 54, sub (3)]. Forse il ricordo di una di queste inondazioni traspare dalla tradizione islamica secondo cui la Kaโba scomparve durante il Diluvio. Secondo alcuni autori (vedi dโHerbelot, op. cit., I, p. 432, s.v. Caaba) essa fu distrutta dal diluvio; secondo altri (vedi Cronache di Abu-Jafar Mohammed Tabari, tradotto da Louis Dubeux, vol. I, Paris 1836, p. 180) essa ascese al Paradiso. Cfr. Masโรปdรฎ, Les prairies dโor, III, p. 296, che descrive il sito del tempio dopo la distruzione come una distesa di sabbia.
[40] Per i riferimenti vedi Ginzberg, op. cit., V, p. 14, nota 39.
[41] A giudicare dalla frammentaria tavoletta AO.4135 (pubblicata in facsimile, traslitterazione e traduzione di Thureau-Dangin, Rev. DโAss. XI, 1914, pp. 82 ss.; cfr. Geller, op. cit., pp. 314 ss.), lโunica parte dellโepopea che tratta della battaglia vera e propria, il primo scontro non sembra essere stato favorevole a Ninurta.
[42] Per riferimenti vedi Ginzberg, op. cit., vol. V, p. 14, nota 39.
[43] Vedi sopra, p. 338.
[44] Vedi sopra, p. 343, con nota 55.
[45] Vedi Ginzberg, op. cit., vol I, p. 285; per i riferimenti vedi ibidem, vol. V, p. 253, nota 249.
[46] Le “cittร di ล omrรดn” sono menzionate anche in Ezra IV, 10 (cosรฌ secondo Torrey, Ezra Studies, Chicago 1910, p. 186, nota s, e Bauer e Leander, Grammatik des Biblisch-Aramรคischen, Halle 1927, p. 313, sub g).
[47] Dalla letteratura cuneiforme citiamo in particolare la cittร -stato di Iblรข alla quale Sargon di Akkad si rivolge nel seguente ben noto passo: โSargon si รจ prostrato a Tuttul innanzi a Dagon; a seguito della sua preghiera Dagon gli ha consegnato la terra superiore: Mรขri, Jarmรปti, Iblรข, fino alla foresta di cedri e alle montagne argenteeโ (il pertinente passo ricorre nellโiscrizione pubblicata da Poebel, Historical and Grammatical Texts, Philadelphia 1914, n. 34, col. 5 e 6). Come ripetutamente affermato dai moderni autori (vedi, e. g., Landsberger, รber den Wert kรผnftiger Ausgrabungen in der Tรผrkei, Belleten 10, 1939, p. 223, sub 25), questa cittร -stato di Iblรข si trovava nelle vicinanze della cittร di Ursu alla quale Gudea, nella sua cosiddetta Statua B (col. V, ll. 53 ss.) si riferisce come “la cittร di Ursu nella montagna di lblรข” (la controversa questione dellโesatto sito di Ursu e Iblรข รจ stata recentemente discussa da J.-R. Kupper, Rev. d’Ass. XLIII, 1949, pp. 79 ss.). Numerosi esempi pertinenti sono forniti da ad-Dimisqรฎ: Mรขridรฎn, secondo lui (op. cit., p. 191), non era solo il nome della ben nota cittร nel distretto di Diyรขr-Bekr, ma anche la denominazione del paese circostante, come anche la montagna sulle cui pendici la cittร era costruita. La cittร di ลafad, secondo lo stesso autore (op. cit., p. 210), era situata nel “paese di Garmaq”, un distretto che chiaramente prendeva il nome dal Gabal Garmaq che sovrasta ลafad (cfr. I. Benzinger, op. cit., p. 286). Parimenti, nella regione di ลafad, ad-Dimisqรฎ menziona (op. cit., p. 211) la montagna di Baqรฎโat con gli omonimi cittร e distretto.
[48] Vedi, e.g., Julius Grill, Zeitschr. fรผr die alttestamentliche Wissenschaft, IV, 1884, p. 145.
[49] Bauer e Leander, Historische Grammatik der Hebrรคischen Sprache, Halle 1922, p. 502, citano come ulteriore esempio taแธซtรฎt e taแธซtรฎiรข, โamanteโ.
[50] Sulle forme femminili col maqtil delle tertiae ื vedi Brockelmann, Grundriss I, p. 381, par. 200, sub f.
[51] Se combinata con il principio evidenziato sopra, pp. 332-334, in base al quale colui che volesse prendere possesso di un certo paese doveva rendere omaggio al suo dio tutelare, questa evidenza spiega il significato dellโepisodio riferito in Gen. XXII: Abramo, immigrato da แธคarrรขn, voleva prendere possesso per sรฉ e per i suoi discendenti di un paese il cui divino patrono e reggitore era il pianeta Saturno. Quindi egli doveva provare la sua devozione a questo dio eseguendo il rituale che gli si conveniva, consistente nel sacrificio del proprio figlio.
[52]ย Queste conclusioni spiegano allo stesso tempo le popolari leggende arabe sul โsigillo di Salomoneโ. Come ben noto, gli Arabi credono che la stella a sei punte abbia dato a Salomone il dominio non solo su tutta la terra, ma anche su tutti gli spiriti, buoni e cattivi. Cโรจ per esempio la storia, conservata nelle Mille e una notte, che parla di uno spirito che, ribellatosi a re Salomone, suo signore, venne imprigionato dal re in una bottiglia. Il contenitore, che infine fu ritrovato da un pescatore nella propria rete, era sigillato da un tappo di piombo recante il โsigillo del nostro signore, Salomoneโ. ร facile notare che, come Ninurta-ล ulmรขnu stesso confinรฒ gli spiriti ostili del diluvio in un pozzo che fu sigillato da una pietra, cosรฌ Salomone, tramite lโemblema della stella a sei punte di Ninurta, fu in grado di rinchiudere uno spirito ribelle dentro una bottiglia. Lโidea dietro questo parallelismo รจ ovvia: affidando a Salomone lโanello con il suo emblema, si credeva che il dio avesse delegato almeno parte del suo potere al re che aveva scelto per governare in suo nome sugli abitanti della terra. Non รจ impossibile che fosse stato questo parallelismo tra il grande dio, ล ulmรขnu o ล almรขn, e lโomonimo re, che spinse gli Arabi a trasformare il nome biblico ล elรดmรด(n) in quello che appare un diminutivo dal significato di โpiccolo ล almรขnโ, essendo implicito che il โgrande ล almรขnโ era il dio che aveva scelto re Salomone come governatore del mondo. (Per un tentativo di spiegazione della forma araba del nome Salomone su una base puramente linguistica vedi Brockelmann, Grundriss I, p. 256).ย
