Cannibali: il sacro pasto

Nel 1993 il regista Frank Marshall dirige il film Alive (Sopravvissuti) [1]. La storia si rifร  ad un fatto realmente accaduto che si riferisce al disastro aereo delle Ande del 1972, dove il 13 ottobre una squadra uruguaiana universitaria di rugby, accompagnata anche da alcuni familiari sul volo FH-227D, si schianta sulla cordigliera delle Ande. Nellโ€™impatto riescono a salvarsi 33 passeggeri che decideranno, dopo giorni, di cibarsi, per non morire di fame, dei corpi dei loro compagni morti. La disgrazia avrร  un epilogo positivo per il coraggio di due passeggeri che riusciranno nellโ€™impresa di attraversare le Ande e raggiungere il Cile, dove chiederanno soccorso. Il film indugia sullโ€™aspetto di sopravvivenza e sui vari aspetti sentimentali e morali in cui nasce e cresce lโ€™idea dellโ€™agonia e dellโ€™inevitabile crisi psicologica e morale dei vari individui nonchรฉ dellโ€™isolamento dalla realtร  del mondo e nello sgomento della morte.ย 

Ora, al di lร  degli eventi cinematografici, testimoni drammatici di un fatto reale che abbiamo preso a spunto dellโ€™articolo, vorremmo ripercorrere la storia del cannibalismo che, ancora oggi, ci colpisce allo stomaco come un pugno. Quando il fatto avvenne si sollevarono inquietanti domande che si rinfocolarono allโ€™uscita del film. Lโ€™opinione pubblica si divise sulla morale e sulla responsabilitร  giuridica dellโ€™atto che comportรฒ un dibattito sia tra i sopravvissuti e sia poi tra lโ€™opinione pubblica. Tuttavia in seguito alla loro avventura, che sarร  ribattezzata dai media il โ€œmilagro des los andesโ€, saranno moralmente assolti da tutta lโ€™opinione pubblica e dallo stesso Vaticano.

A distanza di piรน di cinquantโ€™anni, in questo articolo, non indagheremo nรฉ sugli aspetti psicologici dei sopravvissuti nรฉ tanto meno sullโ€™aspetto morale e legale del fatto, cercando di essere liberi da pregiudizi. Ma la storia che vorremmo portare allโ€™attenzione dei lettori ci induce ad analizzare, con lโ€™occhio dellโ€™antropologo, ciรฒ che lโ€™uomo, attraverso i secoli e la morale, ha nascosto e seppellito a se stesso — il cannibalismo — chiudendo tutte e due gli occhi su ciรฒ che ancora oggi avviene. Nella rarefazione di studi esplicitamente dedicati al fenomeno spicca, per contrasto, la ricchezza interpretativa e documentaria del magnum opus di Ewald Volhard [2]. Lo studioso tedesco offre infatti allo sguardo del lettore una raccolta, estremamente ricca, di esempi provenienti da tutto il mondo, appaiati a una schematizzazione interpretativa che ha il pregio di raccogliere e riassumere agevolmente, in poche varianti, un fenomeno di cosรฌ irta complessitร .

Noi cercheremo, nel nostro piccolo, di trattare del cannibalismo indagando qual รจ il significato etnologico, simbolico e iniziatico che ha spinto, e tuttโ€™ora spinge in certi sporadici casi, a mangiare le carni dei propri simili. Lo faremo senza indugiare sullโ€™aspetto raccapricciante e morboso dei fatti, anche se indagheremo sullโ€™aspetto psicopatologico di alcuni eventi. Si parlerร  quindi di antropofagia. Non mi si fraintenda: il soffermarsi su un tale argomento non vuole dire che prosciogliamo tali fatti da un giudizio morale censuratorio. Vorremmo solo restituire, attraverso uno studio imparziale, un valore ed una simbologia, lร  dove รจ esistita, smarrita per strada e forse non compresa.

Francisco Goya, Saturno che divora i propri figli, 1821

Ora, se cerchiamo la spiegazione etimologica di tale parola, la sua definizione, ci dice che deriva dal greco: da แผ„ฮฝฮธฯฯ‰ฯ€ฮฟฯ‚, “uomo” e ฯ†ฮฑฮณฮญฯ‰, “mangiare”, sinonimo quindi di cannibalismo umano, pratica che, nonostante tutto, รจ ancora diffusa presso alcune societร . Questa รจ la cruda realtร  dei fatti. Non di meno le circostanze sono molto piรน complesse di quello che si pensa. Nella nostra ricerca, tra i tanti autori che si sono interessati allโ€™argomento, alcuni lo separano dal sacrificio, come atto vero e proprio. Noi pensiamo che sia un preziosismo speculativo poichรฉ, secondo quanto abbiamo potuto conoscere, il cannibalismo รจ una parte di un atto veramente sacrificale (inteso come rendere sacro) poichรฉ, nei suoi vari aspetti, per la maggior parte, era un rito di riconoscimento allo spirito della vittima che veniva consegnato, attraverso il pasto rituale, al dio e alle praterie celesti.

La storia del cannibalismo si dipana attraverso i millenni a partire dalle piรน antiche culture tribali preistoriche, giungendo in realtร , inaspettatamente, sino ai giorni nostri, suscitando da una parte curiositร  e studio scientifico, dallโ€™altra disgusto e ribrezzo. Comunque sia, un dato di fatto รจ che allโ€™origine del mondo, secondo ciรฒ che ci raccontano i miti, ci sono divinitร  crudeli e spaventose, che si rivelano degne di un racconto di Lovecraft. Per tutti lโ€™esempio di Crono-Saturno che si ciba dei figli [3] o dei Lestrigoni, popolo leggendario di giganti antropofagi di cui parla Omero nellโ€™Odissea, oppure il ciclope Polifemo o ancora il terribile ed insaziabile dio Baal-Molok, una delle principali divinitร  della religione Siro-Cananea e Fenicia: il divoratore di vergini e di fanciulli che si trasformerร  in Crono e poi in Saturno.

Stephen King nel saggio Danse Macabre, scrive:

Ora, passati i millenni, estinti i miti, in una societร  contemporanea, se si vuole capire i motivi di tali espressioni considerate aberranti ma ancora oggi praticate da alcune etnie, sarร  necessario indagare tutte le implicazioni antropologiche — sociali, sacrali, psicologiche, politiche — che risultano coinvolte in tali vicende. Si tratta quindi di un fenomeno difficile da indagare e circoscrivere, stante la peculiare diversitร  di accezioni a cui tale indagine si presta; inoltre รจ argomento complesso da indagare, e comunque difficile da integrare culturalmente in una qualsiasi societร . Risulta impossibile da descrivere, nel concreto, per la scarsitร  di esperienze fatte dagli osservatori.

Peraltro il termine cannibale e cannibalismo verrร  citato, per la prima volta, da Cristoforo Colombo, che lo userร  facendolo derivare dal nome delle popolazioni additate dai nativi americani come tribรน di uomini dediti allโ€™antropofagia: i Cannibi o Caribi, da cui deriverร  il termine Caraibi. La storia antica ci riporta comunque notizie di cannibalismo molto piรน datate attraverso la testimonianza di storici e naturalisti. Le troviamo nelle Storie di Erodoto dove vengono descritti i popoli degli androfagi e dei massageti, antiche tribรน sciite; nella Storia Naturale di Plinio il Vecchio e nella Introduzione Geografica di Talete vengono riportate osservazioni di episodi in Irlanda, nellโ€™altopiano iraniano, nelle regioni dellโ€™alto Nilo e nel cuore dellโ€™Africa nera. In seguito Marco Polo parlerร  dellโ€™isola di Sumatra, del Giappone e delle isole Andamane nellโ€™Oceano Indiano. Ne parlerร  lo stesso Dante, anche se in maniera ambigua, nel canto XXXIII dellโ€™Inferno in cui mette il Conte Ugolino murato vivo a Pisa assieme ai due figli e ai due nipoti, nella torre del Muda, dove ยซpiรน del dolor potรฉ il digiunoยป. Il conte, secondo la versione tramandata, si ciberร  dei figli e dei nipoti [5]. A questo punto perรฒ, per una concreta comprensione, dovremo risalire il fiume del tempo e cercare di scoprire una indicazione razionale e onesta.

Nella piรน tarda antichitร  il pasto cannibalesco era un rito e una pratica cultuale accettata allโ€™interno di diverse etnie, nonostante quello che ci รจ stato raccontato; non solo, ma non rappresentava assolutamente una pratica turpe e immorale. Lโ€™argomento che gli studiosi di antropologia hanno voluto limitare a una pratica tribale selvaggia non sembra reale. In effetti nel corso dei tempi e nelle diverse culture essa si sviluppa in un territorio morale molto piรน vasto e comprensivo di quello che si puรฒ credere e arriverร , con tutto ciรฒ che comporta, sino ai giorni nostri passando per lโ€™etร  antica, il medioevo e lโ€™etร  moderna. In questo ultimo caso, purtroppo, con manifestazioni criminali raccapriccianti che interesseranno la patologiaย psichiatrica. Schegge impazzite, queste sรฌ, di una societร  malata. Ma non fatevi ingannare: lโ€™idea che il cannibale rappresenti un individuo primitivo รจ vero agli inizi, ma che sia comunque e sempre unย  barbaro, le cui manifestazioni siano esclusivamente imputabile ad una cultura ed a una societร  โ€˜arretrataโ€™, non รจ vero.

Scena di cannibalismo, tratta da Americae Tertia Pars…, 1592

รˆ necessario comunque andare con ordine. Tale pratica arcaica viene descritta da archeologi eterodossi in un contesto che, si pensa, sia stato inizialmente di magia rituale, anche se allo stato dellโ€™arte non ne possiamo essere certi. Tra i Magdaleiniani (popolo preistorico diย 14.700 anni fa, nella caverna di Gough, nella contea inglese del Somerset, situata nella gola di Cheddar) lโ€™ora di pranzo non era per i deboli di cuore: nel menรน del giorno cโ€™erano esseri umani, e a consumarli erano i loro simili. Tuttavia, a parte ogni battuta e prima di stigmatizzarne lโ€™atto, per quanto macabro possa sembrare, dobbiamo prendere in considerazione che questa possa essere stata un’espressione di comportamento complesso, carico di un reale simbolismo e manifestazione di un sistema composito di credenze spirituali.

Non sicuramente per arricchire la propria dieta, come รจ stato teorizzato, poichรฉ, a parte gli scarsi ritrovamenti, รจ accertato che la dieta dei Magdaleniani era basata da prede animali cacciate, e quindi non pare che tale cannibalismo sia da mettersi in relazione a motivazioni alimentari. รˆ presumibile che tale pratica assumesse un valore rituale connesso a cerimonie post-mortem in cui i resti umani venivano trattati in un modo particolare e sicuramente non per vilipendere il cadavere ma, piuttosto, per onorare il defunto o comunicare con il suo spirito. In questo caso poteva essere solo il celebrante che si cibava delle loro carni o, in alternativa, con un pasto comunitario, poichรฉ probabilmente rappresentava un processo di incorporazione transustanziale.

Si รจ compreso che il cannibalismo sembra essere stato praticato, nella maggior parte delle sue manifestazioni, in tempo di pace e secondo modi prescritti attraverso rituali ben definiti, mentre il cannibalismo in tempo di guerra poteva consumarsi soltanto alla fine e sul luogo dello scontro tribale con metodi forse piรน sbrigativi. In tali eventi, secondo ciรฒ che รจ stato riportato dai cronisti di quel tempo, sembra che, il pasto sacro si verificasse con piรน frequenza di quello che si possa pensare. In effetti le cronache ci dicono che il cannibalismo si รจ verificato in contesti non particolarmente depravati, realizzandosi attraverso un tessuto sociale maturo e in contesti culturalmente evoluti. I documenti, le testimonianze storiche, i memoriali di viaggi e i cronisti anche dopo il Medioevo, sono una ricchissima fonte di materiale che ci raccontano come il cannibalismo, comunque si manifestasse, fosse parte della societร  del tempo non solo a fronte di carestie, ma derivante da una abitudine conclamata.


La scienza antropologica, al di lร  di ciรฒ che รจ stato riportato dagli storici antichi, come abbiamo visto fa risalire tali abitudini a tribรน del Paleolitico; eppure la piรน antica testimonianza risale a circa 850.000 anni fa ad opera dellโ€™Homo antecessor nella Gran Dolina, in Spagna nel periodo neandertaliano [6]. Gli esempi si moltiplicano in epoca storica, grazie alle ricerche sistematiche degli archeologi o attraverso fortunosi ritrovamenti, come successe per i resti della cultura Anasazi, popolo ancestrale amerindo che abitรฒ il nord America nella Mesa Verde in Colorado tra il I e il XIV sec d.C. dove, nella fase finale di decadimento della loro civiltร , i problemi relativi alla sopravvivenza furono tali da rendere obbligatorie pratiche di cannibalismo. Saranno successivamente i missionari cristiani, al seguito delle conquiste spagnole presso gli Amerindi brasiliani, a riferire per quella tribรน comportamenti antropofagi e a censurare tali pratiche.

Pratiche da cui gli stessi Crociati non furono immuni, nonostante lโ€™appartenenza a un ordine religioso. Lโ€™evento raccapricciante, che viene sottaciuto per l’efferatezza, il contesto e gli attori, si riferisce a ciรฒ che avvenne nella prima crociata del 1098, durante la conquista della cittร  di Marra nel Principato di Aleppo. Rodolfo di Caen, un cronista francese che partecipรฒ all’assedio al seguito dei Normanni di Puglia, nella sua opera Gesta di Tancredi, riporta come un’improvvisa e incessante pioggia rovinรฒ le riserve di grano e di pane dei Crociati, facendole rapidamente marcire. A questo punto del racconto, Rodolfo riporta le testimonianze dei Crociati stessi che affermavano di essersi cibati dei cadaveri dei pagani, e non solo, dopo la loro caduta. Secondo lo storico i crociati si diedero a violenze e razzie, testimoniando come i pagani adulti venissero bolliti in pentoloni mentre i bambini erano messi allo spiedo. L’episodio verrร  ricordato in seguito da Amin Maalouf nel suo libro Le crociate viste dagli arabi (1983).


Nonostante ciรฒ che avrebbe dovuto insegnare la morale, anche solo quella naturale, gli eventi di cannibalismo alimentare fanno parte della storia di molte piรน nazioni, per molteplici motivi. Abbiamo testimonianze in Australia, in Africa, in Birmania, nell’isola di Pasqua, in Russia, nella Corea del nord. In tempi a noi piรน vicini il cannibalismo รจ stato un dato reale registrato dalle istituzioni di statistica nonchรฉ dalle notizie storiche. Per fare un esempio ci riferiamo alla carestia russa del 1921-1923, chiamata Holodomor, (carestia) e allo sterminio di 6 milioni di persone, perpetrato dal regime sovietico, a danno della popolazione ucraina, negli anni 1932-1933.ย 

Lโ€™evento fu testimoniato da quelli che scamparono alla caccia e allโ€™uccisione, e venne confermato dalle notizie rinvenute negli archivi sovietici. All’epoca ne fu informato anche il governo italiano. Durante questa carestia, i casi di cannibalismo furono migliaia e si verificarono prevalentemente con atti criminali. Molti bambini furono rapiti e uccisi per vendere la loro carne, spacciata come carne di origine animale a prezzi altissimi determinati dalla carenze di cibo. Eventi che ebbero identica conseguenza avvennero nel 1941, durante l’assedio di Leningrado ad opera dei tedeschi, che durรฒ dallโ€™8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944. In quel periodo il cannibalismo era allโ€™ordine del giorno: un’รฉquipe di medici rilevรฒ come tale abitudine fosse diventata una pratica di sopravvivenza comune, senza distinzioni di classe sociale, sesso o etร ; gli arresti per cannibalismo furono stimati in circa mille al mese. 

Cannibalismo nella regione del Volga durante la carestia del 1921

Da ciรฒ che precede non possiamo che prendere atto come, in questi casi, lo spirito di sopravvivenza nellโ€™uomo sia riuscito a travalicare i limiti che lโ€™essere umano, in termini speculativi, si era dato a seguito della morale, dellโ€™etica di gruppo e dei principi religiosi e familiari. Dโ€™altra parte, tali accadimenti non furono estranei nemmeno nella Bibbia. Nel Levitico Yaweh stabilisce benedizioni per il popolo, se perseguirร  con fedeltร  la sua legge, ma nel contempo orrende e mostruose condanne se la rifiuterร . Tra le conseguenze nefaste della eventuale disobbedienza, รจ elencato anche il cannibalismo:

e piรน oltre nel Deuteronomio si legge:

Durante l’assedio di Samaria, una donna chiede giustizia al re Jehoram (tratto dal secondo dei Libri dei Re):

Sarร  infine ancora la letteratura biblica che sancirร  lโ€™antropofagia come disobbedienza e maledizione, poichรฉ colui che mangia un altro essere umano commette il piรน grave peccato possibile e lo fa con un atto di โ€œdepravata disperazioneโ€. Questo passo, letto come negativo, ci indica perรฒ che lโ€™antropofagia nei popoli e nelle societร  considerate evolute ha rappresentato agli albori una condotta concepibile che poteva rientrava in una sorta di ritualitร . Anzi tale atto, che allora non racchiudeva probabilmente nulla di disdicevole, forse presupponeva una sorta di misericordia del sacrificio umano supportato da una credenza di magia spiritica. In seguito tutto cambiรฒ, subentrando il concetto morale di preservazione del corpo come involucro dello spirito. Nel cristianesimo, nel Nuovo Testamento, il concetto verrร  sostenuto da San Paolo che dirร : ยซNon sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi?โ€ฆ Il tempio di Dio รจ santo; e questo tempio siete voiยป (1ย  Corinzi 3:16โ€“17). ยซIl tuo corpo รจ un tempio per il tuo spiritoยป.


Di genere diverso anche se connotato da riti specifici, il cibarsi del corpo o parti del corpo dei propri avversari, come รจ stato postulato dagli antropologi. Tale atto si presume avesse lo scopo non solo di impadronirsi del loro coraggio, ma di onorare e rendere il loro stesso martirio sacro elevandolo a viatico spirituale. La loro morte e il loro corpo diventava, in tal maniera, il riconoscimento che il nemico aveva rappresentato un avversario onorevole e valoroso la cui morte e la conseguente consumazione sacrificale del suo cuore o di altre parti del suo corpo rappresentavano un atto di considerazione venerabile.

Tale azione in cui parti del corpo venivano consegnate alla pira sacrificale e al suo fuoco rappresentava rendere il caduto al dio della loro tradizione per farlo pervenire nelle oasi eterne [8]. Nel contempo lo spirito guerriero insito nelle carni alimentava, come pasto sacro, il coraggio del suo sacrificatore. Tale rituale ipotizziamo potesse avvenire in due modi: il primo con il sacrificio dei nemici catturati che venivano sacrificati sullโ€™altare, in cui il sacerdote prelevava il cuore ancora battente e se ne cibava oppure, il sacrificio immediato, probabilmente comunitario, fatto nel luogo dello scontro, traendo cosรฌ magicamente tutta lโ€™audacia e lโ€™eroismo guerresco. Ancora oggi in tempi recenti in Africa, tra i casi piรน famosi di cannibalismo che si potrebbe definire di appartenenza, รจ noto quello della setta segreta degli uomini-leopardo [9] che tra il XIX e la prima metร  del XX secolo assassinรฒ numerose persone in Africa occidentale. Tale setta imponeva ai propri membri il cannibalismo per rafforzarne la fedeltร  ed il senso di appartenenza. In altri casi sono stati documentati atti di cannibalismo etnico su prigionieri, sia in epoca precoloniale che durante i conflitti di natura etnica dell’Africa post-coloniale, tra cui ricordiamo le guerre civili del Congo e della Liberia, nonchรฉ i conflitti in Uganda e in Ruanda. In questi particolari casi si deve aggiungere il movente politico per effetto dellโ€™infiltrazione del potere occidentale per una restaurazione delle gerarchie tribali tradizionali [10] e per mero interesse economico.

Lโ€™antropofagia era, e forse lo รจ ancora, parte di un contesto di iniziazione e di passaggio allโ€™etร  adulta, in cui lโ€™amputazione di parte del proprio corpo proseguiva nel pasto sacro riecheggiando in tal maniera al di lร  di ogni considerazione blasfema lโ€™eucarestia per confermare la determinazione, la forza, il coraggio e il ringraziamento con il sacrificio per la propria inclusione. Alcuni studi vedono lโ€™atto sacrificale come lโ€™oblazione alla gloria del dio, nella maniera che questi potesse saziarsi delle sue stesse creature. Il dio in questa maniera dal suo paradiso celeste si compiace dei suoi fedeli che in qualche maniera ritornano alla casa del padre. Nel vangelo il Cristo dice:

Siamo perfettamente consci che il concetto biblico รจ di ordine simbolico e forse lโ€™analogia, come abbiamo detto, puรฒ sembrare blasfema e sembra stridente: giร  al tempo di Cristo, la pratica di โ€œMangiare Dioโ€ scandalizzรฒ molti non cristiani e fedeli. La Chiesa stessa ha dibattuto tale pensiero speculando [11] e negando un parallelismo sulle abitudini di alcuni popoli pagani ma, al tempo stesso, non poteva smentire la parola del Cristo. Secondo la Chiesa la transustanziazione del corpo di Cristo รจ un dogma, ovvero secondo il significato รจ un principio di fede definito perรฒ dalla chiesa degli uomini, in particolare dal Concilio di Trento del 1545. In pratica, e me lo si consenta, รจ una speculazione umana e non una rivelazione divina. Se devo credere che le particole dellโ€™ostia e il vino possano trasformarsi nel sangue e nel corpo di Cristo ho, per assurdo, lo stesso diritto di credere, facendo parte di una tradizione che crede nel pasto sacro, di ricevere parti del corpo di qualsiasi congiunto o a me superiore per condividere la sua essenza e la sua parte spirituale.

Dโ€™altra parte i cosiddetti โ€œmangiatori di uominiโ€ non erano solo individui mostruosi o malvagi, simili agli orchi delle leggende o delle fiabe, ma erano gente comune: cristiani, cavalieri, re, giovani ragazze, buoni cittadini, sani ed ammalati, viandanti, eremiti, guerrieri: tutte inconsapevoli vittime, tutti potenziali carnefici. Tantโ€™รจ vero che lโ€™idea transustanziale diventava pericolosa e quindi, immediatamente dopo lโ€™istituzione dellโ€™eucarestia, i padri della chiesa si diedero da fare a confutare con tutta la propria dialettica lโ€™accusa infamante di antropofagia del Cristo.

Cannibali ugandesi

Abbiamo visto come lโ€™antropofagia nei tempi antichi non รจ stato un atto riprovevole, anzi tale pratica significava il riconoscere e condividere lโ€™appartenenza, mantenere e preservare le esperienze e il sapere allโ€™interno del gruppo etnico [12]. Il cannibalismo non ha un unico significato. Lโ€™attuale nostro pensiero moralistico รจ fondamentalmente sbagliato poichรฉ non tiene conto del contesto magico-spirituale della cultura in cui รจ o รจ stato praticato e del fatto che la nostra morale parziale e temporanea lo vieta [13].

Tutto lโ€™antico periodo storico รจ caratterizzato da testimonianze di cannibalismo sacro la cui ragione viene, forse, spiegata da ciรฒ che facevano, nel 1500, alcuni monaci tibetani consumando ritualmente delle โ€œpillole di carneโ€. Questo รจ un altro rito simil-eucaristico, la cui idea si fonda sul fatto che queste โ€œpillole di carneโ€ connetterebbero soggetto e oggetto, oltrepassando cosรฌ il confine di separazione tra sacro e profano; per cui i monaci avevano la possibilitร  di incorporare la compassione dei Buddha passati e, al contempo, di ricordare al fruitore delle particole la propria natura transitoria e la mortalitร  della propria carne [14].

Certamente noi uomini del nostro tempo, con la morale attuale, non possiamo concepire gli usi sacri dellโ€™antropofagia e del suo aspetto superiore. Ancora oggi esistono sette per le quali il mangiare carne umana รจ legata alla loro evoluzione spirituale. La setta degli Aghori, per esempio, รจ un ordine ascetico monastico di Sadhu Shaiviti nell’Uttar Pradesh, in India. Sono una delle principali tradizioni indiane e la forma piรน estrema del tantrismo, l’unica setta sopravvissuta derivante dalla tradizione Kฤpฤlika, concentrata prevalentemente nella cittร  santa di Varanasi. Questi sono soliti consumare carne umana per il proprio percorso di ricerca dell’illuminazione. I metodi Aghori, sebbene contrari all’induismo tradizionale, esemplificano la loro filosofia, condivisibile o meno, nel criticare le relazioni sociali e le paure comuni attraverso l’uso di atti culturalmente offensivi e riprovevoli per superare la dualitร  della vita. Inoltre dimostrano l’accettazione della morte come parte necessaria e naturale dell’esperienza umana e della sua evoluzione. Il cadavere su cui meditano e di cui si cibano รจ un simbolo del loro corpo e della trascendenza del Se inferiore e della realizzazione del Se supremo. Lo scopo del culto รจ liberarsi dalla ruota delle reincarnazioni attraverso la pratica della meditazione nonchรฉ di un ascetismo estremo, fino a fondere il proprio sรฉ (Atman) con il tutto (Brahman). Inoltre lโ€™urofagia e la coprofagia sono pratiche ampiamente diffuse allโ€™interno della setta [15]. Il cannibalismo che gli Aghori praticano sui cadaveri avrebbe uno scopo preciso: quello di assorbire, come abbiamo visto per i monaci tibetani, perchรฉ ne divenga loro parte, la โ€œShaktiโ€ (ovvero lโ€™energia vitale), assorbendo cosรฌ tutti i โ€œpoteriโ€ acquisiti dal morto nel corso della sua vita.

Monaco Aghori

Il ricercatore, lโ€™antropologo o lo psichiatra e in genere lo scienziato cerca di inquadrare le varie forme di cannibalismo allโ€™interno di un sistema classificatorio, รจ questo lโ€™approccio scientifico alla luce del nostro attuale credo e della nostra attuale morale. Quattro sono secondo noi le classi di identificazione:

  • Cannibalismo rituale: come parte di cerimonie etniche o rituali di iniziazione o di passaggio.
  • Cannibalismo per la sopravvivenza in condizioni estreme
  • Cannibalismo funerario
  • Cannibalismo magico

Di queste quattro suddivisioni abbiamo giร  trattato il cannibalismo rituale, che ha come capostipite gli Aztechi, tra cui questa usanza verrร  addirittura istituzionalizzata in religione. Il mito ancestrale alla base della religione azteca si richiama alle origini dove gli dรจi, secondo i miti, dopo aver distrutto e ricreato il mondo, si erano dovuti sacrificare gettandosi nel fuoco per preservare il calore, la luce e il moto del sole. Da questa leggenda il popolo era tenuto a preservare tale tradizione e lโ€™esistenza stessa del sole, nonchรฉ sacrificare e cibarsi delle vittime a guisa di pasto eucaristico. Le stesse vittime consideravano un grande onore lโ€™essere sacrificati [16]. Dopo il rito cruento, i macellai indios smembravano le vittime tagliando loro braccia e gambe distribuendole tra gli astanti, nobili e soldati.

Sul tema dei rituali di passaggio dei giovani, questi erano sottoposti a complessi riti che coinvolgevano sia il corpo, con la dimostrazione di sopportare il dolore, mentre altri mettevano a dura prova la resistenza psicologica e morale dei giovani aspiranti alla maturitร . Il cannibalismo era uno di questi necessario a passare dalla condizione fanciullesca allโ€™etร  adulta. Il rito si presentava come un indispensabile atto di violenza, un trauma psicologico, un โ€œagitoโ€ che svolgeva una funzione catartica che in qualche maniera rassicurava il soggetto nel concetto della accettazione e nella inclusione da parte della tribรน. Nel contempo preparava il giovane ad affrontare le fasi successive, anche traumatiche o violente del suo percorso evolutivo.

Thรฉodore Gรฉricault, La zattera della Medusa, 1819

Diverso รจ il cannibalismo per la sopravvivenza in condizioni estreme. Qui lโ€™idea del sacro puรฒ essere sublimata nel mantenere la sacralitร  della propria vita. Lโ€™esempio con cui abbiamo aperto questo articolo รจ emblematico come pure la tragedia, avvenuta nel giugno del 1816 dove la fregata francese a vela Mรฉduse, partita da Rochefort in direzione del porto di Saint-Louis, sulle coste del Senegal, per lโ€™incompetenza del capitano finรฌ per incagliarsi sulle secche del Banc dโ€™Arguin, nei pressi di Nouadhibou, in Mauritania. Sulla zattera di fortuna 20 persone morirono giร  la prima notte, mentre al nono giorno i sopravvissuti cominciarono a cibarsi dei cadaveri dei compagni. Il tredicesimo giorno molti erano morti per fame oppure gettandosi in mare in preda alla disperazione. La zattera condusse tragicamente i sopravvissuti alle frontiere dell’esperienza umana: impazziti, assetati e affamati, scannarono gli ammutinati, mangiarono i loro compagni morti e uccisero i piรน deboli. Alla fine i superstiti vennero salvati dal battello Argus che il 17 luglio, allโ€™alba del tredicesimo giorno, raggiunge la zattera.

Un esempio dei riti post mortem sono quelli del popolo Fore nellโ€™arcipelago della Papua Nuova Guinea, in Oceania. Il cannibalismo fa parte della loro cultura ma soprattutto nel culto dei morti. Non siamo a conoscenza se attualmente tali pratiche siano ancora celebrate; sta di fatto che quando una persona moriva, i suoi cari, secondo il rituale, ne mangiavano i resti, in particolare il cervello. Sino agli anni โ€™30 nessuno sapeva della loro esistenza poichรฉ era un popolo isolato con caratteristiche culturali molto specifiche. Questa popolazione fu scoperta negli anni cinquanta e fu individuato anche il kuru, un tipo di malattia neurologica endemica, che decimรฒ i Fore negli anni a cavallo tra il 1950 e il โ€™60. Il kuru รจ causato da un prione (un โ€œagente infettivo non convenzionaleโ€ di natura proteica) che provoca una grave demenza. Lo stesso termine, kuru, in lingua Fore, significa โ€œtremareโ€, in riferimento alla condizione provocata dal prione. Tuttavia nel sangue degli indigeni ultimamente รจ stato isolato un gene, risultato di una mutazione spontanea, che oggi li rende immuni al kuru.

Cerimonia funebre Fore

Particolare menzione, nei territori africani, spetta allโ€™utilizzo di organi umani usati nei rituali di alcuni stregoni dellโ€™africa subsahariana, in particolare nel Malhawi. Ciรฒ avviene particolarmente con gli organi di soggetti albini, poichรฉ รจ diffusa la credenza secondo cui queste persone non sarebbero esseri umani, ma “fantasmi incarnati“, creature sovrannaturali. Questa credenza determina che alcuni guaritori “Muti” (la medicina tradizionale di quella zona dell’Africa) ritengano di poter ricavare potenti talismani dal loro corpo e dai loro organi: questi avrebbero poteri magici e sarebbero in grado di guarire, ingerendo parti del loro corpo, diverse malattie, oltre ad essere in grado di portare fortuna. Tale credenza รจ tanto radicata che questi disgraziati vengono cacciati, trucidati e smembrati per creare pozioni magiche.

A voler trarre delle conclusioni gli aspetti del cannibalismo sono molti e non si lasciano inquadrare in maniera razionale. In effetti questo รจ un itinerario che riserva un sacco di circostanze e contrasti anche impensabili. Lo scritto ha cercato di eliminare una certa patina raccapricciante ed erronea, per trovare un fondo di veritร  ma anche per capire il profondo significato della morte quale essa sia e ciรฒ che ne segue. In maniera che, come dice Hannibal Lecternel film Il silenzio degli innocenti, Ogni atto creativo ha conseguenze distruttive. Il dio indรน Shiva รจ sia distruttore che creatore. Quello che eri ieri รจ uno scarto che fa sorgere quello che sei oggi.


[1] La storia verrร  ripresa nella film spagnolo del regista J.A. Bayona, La sociedad de la nieve del 2023, in un remake del film I sopravvissuti delle Ande del 1976 e per lโ€™appunto Alive – Sopravvissuti del 1993.

[2]ย Ewald Volhard (Giessen, Assia 1900 – Hasselt, Renania 1945) etnologo e germanista, รจ stato uno dei piรน autorevoli antropologi del XX secolo. Negli anni trenta ha partecipato a numerose spedizioni di studio in Medio Oriente, in Libia e in Europa meridionale.

[3] Celebre il dipinto di Goya di Saturno che divora un figlio.

[4] Per noi, lo spavento รจ lโ€™orrore รจ dato dallโ€™ignoranza del significato dellโ€™atto e in questo purtroppo ne ha causa la morale religiosa.

[5] Di questo epilogo non vi sono prove certe, anzi pare proprio che non avvenne cosรฌ.

[6] La Gran Dolina รจ una dolina carsica, ovvero una depressione circolare del terreno, ubicata nei pressi della cittร  di Atapuerca, nella provincia di Burgos.

[7] Due esempi: il mito di Ymir smembrato per la creazione della terra di mezzo. โ€œDalla carne di Ymir fu fatta la terra, dal suo sangue il mare, gli alberi dalla chioma, dalle sue sopracciglia fecero gli dรจi benedetti Miรฐgarรฐr per i figli degli uomini, dalle ossa le montagne, dal cranio il cielo, dal suo cervello furono create tutte le tempestose nuvoleโ€. Altra tradizione quella giapponese dove il cielo e la terra vennero creati da Tiamat, tagliata in due, e uccisa dal dio Marduk che con il sangue del mostro Kingu creรฒ gli uomini.

[8]ย Nella tradizione norrena la vita di un essere non era che un passaggio e la morte non era causa di terrore ma un’aspettativa di entrareย nel Valhรถll (Valhalla) che era il luogo dove venivano accolti tutti i caduti in battaglia, accompagnati presso le porte del Valhalla dalle valchirie, leggiadre guerriere figlie di Odino.

[9] Le societร  degli uomini-leopardo, anche chiamate Anyoto/Aniota sono societร  segrete tradizionali della cultura di diverse regioni dell’Africa occidentale e dellโ€™Africa centrale. In epoca coloniale, e in particolare a cavallo fra il XIX e il XX secolo, le societร  degli uomini-leopardo del Congo Belga e di altri paesi dell’Africa centro-occidentale come Nigeria e Liberia si vennero sempre piรน connotando come organizzazioni violente, fondate sull’omicidio rituale. Gli adepti degli uomini-leopardo Anyoto, per esempio, dovevano uccidere un proprio parente stretto come rito di iniziazione. Gli Anyoto e i membri di gruppi analoghi si immedesimavano misticamente con il leopardo indossandone la pelliccia, imitandone i suoni e le tecniche di caccia, e usando come armi artigli di leopardo riprodotti in legno o in ferro. Inoltre, gli adepti di queste sette erano incoraggiati all’antropofagia.

[10]ย Queste sette, pur essendo predominante lโ€™aspetto magico, รจ chiaro che furono manipolate dallโ€™azione politica che usรฒ scaltramente gli usi tribali. La realtร  tuttavia รจ che nel paese i corpi dei defunti scompaiono dalle tombe, i sospettati vengono linciati e le loro case bruciate. I cannibali sono accusati di riesumare i cadaveri delle tombe nella notte e fuggire con il bottino. Il Paese si difende lamentando la carenza di obitori e la diffusione della stregoneria, mentre gli antropofagi sostengono a loro difesa che la miglior degustazione della carne รจ quella di carne umana, in particolar modo la carne di persone appena morte.

[11]ย Mangiare Dio รจ il titolo del libro di Matteo Al Kalak che racconta โ€œuna storia dell’eucarestiaโ€, Einaudi 2015.

[12]ย In alcune tribรน africane nel momento in cui la famiglia deve prendere decisioni importanti si riesuma il cadavere del capo famiglia a cui venivano chieste delucidazioni, nel mentre โ€œspiluccanoโ€ parti del corpo per avere un’unione mentale.

[13]ย Ci riferiamo al concetto di relativismo etico, una posizione filosofica presente nella storia del pensiero umano. Tale teoria afferma che i principi morali (tutti o parte di essi) non hanno valore di per sรฉ. I concetti, i giudizi e i comportamenti definiti morali sono tali per convenzione quindi possono variare non solo nel corso del tempo ma, soprattutto, a seconda del contesto culturale di riferimento.

[14]ย Liberamente tratto da un articolo precedentemente uscito su ยซAeonยป di Ben Thomas. Un’altra pratica che ha fatto parte della tradizione cattolica e che รจ poco conosciuta รจ quella secondo cui, oltre alla venerazione del corpo dei santi, i fedeli si mangiavano particole come ostie del cadavere del santo e bevevano i liquami che fuori uscivano dai loro corpi venerati. Inutile dire che si trattava di una macabra e pericolosa usanza.

[15] Lโ€™uso terapeutico o meno dellโ€™urina come assunzione รจ molto antica e praticata da diverse culture e ancora oggi รจ un metodo terapeutico. L’urina รจ stata considerata strumento di guarigione in molte culture asiatiche per secoli come il vero elisir di lunga vita e in India questo fa parte della tradizione medica da migliaia di anni. In etร  moderna tale pratica fu rivalutata da Paracelso e dal medico tedesco Paullini. In sanscrito lโ€™urina si dice โ€œAmaroliโ€, da โ€œAmarโ€ che significa immortalitร . Nella nostra antichitร  era chiamata con diverse perifrasi: Frutto della vita, Acqua santa, Elisir di lunga vita, Acqua di vita, Acqua dorata, Acqua degli dei, Rugiada del cielo, Nettare celeste. Per i monaci tibetani il bere la propria urina rappresenta una pratica mai interrotta.

[16]ย La storia non ci dice cosa effettivamente avveniva. Si puรฒ tuttavia pensare come i terroristi in questi anni hanno dimostrato come la mentalitร  fanatica della religione comporti un totale distacco dalla realtร  e da ogni collegamento e vincolo umano. Dโ€™altra parte coloro che pativano il sacrificio potevano essere aiutati, come il terrorismo ci insegna, con lโ€™assunzione di particolari droghe.


Matteo Al Kalak – Mangiare Dio. Una storia dell’eucarestia – Einaudi, 2021

Jens Bjerre – Gli ultimi cannibali. Alla ricerca di tribรน superstiti incontaminate – Pgreco, 2013

Massimo Centini – Mangiatori di uomini. La storia del cannibalismo, dalle caverne degli albori ai serial killer di ieri e di oggi – L’Airone Editrice – Roma, 2021

Davide Costa – Cannibalismo : questioni di genere e serialitร  – TAB edizioni, 2023

Stรฉphane Courtois, Nicolas Werth, Jean-Louis Pannรฉ – Il libro nero del comunismo – Mondadori, 1999

Umberto Di Patti – Ultimo mondo cannibale. Dal cannibalismo rituale al cannibalismo criminale – Temperino Rosso, 2023

Stephen Flowers – I signori della mano sinistra – Venexia, 2024

Marvin Harris – Cannibali e re. Le origini delle culture – Feltrinelli, 2013

Daniel Korn, Mark Radice, Charlie Hawes – Cannibali. La storia dei mangiatori di uomini – Mondadori 2005

Maurizio Leigheb – Caccia all’uomo, Dal Chaco Paraguayano alle giungle della Nuova Guinea, la ricerca degli ultimi cannibali – Sugar Editore, 1973

Volfango Lusetti – Cannibalismo Ed Evoluzione. Un’ipotesi Sull’origine Della Coscienza – Armando Editore, 2006

Ewald Volhard – Il cannibalismo. Civiltร , cultura, costumi degli antropofagi nel mondo – Mondadori, 2019

Rispondi

Scopri di piรน da ๐€๐—๐ˆ๐’ ึŽ ๐Œ๐”๐๐ƒ๐ˆ

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere