Il sacro silenzio del dio Arpocrate

La citazione in epigrafe ci suggerisce che il silenzio non solo รจ lโ€™intervallo tra il pensiero e la parola articolata, ma รจ il momento necessario a mediare tra impulso e ragione per vedere chiaramente con lโ€™occhio razionale della mente offuscata, dal clamore non solo del rumore ma anche dalle parole. Ebbene si: il silenzio rappresenta oggi una diversitร , una anomalia. Nella condizione della societร  attuale, il silenzio superiore non รจ concepito, non รจ compreso e non fa parte della cacofonia voluta e ricercatamente dissonante in cui sโ€™immergono le genti. Definendo il silenzio meditativo questo non รจ assenza di attivitร , come si potrebbe pensare, non รจ vuoto o trattenimento della voce, ma รจ una condizione prettamente mentale di equilibrio del proprio essere con il proprio pensiero.

Oggi ai piรน il silenzio sembra faccia paura, la cacofonia rappresenta nella nostra societร  il modo di estraniarsi e di evadere non solo dagli eventi che ci opprimono, ma sembra essere il volontario annullamento della nostra stessa individualitร  in una sorta di bozzolo sonoro, gridato e strepitato con cui ci si avvolge totalmente. รˆ un muro che ergiamo attorno a noi a difesa ma anche a offesa; esso diviene violenza, prevaricazione, volgaritร . Il rumore di cui ci facciamo pervadere non รจ solo esteriore, ma purtroppo interiore e i suoi effetti si riflettono negativamente sulla persona. Si parla di stordimento sonoro tale da rendere le persone spiritualmente vuote e superficiali [1].

Il silenzio nel mondo moderno fa paura essenzialmente perchรฉ non conosciamo noi stessi e il mondo che ci circonda e di conseguenza non lo vogliamo conoscere. Abbiamo il timore di rimanere da soli con una parte del nostro essere depresso e insicuro che rifiutiamo di vedere e che inspiegabilmente nutriamo. Lo dimostriamo in migliaia di modi. Siamo nati e viviamo immersi in una societร  che non ci insegna a connetterci con noi stessi nรฉ ad ascoltarci o ad ascoltare, ma che ci distrae di continuo [2]. Viviamo perennemente nello stordimento in una sorta di droga sonora. La societร  nel corso dei secoli รจ cambiata profondamente e il silenzio del mondo naturale รจ stato stuprato dallo smodato e volgare clamore del mondo contingente, meccanico, artificiale. Non per nulla usiamo il termine di volgare in senso etimologico poichรฉ il silenzio da sempre รจ parte intimistica di ogni via interiore sia religiosa che iniziatica dove il profano non ha accesso. E tale accesso oggi lo neghiamo in pari modo alla nostra interioritร .

Giร  gli Egizi riconoscevano nellโ€™esercizio tradizionale del silenzio una qualitร  intellettiva superiore meritevole da ricercare. Lโ€™avevano rappresentato nel figlio di Iside ed Osiride. Il fanciullo Arpocrate dio del silenzio, il cui culto celebrava il Silenzio come complemento, per nulla accessorio, alle vie misteriche nella necessitร  di conservare e preservare il segreto iniziatico.

La figura di sinistra nel cartiglio รจ la rappresentazione in scrittura ieratica di bambino.

Il significato del nome Arpocrate fu attribuito dal filosofo Plutarco che cosรฌ lo descriveva: “Ha il dito che preme sulla bocca a simbolo della sua virtรน di silenzio e del silenzio stesso“. Tuttavia il significato del suo gesto fu un travisamento del filosofo. Arpocrate fu scambiato dai greci come dio del silenzio mal interpretando il simbolo che appariva. Nelle rappresentazioni pittoriche lโ€™immagine geroglifica in realtร  rappresentava Horus bambino in scrittura ieratica. Nellโ€™iconografia e nella geroglifica egizia e di seguito in quella greca e romana Arpocrate appare come un fanciullo paffuto, in piedi o in braccio alla madre o seduto su un fior di loto, con lโ€™indice destro a toccare la bocca e in tal senso lo continuarono a interpretare come simbolo del silenzio, ovvero il silenzio delle emozioni e il tacitare del falso favellare. Il Signum Arpocraticum ha rappresentato pure il silenzio della morte, essendo Arpocrate legato al mondo infero poichรฉ nella Roma imperiale il suo culto, importato dalla tradizione egizia, si confonde per un sincretismo tutto romano, con la ninfa condannata da Giove ad aver mozzata la lingua e relegata negli inferi e appellata poi Tacita Muta [3].

Lโ€™immagine fanciullesca non ci confonda, nella sua candida apparenza, non ci richiami aspetti infantili, o cercare di riflettere sul fatto che i bambini amano i segreti, e i loro stupori, o ancora interpretando il silenzio come condizione per riscoprire il bambino che cโ€™รจ in noi: riflessioni sicuramente suggestive, che perรฒ ci deviano dalla corretta lettura del messaggio arpocriteo. Il silenzio รจ dunque la condizione non solo di pace interiore ma รจ il ritrovare se stessi. Tutte le tradizioni, non solo orientali, hanno insegnato ai loro discepoli il silenzio come metodo di realizzazione spirituale e di rinnovamento della mente. Con il vuoto si liberano, si annullano tutte leย idee ossessive, le preoccupazioni, i ragionamenti inutili e in tal maniera guardare finalmente la realtร  che ci circonda cosรฌ come รจ, depurata dalle proiezioni, dalle speranze, dai condizionamenti. E questo un concetto fondamentale che contraddistingue tutte le dottrine orientali. Nel buddismo e nel taoismo รจ la condizione preliminare per accedere alla meditazione trascendente. Questo stato รจ chiamato “Nobile silenzio”, che รจ un termine attribuito aย Gautama Buddha, per come avrebbe reagito a certe domande intorno alla realtร .ย Tale atteggiamento nellโ€™iniziato modella e sostiene l’approccio buddista alla liberazione attraverso la pratica etica e meditativa conosciuta comeย “Nobile Ottuplice Sentiero”. Questa pratica consiste nelย canone pฤliย al fine di raggiungere uno stato interiore sinonimo diย jhana,ย che letteralmente significa visione ma generalmente ha l’accezione d’un tipo diย meditazione.

รˆ ancora il silenzio che accompagna chi cerca di identificarsi nel vuoto e Arpocrate ci accompagna nella considerazione che รจ impossibile trasmettere ad altri la propria esperienza anche se il silenzio sembrerebbe, seppur come caso limite, una modalitร  comunicativa. Arpocrate fu considerato dai greci come il dio del sole filosofico portando la luce della veritร  superiore allโ€™interno della psiche. Il silenzio nella sua concettualitร  da sempre รจ espressione di indicibilitร , รจ stato correlato alla sfera religiosa: โ€œparlare o svelareโ€, infatti, i misteri, voleva dire sconvolgere e dare in pasto ai profani nozioni segrete. La societร  antica, fondata anche sui Mysteria, accessibili solo agli eletti e agli โ€œspecialistiโ€ del sacro, non potevano volgarizzare i segreti arcani, anche se mediamente il segreto iniziatico, per sua caratteristica, e sempre stato inesprimibile. Dโ€™altra parte non tutto passa attraverso la parola e cโ€™รจ bisogno di dare un posto anche a ciรฒ che รจ indicibile, alle veritร  impossibili a dirsi. Cโ€™รจ bisogno di silenzio, di meditare lโ€™inesprimibile, dandogli un luogo nella nostra mente perchรฉ rimanga scolpito al di la del vuoto delle parole. Si dice che il silenzio valga piรน di mille parole. Sebbene possa sembrare insignificante il silenzio, quello meditativo corrisponde ad una attivitร  cerebrale superiore.

โ€œArprocate รจ il patrono e il precettore dellโ€™umana attivitร  di comprensione del divino, che รจ, per lโ€™uomo, imperfetta immatura e inarticolata“. Arpocrate nella sua essenza simbolica diventa complesso nella sua immagine. Il dio egizio in effetti incarna un numero notevole di personificazioni che gli vengono conferite anche in epoca romana. A questo proposito, per comprendere appieno la sua realtร  simbolica, occorrerร  seguire il fluire del torrente simbolico del suo mitologema, dalle origine egizie attraverso lโ€™evoluzione nella tradizione greca e poi romana. Il mito nasce dalla leggenda di Iside e Osiride e dallโ€™accoppiamento, post-mortem, dei due fratelli, da cui nasce Horus. Il suo nome risulta แผ‹ฯฯ€ฮฟฮบฯฮฌฯ„ฮทฯ‚, -ฮฟฯ…ฯ‚, Arpokrรกtes, in latino Harpลcrฤƒtฤ“s, -is che รจ la forma sincretica del dio Horo, corrispondente all’antichissimo dio Hor pa khred, ossia Horo il fanciullo che identificava, per lโ€™appunto, il figlio di Iside e Osiride. 

Tra il 1060 e il 664 a,C. il suo culto si trasforma, divenendo popolare e rimanendo tuttavia lโ€™immagine di fanciullo, assumendo una iconografia di bambino in braccio a sua madre mentre si porta un dito alla bocca ad indicare, si suppose, la necessitร  del silenzio. In altre rappresentazioni egli appare seduto su un fior di loto, mentre in epoca romana sarร  costantemente rappresentato come un efebico fanciullo con la testa rasata meno una treccia al centro della testa, il cui significato simbolico si lega al simbolismo del Sahasrara che รจ il Chakra della Spiritualitร , della Consapevolezza e della Trascendenza rappresentato dai mille petali del loto sui quali sono incise tutte le vocali Sanscrite ripetute 20 volte, il cui unico suono udibile รจ, ancora una volta, lโ€™Eco del Silenzio, poichรฉ il saggio rimane in silenzio e perchรฉ la conoscenza รจ inesprimibile. Il suo significato simbolico รจ quello di purezza e rinascita spirituale, associato ad un percorso di elevazione spirituale e distacco dal mondo materiale. Tutto il suo simbolo, la sua iconografia, che appare in diverse rappresentazioni, ci dice la sua stessa complessitร  che coinvolge diverse esperienze ed aspetti correlati ad una via iniziatica come Morte e resurrezione. Altrimenti viene rappresentato mentre tiene un corno dellโ€™abbondanza, avendo in mano dei serpenti o con i piedi appoggiati su coccodrilli o ancora con ali dispiegate. 

Tutte rappresentazioni che appaiono numerose nei cosiddetti cippi di Horus [4]. Si riferiscono in effetti ad aspetti legati allโ€™esperienza iniziatica e al divenire evolutivo dellโ€™essere. Non staremo qui ad riconoscere o a identificare il significato dei vari attributi simbolici a volte incomprensibili. Tuttavia una raffigurazione ci stimola dal commentarla. Il fanciullo รจ stato rappresentato cinto da una pelle di lupo cosparsa di occhi e di orecchi. Qui il simbolismo ci appare piรน comprensibile: uno studioso del Cinquecento, Vincenzo Cartari, cita, per lโ€™appunto, una immagine del Dio del Silenzio raffigurato senza volto, col capo coperto da un cappello [5] e rivestito con una pelle di lupo come abbiamo detto cosparsa di occhi e orecchie perchรฉ “bisogna vedere e udire assai, ma parlare poco“. La pelle di lupo ha una sua razionalitร  in quanto il lupo ha un preciso rapporto con i defunti cosรฌ come Arpocrate. 

Nei musei di Perugia e Volterra, per esempio, sono esposti dei vasi funerari etruschi che raffigurano il lupo come un simbolo veicolare di comunicazione con gli Inferi. Per quanto concerne occhi e orecchie, i due sensi udito e vista servono per cogliere la realtร  del mondo, ma questa realtร  non deve essere espressa ma meditata e percepita con i sensi interiori. Per il profano il silenzio sembrerebbe essere solo assenza di suono e vuoto mentale, astenendosi dallโ€™interferire con la voce, ma per lโ€™iniziato, nel ritmo della sua maturazione, รจ invece una concentrazione mentale in cui i propri sensi registrano e assimilano in maniera indelebile. Il silenzio dโ€™altra parte รจ definito la lingua degli dei, e risulta essere, secondo le piรน antiche vie tradizionali, un percorso elettivamente nobile per una conoscenza superiore e una necessaria educazione nel tacitare la confusione e il tumulto dei sentimenti interiori nonchรฉ delle proprie impulsivitร . Da sempre il silenzio รจ il modo di ascolto di santi, asceti, iniziati e spiriti visionari. Tecnicamente esso รจ il comportamento di chi non contraddice o di chi non si oppone. In senso religioso assume un valore particolare e ciรฒ dipende da due motivi: il primo รจ il metodo piรน efficace per raccogliere e concentrare l’anima in se stessi, distogliendola dai pensieri e dalle preoccupazioni della vita esteriore, mettendola in qualche maniera in pausa al fine di ricevere la rivelazione. Dopodichรฉ, cessato il cachinnio del mondo, nel silenzio dell’anima si puรฒ ascoltare la voce di Dio.

Per altro la leggenda racconta che il bambino nasce prematuro e rachitico negli arti inferiori. Sembra difficile ora dare una spiegazione simbolica di una tale condizione. Il rachitismo sembra voler dire, e siamo coscienti, che lo facciamo con molta fantasia, che la sua genesi รจ stata imperfetta. Sarebbe lโ€™imperfetta ereditร  dellโ€™atto post-mortem con lโ€™insufficiente apporto dellโ€™elemento maschile e igneo intrasmissibile per il suo equilibrio per farlo costituzionalmente completo. Tuttavia tale evento caratterizzerร  un aspetto interessante dellโ€™iconografia simbolica: la rappresentazione come fanciullo-dio assieme al suo atto misterico rappresenterebbe la fase di una crescita spirituale, di una lenta ed evolutiva maturazione dell’approccio esoterico alla Conoscenza. Dโ€™altra parte gli scritti a noi giunti, ci dicono che il silenzio era essenziale in quasi tutte le vie misteriche. Nel silenzio cโ€™รจ lโ€™esperienza dellโ€™altrimenti. Si apre lo spazio dellโ€™inesauribile distanza necessaria per poter essere altrimenti, senza la quale la libertร , la vera libertร , รจ una finzione. Il silenzio, lo abbiamo visto piรน volte, non รจ un atteggiamento passivo: รจ un silenzio attivo, interiore, mistico. Plutarco ci da ancora un altro suggerimento:

Il silenzio รจ sacro e necessario per due motivi: il primo, dare la possibilitร  alla divinitร  di rivelarsi intimamente attraverso la calma di tutte le cose (silenzio sacramentale); il secondo motivo รจ che il silenzio รจ la condizione piรน adatta per apprendere e per rielaborare ciรฒ che si apprende. Risalendo nel tempo e rifacendosi ad altre tradizioni troviamo molti esempi del silenzio iniziatico. In Pitagora il silenzio assolve a funzioni specifiche. La scuola pitagorica ha un rapporto singolare con la parola e con il silenzio. La tradizione vuole che circolasse una frase erroneamente poi attribuita ad Aristotele, autรฒsรฉfa (lo ha detto lui), in cui si condensa lโ€™autoritร  della parola e allo stesso tempo il silenzio obbediente degli adepti: gli acusmatici, ovvero coloro che dovevano ascoltare e non parlare. Detto ciรฒ, in campo linguistico e nel mondo del lavoro ma anche in campo iniziatico, il termine apprendista deriva dal verbo apprendere il cui significato รจ estensivamente di “afferrare con la mente”. Una delle caratteristiche del grado di apprendista in massoneria, particolarmente sofferto dagli stessi poichรฉ non lo capiscono, รจ che essi non hanno parola in tempio. La loro maturazione รจ imposta e ricercata nel silenzio della loro mente con un processo di muta assimilazione e di necessaria disciplina. Nel Rito poi il Segno dโ€™Ordine dei Maestri Segreti, nel quarto grado, si compie ponendo lโ€™indice e il medio della mano destra appoggiati verticalmente sulle labbra: questo รจ โ€œil segno del silenzioโ€ o di Arpocrate. Il significato รจ sempre quello: โ€œstai zitto e imparaโ€.

In Grecia i misteri eleusini prescrivevano il precetto del silenzio mistico e della reticenza mistica (espressione intesa come esperienza incomunicabile). Queste prescrizioni le ritroviamo nei misteri dell’Oriente ellenistico: Iside, Cibele e anche presso gli Orfici dove vigeva la legge della reticenza. La stessa imposizione la troviamo in Platone; ma รจ nei Neoplatonici, da Plotino a Damascio, che il silenzio estatico diventa cardine dell’accoppiamento di questo con le veritร  sovrasensibili da dove nasce la ragione e la vita. In Damascio, in maniera piรน esplicita di Plotino, l’ascesa intellettuale, prospettata dal filosofo, si conclude infatti nell’assoluto silenzio dell’ineffabile abisso della divinitร ; alcuni studiosi hanno ravvisato, in questa dottrina, molte affinitร  con ilย pensiero indiano. Nel Buddismo lโ€™ingresso nel Nirvana รจ preceduto e accompagnato dal silenzio. Nella tradizione musulmana il silenzio รจ lโ€™espressione suprema del congiungimento con Dio. Nel protestantesimo, il cui servizio liturgico รจ tutto a base di sermoni e di cantici, i Quaccheri hanno per primi introdotto il silenzio cultuale da essi chiamato “silenzio vivente”, in quanto lo ritengono il principale veicolo della divinitร  nell’anima loro.

Un male sottile serpeggia per la nostra societร , tra i giovani, negli spettacoli e sembra in qualsiasi evento pubblico o privato, anche nel piรน sussiegoso: la cacofonia. Etimologicamente la cacofonia, ovvero il suono che risulta sgradevole, se vogliamo, si puรฒ verosimilmente estendere al continuo vociare senza costrutto. Esso รจ causa di una continua agitazione, di potenti suggestioni tanto che la persona non riesce piรน a isolarsi a far quiete e a concentrarsi nella sua mente. Viene detto che per ascoltare il nostro dio interiore bisogna giungere a un ascolto cosรฌ profondo da rendere necessaria la condizione dellโ€™essere moribondi. Certo รจ un simbolo ma meditate! Poichรฉ se la parola รจ un diritto, il silenzio รจ libertร . Il Silenzio, quindi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, โ€œnon รจ disamore, disprezzo della parola, fuga dal linguaggioโ€, bensรฌ rifiuto si, della parola, ma quella anonima banale e irresponsabile, impersonale, superficiale, meccanica. Nei Vangeli si dice:

La prescrizione del silenzio non รจ comunque prerogativa solo di Arpocrate. In effetti il simbolo del fanciullo e del silenzio viene passato di mano da Arpocrate allโ€™icona alchemica mercuriale [7]. In una incisione del Symbolicarum queaestionum del Bocchi troviamo Hermes che compie il gesto del silenzio con la mano destra, tenendo nellโ€™altra un candeliere a sette luci e portando sopra la testa una scritta circolare Manet in se monas (“Lโ€™uno resta in sรฉ”): come dire che la propria razionalitร  individuale non viene spesa e sprecata nella sterile divulgazione, ma serve una sorta di fertilitร  interiore per attivare la propria scintilla divina. Il silenzio divenne caratteristica degli alchimisti in particolare per mantenere il segreto, che si manifestรฒ nei loro scritti in una sorta di nonsense il cui concetto รจ analogo alla beata stupiditร  con la quale celarono le loro scoperte parlando e scrivendo dei loro lavori senza farlo, ossia celando la realtร  dietro enigmi, contraddizioni, allegorie, simboli, interruzioni e reticenze improvvise, suscitando in chi legge i loro scritti l’impressione di essere vittima di una beffa straordinaria. Ciรฒ tuttavia invece di rinunciare a capire, inaspettatamente, si attiva una esasperata ricerca a comprendere ciรฒ che non viene detto, ed รจ questo lo scopo dellโ€™iniziato ai misteri che non si lascia distogliere da una assenza. Nella millenaria pratica del Taoismo i monaci cercano di cogliere ogni istante per dedicarsi al loro perfezionamento e la cessazione della parola, fa parte delle tecniche per nutrire il โ€œPrincipio Vitaleโ€. Quando alcuni di loro si ritirano per vivere nascosti (ynju) allora il silenzio diventa totale, il monaco si immerge totalmente nellโ€™intimo rapporto tra lui e il Principio. Le stesse azioni rituali giornaliere vengono compiute al minimo in completa assenza di salmodie. Lโ€™assenza della parola favorisce allora lโ€™uso dello sguardo, elemento essenziale, secondo i taoisti, per la conoscenza di se. Tale atto consiste nellโ€™attivare lo sguardo contemporaneamente all’esterno e all’interno di sรฉ fino a visualizzare il cerchio della โ€œLuna Pienaโ€ davanti al Chakra della Fronte. In pratica il monaco, in trance, sperimenta lโ€™azione di “guardarsi dentro”, non in senso metaforico ma fisicamente. Dove lโ€™assenza di tutte le interazione emozionali portano allo stato del Non agire. Concetto assolutamente estraneo agli occidentali. 

Plutarco ci racconta come la figura di Arpocrate fosse posto allโ€™ingresso dei templi in un simbolico messaggio rivolto solo agli iniziati, suggerendo agli adepti di usare la parola in maniera discreta prediligendo il silenzio alla parola. Tutte le vie iniziatiche rispettavano e consigliavano il silenzio cosรฌ come le prescrizioni nelle diverse regole dei vari ordini religiosi della cristianitร . Nei Vangeli stessi la parola รจ indicata come oziosa e dannosa.ย In molti ordini religiosi ancor oggi vige la regola del silenzio: cluniacensi, cistercensi, certosini nonchรฉ gli ordini di clausura che avevano la prescrizione del silenzio dove lโ€™unica forma di espressione verbale รจ la preghiera perenne, anche interiore dove questa diviene senza intermissione. Scrive San Bruno [8] che la pace interiore รจ una conquista che richiede allenamento, una continua lotta con sรฉ stessi trovando la forza in Colui che ci ha voluto in campo: “E Dio dona ai suoi atleti, per la fatica del combattimento, la ricompensa desiderata: la pace che il mondo non conosce e la gioia dello Spirito Santoโ€.

Beato angelico, San Pietro martire che ingiunge il silenzio, convento di San Marco. Firenze.
Giotto, Lโ€™obbedienza, 1325.

Pitagora ammoniva:

Il silenzio meditativo e lo abbiamo oramai percepito, non รจ assenza di pensiero, di sicuro di suono, esso si appoggia al pensiero intuitivo e quindi non mediato dalla mente ma attraverso una Conoscenza diretta e immediata di una qualche veritร , tradizionalmente contrapposta alla conoscenza logica e discorsiva. La parola intuito etimologicamente ha la sua ragione nellโ€™unione di due termini ovvero โ€œinโ€, dentro, e โ€œtueorโ€ guardare: ecco quindi che il pensiero intuitivo e quindi la meditazione silente รจ la sintesi, come hanno detto Platone e Aristotile, che giunge attraverso la percezione immediata, dei Principi primi che risiedono acquiescenti nellโ€™Essere. Il loro risveglio genera lโ€™intuizione superiore che risiede al di sopra del pensiero logico e al di lร  dei fenomeni. Ritornando allโ€™inizio di queste brevi note, nella figura del fanciullo Arpocratico e alla luce del percorso che abbiamo condiviso, esso diventa il suggerimento a tacitare tutto ciรฒ che sta al di lร  dei pensieri discorsivi che sono solo strumenti esteriori, suggerendoci quindi, nella ricerca della conoscenza, di tacitarli per percepire il pensiero trascendente le cui radici risiedono nel Principio stesso, ovvero nella culla di tutte le cose, al centro del mondo, di cui lโ€™Omphalos o il fior di loto su cui siede Arpocrate รจ lโ€™emblema. Dโ€™altra parte nel Regius, uno dei documenti dei liberi muratori operativi del 1390 c.a., si dice: โ€œtrattieni la tua lingua e usa bene la tua vistaโ€, e piรน avanti ricorda a tutti: “con dei bei discorsi puoi avere ciรฒ che vuoi, ma con essi puoi anche rovinartiโ€. 

Il parlare รจ un impegno estremamente serio ma anche pericoloso: fa parte dei nostri rapporti sociali ma non dovremmo aprire la bocca solo per dar aria ai denti, dovremo tralasciate tutto ciรฒ che rappresenta il nulla e il superfluo. Siate il nocchiero della vostra volontร  e della vostra intelligenza; il silenzio consapevole e cosciente non รจ un atto vile ma un atto virile. Sappiate ascoltare molto e parlare poco, pensando prima di parlare. E ancora, non รจ necessario riempirsi la bocca di parole ridondanti o magniloquenti, ne aggredire il vostro interlocutore. Sappiate che le veritร  sono semplici e senza artefatti, tutti i saggi hanno parlato in maniera semplice. Vorrei terminare con un pensiero di Santโ€™Egidio:

Infine: il Maestro con prudenza e consapevolmente crea unโ€™atmosfera dโ€™assenza, sed nolo plus dicere, e lโ€™apprendista deve lamentare questa assenza, dal suo lamento puรฒ nascere il germe della comprensione. In questi termini si definisce nella libera muratoria anche il silenzio dellโ€™apprendista come un silenzio sofferto per carenza di concetti materializzati nellโ€™area iniziatica. Tra i tanti simboli il silenzio รจ primario per il suo valore ontologico. Il silenzio dellโ€™iniziando viene a illuminarsi, nel suo essere, come disinganno purificatore con lโ€™ingenuitร  dellโ€™agnello sacrificale. Scopo del Maestro รจ quello di insegnare che il silenzio iniziatico non รจ una specie di meditazione trascendentale o un intuire sregolato o unโ€™esaltazione dellโ€™inconscio. รˆ solo, e si fa per dire, lโ€™apparizione alla mente dellโ€™apprendista del disinganno, primo passo verso la Conoscenza.


[1]ย In campo medico รจ da tempo conosciuta la sindrome da trauma acustico quando il rumore supera i 120 dB. Nei concerti i decibel arrivano normalmente a 100 dB ma in alcuni momenti la soglia supera i 120 che portano ad un disorientamento con incapacitร  reattiva e diminuzione di una risposta razionale.

[2] Fate mente locale come in una discussione gli interlocutori a volte si parlano sopra in una sorta di prevaricazione evidentemente sordi al discorso dellโ€™altro.

[3] Tacita era una ninfa, precisamente una naiade, figlia del fiume Almone. Il suo nome originario era Lara. Il mito greco successivo narra che Tacita ebbe lโ€™imprudenza di informare la sorella Giuturna della passione che Giove nutriva per lei e dei suoi tentativi di seduzione andati a vuoto rivelandoli a Giunone. Giove, infuriato, la punรฌ con il taglio della lingua relegandola poi, accompagnata da Mercurio, nellโ€™Ade.

[4] Le raffigurazioni e i testi contenuti in queste steli esercitavano una funzione protettiva per chi le possedeva. Si rifacevano ad un episodio del mito di Osiride e Iside, che vede questโ€™ultima esercitare la propria magia per proteggere il figlio Horus da Seth, che lo vuole uccidere per ereditarne il diritto al trono utilizzando degli animali malefici. Grazie allโ€™aiuto degli dei, in particolare Ra e Thot, Iside riesce ad allontanare le insidie di Seth, ovvero a far trionfare il bene sul male e sul disordine.

[5]ย Fu una caratteristica dei sacerdoti delย Dio Soleย nella regione omonima dellaย Frigiaย per cui venne chiamato cappello frigio divenne simbolo di uno stato di iniziato. Nell’arte grecaย del periodoย ellenisticoย appare come indumento tipico degli orientali. Fu uno degli attributi del dioย Mitra, nel suo culto conosciuto comeย Mitraismo. Inoltre ricordiamo come Arpocrate venne considerato come dio del sole.

[6] Plutarco decifra lโ€™assetto del silenzio in opere quali De garrulitate e De recta ratione audiendi. In cui definisce la loquacitร  come una malattia e nellโ€™altro opuscolo sottolineando lโ€™importanza di una delle facoltร  umane, ovvero lโ€™udito, soprattutto se funzionale allโ€™accrescimento intellettuale e morale della persona.

[7] Mercurio รจ il dio del logos anche e soprattutto in quanto messaggero della โ€œparolaโ€ di Zeus, a volte risolutivo in situazioni di stallo. E tuttavia: ermetico, ermeneuticaโ€ฆ parole diverse che contengono proprietร  del mutevole dio e che rimandano la prima a un sapere occulto โ€œchiusoโ€, la seconda a un sapere che si svela. Le โ€œpersoneโ€ del mito, in primo luogo gli dรจi, sono tutte polimorfe e molto spesso al loro interno albergano contrari. Mercurio/Ermes in questo senso ne รจ la quintessenza. Cosรฌ possiamo spiegare la sua apparizione come emblema del Silenzio, con il gesto che indica la sospensione della parola in vista di un raccoglimento profondo, spirituale.

[8] Bruno di Colonia (Colonia, 1030 circa โ€“ Serra San Bruno, 6 ottobre 1101) รจ stato un monaco cristiano tedesco, fondatore dell’Ordine certosino. Ordinato presbitero, fu canonico di quella cattedrale e apprezzato insegnante nella stessa scuola. Per venti anni tenne alta la fama di questo centro accademico e vi formรฒ discepoli famosi, come il futuro papa Urbano II e sant’Ugo vescovo di Grenoble.

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