Giร gli Egizi riconoscevano nellโesercizio tradizionale del silenzio una qualitร intellettiva superiore meritevole da ricercare.ย Lโavevano rappresentato nel figlio di Iside ed Osiride. Il fanciullo Arpocrate dio del silenzio, il cui culto celebrava il Silenzio come complemento, per nulla accessorio, alle vie misteriche nella necessitร di conservare e preservare il segreto iniziatico.
di Roberto Eusebio
In un atteggiamento di silenzio, lโanima trova il percorso in una luce piรน chiara, e ciรฒ che รจ sfuggente e ingannevole si risolve in un cristallo di chiarezza.
Gandhi
La citazione in epigrafe ci suggerisce che il silenzio non solo รจ lโintervallo tra il pensiero e la parola articolata, ma รจ il momento necessario a mediare tra impulso e ragione per vedere chiaramente con lโocchio razionale della mente offuscata, dal clamore non solo del rumore ma anche dalle parole. Ebbene si: il silenzio rappresenta oggi una diversitร , una anomalia. Nella condizione della societร attuale, il silenzio superiore non รจ concepito, non รจ compreso e non fa parte della cacofonia voluta e ricercatamente dissonante in cui sโimmergono le genti. Definendo il silenzio meditativo questo non รจ assenza di attivitร , come si potrebbe pensare, non รจ vuoto o trattenimento della voce, ma รจ una condizione prettamente mentale di equilibrio del proprio essere con il proprio pensiero.
Oggi ai piรน il silenzio sembra faccia paura, la cacofonia rappresenta nella nostra societร il modo di estraniarsi e di evadere non solo dagli eventi che ci opprimono, ma sembra essere il volontario annullamento della nostra stessa individualitร in una sorta di bozzolo sonoro, gridato e strepitato con cui ci si avvolge totalmente. ร un muro che ergiamo attorno a noi a difesa ma anche a offesa; esso diviene violenza, prevaricazione, volgaritร . Il rumore di cui ci facciamo pervadere non รจ solo esteriore, ma purtroppo interiore e i suoi effetti si riflettono negativamente sulla persona. Si parla di stordimento sonoro tale da rendere le persone spiritualmente vuote e superficiali [1].

Il silenzio nel mondo moderno fa paura essenzialmente perchรฉ non conosciamo noi stessi e il mondo che ci circonda e di conseguenza non lo vogliamo conoscere. Abbiamo il timore di rimanere da soli con una parte del nostro essere depresso e insicuro che rifiutiamo di vedere e che inspiegabilmente nutriamo. Lo dimostriamo in migliaia di modi. Siamo nati e viviamo immersi in una societร che non ci insegna a connetterci con noi stessi nรฉ ad ascoltarci o ad ascoltare, ma che ci distrae di continuo [2]. Viviamo perennemente nello stordimento in una sorta di droga sonora. La societร nel corso dei secoli รจ cambiata profondamente e il silenzio del mondo naturale รจ stato stuprato dallo smodato e volgare clamore del mondo contingente, meccanico, artificiale. Non per nulla usiamo il termine di volgare in senso etimologico poichรฉ il silenzio da sempre รจ parte intimistica di ogni via interiore sia religiosa che iniziatica dove il profano non ha accesso. E tale accesso oggi lo neghiamo in pari modo alla nostra interioritร .
Giร gli Egizi riconoscevano nellโesercizio tradizionale del silenzio una qualitร intellettiva superiore meritevole da ricercare. Lโavevano rappresentato nel figlio di Iside ed Osiride. Il fanciullo Arpocrate dio del silenzio, il cui culto celebrava il Silenzio come complemento, per nulla accessorio, alle vie misteriche nella necessitร di conservare e preservare il segreto iniziatico.

Il significato del nome Arpocrate fu attribuito dal filosofo Plutarco che cosรฌ lo descriveva: “Ha il dito che preme sulla bocca a simbolo della sua virtรน di silenzio e del silenzio stesso“. Tuttavia il significato del suo gesto fu un travisamento del filosofo. Arpocrate fu scambiato dai greci come dio del silenzio mal interpretando il simbolo che appariva. Nelle rappresentazioni pittoriche lโimmagine geroglifica in realtร rappresentava Horus bambino in scrittura ieratica. Nellโiconografia e nella geroglifica egizia e di seguito in quella greca e romana Arpocrate appare come un fanciullo paffuto, in piedi o in braccio alla madre o seduto su un fior di loto, con lโindice destro a toccare la bocca e in tal senso lo continuarono a interpretare come simbolo del silenzio, ovvero il silenzio delle emozioni e il tacitare del falso favellare. Il Signum Arpocraticum ha rappresentato pure il silenzio della morte, essendo Arpocrate legato al mondo infero poichรฉ nella Roma imperiale il suo culto, importato dalla tradizione egizia, si confonde per un sincretismo tutto romano, con la ninfa condannata da Giove ad aver mozzata la lingua e relegata negli inferi e appellata poi Tacita Muta [3].
Lโimmagine fanciullesca non ci confonda, nella sua candida apparenza, non ci richiami aspetti infantili, o cercare di riflettere sul fatto che i bambini amano i segreti, e i loro stupori, o ancora interpretando il silenzio come condizione per riscoprire il bambino che cโรจ in noi: riflessioni sicuramente suggestive, che perรฒ ci deviano dalla corretta lettura del messaggio arpocriteo. Il silenzio รจ dunque la condizione non solo di pace interiore ma รจ il ritrovare se stessi. Tutte le tradizioni, non solo orientali, hanno insegnato ai loro discepoli il silenzio come metodo di realizzazione spirituale e di rinnovamento della mente. Con il vuoto si liberano, si annullano tutte leย idee ossessive, le preoccupazioni, i ragionamenti inutili e in tal maniera guardare finalmente la realtร che ci circonda cosรฌ come รจ, depurata dalle proiezioni, dalle speranze, dai condizionamenti. E questo un concetto fondamentale che contraddistingue tutte le dottrine orientali. Nel buddismo e nel taoismo รจ la condizione preliminare per accedere alla meditazione trascendente. Questo stato รจ chiamato “Nobile silenzio”, che รจ un termine attribuito aย Gautama Buddha, per come avrebbe reagito a certe domande intorno alla realtร .ย Tale atteggiamento nellโiniziato modella e sostiene l’approccio buddista alla liberazione attraverso la pratica etica e meditativa conosciuta comeย “Nobile Ottuplice Sentiero”. Questa pratica consiste nelย canone pฤliย al fine di raggiungere uno stato interiore sinonimo diย jhana,ย che letteralmente significa visione ma generalmente ha l’accezione d’un tipo diย meditazione.
ร ancora il silenzio che accompagna chi cerca di identificarsi nel vuoto e Arpocrate ci accompagna nella considerazione che รจ impossibile trasmettere ad altri la propria esperienza anche se il silenzio sembrerebbe, seppur come caso limite, una modalitร comunicativa. Arpocrate fu considerato dai greci come il dio del sole filosofico portando la luce della veritร superiore allโinterno della psiche. Il silenzio nella sua concettualitร da sempre รจ espressione di indicibilitร , รจ stato correlato alla sfera religiosa: โparlare o svelareโ, infatti, i misteri, voleva dire sconvolgere e dare in pasto ai profani nozioni segrete. La societร antica, fondata anche sui Mysteria, accessibili solo agli eletti e agli โspecialistiโ del sacro, non potevano volgarizzare i segreti arcani, anche se mediamente il segreto iniziatico, per sua caratteristica, e sempre stato inesprimibile. Dโaltra parte non tutto passa attraverso la parola e cโรจ bisogno di dare un posto anche a ciรฒ che รจ indicibile, alle veritร impossibili a dirsi. Cโรจ bisogno di silenzio, di meditare lโinesprimibile, dandogli un luogo nella nostra mente perchรฉ rimanga scolpito al di la del vuoto delle parole. Si dice che il silenzio valga piรน di mille parole. Sebbene possa sembrare insignificante il silenzio, quello meditativo corrisponde ad una attivitร cerebrale superiore.

โArprocate รจ il patrono e il precettore dellโumana attivitร di comprensione del divino, che รจ, per lโuomo, imperfetta immatura e inarticolata“. Arpocrate nella sua essenza simbolica diventa complesso nella sua immagine. Il dio egizio in effetti incarna un numero notevole di personificazioni che gli vengono conferite anche in epoca romana. A questo proposito, per comprendere appieno la sua realtร simbolica, occorrerร seguire il fluire del torrente simbolico del suo mitologema, dalle origine egizie attraverso lโevoluzione nella tradizione greca e poi romana. Il mito nasce dalla leggenda di Iside e Osiride e dallโaccoppiamento, post-mortem, dei due fratelli, da cui nasce Horus. Il suo nome risulta แผฯฯฮฟฮบฯฮฌฯฮทฯ, -ฮฟฯ ฯ, Arpokrรกtes, in latino Harpลcrฤtฤs, -is che รจ la forma sincretica del dio Horo, corrispondente all’antichissimo dio Hor pa khred, ossia Horo il fanciullo che identificava, per lโappunto, il figlio di Iside e Osiride.

Tra il 1060 e il 664 a,C. il suo culto si trasforma, divenendo popolare e rimanendo tuttavia lโimmagine di fanciullo, assumendo una iconografia di bambino in braccio a sua madre mentre si porta un dito alla bocca ad indicare, si suppose, la necessitร del silenzio. In altre rappresentazioni egli appare seduto su un fior di loto, mentre in epoca romana sarร costantemente rappresentato come un efebico fanciullo con la testa rasata meno una treccia al centro della testa, il cui significato simbolico si lega al simbolismo del Sahasrara che รจ il Chakra della Spiritualitร , della Consapevolezza e della Trascendenza rappresentato dai mille petali del loto sui quali sono incise tutte le vocali Sanscrite ripetute 20 volte, il cui unico suono udibile รจ, ancora una volta, lโEco del Silenzio, poichรฉ il saggio rimane in silenzio e perchรฉ la conoscenza รจ inesprimibile. Il suo significato simbolico รจ quello di purezza e rinascita spirituale, associato ad un percorso di elevazione spirituale e distacco dal mondo materiale. Tutto il suo simbolo, la sua iconografia, che appare in diverse rappresentazioni, ci dice la sua stessa complessitร che coinvolge diverse esperienze ed aspetti correlati ad una via iniziatica come Morte e resurrezione. Altrimenti viene rappresentato mentre tiene un corno dellโabbondanza, avendo in mano dei serpenti o con i piedi appoggiati su coccodrilli o ancora con ali dispiegate.


Tutte rappresentazioni che appaiono numerose nei cosiddetti cippi di Horus [4]. Si riferiscono in effetti ad aspetti legati allโesperienza iniziatica e al divenire evolutivo dellโessere. Non staremo qui ad riconoscere o a identificare il significato dei vari attributi simbolici a volte incomprensibili. Tuttavia una raffigurazione ci stimola dal commentarla. Il fanciullo รจ stato rappresentato cinto da una pelle di lupo cosparsa di occhi e di orecchi. Qui il simbolismo ci appare piรน comprensibile: uno studioso del Cinquecento, Vincenzo Cartari, cita, per lโappunto, una immagine del Dio del Silenzio raffigurato senza volto, col capo coperto da un cappello [5] e rivestito con una pelle di lupo come abbiamo detto cosparsa di occhi e orecchie perchรฉ “bisogna vedere e udire assai, ma parlare poco“. La pelle di lupo ha una sua razionalitร in quanto il lupo ha un preciso rapporto con i defunti cosรฌ come Arpocrate.
Nei musei di Perugia e Volterra, per esempio, sono esposti dei vasi funerari etruschi che raffigurano il lupo come un simbolo veicolare di comunicazione con gli Inferi. Per quanto concerne occhi e orecchie, i due sensi udito e vista servono per cogliere la realtร del mondo, ma questa realtร non deve essere espressa ma meditata e percepita con i sensi interiori. Per il profano il silenzio sembrerebbe essere solo assenza di suono e vuoto mentale, astenendosi dallโinterferire con la voce, ma per lโiniziato, nel ritmo della sua maturazione, รจ invece una concentrazione mentale in cui i propri sensi registrano e assimilano in maniera indelebile. Il silenzio dโaltra parte รจ definito la lingua degli dei, e risulta essere, secondo le piรน antiche vie tradizionali, un percorso elettivamente nobile per una conoscenza superiore e una necessaria educazione nel tacitare la confusione e il tumulto dei sentimenti interiori nonchรฉ delle proprie impulsivitร . Da sempre il silenzio รจ il modo di ascolto di santi, asceti, iniziati e spiriti visionari. Tecnicamente esso รจ il comportamento di chi non contraddice o di chi non si oppone. In senso religioso assume un valore particolare e ciรฒ dipende da due motivi: il primo รจ il metodo piรน efficace per raccogliere e concentrare l’anima in se stessi, distogliendola dai pensieri e dalle preoccupazioni della vita esteriore, mettendola in qualche maniera in pausa al fine di ricevere la rivelazione. Dopodichรฉ, cessato il cachinnio del mondo, nel silenzio dell’anima si puรฒ ascoltare la voce di Dio.
Per altro la leggenda racconta che il bambino nasce prematuro e rachitico negli arti inferiori. Sembra difficile ora dare una spiegazione simbolica di una tale condizione. Il rachitismo sembra voler dire, e siamo coscienti, che lo facciamo con molta fantasia, che la sua genesi รจ stata imperfetta. Sarebbe lโimperfetta ereditร dellโatto post-mortem con lโinsufficiente apporto dellโelemento maschile e igneo intrasmissibile per il suo equilibrio per farlo costituzionalmente completo. Tuttavia tale evento caratterizzerร un aspetto interessante dellโiconografia simbolica: la rappresentazione come fanciullo-dio assieme al suo atto misterico rappresenterebbe la fase di una crescita spirituale, di una lenta ed evolutiva maturazione dell’approccio esoterico alla Conoscenza. Dโaltra parte gli scritti a noi giunti, ci dicono che il silenzio era essenziale in quasi tutte le vie misteriche. Nel silenzio cโรจ lโesperienza dellโaltrimenti. Si apre lo spazio dellโinesauribile distanza necessaria per poter essere altrimenti, senza la quale la libertร , la vera libertร , รจ una finzione. Il silenzio, lo abbiamo visto piรน volte, non รจ un atteggiamento passivo: รจ un silenzio attivo, interiore, mistico. Plutarco ci da ancora un altro suggerimento:
La natura ci ha dato due orecchie ma una sola lingua, per la ragione che siamo tenuti piรน ad ascoltare che a parlare. [6]
Il silenzio รจ sacro e necessario per due motivi: il primo, dare la possibilitร alla divinitร di rivelarsi intimamente attraverso la calma di tutte le cose (silenzio sacramentale); il secondo motivo รจ che il silenzio รจ la condizione piรน adatta per apprendere e per rielaborare ciรฒ che si apprende. Risalendo nel tempo e rifacendosi ad altre tradizioni troviamo molti esempi del silenzio iniziatico. In Pitagora il silenzio assolve a funzioni specifiche. La scuola pitagorica ha un rapporto singolare con la parola e con il silenzio. La tradizione vuole che circolasse una frase erroneamente poi attribuita ad Aristotele, autรฒsรฉfa (lo ha detto lui), in cui si condensa lโautoritร della parola e allo stesso tempo il silenzio obbediente degli adepti: gli acusmatici, ovvero coloro che dovevano ascoltare e non parlare. Detto ciรฒ, in campo linguistico e nel mondo del lavoro ma anche in campo iniziatico, il termine apprendista deriva dal verbo apprendere il cui significato รจ estensivamente di “afferrare con la mente”. Una delle caratteristiche del grado di apprendista in massoneria, particolarmente sofferto dagli stessi poichรฉ non lo capiscono, รจ che essi non hanno parola in tempio. La loro maturazione รจ imposta e ricercata nel silenzio della loro mente con un processo di muta assimilazione e di necessaria disciplina. Nel Rito poi il Segno dโOrdine dei Maestri Segreti, nel quarto grado, si compie ponendo lโindice e il medio della mano destra appoggiati verticalmente sulle labbra: questo รจ โil segno del silenzioโ o di Arpocrate. Il significato รจ sempre quello: โstai zitto e imparaโ.

In Grecia i misteri eleusini prescrivevano il precetto del silenzio mistico e della reticenza mistica (espressione intesa come esperienza incomunicabile). Queste prescrizioni le ritroviamo nei misteri dell’Oriente ellenistico: Iside, Cibele e anche presso gli Orfici dove vigeva la legge della reticenza. La stessa imposizione la troviamo in Platone; ma รจ nei Neoplatonici, da Plotino a Damascio, che il silenzio estatico diventa cardine dell’accoppiamento di questo con le veritร sovrasensibili da dove nasce la ragione e la vita. In Damascio, in maniera piรน esplicita di Plotino, l’ascesa intellettuale, prospettata dal filosofo, si conclude infatti nell’assoluto silenzio dell’ineffabile abisso della divinitร ; alcuni studiosi hanno ravvisato, in questa dottrina, molte affinitร con ilย pensiero indiano. Nel Buddismo lโingresso nel Nirvana รจ preceduto e accompagnato dal silenzio. Nella tradizione musulmana il silenzio รจ lโespressione suprema del congiungimento con Dio. Nel protestantesimo, il cui servizio liturgico รจ tutto a base di sermoni e di cantici, i Quaccheri hanno per primi introdotto il silenzio cultuale da essi chiamato “silenzio vivente”, in quanto lo ritengono il principale veicolo della divinitร nell’anima loro.
Un male sottile serpeggia per la nostra societร , tra i giovani, negli spettacoli e sembra in qualsiasi evento pubblico o privato, anche nel piรน sussiegoso: la cacofonia. Etimologicamente la cacofonia, ovvero il suono che risulta sgradevole, se vogliamo, si puรฒ verosimilmente estendere al continuo vociare senza costrutto. Esso รจ causa di una continua agitazione, di potenti suggestioni tanto che la persona non riesce piรน a isolarsi a far quiete e a concentrarsi nella sua mente. Viene detto che per ascoltare il nostro dio interiore bisogna giungere a un ascolto cosรฌ profondo da rendere necessaria la condizione dellโessere moribondi. Certo รจ un simbolo ma meditate! Poichรฉ se la parola รจ un diritto, il silenzio รจ libertร . Il Silenzio, quindi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, โnon รจ disamore, disprezzo della parola, fuga dal linguaggioโ, bensรฌ rifiuto si, della parola, ma quella anonima banale e irresponsabile, impersonale, superficiale, meccanica. Nei Vangeli si dice:
Di ogni parola oziosa che gli uomini diranno Dio ne prenderร atto il giorno del giudizio. (Matteo 12, 36)

La prescrizione del silenzio non รจ comunque prerogativa solo di Arpocrate. In effetti il simbolo del fanciullo e del silenzio viene passato di mano da Arpocrate allโicona alchemica mercuriale [7]. In una incisione del Symbolicarum queaestionum del Bocchi troviamo Hermes che compie il gesto del silenzio con la mano destra, tenendo nellโaltra un candeliere a sette luci e portando sopra la testa una scritta circolare Manet in se monas (“Lโuno resta in sรฉ”): come dire che la propria razionalitร individuale non viene spesa e sprecata nella sterile divulgazione, ma serve una sorta di fertilitร interiore per attivare la propria scintilla divina. Il silenzio divenne caratteristica degli alchimisti in particolare per mantenere il segreto, che si manifestรฒ nei loro scritti in una sorta di nonsense il cui concetto รจ analogo alla beata stupiditร con la quale celarono le loro scoperte parlando e scrivendo dei loro lavori senza farlo, ossia celando la realtร dietro enigmi, contraddizioni, allegorie, simboli, interruzioni e reticenze improvvise, suscitando in chi legge i loro scritti l’impressione di essere vittima di una beffa straordinaria. Ciรฒ tuttavia invece di rinunciare a capire, inaspettatamente, si attiva una esasperata ricerca a comprendere ciรฒ che non viene detto, ed รจ questo lo scopo dellโiniziato ai misteri che non si lascia distogliere da una assenza. Nella millenaria pratica del Taoismo i monaci cercano di cogliere ogni istante per dedicarsi al loro perfezionamento e la cessazione della parola, fa parte delle tecniche per nutrire il โPrincipio Vitaleโ. Quando alcuni di loro si ritirano per vivere nascosti (ynju) allora il silenzio diventa totale, il monaco si immerge totalmente nellโintimo rapporto tra lui e il Principio. Le stesse azioni rituali giornaliere vengono compiute al minimo in completa assenza di salmodie. Lโassenza della parola favorisce allora lโuso dello sguardo, elemento essenziale, secondo i taoisti, per la conoscenza di se. Tale atto consiste nellโattivare lo sguardo contemporaneamente all’esterno e all’interno di sรฉ fino a visualizzare il cerchio della โLuna Pienaโ davanti al Chakra della Fronte. In pratica il monaco, in trance, sperimenta lโazione di “guardarsi dentro”, non in senso metaforico ma fisicamente. Dove lโassenza di tutte le interazione emozionali portano allo stato del Non agire. Concetto assolutamente estraneo agli occidentali.
Plutarco ci racconta come la figura di Arpocrate fosse posto allโingresso dei templi in un simbolico messaggio rivolto solo agli iniziati, suggerendo agli adepti di usare la parola in maniera discreta prediligendo il silenzio alla parola. Tutte le vie iniziatiche rispettavano e consigliavano il silenzio cosรฌ come le prescrizioni nelle diverse regole dei vari ordini religiosi della cristianitร . Nei Vangeli stessi la parola รจ indicata come oziosa e dannosa.ย In molti ordini religiosi ancor oggi vige la regola del silenzio: cluniacensi, cistercensi, certosini nonchรฉ gli ordini di clausura che avevano la prescrizione del silenzio dove lโunica forma di espressione verbale รจ la preghiera perenne, anche interiore dove questa diviene senza intermissione. Scrive San Bruno [8] che la pace interiore รจ una conquista che richiede allenamento, una continua lotta con sรฉ stessi trovando la forza in Colui che ci ha voluto in campo: “E Dio dona ai suoi atleti, per la fatica del combattimento, la ricompensa desiderata: la pace che il mondo non conosce e la gioia dello Spirito Santoโ.


Pitagora ammoniva:
O Uomo che ami parlare molto: ascolta e diventerai simile al saggio. Lโinizio della saggezza รจ il silenzio.
Il silenzio meditativo e lo abbiamo oramai percepito, non รจ assenza di pensiero, di sicuro di suono, esso si appoggia al pensiero intuitivo e quindi non mediato dalla mente ma attraverso una Conoscenza diretta e immediata di una qualche veritร , tradizionalmente contrapposta alla conoscenza logica e discorsiva. La parola intuito etimologicamente ha la sua ragione nellโunione di due termini ovvero โinโ, dentro, e โtueorโ guardare: ecco quindi che il pensiero intuitivo e quindi la meditazione silente รจ la sintesi, come hanno detto Platone e Aristotile, che giunge attraverso la percezione immediata, dei Principi primi che risiedono acquiescenti nellโEssere. Il loro risveglio genera lโintuizione superiore che risiede al di sopra del pensiero logico e al di lร dei fenomeni. Ritornando allโinizio di queste brevi note, nella figura del fanciullo Arpocratico e alla luce del percorso che abbiamo condiviso, esso diventa il suggerimento a tacitare tutto ciรฒ che sta al di lร dei pensieri discorsivi che sono solo strumenti esteriori, suggerendoci quindi, nella ricerca della conoscenza, di tacitarli per percepire il pensiero trascendente le cui radici risiedono nel Principio stesso, ovvero nella culla di tutte le cose, al centro del mondo, di cui lโOmphalos o il fior di loto su cui siede Arpocrate รจ lโemblema. Dโaltra parte nel Regius, uno dei documenti dei liberi muratori operativi del 1390 c.a., si dice: โtrattieni la tua lingua e usa bene la tua vistaโ, e piรน avanti ricorda a tutti: “con dei bei discorsi puoi avere ciรฒ che vuoi, ma con essi puoi anche rovinartiโ.
Il parlare รจ un impegno estremamente serio ma anche pericoloso: fa parte dei nostri rapporti sociali ma non dovremmo aprire la bocca solo per dar aria ai denti, dovremo tralasciate tutto ciรฒ che rappresenta il nulla e il superfluo. Siate il nocchiero della vostra volontร e della vostra intelligenza; il silenzio consapevole e cosciente non รจ un atto vile ma un atto virile. Sappiate ascoltare molto e parlare poco, pensando prima di parlare. E ancora, non รจ necessario riempirsi la bocca di parole ridondanti o magniloquenti, ne aggredire il vostro interlocutore. Sappiate che le veritร sono semplici e senza artefatti, tutti i saggi hanno parlato in maniera semplice. Vorrei terminare con un pensiero di SantโEgidio:
L’ignorante parla a vanvera, l’intelligente parla al momento opportuno, il saggio parla seย interpellato, il fesso parla sempre.
Infine: il Maestro con prudenza e consapevolmente crea unโatmosfera dโassenza, sed nolo plus dicere, e lโapprendista deve lamentare questa assenza, dal suo lamento puรฒ nascere il germe della comprensione. In questi termini si definisce nella libera muratoria anche il silenzio dellโapprendista come un silenzio sofferto per carenza di concetti materializzati nellโarea iniziatica. Tra i tanti simboli il silenzio รจ primario per il suo valore ontologico. Il silenzio dellโiniziando viene a illuminarsi, nel suo essere, come disinganno purificatore con lโingenuitร dellโagnello sacrificale. Scopo del Maestro รจ quello di insegnare che il silenzio iniziatico non รจ una specie di meditazione trascendentale o un intuire sregolato o unโesaltazione dellโinconscio. ร solo, e si fa per dire, lโapparizione alla mente dellโapprendista del disinganno, primo passo verso la Conoscenza.
NOTE
[1]ย In campo medico รจ da tempo conosciuta la sindrome da trauma acustico quando il rumore supera i 120 dB. Nei concerti i decibel arrivano normalmente a 100 dB ma in alcuni momenti la soglia supera i 120 che portano ad un disorientamento con incapacitร reattiva e diminuzione di una risposta razionale.
[2] Fate mente locale come in una discussione gli interlocutori a volte si parlano sopra in una sorta di prevaricazione evidentemente sordi al discorso dellโaltro.
[3] Tacita era una ninfa, precisamente una naiade, figlia del fiume Almone. Il suo nome originario era Lara. Il mito greco successivo narra che Tacita ebbe lโimprudenza di informare la sorella Giuturna della passione che Giove nutriva per lei e dei suoi tentativi di seduzione andati a vuoto rivelandoli a Giunone. Giove, infuriato, la punรฌ con il taglio della lingua relegandola poi, accompagnata da Mercurio, nellโAde.
[4] Le raffigurazioni e i testi contenuti in queste steli esercitavano una funzione protettiva per chi le possedeva. Si rifacevano ad un episodio del mito di Osiride e Iside, che vede questโultima esercitare la propria magia per proteggere il figlio Horus da Seth, che lo vuole uccidere per ereditarne il diritto al trono utilizzando degli animali malefici. Grazie allโaiuto degli dei, in particolare Ra e Thot, Iside riesce ad allontanare le insidie di Seth, ovvero a far trionfare il bene sul male e sul disordine.
[5]ย Fu una caratteristica dei sacerdoti delย Dio Soleย nella regione omonima dellaย Frigiaย per cui venne chiamato cappello frigio divenne simbolo di uno stato di iniziato. Nell’arte grecaย del periodoย ellenisticoย appare come indumento tipico degli orientali. Fu uno degli attributi del dioย Mitra, nel suo culto conosciuto comeย Mitraismo. Inoltre ricordiamo come Arpocrate venne considerato come dio del sole.
[6] Plutarco decifra lโassetto del silenzio in opere quali De garrulitate e De recta ratione audiendi. In cui definisce la loquacitร come una malattia e nellโaltro opuscolo sottolineando lโimportanza di una delle facoltร umane, ovvero lโudito, soprattutto se funzionale allโaccrescimento intellettuale e morale della persona.
[7] Mercurio รจ il dio del logos anche e soprattutto in quanto messaggero della โparolaโ di Zeus, a volte risolutivo in situazioni di stallo. E tuttavia: ermetico, ermeneuticaโฆ parole diverse che contengono proprietร del mutevole dio e che rimandano la prima a un sapere occulto โchiusoโ, la seconda a un sapere che si svela. Le โpersoneโ del mito, in primo luogo gli dรจi, sono tutte polimorfe e molto spesso al loro interno albergano contrari. Mercurio/Ermes in questo senso ne รจ la quintessenza. Cosรฌ possiamo spiegare la sua apparizione come emblema del Silenzio, con il gesto che indica la sospensione della parola in vista di un raccoglimento profondo, spirituale.
[8] Bruno di Colonia (Colonia, 1030 circa โ Serra San Bruno, 6 ottobre 1101) รจ stato un monaco cristiano tedesco, fondatore dell’Ordine certosino. Ordinato presbitero, fu canonico di quella cattedrale e apprezzato insegnante nella stessa scuola. Per venti anni tenne alta la fama di questo centro accademico e vi formรฒ discepoli famosi, come il futuro papa Urbano II e sant’Ugo vescovo di Grenoble.
