Rosazza (BI): un gioiello di pietra tra massoneria e spiritismo

Siamo andati a visitare Rosazza, paese nel biellese edificato da Federico Rosazza Pistolet e Giuseppe Maffei secondo il simbolismo massonico ben conosciuto dal primo e… sotto le indicazioni fornite dagli spiriti consultati dal secondo.


di Roberto M. Eusebio e Gian Mario Mollar
foto degli autori

 

Il paese di Rosazza (BI) è un vero e proprio gioiello di pietra incastonato nella Valle Cervo. Al di là delle indubbie attrattive paesaggistiche date dalla cornice di boschi e montagne, che da sole basterebbero a giustificare una visita, questo borgo custodisce un segreto, scolpito nelle pietre e nelle strutture architettoniche che lo compongono. Per coglierlo, per ascoltare la voce della pietra, occorre abbandonare lo sguardo svagato e superficiale del turista per immergersi in uno stato d’animo diverso, attento agli echi simbolici e ai rimandi tradizionali che nei secoli attendono qualcuno capace di decifrarli.

La configurazione decisamente particolare della cittadina si deve agli interventi eseguiti dal sindaco e filantropo Federico Rosazza Pistolet (1813 – 1899) in stretta collaborazione con il pittore Giuseppe Maffei (1821-1901). I due costituivano un’accoppiata davvero poco convenzionale. Il primo, Federico Rosazza, era un uomo eclettico sino al punto da risultare contraddittorio (del resto, un antico detto sostiene che soltanto gli idioti riescano rimanere pienamente coerenti). Abbiente figlio di impresari edili, abbandonò gli studi ecclesiastici, infatuato dalle idee mazziniane, e aderì alla Giovine Italia. Nel corso degli anni, si spostò progressivamente su posizioni più conservatrici, fino a diventare Senatore della Repubblica per decreto regio. L’appartenenza alla Massoneria e un suo più generale interesse per l’esoterismo lo portarono a rivoluzionare l’architettura di Rosazza per trasformarla in un simbolo di pietra. Nella realizzazione di quest’impresa, si avvalse dell’aiuto del Maffei, un pittore, reduce della prima guerra d’indipendenza del 1848, con una grande passione per lo Spiritismo. Fu così che un massone e laico convinto, Federico Rosazza, si trasformò in un costruttore di chiese, e che un pittore, Maffei, divenne architetto.

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Mezzobusto di Federico Rosazza Pistolet.

Per comprendere gli interventi urbanistici e le decorazioni simboliche apportati al tessuto cittadino, è necessario fare riferimento soprattutto a due correnti di pensiero: da un lato, la Massoneria, tinta di templarismo e di rosicrucianesimo dal gusto eclettico del Rosazza, dall’altro, lo Spiritismo, frutto della frequentazione di Maffei dei salotti torinesi in cui si praticava questa disciplina. Viste con gli occhi della contemporaneità, queste due correnti di pensiero hanno davvero poco a che spartire. Mentre la Libera Muratoria rappresenta un percorso iniziatico codificato e documentato, lo Spiritismo ci rimanda piuttosto, quasi istintivamente, a superstizioni a buon mercato a base di tavolini che traballano, tavolette ouija e medium pallide che farneticano arrovesciando gli occhi. In realtà, invece, per la temperie culturale ottocentesca, questi due fenomeni culturali erano profondamente intrecciati.

Di massoneria e di tradizione esoterica “ortodossa” parleremo profusamente tra poco, analizzando le costruzioni di Rosazza. Ma prima, soffermiamoci un istante sull’aspetto spiritico, che è fondamentale per comprendere le insolite dinamiche costruttive praticate dal sindaco e dal suo fraterno collaboratore. Rosazza, infatti, è una città letteralmente “dettata dagli spiriti”, nel senso che i dettagli delle costruzioni architettoniche venivano definiti con delle sedute spiritiche con le quali Giuseppe Maffei interpellava l’aldilà. Per quanto tutto questo suoni improbabile e lontano dal senso comune, non si tratta di una diceria o di una leggenda popolare, ma, al contrario, di una prassi diffusamente documentata negli scambi epistolari tra Maffei e Rosazza. Gli spiriti evocati erano soprattutto quelli di Ida, la giovane figlia di Rosazza defunta prematuramente nel 1864, e di un certo Agostino, compagno di gioventù di Rosazza nelle file mazziniane e anch’egli defunto, che, a sua volta, interpellava un terzo spirito ancora più misterioso, l’Angelo di Volterra, forse un avo del Maffei.

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Un capitello raffigura Federico Rosazza (a destra) e uno scalpellino (a sinistra).

Gli interventi suggeriti dagli spiriti – o presunti tali – e attuati da Rosazza e Maffei furono di non poco conto:

  1. Nel 1874 il cimitero venne spostato sulla riva sinistra del fiume Cervo e collegato al paese con un ponte a tre arcate;
  2. Al posto del cimitero di un tempo, venne costruita una nuova chiesa, a partire dal 1875.
  3. Successivamente, nel 1880, si abbatté la vecchia chiesa, risparmiando però il campanile, che venne trasformato in torre ghibellina.
  4. Al posto della chiesa demolita venne costruita una “Palazzina” per l’uso pubblico, con un’architettura gotica e medievaleggiante.
  5. Il paese venne in seguito disseminato di “fontane parlanti”.

Le indicazioni – quale che fosse la loro reale fonte – non erano soltanto di carattere generale: spesso lo spirito di Agostino indulgeva nei dettagli, descrivendo ad esempio la forma da dare al rubinetto di una fontana, o l’inclinazione corretta per il piazzale della chiesa.

Come se non bastasse, i lavori furono svolti in gran segreto, perché gli spiriti informarono in più occasioni il Rosazza e il Maffei di nemici nascosti nell’ombra e intenti a tramare contro l’edificazione della chiesa e delle altre modifiche. Non è ben chiaro se Agostino e il resto della compagnia spiritica si riferissero a nemici in carne ed ossa o piuttosto ad avversari anch’essi immateriali. In una dichiarazione dello spirito di Volterra, riferita da Agostino a Rosazza nel corso di una seduta spiritica, leggiamo: “O Federico, noi abbiamo dei nemici attivi e segreti i quali operano con fini malvagi e fanno operare con malvagità i mortali che li ubbidiscono”. Al di là delle minacce fantasma, è certo che i lavori intrapresi a Rosazza non riscuotevano certo il favore del clero – significativo il fatto che il Vescovo non presenziò all’inaugurazione ufficiale della nuova chiesa – e nemmeno quello di molti notabili della zona, tra i quali lo stesso Quintino Sella. I lavori furono quindi svolti con silenzio e segretezza, per quanto possibile, destando probabilmente un po’ di perplessità nella popolazione ignara del progetto complessivo. Tuttavia, gran parte degli interventi, impegnativi anche da un punto di vista finanziario oltre che logistico, vennero finanziati personalmente da Federico Rosazza stesso, che fu un sindaco molto amato dai cittadini di Rosazza proprio per la sua filantropia.

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La cosiddetta porta di Volterra.

Per cercare di capire le connessioni tra Massoneria e Spiritismo, occorre innanzitutto definire, in estrema sintesi, che cosa si intende per Spiritismo, un movimento filosofico dalla forte connotazione religiosa. Il suo nodo centrale è una delle ambizioni più alte, da sempre preclusa all’uomo: capire che cosa c’è “dall’altra parte”. Nella seconda metà dell’Ottocento dilagava il positivismo, un movimento filosofico di profonda fiducia nelle possibilità della scienza, e quindi anche quest’ultima, insondabile frontiera doveva essere abbattuta: gli sforzi degli spiritisti si fusero con quelli di altri ricercatori dell’insolito, quali ipnotisti, mesmeristi e magnetisti, dando vita a una corrente di pensiero piuttosto forte. Certo, l’ambizione di sollevare il velo per vedere oltre la morte era ben più antica: già nel mondo classico, fin dai tempi di Omero, si parlava di “negromanzia”, l’arte di divinare il futuro conversando con i morti, una disciplina che ebbe alterne fortune anche nel medioevo e nel rinascimento, ma dalla metà dell’800 questa curiosità di tipo magico si sposò con la scienza, acquisendo un nuovo vigore.

Contemporaneamente allo svolgersi delle vicende di Rosazza, le statunitensi sorelle Fox — Kate, Leah e Margaret — tenevano sedute spiritiche pubbliche dapprima a New York e poi in tour per gli Stati Uniti e in Europa. Un vasto pubblico assisteva a queste serate, composto non soltanto da centinaia di semplicioni, ma anche da personaggi di spicco: intellettuali del calibro di Arthur Conan Doyle, e addirittura il filosofo Arthur Schopenhauer, per esempio, ebbero un forte interesse nei confronti di questa disciplina. Durante questi “esperimenti” pubblici, le sorelle evocavano spiriti che si manifestavano con i cosiddetti “raps”, battiti improvvisi, con la scrittura automatica oppure ancora con luci spiritiche o con oggetti che si spostavano a distanza. In tempi ben più recenti, il celebre Gustavo Rol (1903-1994) praticava “spettacoli” di questo genere nella sua abitazione torinese.

Le sedute delle sorelle Fox avevano sicuramente un carattere spettacolare e di intrattenimento, ma rappresentavano anche un profondo bisogno spirituale e religioso: lo spiritismo divenne dapprima un movimento consolidato e poi addirittura una Chiesa, in relazione con la setta cristiana dei Quaccheri. Per onor di cronaca, è necessario anche riportare l’epilogo della vicenda delle sorelle Fox: insieme alla popolarità, le tre medium svilupparono anche una crescente passione per l’alcol, che le portò progressivamente in disgrazia. Nel 1888, oberate dai debiti, le tre medium svelarono, dietro compenso in denaro, che le loro comunicazioni con l’altro mondo erano frutto di trucchi. In particolare, i “raps”, i colpi che si avvertivano nel corso delle sedute spiritiche non erano altro che gli schiocchi delle articolazioni delle dita dei piedi di Margaret, trasformati in segnali dall’oltretomba dalla suggestione del pubblico.

Malgrado queste – e altre – “piccole” cadute di stile, si stima che nel 1870 ci fossero circa 10 milioni di spiritisti negli Stati Uniti, ma anche oltre oceano, nella vecchia Europa, il movimento ebbe una fortuna notevole grazie alla formulazione teorica del pedagogo e filosofo francese Allan Kardec, al secolo Hippolyte Léon Denizard Rivail. Questi sistematizzò il ricorso alle sedute spiritiche per tracciare un vero e proprio catechismo, il Libro degli Spiriti, nel corso del quale agli spiriti venivano poste domande di ogni tipo, dalla natura di Dio alla corretta condotta umana. Il corpus di questi scritti ha una forte impronta cristiana, scevra però dal dogmatismo cattolico ed estremamente sincretistica, al punto da ammettere la reincarnazione delle anime.

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il castello di Rosazza con la sua merlatura guelfa.

Anche in Italia esistevano all’epoca più di un centinaio di circoli spiritici: uno di questi, dal nome Atea, era addirittura presieduto dal Gran Maestro Giuseppe Garibaldi. A Torino, Vincenzo Scarpa, segretario di Cavour, con lo pseudonimo di Niceforo Filalete pubblicava la rivista Annali dello Spiritismo e chiedeva spesso e volentieri finanziamenti al Rosazza. Sempre sotto la Mole, un dapprima recalcitrante Cesare Lombroso, oggi considerato il padre dell’antropologia criminale, si convertì alla dottrina dopo aver assistito a un’esibizione della medium partenopea Eusapia Palladino. Nel novembre del 1900, lo vediamo addirittura vestire i panni dell’indagatore soprannaturale e risolvere un caso di poltergeist in una locanda di Via Bava. Insomma, lo Spiritismo “andava di moda”, e non c’è troppo da stupirsi che anche persone tutt’altro che sprovvedute, come Federico Rosazza, ne fossero infatuate.

L’originalità del caso di Rosazza sta, forse, nell’utilizzo dello spiritismo con finalità architettoniche. Anche in questo frangente, tuttavia, ci sono almeno due casi simili. Il primo è rappresentato da Gabriele d’Annunzio – anch’egli massone, tra l’altro – che si fece aiutare da un medium per concepire e progettare il suo Vittoriale. Il secondo caso, invece è quello di Sarah Winchester (1839 – 1922), vedova del famoso armaiolo. La sua storia è per certi aspetti simile a quella di Federico Rosazza: in seguito alla dolorosa perdita del marito e della figlia, si rivolse anch’ella all’architettura spiritica per sublimare il lutto. Facendo ricorso a sedute medianiche, costruì per il resto della sua vita una casa dedalica e assurda, composta da oltre 160 stanze su sette piani.

Se questo fosse un romanzo giallo e fossimo dei detective poco inclini ad accettare le ipotesi soprannaturali, ci troveremmo a dover trovare una spiegazione meno terrena e materialistica per le “voci dall’aldilà” che dettavano la topografia di questa meravigliosa cittadina. Ebbene, in tal caso potremmo supporre che il “colpevole” fosse proprio uno dei protagonisti principali di questa vicenda, come nei migliori romanzi di Agatha Christie, e potremmo orientare i nostri sospetti su Giuseppe Maffei. Questi, infatti, oltre ad essere il principale artefice delle sedute spiritiche, era anche il maggiore beneficiario dei lavori, in quanto veniva stipendiato da Federico per seguirli e svilupparli. Dietro agli spiriti dell’oltretomba e ai messaggi trascendenti si potrebbe dunque nascondere un interesse molto più terreno. Ma ormai il sipario del tempo è calato su questa vicenda, e probabilmente – come spesso accade in gran parte delle vicende umane – non ci sarà mai data la possibilità di scoprire la verità. 

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Veduta panoramica del cimitero di Rosazza.

Fatte queste premesse sul fenomeno dello Spiritismo, è più facile comprendere la connessione con la Massoneria. Anche la Massoneria, infatti, era a quei tempi ai suoi massimi storici in Italia: all’indomani dell’Unità d’Italia del 1861, fortemente voluta dai liberi muratori piemontesi, all’interno del Parlamento i massoni erano molti. Massoneria e Spiritismo avevano un nemico comune: la Santa Romana Chiesa di Pio IX, che, in quel particolare momento storico, sembrava vacillare ed essere sul punto di cadere. Ciò contribuiva indubbiamente a creare un senso di vicinanza tra i due movimenti.

Non solo: sia la Massoneria che lo Spiritismo erano fautori di un approccio spirituale nuovo, libero dai dogmatismi e di tipo sincretico, pronto ad accogliere influenze dalle fonti più disparate. Entrambi erano assetati di mistero e di trascendenza, ma recalcitranti ad assoggettarsi ai dettami ecclesiastici. Si può paragonare la Massoneria a una fiume, all’interno del quale confluiscono tradizioni anche molto diverse tra loro, quali il templarismo, l’Antico Egitto e la gnosi ebraica: per lo Spiritismo vale la stessa volontà di rapportarsi a tradizioni remote ed affascinanti. Infine, spesso gli stessi massoni erano spiritisti, e viceversa: è proprio questo il caso di Federico Rosazza e di Giuseppe Maffei, ma non erano certo i soli, a partire da Franz Anton Mesmer, lo scopritore del cosiddetto “fluido animale”, per arrivare ai già citati esempi di Garibaldi o Scarpa, ma la lista sarebbe decisamente più lunga. Il confluire di questi fattori ci permette di contestualizzare meglio la temperie culturale dell’epoca, e di comprendere un connubio che ai giorni nostri apparirebbe decisamente inaccettabile: le idee hanno una storia e, proprio come gli esseri viventi, si evolvono nel tempo.

Abbandoniamo ora lo Spiritismo per parlare della seconda corrente di pensiero citata in apertura, la Massoneria. Ricostruirne la storia per intero in questa sede sarebbe impossibile: limitiamoci dunque a un superficiale inquadramento storico. Solitamente, si considera il 1717 come la data di un rivolgimento nei confronti della parte operativa, vecchia di secoli. In quell’epoca la massoneria si avviava a diventare speculativa sotto le spinte illuministiche. Questa sorta di rivoluzione ebbe origine da quattro Logge non operative che si unirono dando vita alla Gran Loggia di Inghilterra. In effetti i riferimenti storici ci dicono che l’origine dell’Ordine è molto più antico, e risale ad un tempo immemore e comunque a molto prima della costruzione delle cattedrali e alle corporazioni di costruttori medievali. È da questo patrimonio semantico, infatti, che provengono molti dei simboli che continuano a essere presenti nella Libera Muratoria: dai ben noti squadra e compasso ai grembiuli, passando per simboli meno noti quali la cazzuola e il filo a piombo.

Il paese di Rosazza è ricchissimo di questo tipo di simbologia e consente, a coloro che sappiano dove guardare, una vera e propria “caccia al simbolo”, un’esperienza intellettuale stimolante e, al contempo, divertente. In questa sede, non daremo tutti i riferimenti simbolici, ma soltanto alcune linee guida, proprio per lasciare ai visitatori il piacere della scoperta autonoma e libera. Come recita un antico proverbio pitagorico, “quaerendo invenietis”, cercando troverete…

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La stella a cinque punte ricorre sul sagrato della chiesa.

Stelle e Rose

Passeggiando per la città, i simboli in cui ci si imbatte più di frequente sono senza dubbio le stelle e le rose. Lo stemma della casata dei Rosazza era composto da una rosa con tre stelle, e ciò spiega, in parte, il motivo di queste frequenti decorazioni. Ma non si tratta di semplice e puro narcisismo: la stella, infatti, simboleggia il Pentalfa pitagorico, la conoscenza verso la quale tutti gli iniziati sono orientati. Il messaggio è particolarmente esplicito nella cosiddetta “Fontana della Stella”, sulla quale spicca un cartiglio: “Era dispersa nel creato/or mi guida/ Federico Rosazza”. Ad essere dispersa nel creato era la conoscenza, diventata poi elemento di guida, vera e propria stella polare per l’iniziato.

Anche la rosa ha una profonda valenza simbolica, e viene in genere utilizzata per indicare l’amore, tanto quello profano che quello trascendente. Il riferimento più immediato, in questo caso, è alla Confraternita dei Rosacroce, un leggendario e misterioso ordine segreto, la cui esistenza venne rivelata da alcuni opuscoli apparsi in Germania all’inizio del Seicento. In Massoneria, rimane traccia di questa tradizione nel Rito Scozzese, il cui diciottesimo grado è appunto dedicato al Cavaliere della Rosa e della Croce. Come tale la sua immagine si colora di molteplici significati: esoterici, mistici, religiosi, popolari. Riprodotta su sarcofagi e lastre; come motivo ornamentale in architettura; su tessuti e tappeti; in araldica, su scudi e blasoni; in gioielleria, incisa o a sbalzo; nella pittura e nella scultura; sino a giungere alla copiosa produzione che la vede protagonista in opere di letteratura e di poesia.

Il suo simbolismo è equivalente al fior di Loto: potremmo dire che la Rosa sembri incarnare, nell’immaginario collettivo, il fiore per eccellenza come icona simbolica e leggiadra di tutti i fiori i quali, peraltro, hanno una caratteristica in comune ovvero essere simile ad una coppa, ad un recipiente e, per questa loro caratteristica formale, rapportati all’aspetto femminile di ricettacolo e di generazione. Il numero stesso di petali nella Rosa selvatica è di cinque, numero che i Pitagorici chiamarono sponsale ovvero l’unione tra il due maschile e il tre femminile. Come tale, sotto l’aspetto simbolico più generale, essa rappresenterebbe il dispiegarsi della manifestazione attorno al suo centro. Va ricordato che nella rappresentazione della rosa a cinque petali si può ravvisare il pentalfa inscritto nel pentagono di base le cui diagonali formano per l’appunto tale costruzione geometrica. Questa avrebbe un rapporto speciale con la proporzione Aurea poiché tutti gli spazi poligonali formati dalle diagonali sono scanditi dalla proporzione aurea nella quale è inscritto l’uomo Vitruviano che, metafisicamente, diventa un simbolo dell’Uomo Primordiale. Tra leggenda e storia la Rosa racchiude, nel suo aspetto misterico, di volta in volta il mito della nascita e della rinascita.

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Scultura dendriforme sul sagrato della chiesa.

Il piazzale della chiesa

Se dovessimo individuare un epicentro simbolico a Rosazza, questo sarebbe costituito dalla chiesa e dagli spazi che la circondano. Sul sagrato, in particolare, troverete dodici cippi dendriformi, ovvero dalla forma di albero. Queste sculture, pregevoli esempi della maestria locale nel lavorare la pietra, rappresentano simbolicamente una foresta, la “selva oscura” in cui il profano brancola prima di essere iniziato e poter accedere al “sacro”, simboleggiato in questo caso dalla chiesa. Inutile dire che il numero dodici ha un significato simbolico. Il numero 12 indica la ricomposizione della totalità originaria. In altre parole indica la discesa in terra di un modello cosmico di pienezza e di armonia. Infatti, il significato del numero dodici indica la conclusione di un ciclo compiuto, la creazione, i mesi dell’anno, gli apostoli. Il 12 è il simbolo della prova iniziatica fondamentale. Secondo i poliedri platonici che troviamo nel Timeo di Platone il dodecaedro, ovvero il solido dalle dodici facce rappresenterebbe la completezza dell’universo.

Ma non è tutto: la pavimentazione, eseguita con ciotoli bianchi e neri, rappresenta un roveto privo di fiori mentre in una formella successiva, il medesimo roveto, questa volta fiorito. I due riquadri sono inframmezzati da una scala a pioli a cinque gradini. La scala è un simbolo massonico che indica progressione, trasformazione ed evoluzione. In questo caso, il passaggio dai rovi alle fronde fiorite indica un’evoluzione individuale, il passaggio “oltre” o, forse, la possibilità di una vita oltre la morte. La composizione, inoltre, rimanda al motto di famiglia di Federico Rosazza. Ancora: sul colonnato che, a destra della facciata della chiesa, conduce alla cosiddetta “Via Pulchra”, tra le statue di Rosazza e Maffei, troverete anche quella di uno scalpellino intento a squadrare una pietra grezza: da un lato, si tratta di un omaggio alla fiorente tradizione locale della lavorazione della pietra, dall’altro, però, è anche un chiaro riferimento alla tradizione libero muratoria alla quale si è accennato prima. All’inizio della via in zona absidale sul colonnato rosso a coronamento della parte alta dell’abside, la figura in affresco del Maffei occhieggia con in mano l’archipenzolo in compagnia di un sacerdote e probabilmente nella cornice vicina molto rovinata dalle intemperie la figura del Rosazza.

la volta stellata all'interno della chiesa
La volta stellata all’interno della chiesa.

L’interno della chiesa

L’elemento più notevole della struttura è senza dubbio il magnifico cielo stellato, dipinto da Giuseppe Maffei in modo realistico, tanto da potervi identificare le costellazioni. Il rimando è, indubbiamente, alla volta stellata presente nei templi massonici. Nel fondo absidale si distingue la croce del sud, costellazione che giace sulla via lattea australe la cui caratteristica è l’allineamento in forma di croce latina. Dante nel primo canto del purgatorio descrivere la costellazione della Croce del Sud, nelle due famose terzine (versi 22-27):

« I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente.
Goder pareva ‘l ciel di lor fiammelle:
oh settentrional vedovo sito,
poi che privato se’ di mirar quelle! »

Le quattro stelle, nel significato simbolico, si caricano del valore delle quattro virtù cardinali: giustizia, fortezza, prudenza e temperanzaOltre a ciò, troverete anche delle colonne sulle quali sono stati scolpiti degli intrecci di corde, che ricordano i cosiddetti “laghi d’amore”, una sorta di nodo Savoia, anch’esso presente nei templi massonici per simboleggiare la fratellanza.

Al di là di questi elementi iniziatici, la chiesa presenta alcuni aspetti ironici. Per esempio, nell’epigrafe all’ingresso, Rosazza si premurò di specificare che la stessa era stata edificata “redempta Italia”, ovvero per l’Italia redenta: il riferimento è, chiaramente, al 20 settembre e alla breccia di Porta Pia, un evento storico che molto di rado viene celebrato dall’architettura cristiana. Nella medesima epigrafe, la chiesa non viene definita “ecclesiam”, come di consueto, ma piuttosto “templum”, un termine che, ancora una volta, ci rimanda inequivocabilmente alla sfera massonica.

Nel progettare la chiesa, inoltre, Rosazza e Maffei vollero una porta sulla navata di destra, un elemento fortemente avversato dal parroco in quanto avrebbe permesso ai fedeli di uscire nel corso della predica. Come se non bastasse, proprio di fronte alla chiesa, lungo la cosiddetta Via Pulchra, vennero costruiti tre imponenti orinatoi… Non c’è da proprio da meravigliarsi se il Vescovo si rifiutò di presenziare all’inaugurazione della chiesa!

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Fontana con Madonna di Oropa e Giovanni Battista; si noti la melograna in basso.

Le fontane parlanti e la Via Pulchra

Il paese è disseminato di fontane, che testimoniano un imponente sforzo fatto dall’amministrazione di Rosazza per migliorare la rete idrica cittadina.  Nel 1872 Federico Rosazza fece realizzare un’impresa idraulica di grande utilità pubblica distribuendo l’acqua in tutto il paese attraverso una rete di tubazioni in ghisa dal serbatoio sopra il Campopiano. Il popolino chiamò tali fontane “parlanti”, poiché tutte le fontane di una certa importanza hanno un cartiglio su cui sono scritte frasi moraleggianti o raccontano una storia. Le fontane disseminate per tutto l’abitato sono tutte differenti tra loro ma contrassegnate sempre dagli stessi simboli, la rosa e la stella a cinque punti.

Accanto alla chiesa nuova spicca la Fontana della fede con la statua della prima delle tre virtù teologali, alcune belle rose e un bassorilievo alla base con Adamo con la testa coronata di foglie di acacia (elemento maschile) ed Eva con in capo una rosa (elemento femminile). Dentro alla fontana tre puntini massonici in rilievo nascosti dall’acqua, giusto per chi li vuole scoprire. È riportata la frase “quemadmodum desiderat cervus ad fontes aquarum – ita desiderat – anima mea ad te Deus”, che, secondo i Salmi di Davide, significa “Come il cervo aspira/desidera le sorgente d’acqua, cosí l’anima mia sospira per voi, Dio mio”. Oltre alla fontana della fede dove nel catino  si trovano i tre punti che contraddistinguono l’ordine dei liberi muratori, su un’altra, come già detto, il pentalfa, su un’altra ancora una rosa, in una fitta rete di rimandi simbolici.

Entrando nel paese, ad esempio, ci s’imbatte nella fontana detta delle Balmacce, dedicata a San Giovanni Battista e alla Madonna Nera di Oropa. È risaputo che i due San Giovanni (Evangelista e Battista) sono un riferimento importante per la Massoneria, perché sono i  patroni dei due solstizi, ma se avete qualche dubbio in proposito, spostate con il piede le foglie secche che ricoprono la base della fontana: vi troverete, scolpita nella pietra, una melograna, simbolo di fratellanza.

Nel passaggio posteriore alla chiesa, accorpata alla canonica vi si trova la via pulcra o via della conoscenza alla cui fine vi si trova un portico che da accesso alla piazza. In questa via campeggiano incassata in un arco una grande stella a cinque punti e sulla parete vicina, uno svastica levoogiro, simbolo solare, caro a molte tradizioni soprattutto di origine orientale. Ma i simboli non finiscono qua, sul frontone che immette nel sottoportico, tra tralci appare circonfuso da raggi un occhio onniveggente tra le date della ristrutturazione Questa via, definita “bella” per la ricchezza delle decorazioni di pietra che la adornano, conduce alla Chiesa. Passeggiando lungo questa via potrete notare le particolari finestre a feritoia della chiesa, che fanno venire in mente l’Albero della Vita.

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Stella e svastica nella via Pulchra.

Il ponte

Il ponte ha da sempre rappresentato da un punto di vista simbolico, l’archetipo del passaggio oltre. Presso tutte le civiltà, nella propria forma architettonica, il ponte ha svolto l’azione di connessione tra due rive opposte, tra due monti, tra due mondi. Ha valicato fiumi impetuosi, pericolosi orridi, valli scoscese, strade. Da un punto di vista metafisico (e qui ci appoggeremo al Vedanta Indù) rappresenta, attraverso la dottrina del Sùtratma, un legame che nell’aspetto simbolico raffigura l’unione di due diversi stati dell’essere. Cercando di semplificare al massimo (purtroppo per problemi di lunghezza) le due rive rappresentano, nel senso più generale, il cielo e la terra e il ponte è il pilastro assiale che li attraversa senza unirli. Da un punto di vista metafisico chi, simbolicamente, attraversa il ponte è colui che partendo dallo stato di manifestazione in cui si trova, giunge, avendone le possibilità, allo stato principiale. Ancora sono ricorrenti sui parapetti le stelle a cinque punte, mentre sul sentiero in acciottolato del ponte, sono tracciati, con pietre di colore bianco, 13 cerchi inframmezzati ad altri di diverso colore.

Chi l’ha progettato ha voluto indicare uno specifico significato che ci è spiegato dalla scienza numerologica. Il 13 rappresenta simbolicamente l’Alchimista e risulta in stretta relazione con l’universo dei sensi e delle forme. Contiene in sé il principio dell’ineluttabilità del cambiamento. Il significato di questo concetto, è un monito a non aggrapparsi a ciò che sostiene la manifestazione essendo tutto nell’eterno cambiamento. È numero di rottura di un equilibrio e l’inizio di un processo nuovo e ignoto. Il numero 13, quindi, rappresenta la morte materiale che in alchimia è caratterizzato dal processo della nigredo che precede la rinascita. Il tredici infine si riferisce ai dodici apostoli con Gesù, si riferisce quindi alla conoscenza mediata dalla condivisione, inoltre è legato alla beata vergine ovvero a Madonna ConoscenzaI tredici tondi sul selciato del ponte scandiscono il percorso del defunto che si approccia alla sua ultima dimora ma anche verso un nuovo percorso in un’altra manifestazione.

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Clessidra all’ingresso del cimitero.

Il cimitero

Collegato al paese con il ponte a tre arcate, anche il cimitero è un punto denso di simbologia. Le clessidre che si trovano sulle testate delle spallette del ponte hanno un preciso significato che non è solo quello dello scorrere del tempo (Tempus fugit). Tale simbolo è sempre stato molto apprezzato dagli alchimisti antichi: la metà superiore della clessidra raffigura il cielo, mentre la metà inferiore indica la Terra. È simbolo dell’incedere ininterrotto e del fluire del tempo: un ciclico fluire, un cadere per rialzarsi, un baratto d’azioni contrarie e simili… in eterno movimento. Una volta che il granello è passato al piano inferiore ovvero nella manifestazione ritorna, rovesciando la clessidra, a rimanifestarsi, in altro simbolo appare come l’Uroboros. L’essere passa tra le due polarità dando la sensazione di equilibrio essendo partecipe di tutte e due. L’elemento della clessidra ricorre poi sul bellissimo portale di legno scolpito, sul quale la vediamo come elemento inframezzato al ramo inferiore secco di rose con quello vivo e fiorito. Con questo simbolo è palesato l’aspetto di rinascita dato dai rovi secchi alla base e alla nuova vita rifiorita nella parte superiore nel cui mezzo la clessidra tipica della massoneria, si evidenzia come mezzo di resurrezione. Le ali rappresentano la misericordia divina, ovvero il concetto che il tempo è divino e quindi non va sprecato ma usato con accortezza.

All’interno del cimitero si trovano, confuse tra le altre, alcune tombe massoniche; ma il punto che desta il maggior interesse è senz’altro il centro, in cui troviamo un catafalco in pietra per la bara, circondato di lacrime di pietra bianca, sette per l’esattezza e che sono presenti ancora una volta nel rito massonico del terzo grado. Ad un approccio esteriore le lacrime possono rappresentare l’aspetto sentimentale che caratterizza la pietas di chi rimane ma ad un livello superiore le lacrime possono essere considerate come la pioggia e la rugiada che rappresentano l’aspetto della discesa benigna dell’influenza spirituale: un concetto anch’esso mutuato dalla tradizione libero muratoria che è presente comunque in diverse tradizioni in effetti, chi considera la morte come uno iato ciò che  avviene dopo, è la resurrezione o iniziaticamente la nuova vita.

Insomma, il paese di Rosazza è sicuramente un luogo ricco di fascino e mistero: passeggiare per le sue strade è un’esperienza imperdibile per chiunque si interessi di Tradizione.

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Il ponte a tre arcate che porta al cimitero, decorato con clessidre.

Riferimenti bibliografici:

  • Bessone Angelo S.  Trivero Sergio, Il segreto della rosa. Una chiesa tra spiritismo e massoneria, edizioni DOCBI Centro Studi Biellesi, 2001
  • Pier Luigi Baima Bollone, La scienza nel mondo degli spiriti, Edizioni SEI

 

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