Corsi e ricorsi storici del paganesimo nel mondo contemporaneo disincantato

Per lo Zeitgeist contemporaneo la religione nel suo significato complessivo rischia di essere derubricata ad un bagaglio culturale inutile, una pratica obsoleta oggetto di derisione sacrificata sullโ€™altare della razionalitร  tecno-scientifica (nel “sistema tecnico” direbbe J. Ellul), un discorso fallace e privo di basi reali secondo lenti troppo freddamente razionalistiche. Senza voler fare discorsi passatisti รจ innegabile come della religione vissuta, del carattere esperienziale dei fenomeni religiosi (su cui ha contribuito a gettare luce l’antropologia religiosa fenomenologico-ermeneutica di J. Ries), in troppi casi se ne dice quel poco che รจ consentito da questo monocorde e ripetitivo refrain per il quale essa รจ mero incantamento frutto di predisposizioni biologiche della nostra specie accantonabili evolutivamente [1] e il significato sotteso ai suoi riti viene disperso a vantaggio di letture esegetiche che li avvicinano scientisticamente a disturbi ossessivo-compulsivi, facendo in unโ€™ottica a  rischio riduzionismo del โ€œsupercollanteโ€ la finalitร  della pratica religiosa [2]. Il fenomeno religioso nella sua specificitร  viene cosรฌ bandito e considerato alla stregua di un residuo storico, un resto archeologico di epoche remote incapace di provocare una partecipazione emotiva in una stagione culturale dominata da unโ€™ateizzazione di massa senza precedenti (si pensi soltanto alle statistiche riguardanti il crollo delle vocazioni ecclesiastiche parallelo alla desertificazione delle chiese da parte dei fedeli). Rischia di essere dimenticato il valore della religione come struttura della coscienza, il suo costante rinvio ad una dimensione aurorale dellโ€™esperienza e ad una dimensione originaria che trova espressione tanto nella cerca della โ€œterra senza il maleโ€ del popolo Guaranรญ quanto nelle odierne pratiche spiritiche che scimmiottano il sapere tradizionale degli uomini-medicina [3]

Allo stesso tempo, in parziale contraddizione rispetto a questo fenomeno imponente di scristianizzazione nella vecchia Europa e negli States (dove ad esempio giร  il critico letterario H. Bloom parlava di post-cristianitร ) negli ultimi decenni pare di assistere ad un contromovimento spirituale, una risposta resistenziale allโ€™angoscia bruciante dellโ€™horror vacui: si assiste cosรฌ ad un ritorno del rimosso dellโ€™antica cultura religiosa pagana, riguadagna linfa una visione delle cose improntata ad una sacralizzazione del mondo e della natura. Giร  S. Freud parlava di grande avvenire per la religiositร  (pur concependola alla stregua di un fenomeno illusorio senza fondamento imparentabile con la nevrosi), e almeno su questo punto, anche tenendo presente autori diversi come Eliade o Girard che interpretano lโ€™umano come intrinsecamente homo religiosus, non sbagliava [4]

Lโ€™anastasianesimo russo di V. Megre e la rodnoveria slava, il rinnovato interesse per la teosofia steineriana, lโ€™etenismo wotanico e odinico, il lascito della vecchia controcultura hippie e il folk music revival, la popolarizzazione (per quanto non troppo scientifica e tendenziosa) della spiritualitร  naturalistica ad opera di G. Gardner e M. Murray e del loro movimento wicca, lโ€™hetanesimo armeno e le rivitalizzazioni delle culture druidiche dellโ€™รr nDraรญocht Fรฉin, alcune diramazioni dellโ€™ecologismo radicale che concepiscono il pianete un sistema vivente rivitalizzando inconsciamente lโ€™antica immagine dellโ€™anima mundi e il movimento romano-italico cui dedicรฒ studi R. Del Ponte, al di lร  del fatto di costume e del folclore documentano un bisogno di senso e una nostalgia per la reintegrazione e la coincidentia oppositorum promessa dalle religioni cosmiche descrittaci dallโ€™Eliade [5]. Lo storico delle religioni rumeno, infatti, aveva giร  permesso di identificare dietro a prodotti culturali apparentemente innocui come i fumetti o i nuovi media lโ€™ascendente occulto del mito pagano che rivive nelle imprese dei personaggi dei comics, un lascito di un passato che non vuole passare che continua a esercitare i suoi effetti metamorfosandosi [6]. Nel tentativo di marcare una distanza dalle religioni abramitiche riattualizzando riti e miti di mondi culturali scomparsi sotto lโ€™incedere delle religioni del libro, infatti, tutte queste declinazioni del paganesimo nella contemporaneitร  offrono esempi di esperimenti spirituali capaci di sfidare la morsa monoteistica decostruendone lโ€™impalcatura metafisica a vantaggio di un immanentismo integrale, una ricucitura dello strappo tra lโ€™uomo e la natura consumato dalla religiositร  ebraico-cristiana fortemente dualista prima e dalla Tecnica moderna poi come sua logica conseguenza (figlia della fede cieca nel progresso di matrice biblica) che tracciano una linea che va dal cristianesimo secoli con lโ€™industrialismo selvaggio ecc. (impiantandosi su un mondo desacralizzato ad opera della spiritualitร  trascendente abramatica che rompendo col vecchio immanentismo pagano per il suo antropocentrismo su cui aveva giร  puntanto il fuoco di concentrazione P. Singer apre la possibilitร  alla planetarizzazione tecnica e alla sua manipolabilitร  senza limiti cui accennava cripticamente il filosofo di MeรŸkirch).

Lโ€™orizzonte di senso promosso dalla religione biblica nella lettura di M. Heidegger [7] infligge una violenza simbolica alla realtร  disunendola e spezzandola in due tra carne/spirito, uomo/Dio, aldiquร /aldilร  facendo del logos il figlio di Dio secondo uno schema gerarchico di contro al logos eracliteo, tendente allโ€™unione armonica e anti-dualistica degli opposti complementari (idea rigettata dallโ€™antropologo e apologeta cristiano R. Girard [8]). Difatti nella fede ebraico-cristiana (prestando fede ai suoi avversari) si attua un capovolgimento dellโ€™esterioritร , come descritto brillantemente da Nietzsche [9], una denaturalizzazione dellโ€™uomo dal suo ambiente che alla cosmicizzazione promossa dalle culture arcaiche gravitanti sempre rispetto ad un centro, ad un axis mundi che riorganizza lo spazio secondo le linee di una geometria religiosa oppone una frattura netta tra cielo e terra che si cominciano a credere inconciliabili a tutto vantaggio di una soteriologia storica, anti-ciclica terminante con una Parusia [10]. ย 

Ancora S. Natoli [11], discettando di neopaganesimo come etica allโ€™altezza dei tempi in grado di rispondere al bisogno di credere di unโ€™umanitร  orfana del dio biblico, propone la ripresa della finitudine integrale promossa dal modus vivendi antico rimodulandola con la tecnica e intrecciandola con suggestioni nietzschiane per battere in breccia la farmacopea cristiana e le sue speranze redentive. 

Per Natoli urgerebbe quindi, pena lo scontare la condanna nichilista inflittaci dal monoteismo ebraico-cristiano che ha causato un divorzio tra ragione e sensibilitร  e tra uomo e mondo (svuotando di senso la ricchezza di questโ€™ultimo e preannunciando la vittoria della ratio moderna incarnata dalla tecnica [12]) rinunciare alla nostra fame di Assoluto e accettare di riconciliarci con la nostra mortalitร , ancorandoci alla terra come raccomandava il filosofo-dinamite Nietzsche nel suo Zarathustra. Tutto questo per dare vita, nelle intenzioni di Natoli, ad una forma di paganesimo rinnovato, rielaborato e ibridato con gli sviluppi della modernitร , che se da un lato si vede costretto a rinunciare al tragico che per effetto della cristianizzazione รจ ormai scomparso dalla scena (Natoli si sofferma sulla congiunzione organica tra la vita vissuta dagli antichi e la sofferenza che le era consustanziale per la loro mentalitร ) dallโ€™altro garantirebbe un maggiore rispetto dellโ€™ordo naturalis e una visione piรน equilibrata dellโ€™uomo al di lร  dellโ€™automortificazione dellโ€™imitatio Christi perchรฉ come insegnavano i greci ogni possibilitร  di valore รจ ascrivibile a limiti precisi e puรฒ tendere alla perfezione solo entro questi limes [13]. Nel solco di queste analisi, il mitologo J. Campbell articolava la sua proposta di una lettura del mito ribaltando il luogo comune che lo vuole una mera affabulazione rispetto alla religione propriamente detta, reinterpretandolo come una forma cristallina di fede popolare basata su immagini simboliche afferenti ad una matrice inconscia collettiva sulla falsariga di Jung con funzioni metafisiche, cosmologiche, sociali, psicologiche [14]. Dโ€™accordo con Natoli, Campbell ritiene che la religione pagana sia in grado di offrirci con il suo patrimonio di simboli e il suo repertorio sconfinato di miti un sistema vivente [15] di credenze e di valori cui lโ€™uomo contemporaneo puรฒ guardare per evitare il pendio scivoloso del bisogno di immortalitร  promosso da religioni andate in obsolescenza, perchรฉ la spiritualitร  mitica ha il pregio di โ€œrestituirci allโ€™innocenza del divenireโ€ per citare Nietzsche, mostrandoci che lโ€™eternitร  sia tutta qui. In chiave neo-nietzschiana ed eudemonistica sullโ€™esempio greco-romano come nel caso di Natoli o seguendo lโ€™ascendente junghiano e facendo propria una ripresa della mitologia come vademecum pratico per lโ€™orientamento esistenziale sulla scia di Campbell, si afferma cosรฌ la necessitร  di un distacco critico dalle promesse oltremondane delle fedi monoteistiche a vantaggio di una risemantizzazione dellโ€™aldiquร  in chiave positiva e gloriosamente affermativa. 

In โ€œdivergente accordoโ€ (per citare il rapporto ambivalente Taubes/Schmitt) con gli autori summenzionati, il controverso pensatore francese del GRECE A. De Benoist muove da diverso tempo una ricerca volta alle radici spirituali e culturali dellโ€™Europa identificate nella traditio greco-romana rigettando il logos cristiano nel suo universalismo e sfruttando le risorse offerte tanto dallโ€™antropologia culturale quanto dal โ€œpensiero negativoโ€ della critica della ragione moderna di Nietzsche e Heidegger per non dimenticare il contributo teorico della Konservative Revolution (Spengler, Schmitt, ecc.). Il neopaganesimo, per De Benoist in un saggio dellโ€™81 [16], piรน che un supplemento dโ€™anima in unโ€™epoca di disincanto coniugabile con lโ€™acquisto positivo di unโ€™emancipazione dalla sofferenza come nella proposta teorica natoliana, รจ una dura necessitร , un dovere impostoci dal bisogno profondo in risposta alla crisi contemporanea in cui versiamo di guardare al nostro passato avito, per attingervi gli strumenti culturali utili al nostro riscatto come europei. In De Benoist prende corpo una peculiare forma di tradizionalismo anti-conservatore, per dirla alla M. Veneziani, in cui al tentativo di riattivare le forme della tradizione si accompagna il rigetto per lโ€™antimodernismo di maniera e la consapevolezza che ogni patrimonio identitario sia dinamico e soggetto ad unโ€™attiva modificazione da parte dei suoi proponitori che ne riattivano il potenziale per lโ€™attualitร  [17]

De Benoist, che comincia la sua arringa a difesa del paganesimo ribadendo come sia presente nella cultura del nostro tempo una spinta al pluralismo e al radicamento culturale di contro al vecchio universalismo ed egualitarismo cristiano [18], reputa che a darsi battaglia nel cuore degli occidentali sono due idee antitetiche circa il sacro e la spiritualitร  piรน in generale. Agli occhi debenoistiani il cristianesimo e lโ€™ebraismo dualizzano in profonditร  lโ€™esperienza dellโ€™uomo nel mondo e rispetto al divino, concepita nel senso creazionista di una fabbricazione ex nihilo che apre la strada ad una rottura radicale tra lโ€™io e la realtร  che trova prolungamenti nella filosofia moderna individualistica e nella scienza meccanicistica (messa in crisi recentemente dalla teoria dei sistemi) che ne sono il portato [19]

La metafisica ebraico-cristiana cosรฌ depriva di sacralitร  la vita e concepisce lโ€™uomo come un mero esecutore di comandi divini, eteronomo rispetto ad un creatore compiaciuto e in totale discontinuitร  rispetto allโ€™animalitร  biologica che gli รจ diventata inaccessibile a causa della caduta laddove il paganesimo mostrava unโ€™impostazione piรน elastica e meno rigida [20]. Il cristianesimo come eresia ebraica che radicalizza antinomie presenti nel pensiero ellenico รจ derubricabile ad โ€œantireligioneโ€ per De Benoist nella misura in cui moralizzando Dio e trasfigurandolo in qualcosa di completamente altro dallโ€™umano legandovisi inestricabilmente rinunciando alla propria libertร  e moralizzando la divinitร  affossa lโ€™uomo ritenuto lโ€™unico responsabile del male nel mondo, dando luogo ad un “ipermoralismo” (cit. A. Gehlen) che preannuncia il fanatismo dei diritti umani odierno [21]. Sempre il cristianesimo in aperta cesura rispetto alla paganitร  rinnega la concezione sferica del tempo e lโ€™idea profondamente radicata nellโ€™antichitร  che non ci fosse una meta finale inaggirabile a vantaggio di quella che per il tramite del razionalismo diventerร  futurologia, filosofia della storia lineare e mitologia del progresso inevitabile [22], facendo del dio lโ€™irrappresentabile svilisce la mitologia e la sua funzione simbolica in forza di una generale iconoclastia razionalista del significante unico di cui sono eredi tanti movimenti culturali moderni, dallโ€™arte astratta alla psicoanalisi fino al marxismo [23]

Questo perchรฉ la religione ebraico-cristiana, nellโ€™ottica debenoistiana, demitologizza e attua la desacralizzazione del mondo in anticipo sui tempi della scienza moderna (unโ€™idea su cui invitava a riflettere lo stesso Girard nel suo magnum opus) in forza della separazione radicale tra il creatore e il creato che impedisce la valorizzazione della naturalitร  combattendo lโ€™idolatria spalancando le porte al totalitarismo nella sua caccia al particolare che devia dalla legge universale divina e al nichilismo come sua logica conseguenza una volta che lโ€™uomo si trova in balia di se stesso in un mondo amorfo [24]

Concludendo la diagnosi, De Benoist si impegna a valorizzare lโ€™eroismo pagano (condannato dal socialista umanista E. Fromm come manifestazione della violenza), il bisogno di radicamento e gerarchia dei popoli secondo le linee di un relativismo culturale avverso alla westernization [25], si spende in lodi verso la tolleranza pagana fondata sul pluralismo delle manifestazioni di culto [26], valorizza dellโ€™uomo pagano la sua intrinseca politicitร  (a partire da suggestioni schmittiane sul tema) di contro al disimpegno cristiano che vede al modo di Agostino la politica come una barbarie necessaria [27], mostra come la rappresentazione pagana della divinitร  come unitร  dei contrari che si ritrova in Eurigena, Cusano e nei romantici [28]. Lโ€™autore esprime, infatti, soddisfazione per una possibile reviviscenza degli dรจi in unโ€™epoca di decadimento culturale e religioso, contrassegnata dallโ€™incapacitร  di essere latori di senso con il venir meno del vecchio monoteismo biblico che centralizzava come un soggetto assoluto (citando L. Althusser allโ€™inizio del suo scritto e le sue riflessioni sullโ€™ideologia) lo spazio umano che nelle antiche religioni si muoveva in sincrono con la spiritualitร  della natura: in De Benoist assistiamo cosรฌ alla ripresa del sacro arcaico e al tentativo radicale di riattivare la forma di vita tragica che in Natoli abbiamo visto essere diventata per necessitร  storica inafferrabile (donde la proposta teorica piรน moderata di una mediazione con lo spirito moderno).ย 

Alain de Benoist

In tema di โ€œlogica paganaโ€ impossibile non citare uno studio dellโ€™antropologo dei nonluoghi M. Augรฉ, dedicato al problema di sviscerare il genio del paganesimo mostrandone le specificitร  e scandagliandone i rituali che corredano la vita collettiva di popoli che ancora oggi vi si ispirano Africa nera (ad esempio presso i Mina, i Peda, i Kikuyu, ecc.) [29]. Per Augรฉ, che nel testo intende fare il verso al piรน celebre scritto di apologetica cristiana del romantico francese Chateaubriand, lโ€™uomo pagano si differenzia dallโ€™antropologia ebraico-cristiana in ragione dellโ€™assenza dellโ€™idea di peccato e della โ€œimmanenza del mondo divino al mondo degli uominiโ€ senza giustapposizioni dualiste [30]. Il cristianesimo nel suo portato culturale, in analogo a De Benoist, frantuma la cifra olistica dellโ€™antropologia filosofica pagana, che รจ connaturatamente sociale, laddove il cristiano vive un rapporto di intimitร  col suo dio tutto interiore in antitesi rispetto ai riti delle piรน antiche religioni che vedono gli dei e gli uomini marciare fianco a fianco (gli dei, scrive Augรฉ, sono โ€œstrumenti di relazione con gli altriโ€ [31]), ignari delle future fratture ontologiche tra il divino e lโ€™umano promosse dalle religioni abramitiche. Per ribadire il punto, al modello di uomo cristiano importa piรน la salvezza personale del manifestarsi del sacro nella comunitร  di appartenenza e in questo senso lโ€™antropologia pagana non cessa di disturbare come un rumore di sottofondo lโ€™affermazione monoteistica, che indirizza il fedele verso pratiche religiose sempre piรน astratte e idealizzate di mediazione col dio [32]. Nella religione politeista il dio, difatti, รจ uno strumento dellโ€™agire e al contempo un principio ordinatore del sistema cosmologico di riferimento: esso simbolizza lo sforzo antico di decifrazione della โ€œarbitrarietร  della naturaโ€ per dirla alla Augรฉ, la sua plasticitร  e ambiguitร  anche sessuale rimanda per converso al sistema di opposizioni complementari in cui si articola la stessa communitas degli uomini [33]

Diversa la spiegazione del ruolo dellโ€™eroe nellโ€™antropologia pagana: lโ€™eroe dร  voce alla cultura umana, assolve la funzione di mostrarne lโ€™antropogenesi (nel caso dellโ€™eroe mitico prossimo agli antenati che istruisce gli uomini su come vivere o li dota di particolari strumenti), di sottolineare le contraddizioni della legge (per questo lโ€™eroe tragico patisce conseguenze terribili per aver commesso trasgressioni), oppure come nel caso degli eroi da romanzo รจ il mero prodotto degli avvenimenti, sempre in attesa [34]. Lโ€™eroe per essere tale รจ chiamato allโ€™azione, a rinvenire un senso nel suo percorso o esserne giร  provvisto, misurarsi sempre con il limite della morte in agguato, queste le sue coordinate antropologiche [35]. Sempre in riferimento allโ€™antropologia pagana risulta essere centrale la nozione di persona come sistema integrato di componenti socioculturali senza divisioni rigide cartesiane tra la dimensione fisica e mentale da distinguersi dalla nozione di individualitร  come psichismo soggettivo che non puรฒ essere completamente relativizzata (come proposero Deleuze e Guattari) a partire da studi etnologici sugli Oruba, i Jivaro, i Samo ecc. [36].

Spostando poi il fuoco di concentrazione sulla teoria e pratica della stregoneria, Augรฉ giunge ad affermarne la centralitร  definendola una logica peculiare del paganesimo, sulla scorta di studi etnologico-antropologici (sui Kaguro, i Chewa, i Lele, ecc.) come modalitร  sociali e simboliche di gestione della โ€œinfelicitร  e violenza degli uominiโ€ [37]. La stregoneria, abitualmente distinguibile come ricorda lโ€™autore in sorcery volontaria e witchcraft ereditata per maledizione e trasgressione intergenerazionale, รจ uno specchio della realtร  sociale della comunitร  pagana, secondo le linee di una filosofia di vita monista, per la quale i significati hanno ricadute reali, sono โ€œrapporti di forzaโ€ e la continuitร  tra il biologico e il sociale รจ indissolubile [38].  

Connessa a questa logica pagana si situa la โ€œlogica ritualisticaโ€ che presso i popoli africani come quelli precristiani li porta periodicamente a trasgredire i divieti o effettuare riti di inversione sessuale che conducono gli uomini per un tempo limitato ad esacerbare le differenze in drammatizzazioni aventi lo scopo di relativizzare le differenze per riaffermarle e riportare ordine interno alla comunitร , come nel caso degli Avlekete [39]. Avvicinabili per un verso ai riti di inversione (incentrati sul mimetismo e la cancellazione delle differenze) della particolare โ€œlogica ritualisticaโ€ paganeggiante, i profetismi precristiani ribadiscono attenzione al mondo concreto, al qui e ora della promessa di salvezza collettiva dei profeti ivoriani o dei movimenti spirituali melanesiani studiati da P. Worsley, strumenti culturali di controllo della storia e di destabilizzazione dellโ€™ordine sociale, sintomatologici di crisi [40].

Conclusa la nostra breve disamina delle specificitร  antropologico-filosofiche del paganesimo nelle sue attualizzazioni contemporanee, occorre forse domandarsi se la lettura della religione ebraico-cristiana da cui partono le analisi prese in esame non ne sottovaluti lโ€™unicitร  consistente nella difesa della โ€œnuda vitaโ€ considerata un valore in se stessa (come ricordato nellโ€™interpretazione antropologica girardiana che riprende le tesi della S. Weil) di cui lโ€™istituzione cattolica nelle sue logiche di potere per citare I. Illich ha rappresentato un โ€œpervertimentoโ€ [41]. Forse il cristianesimo potrebbe, invece, essere accettato come โ€œnecessitร  storicaโ€ che ha condotto per eterogenesi dei fini sia pure al prezzo di una lacerazione interiore dello spirito umano ad un arricchimento indispensabile per lโ€™uomo, lo stesso Nietzsche evocato da De Benoist nel suo โ€œGenealogia della moraleโ€ critico ferocissimo del cristianesimo forse non intaccava (come suggerito da M. Scheler prendendo le distanze dal filosofo del martello) il senso profondo dellโ€™ethos cristiano ma la sua sclerotizzazione borghese, la sua degenerescenza [42]. Uno sviluppo della polaritร  antropologia pagana/antropologia ebraico-cristiana potrebbe essere dato da un sano recupero del bisogno di radicamento in seno alla comunitร  e di rottura col dualismo cartesiano responsabile del nichilismo a detta degli autori sopraccitati dialettizzando la lebensform cristiana rispetto alle sopravvivenze pagane, realizzando una aufhebung tra la spinta universalistica propria delle religioni del libro abramitiche e la controtendenza pagana di una logica della molteplicitร  che potrebbe avere un corrispettivo nel postmodernismo [43]. In questo senso si potrebbe ammorbidire ciรฒ che per lo spirito dei tempi risulta indigeribile del lascito culturale abramitico edulcorandolo con le riprese moniste e anti-dualiste proprie della condicio pagana. Un altro tracciato seguibile potrebbe essere altrimenti lโ€™indebolimento delle premesse filosofiche dellโ€™antropologia ebraico-cristiana scegliendo di rileggere la kenosis cristiana come una decostruzione radicale dellโ€™ontologia e piรน in generale del fondazionalismo filosofico [44]. In questo caso lโ€™itinerario da scegliersi comporterebbe un ibridazionismo filosofico tra le premesse di senso tipiche della religione cristiana e lo sguardo immanentistico centrale per il paganesimo, ridimensionandone la logica interna ma comunque accettando i presupposti antropologico del personalismo cristiano pena, come nella proposta debenoistiana, di esporre il fianco alla taccia di reazionarismo. Rimangono poi aperte le alternative reciprocamente escludentesi di recupero integrale delle tradizioni avite che i movimenti neopagani si propongono di ricostruire e di radicalizzazione del lato iconoclasta e demitologizzante della religione cristiana (che secondo questa esegesi รจ giร  scuola del sospetto perchรฉ col suo divorzio tra un significante supremo e il mondo inteso come un geroglifico vivente preannuncia il marxismo). Da una parte saltando dโ€™un balzo oltre la modernitร  che siamo abituati ad accettare e il vecchio cristianesimo occidentale che non sembra avere piรน sbocchi (lโ€™opzione teorica dei vari Natoli, De Benoist, ecc.) con il rischio paventato da Girard di una ribarbarizzazione per il fondale violento dei culti pagani (su cui insisteva anche W. Burkert in un’importante studio coevo); dallโ€™altro lato forse proprio con lโ€™accettazione delle antinomie cristiane sfocianti del nichilismo, destino ultimo dellโ€™Occidente opulento secondo il giudizio di Nietzsche, Spengler e Heidegger si aprirebbe la possibilitร  di chiudere la partita dellโ€™intero decorso filosofico-antropologico moderno (che come insegnava K. Lรถwith รจ figlio nella sua fiducia del progresso di una laicizzazione della โ€œDe Civitate Deiโ€) sulla scia della crisi della ragione novecentesca declinata nella direzione di uno scetticismo radicale

Scheler (citato in esergo ad un importante scritto girardiano del ’61 dedicato al tema del desiderio mimetico nella letteratura e nella vita che costituisce il primo tassello della sua teoria antropologica dedicata al fenomeno della violenza nelle comunitร  umane e al ruolo del sacro) ebbe a scrivere che lโ€™uomo avesse o una divinitร  o un idolo. Lโ€™aporia in cui si dibatte la contemporaneitร  consiste nel non sapere in partenza se lโ€™uomo possa fare a meno del suo bisogno di credere e su cosa possa fare di questo bisogno addomesticandolo alle esigenze mutate della sua epoca. 


[1] Cfr. D. C. Dennett, Rompere lโ€™incantesimo. La religione come fenomeno naturale (2006), Cortina, Milano, 2007.

[2] Cfr. D. Xygalatas, Ritual. Storia dellโ€™umanitร  tra natura e magia (2022), Feltrinelli, Milano, 2023. 

[3] Cfr. M. Eliade, La nostalgia delle origini. Storia e significato della religione (1969), Morcelliana, Brescia, 2020.

[4] Cfr. S. Freud, Lโ€™avvenire di unโ€™illusione (1927), Bollati Boringhieri, Torino, 1990. 

[5] Cfr. M. Eliade, Mefistotele e lโ€™androgine (1962), Edizioni Mediterranee, Roma, 2011. 

[6] Cfr. M. Eliade, Mito e realtร  (1963), Borla, Roma, 1990. 

[7] Cfr. M. Heidegger, Introduzione alla metafisica (1953), Mursia, Milano, 1990. 

[8] Cfr. R. Girard, Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo (1978), Adelphi, Milano, 2020 pp. 328-348.

[9] Cfr. F. W. Nietzsche, Lโ€™Anticristo. Maledizione del cristianesimo (1894), Adelphi, Milano, 1982. 

[10] Cfr. M. Eliade, Il sacro e il profano (1957), Bollati Boringhieri, 2013. 

[11] Cfr. S. Natoli, I nuovi pagani. Neopaganesimo: una nuova etica per forzare le inerzie del tempo, Il Saggiatore, Milano, 1995. 

[12] Cfr. U. Galimberti, Orme del sacro: il cristianesimo e la desacralizzazione del sacro, Feltrinelli, Milano, 2000; Id., Cristianesimo: la religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano, 2012.

[13] Cfr. S. Natoli, op. cit.

[14] Cfr. J. Campbell, Percorsi di felicitร . Mitologia e trasformazione personale (2004), Cortina, Milano, 2016. 

[15] Id., Sulla via del mito. Conversazioni con Michael Toms (1988), Lindau, Torino, 2017. 

[16] Cfr. A. De Benoist, Come si puรฒ essere pagani? (1981), Basaia Editore, Roma, 1984. 

[17] Cfr. M. Veneziani, Di padre in figlio: elogio della tradizione, Laterza, Roma-Bari, 2002. 

[18] Cfr. A. De Benoist, op. cit., pp. 13-18.

[19] Ivi, pp. 31-41. 

[20] Ivi, pp. 52-58. 

[21] Ivi, pp. 59-70. 

[22] Ivi, pp. 89-101. 

[23] Ivi, pp.102-111. 

[24] Ivi, pp. 112-141; p. 219 e ss.  

[25] Ivi, pp. 142-146. 

[26] Ivi, p. 128 e ss.

[27] Ivi, pp. 147-170.

[28] Ivi, p. 196 e ss. 

[29] Cfr. M. Augรฉ, Genio del paganesimo (1982), Bollati Boringhieri, Torino, 2002. 

[30] Ivi, p. 69. 

[31] Ivi, p. 98. 

[32] Ivi, pp. 61-81. 

[33] Ivi, pp. 103-137.

[34] Ivi, pp. 138-167. 

[35] Ivi, p. 167.

[36] Ivi, p. 168 e ss.

[37] Ivi, p. 199. 

[38] Ivi, pp. 199-243. 

[39] Ibidem.

[40] Ivi, pp. 264-285.

[41] Cfr. I. Illich, Pervertimento del cristianesimo. Conversazioni con David Cayley, Quodlibet, Macerata, 2008. 

[42] Cfr. M. Scheler, Il risentimento nellโ€™edificazione delle morali (1912), Vita e Pensiero, Milano, 1975.

[43] Cfr. J.-F. Lyotard, La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere (1979), Feltrinelli, Milano, 2014. 

[44] Cfr. G. Vattimo, Credere di credere, Garzanti, Milano, 1996. 

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