Lβobiettivo di questo articolo Γ¨ indagare la dimensione storico-religiosa e antropologica del pellegrinaggio a Lac Ste. Anne, nella provincia canadese dellβAlberta. Lac Ste. Anne, nel cuore delle praterie dellβAlberta settentrionale, Γ¨ da secoli riconosciuto come un luogo di guarigione. Le sue acque, ritenute sacre dalle popolazioni indigene molto prima dellβarrivo dei missionari, continuano ancora oggi ad attrarre migliaia di pellegrini.
di Simone Savasta
Lβobiettivo di questo articolo Γ¨ indagare la dimensione storico-religiosa e antropologica del pellegrinaggio a Lac Ste. Anne, nella provincia canadese dellβAlberta. Lac Ste. Anne, nel cuore delle praterie dellβAlberta settentrionale, Γ¨ da secoli riconosciuto come un luogo di guarigione. Le sue acque, ritenute sacre dalle popolazioni indigene molto prima dellβarrivo dei missionari, continuano ancora oggi ad attrarre migliaia di pellegrini.
Ogni anno, nel mese di luglio, uomini e donne provenienti da comunitΓ indigene di tutto il Canada si radunano sulle sue rive per cercare sollievo, forza e rinnovamento nella devozione a SantβAnna. Γ da questa esperienza di fede e guarigione che prendono forma alcune domande centrali: come interpretare le testimonianze di chi racconta di aver trovato al lago nuova vitalitΓ o liberazione dal dolore? In che modo i contesti storici, culturali e sociali hanno contribuito a plasmare rituali e pratiche devozionali, trasformando il pellegrinaggio in un crocevia di mondi religiosi e identitari? In questa prospettiva, Lac Ste. Anne si configura come un laboratorio vivente, in cui i sistemi religiosi nativi non appaiono come tradizioni immutabili, ma come orizzonti dinamici, capaci di accogliere e rielaborare simboli, linguaggi e innovazioni [1].

Nella lingua Cree delle pianure, kayases significa βtanto tempo faβ e rimanda allβillud tempore eliadiano, o il tempo delle origini, quando i popoli nativi si radunavano a Manβtou Sakahikan (Wakamne per i Nakota) per la Sun Dance, riti di purificazione e momenti di tregua tra guerre, vivendo insieme caccia, pesca, banchetti e cerimonie. Ben prima di diventare santuario di devozione cattolica, Lac Ste. Anne era giΓ venerato come luogo di potere e guarigione, capace di rigenerare corpi, spiriti e comunitΓ . Oggi rappresenta il principale pellegrinaggio cattolico-indigeno del Nord America, il cui fulcro rimane lβacqua del lago β bevuta, raccolta o usata per lβimmersione β percepita come veicolo di presenza e rinascita, in continuitΓ tanto con il battesimo cristiano quanto con le cosmologie native. Attorno a questo spazio sacro, ogni anno migliaia di pellegrini indigeni si ritrovano, alimentando la forza spirituale e miracolosa che da secoli caratterizza il pellegrinaggio.
Le prime testimonianze su Lac Ste. Anne provengono dai registri della Hudsonβs Bay Company: nel 1801 lβesploratore David Thompson lo segnΓ² sulle mappe come Lake Manitou (βLago dello Spiritoβ), denominazione che rifletteva la percezione delle comunitΓ locali, per le quali era un luogo misterioso, noto anche come Godβs Lake o Devilβs Lake. Attorno al 1840 il missionario Jean-Baptiste Thibault lo ribattezzΓ² Lac Ste. Anne e, grazie soprattutto allβopera degli Oblati di Maria Immacolata β in particolare padre Albert Lacombe β il lago divenne un importante centro di evangelizzazione e di incontro con le tradizioni spirituali indigene. Alla fine dellβOttocento la missione entrΓ² in crisi per carestie e per lo spostamento del fulcro missionario a St. Albert, ma padre Jean-Marie Lestanc, dopo una visione avuta a Sainte-Anne dβAuray, nella nativa Bretagna, rilanciΓ² il santuario organizzando nel 1889 il primo pellegrinaggio (Drouin 1973: 52). Da allora, narrazioni di apparizioni e guarigioni miracolose hanno consolidato lβintreccio tra memoria nakota e devozione cattolica.
La regione intorno a Lac Ste. Anne era abitata principalmente da Cree, Assinboine (Nakota) e Blackfeet, spesso in guerra fra loro [2]. Secondo la tradizione orale del popolo Nakota, un loro capo,Β si narra che White Bear, capo dei Nakota, ebbe in sogno la visione di un grande lago dalle acque luminose. In quella visione gli fu rivelato che lΓ¬ il suo popolo avrebbe trovato dimora e rinnovamento. Seguendo il sogno, guidΓ² i suoi uomini alla ricerca di quel luogo: a lungo vagarono senza trovarlo, finchΓ© un giorno le acque del lago gli apparvero davanti, come dono degli spiriti. Col passare del tempo, mentre sostava sulla riva insieme al nipote, White Bear udΓ¬ in lontananza il ritmo dei tamburi e un canto che pareva emergere dalle profonditΓ stesse dellβacqua. Attirati da quel suono misterioso, salirono su una zattera e si spinsero verso il centro del lago. LΓ¬ si manifestΓ² una visione sacra: una donna dallo sguardo luminoso, i capelli adornati di piume, circondata da due bambini che cantavano e suonavano i tamburi. A un tratto, i diversi suoni si fusero in un unico battito, e i bambini svanirono nella mano della donna. La profezia annuncia che, fintantochΓ© il popolo Nakota continuerΓ a tornare al lago, un giorno quel battito tornerΓ a risuonare, segno della nuova rivelazione del sacro [3].

Secondo alcune interpretazioni, la figura femminile apparsa a White Bear sulle acque di Lac Ste. Anne potrebbe essere letta come una trasfigurazione locale del mito originario lakota della White Buffalo Calf Woman, la Donna del Vitello di Bisonte Bianco che portΓ² ai Lakota i sette riti sacri e la ΔhaΕnΓΊΕpa, la sacra pipa della pace [4]. Questa storia non Γ¨ soltanto mito, ma memoria vivente del popolo, e che ancora oggi Lac Ste. Anne Γ¨ percepito come luogo di incontro con il sacro, di guarigione e di rinnovamento. Da allora la tradizione orale Nakota e quella cattolica si intrecciano, e la versione comune condivisa vuole che Sant’Anna sia apparsa. La tradizione narra che una roccia caduta dal cielo riporta le sue impronte; da tempo immemore i pellegrini cercano questa roccia nel lago, convinti che sia ancora sotto le sue acque. Numerosi pellegrini mi hanno raccontato di aver visto una figura femminile sul lago tra le nuvole, identificandola spesso come Sant’Anna. Questa sovrapposizione tra la figura della santa e quella femminile della tradizione nakota rivela il modo in cui le popolazioni native concepiscono il rapporto con il sacro: non conta tanto lβidentitΓ del soggetto, ma lβevento stesso β la manifestazione reale del divino β che Β«santificaΒ» il luogo e lo rende spazio di incontro con la trascendenza. Come osserva Robert A. Orsi nel suo articolo Abundant History (2008), questi possono essere interpretati come abundant events: momenti di presenza eccedente, in cui il sacro irrompe nellβordinario e, attraverso memorie, racconti e pratiche rituali, continua a nutrire la vitalitΓ del pellegrinaggio.
Nel corso della mia indagine, tre luoghi principali concentrano le celebrazioni che si svolgono durante il pellegrinaggio. Anzitutto lβedificio centrale, il santuario in senso proprio. Si tratta del cuore del sito, dove hanno luogo le celebrazioni liturgiche. In grado di accogliere fino a 3.000 persone, la struttura β permanente durante tutto lβanno β viene allestita ogni luglio in occasione dellβevento. Diverse decine di lunghe panche vengono installate per permettere al pubblico di prendere posto, e gli elementi che compongono lβaltare vengono rimontati ogni anno. Questi elementi liturgici e devozionali, parti integranti di questo santuario effimero, risultano ampiamente βindigenizzatiβ, o in questo caso nordamericano βamericanizzati indigeniβ, in risposta a una volontΓ di inculturazione da parte della Chiesa cattolica. CiΓ² significa che assumono forme materiali che fanno esplicito riferimento ai mondi autoctoni, attraverso processi di ibridazione, meticciato, mediazione o sovrapposizione simbolica (Robinaud, 2019). Tra vari esempi, lβaltare Γ¨ sormontato da un Cristo in legno sospeso tramite cavi, con tratti fisici caratteristici β se non stereotipati β delle popolazioni autoctone amerindiane (pelle ambrata, capelli lunghi intrecciati); la mensa dellβaltare Γ¨ ricoperta da una coperta a motivi geometrici; lβambone Γ¨ in legno scolpito e rappresenta le quattro direzioni.

Secondo luogo predominante del pellegrinaggio Γ¨ il lago, la cui benedizione rappresenta il momento culminante delle celebrazioni. Dopo la grande messa del pomeriggio, i sacerdoti, seguiti dallβintero corteo dei pellegrini, escono in silenzio dal santuario e percorrono le poche decine di metri che li separano dallβacqua. Sulla riva, una struttura circolare in legno sormontata da una croce accoglie gli officianti, mentre la folla si dispone lungo il margine del lago. Dotato di un megafono, un sacerdote benedice le acque, poi si toglie la casula ed entra nel lago per impartire individualmente la benedizione ai pellegrini che gli si avvicinano. Il cuore simbolico e rituale del pellegrinaggio a Lac Ste. Anne Γ¨ il Blessing of the Lake: le acque vengono benedette tra canti, tamburi e preghiere, e i fedeli vi si immergono o le raccolgono in contenitori da portare alle loro famiglie, nella speranza di guarigioni fisiche, spirituali o relazionali.
Lβacqua, simbolo universale di vita e rinascita, costituisce qui il punto di convergenza tra cosmologie indigene e fede cristiana, trovando nel battesimo il suo compimento teologico. Nel Vangelo di Giovanni, GesΓΉ promette alla Samaritana βunβacqua viva che zampilla per la vita eternaβ (Gv 4,14), mentre Paolo ricorda che βper mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, affinchΓ© come Cristo fu risuscitato dai morti, cosΓ¬ anche noi possiamo camminare in una vita nuovaβ (Rm 6,4). Nei miti e nei riti di molte tradizioni β dallβIndia con il Gange, allβEgitto con il Nilo, fino al Giordano dove GesΓΉ stesso fu battezzato (Mt 3,13β17) β lβacqua Γ¨ principio di purificazione e rigenerazione. Allo stesso modo, a Lac Ste. Anne il lago diventa il fulcro del pellegrinaggio: uno spazio sacro in cui si intrecciano la tradizione biblica e la spiritualitΓ indigena, e dove la fede nelle virtΓΉ terapeutiche delle acque, nelle proprietΓ curative delle piante lacustri e nello spirito del luogo alimenta il mito condiviso della guarigione.

Per i fedeli, il lago continua a essere percepito come un veicolo privilegiato di grazia, presenza e rinnovamento. PoichΓ© le acque del lago Sainte-Anne sono considerate dotate di virtΓΉ miracolose, molte persone in sedia a rotelle, con deambulatori o stampelle vi vengono accompagnate dai loro familiari. I miei interlocutori hanno fatto fatica a descrivere lβorigine di tali virtΓΉ: Γ¨ forse lβaura di santβAnna, figura taumaturgica, che si Γ¨ trasmessa al lago? Oppure Γ¨ lβacqua stessa a contenere poteri particolari? Le opinioni divergono e alcuni ricordano la grande abbondanza di pesci che un tempo popolavano queste acque. In ogni caso, ogni giorno β e in particolare lβultimo β Γ¨ comune vedere numerose persone raccogliere acqua dal lago in contenitori di ogni dimensione per portarla a casa e distribuirla ai loro cari che non hanno potuto partecipare al pellegrinaggio. Tutti concordano nel ritenere che questβacqua possieda virtΓΉ rigeneratrici e purificatrici. Durante le calde giornate del pellegrinaggio Γ¨ inoltre frequente vedere bambini fare il bagno nel lago, che diventa un vero e proprio terreno di gioco, animato da ciambelle galleggianti e piccoli gommoni. Accanto a loro, gruppi di adulti pregano in cerchio, immersi fino alle ginocchia. Ai giochi di alcuni si intreccia la devozione di altri.Β
Infine, terzo luogo di rilievo Γ¨ il campo. Sebbene molte persone partecipino al pellegrinaggio solo per una giornata, molte altre vi soggiornano per diverse notti. I miei interlocutori mi hanno indicato che, da una ventina dβanni, i camper e le roulotte montate sui cassoni dei pick-up sono diventati predominanti rispetto alle tende e ai tipΓ¬ tradizionali. Ma non tutti dispongono di tali veicoli, anzi: sono numerosi anche coloro che arrivano in automobile e dormono o allβinterno della vettura, oppure in tende montate accanto. Nel campo, a qualsiasi ora del giorno, indipendentemente dalle celebrazioni che si svolgono al santuario, Γ¨ comune vedere gruppi di persone riunite sotto dei teloni tesi tra due auto, che offrono riparo dal sole. In grado di accogliere in genere una decina di persone, questi ripari diventano spazi di convivialitΓ in cui si condividono cibo e bevande tra vicini di campo.
Alcuni tipΓ¬ sono stati eretti nellβarea, ma la maggior parte delle installazioni Γ¨ costituita da piccoli accampamenti con teloni (a eccezione dei camper e dei pick-up attrezzati con roulotte). Gli organizzatori hanno predisposto due parcheggi separati: da un lato i camper, dallβaltro auto, tende e teloni. Ma nonostante questa divisione, lβarea del campo forma un luogo omogeneo dove le persone circolano, mangiano, bevono, cantano e danzano insieme. Lβalcol rappresenta, peraltro, un problema che gli organizzatori cercano da tempo di tenere sotto controllo β il codex historicus riporta diversi riferimenti ai possibili eccessi causati dallβalcol. Il campo Γ¨ il luogo di convivialitΓ per eccellenza dellβintero sito. I tamburi e i canti risuonano giΓ dal calare della sera. Attorno ai fuochi, i danzatori continuano spesso fino a tarda notte. Attraverso questa breve descrizione del campo, emerge lβidea di un pellegrinaggio cattolico che assume soprattutto la forma di un grande raduno, allβinterno del quale trovano spazio pratiche di natura tradizionale e di tipo pan-amerindiano. Nel luglio 2025, tali pratiche si svolgono la sera, ai margini del programma ufficiale del pellegrinaggio. Lβunica forma di americanizzazione indigena ufficiale e deliberata da parte degli organizzatori riguarda lβaltare del santuario. Le festivitΓ che si svolgono nel campo non provengono invece da una loro iniziativa. CiΓ² orienta la riflessione verso una progressiva forma di autoctonizzazione del pellegrinaggio al lago Sainte-Anne. La dimensione della guarigione costituisce uno degli aspetti centrali che conferiscono al pellegrinaggio di Lac Ste. Anne il suo carattere distintivo.

Nonostante le numerose testimonianze di guarigione scritte e orali, in questo articolo desidero concentrarmi sulla testimonianza di Rod Alexis, uno degli anziani β o knowledge keepers β piΓΉ autorevoli della comunitΓ Nakota. La sua voce intreccia memoria familiare, genealogia, spiritualitΓ e storia del pellegrinaggio a Lac Ste. Anne, restituendo unβimmagine densa e stratificata di ciΓ² che WakΔ mne, il βlago sacroβ, rappresenta per le popolazioni native delle praterie. Ho incontrato Rod e sua moglie allβinizio del pellegrinaggio, in un colloquio intenso durato quasi unβora, durante il quale sono emersi ricordi, ferite ancora aperte, processi di riconciliazione e un episodio straordinario di guarigione. Rod comincia presentandosi: Β«Mi chiamo Rod Alexis, ma il mio nome tradizionale Γ¨ Huicha Wajin, βun uomo soloβΒ». Spiega che fu suo nonno a darglielo quando aveva un anno, perchΓ© tra i Nakota i nomi non erano mai arbitrari: venivano assegnati in base al carattere della persona e al percorso che avrebbe intrapreso nella vita. Oggi, dice, i nomi occidentali come βRodβ sono scollegati dalla vita culturale e spirituale del suo popolo, segnando una frattura rispetto alla continuitΓ simbolica del passato. Rod frequenta il pellegrinaggio dagli anni Cinquanta, quando WakΔ mne era lβepicentro di una grande assemblea intertribale. Ricorda famiglie Cree, Nakota, Blackfoot che arrivavano con carri e cavalli, montavano tende e tipΓ¬, si distribuivano nel campo in base alle appartenenze linguistiche. Β«Le messe si sentivano dagli altoparlanti, i canti in Cree, Blackfoot, DenΓ© riempivano lβaria. Si sentiva la spiritualitΓ ovunqueΒ», dice. Β«Oggi Γ¨ tutto piΓΉ silenzioso, Γ¨ cambiatoΒ».
Il suo racconto si intreccia con tensioni storiche ancora vive nella memoria della comunitΓ . Ricorda la segregazione etnica delle giornate del pellegrinaggio β mercoledΓ¬ βper i bianchiβ, domenica βper gli indigeniβ: Β«Non ho mai capito perchΓ©. Il sangue Γ¨ lo stessoΒ». Racconta anche un episodio che segnΓ² un punto di svolta: negli anni Settanta, si accorse che nella liturgia tutti i popoli erano rappresentati tranne i Nakota, proprio quelli di quella terra. Si rivolse quindi a Padre Johnson, allora direttore delle celebrazioni: Β«Questa Γ¨ la nostra terra, ma noi non ci siamo nella MessaΒ». Johnson ascoltΓ² e rispose che la Messa dβapertura sarebbe stata affidata alla comunitΓ Alexis. Da allora, la domenica inaugurale del pellegrinaggio Γ¨ officiata dagli abitanti originari del luogo. Nonostante questo riconoscimento simbolico, Rod sottolinea come il processo di riconciliazione sia ancora incompiuto. Durante la visita pastorale del 2022, papa Francesco partecipΓ² al pellegrinaggio di Lac Ste Anne; fu un momento molto intenso per molti nativi americani, arrivato dopo tanti anni di attese e speranze di un futuro migliore che si lasciasse alle spalle la storia tragica delle residential schools. In particolare, lo scandalo delle tombe di numerosi bambini indigeni ex-alunni della Kamloops residential schools, in Britisih Columbia (BC) resero la visita di Papa Francesco quanto mai necessaria [5].

Al centro del racconto di Rod si colloca perΓ² un episodio decisivo: la sua guarigione dal cancro, evento che lui stesso descrive come Β«la prova vivente che il lago Γ¨ sacroΒ». Anni fa, i medici gli avevano annunciato che non restavano piΓΉ opzioni terapeutiche: Β«Mi dissero che non cβera nulla da fare. Dovevo prepararmiΒ». Il tumore progrediva rapidamente e nessun trattamento sembrava efficace. In quel momento di estrema vulnerabilitΓ , Rod decise di fare ciΓ² che avevano sempre fatto gli anziani della sua famiglia: recarsi sulla riva del lago. Seduto in silenzio, fissava la superficie immobile dellβacqua, quando improvvisamente vide qualcosa muoversi. Β«Una sorta di piccolo vorticeΒ», racconta. Β«Come se lβacqua avesse preso vita. Veniva verso di me. Sembrava chiamarmiΒ». Non lo interpretΓ² come un fenomeno naturale, ma come una comunicazione del Creatore o degli spiriti del luogo: un segno diretto, personale. Pochi giorni dopo, avvertΓ¬ un cambiamento radicale nel suo corpo. I dolori svanirono. Durante la visita di controllo, i medici scoprirono che il tumore era completamente scomparso. Β«Non seppero spiegarseloΒ», dice Rod. Β«Dissero che non avevano mai visto nulla di simileΒ». Rod non parla di miracolo in senso occidentale, ma di una guarigione come processo relazionale, che coinvolge corpo, spirito, acqua e luogo. Β«La guarigione viene quando il Creatore ti tocca. Lβacqua non Γ¨ solo acqua: Γ¨ viva, ascolta. Devi essere aperto per riceverlaΒ».
La sua esperienza personale si intreccia con la tradizione spirituale Nakota, che non separa mente, corpo e spirito, e con una comprensione sacramentale del cattolicesimo vissuta dalla sua famiglia. Ricorda gli insegnamenti degli anziani: hiΗ§uya theΗ§a, βdevi credereβ. Guarire significa entrare in un equilibrio dinamico con il Creatore e con le energie del paesaggio. La figura della madre β saggia, profondamente credente, ma radicata nella spiritualitΓ indigena β Γ¨ per Rod il modello di un sincretismo vissuto con naturalezza e veritΓ . Β«Non ha mai abbandonato la sua cultura, e non ha rinnegato la Chiesa. Era entrambe le coseΒ». Nel suo modo di vedere non vi Γ¨ contraddizione tra spiritualitΓ nativa e fede cattolica, ma continuitΓ e integrazione. I rituali di purificazione, le invocazioni al Creatore e la preghiera cristiana sono dimensioni complementari di una stessa relazione con il sacro. Β«Quando unisci la spiritualitΓ nativa alla fede cattolicaΒ», conclude Rod, Β«allora comprendi il vero significato della preghieraΒ».
La sua testimonianza mostra come il pellegrinaggio a Lac Ste. Anne non sia soltanto un evento religioso, ma un luogo relazionale in cui storia, sofferenza, guarigione e presenza si intrecciano in modi che sfidano le categorie occidentali di miracolo e medicina, riconciliazione e identitΓ . In questa prospettiva, il sacro non Γ¨ unβastrazione, ma un movimento, un contatto, una manifestazione situata nel paesaggio: il lago che chiama, lβacqua che vive, il corpo che risponde. Tra le molte testimonianze materiali di fede e speranza che costellano il pellegrinaggio a Lac Ste. Anne, gli ex-voto occupano un posto centrale: fotografie, stampelle, oggetti personali o piccoli doni vengono lasciati dai pellegrini come segno tangibile di una guarigione ricevuta o invocata. Da un punto di vista antropologico, questi oggetti non sono semplici offerte, ma veri e propri βtestimoni materialiβ della relazione tra il sacro e la vita quotidiana. Essi traducono in forma visibile lβesperienza intima della sofferenza e della sua trasformazione, inscrivendo le storie individuali in una memoria collettiva. In questo senso, gli ex-voto possono essere letti anche alla luce della riflessione di Alfred Gell, per il quale gli oggetti agiscono come mediatori sociali e βindiciβ della presenza e dellβazione: lβex-voto diventa cosΓ¬ un tramite concreto tra il corpo guarito e il potere taumaturgico del luogo, creando continuitΓ tra passato e presente della comunitΓ [6]. Inoltre, la varietΓ degli oggetti riflette la pluralitΓ culturale dei pellegrini β nativi e non nativi β mostrando come le pratiche devozionali possano essere condivise, adattate e reinterpretate, rafforzando cosΓ¬ lβidentitΓ del pellegrinaggio come spazio intermedio tra sofferenza, speranza e rinascita.

Lβantropologo Victor Turner, nelle sue opere The Ritual Process (1969) e Image and pilgrimage in Christian culture (1974), scritto insieme alla moglie Edith Turner, ha sviluppato le nozioni di liminalitas e communitas per descrivere le dinamiche proprie dei rituali di passaggio e dei pellegrinaggi. La liminalitΓ Γ¨ la condizione intermedia, sospesa e trasformativa, in cui i partecipanti abbandonano temporaneamente i ruoli e le gerarchie ordinarie per entrare in uno spazio-tempo βaltroβ, carico di potenzialitΓ rigenerative. In questo contesto puΓ² emergere la communitas, una forma di comunitΓ egualitaria e intensa, fondata sulla condivisione dellβesperienza sacra piuttosto che su strutture sociali rigide [7]. Applicate a Lac Ste. Anne, queste categorie aiutano a comprendere come il pellegrinaggio trasformi lo spazio del lago in una soglia liminale: i pellegrini sospendono la quotidianitΓ per immergersi nelle acque sacre, partecipare ai riti e vivere una rinnovata esperienza di appartenenza. Γ in questa cornice che prende forma la communitas, in cui nativi, cattolici e cattolici indigeni si ritrovano uniti da canti, preghiere e gesti di devozione, sperimentando un senso di uguaglianza e solidarietΓ che supera le divisioni ordinarie.
Il pellegrinaggio a Lac Ste. Anne, un tempo centrato soprattutto sulla dimensione devozionale β lβintercessione dei santi, le guarigioni miracolose, i segni di pietΓ personale β ha progressivamente assunto anche un carattere sociale e comunitario, trasformandosi in unβoccasione di incontro, di condivisione e di riaffermazione identitaria. Questo cambiamento si riflette nelle modifiche liturgiche introdotte negli ultimi decenni, con lβintegrazione di elementi spirituali indigeni nella celebrazione della Messa: i canti accompagnati dal tamburo, lo smudging, gli inni nelle lingue native e le preghiere alle quattro direzioni creano una liturgia capace di rispecchiare le sensibilitΓ culturali delle comunitΓ locali. La maggior parte degli anziani interpreta positivamente questa fusione, riconoscendola come un atto di rispetto e di continuitΓ tra tradizione cattolica e spiritualitΓ indigena.

Tale prospettiva Γ¨ resa possibile dal Concilio Vaticano II β in particolare da Gaudium et Spes e Lumen Gentium β che ha riconosciuto nelle culture dei popoli i Β«semi del VerboΒ», e ribadita da encicliche come Redemptoris Missio di Giovanni Paolo II, che valorizzano il dialogo interculturale come via privilegiata di manifestazione della grazia. In questo orizzonte, le pratiche native non sono viste come estranee al cattolicesimo, ma come forme di sapienza ancestrale che, innestate nella liturgia, rendono il pellegrinaggio uno spazio di guarigione, ma anche di comunione e rinnovamento comunitario. Al di lΓ delle tensioni tra nostalgie per il rito preconciliare e spinte verso una liturgia inculturata, il nucleo della teologia cattolica rimane la presenza reale di Cristo nellβEucaristia, incontro incarnato e relazionale con il divino. Questo principio si apre al dialogo con le cosmologie indigene, che vedono nella materia la dimora di presenze spirituali: come il pane e il vino diventano corpo e sangue di Cristo, cosΓ¬ lβacqua, la terra o gli animali possono farsi mediatori del sacro [8].
In conclusione, non si puΓ² che ribadire la centralitΓ della devozione verso SantβAnna, che a Lac Ste. Anne si manifesta con una forza straordinaria. Questa dinamica richiama da vicino quanto Robert Orsi, sociologo delle religioni dellβUniversitΓ di Chicago, ha messo in luce nei suoi studi sulla devozione a San Jude a Chicago: i fedeli non si rivolgono al βsanto delle cause disperateβ come a un semplice simbolo, ma come a una presenza reale e operante, capace di intervenire concretamente nelle loro vite quotidiane [9]. Lo stesso accade sulle rive del lago canadese, dove SantβAnna Γ¨ venerata come kochum (βnonnaβ, in lingua cree), figura che incarna la saggezza e la cura degli anziani nelle culture indigene. Come nel caso di San Giuda, anche qui il fulcro non Γ¨ lβidentitΓ storica del santo, ma il rapporto vivo e relazionale che i devoti instaurano con lui o con lei: un intreccio fatto di richieste e promesse, di ringraziamenti e di segni tangibili di presenza. SantβAnna si configura cosΓ¬ come mediatrice tra sofferenza e guarigione, tra memoria familiare e orizzonte trascendente, inscrivendo lβesperienza dei pellegrini in una rete di relazioni che tiene insieme cielo e terra, passato e presente, tradizione cattolica e spiritualitΓ indigena.

NOTE
[1]Β Questo articolo si inserisce allβinterno della mia ricerca di dottorato in antropologia culturale e sociale, dedicata allo studio dei pellegrinaggi e delle loro dimensioni socio-culturali, con particolare attenzione al santuario cattolico-indigeno di Lac Ste. Anne. Il lavoro si Γ¨ articolato in due momenti: una prima fase esplorativa in Montana (giugnoβsettembre 2024), volta a stabilire contatti preliminari e a conoscere da vicino le tradizioni spirituali delle Grandi Pianure; e una seconda fase in Canada (aprileβottobre 2025), con base a Edmonton e presso Lac Ste. Anne, dove il pellegrinaggio Γ¨ divenuto il fulcro dellβindagine. Attraverso un approccio etnografico fondato su osservazione partecipante, interviste e raccolta di testimonianze orali, la ricerca si Γ¨ concentrata sulle esperienze religiose dei pellegrini, con particolare riguardo alle narrazioni di guarigione, alle pratiche rituali e al pellegrinaggio stesso come spazio di incontro e negoziazione tra cattolicesimo e spiritualitΓ indigena.
[2] Attorno a Lac Ste. Anne convivevano storicamente tre grandi popolazioni delle praterie nordamericane: i Nakota Sioux, ramo dellβOceti Sakowin distinto ma affine ai Dakota e ai Lakota; i Cree, uno dei popoli algonchini piΓΉ estesi, presenti dallβOntario alle praterie occidentali, con una lingua ricca di dialetti e una spiritualitΓ centrata sul manito e sulle forze della natura; e i Blackfeet (Pikuni, Kainai, Siksika), anchβessi algonchini, organizzati nella confederazione dei Siksikaitsitapi e celebri per la Sun Dance, la caccia al bisonte e la loro forte identitΓ guerriera. Questi tre popoli, in equilibrio tra conflitto e scambio, hanno contribuito a plasmare lβimmaginario spirituale e rituale del lago, riconosciuto da secoli come luogo di potere e guarigione. In particolare, i Nakota Sioux, chiamati dai francesi Assinbione, il cui territorio comprende Lac Ste. Anne, rappresentano uno dei tre grandi rami della nazione Sioux. Originariamente parte dei Dakota, tra XVII e XVIII secolo se ne distaccarono formando due gruppi principali: gli Assiniboine, alleati dei Cree e stanziati tra Montana, Saskatchewan e Manitoba, e gli Stoney Nakoda, stabiliti soprattutto in Alberta (Alexis, Morley, Eden Valley). Pur condividendo lingua e cosmologia con gli altri Sioux, i Nakota hanno sviluppato unβidentitΓ propria, radicata nelle praterie settentrionali e nelle Montagne Rocciose canadesi, dove hanno mantenuto vive tradizioni spirituali e rituali adattate al loro contesto storico e ambientale. – Gibbon, G. (2002).Β The Sioux: The Dakota and Lakota Nations. John Wiley & Sons.Β
[3] Questa versione del mito orale nakota Γ¨ stata raccontata da Chief Tony Alexis Nakota, il giorno dellβinaugurazione del pellegrinagio (Luglio 2025).
[4] Anderson-McLean, M. K. (2005). To the centre of the circle: pilgrimage to Lac Ste-Anne.
[6] Gell, A. (1998).Β Art and agency: an anthropological theory. Clarendon Press.
[7]Β Il concetto turneriano di communitas, sviluppato in The Ritual Process (1969) e in Image and Pilgrimage in Christian Culture (1978), Γ¨ stato ampiamente criticato per il suo carattere universalizzante e trans-storico. Michael Sallnow, basandosi sul suo lavoro andino (Communitas reconsidered, 1981; Pilgrims of the Andes, 1987), ha mostrato come i pellegrinaggi non producano necessariamente fraternitΓ egualitarie, ma spesso alimentino conflitti locali, rivalitΓ e nuove gerarchie. Glenn Bowman (1985) ha sottolineato come la communitas rischi di essere unβarchetipo svincolato dai processi politici e culturali. In Contesting the Sacred (Eade e Sallnow 1991), questa critica viene sistematizzata: il pellegrinaggio non Γ¨ unβesperienza omogenea di anti-struttura, ma unβarena eterogenea di discorsi concorrenti, in cui significati, poteri e identitΓ si confrontano e si negoziano.
[8]Β Orsi, R. A. (2016). History and presence. InΒ History and Presence. Harvard University Press.
[9] Orsi, Robert A. (2004).Β Between heaven and earth: The religious worlds people make and the scholars who study them. Princeton University Press. – Orsi, R. A. (1996).Β Thank you, St. Jude: Women’s devotion to the patron saint of hopeless causes. Yale University Press.
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