Hieronymus Bosch e le drΓ΄leries

Estraneo alla rappresentazione idealizzante della natura, Bosch si impose nell’immaginario collettivo come pittore di visioni oniriche, e cosΓ¬ Γ¨ stato in effetti definito nel corso dei secoli fino ai nostri giorni: come pittore del fantastico e del sogno, o anche dell’incubo, pittore del demoniaco e dell’inferno per eccellenza. Eppure le sue opere rimandano sempre ad una realtΓ  altra, in cui le categorie tradizionali di Bellezza, EternitΓ  e Senso sono (ancora) presenti, seppur in forma rinnovata.


di Lorenzo Pennacchi

Β«Bosch fa parte di quei pochi pittori che hanno uno sguardo magico – in realtΓ  era piΓΉ che un pittore! IndagΓ² il mondo delle visioni, lo rese trasparente e ce lo mostrΓ² cosΓ¬ come era in origineΒ».Β [1]

Che lo si sia visto o meno al Museo Nacional del Prado, il Trittico del Giardino delle delizie Γ¨ un’opera che rimane saldamente nel proprio immaginario. Un caleidoscopio di figure dai sentimenti contrastanti nel quale perdersi, attraverso cui superare il principio di realtΓ  e la sicurezza razionale. Eppure, contemporaneamente, questa pletora di suggestioni vivifica i meccanismi razionali, la volontΓ  di comprendere, la tensione verso la conoscenza. Su questa premessa inizia la ricerca. Ci si imbatte, quasi per caso, in una delle tante versioni (quella ridotta) della meravigliosa edizione della Taschen curata e commentata da Stefan Fischer, che presenta l’opera completa del pittore olandese. Gli elementi onirico-fantastici del Giardino trovano conferma in altri lavori dell’artista e quest’acquisizione porta a confrontarsi con uno studio fatto in passato. È il bello della cultura: stratificazione e relazionalitΓ .

Nella sua introduzione a Malevič, Giuseppe Di Giacomo, sulla scia della Teoria estetica di Theodor W. Adorno, distingue tre tipi di arte: tradizionale, d’avanguardia e moderna. La prima, collocata tra il Trecento e l’Ottocento, «è caratterizzata da un naturalismo e da un mimetismo sempre piΓΉ forti, come se il quadro avesse la funzione di rispecchiare la realtΓ , tanto da mettersi da parte come quadro per fare apparire la realtΓ  stessaΒ» [2]. La reazione ad opere in questo tipo puΓ² essere riassunta nella formula Β«Che bello! Sembra veroΒ» [3]. Evidentemente, questa classificazione e il giudizio che ne deriva non si sposano con Hieronymus Bosch.

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Ritratto di Hieronymus Bosch

Allo stesso tempo, egli non puΓ² essere considerato un moderno per ragioni non soltanto temporali, ma anche e soprattutto contenutistiche, visto che dal Novecento Β«questa linea naturalistica e illusionistica si interrompe e l’attenzione viene portata sempre piΓΉ sugli elementi del quadro e non su ciΓ² che il quadro rappresenta, tanto che si puΓ² affermare che esso non β€œrappresenta” qualcosa d’altro da sΓ© ma β€œpresenta” se stessoΒ» [4]. Bosch Γ¨ dunque un avanguardista. I suoi quadri non presentano se stessi, ma rimandano ad una realtΓ  altra. Le categorie tradizionali di Bellezza, EternitΓ  e Senso sono (ancora) presenti, seppur in forma rinnovata. Un’innovazione radicale capace di suscitare, tra i contemporanei e non, un commento incredulo come Β«Che bello!? Non sembra veroΒ». Fischer sembra avvalorare questa prospettiva [5]:

Β«In un’epoca, definita da alcuni Tardo Gotico e da altri Primo Rinascimento, in cui l’arte tendeva sempre piΓΉ verso armonia e splendore, illusionismo e monumentalitΓ , il pittore neerlandese Hieronymus Bosch (1450-1516) percorso tutt’altro cammino. […] Estraneo alla rappresentazione idealizzante della natura, Bosch sarebbe allora un pittore delle visioni oniriche. E cosΓ¬ Γ¨ stato in effetti definito nel corso dei secoli fino ai nostri giorni: come pittore del fantastico e del sogno, o anche dell’incubo, come pittore del demoniaco e dell’inferno per eccellenzaΒ».

Questa riduzione della sua opera alla dimensione del fantastico e del sogno Γ¨ stata utilizzata da molti in senso negativo. Di fatto, tanti non hanno compreso Bosch. Non potevano farlo, perchΓ© in questo risiede il destino amaro dell’innovatore. Pochi hanno capito che la sua non era una vile fuga onirica, ma un continuo riferirsi alla realtΓ  con un linguaggio altro, immortale. Si sta parlando di un artista erudito, perfettamente inserito nella dimensione sociale e nel contesto culturale del suo tempo: Β«La sua stessa arte era insegnamento umanistico cristiano, testimoniato dalla sua vasta conoscenza della materia biblica e delle vite dei santi, ma anche dalla simbologia e dei bestiari medievaliΒ» [6].

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Quattro visioni dell’AldilΓ  (1482-1486)

È su questo sostrato che egli interviene attivamente, soprattutto attraverso il ricorso alle cosiddette drΓ΄leries, un termine che Β«compare nel tardo XVI secolo in Francia e si riferisce in generale alle rappresentazioni figurative o sceniche grossolanamente comiche e grottescheΒ» [7]. Il punto Γ¨ che, anche nei loro corrispettivi tedeschi e olandesi (drollen e grillen), questi elementi erano presenti in un certo tipo di rappresentazione dell’epoca, ovvero nell’arte medio-bassa, mentre [8]:

Β«Bosch fece propria questa tradizione delle drΓ΄leries, trasferendola dai luoghi marginali della miniatura, dell’architettura ornamentale e della xilografia alla pittura su tavola. Il fatto straordinario Γ¨ che molti temi di Bosch non trovano nessun esempio nella tradizione figurativa dell’epoca ma sono documentabili solo nella letteratura: in altre parole, con ogni probabilitΓ  fu proprio lui il primo a trasporli in pitturaΒ».

La formazione alta dell’artista viene dunque contaminata volontariamente da forme fino a quel momento considerate basse e del tutto estranee ad un certo tipo di contenuto artistico. CosΓ¬ facendo, il grottesco viene elevato, reclamando un posto di diritto nella storia dell’arte. E, alla fine, lo ottiene. Ripercorriamo alcune tappe di questa progressiva e condensata affermazione, accennando appena alla ricchissima disamina che ne fa Fischer nel suo volume.

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L’Adorazione dei Magi (circa 1485-1500)

In questo dettaglio de L’Adorazione dei Magi (databile tra il 1485 e il 1500) si scorge un’anticipazione delle drΓ΄leries. Le figure sullo sfondo, dai caratteri oscuri, sono capitanate da un soggetto seminudo che rimanda Β«in modo distorto ai caratteri distintivi di Cristo» [9] (la Corona con l’intreccio di spine, la piaga sul polpaccio, la propensione carismatica che lo pone a guida della folla). Egli evocherebbe dunque la manifestazione dell’Anticristo.

PiΓΉ che nella realizzazione, i caratteri grotteschi di questa scena emergono dalla sua costruzione. Se, come rivela Fischer, l’impianto del Trittico Γ¨ costruito a partire dalla narrazione del Vangelo di Matteo (2,10-11) [10], perchΓ© introdurre una figura estranea e portatrice di un messaggio in contrasto con la scena stessa? È il prodromo dello scontro, formale e contenutistico, che dominerΓ  le produzioni successive.

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Tentazione di Sant’Antonio (1502)

È con il trittico della Tentazione di Sant’Antonio (1502) che le drΓ΄leries si impongono come gli elementi prevalenti nelle opere di Bosch. In questo dettaglio dell’anta centrale, il Santo Γ¨ accovacciato sui resti di una torre, mentre ricerca lo sguardo dello spettatore, benedicendolo. L’unica figura di conforto Γ¨ rappresentata dal Cristo crocifisso, saldo nell’edificio in rovina, accanto a cui Γ¨ lo stesso Antonio ad apparire, in cerca di rifugio.

Il resto Γ¨ irrimediabilmente corrotto, una boriosa prefigurazione dell’inferno, in cui i soggetti contaminati interagiscono disordinatamente: Β«In contrasto con l’apparizione di Cristo sull’altare, il diavolo inscena attorno a Sant’Antonio una parodia della santa messa con tanto di sermone, musica, Eucaristia ed elemosinaΒ» [11]. La deformitΓ  delle figure Γ¨ accompagnata dalla distruzione del paesaggio naturale sullo sfondo.

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Tentazione di Sant’Antonio, dettaglio (1502)

In quest’altro dettaglio dell’anta sinistra della Tentazione, viene raffigurata una scena di vita (leggendaria) di Antonio, che Bosch conosce attraverso la Vitae patrum. Caduto in estasi durante la meditazione, il santo viene rapito e interrogato dai demoni riguardo i suoi peccati in gioventΓΉ. I demoni accusatori, Β«diaboli nel significato originario del termine: calunniatori e diffamatori che portano la discordia tra gli uominiΒ» [12], assumono diverse forme. Un lupo, un cavaliere in sella a un pesce, un omuncolo accovacciato e altri esseri grotteschi minano l’integritΓ  dell’eremita.

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Giardino delle delizie, anta sinistra (1503)

Il trittico del Giardino delle delizie (1503) Γ¨ l’opera piΓΉ famosa di Bosch. Β«La funzione o l’intenzione dell’opera deve essere intesa nel suo duplice aspetto, ossia quello didattico e quello ludicoΒ» [13], sebbene nel tempo si siano alternate interpretazioni molto accentuate nella prima (JosΓ© de SigΓΌenza) o seconda (De Beatis) direzione. Nell’anta interna sinistra a dominare, sopra l’unione tra Adamo ed Eva sancita da Dio e lo scenario idilliaco popolato da animali fantastici e non, Γ¨ la fontana dell’Eden [14]:

Β«Di solito la fontana Γ¨ raffigurata come un’architettura romanica o gotica per indicare la sorgente dei fiumi del paradiso e mostrare l’amenitΓ  del giardino dell’Eden. Bosch l’ha rappresentata essenzialmente come un organismo vivente o meglio come un vegetale e le ha conferito lo stesso colore rosso pallido con cui dipinge la veste di CristoΒ».

Un uso dunque totalmente positivo degli elementi soprannaturali e per questo innovativo nel suo percorso artistico.

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Giardino delle delizie, pannello centrale (1503)

Il pannello centrale raffigura l’umanitΓ  prima del diluvio universale. In opposizione all’immobilismo della creazione, qui tutto Γ¨ in movimento, comprese le strutture organiche che rimandano alla fontana dell’Eden. Nella parte centrale qui in evidenza, la dinamicitΓ  Γ¨ esasperata. Attorno alla vasca centrale colma di donne (simbolo di inclinazione al peccato e stoltezza diffusa), procede una cavalcata incessante di figure: Β«I cavalieri acrobatici sono gli β€œsciocchi di Venere” che, spronati dal desiderio amoroso cavalcano in un cerchio senza fine. Gli animali come il cinghiale, l’unicorno, il cavallo, l’asino, l’orso, il caprone, il toro, il dromedario o il cammello, il leone e la pantera corrispondono ai vizi della luxuria, della gula, dell’avaritia, dell’ira e della superbia, per quanto l’ordine non sia sempre chiaroΒ» [15].

Aggiungiamo che a non tutti gli animali in questione va attribuita una valenza negativa. Alcuni, come l’unicorno, simboleggiano virtΓΉ, piuttosto che vizio [16]. Inoltre, gli animali presenti sono molti di piΓΉ di quelli riportati da Fischer, il che complica ulteriormente la situazione. CosΓ¬ come l’umanitΓ  viene presentata nella sua precarietΓ , lo sguardo dell’osservatore si perde nella sovrabbondanza degli elementi proposti. Solamente la loro spiccata caratterizzazione e l’ordine strutturale tripartito dell’anta impediscono che si annullino reciprocamente.

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Giardino delle delizie, anta destra (1503)

L’anta destra rappresenta l’inferno. Qui il dinamismo precedente si Γ¨ trasformato in caos. Le figure, seppur non vengano meno al principio di individuazione, non sono piΓΉ ordinate all’interno del dipinto. Si accavallano, si danneggiano, si divorano. Bosch presenta le drΓ΄leries nella loro forma piΓΉ grottesca e dissacrante.

Sono due le figure che catturano maggiormente l’attenzione. La prima Γ¨ il gigantesco uomo albero al centro, ricettacolo di peccati, non affatto nascosti, bensΓ¬ evidenziati dalla sua postura impudica e provocatoria. L’interesse per questa creatura aumenta ancor di piΓΉ quando si scopre un disegno di Bosch intitolato L’uomo-albero, databile tra il 1503 e il 1506, in cui il protagonista Γ¨ praticamente speculare, seppur inserito in un contesto completamente diverso, ovvero in armonia con la natura circostante. La seconda Γ¨ il Β«diavolo defecatore sul β€œtrono” in basso a destra. Il mostro blu dalla testa di uccello siede su un trono che gli serve da toilette o seggiolone e ingoia un dannato al quale escono dall’ano uccelli, fumo e fuoco. Il grande paiolo sulla sua testa illustra il grande appetito del diavoloΒ» [17].

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Giudizio universale (1506-1508)

Se, nonostante l’inferno, osservando il Giardino delle delizie prevalgono sentimenti positivi (ma non per questo necessariamente idilliaci), nel Giudizio universale (1506-1508), l’ultimo grande trittico dell’artista, la situazione Γ¨ ribaltata, cosΓ¬ come testimonia il pannello centrale. Impostato a partire dal Vangelo di Matteo (25,31-33) [18], il dipinto presenta una sproporzione assoluta tra redenti e dannati. Come rimarca Fischer, questa scelta «è inconsueta nella pittura su tavola, dove le anime appartenenti ai due gruppi sono solitamente rappresentate in numero quasi ugualeΒ» [19]. I dettagli dei corpi sono tra i piΓΉ inquietanti: corrotti, squarciati, bruciati, martellati da un torturatore demoniaco e impalati su alberi secchi.

Le drΓ΄leries, sia sotto forma di richiami raccapriccianti che di scenari estatici, continuano ad alternarsi nelle opere piΓΉ tarde, come nelle quattro Visioni dell’aldilΓ . Questi elementi sono la caratteristica principale ed innovativa di Hieronymus Bosch, che gli permette di affermarsi in tutta Europa. Tra gli altri, Enrico III di Nassau e Filippo I d’Asburgo gli commissionano alcuni dei suoi lavori piΓΉ importanti. Dopo la sua morte, Filippo II di Spagna si rivela un suo grande collezionista ed Γ¨ per questo che la Spagna Γ¨, ancora oggi, la piΓΉ grande depositaria dei suoi lavori.

Nel corso dei secoli, Bosch Γ¨ stato deriso, criticato, difeso, elevato e consacrato. Eppure, a secoli di distanza dalla sua scomparsa, l’impressione, per gli esperti e per i profani, Γ¨ che la sua arte abbia ancora molto da dire [20]:

Β«ContinuerΓ² a pensare che il segreto dei [suoi] magnifici incubi e delle sue visioni non sia ancora stato svelato. Finora abbiamo aperto alcuni spiragli nella porta di una stanza chiusa, ma a quanto parte la chiave per aprirla non Γ¨ stata ancora trovataΒ».


Note:

[1] Miller, Henry, Big Sur and the Oranges of Hieronymus Bosch, 1957, cit. in Fischer, Stefan, L’opera completa, Taschen, 2016, p. 140

[2] Di Giacomo, Giuseppe, Malevič. Pittura e filosofia dall’Astrattismo, al minimalismo, Carocci editore, Roma,Β  2014, p. 11

[3] Ivi, p. 11

[4] Ivi

[5] Fischer, p. 13

[6] Ivi, p. 14

[7] Ivi, p. 94

[8] Ivi, p. 14

[9] Ivi, p. 72

[10] Β«Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirraΒ». La Bibbia, Edizioni San Paolo, Torino, 2012, p. 2339-2340

[11] Fischer, p. 108

[12] Ivi, p. 101

[13] Ivi, p. 143

[14] Ivi, p. 148

[15] Ivi, 161

[16] (a cura di) Zambon, Francesco, Il Fisiologo, 1975, Adelphi, Milano, p. 60

[17] Ivi, p. 170

[18] Β«Quando il Figlio dell’uomo verrΓ  nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederΓ  sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerΓ  gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrΓ  le pecore alla sua destra e le capre alla sinistraΒ». La Bibbia, p. 2397. Evidentemente, destra e sinistra sono le ante esterne del trittico.

[19] Fischer, p. 239

[20] Panofsky, Erwin, Early Netherlandish Painting, 1953, cit. in Fischer, p. 222

L’autore ringrazia Claudia Stanghellini per i preziosi consigli, l’aggiunta di classe e il continuo supporto.


2 commenti su “Hieronymus Bosch e le drΓ΄leries

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