Dal Kelpie al “Serpente Cornuto”: i mostri lacustri nel folklore scozzese e amerindio

Nel mondo contemporaneo i cosiddetti «mostri lacustri», tra i quali quello di Loch Ness in Scozia è sicuramente il più famoso, sono materia di studio della disciplina pseudo-scientifica denominata criptozoologia; ma in passato era l’ambito del mito e del folklore a interessarsi di tali creature, sia nell’antica Europa dove le leggende sui kelpie ed entità simili sono diffusissime, sia nell’America dei nativi, che Michel Meurger definisce a ragion veduta «l’Eldorado dei mostri acquatici».


di Francesco Cerofolini

 

La criptozoologia è quella pseudoscienza che, nell’ampio alveo delle “realtà alternative”, si occupa di studiare e di dimostrare l’esistenza di creature comunemente ritenute fantastiche come draghi, yeti e mostri marini. Uno degli oggetti di studio prediletti di questa zoologia fantastica sono sicuramente i mostri lacustri tra i quali il più noto è sicuramente il Mostro di Loch Ness, la cui fama è esplosa a livello mondiale nel 1933 e da allora la sua figura si è guadagnata un posto di rilievo nel moderno immaginario mostruoso.

Il lago scozzese non è però l’unico ad ospitare un inquilino mostruoso. Sono infatti decine gli specchi d’acqua in ogni continente che il folklore locale indica come abitati da un qualche tipo di creatura mostruosa. In molti casi si tratta di tradizioni create “ex novo” proprio sull’onda della notorietà del mostro scozzese, magari con l’aiuto di qualche burlone locale. Tuttavia in molti casi un analisi più attenta rivela come le moderne leggende sui mostri lacustri si innestino su un tessuto folklorico e leggendario preesistente molto antico.

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Questo aspetto della questione fu studiato in maniera approfondita dal folklorista canadese Michel Meurger assieme al docente universitario Claude Gagnon, che all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso condussero un’indagine sul campo. L’approccio di Meurger si discostava tanto da quello dei criptzoologi, decisi a dimostrare l’esistenza fisica dei mostri, quanto da quello degli scettici, che spiegavano avvistamenti e relative credenze in termini di errata identificazione di fenomeni noti. La ricerca di Meurger mirava a ricostruire la genealogia delle credenze riguardanti i mostri e come esse si fossero evolute nel tempo.

Raccogliendo testimonianze presso diversi laghi canadesi e statunitensi e setacciando le biblioteche alla ricerca di documenti, Meurger risalì alle alle origini mitiche e premoderne delle credenze sui mostri dei laghi. I risultati di questa andarono a costituire il denso studio intitolato Lake Monsters Traditions: A Cross-Cultural Analysis. In questo articolo, che non pretende certo di essere esaustivo, analizzeremo le radici mitologiche dei racconti di mostri lacustri, prendendo in esame i laghi scozzesi e i grandi laghi del Canada, cercando di tracciare un collegamento tra questi miti e il moderno foklore criptozoologico.

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L’inchiesta di Meurger

L’indagine di Meurger prese in esame diversi laghi che stando alle leggende locali erano abitati da mostri. In molti casi le voci raccontavano solo di esemplari di pesci noti ma dalle dimensioni eccezionali, come carpe e lucci. Molte delle testimonianze prese in esame riferivano di avvistamenti di sagome simili a tronchi galleggianti o di misteriose “gobbe” che emergevano dalle acque come nel caso del Lago Pohenegamook, il cui mostro, soprannominato Ponik, si manifestava come una grande sagoma dalla forma «di una canoa rovesciata».

Ma vi erano diversi resoconti di testimoni oculari che aiutavano a delineare un ritratto più accurato dei mostri che infestavano i laghi nordamericani. Nel Lago Champlain, famoso per il mostro Champ, un testimone che aveva visto la testa del mostro emergere dalle acque nel Luglio 1978 descrisse così il suo incontro «In un primo momento, apparve la testa, come una testa di cavallo senza orecchie, poi un lungo collo venne fuori dall’acqua; è durato meno di un minuto o due». Il Lago Pohenegamook fu teatro di avvistamenti simili. Un residente sulle sponde del lago raccontò di aver visto in più di un occasione il mostro Ponik asserendolo di averlo scambiato in un primo momento per «un cavallo che giaceva nell’acqua, vicino alla riva», asserendo che, osservatolo meglio col binocolo, lo strano essere aveva una testa simile ad una mucca e del ruvido pelo sul lungo collo!

“Sea Monster”, incisione tratta dalla “Historia de Gentibus Septentrionalibus” di Olaus Magnus, 1555

L’immagine di un mostro acquatico dalle caratteristiche equine è quella prevalente tra le testimonianze raccolte da Meurger. Paradigmatici in questo senso sono i resoconti e le leggende raccolte presso il Lago Blue-Sea nella contea di Glatineau. Stando agli abitanti delle rive del lago anche qui dimorerebbe un mostro acquatico. Un pescatore locale riferì al ricercatore che il mostro era stato soprannominato Horse’s Head, poiché era un serpente con la testa di cavallo. Intorno al 1913 era stato visto da un gran numero di persone appena uscite dalla messa domenicale. Era nero, grande intorno ai due metri e stando all’anziano pescatore «Sembrava un cavalluccio marino gigante». «Le persone uscite dalla chiesa dissero: “guardate quella grande bestia!”», aggiunse il pescatore, e «provocò una grande, grande onda. Veniva da molto lontano. Un uomo affogò tre o quattro anni dopo e non venne più ritrovato. La gente pensa che quella cosa lo abbia divorato.»

Un altro anziano residente rammentò i racconti del padre a proposito del mostro:

« Mio padre lo ha visto molte volte. Così pure mio zio. Quando avevo dodici o tredici anni, intorno al 1900 la gente lo vedeva molto spesso: era il periodo in cui stavano costruendo la ferrovia per Maniwaki. Io l’ho visto quando avevo diciannove anni, intorno al 1910. Stavo pescando, ho visto quella cosa dietro di me… si è tirato su, non era alto più di tre metri, e la testa era fuori dall’acqua… una testa di cavallo. »

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Piero di Cosimo, “Perseo libera Andromeda”, 1510-15

Pareva tuttavia che Meurger fosse arrivato tardi per dare la caccia al mostro perché, sempre secondo l’anziano, il mostro non si faceva vedere più da trent’anni. Per l’anziano residente il mostro si era spostato in altri laghi poiché infastidito dalla crescente presenza dell’uomo. Altri abitanti del luogo concordavano con l’anziano: «A quei tempi non c’erano motoscafi ad infastidirlo», riferì un testimone oculare, che tra l’altro giurava di aver visto una criniera sul collo del mostro.

Durante l’indagine al lago Blue-Sea Meurger entrò in contatto con Luois Commanda, un membro della comunità locale degli Algonkin, una tribù di nativi americani. Questo incontro dette l’opportunità di scoprire che per i nativi la presenza del mostro era cosa risaputa:

« Noi lo chiamiamo Misiganebic, il Grande Serpente. E l’amico delle acque, il pulitore delle onde. È stato visto al lago Désert, al Lago Bitobi, al lago Pocknock, e nel fiume Gatineau. Si dice che sia lungo trenta piedi. La creatura appare sempre con il bel tempo e brilla di tutti i suoi colori. »

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Mappa dei mostri lacustri nel folklore degli Stati Uniti (fonte: Atlas Obscura)

Stando al racconto di Commanda, per i nativi c’è un Misiganebic in ogni lago. Queste creature trascorrerebbero l’inverno sul fondo dei laghi e vederne una sarebbe un presagio di morte. Sempre secondo le credenze dei nativi il Misiganebic avrebbe la sua dimora in una caverna «senza fondo» sulle rive del lago Pocknock. Ancora ai tempi dell’intervista a Commanda la presenza del mostro era molto sentita dagli Alongkin, tanto che periodicamente venivano poste nel lago, ai quattro punti cardinali, ceste piene di cibo come ringraziamento al Creatore per il Misiganebic, il pulitore del lago.

Meurger constatò così la diffusa e radicata credenza in un misterioso animale acquatico dalle fattezze equine. Non è una coincidenza che anche mostri più famosi come Ogopogo, il mostro del lago Okanagan, siano stati descritti come aventi una testa da cavallo o comunque dalle fattezze ovine o equine. Addirittura lo stesso mostro di Loch Ness è stato in più occasioni descritto come dotato di una criniera sul lungo collo. Da dove veniva questo strano animale? Per Meurger la risposta andava cercata nel folklore e nelle credenze degli antenati dei colonizzatori del continente americano.

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Il Folklore Europeo: Kelpie e water-horses

Le isole britanniche e in particolare la Scozia sono nell’immaginario collettivo la patria dei mostri lacustri. Oltre al famosissimo Nessie c’è Burach-Baohoi, una gigantesca sanguisuga che infesterebbe il Loch Tummel nel Perthshire, mentre il Loch Lindie sarebbe la tana del mostro mutaforma Madge, capace di trasformarsi di volta in volta in un corvo, una mucca, un cavallo o una lepre. In agguato nei corsi d’acqua ci sarebbe poi il mostruoso rettile dalla saliva velenosa Lavellan e il bizzarro Glaistic, un mostruoso uomo capra. La lista potrebbe continuare a lungo. Le creature più diffuse (e temute) erano senza dubbio i kelpie, conosciuti anche come water-horses. Sia la parola kelpie che la parola water-horse sono apparse per la prima volta in forma scritta verso la fine del diciottesimo secolo ma dovevano essere in uso da tempo immemore tra la popolazione scozzese. L’etimologia della parola non è chiara ma si pensa che derivi dal gaelico calpa, ovvero «giovenca».

Nelle Highlands si distingue tra due tipologie di water-horse: l’Each-Uisge che infesta i laghi e i mari e il già citato kelpie, che dimora invece nei corsi d’acqua. Come altri mostri scozzesi il kelpie è un mutaforma. Secondo le leggende di solito assume le sembianze di un cavallo e appare di notte sulle sponde dei laghi e dei fiumi dove avvicina ignari viaggiatori. I malcapitati salgono in groppa al cavallo e si accorgono troppo tardi del fatale errore commesso: il kelpie inizia a galoppare a tutta velocità verso le acque, tuffandovisi prima che il cavaliere abbia il tempo di reagire, trascinandolo con sé nelle profondità del lago. Il kelpie può assumere diverse altre forme come quella di un bel giovane o di una bella ragazza, ma una delle sue forme preferite pare essere quella di un uomo selvaggio ricoperto di peluria che aggredisce malcapitati viandanti soffocandoli con le potenti mani. Talvolta l’Each-Uisge si manifesta come un gigantesco uccello acquatico, il mitologico Boobrie.

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Theodor Kittelsen, “The Water Sprite as a White Horse”, 1909

Queste creature farebbero la loro tana nei pressi di antichi monumenti. La tradizione vuole che l’Each-Uisge del Loch Pityoulish dimori all’interno di un crannog, un insediamento preistorico sommerso, mentre nel Galles i kelpie si aggirerebbero tra i siti di antichi accampamenti romani. L’esplorazione del fondale del lago di Loch Ness ha rivelato strutture che potrebbero essere siti megalitici ormai sommersi.

La presenza dei kelpie viene spesso collegata anche a fenomeni luminosi, alcuni di essi infatti sparirebbero nel nulla in un fulmine, altri avrebbero corpi scintillanti. Nonostante la loro natura magica si crede che i Kelpie possano essere uccisi usando un proiettile d’argento. Le leggende narrano che una volta morto il Ceffyl-dwr, cugino gallese del kelpie, si dissolva in nebbia. Il corpo del kelpie perderebbe ogni consistenza e stando a certi racconti il cadavere di un Each-Uisge sarebbe una massa morbida che ricorda una medusa.

Il ricercatore Roland Watson, che ha raccolto un grandissimo numero di libri e pubblicazioni che menzionano i kelpie prima del 1933, ha constatato come il 43,6% dei resoconti riguardino Loch Ness. Il lago era infatti tradizionalmente considerato abitato dai kelpie e da creature affini, una credenza che ancora nel diciannovesimo secolo doveva essere sentita e radicata. L’accademico scozzese John Francis Campbell racconta come gli abitanti delle rive del Loch Ness credessero che il lago fosse popolato da creature che loro chiamavano water-bulls, e di come si credesse che esse fossero in grado di cambiare forma a piacimento.

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Joachim Wtewael, “Perseus and Andromeda”, 1611

Che la tradizione fosse ancora viva e sentita ce lo conferma un articolo uscito nell’estate del 1852 sull’Inverness Courier. L’articolo riporta come durante una giornata estiva gli abitanti di Lochend avessero avvistato qualcosa nuotare nel lago. Sembrava trattarsi di due animali. La gente si riversò sulle rive per osservare l’insolito spettacolo e discutendo su cosa fossero i due animali. Presto gli abitanti si convinsero che doveva trattarsi di due mostri. Così gli abitanti di Lochend si armarono di accette e forconi e si prepararono ad affrontare le creature. Ma una volta avvicinatisi alla riva, i due mostri si rivelarono essere soltanto una coppia di pony intenti a rinfrescarsi, così gli abitanti di Lochend riposero le armi. Questo episodio conferma che la credenza nei kelpie, o comunque in creature nefaste abitanti dei laghi, era radicata e sentita ancora in piena età moderna.

La figura del water-horse si ritrova in varie parti d’Europa tra cui Scandinavia, Russia, Francia e Italia. I water-horses erano conosciuti in particolare in Scandinavia dove venivano distinti dai serpenti di mare, tanto che Olaus Magnus ci racconta di epiche battaglie avvenute tra le due tipologie di bestie nei fiordi norvegesi. Sempre Olaus Magnus riferisce che il water-horse ha «zoccoli come una mucca è ed a casa tanto sulla terra che in acqua». Un altra creatura del folklore scandinavo che può aver influenzato i moderni racconti sui mostri lacustri è il Lindorm, descritto spesso come un mostro serpentiforme dotato di criniera.

Secondo Meurger la credenza nei kelpie e in altre creature simili ha costituito la base per le moderne storie di mostri lacustri. Le leggende dei kelpie mantengono ancora vari elementi magici, come l’abilità di cambiare forma e di soggiogare la volontà degli umani, che li rendono più affini ai fairies e al piccolo popolo che non ai moderni mostri a cui i criptozoologi danno la caccia. Questo materiale mitologico arriverà in Nord America dove si contaminerà con un milieu di credenze sui mostri già esistente ovvero quello dei nativi americani.

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Theodor Kittelsen, “Sea Monster”, 1887

Dei e Mostri: i Miti dei Nativi Americani

Come abbiamo già visto, durante le sue ricerche Meurger si imbatté nelle credenze dei nativi riguardo i mostri lacustri. Il foklore in materia è così ricco e variegato che lo stesso Meurger lo definisce «l’Eldorado dei mostri acquatici». Questo corpus di credenze non è solo eccezionale per varietà e quantità, ma anche per il ruolo assai più complesso che queste figure mitologiche avevano all’interno delle culture del continente americano.

I nativi americani, come gli europei, credevano in mostri acquatici modellati sugli animali della terra ferma. I Cree dell’Oklahoma credevano nell’esistenza dei water-people, esseri assimilabili alle ondine e alle sirene, e ai water-calf e i water-bison, ma vi erano anche esseri temuti come la water-tiger. I Wintun della California del Nord credevano che un mostruoso essere chiamato water-panther apparisse in occasione delle alluvioni. Anche Mishipizhiw, il semidio venerato dalla tribù degli Ojibwa dei Grandi Laghi, era rappresentato come un mostruoso felino acquatico. Similmente la tribù Peoria dell’Illinois annoverava nel suo pantheon Lenapizka, un mostro dalle fattezze feline capace di vivere sia sulla terra che in acqua.

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Theodor Kittelsen, “Water Spirit”, circa 1890

Altre entità molto temute, soprattutto dalle tribù stanziate lungo i laghi, erano i water-grizzlies, che si credevano responsabili dei gorghi nelle acque e delle sparizioni di canoe e pescatori. Non mancano comunque creature indefinibili, prive di un corrispettivo sulla terraferma. È il caso del Mi-Ni-Wa-Tu, che i nativi credevano infestasse il fiume Missouri: viene descritto come un oggetto luminoso che si muove a tutta velocità, causando onde altissime. Sarebbe una creatura coperta di pelo rosso, dotata di un solo occhio e un lungo corno, con il corpo in parte di bisonte e un enorme coda seghettata.

Nessuna credenza però è diffusa quanto quella nel Grande Serpente delle Acque, una figura che si ritrova nelle mitologie di popoli di tutto il continente Nord Americano, una grande creatura considerata il sovrano delle acque. Il nome e la sua natura variano da popolazione a popolazione. Gli Haidas della Columbia Britannica, lo conoscono come Sisiutl, il serpente a due teste. Per altri gruppi come gli Abenakis è una «lumaca cornuta» .Per i Pentagouets è un verme dalle corna di cervo, mentre per i Kiowas è invece un «coccodrillo cornuto». Altre popolazioni come i Chickasaw, i Peublos e gli Zuni parlano invece soltanto di un generico «serpente cornuto». Si dice che queste creature dimorino tanto nel mare quanto nelle caverne vicino ai laghi.

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Raffigurazione probabilmente risalente al XVIII o al XIX secolo del “Serpente Cornuto” del folklore amerindio

Dalla mitologia dei nativi si apprende che queste creature subiscano nel corso del tempo varie metamorfosi e possono esse stesse trasformare i malcapitati animali che cadono nelle acque in mostri. È il caso dell’orso che cadde nel pozzo in cui dimorava Amhuluk, nei monti dell’Oregon, che venne trasformato nel mostruoso Atunkai.

Secondo le leggende dei Pentagouets il mostro Weewilmekq era un tempo un piccolo tarlo non più lungo di dieci centimetri. Gettatosi nell’acqua crebbe fino a diventare grande come un cavallo. Talvolta a questa creatura si attribuisce una capacità di cambiare forma non troppo dissimile da quella dei kelpie scozzesi. Gli Shawnee credono che il «grande rettile» Msi-Kinepikwa appaia talvolta come un cerbiatto, mentre i Kwakiutl raccontano di come il mostro Sisiutl possa prendere le sembianze di comunissimo salmone. Questi serpenti cornuti possono prendere anche sembianze umane per poi catturare le donne con la loro coda e trascinarle nelle profondità delle acque.

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Petroglifo raffigurante il “Serpente Cornuto” avvolto a spirale

Il Mostro e lo Sciamano

Il rapporto che i nativi intrattenevano con queste creature, che loro chiamavano «i misteri delle acque», molto articolato e complesso, è esemplificato bene da un mito che racconta lo scontro tra il serpente cornuto che dimorava nel lago Ontario e l’eroe irochese Gun-No-Da-Ya: dopo un lungo ed estenuate combattimento che non aveva visto prevalere nessuno dei due, il serpente decise di tentare di farsi amico l’eroe dicendogli:

« Sono tuo amico e ti insegnerò come arpionare i pesci di notte. Ti rivelerò i segreti delle acque. Vieni con me. Ti condurrò alla mia dimora tra le rocce, sul fondale, dove il sole non splende mai. Vieni e aggrappati alla mia lunga criniera, è piena di pesci che vi sono rimasti impigliati. »

Gun-No-Da-Ya non si fece ingannare e tese il suo arco. In quel momento la bestia con un movimento fulmineo lo inghiottì. Solo il potere del Tuono, nemico naturale del serpente, permetterà poi a Gun-No-Da-Yadi sfuggire alla bestia. In questa storia il serpente cornuto è identificato come una minaccia, una personificazione della forza bruta della natura. Ma allo stesso tempo egli è il custode di quei segreti che possono permettere all’uomo di dominare gli elementi.

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Pittogramma presso San Rafael Swell, in Utah, raffigurante l’Unktehila, o “Serpente Cornuto”

Certi uomini potevano negoziare con questi esseri per ottenere vantaggi per tutta la comunità, ma ciò era concesso solo agli iniziati. La sola visione della creatura da parte di chi non fosse adeguatamente preparato poteva avere conseguenze terribili. Chi aveva la sfortuna o l’imprudenza di vedere il mostro Mi-Ni-Wa-Tu impazziva e moriva tra atroci dolori. La visione di Sisiutl provocava la deformazione delle ossa. Vi sono racconti di sventurati che riportavano sulla pelle ferite riconducibili alle caratteristiche fisiche distintive del mostro, una sorta di stimmate: un bambino che riuscì a sfuggire al mostro Amuluk si ritrovò sul corpo cicatrici della forma delle corna del mostro.

Il serpente cornuto occupava un posto di rilievo nella cultura di molti popoli del Nord America, e ciò è testimoniato dal fatto che ci sono pervenute numerose sue raffigurazioni. Ad esempio nella cultura degli Zuni del New Mexico, il serpente cornuto, qui chiamato Kolowisi, è rappresentato come un rettile cornuto con numerose pinne. Nelle sculture prodotte dagli Inuit dell’Alaska il mostro è rappresentato come un serpente dotato di corna corte, un lungo collo e una lunga coda.

Le raffigurazioni più interessanti sono sicuramente i petroglifi scoperti nella regione dei Grandi Laghi. Queste rappresentazioni erano realizzate presso i luoghi che si pensavano abitati da mostri. I nativi erano convinti che le creature in esse rappresentate vivessero all’interno delle rocce, le quali si pensava celassero una parete cava. Nella Columbia Britannica si pensava che queste pitture fossero opera degli spiriti, in particolare quelle situate in rocce al di sopra delle acque. Le pitture sparivano nel momento in cui lo spirito lasciava quel luogo. I nativi stavano ben attenti a non guardare le pitture che si trovavano nelle rocce sul lago Nicola, dimora del mostro Heitilik, se non volevano che le loro canoe fossero ribaltate da venti forti e improvvisi.

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Pittogramma presso il lago Superior, in Ontario

Le effigi della Grande Lince o del Serpente Cornuto erano oggetto di offerte di tabacco e altri sacrifici allo scopo di prevenire le tempeste. In certi casi le acque sommergevano questi petroglifi per una parte dell’anno, in inverno, per poi ricomparire in primavera, creando così un legame tra questi esseri e i cicli delle stagioni. La più famosa raffigurazione del Grande Serpente Cornuto è il petroglifo scoperto nei pressi del lago Superior da Henry Schoolcraft intorno al 1850. In esso sono raffigurate alcune canoe e tre figure mostruose, una dotata di zampe e corna, e le altre due simili a grandi serpenti. La scena rappresenta l’attraversamento del lago Superior da parte del guerriero e sciamano Myeengun. Le creature sarebbero i suoi spiriti protettori, ovvero Mishipizhiw, la Grande Lince, il dio delle acque del popolo Ojibwa e il grande Serpente Cornuto. Senza l’aiuto di queste entità l’impresa sarebbe stata impossibile.

Petroglifi simili sono stati trovati sono presenti lungo la costa del Pacifico, ed è stato ipotizzato che fossero siti in cui i giovani nativi facevano esperienza delle visioni che segnavano il loro ingresso nell’età adulta. Il mostro in questo caso simboleggerebbe lo spirito guardiano. Nella regione dei Grandi Laghi il serpente cornuto simboleggia quelle entità acquatiche visibili solo agli eletti, che li accompagnano nei loro viaggi, calmando le acque, le stesse acque che possono travolgere i non iniziati.

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Petroglifi in una grotta americana raffiguranti, oltre i membri della tribù, anche il “Serpente Cornuto” (foto di Craig Varjabedian)

Alla vigilia di importanti viaggi si tributavano sacrifici ai mostri lacustri affinché mantenessero le acque calme. Il trapper Nicolas Perrot raccolse molte storie in merito presso la tribù degli Outaouais:

« Essi adoravano la Grande Tigre come un dio delle acque, la quale è chiamata dagli Algonchini e altri, che parlano la stessa lingua, Mishiphiziw. Pensano che Mishiphiziw viva molto in profondità, e che abbia una lunga coda che provoca forti venti quando esso si muove per bere; ma se la scuote energicamente provoca grandi tempeste. Nei viaggi che hanno fatto, lo invocano in questo modo: “Tu, che sei il signore dei venti, benedici il nostro viaggio e concedici tempo sereno”. Questo viene detto fumando tabacco da una pipa e soffiando il fumo nell’aria. Ma prima di intraprendere viaggi ancora più lunghi si assicurano di rompere la testa di qualche cane, che poi appendono ad un albero. »

L’usanza dei sacrifici e sopravvissuta fino al diciannovesimo secolo e venne mutuata anche dai primi pionieri bianchi, i quali gettavano nelle acque trappole e pistole come offerta.

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Petroglifo presso il White Rock Canyon, in Arizona, raffigurante il “Serpente Cornuto” (foto di Janie Miller)

In un resoconto risalente al diciottesimo secolo, Account of Captivity, redatto dall’inglese Alexander Henry, in cui rievoca il periodo trascorso come prigioniero presso una tribù dei Grandi Laghi, si racconta di pratiche simili. In un episodio raccontato da Henry, gli indiani, che si accingevano a partire per un viaggio in canoa, vengono presi dal panico e dal terrore quando scoprono un serpente a sonagli, segno di cattivo auspicio:

« Una volta sulla barca, il tempo peggiorò rapidamente e gli indiani divennero spaventati, implorando freneticamente il serpente a sonagli affinché li aiutasse. Le onde divennero progressivamente più alte. Alle undici del mattino iniziò una tempesta e ci aspettavamo di esserne travolti da un momento all’altro. Dopo le preghiere, gli indiani ricorsero alle offerte sacrificali al dio serpente a sonagli, il Manito Kibic. Uno dei capi prese un cane, e dopo avergli legato le zampe anteriori, lo gettò fuoribordo, implorando il serpente di proteggerci dall’annegare e chiedendo di placare il suo appetito con la carcassa del cane. Il serpente non attenuò i venti. Dopo di che un altro capo sacrificò un secondo cane. »

Da notare come presso gli Irochesi il grande Serpente Cornuto fosse spesso raffigurato proprio come un serpente a sonagli. A mediare tra le tribù e queste creature vi erano gli sciamani. Presso diverse tribù gli sciamani facevano derivare i loro poteri dai grandi serpenti dei laghi, come presso i Lenapes, dove gli sciamani erano riuniti nella confraternita Kitzinackas («i grandi serpenti») o come gli sciamani degli Omaha, che raccontavano di aver incontrato personalmente il mostruoso Wakandagi e come esse, invece di divorarli, gli avesse concesso poteri magici.

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Joseph Mallord William Turner, “Sunrise with Sea Monsters”, circa 1845

Ne consegue che presso certe tribù i mostri acquatici avessero un ruolo centrale nelle iniziazioni. La discesa nelle acque infestate dal mostro è la prova suprema in diverse culture, la prova che permette di entrare in contatto con gli spiriti. In molti casi, come quello degli Inuit, l’immersione nelle profondità avviene in forma di visione in stato di trance, in cui lo sciamano deve affrontare una sorta di discesa agli inferi, evitando durante il percorso le molte insidie, per raggiungere la dea degli animali marini.

In altre culture l’immersione è reale ed è il fulcro delle iniziazioni. Nella cultura dei Klamath della California, all’arrivo della pubertà l’aspirante sciamano va a fare il bagno da soli e di notte nei così detti «luoghi degli spiriti». Lì l’iniziato veniva afferrato dai mostri e trascinato sul fondo. A quel punto perdeva conoscenza per poi risvegliarsi sulla riva, sanguinante dal naso e dalla bocca. Durante il tempo in cui l’iniziato era svenuto, veniva istruito da esseri soprannaturali tramite i sogni. Una tradizione simili si ritrova presso gli Yukon, dove le famiglie istruivano i giovani su quali erano i punti dove immergersi la notte, dove «una creatura li avrebbe trascinati sul fondo delle acque dove avrebbe parlato loro» rivelandogli come ottenere forza e conoscenza. Un sito conosciuto per questo tipo di iniziazioni è il Lago Crater in Oregon, che si credeva abitato da serpenti marini chiamati To Kas.

Gli sciamani che ricevevano il loro potere dai mostri acquatici erano anche in grado di assumerne la forma. Secondo una leggenda lo sciamano Medshelmet dei Passamaquoddys affrontò in un duello magico uno sciamano rivale della tribù Micmac. Il teatro dello scontro fu il lago Boyde nel Maine. Medshelemet si trasformò in Weewilmekq, il verme cornuto, mentre il suo avversario prese le sembianze di Kitchi-at’husis, il grande serpente. Lo scontro fu così violento che le acque sono agitate ancora oggi. Alla fine Medshelemet ebbe la meglio e sconfisse l’avversario.

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Mostri Moderni

Come abbiamo potuto illustrare nel corso dell’articolo, la credenza in creature mostruose che abitano i laghi è non solo antica ma anche diffusa tra culture assai distanti tra loro. Le moderne storie di mostri lacustri si sono andate a radicare in un substrato preesistente di credenze e miti. I criptozoologi hanno sovente impugnato queste credenze come prove dell’esistenza di mostri in carne ed ossa. Meurger nel suo studio respinge con forza questa interpretazione, asserendo che non si può guardare a queste credenze, frutto di una sensibilità e una visione del mondo pre-moderna, come a testimonianze fattuali nel senso contemporaneo del termine.

Nonostante le numerose affinità tra i moderni racconti di mostri e le credenze più antiche (a partire dalle caratteristiche equine dei mostri), è inevitabile appurare che sussistono notevoli differenze tra creature come i kelpie scozzesi, i serpenti cornuti amerindi e i moderni mostri lacustri. I primi, più che creature in carne ed ossa, sono affini agli spiriti e sono dotati di attributi magici come quello di mutare forma. Nel caso dei serpenti cornuti, la loro caratterizzazione come personificazione degli elementi li avvicina a vere e proprie divinità.

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Candace Wilson, “Talking of Sea Monsters Pikaluyuk”

Cosa ha fatto evolvere e trasformare queste credenze? Secondo Michel Meurger si è trattato di un processo che lui chiama «scientificazione del folklore» (scientification of folklore). Questo termine, mutuato dallo studio The Meaning of the Loch Ness Monster di Roger Grimshaw e Paul Lester, indica la rilettura delle credenze popolari alla luce della mentalità illuminista e delle conoscenze scientifiche. Un atteggiamento che ebbe molta fortuna nel corso del diciannovesimo secolo e che invece di sradicare le credenze irrazionali finì per dare loro una nuova veste, più adatta ai tempi che correvano e alla nuova mentalità razionalista che si andava affermando. Si cercava in molti casi di trovare un fondo di verità in racconti popolari o credenze superstiziose, leggendoli come “fatti”, spogliandole dell’elemento soprannaturale e cercando di spiegare il resto con le ultime scoperte scientifiche.

Nel caso dei mostri lacustri (e per estensione dei mostri marini) un grande impulso in questo senso fu dato dalle scoperte paleontologiche che nel corso dell’Ottocento cambiarono la percezione della storia della vita sulla Terra. Le ossa delle creature preistoriche che affioravano dalla terra colpirono profondamente l’immaginazione popolare e apparirono come una conferma delle vecchie storie di draghi e mostri. Come scriveva Victor Hugo nel 1864, «le ossa di quei sogni ora sono nei nostri musei».

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Theodor Kittelsen, “Kisteguld”, 1892

Agli occhi dell’opinione pubblica se queste creature erano esistite in passato era perfettamente plausibile che da qualche parte ci fosse qualche superstite. Passando dall’essere creature magiche all’essere fossili viventi, i mostri potevano continuare a vivere nell’età della ragione. A partire dall’esplosione di avvistamenti nel 1933, l’ipotesi privilegiata circa l’identità del mostro di Loch Ness è stata quella del rettile marino preistorico, nello specifico il Plesiosauro, un rettile acquatico coevo dei dinosauri, dotato di un lungo collo, ormai divenuto un tutt’uno con Nessie nella cultura popolare. Per il mostro americano Champ è stato chiamata in causa la balena primitiva chiamata Zeuglodon, mentre Ponik sarebbe una razza sconosciuta di iguana marina.

I mostri lacustri non sono gli unici esseri fantastici ad aver subito questo processo: non è difficile vedere lo stesso processo all’opera nei miti sul Sasquatch e lo Yeti, moderni discendenti degli uomini silvestri del medioevo, oppure realizzare come moltissimi degli elementi dei racconti sul piccolo popolo siano stati inglobati dalla mitologia degli UFO. Le così dette «realtà alternative» sembrano fare, nel bene e nel male, le veci di quella dimensione mitica di cui il disincanto del mondo ha privato l’uomo moderno.

La persistenza di questi miti fa pensare che in un certo senso abbiamo bisogno di mostri nel nostro mondo: essi sono la proiezione di tutto ciò che si agita sotto la superficie della coscienza e non a caso le loro dimore sono le profondità delle acque o della terra. I mostri però sono anche l’incarnazione stessa della meraviglia. Forse finché esisterà l’uomo esisteranno mostri da qualche parte.

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Gustavo Doré, illustrazione per “Paradise Lost” di Milton

Bibliografia

Michel Meurger e Claude Gagnon: Lake Monsters Traditions: A Cross-Cultural Analysis

Nick Redfern: Nessie! Exploring the Supernatural Origins of the Loch Ness Monster

Maurizio Mosca: Mostri dei Laghi


 

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