“Nei reami dell’Irreale” con Henry Darger e le Vivian Girls

Oggi Henry Darger, che morì pochi mesi dopo il ritrovamento della sua gargantuesca opera “In the Realms of the Unreal”, è considerato uno dei maggiori esponenti della così detta «art brut», quella produzione artistica realizzata da persone spesso ai margini della società, come carcerati e pazienti psichiatrici. Illustrato da più di 300 acquarelli, la sua creazione era ambientata in un mondo alternativo in cui si davano battaglia la nazione atea e schiavista di Glandelia e la nazione cristiana e libera di Angelinia, guidata verso la libertà dalle Vivian Girls.

di Francesco Cerofolini

Henry J. Darger trascorse la sua intera vita nel totale anonimato. Per gli inquilini della modesta pensione in cui viveva a Chicago, Henry era solo un bizzarro e taciturno anziano. Henry non aveva amici, talvolta lo si poteva sentire intavolare animate discussioni con interlocutori invisibili nella sua stanza. Indossava sempre un vecchio cappotto dell’esercito e portava occhiali aggiustati col nastro adesivo. Partecipava a quattro messe al giorno, asseriva di essere nato in Brasile e non era raro trovarlo a rovistare nella spazzatura.

Nell’inverno del 1972 Henry si stava lentamente spegnendo in una casa di riposo. In quello stesso periodo Nathan Lerner, il proprietario della pensione al 851 di Webster Street dove Henry aveva vissuto ininterrottamente dal 1932, aveva deciso di svuotare la stanza di Henry per far spazio a nuovi inquilini. Lerner, una delle poche persone con cui Henry interagiva regolarmente chiese all’anziano se voleva che portasse qualcuno dei suoi pochi averi alla casa di riposo. Henry sentenziò che poteva tranquillamente buttare via tutto.

Henry Darger

Quando Lerner entrò nella stanza vide che era stracolma di oggetti: giocattoli rotti recuperati nella spazzatura, una quantità eccezionale di vecchi giornali, riviste e fumetti, immagini religiose. Ma scavando tra i pochi e miseri averi di Henry, Lerner fece una sorprendente. Sepolti tra l’immondizia e le cianfrusaglie Lerner rinvenne vari volumi, rilegati da Henry stesso, che raccoglievano migliaia e migliaia di pagine dattiloscritte. Tra questa montagna di scritti c’era un romanzo intitolato In The Realms of Unreal lungo oltre quindicimila pagine, alla cui stesura Henery aveva dedicato gran parte della sua vita. Inoltre Henry aveva anche realizzato centinaia di disegni, acquerelli che illustravano scene della storia infinita che aveva messo su carta.

Nella sua solitudine, all’insaputa di tutti, Henry aveva, notte insonne dopo notte insonne, anno dopo anno, creato un mondo fantastico di rara forza immaginifica, allo stesso tempo meraviglioso e inquietante. Lerner, una artista lui stesso, capì subito il valore del suo ritrovamento, e da allora si adoperò per conservarlo e farlo conoscere. Se non fosse stato per lui l’opera di una vita sarebbe finita dritta nella spazzatura.

Oggi Henry Darger, che morì pochi mesi dopo il “ritrovamento” delle sue opere, è considerato uno dei maggiori esponenti della così detta art brut, o outsider art, ovvero quella produzione artistica realizzata da persone spesso ai margini della società, come carcerati e pazienti psichiatrici, i quali hanno creato le loro opere fuori dal sistema della belle arti (scuole, musei, gallerie ecc…). Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo e alcuni suoi pezzi sono stati venduti per migliaia di dollari. 

L’arte di Darger ha suscitato reazioni forti da parte dei critici, che pur riconoscendone l’originalità e la carica creativa, non hanno potuto fare a meno di sottolineare gli elementi inquietanti e spesso morbosi presenti nella sua produzione. Il mondo immaginato da Darger nei suoi quadri è infatti un mondo scisso, spaccato tra due polarità opposte, un mondo in cui coesistono scene bucoliche dall’atmosfera fiabesca e cruente rappresentazioni di violenza a danno dei bambini. 

C’è un mistero che soggiace a tutta l’arte di Henry Darger. Cosa lo ha spinto a consacrare gran parte della sua vita adulta a questo titanico lavoro visivo e letterario? Quali esperienze di vita ha incanalato nelle sue opere? Quali inquietudini si agitavano in Henry? 


Un cuore al posto sbagliato

Henry Darger nacque a Chicago il 12 Aprile 1892. Appena quattro anni dopo sua madre morì dando alla luce la sorella, la quale fu subito data in adozione e che Henry non ebbe mai modo di conoscere. Henry rimase da solo con il padre alcolizzato che gli garantiva appena il minimo per vivere. Le uniche occasioni in cui si il padre si preoccupò per lui, come ricorderà Henry nelle sue memorie decenni dopo, furono quando insegnò al piccolo a leggere e quando lo puniva perché il bambino appiccava incendi per divertimento: Henry nutrirà per tutta la vita un misto di timore e fascinazione per il fuoco.

Henry crebbe nel quartiere di West Madison Street, descritto all’epoca come “il rifugio per barboni, prostitute, degenerati e per il resto della feccia della Terra”, un quartiere martoriato dalla povertà dall’alcolismo, dalla tossicodipendenza e dalla tubercolosi, in cui si poteva godere di ogni vizio ed eccesso per il giusto prezzo. In questo ambiente i bambini iniziavano prestissimo la loro carriera nella delinquenza, specialmente il bande che si dedicavano al jack rolling, pratica che consisteva nel derubare i barboni ubriachi nei marciapiedi o in alternativa nel rapinare omosessuali dopo averli condotti con l’inganno in un luogo isolato con la promessa di una prestazione sessuale. È verosimile che Henry abbia avuto problemi con le autorità già prima degli otto anni.

Henry si dimostrò subito un bambino irruento, dalle reazioni imprevedibili. Nelle sue memorie racconta come una volta a scuola una suora lo riprese perché stava ritagliando delle figure durante la lezione e lui per tutta risposta la sfregiò in viso e sul braccio con un coltello che portava con sé. Sempre a scuola Henry vessava i bambini più piccoli. “Odiavo i bambini piccoli, quelli che erano grandi appena per stare in piedi e camminare”. Tuttavia ad un tratto Henry ebbe una sorta di epifania, che non riuscì mai a spiegare in termini razionali, per cui il suo atteggiamento verso i bambini cambiò completamente. D’un tratto si rese conto di amarli e volerli proteggere, un imperativo che lo accompagnerà tutta la vita “Significavano per me più di ogni altra cosa al mondo”, scriverà anni dopo. Il piccolo Henry manifestava anche altri comportamenti bizzarri. In un occasione scoppiò a piangere perché la neve che stava guardando alla finestra aveva smesso di cadere, lasciando il padre a chiedersi perché mai un bambino dovesse piangere per via del tempo atmosferico.

Henry tuttavia dimostrava anche di avere una brillante intelligenza e una mente vivace. Adorava raccontare storie e passava ore sui libri da colorare che suo padre gli regalava per Natale. Quando terminava quei libri, passava a ricalcare le immagini dai giornali, una tecnica che aveva appreso da autodidatta. A scuola era appassionato dalla storia, in particolare quella della Guerra Civile Americana.

Presto fu chiaro che il padre di Henry, anziano e malato, non poteva badare a lui, così il ragazzo fu mandato a vivere alla Mission of Our Lady of Mercy, un istituto religioso dove trovavano alloggio molti ragazzini ai quali le famiglie non potevano provvedere. Qui, nonostante le sue problematiche, Henry attirò l’attenzione di un insegnate, Ms. Brown, che si offrì a suo padre di adottarlo. L’adozione avrebbe potuto dare ad Henry, ciò che non aveva mai avuto, una famiglia e la sicurezza materiale, ma il padre si rifiutò.

Dopo quattro anni trascorsi alla missione, per motivi non chiari, i preti che sovraintendevano all’istituto decisero di sottoporre Henry ad una visita psichiatrica. Nel Novembre del 1904 Henry fu esaminato a più riprese da un medico che sentenziò una diagnosi criptica. Il cuore di Henry era nel posto sbagliato. “E dove doveva essere? Nella mia pancia?”, commentò anni dopo Henry. Nella sua diagnosi il dottore scrisse però che Henry soffriva di “self-abuse”, un eufemismo con cui all’epoca si indicava la masturbazione, considerata allora un grave disturbo, e che per questo il ragazzo doveva essere internato presso l’Illinois Asylum for Feeble-Minded Children. Ovvero un manicomio.

Henry trascorse cinque anni presso l’ospedale psichiatrico, una struttura che proprio in quel periodo fu oggetto di un’indagine da parte delle autorità che rivelò le durissime condizioni di vita degli internati, le decine di incidenti dovuti alla negligenza del personale, e gli abusi e le punizioni disumane a cui erano sottoposti i giovani ospiti. Più simile ad un carcere che ad un ospedale, la struttura ospitava insieme ai pazienti anche detenuti che non avevano trovato spazio nei penitenziari dello stato. Henry chiamava il manicomio “la casa dei mille guai”. Nelle sue memorie Henry non fa mai menzione di abusi e violenze subite durante i suoi anni al manicomio, ma anni dopo nei suo racconti e nei suoi quadri rievocherà ciò a cui doveva aver assistito e che forse aveva anche subito. L’obbiettivo perseguito nelle struttura era rieducare i giovani pazienti insegnandoli un lavoro. Nel caso di Henry gli fu insegnato a pulire i pavimenti, l’unica competenza lavorativa che acquisirà nel corso della sua vita, mentre in estate veniva mandato a lavorare nella fattoria dell’ospedale. Henry riconosceva che la vita nell’ospedale era dura ma sempre meglio di quella che si era lasciato alle spalle, tuttavia capiva benissimo di non essere pazzo a e che il suo posto non era in un manicomio:

Se al tempo avessi saputo la causa per la quale mi mandarono al manicomio dei bambini di certo non avrei mai perdonato quelli della Casa della Misericordia di Nostra Signora e mi sarei vendicato alla prima occasione. Io un bambino ritardato. Io ne sapevo più di chiunque altro in quella baracca.”

Nonostante ciò Henry tentò di fuggire diverse volte e nell’Agosto del 1909 finalmente ci riuscì. Henry impiegò due settimane per tornare a Chicago a piedi. Nel frattempo suo padre era morto da due anni e l’unica parente con cui aveva ancora contatti era su zia Anne. Zia Anne, tramite alcune suore di sua conoscenza, trovò lavoro ad Henry come inserviente al St. Joseph Hospital, il primo ospedale in cui Henry eserciterà questo lavoro. Negli anni successivi al suo ritorno a Chicago, Henry strinse una relazione sentimentale con un uomo di nome Whillie Schloeder. Avevano in comune le origini tedesche delle loro famiglie e la loro fede cattolica. I due andavano spesso al parco di divertimenti di Riverview Park. Henry passava molto tempo con la famiglia di Whillie, la quale fu per certi aspetti la cosa più vicina ad una famiglia “normale” che Henry abbia mai avuto.


Henry nei regni dell’irreale

A diciannove anni, intorno al 1910 Henry iniziò a scrivere un romanzo intitolato The Story of the Vivian Girls, in What is Known as the Realms of the Unreal, of the Glandeco-Angelinian War Storm, Caused by the Child Slave Rebellion, o chiamato più brevemente In the Realms of Unreal. Henry lavorerà su questo romanzo per gli undici anni successivi, arrivando alla fenomenale lunghezza di ben 15.145 pagine dattiloscritte.

Le vicende del romanzo “hanno luogo fra le nazioni di un mondo sconosciuto, o immaginario, o paesi, con la nostra terra a fare loro da luna, su un pianeta immaginario, mille volte più grande del nostro mondo”. In questo mondo alternativo si danno battaglia la nazione atea e schiavista di Glandelia e la nazione cristiana e libera di Angelinia. I malvagi Glandeliani hanno per oltre quarant’anni rapito e schiavizzato i bambini di Angelinia fino a che essi non hanno dato vita ad una ribellione degli schiavi sfociata in un più ampio conflitto. A guidare le forze angeliniane in battaglia ci sono le sette figlie dell’Imperatore di Angelinia, le Vivian Girls, sette bambine eccezionali, di età compresa tra i cinque e i sette anni, che insieme a loro fratello Penrod vivono mille rocambolesche avventure: salvano i bambini resi schiavi, spiano il nemico, elaborano brillanti strategie belliche e scendono in battaglia a fianco dei soldati adulti. Henry le descrive così:

La loro bellezza non potrebbe essere mai descritta, ma la loro natura e i loro modi, e la loro gentilezza d’animo, erano ancora più graziosi e senza macchia. Erano sempre disposte a fare come le si diceva, stando lontane dalle cattive compagnie, andando a Messa e e facendo la Comunione tutti i giorni, e vivendo come piccole sante”.

Tiratrici eccellenti, superbe amazzoni e maestre del travestimento, ragionano e si comportano come adulte nonostante la loro età e il loro coraggio è leggendario. Come ha da dire il loro commilitone Jack Evans:

“Le vostre fughe audaci, i vostri tentativi di fuga, mi hanno fatto talvolta drizzare i capelli. Quel che voi ragazzine osate combinare a me farebbe rabbrividire dalla paura…”

Sul perché abbia scelto delle eroine piuttosto che crearsi un alter ego maschile come protagonista Henry aveva le idee chiare:

Il motivo per cui ci sono così tante ragazze eroiche in questa storia è perché nella maggior parte delle circostanze le donne sono più coraggiose degli uomini. Questa è la descrizione della grande guerra, e del suo esito, è forse la maggiore che sia mai stata fatta da un autore, per quanto riguarda qualsiasi guerra di fantasia, che avrebbe potuto essere intitolata con tal nome. La guerra durò quattro anni e sette mesi circa, in questa storia, e l’autore di questo libro ha impiegato oltre undici anni a dettagliarne i particolari grafici, e si è battuto giorno dopo giorno per far sì che i cristiani potessero vincere questa lunga e sanguinosa guerra.

Così si apre il romanzo. Nonostante la sua educazione elementare Henry dimostra nelle pagine dei Realms di possedere una notevole padronanza della lingua e un uso del linguaggio immaginifico e originale. La struttura narrativa non è convenzionale, come spiega l’esperto di outsider art Micheal Bonesteel, che ha curato la pubblicazione di alcuni estratti delle opere di Darger, i Realms sono un susseguirsi di minuziose descrizioni di battaglie tra i Glandeliani e gli Angeliniani, illustrate nei più minimi dettagli, con dozzine di personaggi che vivono innumerevoli avventure:

“Non c’è una trama che procede verso un climax e poi una risoluzione ma una successione di battaglie, storie avvincenti, interludi con dialoghi, descrizioni di cataclismi, ad infinitum”.

Quello messo in scena da Henry è un conflitto manicheo, dove i Glandeliani rappresentano il male assoluto, esseri che sembrano essere mossi solo dall’impulso a schiavizzare, uccidere, mutilare e stuprare. Henry descrive realisticamente e in maniera cruda le condizioni di vita degli schiavi bambini:

Penrod salvò una bambina da uno stanzino o cantina senza ventilazione, sotto uno dei rifugi fortificati dove era stata tenuta per sei anni e mezzo come un cane in un canile. Penrod stimava che la ragazza potesse avere dieci o undici anni ma quando la trovò scoprì che le sue gambe erano rachitiche e le sue braccia e il suo piccolo corpo così emaciato da pesare solo la metà di quanto un bambino pesa normalmente e dedusse che l’avevano fatta quasi morire di fame […]. Quando fu condotta all’ospedale militare dietro le linee cristiane, la bambina non sapeva neppure salire sul letto. Ci si potrebbe domandare come possa un essere umano civilizzato trattare una piccina indifesa nel modo in cui è stata trattata quella trovata da Penrod, ma il nemico non sembra essere civilizzato.”

Gli schiavi bambini sono costretti a lavorare qualunque sia la loro condizione fisica, pena la mutilazione o la morte:

Penrod venne anche a sapere che in un altro reparto delle stesse fortificazioni, soltanto perché lei non riusciva a lavorare abbastanza in fretta, un malvagio ufficiale glandeliniano aveva sguainato la sciabola e le aveva tagliato le mani all’altezza dei polsi, scaraventandole poi via.”

Altri bambini sono avviati al triste destino della schiavitù sessuale:

I Glandeliniani fecero schiave alcune bambine anche per scopi molto immorali, mentre in altre circostanze pare che così agissero in quanto i soldati che schiavizzano le piccole volevano un indifeso esserino umano di cui abusare.”

Henry dedica centinai di pagine a dettagliare le atrocità commesse dai Glandeliniani. I bambini vengono strangolati, decapitati, smembrati, arsi vivi, crocifissi e molto spesso aperti e sventrati. Questo tipo di violenza è talmente onnipresente tanto nelle pagine dei Realms quanto nei dipinti di Darger che ha fatto dire allo psichiatra e studioso di art brut John M. MacGregor che Henry “dimostra di possedere le potenzialità per un omicidio di massa. Si tratta comunque di un potenziale che viene sedato dalla sua fede intensa, dall’assoluta convinzione dell’esistenza e del potere di Dio.” La violenza, come del resto ogni cosa nei Realms, ha una scala colossale ed epica:

Subito dopo i prigionieri vennero circondati da un infinito tumulto di urla infuriate, sorde alle implorazioni e alle pietose grida dei bambini cui i Glandeliniani risposero affondando in cuore le loro sciabole. I preti furono tagliati, mutilati, e smembrati, e i bambini massacrati in modo terribile intorno ai cortili della prigione finché il sangue non coprì le strade. Tutto era pieno di tumulto e grida. I poveri bambini finirono col mescolarsi a un mare di casacche grigie… Molti di quei bambini caddero, squarciati, caddero l’uno dopo l’altro con grida agoniche, e presto si alzò una pila di cadaveri e le strade cominciarono a tingersi del rosso sangue che scorreva. Immaginate le grida di quei malvagi Glandeliniani, i loro visi coperti di sudore e di sangue, gli strilli più alti di altre donne e altri bambini che imploravano -Pietà, oh abbiate pietà- ma non c’era pietà alcuna.”

Henry modellò la guerra al centro delle vicende del suo romanzo sulla Guerra Civile americana, a partire dal comune casus belli della schiavitù. Il respiro della narrazione è ampissimo, con numerose altre nazioni che prendono parte al conflitto, milioni di soldati che si affrontano in battaglia, flotte navali e sottomarini che combattono negli oceani, massacri di civili, giganteschi incendi, città saccheggiate, treni pieni di deportati che sfrecciano lungo il paesaggio e milioni di rifugiati in fuga verso i territori cristiani. Henry curò la creazione di questo conflitto in maniera maniacale, arrivando a tenere per ogni battaglia un dettagliato bilancio delle forze in campo e delle rispettive perdite e la descrizione degli scontri occupa centinaia di pagine. La narrazione che Henry fa della guerra ha un respiro apocalittico:

Milioni di uomini da entrambe le parti urlavano gli uni contro gli altri come diavoli, colpendosi a vicenda, scatenando un micidiale fuoco a bruciapelo, falcidiando, pugnalando, affettando, infilzando, e infierendo come selvaggi imbestialiti decisi a compiere una carneficina definitiva, e nel frattempo in mezzo a tutto ciò si formava un tumulto indescrivibile, di baionette che contribuivano al baccano, gli Angeliniani vacillarono nella fornace infuocata, ondeggiarono, ruppero le file e fuggirono ma imperterriti tornarono ad infittirsi e ancora ammassarsi, in centinaia di onde umane, gettandosi di nuovo nel possente inferno di fuoco e fumo […]. Dieci milioni di loro avevano preso parte all’attacco e quando giunse la quiete, tornarono in meno di due milioni… Durante tutto il fragore della battaglia, più laceranti persino delle ululanti granate, dello schiocco dei moschetti, si potevano udire gli agonici gemiti degli innumerevoli corpi lacerati dalle granate, le grida, i lamenti di centinaia di migliaia di martiri spirati, i gemiti di milioni di cristiani feriti […]. Scene così rivoltavano e riempivano di orrore le Vivian Girls.

Per quanto guerra e violenza siano una presenza costante nel mondo dei Realms, esso possiede anche un lato più fiabesco e spensierato che si incarna nelle figure dei Serpenti Blengiglomeneani, o più semplicemente Blengins, ibridi umano-animali dalle più svariate forme che popolano il mondo dei Realms. Ne esistono numerose varietà:

Roverini dalle Teste Umane, chiamati Rabona, che sono i più graziosi: Taporiani, che sono i più lunghi, anche 8000 piedi (molto violenti); Gazoniani dalle Ali di Fata, e Gazoniani dalle Ali d’Angelo, in entrambi casi provvisti di ali di farfalla; e i Gazooki Crimaceani dalle Teste di Cani e Gatti, orrendamente brutti. Tutti vengono chiamati Blengins per abbreviare.”

I Blengins amano i bambini e si battono per proteggerli contro i Glandeliniani:

“Già nel 1188, le creature avevano dato mostra di una maggiore affettuosità per i bambini di tutte le nazioni, tale da superare l’amore di qualsiasi madre. Poiché in qualche modo sono venuti a conoscenza dell’esistenza di Dio, sono sicuri che ogni uomo, e non importa di quale nazione, che maltratti un bambino piccolo, per qualsiasi ragione, non è solo nemico dei bambini, ma anche di Dio. Non vi è nessuno che avendo fatto male ad un bambino possa ritenersi sicuro in loro presenza.”


Elsie Paroubek e il “mistero Aronbourg”

Henry inserì nei Realms persone e luoghi della sua vita. Ad esempio un ragazzo che lo perseguitava ai tempi della Missione, John Manley appare nella storia come uno dei generali Glandeliani, stessa sorte tocca ad un certo Thomas S. Pelhan, un uomo che era stato coinquilino di Henry per qualche tempo, colpevole di aver definito l’opera di Henry spazzatura e averne gettato la prima stesura nell’immondizia. D’altro canto, le persone con cui Henry era in buoni rapporti o che avevano lasciato in lui un bel ricordo, come ad esempio Whillie facevano la loro comparsa come alleati di Angelinia e delle Vivian Girls. Henry compare come eroico generale Angeliniano, ma una serie di eventi della sua vita reale imprimeranno una svolta inaspettata alla storia.

L’otto Aprile 1911, Elsie Paroubek, una bambina figlia di immigrati boemi sparisce nel nulla. L’evento colpisce profondamente l’opinione pubblica, e a Chiacago vi è una grande mobilitazione per ritrovare la piccola. Esattamente un mese dopo, l’otto Maggio 1911, il cadavere di Elsie viene ritrovato nelle acque di un canale poco distante dalla casa della famiglia. Il mistero della morte della bambina non verrà mai risolto. Henry poté seguire la vicenda sui giornali, e da uno di essi ritagliò una foto di Elsie, una foto che a quanto pare aveva un significato speciale per lui. Nel Luglio del 1912 Henry smarrì la foto di Elsie e ciò lo gettò nella disperazione più nera. Questo evento della vita reale di Henry si riverberò traumaticamente nell’universo letterario dei Realms. Elsie divenne la piccola Annie Aronbourg un bambina che “quando la Rivoluzione della Schiavitù Infantile scoppiò questa ragazzina fu eletta comandante dai bambini ribelli e a causa delle sue prodezze fece strada in poco tempo.” Annie diviene una martire della rivoluzione dei bambini quando viene uccisa per mano di Pelhan.

Ritrovare la foto era imperativo per Henry: nella realtà, da bravo cattolico, pregò Dio perché gli facesse ritrovare la foto. Pregò, fece fioretti e realizzò pure un piccolo altare nel suo garage, ma la foto non saltava fuori. Anche nel mondo dei Realms l’alter ego di Henry era alla ricerca della foto. “Io e quella ragazzina eravamo stati grandi amici e desideravo vivamente avere un suo ricordo I personaggi, in un bizzarro momento meta-narrativo, sembrano esserne consapevoli. “Tutto è da attribuire a quel Darger e alla sua vecchia fotografia” dice il Generale Vivian. “Come posso ritrovarla Eccellenza”, gli risponde Henry. “Ho provato con vari mezzi occupando le Biblioteche Pubbliche Glandeliniane e luoghi simili ma senza successo. Visto che è lecito in guerra mi sarei impadronito del tomo dei giornali rilegati dove figurava la fotografia, ma non sono riuscito a scovarlo nonostante avessi esaminato libro dopo libro.”

La questione della fotografia smarrita influenza la guerra e anche di questo i personaggi sono consapevoli, tanto che il Generale Vivivan chiede delucidazioni in merito allo stesso autore: “Allora come mai anche la perdita delle fotografie […] è responsabile della situazione di questa guerra?”. Al che Henry risponde che è un mistero anche per lui. La misteriosa relazione tra questa vicenda e la trama dei Realms verrà battezzata da Henry “Mistero Arounbourg”. I mesi passavano e della fotografia non vi era nessuna traccia. La frustrazione di Henry cresceva e così scriveva nel suo diario:

Ottobre 1912. Predizione e Minaccia. Nonostante la nuova situazione della guerra, la richiesta deve essere accolta prima del 21 Marzo. Altrimenti ci sarà una svolta a favore del nemico.”

Così la perdita della foto provocò un brusco cambiamento nell’universo dei Realms, che divenne ancora più oscuro e violento. Scrive ancora Henry:

”La perdita della fotografia della Arounbourg ha causato terribili disastri durante le battaglie, il tormento patito dalle Vivian Girls, e la furia bestiale della grande guerra.”

Al culmine di questo bizzarro intreccio tra realtà e finzione, Henry, dopo tante preghiere inascoltate si allontanò dalla chiesa nella realtà, mentre nel mondo dei Realms tradì le Vivian Girls e le armate cristiane per unirsi alle forze Glandeliniane:

Sono un nemico della causa cristiana, e con tutto il cuore desidero di provvedere a che le loro armate vengano schiacciate! Cercherò che la vittoria della guerra stia dalla parte dei Glandeliniani. I risultati di troppe prove ingiuste. Non li tollererò per nessuna ragione, anche a rischio di perdere l’anima mia, o causare la perdita di molte altre, e ci sarà vendetta se le prove continuano ancora! Dio è troppo duro con me. Non sopporterò più tutto questo e per nessuno! Che mi mandi pure all’inferno, io sono il padrone di me stesso.”

Pregno di risentimento verso Dio e il mondo, Henry scatenò sugli abitanti dei Realms una tempesta di violenza e crudeltà sempre più efferata, mettendo in scena un olocausto di dimensioni ciclopiche: “Circa 56.789 bambini furono letteralmente squarciati come bestie da macello.” La carneficina ad opera dei Glandeliniani va avanti per centinaia e centinaia di pagine.

Non è dato sapere come Henry tornò nell’alveo del cattolicesimo, ma sappiamo come il suo alter ego nei Realms si redimette e tornò dalla parte dei buoni. Henry nel romanzo incontra più volte il fantasma di Annie, che a poco a poco lo farà tornare sulla retta via:

La quarta volta che la incontrai, e l’ultima fu a Aronburg’s Run, dopo aver presenziato a tutti i suoi indescrivibili orrori. Questa volta era vestita come una creatura celeste, e mi apparve sorridente un solo istante per poi sparire. Non l’ho più rivista da allora ma adesso mi sono arruolato nelle armate cristiane, sono un ufficiale, e ho condotto una delle cariche più spietate a Logan Zoe Rae Run…”


Henry Darger, Artista

Accanto alla sterminata produzione letteraria di Henry, vi è quella artistica, altrettanto sostanziosa e originale. Nella stanza di Henry furono rinvenuti circa trecento disegni. Composti da più fogli incollati insieme, alcuni di questi dipinti, simili ad arazzi, raggiungono anche i tre metri di lunghezza. Per risparmiare sul materiale Henry dipinse i fogli su entrambi i lati.

Anche nel disegno Henry fu un autodidatta e negli anni arrivò a sviluppare una tecnica personale unica, che univa collage e ricalco. La stanza di Henry infatti era piena di ritagli provenienti da giornali e riviste che Henry trovava nella spazzatura o nelle sale d’attesa dell’ospedale in cui lavorava. Foto di bambini, di soldati, e reali d’Europa, ritagliate da riviste come Life, Saturday Evening Post e National Geographic. All’inizio Henry incollava e modificava queste immagini, ma presto iniziò a ricalcarle, Con questo metodo Henry poteva riutilizzare più volte la stessa immagine, moltiplicarla e modificarla a seconda delle esigenze. In un certo senso tutto ciò che vediamo nelle opere di Henry sono immagini estratte dal loro contesto originario e calate in uno nuovo dove assumono un nuovo senso e significato. Ogni composizione è formata da dozzine, in alcuni casi centinaia, di immagini riassemblate sul foglio.

I disegni di Henry possono essere divisi in due grandi gruppi. Il primo gruppo è quello dei dipinti che illustrano scene di battaglia, mappe, ritratti di ufficiali o comunque episodi del romanzo, mentre il secondo gruppo raccoglie una serie di disegni, i più grandi per dimensioni, che ritraggono scene che possono essere idealmente collocate dopo la fine della guerra al centro dei Realms. In questi disegni i bambini giocano felici in paesaggi bucolici, non ci sono nemici in vista e la violenza è del tutto assente. Un gran numero di Blengins si mescola ai bambini, e le orrende statue Glandeliane che ritraggono soldati nell’atto di strangolare bambini sono buttate tra le fiamme. Le Vivian Girls sono spesso ritratte nude e, curiosamente, Henry le disegna dotate di pene. Questa serie di opere sono quelle più imponenti e complesse tra quelle create da Darger, l’immagine di un Eden dei bambini in cui avrebbero riscattato da tutte le sofferenze da loro patite. McGregor scrive a proposito dei disegni di Henry:

“La sintesi profonda ottenuta da Darger con i collage, il ricorso a fonti sottovalutate quanto effimere, e la creazione di una vasta struttura mitologica atta a contenerle, è stata resa possibile solo grazie ad uno stato di perenne innocenza spirituale ed artistica; uno ‘stato alterato’, forse patologico, come lo è stato il mondo che Henry Darger ha descritto in «Nei Regni dell’Irreale»”.

Sicuramente Henry rimase dentro per tutta la vita un ragazzino, ed è probabile che le fantasie che stanno alla base dei Realms risalgano agli anni della missione e poi del manicomio. La guerra di cui Henry scriveva era la trasfigurazione fantastica di tutti i traumi che aveva dovuto affrontare nella sua vita, a partire dall’infanzia negata. In questo senso devono anche essere viste le opere di cui abbiamo parlato sopra, una sorta di Paradiso Terrestre che in fin dei conti è una visione idealizzata dell’infanzia stessa. Sicuramente nella sua sofferenza Henry fu un individuo eccezionale, che nonostante tutte le sue limitazioni culturali, dimostrò una vena creativa fuori dal comune e una dedizione all’arte straordinaria. Sempre MacGregor sintetizza bene il paradosso dell’intera vicenda biografica di Henry:

Ora invece, dobbiamo contemplare l’eventualità che Darger fosse un genio represso; un gigante potenziale a livello intellettuale e creativo. Cosa accade ad un genio se l’ambiente che lo circonda, la famiglia, l’educazione, la formazione scolastica, il modo di guadagnarsi la vita, e il senso della propria identità non gli permettono di crescere e svilupparsi? Si tratta senza alcun dubbio di una privazione enorme a livello sensoriale, affettivo e intellettuale. Vorrei suggerire che anche in una situazione simile, auspicabilmente rara, il vero genio non può essere distrutto. Egli viene però indirizzato verso canali insoliti.”

Alla luce di quest’ultima considerazione e delle circostanze fortuite della scoperta dell’arte di Henry, viene da chiederci, quanti altri Henry Darger ci sono di cui non sappiamo ancora nulla?


Bibliografia:

Henry J. Darger, Nei Regni dell’Irreale di John M. MacGregor

Henry Darger: Throwaway Boy, The Tragic Life of an Outsider Artist di Jim Elledge

In The Realms of Unreal (2004) di Jessica Yu (Documentario)

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