La โ€œTraversata atlanticaโ€ e lo sguardo sul Brasile di Ernst Jรผnger

Cronache jรผngeriane di una crociera del 1936 con destinazione Sud America: dagli spacci brasiliani del filosofo tedesco emergono l’elemento fatale della “Wildnis” amazzonica, la ยซmemoria delle formeยป su cui si basa l’intera Creazione e l’amore incondizionato per l’elemento oceanico, vettore del ยซcanto originario della vita che va cullandosi nei tempiยป.


di Marco Maculotti

ยซ Da queste parti cโ€™รจ un proverbio che mi piace tanto; dice: “Il bosco รจ grande”, e significa che chiunque si trovi in difficoltร  o sia vittima di persecuzioni puรฒ sempre sperare di trovare rifugio e accoglienza in questo elemento. ยป

โ€” E. Jรผnger, lettera al fratello Friedrich Georg โ€œFritzโ€ Jรผnger, Santos, 20 novembre 1936 (Traversata atlantica, pp. 146-147)


Il primo libro di Ernst Jรผnger pubblicato dopo la fine della Seconda guerra mondiale, intitolato Atlantische Fahrt (tr. it. Traversata atlantica, Guanda, Milano 2017, a cura di Alessandra Iadicicco), conteneva le annotazioni di un viaggio in Brasile intrapreso dall’autore nel 1936, durante il quale, partendo da Amburgo e passando per lโ€™arcipelago delle Azzorre, approdรฒ a Parร  per poi raggiungere Belรฉm, Recife, San Paolo, Rio de Janeiro e Bahia.

Pubblicati nel 1947 โ€” quasi in contemporanea dei piรน noti diari parigini (Irradiazioni, 1949), che attirarono maggiormente lโ€™attenzione e le recensioni dellโ€™opinione pubblica โ€”, gli spacci brasiliani passarono quasi inosservati, complice anche la mancata pubblicazione in patria a causa del cosiddetto repulisti democratico che mise al bando anche Martin Heidegger e Carl Schmitt.

Se Irradiazioni, che raccoglieva le annotazioni relative al periodo trascorso da Jรผnger in qualitร  di ufficiale di occupazione nella capitale francese, si presentava come un testo assolutamente storicizzato, Traversata atlantica appare al contrario come un documento eccezionalmente al di fuori del tempo, piรน simile agli spacci di viaggio dei grandi scrittori-esploratori di fine Ottocento/inizio Novecento (come Kipling e Stevenson) che a qualunque altra cosa il pensatore tedesco avesse mai dato fino ad allora alle stampe.

Come i Brazilian Sketches di Rudyard Kipling (1927-โ€™28), scritti nemmeno un decennio prima, le annotazioni jรผngeriane seppero inquadrare con un filo di malinconia, ma anche con grande luciditร , le prime drammatiche conformazioni della globalizzazione selvaggia nelle aree tropicali del Sudamerica, con riguardo sia alla verginitร  strabordante della foresta amazzonica che allโ€™anima della popolazione carioca, che al tempo appariva graniticamente suddivisa in caste etniche, ereditร  del colonialismo iberico dei secoli precedenti.

ยซLโ€™occhio, una volta che si sia abituato allโ€™ambiente estraneoยป, rileva Jรผnger, ยซdistingue tre grandi strati, cioรจ anzitutto il mondo elementare dei tropici, poi il sedimento del vecchio stile coloniale e infine le formazioni plasmate dalla civiltร ยป (p. 35); ยซlโ€™uomo biancoยป, aggiunge poi, ยซsi circonda della sua tecnica come di un mantello protettivoยป (p. 38):

ยซ Ciascun punto di osservazione sta cosรฌ in relazione con la rete della civiltร . In sostanza si tratta di rapporti non giร  spaziali bensรฌ spirituali; e ciรฒ che chiamiamo Wildnis, la “natura selvaggia”, sarร  sempre vista da noi solo da una prospettiva esterna, mentre dovremmo affondarci dentro. ยป (p. 39)


Eppure, per quanto orientato verso il futuro globalizzato, ogni angolo del Brasile sembra portare insito in sรฉ gli avvenimenti del passato recente: come i relitti arrugginiti che marciscono nei canali portuali, spopolati in seguito allโ€™epidemia di febbre gialla del 1908, o le ยซresidenze silentiยป del periodo coloniale in cui ยซsembra che qualcosa di sconosciuto stia misteriosamente in attesa โ€” immobile eppure vigile, come lo scorpione che dorme sotto la sogliaยป (pp. 37-38).

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In questo brulichio razziale di ยซcommistioni avvenute per infusioneยป, in cui lโ€™autore intuisce ยซcelarsi lโ€™immagine di mondi futuriยป (p. 142), non sempre la civiltร  e la barbarie si adeguano alle definizioni e ai clichรฉ reiterati per secoli in virtรน della concezione eurocentrica su cui il Brasile stesso venne fondato: paradigmatica a riguardo รจ una scena a cui Jรผnger assistette e che in seguito raccontรฒ al fratello Fritz in una lettera. La prepotente irruzione da parte di alcuni compagni di viaggio tedeschi nelle modeste capanne degli indios locali, ubicati sulle sponde del Rio Parร , un affluente del Rio delle Amazzoni, e la conseguente e comprensibile reazione degli autoctoni, conduce lโ€™autore a unโ€™amara riflessione sui proprรฎ connazionali:

ยซ In questo caso non si poteva nemmeno piรน essere in dubbio su quale fosse lโ€™interno e lโ€™esterno, come davanti alla gabbia delle scimmie; si trattava con tutta evidenza dellโ€™incontro tra un tipo di uomini civili e cordiali e degli zotici barbari della peggior specie. Ciรฒ che ho sempre osservato in questa circostanza mi ha contrariato e al tempo stesso mi ha rasserenato; era davvero buffo il modo in cui questa plebe berlinese, quando piรน tardi si รจ ritrovata sulla nave, andava chiacchierando a proposito dei “selvaggi”. Cosรฌ a volte un caso favorevole ci rende evidenti, attraverso una situazione concreta, rapporti sui quali da tempo non avremmo nutrito piรน alcun dubbio. Non vi รจ insegnamento migliore di questo. ยป (p. 137)


Tuttavia, non รจ unicamente il paesaggio antropizzato a concedersi allโ€™osservazione dellโ€™autore, a quellโ€™ยซocchio fatto di ambraยป da cui le immagini ยซsono attratte come particelle caricate elettricamenteยป (p. 21): non meno carica di โ€œmessaggi in codiceโ€ per lโ€™anima dellโ€™osservatore รจ la Wildnis, quella natura selvaggia e priva di limiti che agisce sui suoi sensi ยซcon una forza di attrazione narcotica e al tempo stesso pericolosaยป (p. 41), in cui ยซlโ€™elemento matriarcale agisce nella sua pienezza piรน rigogliosa, con le sue reti incantate in cui alligna minacciosa la spina che provoca il sonno perpetuoยป (p. 43):

ยซ Lโ€™insieme รจ disposto in maniera tale che la pura forza della vegetazione che cresce sovrasta e reprime ogni idea di individuazione. Qui si manifesta veemente lo strapotere dellโ€™impulso vitale che lโ€™osservatore sente anche rivolto contro di sรฉ. ยป (p. 40)

La conseguenza diretta di questa intensa eccitazione suscitata dallโ€™elemento fatale del cosmo amazzonico non puรฒ che essere ยซla tentazione di accordarsi a questo vortice di buio e luci, di sposarsi a esso, di abbandonarsi totalmenteยป (p. 43). Diverse pagine sono dedicate alla visita presso un vasto rettilario di Santos, in cui si ricavano gli antidoti contro il morso dei serpenti, che lโ€™autore reputa ยซnon solo lโ€™animale piรน perfetto bensรฌ piรน perfettamente animale, materia prima della vitaยป, la cui ยซperfezione corporea [โ€ฆ] corrisponde alla natura luciferina dello spiritoยป (p. 47).

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Lโ€™azione stritolatoria di un gargantuesco boa, di cui fa le spese uno sventurato esemplare di surucucรน, appare allโ€™occhio dellโ€™osservatore alla stregua di un rebus paradigmatico per lโ€™intera esistenza allโ€™interno della spietata selva amazzonica, in cui ยซsi manifesta lโ€™unitร  del carnefice e della vittima che paiono la luce e lโ€™ombra su un unico e identico oggettoยป, al punto che ยซa stento si riesce a distinguere chi divora e chi รจ divoratoยป (p. 50).

Lโ€™intero cosmo amazzonico appare a Jรผnger โ€” che nei decenni seguenti non casualmente maturรฒ una vera e propria passione per l’entomologia โ€” come un immenso quadro in cui le forme vegetali e quelle animali non presentano soluzione di continuitร  e in cui la ยซmemoria delle formeยป (locuzione che sembra anticipare la teoria della risonanza morfica del biologo Rupert Sheldrake) consente allโ€™osservatore attento di ยซcogliere la volontร  con cui la creazione รจ arrivata a esprimersi proprio in quellโ€™essere โ€” di indovinare il compito che a quella certa creatura ha assegnatoยป (p. 95):

ยซ I caratteri, le scalfitture, le rune magiche sulle maschere โ€” sono chiavi che dischiudono sempre la stessa forza vitale. Il girotondo delle figure, degli esseri originali, dei pensieri della creazione, dei geroglifici, infonde fiducia come nessun altro spettacolo di questo mondo e rivela la ricchezza generativa che si nasconde nelle sue stanze del tesoro. Perchรฉ tutte queste figure sono di certo solo schemi fugaci, sono monete spicciole che si spargono a piene mani ai quattro venti. Eppure ciascuna di esse porta lo stemma e il blasone del sovrano. ยป (p. 95)


Sebbene passino un poโ€™ in secondo piano rispetto alle vette soggettiviste che da sempre caratterizzano la prosa jรผngeriana, non sono rari gli accenni antropologici alla variopinta quanto eterogenea umanitร  carioca, in tutte le sue molteplici sfaccettature etniche e culturali. Tra le altre cose, lโ€™autore descrive la visione dei falรฒ notturni di ยซneri riuniti nelle discariche da antichi sogniยป (p. 143) e il rinvenimento di ยซuna maschera da toro rossa, simile a un grosso cavalluccio di legnoยป, che veniva indossata ยซper le feste del Boi, durante le quali i neri, alla maniera africana, danzano per lโ€™intera notte, cantano e si danno a tutto ciรฒ che viene considerato divertimentoยป (p. 33), nei pressi di interi villaggi di capanne ยซalmeno altrettanto genuini di quelli che si troverebbero in Africaยป (p. 141); una ghirlanda di caratteristiche teste ridotte della ยซgrandezza di un pugno o di un limoneยป, ยซscuri crani di lillipuziani [โ€ฆ] intrecciati per i capelli come un fascio di cipolle seccheยป (p. 54); senza dimenticare il rapido ma singolare accenno al ragรน di tartaruga, pietanza tipica della selva amazzonica (dice niente Cannibal Holocaust?) al punto che non รจ raro vedere le povere bestie ยซmesse in mostra in certi bassi bacili, un poโ€™ come le aragoste davanti alle trattorie di Parigiยป (p. 46).

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Larga parte delle annotazioni, tuttavia, sono dedicate allโ€™elemento oceanico, in cui lโ€™autore trascorre gran parte del viaggio e a cui ebbe poi modo di dichiarare il proprio amore viscerale anche nei diari sardi (raccolti dallโ€™editore Il Maestrale nellโ€™antologia Terra sarda, Nuoro 1999). ยซNella malia del mareยป, rileva Jรผnger in Traversata atlantica, ยซavvertiamo il nostro essere che fluisce e si dissolve; tutto ciรฒ che in noi รจ ritmico si ravviva, risonanze, battiti, melodie, il canto originario della vita che va cullandosi nei tempiยป (p. 77). Unโ€™intensa nostalgia lo pervade allโ€™apparire e allo scomparire delle isole, e nel chiaro splendore delle distese oceaniche egli riconosce

ยซ lโ€™enorme profonditร  e fertilitร  degli elementi, lโ€™alta pienezza della serenitร  che abita nei palazzi di Nettuno, [โ€ฆ] lโ€™assaggio di un mondo intramontabile. ยป (p. 14)

Ma, comโ€™รจ tipico della produzione jรผngeriana, anche negli spacci brasiliani il piano ontologico del tanto ambito Ideale si intreccia e si confonde senza soluzione di continuitร  con quello fin troppo terreno del reale: in questo senso lโ€™isolamento forzato in mare, ยซinvisibili come Gordon Pymยป, gli appare come una metafora del ยซdestino del singolo allโ€™interno della societร  moderna con la sua tecnicitร ยป (p. 79).


Bibliografia:

  • E. Jรผnger, Irradiazioni. Diario (1941-1945), Guanda, Milano 1993
  • Id., Terra sarda, Il Maestrale, Nuoro 1991
  • Id., Traversata atlantica, Guanda, Milano 2017
  • R. Kipling, Dal Brasile, Nuova Editrice Berti, Parma 2019

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