Robert Louis Stevenson “nei Mari del Sud”

Negli spacci esotici di Robert Louis Stevenson riguardanti i viaggi nellโ€™Oceano Pacifico del biennio 1888-89 emerge, grazie al suo occhio da antropologo, lโ€™ยซossessione thanaticaยป delle popolazioni native dei Mari del Sud, nonchรฉ gli scampoli di una tradizione folklorica e mitica che, benchรฉ giร  quasi del tutto annientata da coloni e missionari, dร  lโ€™impressione di non poter essere mai del tutto eradicata.

di Marco Maculotti

copertina: Stevenson (seduto al centro) con la famiglia e alcuni amici a Upolu, Samoa
Paul Gaugin, “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”, 1887

Una volta G.K. Chesterton osservรฒ, a proposito di Robert L. Stevenson, come lโ€™estrema ยซversatilitร  e destrezza artisticaยป fu per lui una sorta di maledizione: ยซnon perchรฉ riuscรฌ abbastanza bene nei generi piรน diversi, ma perchรฉ, nei generi piรน diversi, riuscรฌ troppo bene. Capace di realizzare il proverbiale miracolo dโ€™essere in cinque posti ad un tempo, portรฒ gli altri a ritenere chโ€™egli fosse cinque persone diverseยป. Forse il solo Edgar Allan Poe, tra gli scrittori del XIX secolo, si applicรฒ con risultati tanto meritevoli ai progetti narrativi piรน disparati, spaziando dal racconto giallo a quello grottesco, dalla letteratura dellโ€™orrore a quella marinaresca. 

E lo stesso Stevenson, noto ai piรน per aver scritto Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (1886), si dedicรฒ con successo, fra le altre cose, alle narrazioni oceaniche, compiendo, sotto questo versante, anche piรน dello stesso Poe: se questโ€™ultimo si era โ€œlimitatoโ€ a dedicare alle distese marine alcuni dei suoi piรน grandi capolavori letterari (oltre al romanzo Gordon Pym si devono ricordare i racconti Una discesa nel Maelstrom e Manoscritto trovato in una bottiglia), Stevenson si spinse oltre, consegnandoci i suoi spacci dei viaggi Nei Mari del Sud [ed. it., Tarka, Mulazzo (MS), 2015] del biennio 1888-’89, publicati postumi nel 1896, due anni dopo il suo trapasso. Si tratta di un testo ad oggi indispensabile per comprendere al meglio la psicologia collettiva e lโ€™anima piรน autentica e profonda di quei popoli indigeni dellโ€™area Pacifica che appaiono, allo sguardo del lettore contemporaneo, sempre piรน lontani non solo cronologicamente e spazialmente ma anche ontologicamente da questo mondo moderno che avanza; un imperdibile concentrato di osservazioni da esploratore ed etnologo, senza tralasciare la possibilitร  di trarre dei parallelismi tra un mondo che scompare (il loro) e un altro (il nostro) che giร  agli occhi attenti di Stevenson, piรน di un secolo fa, sembra inevitabilmente destinato, nel giro di pochi decenni, a seguirlo nel baratro della globalizzazione selvaggia.

ยซUna bambina come questa e poi la morte. Tutti i Tanaka muoiono. E allora piรนยป โ€” Ici pas de Kanaques, confidava in francese a Stevenson una giovane donna delle Isole Marchesi, protendendo la sua bimba in direzione dellโ€™interlocutore con entrambe le mani.

ยซE in una prospettiva di secoliยป, rivela lโ€™autore, ยซio vidi la loro sorte simile alla nostra, la morte salire come la marea, e il giorno, di giร  fissato, in cui non sarebbero piรน esistiti nรฉ Britanni nรฉ altre razze nรฉ opere letterarie nรฉ lettoriยป.

Se il pensiero ossessivo della morte e della decadenza fu centrale nella letteratura europea dellโ€™Ottocento (si pensi, oltre al giร  menzionato Poe, al decadentismo francese, al Dorian Gray di Oscar Wilde, o ancora alla grande letteratura russa di Tolstoj e Dostoevskij), gli sperduti arcipelaghi dei Mari del Sud non facevano certo eccezione, pur avendoci lasciato le loro personale ossessione tanathica per mezzo delle testimonianze di antropologi ed esploratori, e non tramite epocali romanzi di formazione, perturbanti racconti dellโ€™orrore o caleidoscopici componimenti poetici, come รจ accaduto invece nelle nostre lande europee. ยซIl corallo cresce, la palma sโ€™apre, lโ€™uomo scompareยป, dice il Marquesano.

ยซIl pensiero della morte รจ dominante nella mente dei Marquesaniยป, scrive Stevenson. ยซA vederla nessuna razza sembra piรน vitale; e intanto la morte la falcia a piene maniยป. Le razze e le culture morenti del Pacifico appaiono cosรฌ a Stevenson come avanguardia del mondo che verrร , per le popolazioni indigene dei piรน recenti possedimenti dellโ€™Impero Britannico cosรฌ come per noi stessi, popolo nativo europeo. Cosรฌ lโ€™autore, vagando da isola a isola, da arcipelago ad arcipelago, testimonia gli ultimi vagiti della cultura tradizionale dei Mari del Sud, passando con disinvoltura dalla descrizione degli apparati socio-politici tradizionali, che man mano con il passare degli anni si sfaldano sempre di piรน a favore dellโ€™influenza britannica, al collazionamento di leggende e credenze ยซsuperstizioseยป, che parlano di demoni, spiriti irrisolti ed entitร  misteriose dimoranti in dimensioni ignote che, secondo gli indigeni, in caso di mancato rispetto dei tabรน e delle prescrizioni rituali, sarebbero in grado di accedere al nostro mondo, portando il caos e la disgrazia.

Ma la questione della morte e della decadenza della cultura nativa va ben oltre la mera considerazione della stessa come superstizione o ingenua credenza โ€” aspetto, questo, che Stevenson, similmente a Rudyard Kipling con riguardo allโ€™India e al Brasile, ebbe il merito di comprendere con lo sguardo dellโ€™antropologo, prestandosi a riportare i racconti tradizionali riguardanti le piรน disparate deitร  e i fantasmi anche laddove questi siano stati raccontati da individui estremamente eccentrici, che fanno quasi venire in mente, per il modo in cui lโ€™autore li descrive, i giullari delle corti regali dellโ€™Europa medievale. Come inquadrare, si chiede Stevenson, la tragica questione della disintegrazione quasi istantanea, in seguito allโ€™arrivo dei coloni europei e dei missionari, delle tradizioni locali?

ยซDove cโ€™รจ stato minor numero di cambiamenti importanti o non importanti, salutari o dannosi, ivi la razza sopravviveยป, chiosa. ยซDove ce ne sono stati molti [โ€ฆ], la razza perisce. Ogni cambiamento, anche se di poca importanza, aumenta la somma delle nuove condizioni alle quali la razza deve abituarsi. [โ€ฆ] Il cambiamento di abitudini รจ piรน sanguinoso di un bombardamentoยป. 

Robert Louis Stevenson (1850 – 1894)

Ciรฒ nondimeno, persino quando il sistema tradizionale sembra prossimo a implodere su se stesso, ormai in procinto di scomparire definitivamente dinanzi allโ€™inderogabile avanzare del cosiddetto โ€œprogressoโ€, le antiche credenze piรน o meno superstiziose non scompaiono del tutto: e, tra queste, quella che maggiormente occupa la mente dei popoli nativi dei Mari del Sud รจ, come detto, quella della morte, e quindi dei fantasmi e delle entitร  spiritiche che a questa riescono in qualche modo a sopravvivere, portando il terrore tra i loro discendenti clanici. Se infatti le mummie dei bambini morti prematuramente vengono conservate allโ€™interno delle case stesse dove avevano trascorso la breve esistenza, ยซconservate gelosamente e portate da atollo ad atollo nelle peregrinazioni della famigliaยป, i cadaveri delle persone adulte passate da poco a miglior vita devono essere vegliati per notti e notti al fine di evitare che nottetempo ritornino a cibarsi dellโ€™anima di quelli che sono a loro sopravvissuti; credenza, questa, che trova il suo corrispettivo nella tradizione europea nella figura del vampiro. ยซUna razza cannibale puรฒ avere dei fantasmi cannibaliยป, scrive Stevenson nel suo diario di viaggio. 

Infatti, nonostante la conversione superficiale di questi gruppi etnici al cristianesimo portato dai missionari europei, ยซsu tutta la distesa dei Mari del Sud non cโ€™รจ nessuno che possa biasimare il vicino. Meticci e purosangue, cristiani e miscredenti, intelligenti e stupidi, tutti credono negli spiriti, tutti combinano con il loro recente Cristianesimo la paura delle vecchie divinitร  isolaneยป. Gli spiriti appaiono soprattutto, similmente ai fairies della tradizione europea, nelle zone boschive delle varie isole, e in particolar modo laddove si trovano i resti megalitici degli antichi templi sacrificali o delle pietre tombali dei clan, le marae e i paepae, luoghi tabรน per i vivi, che se ne tengono avvedutamente a debita distanza, in quanto tali luoghi ยซsono divenuti gli avamposti del regno dei mortiยป. In altri tempi presso questi alti-luoghi si svolgevano le cerimonie sacre e i sacerdoti indigeni, in determinate notti prestabilite dal calendario rituale, avevano il diritto di dormirvi; ma ad oggi essi sono abbandonati, e la vegetazione tropicale cresce copiosa sulla loro superficie rocciosa, che un tempo veniva mantenuta lucida con applicazioni periodiche dโ€™olio.

Alcuni samoani presso la tomba di Stevenson [via]

Gli spiriti dei morti, che talvolta si confondono similmente a quanto accade nella tradizione delle isole britanniche con le entitร  feriche, si mostrano spesso e volentieri ai viventi, sia in forma umana che zoomorfa, e persino in altre forme piรน bizzarre: come ad esempio ยซuna forma luminosa, la testa rotonda e verdastra, il corpo lungo, rosso, con nel mezzo un fuoco piรน brillanteยป, simile a una meteora sovrannaturale o al Will-oโ€™-the-Wisp della tradizione inglese. Quando compaiono nelle loro fattezze umane, gli spiriti evitano di voltarsi, mantenendosi sempre di spalle, di modo che i viventi non si possano accorgere del principio di decomposizione che solca i loro volti e affligge le loro membra. Il piรน delle volte essi si manifestano con un suono sibilante, una sorta di ยซfischio aureoยป; particolare, anche questo, che trova il suo corrispettivo fedele nella tradizione scoro-irlandese e nella letteratura fantastica ad essa ispirata, come per esempio nei racconti del gallese Arthur Machen, che di Stevenson fu tra lโ€™altro, come ammise egli stesso, un grande ammiratore.

Altri spiriti della tradizione isolana, tuttavia, si distinguono sensibilmente dalle anime dei morti, con le quali non si possono confondere: รจ il caso, per esempio, di Mahinui, deitร  oceanica delle popolazioni native di Samoa che si configura ยซcome un Proteo, dotato di trasformazioni illimitateยป, e che si riteneva capace di trasportare i sacerdoti indigeni ยซda isola a isola attraverso lโ€™arcipelagoยป, con una sorta di volo magico. Altre divinitร  acquatiche ricordano invece da molto vicino le varie Ninfe, Ondine, Nereidi e Silkies e Nixies della tradizione occidentale: donne bellissime che dimorano ยซnei vari stagni salmastri e nelle goreยป, ยซcon lunghi capelli rossiยป, che appaiono di tanto in tanto intente a farsi il bagno; ma, timidissime, ยซal minimo rumore di passi sul corallo si rituffano di nuovo per sempreยป. Egualmente ai fairies della tradizione britannica esse ยซsono conosciute come un popolo vivente [โ€ฆ] che abita un regno sotterraneoยป. Simili al popolo nascosto delle leggende europee sono anche i Vahinehae, ยซspiriti affamati dei morti, che [โ€ฆ] stanno nascosti ovunque, invisibili [e] vanno a danzare, la notte, attorno al paepae della loro vecchia famigliaยป.

Nondimeno, a fine Ottocento lโ€™ossessione delle popolazioni native delle isole del Pacifico per la morte non interessava solo il folklore e le credenze mitiche, ma diede vita anche, similmente a quanto accaduto nelle Americhe, a veri e propri culti millenaristici, come la Ghost Dance nordamericana e le escatologie sudamericane della ยซTerra-Senza-Maleยป. รˆ il caso della confraternita tahitiana di Oro, divinitร  che Stevenson associรฒ in unโ€™ottica comparatistica ยซal Bacco degli antichiยป. I suoi seguaci ยซnavigavano di baia in baia e dโ€™isola in isolaยป, venendo ยซovunque ricevuti con festiniยป, ยซcantavano, danzavano, davano rappresentazioni e spettacoli di destrezza e di forza, ed erano gli artisti, gli acrobati, i poeti ed i lenoni dellโ€™arcipelago. La loro vita era pubblica ed epicurea, la loro iniziazione un misteroยป. 

E tuttavia, a dispetto di questa attitudine estremamente vitale, se non altro agli occhi dei profani, la loro setta prevedeva lโ€™uccisione di tutti i figli che fossero concepiti allโ€™interno della confraternita, con lโ€™unica eccezione di uno dei figli della coppia chiamata per diritto di successione ad assumerne il comando, per garantire il proseguimento del culto:

ยซUna libera massoneria, una setta di agnosticiยป, commenta Stevenson, ยซuna compagnia di artisti di cui tutti i membri erano sotto il giuramento di non mantenersi casti e tutti con lโ€™interdizione di lasciare una discendenza [โ€ฆ]. La fame minacciava le isole ed il rimedio che faceva orrore veniva proposto allโ€™anima indigena sotto quelle apparenze di mistero, di piacere e di parataยป.

Funerale di Stevenson a Samoa [via]

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