Il “Punto Omega”: dove Mircea Eliade e Teilhard de Chardin si incontrano

Il 10 aprile 1955 morรฌ il teologo, filosofo e paleontologo francese Teilhard de Chardin. Le sue concezioni ‘eretiche’ ed escatologiche trovarono un punto di intersecazione in quelle dello storico delle religioni rumeno nell’idea del Cristo Universale, della religiositร  cosmica e del “Punto Omega” in cui la storia avrebbe conosciuto la sua estinzione.

di Marco Martini

originariamente pubblicato su “Un futuro per lโ€™ uomo”, n. 2 (luglio/dicembre) 2000, pp. 67-79

Nel 1856, ad opera di Max Mรผller, apparve quella che puรฒ essere considerata la prima opera importante nel campo delle religioni comparate: Essays in comparative mythology. A quel tempo gli studiosi avevano giร  compreso che i patrimoni religiosi dei vari popoli — Bibbia compresa –, si erano formati in epoche in cui lโ€™uomo si esprimeva ancora per simboli, secondo ricorrenti e comuni schemi archetipici di una coscienza che non aveva ancora conquistato il senso della storia e della scienza. Occorreva mettersi subito al lavoro per ricostruire il vero succedersi delle idee e delle credenze religiose dellโ€™uomo.

A partire dal 1865 Edward Burnett Tylor, con una serie di articoli, conferenze e libri che si concluse con la pubblicazione di Primitive culture (1871), pubblicรฒ le sue teorie a riguardo. Pur nella diversitร  delle varie scuole di pensiero (1), nel complesso la Storia delle Religioni mostrava giร  allora una lenta e graduale ascesa, attraverso lโ€™evolversi di credenze basate sulle varie esperienze vissute dallโ€™uomo e profondamente concatenate lโ€™una allโ€™altra; una graduale conquista umana insomma, e non un buio di immensa durata succeduto ad una caduta iniziale ed illuminato poi dallโ€™Alto da unโ€™unica luce. Nella rilettura delle storie sacre trasmesseci, resa obbligatoria dalla scoperta della loro non-storicitร , lโ€™accento non doveva piรน essere posto su presunte veritร  da custodire, ma sulle valorizzazioni religiose che lโ€™uomo aveva conferito alle varie esperienze compiute nel corso del suo processo di autocostruzione.


 Teilhard e la Storia delle Religioni

Padre Pierre Teilhard de Chardin, le cui teorie furono messe allโ€™indice dalla Chiesa cattolica (e lo sono tuttora) con un provvedimento che viene definito โ€˜monitumโ€™, ebbe la fortuna di compiere i suoi studi teologici in Inghilterra, dove il fermento prodotto dalle idee germinate per merito di certe nuove discipline era tale da ripercuotersi persino entro le mura di un seminario gesuita. รˆ comprovato che gli studi teologici di Teilhard ad Hastings (1908-1912) includevano la Storia delle Religioni e la discussione delle teorie di ร‰mile Durkheim, celebre studioso delle strutture elementari del sacro. Il suo interesse verso lโ€™argomento fu tale che nel settembre del 1912 partecipรฒ alla โ€˜Settimana di etnologia religiosaโ€™ tenutasi a Lovanio, in Belgio. Proprio negli anni in cui Teilhard studiava a Hastings, anche i cattolici si gettarono nella mischia per merito di padre Wilhelm Schmidt, austriaco, che cominciรฒ a pubblicare le prime puntate di unโ€™opera colossale che giunse a conclusione solo nel 1955, Ursprung der Gottesidee.

Utilizzando i dati di alcune tribรน che convogliavano le loro esperienze religiose in massima parte sulla figura di un Essere Supremo, Schmidt elaborรฒ la teoria di un monoteismo primordiale rivelato, dal quale ci si sarebbe poi allontanati; tutti gli altri elementi riscontrabili tra i primitivi venivano considerati una degenerazione. Questa tesi, imperniata su una โ€˜cadutaโ€™ rispetto a leggi morali scolpite โ€˜ab initioโ€™ nel cuore dellโ€™uomo da Dio, reinterpretazione del dogma del Peccato Originale alla luce dei dati storico-religiosi, si รจ poi dimostrata errata, soprattutto grazie alle analisi di un altro infaticabile studioso, Raffaele Pettazzoni, esposte in diversi libri e saggi a cominciare da Lโ€™Essere celeste nelle credenze dei popoli primitivi, datato 1922. Ebbene Teilhard, senza avere probabilmente mai letto Pettazzoni ma forte della sua convinzione di scienziato e credente che ยซDio non agisce in prima persona, ma fa sรฌ che le Cose si realizzino da sole attraverso gli sviluppi dellโ€™opera della Naturaยป (2), non dette credito alla tesi di Schmidt:

Infatti, checchรฉ ne dica la scuola di Padre W. Schmidt che ricorre ad una โ€˜rivelazioneโ€™ divina primordiale, per lโ€™uomo appena nato al pensiero riflesso, quale gesto puรฒ essere piรน istintivo di quello di animare ed antropomorfizzare in un grande Qualcuno tutto lโ€™Altro di cui scopre attorno a sรฉ lโ€™esistenza, lโ€™influsso e le minacce? E non รจ forse proprio a questo stadio particolare dโ€™adorazione che troviamo ancora fermi i popoli socialmente meno evoluti della Terra?ยป (3)

Teilhard aveva giร  letto Lucien Lรฉvy-Bruhl (4), Bronislaw Malinowski (5), studioso soprattutto delle tribรน della Melanesia, e conosciuto, come vedremo, Mircea Eliade. Ma giร  prima, come si legge nel suo Il fenomeno spirituale (1937), Teilhard aveva mostrato una perfetta comprensione delle societร  primitive e del modo in cui si erano evolute le idee nei primi raggruppamenti umani: ยซIn gran parte, la morale รจ nata come una difesa empirica dellโ€™individuo e della societร . Non appena gli esseri intelligenti sono venuti a contatto, dato che vi erano attriti, hanno sentito il bisogno di proteggersi contro i reciproci soprusi. E non appena si รจ rivelata, empiricamente, unโ€™organizzazione che garantiva a ciascuno piรน o meno ciรฒ che gli spettava, questo stesso sistema ha sentito il bisogno di garantirsi a sua volta contro i mutamenti che fossero venuti a rimettere in questione le soluzioni accettate, e turbare lโ€™ordine sociale stabilitoยป. Molti studiosi non accettavano e non accettano la realtร  di determinanti biologiche e sociali nel processo di nascita ed evoluzione delle credenze religiose, di un uomo che raggiunge le vette dello Spirito sospinto dalle leggi della Materia.

Le conclusioni degli studi di Storia delle Religioni furono sicuramente utili a Teilhard per non lasciarsi vincolare giร  in anni giovanili (1919) da una esegesi biblica che i teologi stanno superando solo oggi: ยซLe mitologie pagane ci fanno comprendere quanto la maniera cristiana comune di presentare le origini e le vicissitudini del mondo sia artificiale e infantileยป (6). Cโ€™รจ da rilevare perรฒ come Teilhard accettasse i risultati degli studi storico-religiosi ma, forte del suo Cristo Universale, non le conclusioni (pluralismi relativistici, riduzionismi, vaghi sincretismi, teorie della โ€˜morte di Dioโ€™) che molti ne traevano: ยซPer via dello sviluppo assunto in Scienza dallo studio comparato delle religioni, il Cristianesimo, unanimemente considerato in Occidente, per quasi due millenni, come unico nella storia del Mondo, potrebbe sembrare, a prima vista, subire in questo momento una eclissiโ€ฆ Il Cristianesimo ritrova e consolida, invece, il suo posto assiale, il suo posto di guida, di freccia delle energie psichiche umane, purchรฉ si consideri a sufficienza il suo straordinario potere di โ€˜panamorizzazioneโ€™ยป. E precisa anche la fonte di questo primato di โ€˜panamorizzazioneโ€™, che รจ il suo ยซpotere assimilatore, dโ€™ordine organico, integrante potenzialmente nellโ€™unitร  di un solo โ€˜corpoโ€™ la totalitร  del genere umanoยป (7). Per Teilhard de Chardin la storia delle religioni non รจ che lโ€™ultima e piรน decisiva fase della medesima operazione:

In fondo, una cosa sola si fa, da sempre e per sempre, nella Creazione: il Corpo del Cristo. (8)

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Pierre Teilhard de Chardin

Lโ€™interesse di Eliade per Teilhard

Abbiamo accennato prima allโ€™incontro tra Teilhard e Mircea Eliade. I due si conobbero nel dopo-guerra a Parigi, dove Eliade era arrivato nel settembre del 1945 per iniziare ad insegnare alla Sorbona; il rumeno acquisรฌ in breve tempo grande notorietร  con il Trattato di Storia delle Religioni (1948) e con Il mito dellโ€™eterno ritorno (1949).

Lโ€™ho visto due o tre volte โ€“ racconta Eliade di Teilhard โ€“ nella sua stanza in rue Monsieur, nella casa dei Gesuiti. Abbiamo avuto delle lunghe discussioni; ero affascinato dalla sua teoria dellโ€™evoluzione e del punto Omega, mi sembrava addirittura che fosse in contraddizione con la teologia cattolica. Tuttavia era un uomo che mi affascinava, mi interessava molto. E sono stato felice, in seguito, di leggere i suoi libri. Solo allora ho capito fino a che punto il suo pensiero fosse cristiano, e quanto fosse originale e coraggioso. (9)

Nel diario di Eliade, in data 23 gennaio 1950, troviamo:

Ho pranzato nella sede della rivista โ€˜Etudesโ€™, al 15 di rue Monsieur, per fare la conoscenza di padre Teilhard de Chardin. Quindi, nella sua stanza, due ore di conversazione. Cโ€™erano anche i padri Fessard, Daniรฉlou e Bernardtโ€ฆ Gli ho detto, sorridendo, che la sua visione cristocosmica รจ piรน audace delle piรน fantastiche creazioni mahayaniche (milioni di universi, milioni di reincarnazioni, milioni di bodhisattva, ecc), e lui mi ha dato ragione. รˆ vero โ€“ ha detto โ€“ la โ€˜Scienzaโ€™ e il Logos cristiani superano per profonditร  e per audacia tutto quanto รจ stato pensato ed immaginato fino ad oggi. Prima che me ne andassi, mi ha offerto diversi testi dattiloscritti, alcuni in piรน esemplari, in modo che io potessi distribuirli agli amici. Testi โ€“ ha precisato โ€“ che ancora non possono essere pubblicati.

Lโ€™interesse di Eliade per Teilhard ha una sua precisa ragione, che traspare dai suoi scritti. Nel suo diario, in data 6 marzo 1965, si legge: ยซIl successo considerevole di Teilhard de Chardin รจ dovuto notoriamente al fatto seguente: egli ha โ€˜risantificatoโ€™ il Mondo, la Vita, la Materiaยป. Nel corso di una conferenza tenuta allโ€™universitร  di Chicago nellโ€™ottobre 1965, Eliade si sofferma a lungo su Teilhard, in particolare sul significato culturale del successo degli scritti del padre gesuita, pubblicati postumi. I lettori di Teilhard, spiega Eliade riferendosi soprattutto ai non credenti,

sono stanchi di esistenzialismo e di marxismo, stanchi del continuo parlare di storia, di impegno e cosรฌ via. Essi si interessano di Natura e di Vitaโ€ฆ Ma non si puรฒ semplicemente parlare del โ€˜vitalismoโ€™ di Teilhard. Teilhard infatti รจ un uomo religioso, per lui la vita รจ sacra; di piรน: per lui la materia cosmica come tale รจ suscettibile di venire santificata. Non solo egli ha gettato un ponte tra scienza e cristianesimo, non solo ha proposto una visione ottimistica dellโ€™evoluzione cosmica ed umana dellโ€™universo, ma ha anche rivelato la suprema sacralitร  della Natura e della Vita. (10)

In evidente sintonia con il gesuita, Eliade si mostra desideroso di apprendere il suo pensiero. Legge anche un articolo di Teilhard sulla rivista Psychรฉ, e segna nel suo diario, in data 22 maggio 1963, di aver scorso con aviditร  gli scritti allora inediti presenti nel libro di Claude Cuรฉnot, Pierre Teilhard de Chardin โ€“ Les grandes รฉtapes de son รฉvolution. Sempre nel suo diario riporta anche di aver cenato da una certa Marie-Louise con altri amici e che lโ€™argomento principale della conversazione รจ stato Teilhard, ed unโ€™altra volta accenna ad un incontro in cui ยซciรฒ che mi ha piรน impressionato nella conversazione con Teilhard รจ stata la sua risposta a una mia domanda: che cosa significasse per lui lโ€™immortalitร  dellโ€™animaยป (11). Lโ€™interesse del rumeno per Teilhard non รจ, evidentemente, solo professionale. Gli studi per Eliade sono infatti, come per il gesuita, soprattutto un cammino interiore personale di un credente perchรฉ, spiega soprattutto nel suo libro La nostalgia delle origini, la Storia delle Religioni รจ una disciplina altamente spirituale che trasforma interiormente.

Nel corso di questa lunga ricerca โ€“ trenta e passa anni trascorsi tra gli Dei e le Dee esotici โ€“ avevo uno scopo: desideravo giungere ad un โ€˜centroโ€™. (12)

Mircea-Eliade
Mircea Eliade

Il Cristo integrale di Eliade

Tutte le ierofanie (= manifestazioni del sacro) altro non sono che prefigurazioni del miracolo dellโ€™incarnazione;
La venuta del Cristo segna lโ€™ultima e piรน alta manifestazione della sacralitร  del mondo;
Lโ€™incarnazione rappresenta lโ€™ultima e piรน perfetta ierofania: Dio si รจ completamente incarnato in Gesรน Cristo. (13)

Non possono sussistere dubbi, come indicano queste espressioni, sullโ€™identitร  di quel โ€˜centroโ€™ che il massimo storico delle religioni vuole raggiungere. Le innumerevoli figure divine alle quali dedica tutta la sua vita, hanno conferito un significato alle giornate, agli sforzi, alle attese, alle gioie ed alle sofferenze di miliardi di esseri umani, e la venuta di Gesรน โ€“ come spiega nella sua Storia delle credenze e delle idee religiose โ€“ le conferma in maniera definitiva: ยซLa kenosis di Gesรน Cristo non solo costituisce il coronamento di tutte le ierofanie avvenute sin dal principio dei tempi, ma anche le giustifica, ne dimostra cioรจ la validitร ยป. Con lโ€™avvento di Gesรน si chiude unโ€™รจra e se ne apre unโ€™altra, ยซla concezione del tempo mitico e dellโ€™eterno ritorno รจ definitivamente superata. (14)

Tuttavia, ยซnon esiste il fatto religioso โ€˜puroโ€™, fuori dalla storia, fuori dal tempo. Quando il Figlio di Dio si incarnรฒ e divenne Cristo, non potรจ fare a meno di comportarsi come un ebreo del suo tempo, e non come uno yogi, un taoista o uno sciamano. Il suo messaggio religioso, per quanto universale, era condizionato dalla storia passata e contemporanea del popolo ebraico. Se il Figlio di Dio fosse nato in India, il suo messaggio orale avrebbe dovuto conformarsi alla struttura delle lingue indiane, ed alla tradizione storica e preistorica di quellโ€™insieme di popoliยป (15). Ogni ierofania รจ culturalmente condizionata: ยซIl sacro si manifesta. E, di conseguenza, si limita e cessa cosรฌ di essere assolutoยป (16). รˆ in questa ottica che Eliade si mobilita, concentrando tutti i suoi sforzi sul recupero di tutte le valorizzazioni religiose avvenute durante lโ€™intera storia umana, che nรฉ Gesรน nรฉ il Cristianesimo, per i limiti sopra citati, potevano fare proprie. Perciรฒ per il rumeno la piรน grande scoperta dei tempi moderni non รจ, come per Teilhard, la legge di complessitร -coscienza (la sempre crescente complessitร  degli organismi genera stati di coscienza/amore sempre piรน vicini ai parametri necessari per il capovolgimento finale, in cui Cristo diviene tutto in tutti), ma la scoperta dellโ€™uomo non europeo e del suo universo spirituale. E piรน in particolare lโ€™uomo arcaico:

Il mio obiettivo รจ di rendere intelligibile al mondo moderno โ€“ occidentale ed orientale โ€“ quelle creazioni religiose poco note o mal commentate come primo passo verso un risveglio spirituale. (17)



La convergenza di due esperienze 

A Teilhard non interessa individuare elementi comuni tra le varie tradizioni per sentirsi uniti in Dio, iniziativa priva di forza di attivazione spirituale (18), incapace di aumentare la temperatura spirituale del pianeta verso lโ€™Incandescenza finale, ma il superamento di tutto ciรฒ che la Scienza ha dichiarato non piรน valido e la ricerca di tutte le energie spirituali esistenti nel Creato, perchรฉ esse sono parte del corpo di un Cristo coestensivo allโ€™enormitร  di un universo in evoluzione: ยซIl successo spirituale dellโ€™universo รจ collegato alla liberazione di tutte le sue possibili energieยป; ยซLโ€™Incarnazione รจ una restaurazione di tutte le Potenze dellโ€™Universoยป (19).

Eliade accoglie con entusiasmo questa prospettiva del gesuita, perchรฉ permette un recupero qualitativo di tutte le altre esperienze religiose. Immerso nei suoi studi di storico delle religioni, Eliade si รจ trovato tutta la vita di fronte a documenti che trasmettevano lโ€™esperienza di uomini per i quali gli elementi del Mondo erano allo stesso tempo se stessi e unโ€™Altra Cosa. Lo studio dell’uomo arcaico per Eliade riporta lโ€™uomo moderno, incapace di captare la melodia spirituale proveniente dalla Materia, allโ€™unione con Dio mediante lโ€™armonia con il Cosmo, lโ€™Io-Tu Uomo-Dio direttamente vissuto nella presa di contatto con la misteriosa realtร  della Vita. Per questo motivo un universo che si attiva convergendo verso un Polo dโ€™Amore รจ prospettiva che si sposa mirabilmente con le aspettative della Storia delle Religioni. ยซTeilhard ha aperto allโ€™uomo occidentale una prospettiva insperataยป, nota il rumeno, ยซuna prospettiva in cui la natura assume valori religiosi pur mantenendo la sua realtร  completamente โ€˜oggettivaโ€™ยป (20).

Eliade mostra di condividere lโ€™idea teilhardiana di ยซun processo di selezione attraverso dei salti qualitativi in avanti, un opus magnum nel quale รจ implicato un Cristo cosmicoยป, aderisce alla sua visione ยซrassicuranteยป ed urla ยซche gioia!ยป nel leggere che Teilhard vuole scovare Cristo nel cuore delle realtร  piรน naturaliste e โ€˜paganeโ€™ (21). Per il rumeno l’evoluzione dellโ€™universo, come per Teilhard, รจ libera ma direzionata verso una crescita spirituale: ยซRitengo che tutte le scoperte tecniche abbiano creato delle occasioni affinchรฉ lo spirito umano cogliesse determinate strutture dellโ€™essere che prima era difficile cogliereยป (22).

Scaturita da interessi differenti, lโ€™esperienza di Eliade va a sposarsi con quella del gesuita, e il rumeno non ne fa mistero: ยซSe qualcuno studierร  un giorno, con intelligenza, la mia teoria sulla ierofania e sulla ierofanizzazione progressiva del mondo, della vita e della storia, potrร  paragonarmi a Teilhard de Chardinยป (23). Nel suo pensiero รจ presente lo stesso senso dellโ€™evoluzione che lo porta a concepire la storia del cammino religioso dellโ€™umanitร  come una penetrazione in zone sempre piรน profonde di un Cristo che si completa nel suo divenire, perรฒ Eliade stesso sottolinea che per coglierla non รจ sufficiente leggere un suo libro, bisogna โ€˜studiare con intelligenzaโ€™ e non un solo testo: ยซSe si vuol giudicare quel che ho scritto bisogna prendere in considerazione i miei libri nella loro totalitร . Se c’รจ in essi qualche valore, qualche significato, essi risulteranno dalla totalitร ยป (24).

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Il futuro

Nonostante parli di ยซinanitร  dei concetti, dei simboli e dei rituali delle Chiese cristianeยป (25), Eliade non preclude un certo ruolo alla Chiesa nellโ€™avvenire della religione: ยซPer quel che riguarda la Chiesa cattolica, si vede benissimo che non si tratta solo di una crisi dellโ€™autoritร , bensรฌ di crisi delle antiche strutture, liturgiche e teologiche. Non credo si tratti della fine della Chiesa, ma forse quella di una certa Chiesa cristiana. Dopo prove e controversie, certe cose, piรน interessanti, piรน significative, potranno venire alla luceยป (26). Qui egli si riallaccia decisamente a Teilhard: ยซMi ricordo ciรฒ che ebbe a dirmi circa la necessitร  di un rinnovamento dei dogmi: la Chiesa โ€“ diceva โ€“ รจ come un crostaceo; deve disfarsi, periodicamente, del suo carapace per crescereยป (27).

รˆ piรน severo invece con le tesi materialiste: ยซPiรน lโ€™esistenza diventerร  precaria per colpa della storia, e piรน le posizioni dello storicismo perderanno creditoยป (28), perรฒ assegna un ruolo preminente nel futuro della religione ai laici, o meglio allโ€™atteggiamento laico, che contiene piรน elementi della vera esperienza del sacro rispetto a sistemi religiosi troppo razionalizzati ed ormai privi di linfa vitale, ed alla ยซcapacitร  di fondare un nuovo tipo di esperienza religiosa fondato sulla presa di coscienza del carattere radicalmente profano del mondo e dellโ€™esistenza umanaยป (29). Il rumeno riconosce nel Cristianesimo, nelle pagine conclusive del suo Il mito dellโ€™eterno ritorno, la nota piรน moderna di tutta la storia delle religioni, ยซla religione dellโ€™uomo moderno, uscito dallโ€™orizzonte del tempo ciclico, integrato alla storia e al progresso, di chi ha scoperto la libertร  personaleยป, perรฒ รจ perentorio sulle sue possibilitร  di attivazione spirituale:

Il Cristianesimo in generale, e la โ€˜filosofia cristianaโ€™ in particolare, sono suscettibili di rinnovamento (solo) se sviluppano il Cristianesimo cosmico. (30)

Circa il domani comunque Eliade non si sbilancia, perchรฉ ยซla libertร  dello spirito รจ tale che non si possono fare anticipazioni circa il futuro della religioneยป. Mostra perรฒ di condividere con Teilhard altri punti oltre a quelli sopra ricordati. ยซConosceremo altre forme religiose che saranno condizionate dal nuovo linguaggio e dalla societร  del futuro. Fino ad ora lโ€™uomo non รจ stato ancora arricchito spiritualmente dalle ultime scoperte teniche come lo fu dalle scoperte della metallurgia o dellโ€™alchimiaยป (31). Ed anche qui Eliade si richiama al gesuita, alla ยซsua grande fiducia nei progressi della scienza; per Teilhard de Chardin i progressi scientifici avevano anche una funzione religiosaยป (32).

Per il rumeno il punto che non cambierร  mai nella esperienza religiosa รจ ยซlโ€™incontro con ciรฒ che ci salva dando un senso alla nostra esistenzaยป, ma per il resto nellโ€™avvenire si volterร  completamente pagina: ยซDi una cosa sono certo: le forme future dell’esperienza religiosa saranno del tutto diverse da quelle che conosciamo nel Cristianesimo, nel Giudaismo, nellโ€™Islam, che sono fossilizzate, in disuso, svuotate di sensoยป (33). Questa novitร  ci accomunerร  in una mutata coscienza collettiva: ยซOggi, per la prima volta, la storia sta diventando realmente universale, e cosรฌ la cultura รจ sulla via di divenire planetaria. La storia dellโ€™uomo dai tempi paleolitici fino ai tempi presenti รจ destinata ad ooccupare il centro dellโ€™educazione umanistica, quali che siano le interpretazioni locali o nazionali. La Storia delle Religioni puรฒ avere un ruolo essenziale in questa funzione di โ€˜planรฉtisationโ€™ della cultura e puรฒ contribuire alla elaborazione di un tipo di cultura universale. Tutto questo non avverrร  certamente entro un breve lasso di tempoยป (34).

Teilhard, che ritiene lโ€™umanitร  ormai pronta per piรน vaste e โ€˜centrateโ€™ realizzazioni, predice una nuova religione fondata sulla consapevolezza comune di stare costruendo un unico Corpo, e in questo cammino conferisce al Cristianesimo un primato, paragonandolo ad un fiume che apre una breccia in cui si tuffano poi tutti gli altri (35). Il rumeno afferma parimenti, nella prima parte del suo La nostalgia delle origini, che la coscienza occidentale riconosce ormai solo una storia, la storia universale, e che la posizione etnocentrica รจ superata perchรฉ considerata provinciale. Aggiunge inoltre che i popoli asiatici sono di recente entrati anchโ€™essi nella storia, che i cosiddetti primitivi si apprestano a farlo, e che di conseguenza si stanno profilando allโ€™orizzonte creazioni spirituali piรน grandiose, di livello planetario.

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Conclusioni

Dunque, come abbiamo visto, la Weltanschauung dei due pensatori รจ straordinariamente simile. In entrambi ritroviamo:

  • evoluzione direzionata, guidata da una Energia spirituale
  • crollo dei microcosmi religiosi tradizionali;
  • Cristianesimo rinnovato come locomotore trainante del treno spirituale dell’avvenire;
  • funzione religiosa dei progressi della Scienza;
  • cambiamento dello stato di coscienza;
  • co-riflessione per visione comune;
  • novitร  assoluta alla base della religione del futuro.

Certo i due si occupano di scienze diverse, e propongono strade differenti: ยซTeilhard รจ giunto a questa teoria attraverso la scoperta della Cosmogenesi, io invece attraverso la decifrazione delle religioni cosmicheยป (36). Ma con lโ€™identica fiduciosa speranza nell’avvenire dellโ€™uomo: ยซ(Far) comprendere le dimensioni ignorate, o disprezzate, della storia dello spirito, non significa soltanto arricchire la scienza, ma contribuire alla generazione ed allo sviluppo della creativitร  dello spirito, nel nostro mondo e nella nostra epocaยป (37).

Sia Teilhard (che ha utilizzato anche i risultati della disciplina nota come Storia delle Religioni), sia Eliade (storico delle religioni che identifica la sua esperienza con quella di Teilhard), hanno sottolineato che le religioni non sono apparse simultaneamente separate su un piano orizzontale. Esiste una unica storia delle idee e delle credenze religiose, con un suo dinamismo evolutivo che si รจ ormai palesato convergente, per integrazione qualitativa reciproca tra le varie prospettive, verso un unico Centro. Una scoperta che รจ, per chi ne fa esperienza, soprattutto un Incontro:

In un Universo che mi si rivelava in stato di convergenza, Tu avevi preso, per diritto di Risurrezione, la posizione chiave del Centro totale in cui tutto si raccoglie. (38)


Note:

(1) Su tutte queste teorie e sullโ€™interesse e le ripercussioni suscitati allโ€™epoca da questo dibattito si vedano per esempio: E. EVANS PRITCHARD, Teorie sulla religione primitiva, Sansoni, Firenze 1971; M. ELIADE, La nostalgia delle origini, Morcelliana, Brescia 1972, pp. 25/69; U. BIANCHI, Storia dellโ€™etnologia, Edizioni Abete, Roma 1964.

(2) P. TEILHARD DE CHARDIN, Nota sulle modalitร  dellโ€™azione divina nellโ€™universo (1920), in: La mia fede, Queriniana, Brescia 1993, p. 33.

(3) P. TEILHARD DE CHARDIN, Il fenomeno cristiano, in: La mia fede, cit., p. 194. In realtร  gli antropomorfismi sono un fenomeno tardivo in Storia delle Religioni ma Teilhard, che usa un vocabolo improprio perchรฉ non รจ uno storico delle religioni, ha comunque compreso il nocciolo della questione: il dialogo con l’Aldilร  ha preso il via sempre e soltanto dalla vita vissuta.

(4) In un suo scritto del 1932 (La via dellโ€™Ovest verso una nuova mistica) cita infatti la teoria della mente primitiva come pre-logica, esposta da Lรฉvy-Bruhl soprattutto in La mentalitรฉ primitive (1922). Lโ€™ipotesi di una mentalitร  pre-logica incontrรฒ un certo consenso allora, ma poi cadde e fu ritrattata dallo stesso Lรฉvy-Bruhl.

(5) P. TEILHARD DE CHARDIN, Il posto dellโ€™uomo nella natura, Il Saggiatore, Milano 1970, p. 144.

(6) P. TEILHARD DE CHARDIN, Note pour servir ร  lโ€™รฉvangรฉlisation des temps nouveaux, in: Ecrits du temps de la guerre, รฉd. du Seuil, Parigi 1965, p. 410. La conferma della familiaritร  di Teilhard con le mitologie dei vari popoli ci arriva anche da un suo scritto del 1933, Cristologia ed Evoluzione (vedi : La mia fede, cit., p. 87 nota 5).

(7) P. TEILHARD DE CHARDIN, Il Cristico, in: Il Cuore della Materia, Queriniana, Brescia 1993, pp. 75/76.

(8) P. TEILHARD DE CHARDIN, Panteismo e Cristianesimo, in: La mia fede, cit. p. 76.

(9) M. ELIADE, La prova del labirinto, Jaca Book, Milano 1980, p. 87.

(10) M. ELIADE, Occultismo, stregoneria e mode culturali, Sansoni, Firenze 1982, pp. 14/15.

(11) M. ELIADE, Giornale, Boringhieri, Torino 1976, p. 251.

(12) Ibidem, pp. 230/231.

(13) M. ELIADE, Trattato di Storia delle Religioni, Boringhieri, Torino 1976, p. 36; Miti, sogni e misteri, Rusconi, Milano 1976, p. 177; Storia delle credenze e delle idee religiose, Sansoni, Firenze 1982, vol. 2, p. 406.

(14) M. ELIADE, Miti, sogni e misteri, cit., p. 175.

(15) M. ELIADE, Immagini e simboli, Jaca Book, Milano 1981, p. 33.

(16) M. ELIADE, Miti, sogni e misteri, cit., p. 147.

(17) M. ELIADE, La prova del labirinto, cit., pp. 135 e 60.

(18) Vedi lettera di Teilhard de Chardin a Jeanne Mortier citata in: E. BONNETTE, Lโ€™ecumenismo nel pensiero di Pierre Teilhard de Chardin, in: Il futuro dellโ€™uomo, n. 2 / 1997, p. 105.

(19) P. TEILHARD DE CHARDIN, Lettere di viaggio, Feltrinelli, Milano 1962, p. 104; La vita cosmica, Il Saggiatore, Milano 1970, p. 86.

(20) M. ELIADE, Occultismo, stregoneria e mode culturali, cit., p. 16.

(21) M. ELIADE, Giornale, cit., pp. 320/321.

(22) M. ELIADE, La prova del labirinto, cit., p. 123.

(23) M. ELIADE, Giornale, cit., p. 321.

(24) M. ELIADE, La prova del labirinto, cit., p. 170.

(25) M. ELIADE, Il sacro e il profano, Boringhieri, Torino 1984, p. 9.

(26) M. ELIADE, La prova del labirinto, cit., p. 106.

(27) M. ELIADE, Giornale, cit., p. 250.

(28) M. ELIADE, Il mito dellโ€™eterno ritorno, Borla, Roma 1982, p. 193.

(29) M. ELIADE, Il sacro e il profano, cit., p. 9.

(30) M. ELIADE, Giornale, cit., p. 377.

(31) M. ELIADE, La prova del labirinto, cit., pp. 107 e 104.

(32) M. ELIADE, Giornale, cit., p. 251.

(33) M. ELIADE, La prova del labirinto, cit., pp. 147 e 109.

(34) M. ELIADE, La nostalgia delle origini, cit. p. 84.

(35) P. TEILHARD DE CHARDIN, Lโ€™apporto spirituale dellโ€™Estremo Oriente. Alcune riflessioni personali, in: Le direzioni del futuro, SEI, Torino 1996, p. 180.

(36) M. ELIADE, Giornale, cit., p. 321.

(37) M. ELIADE, La prova del labirinto, cit., pp. 146/147.

(38) P. TEILHARD DE CHARDIN, Il Cuore della Materia, cit., p. 46.

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