«Nessun altro libro di Nietzsche ha alle spalle una preparazione così lunga e faticosa»: così Giorgio Colli introduce il testo più mistico e tormentoso del filosofo tedesco, della cui morte oggi ricorre il 121esimo anniversario.
di Lorenzo Pennacchi
Articolo originariamente pubblicato su LβIntellettuale Dissidente il 13 febbraio 2017 e qui riproposto con lievi modifiche
Β«Chiunque abbia letto qualche pagina di Nietzsche si Γ¨ sentito scandagliare in profonditΓ , si Γ¨ sentito provocato a dare il proprio assenso su una questione scottanteΒ». CosΓ¬ Giorgio Colli esordisce nei suoi Scritti su Nietzsche del 1980. Leggere il filosofo tedesco significa non solo riflettere sul significato della vita, ma essere lacerato da questa riflessione. Come sostenuto in una recente monografia scritta da Chiara Piazzesi, infatti, i problemi nietzscheani sono Β«prima di tutto vicende personali, vita vissuta dallβautoreΒ». Al pari dei grandi filosofi dellβantichitΓ , Nietzsche ha concepito la filosofia come disciplina totale, una vera e propria arte della vita, capace di trasformare il lettore che la riceve. Γ chiaramente questa la funzione profetica di Zarathustra, con la presentazione di un Γbermensch, un oltreuomo, in grado di trasvalutare tutti i valori. Valori che sono il risultato di un processo di dΓ©cadence europea, di cui il cristianesimo, con le sue menzogne, Γ¨ massimo responsabile e manifestazione, come sostenuto nellβAnticristo del 1888, una vera e propria dichiarazione di guerra contro la dottrina della falsa eguaglianza. Ma la riflessione sulla vita ha fatto parte delle opere nietzscheane ben prima dellβavvento di Zarathustra, fin dal periodo giovanile del filosofo tedesco, che ha il suo apice nella pubblicazione della Nascita della tragedia nel 1872.

Friedrich Wilhelm Nietzsche nasce il 15 ottobre 1844 a RΓΆcken, nei pressi di Lipsia, da una famiglia di pastori protestanti. Alla morte del padre, cinque anni piΓΉ tardi, si trasferisce con la madre e la sorella Elisabeth a Naumburg. Nel β58 entra nella scuola dβeccellenza di Pforta, per approdare allβuniversitΓ di Bonn, spostandosi poi a quella di Lipsia nel β65. Il giovane Friedrich, dopo aver studiato teologia e filologia, a soli ventiquattro anni Γ¨ giΓ professore di lingua e letteratura greca a Basilea. Da filologo non puΓ² non essere attratto dal mondo greco. Ma questβattrazione Γ¨ un qualcosa di ben piΓΉ grande rispetto a un interesse filologico: Γ¨ unβaspirazione esistenziale, totalizzante, filosofica. Per comprendere La nascita della tragedia si deve partire dagli anni che hanno preceduto la sua pubblicazione, in quanto come sostiene Colli: Β«Nessun altro libro di Nietzsche ha alle spalle una preparazione cosΓ¬ lunga e faticosaΒ». Dieci anni di riflessione attorno alla tragedia e alla grecitΓ sono serviti per generare questβopera, la piΓΉ misticadellβautore, che si occupa di estetica in senso lato, partendo dallβarte per parlare del mondo e della vita. Del resto per gli antichi queste dimensioni coincidevano, perchΓ© lβesistenza era considerata come una totalitΓ e non frammentata in tante piccole parti sconnesse. Continua Colli:
Lβuomo di oggi va a teatro per rilassarsi, per scaricarsi dal peso di tutti i giorni, perchΓ© ha bisogno di qualcosa che sia βsoltantoβ spettacolo, perchΓ© viene dal di fuori e sa che cosβΓ¨ reale. Lo spettatore della tragedia greca veniva e βconoscevaβ qualcosa di piΓΉ sulla natura della vita, perchΓ© veniva contagiato dallβinterno, investito da una contemplazione β cioΓ¨ da una conoscenza β che giΓ esisteva prima di lui, che saliva dallβorchestra e suscitava la sua contemplazione, si confondeva con essa. E se la via dello spettacolo fosse la via della conoscenza, della liberazione, della vita insomma? Tale Γ¨ la domanda posta dalla Nascita della tragedia.

I primi risultati di questa indagine esistenziale sono due conferenze, tenute tra il β69 e il β70. Nella prima, Il dramma musicale greco, emerge la netta contrapposizione tra la tragedia greca, istintuale in quanto derivata dai cortei dionisiaci dellβantichitΓ , e le disgraziate arti moderne, concettuali e per queste nemiche del puro istinto. Nella seconda, Socrate e la tragedia, viene introdotto il personaggio che sarΓ centrale nellβopera del β72. Qui Socrate, presentato attraverso i versi ironici di Aristofane, viene giΓ identificato come il responsabile maggiore della fine della tragedia. Riprendendo il tema della precedente conferenza, Nietzsche sostiene che: Β«Il socratismo disprezza lβistinto e quindi lβarteΒ». Socrate Γ¨ immagine di un mondo nuovo, razionale e scientifico. Ma la maschera di Socrate si serve di quella di Euripide per penetrare nellβuniverso tragico. Euripide, contrapposto al grande Eschilo, incarna il socratismo estetico, ovvero lβidea che Β«tutto deve essere cosciente, per essere belloΒ». In questo modo sostituisce al dramma lβottimismo, allβistinto la ragione, al coro i dialoghi, segnando lβavvento sulla scena dello spettatore, ossia lβuomo della realtΓ della vita quotidiana. Inevitabilmente, come si leggerΓ nella Nascita della tragedia:
La tragedia greca perΓ¬ in modo diverso da tutti gli antichi generi dβarte affini: morΓ¬ suicida, in seguito a un insolubile conflitto, dunque tragicamente, mentre tutti quegli altri scomparvero a tarda etΓ con la morta piΓΉ bella e tranquilla.

Queste sono parole che colpiscono profondamente, che penetrano lβanima del lettore moderno. Da sole, sarebbero sufficienti a costituire un libro. Ma Nietzsche non si ferma affatto qui. Queste riflessioni sono inserite in un contesto estetico piΓΉ ampio, giΓ presentato in un testo del 1870, La visione dionisiaca del mondo, in cui lβautore riconosce una duplice fonte divina dellβarte greca: quella apollinea e quella dionisiaca. Questi due impulsi, opposti, ma in costante relazione tra loro, non identificano soltanto due mondi artistici, ma due principi vitali. Nel presentare Apollo con la forma e il sogno, e Dioniso con lβunitΓ originaria e lβebbrezza, Nietzsche ci pone davanti alle due forze che sono alla base della vita e, quindi, dellβarte. Ecco perchΓ© La nascita della Tragedia Γ¨ unβopera totale, di est-etica, dove proprio la tragedia greca diventa massima espressione della vita stessa e in cui i due principi divini si coniugano. La struttura illusoria apollinea (Apollo viene considerato padredegli dΓ¨i), permette di sopportare il fondo della vita dionisiaco, rivelato dalle parole del saggio Sileno al re Mida nel terzo capitolo dellβopera:
Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perchΓ© mi costringi a dirti ciΓ² che per te Γ¨ vantaggiosissimo non sentire? βIl meglio Γ¨ per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te Γ¨ β morire prestoβ.

Il testo nietzschiano Γ¨ stato profondamente criticato per le sue inesattezze storiografiche, in particolare dal filologo Ulrich Von Wilamowitz. Ma Nietzsche non voleva scrivere unβopera di carattere storico, ma profondamente filosofico: Apollo Γ¨ considerato il signore dellβOlimpo, perchΓ© questa interpretazione Γ¨ funzionale alla trattazione. Nella Seconda Inattuale, scritta nel 1873, dal titolo SullβUtilitΓ e il danno della storia per la vita, insiste nellβaffermare che la storia gioca un ruolo positivo quando si pone al servizio della vita, negativo quando si verifica il contrario. Questo anti-storicismo Γ¨ uno degli elementi piΓΉ evidenti ripresi dal suo maestro di gioventΓΉ, Arthur Schopenhauer. Letto per la prima volta nel β65, ne coglie subito lβenorme portata, come rivela in una lettera ad un suo collega: Β«Da quando Schopenhauer ci ha tolto dagli occhi le bende dellβottimismo, lo sguardo si Γ¨ fatto piΓΉ acuto. La vita Γ¨ piΓΉ interessante, sebbene piΓΉ bruttaΒ».
Il pessimismo espresso dal Sileno e lβopposizione tra dionisiaco e apollineo (che rimarca quella tra volontΓ e rappresentazione) sono temi portanti che il giovane Nietzsche eredita dalla sua guida spirituale. Oltre alla Terza inattuale, dedicata proprio a Schopenhauer, il momento in cui si manifesta il massimo legame col maestro Γ¨ Sullβavvenire delle nostre scuole, frutto di cinque conferenze tenute nel β72. In questo testo, attraverso una finzione letteraria dalle tinte autobiografiche, un vecchio filosofo (chiara incarnazione di Schopenhauer) espone la sua critica radicale alla cultura tedesca del suo tempo, sempre piΓΉ soccombente dinnanzi alla logica della velocitΓ e del guadagno. Nietzsche riprende la tesi di Jacob Burckhardt, suo collega a Basilea, secondo cui la logica della Cultura sarebbe contrapposta a quella dello Stato: il problema della modernitΓ risiede proprio nellβassoggettamento della prima alla seconda. Il punto, allora, sta nel trovare il momento dellβinversione. Ancora una volta, la risposta passa dalla riscoperta della grecitΓ : Β«Se eliminate i Greci, con la loro filosofia e la loro arte, su quale scala vorrete ancora salire verso la cultura?Β».

Il tema dellβinversione, che segna un primo punto di distacco molto importante dal puro pessimismo schopenhaueriano, Γ¨ centrale anche nella Nascita della tragedia. Dopo aver presentato Socrate negativamente, come colui che ha portato la tragedia al suicidio, improvvisamente lo rivaluta, sottolineando come il filosofo del concetto, in punto di morte, si sia dato alla musica:
Allora β cosΓ¬ egli dovette chiedersi β ciΓ² che a me non Γ¨ comprensibile dovrΓ essere per forza qualcosa di assurdo? Forse esiste un regno della sapienza da cui il logico Γ¨ bandito? Forse lβarte Γ¨ addirittura un correlativo e supplemento necessario della scienza?
Con la sua messa in discussione, Socrate apre alla rinascita dellβarte nel mondo. Questo tema, andando avanti nellβopera, diventa politico. Individuata la crisi della modernitΓ (espressione del socratismo) e messa in luce lβipocrita promessa di felicitΓ generale, Nietzsche rintraccia il momento dellβinversione nello spirito tedesco, che sappia guardare ai greci come modello. Gli esponenti di questo popolo ideale sono molti (da Bach a Kant, da Beethoven a Schopenhauer), ma soprattutto uno ne Γ¨ il simbolo: Richard Wagner. Conosciuto personalmente nel 1868, Γ¨ il secondo grande modello per il giovane Nietzsche. Nella sua musica Γ¨ infatti possibile vedere lβespressione dello spirito ideale tedesco, che trascende confini spazio-temporali delineati. Γ questa la Germania tanto amata dal filosofo, e non quella storica, modernista e bellica, a cui Γ¨ stato avvicinato a seguito di una lettura demistificatrice, sostenuta soprattutto dalla sorella, avvenuta dopo la sua morte.

Per La nascita della tragedia, Nietzsche deve dunque molto ai suoi modelli. Di lΓ¬ a poco, perΓ², prenderΓ le distanze da entrambi. Rispetto a Schopenhauer, non condividerΓ piΓΉ lβapproccio dualistico e il fondo pessimistico della vita. Apollo e Dioniso si unificheranno definitivamente nella VolontΓ di Potenza, coincidente con la vita e la sua affermazione: un sacro dire sΓ¬! Anche il mitico popolo tedesco sarΓ accantonato dal filosofo alla ricerca della trasvalutazione di tutti i valori. In questo processo, la musica di Wagner sarΓ considerata come forma di dΓ©cadence: se il Tristano e Isotta era un manifesto di rinascita dellβarte nel mondo moderno, il Parsifal, contagiato da elementi cristiani, Γ¨ espressione di una menzogna, tanto grande quanto quella del pensiero da cui Γ¨ plasmato, che danneggia la vita. Le conseguenze di questi mutamenti influenzeranno anche la visione della Nascita della Tragedia. Nel 1886, col suo Tentativo di Autocritica, Nietzsche tornerΓ ad esprimersi su questo testo, definendolo:
Un libro impossibile, – voglio dire scritto male, pesante, tormentoso, pieno di immagini smaniose e confuse, sentimentale, qua e lΓ sdolcinato sino al femmineo, disuguale nel ritmo, senza volontΓ di pulizia logica, molto convinto e perciΓ² dispensato dal dimostrare.
Eppure, da questo giudizio cosΓ¬ negativo, segnale di una presa di distanza radicale dai modelli di quel periodo, riconosce un profondo debito nei suoi confronti: lβaver presentato, per la prima volta compiutamente, Dioniso, senza il quale non ci sarebbe stato alcuno sviluppo nel suo percorso filosofico, o meglio, nessuna filosofia.

Tanti sono gli elementi nella Nascita della Tragedia che andrebbero analizzati, ma non si puΓ² continuare a scrivere in eterno. Lβimportante Γ¨ aver presentato questo libro per quello che Γ¨: una TotalitΓ , tormentosa ed espressa male, in grado di intervenire direttamente sulla vita, riconducendo noi tutti al legame, mediato dalla forma e dalla musica, con lβunitΓ originaria descritta nel primo capitolo, in una delle pagine piΓΉ espressive dellβintera opera nietzscheana:
Ora, nel vangelo dellβarmonia universale, ognuno si sente non solo riunito, riconciliato, fuso col suo prossimo, ma addirittura uno con esso, come se il velo di Maia fosse stato strappato e sventolasse ormai in brandelli davanti alla misteriosa unitΓ originaria. Cantando e danzando, lβuomo si manifesta come membro di una comunitΓ superiore: ha disimparato a camminare e a parlare ed Γ¨ sul punto di volarsene in cielo danzando. Dai suoi gesti parla lβincantesimo. Come ora gli animali parlano, e la terra dΓ latte e miele, cosΓ¬ anche risuona in lui qualcosa di soprannaturale: egli sente se stesso come dio, egli si aggira ora in estasi e in alto, cosΓ¬ come in sogno vide aggirarsi gli dΓ¨i. Lβuomo non Γ¨ piΓΉ artista, Γ¨ divenuto opera dβarte: si rivela qui fra i brividi dellβebbrezza il potere artistico dellβintera natura, con il massimo appagamento estatico dellβunitΓ originaria. Qui si impasta e si sgrossa lβargilla piΓΉ nobile, il marmo piΓΉ prezioso, lβuomo, e ai colpi di scalpello dellβartista cosmico dionisiaco risuona il grido dei misteri eleusini: Β«Vi prosternate, milioni? Senti il creatore, mondo?Β».
