La Coppa, la Corona e la Ruota

La corona non รจ solo potenza traboccante, ma รจ anche essere nel centro, lโ€™asse cavo nel mezzo del movimento della ruota. E questo asse รจ cavo, รจ un centro vuoto, come quello della coppa: un vuoto possente. Il centro รจ unione del vuoto e della luminositร , del movimento e dellโ€™immobilitร , della circonferenza e del punto al suo centro, ruota e mozzo insieme: incontro paradossale, impossibile per la ragione comune, coincidenza degli opposti che fa girare la testa.

di Bruno Corzino

Intorno allโ€™anno di grazia 2000 mi ritrovai faccia a faccia con unโ€™incisione rupestre in Val Camonica e piรน precisamente in localitร  Naquane. Il pannello di roccia liscia รจ tagliato da un sentiero e subito sopra sono rappresentate due coppie di combattenti. Una, sulla destra, รจ costituita da due pugili con degli ornamenti sulla testa che ricordano delle bende che si muovono durante i movimenti fluidi del combattimento. Si riescono persino a distinguere i guantoni su cui sembrano esserci impiantati degli aculei (come si faceva spesso nella boxe del mondo antico) e sotto (o sopra) i due combattenti cโ€™รจ la struttura non terminata di una โ€œcapannaโ€ o casa dei morti. Ma la coppia piรน interessante รจ quella a sinistra. Qui i duellanti sono armati di spada e scudo. Si fronteggiano simmetrici e portano degli elmi che richiamano direttamente quelli greco-romani o etruschi. Al centro delle due figure simmetriche, prese nel momento di alzare le spade ritualmente, un oggetto a prima vista difficilmente identificabile. Mentre con lโ€™aiuto del riflesso di uno specchio sullโ€™incisione cercavo di capirci qualcosa una voce alle mie spalle dice: โ€œรจ la coppa che va al vincitore del duelloโ€. In quel momento lโ€™ho vista, la coppa, proprio davanti a me, dove prima cโ€™era solo un insieme di puntini indistinti incisi sulla roccia. E, per quanto lโ€™interpretazione mi sembrasse arbitraria, oramai non riuscivo a vederci nientโ€™altro. 

Nel sole abbacinante e la brezza tra le foglie di acacia si fece strada nella mia mente una domanda apparentemente oziosa ma in realtร  abbacinante: perchรฉ al vincitore di un concorso si regala un trofeo, una coppa? E a quanto pare non รจ una trovata arbitraria e moderna, ma lo si fa da tempi immemori. Il segreto che lega il trofeo, che รจ chiaramente una coppa dellโ€™abbondanza, col vincitore si รจ perso nelle nebbie del tempo.

Lโ€™etimologia non aiuta: trofeo indicava in realtร  il luogo in cui il nemico batteva in ritirata. Lรฌ si ammucchiavano intorno ad un albero o dei pali le spoglie di guerra lasciate indietro dagli avversari. Scudi, spade e cosรฌ via. Le rappresentazioni artistiche spesso mostrano gli elmi e le armature impilate sui pali o gli alberi con sotto il mucchio di ferraglia, anche se non so quanto senso abbia mettersi a spogliarsi nel mezzo di una fuga a gambe levate. Ma aspettiamo un attimo. Forse lโ€™etimologia invece ci fornisce una buona pista. Il termine greco trophรจ in realtร  indica non solo la fuga, ma genericamente il cambiare direzione una volta arrivati ad un punto e segnatamente i solstizi. Una cosa di cui i filologi non sanno cosa farsene e quindi si rimane sui pali con la ferraglia e i nemici che scappano. Rimangono quindi due punti. Prima di tutto cosa ha fatto in modo che ad un certo punto trofeo diventasse sinonimo di coppa? Ovvero in che momento questo elemento dimenticato e taciuto della coppa finisce per soppiantare il palo o il mucchio di spoglie dei nemici in fuga? Ed in secondo luogo cosa cโ€™entrano i punti massimi raggiunti dal sole prima di tornare indietro nella sua orbita, ovvero i solstizi? La pista si perde con questi due indizi, come una strada sterrata che si sfoca per confondersi col bosco.


Coppe e corone

Un ulteriore indizio ce lo offre Roberto Calasso, ne Le Nozze di Cadmo ed Armonia, quando riporta che per Omero gli eroi โ€œincoronavano le coppe col vinoโ€. Ci immaginiamo il livello del vino dentro alla coppa a rappresentare una corona. Ma cโ€™รจ di piรน: la corona รจ lo stato di massima pienezza, allโ€™orlo del calice, quando รจ tutto riempito e sul punto di traboccare. E proprio cosรฌ lo intendevano i Greci, per cui il massimo di bellezza era raggiunto subito prima dei primi peli di barba. Appena spuntava la peluria era tutto un decadere e disfarsi. La coppa aveva traboccato, lโ€™incanto del corpo perfetto del dio e dellโ€™eroe, scolpito di pura luce, ucciso dal dente del tempo. Eppure il mondo greco e quello mediterraneo in genere era tutto una corona (di alloro, di edera, di fiori di campo) ed un fiorire di bende (rosse e bianche, i legami invisibili che ci connettono col Tutto). Corone e bende, celebrazione della vita nella sua caducitร  e brevi istanti di perfezione. 

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Cosโ€™รจ in definitiva la corona? Un cerchio di metallo ad imitare il bagliore sovrannaturale che irraggia dalla sommitร  del capo: il carisma che letteralmente indica lโ€™energia conferita per irraggiamento dal piano divino. Ecco il legame con la coppa: la corona รจ lโ€™orlo circolare della coppa. Il sovrappiรน traboccante della vita, dellโ€™energia che anima lโ€™universo. La coppa raccoglie nettare ed ambrosia, antichi liquidi probabilmente enteogeni, che rappresentano la forza vitale stessa, la bevanda degli dei o sangue della vita. Al vincitore viene data la coppa proprio perchรฉ possa inebriarsi ed โ€œincoronarsiโ€ con essa. รˆ il simbolo della sua energia traboccante. La corona รจ lo stesso, ma qui a traboccare รจ la luce, immagine del favore divino, intorno al capo dellโ€™eletto o del vincitore. Due aspetti della stessa sovrabbondanza vitale, della grazia (carisma) che รจ la stessa che rende turgidi gli steli dei fiori e splendente come il sole il sorriso dellโ€™atleta.

Tuttavia oggi si danno medaglie. Del simbolismo รจ rimasta la forma circolare, lโ€™orlo stilizzato della coppa o corona. I metalli piรน o meno nobili della medaglia corrispondono alla triade sumera di Sole, Luna e Venere, ovvero rispettivamente oro, argento e bronzo. Ritroviamo qui uno strano elemento astrale. Ed in effetti abbiamo lasciato in sospeso la questione dei solstizi. Cosa cโ€™entrano con tutto questo?  


Corone celesti

Parmenide parla delle orbite dei pianeti, che formano tanti cerchi concentrici nella sfera cosmica come di โ€œcorone celestiโ€. Ed รจ facile immaginarcele come corone se prendiamo la sezione circolare delle sfere, come i cerchi con cui sono rappresentate in una sfera armillare o planisfero. Oppure come calici se consideriamo la semisfera, riempita per metร  di fuoco-luce e per metร  di notte-oscuritร . Il macchinario celeste รจ quindi costituito di corone fiammeggianti e coppe piene di โ€œacque celestiโ€, di rugiada o di luce. 

Tuttavia le sfere celesti hanno la particolaritร  di ruotare. Proprio come una ruota intorno ad un perno, che per i pianeti รจ (piรน o meno) il polo dellโ€™eclittica. Normale quindi parlare della Ruota dellโ€™Anno o Ruota del Tempo. Perchรฉ, di fatto, il cielo si comporta proprio come una ruota. O, a voler essere piรน pignoli, principalmente come due ruote una inclinata rispetto allโ€™altra e compenetrandola, come nella visione di Ezechiele o il Timeo di Platone (si tratta dellโ€™eclittica e dellโ€™equatore celeste). 

La coppa dellโ€™abbondanza รจ quindi la corona del carisma ma รจ anche la ruota del tempo. Questa ruota ha solitamente 4 bracci a rappresentare i punti cardinali determinati dai solstizi e dagli equinozi. Ma puรฒ averne anche 8 di bracci (tenendo conto dei punti intermedi; cosรฌ la Ruota della Legge buddhista o quella dellโ€™anno celta) o 6 (equinozi e punti massimi dei solstizi). Su questo aspetto vale spendere due parole perchรฉ spiega il legame dei solstizi con il trofeo. Se un osservatore si pone ad osservare il sorgere del sole ad est noterร  che lโ€™astro emerge dallโ€™orizzonte da un punto sempre piรน verso nord piรน ci si avvicina al solstizio dโ€™estate. Quindi si ferma e torna indietro. Proprio come i nemici battuti. La stessa cosa per il solstizio dโ€™inverno in un punto di massima estensione a sud. A stilizzare questa forma sulla ruota si ottiene una X divisa da una linea centrale, proprio come il monogramma di Cristo (la pancia in cima alla linea verticale che forma la Rho rappresenta il sole che sorge di fronte a noi, ad est).

Unendo i punti di massima elongazione e tracciando la mediana otteniamo i punti cardinali nord e sud (punti teorici dei solstizi per dividere il tempo il quattro parti uguali, quindi in raggi equidistanti della ruota). Siamo tornati alla croce nella ruota. Una ruota divisa da un braccio nord-sud, ovvero il cardo delle cittร  romane, il cardine del cielo (ma quindi il cielo si apre anche come una porta?) Gli altri due punti, invece, corrispondenti agli equinozi, rappresentano il decumano. Ecco quindi il legame astrale e le gerarchie planetarie dei metalli, pianeti tellurici nascosti nel ventre della terra, nel mondo dei morti, a rispecchiare le cerchie ascendenti del cielo. Rimane da capire quale esperienza viva, carnale e spirituale si voleva esprimere con questa simbologia.

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La ruota del tempo

In sanscrito esiste il termine Chakravartin che significa โ€œreggitore della ruotaโ€. Curiosamente questo termine indica lโ€™espressione ultraterrena ed impressionante che assume uno yogin quando, con gli occhi semichiusi, tiene lo sguardo fisso sulla sommitร  della testa, ovvero sulla corona radiale. Questo sguardo inquietante, di assenza-presenza, che รจ perturbante in quanto lo conosciamo giร , in maniera molto piรน fluttuante e rara, nellโ€™orgasmo. Guardando intensamente la corona gli yogin intendono infatti raggiungere quellโ€™unione col principio delle cose che sostengono manifestarsi in: essere, consapevolezza e beatitudine. Ma cosa ha a che fare questa pratica con la ruota? Questa ruota รจ senza dubbio la Ruota del tempo o dellโ€™universo, quella che girando produce le stagioni ed i cicli di vita e di morte. Uomini di mondo la chiamano Ruota della Fortuna, perchรฉ cosรฌ innalza e abbassa lo status sociale, accumula e disfa le fortune, riunisce e dissolve gli Imperi e le Nazioni. Cosรฌ รจ rappresentata nei Tarocchi, con qualcuno che ascende e un altro che โ€œcade in bassoโ€. Messa al numero 10, quello che per i pitagorici rappresentava il โ€œTuttoโ€ o la โ€œNatura eternaโ€.

Dโ€™altronde โ€œil mondo รจ fatto a scale, chi le scende e chi le saleโ€. Ma di piรน, lo sanno tutti che: โ€œla vita รจ una ruota che giraโ€ col corollario โ€œoggi a me, domani a teโ€. Come fa a sapere la gente comune che il mondo โ€œรจ una ruota che giraโ€? La Ruota, messa per orizzontale, รจ graficamente sovrapponibile ad una corona, anzi รจ la corona. Il che ha senso perchรฉ il re domina sul piano orizzontale, su questo mondo, il cui divenire, la ruota che gira, determina il farsi ed il disfarsi delle cose. Lo yogin invece โ€œbucaโ€ la corona, ascende in maniera verticale attraverso il suo mozzo immobile, vuoto, da cui ogni cosa nasce e da cui ogni cosa รจ riassorbita. Questo mozzo cavo รจ anche il centro dellโ€™albero universale, quello che con le sue radici ed i suoi rami attraversa tutto lโ€™universo come un asse centrale. Qui il movimento rotatorio รจ implicito, tutto ruota intorno a questo asse rappresentato da un immenso frassino (o quercia o abete ecc.). Sui suoi rami, come una scala, si arrampicano lo sciamano come lo yogin. Movimento verticale dal centro immobile, mentre tutto intorno ruota nello spazio-tempo soliti.

Risulta allora piรน chiaro perchรฉ molti dei celtici se ne vanno in giro portando una ruota: segnatamente Teutates, ma anche Epona e Cernunnos. Cernunnos, poi, รจ sempre seduto in posizione del loto proprio come uno yogin e il suo potere รจ sottolineato dal serpente che tiene in una mano, il torques (altro circolo) nellโ€™altra e le corna di cervo. Lo ritroviamo uguale uguale in India, a Mohenjo-Daro (2000 a.C. circa), solo che qui lo chiamano Pashupati. Cornuti sono anche quelli la cui compagna/compagno si dร  da fare con altri: la potenza generatrice diventa elemento di scherno. Fare le corna con le mani allontana le disgrazie. Anche Mosรจ ed Alessandro Magno sono rappresentati con le corna: sono potenti. Perรฒ la corona รจ altro. La corona non รจ solo potenza traboccante, ma รจ anche essere nel centro, lโ€™asse cavo nel mezzo del movimento della ruota. E questo asse รจ cavo, รจ un centro vuoto, come quello della coppa. Un vuoto possente.


Il simbolo perduto

Tra i simboli che abbiamo inanellato fino a qui il piรน enigmatico, quello rimasto sepolto piรน profondamente negli strati geologici dellโ€™inconscio collettivo รจ senza dubbio quello della coppa. Conosciamo molto bene, infatti, la corona e intuitivamente la possiamo collegare al nimbo, ovvero a quellโ€™aura di luce che irraggia dalla sommitร  del capo di santi, profeti e re taumaturghi. Anche la ruota ci viene intuitivo associarla alla rotazione dei cieli e quindi col Tempo, lo scorrere ciclico degli eventi nellโ€™universo. Cosรฌ come il fatto che lโ€™asse centrale, il mozzo della ruota rimanga immobile mentre la circonferenza gira vorticosamente. E qui cโ€™รจ un punto focale che sembra essere andato perduto, una chiave legata alla coppa. Sรฌ, perchรฉ lโ€™asse, il mozzo in realtร  รจ cavo. Il centro รจ vuoto. Ed รจ questo vuoto originario che irraggia ogni cosa. Bisogna pensare alla coppa come la linea della sfera celeste che gira e contiene in un abbraccio tutti gli esseri. Ma รจ anche il centro cavo dellโ€™albero originario, quel โ€œnullaโ€ da cui รจ sorto tutto. Lโ€™istante nel sonno profondo prima di aprire gli occhi e far irraggiare la luce originaria verso il mondo esterno. La coppa detiene il segreto di questo vuoto.

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Lo yogin porta sulla sommitร  del capo, in orizzontale, la ruota del Tempo che รจ anche una corona e un calice che raccoglie il nettare che cade dallโ€™alto, in quella parte anatomica che รจ chiamata per lโ€™appunto corona cranica. Per essere piรน precisi questa ruota gira intorno a lui, perchรฉ รจ il cielo e il mondo e le cose viventi che girano, mutano e scorrono intorno a lui. Lui si รจ incoronato mettendosi al centro ed il centro รจ il mozzo della ruota, il punto immobile e vuoto. In questa vacuitร  cโ€™รจ anche la virtรน del vaso, come insegna Lao-Tze. Con quel calderone o trofeo o Graal raccoglie il nettare, la pura esperienza di vacuitร  che รจ essere, coscienza e beatitudine. La stessa coppa che accompagna i momenti culmine di pienezza del simposio e della vittoria, il calderone di Dagda che puรฒ nutrire mille uomini e quando uno รจ ferito o morto lo risuscita, come quello delle streghe. Lโ€™abbraccio di Tutte le cose, il ventre di Iside รจ il segreto di questa vacuitร  accogliente, che non รจ โ€œnullaโ€ perchรฉ รจ creativa ed irraggiante: dalle acque primordiali sorgono tutti gli esseri. Dal Vuoto centrale.


Il Vuoto irraggiante 

Ma molte ruote, ad esempio i torni del vasaio e segnatamente le ruote celesti, hanno anche un moto intermittente, ovvero non girano in un solo verso, ma in entrambi, alternativamente. Lo stesso movimento che si fa con un bastoncino per accendere il fuoco. E piรน precisamente con un bastoncino (maschio) che si sfrega dentro una base di legno (femmina). Ed รจ proprio questo fuoco un altro simbolo del tempo che divora (e genera) ogni cosa, come la nostra coscienza divora ogni esperienza per digerirla e farla sua. Cosรฌ il fuoco sacro spesso sta sotto il calderone o coppa, cosรฌ come lโ€™ascesi dello yogin produce calore (tapas), cosรฌ come il fuoco dellโ€™alchimista perfeziona le materie e quello del sole fa maturare i frutti. Il fuoco รจ lโ€™elemento irradiante del vuoto, lo stesso del movimento vorticoso della ruota che fa scorrere le cose e le macina, ma allo stesso tempo sempre ne porta in vita di nuove.

Il fuoco รจ il calore primordiale che fa ribollire il calderone, la vita che dirompe nelle diecimila creature che continuamente nascono e muoiono al suo interno, entro la linea tonda dellโ€™orizzonte, lโ€™orlo della coppa. Questo fuoco o luce puรฒ sembrare in contraddizione col vuoto, la sua immobilitร , oscuritร  e silenzio. E qui incontriamo lโ€™ultima chiave del nostro viaggio. Perchรฉ in realtร  sono la stessa cosa. Non cโ€™รจ distinzione tra la ruota-coppa e lโ€™asse centrale vuoto attorno cui ruota. รˆ una nostra distinzione mentale, come quella tra lโ€™asse dellโ€™equatore celeste e lโ€™equatore stesso: non esiste nessuno dei due, si tratta del nostro modo di suddividere unโ€™esperienza che di per sรฉ รจ unita, completamente al di lร  della concettualizzazione. Non cโ€™รจ polo e non cโ€™รจ orizzonte circolare. Non ci sono sfere. Non cโ€™รจ divenire e non cโ€™รจ eternitร .

Il centro รจ unione del vuoto e della luminositร , del movimento e dellโ€™immobilitร , della circonferenza e del punto al suo centro, ruota e mozzo insieme: incontro paradossale, impossibile per la ragione comune, coincidenza degli opposti che fa girare la testa.

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