“L’angelo della finestra d’Occidente” di Gustav Meyrink

Stiria, Austria; primi decenni del ‘900. Ci troviamo ad immedesimarci nel barone von Mueller, il protagonista assoluto di questa ricognizione senza precedenti negli anfratti mnesici intertemporali che il suo mentale tenterΓ  di porre in β€œauscultazione” col proponimento di carpirne l’occultum lapidem (β€œlapis sacer sanctificatus et praecipuus manifestationis”) auto-illuminante i conturbanti enigmi della suo micro(caos)cosmo esistenziale e del Macrocosmo: l’agognata β€œmedicina universale” degli Alchimisti, rimedio all’incessante ruota di mali cagionati dall’ignoranza dell’Io. 

John Dee, Hoel Dhats, John Roger… tutti nomi che alludono a rami apparentemente sconnessi di un unico albero genealogico avito, saldamente innervato con i rizomi abissali, innestati nella corrente sotterranea degli eoni primordiali. In fondo, parafrasando un’immagine ricorrente nel racconto in guisa di deja-vΓΉ fra John Dee e Von Mueller, tutti noi siamo simili a larve sonnambule che si contorcono caoticamente dentro le innumerevoli spoglie mortali ogni secondo, giorno, anno, millennio, saltando da una forma di vita, terrestre e non, ad un’altra privi d’una bussola che ci possa munire d’un orientamento permanente e non affatto transeunte. SarΓ  proprio l’emergere a galla di un lascito di lettere vecchissime, documenti confusi, quaderni manomessi, piΓΉ una sfilza di oggetti bislacchi, ad innescare una perversa concatenazione di coincidenze significative al limite del β€œdelirium tremens”. Tentiamo di procedere con ordine.

Il primo incontro Γ¨ con il signor Lipotin, soprannominato β€œNitchewo”/”Mascee”, un antiquario russo zarista incallito scampato alle purghe bolsceviche — e qui emerge la prima avvisaglia di un pericolo atavico da Oriente — il quale consegna un astuccio argenteo di Tula, a sua volta affidatogli da un certo signor Strongaroff, alias β€œMichele Arangelovic” (nomen omen), anch’egli russo e zarista in procinto di tirare le cuoia, ma per fortuna non prima di contribuire alla missione che la Provvidenza gli ha assegnato in qualitΓ  di milite della schiera celeste. Frattanto l’orbita onirica di von Mueller entra in rotta di collisione con il potere del carbonchio che lo sdoppia in una sorta di Giano β€œbicipite”, il β€œBafometto” templare gnostico, il cui volto nascosto dietro la nuca, quello rivolto all’indietro, al passato arcano dei primordi libidici, slatentizza facoltΓ  magiche in grado di setacciare a fondo nel suo subcosciente, e pertanto sintonizzarsi in risonanza con tutte le presenze ingombranti che accompagneranno lo snodarsi del racconto. 

Prende avvio un corposo resoconto di spionaggio sulle fantasiose scorribande di Bartlett Green (nomen omen) intrecciate a doppio filo con le assai discusse vicende storiche del famigerato magista e alchimista John Dee, conte di Gladhill. Bartlett Green Γ¨ un losco figuro di professione macellaio a Welfpool e capitanante la banda di predoni Ravenheads, letteralmente β€œTeste di Corvoβ€œ, lapalissiana allusione alla fase alchemica della Nigredo, in particolare al Caput Mortuum, ossia la Testa di Morto, o per l’appunto di Corvo, che Γ¨ susseguente alla calcinazione del composto iniziale in una torbida poltiglia colma di β€œsozzure” contenenti in nuce i tesori miracolosi dell’Ars Regia. Codesta masnada di derelitti non Γ¨ semplicemente il consueto seguito di manigoldi a caccia di un forziere d’oro; a un dipresso, si acconcia a un piΓΉ ampio movimento ereticale le cui istanze sovvertono lo status quo dell’egemonia ecclesiastica nel Galles del 1549. 

Al posto dell’esangue Vergine Maria rispunta la tellurica Isais la Nera, la Grande Madre pontide, di cui Green sarebbe il nuovo profeta/pontifex e soprattutto depositario di un dono elettivo che lo rende invincibile: una scarpa d’argento assai simile all’astuccio d’argento di Tula posseduto da von Mueller. Come si affermava poc’anzi, la β€œcerca” di Bartlett Green e compagnia non Γ¨ rivolta alla mera sete di danaro, bensΓ¬ al tesoro custodito nella tomba di San Dunstano, e in essa sono celate due biglie d’avorio: una di colore bianco e l’altra rosso. Il Corpo e il Sangue del ChrΓ¬stos ovverosia il semen e il menstruum, il mercurio filosofico e lo zolfo: i due pilastri che sostengono l’Albero della Vita su cui noi dobbiamo ergerci per catapultarci alla volta della Corona nuovamente apposta sul nostro Golgota, rimodellato dalla β€œnuminosità” celeste del Volto del Padre assiso invitto e terrifico sul trono al centro della Rota degli eoni cosmici

Successivamente, la banda dei Ravenheads viene sgominata, con il sommo giubilo del locale Vescovo Bonner (nomen omen), e viene incarcerato Bartlett Green nella Tower of London adibita per i condannati a morte in contumacia in attesa dell’esecuzione capitale. Tali biglie passano nelle mani di un mercante moscovita, il lestofante Mascee ovvero la precedente incarnazione di Lipotin, il quale a sua volta le consegna a John Dee prima che sia anch’egli arrestato per sospetta complicitΓ  con l’attivitΓ  sovversiva di Bartlett Green. Difatti occorre sottolineare che, in parallelo, John Dee sta agendo magicamente tramite macchinazioni occulte per plagiare, anche con l’ausilio d’un filtro d’amore apposito, il cuore della futura regina Elisabetta I, agevolandole pure l’ascesa al trono. Interessante a tal proposito, e sotto il profilo esoterico del culto della Madre Nera Iside di Green, Γ¨ il biglietto di pergamena vergata da una vecchia megera delle paludi di Uxbridge, dedita a pozioni magiche, alla cartomanzia e a quant’altro di truffaldino, a cui si Γ¨ affidata Elisabetta con lo scopo precipuo di poter divinare circa il suo incombente avvenire regale:

Gustav Meyrink

Nelle segrete della Tower of London — e qui s’inserisce per la prima volta il simbolismo della Torre come anticamera della catabasi traumatica — i prigionieri John Dee e Bartlett Green annodano i loro destini. Quest’ultimo narra le peripezie dei suoi 33 anni alquanto rocamboleschi i quali piuttosto che sottendere il rimando qabbalistico al grado piΓΉ elevato dell’Albero della Vita, l’Ain Soph, il tremendo, immanifestato β€œvortice” dei com-possibili pre-formali oltre i 10 sephirot e 22 sentieri delle lettere madri dell’alfabeto magico, si confanno di piΓΉ all’insondabile gorgo limaccioso di Satana-Moloch dello speculare Albero perΓ² capovolto dei Qliphot, i cosiddetti parassiti karmici che ostinatamente ci agiscono di nascosto senza che noi, nostro malgrado, possiamo sdebitarci dal loro predominio atavico, aggravante inesorabilmente il fardello della carne appresso lo spirito in preda alla spirale perversa dell’ottundimento. Figlio bastardo di un pretuncolo fanatico e della signorina di larghi costumi β€œFiancotenero” (nomen omen), sottomesso alle angherie educative del padre, in un eccesso d’ira furibonda β€œdemoniaca” che gli fa addirittura declamare al contrario una litania, lo uccide fracassandogli il cranio e uno dei suoi occhi, cadendo nella nera terra riecheggiante abissalitΓ  infernali, lo perseguita nei suoi incubi peggiori; tanto che una notte il ricordo maledetto di quell’occhio ammonitore lo rende sguercio proprio da un occhio per contrappasso compensativo, anche se tale parziale cecitΓ  esteriore Γ¨ un punto di forza che gli permette di revolvere la visione nel suo fulcro originante interiore.

Poi avviene l’incontro fatidico con la Madre Isais la Nera. La prima manifestazione terrifica della Dea assume il sembiante di un gelido soffio tellurico che accompagna l’assai enigmatica apparizione out of the blue di un pastore con il suo gregge fantasma e un bastone a forma di Y greca, lapalissiana allusione all’utero, β€œHysteros”, della Madre abissale celata nei recessi del nostro Io profondo. Il profetico β€œcanto del gallo” insito nella sua spina dorsale, vaticinato dal pastore, annunzia il compimento della sua predestinazione al culto segreto della spietata Isais suggellato dalla consegna della giΓ  menzionata scarpa d’argento cosΓ¬ formidabile. La notte di Valpurga, luna nuova sulle Highlands scozzesi, Bartlett dalla lunga capigliatura e barba rossiccia officia il rituale supremo detto Taighearm, infilzando allo spiedo cinquanta poveri gatti, rigorosamente neri, perchΓ© sacri alla Dea. Il proponimento di codesti rituali cosΓ¬ cruenti Γ¨ sempre coinciso con l’immedesimazione β€œapotropaica” nei terrori β€œpanici” piΓΉ primordiali sottesi al basamento interstiziale su cui si irrorano le correnti monstruose della vita; e per l’appunto in virtΓΉ di tale tremenda mimesis in esse si perviene a essere β€œimpregnati” dal secretum contenuto nei rizomi occulti che attingono carsicamente alla Dea Morte iper-sanguinolenta: l’immane scaturigine germogliante la totalitΓ  inconcepibile delle metabolΓ© fisiche e meta-fisiche. 

In seguito a una progressione efferata di sadismi orditi dal Vescovo Bonner, la notte precedente al giorno convenuto per l’esecuzione della condanna al rogo, Bartlett Green conferisce in dote β€œmagica” a John Dee un preziosissimo dodecaedro, perfetto solido platonico corrispondente all’etere, di carbone nero come pegno del suo congedo terreno. Un congedo solo apparente, difatti, come promesso, Bartlett torna a visitarlo dal β€œreame” concessogli dalla reverenda Madre Isais. È bene specificare che tale reame Γ¨ soltanto un’altra dimensione β€œsupernormale” a latere e non certamente alcuna di fattispecie β€œsovrannaturale” giacchΓ© come magistralmente proferisce Bartlett:

Il gaudente Bartlett gli vaticina l’imminente scarcerazione, magheggiata in sordina dalla futura regina Elisabetta, e gli impartisce istruzioni circa l’attivazione del carbone che John, ancora in carcere, testa nelle notti seguenti — rigorosamente durante la luna calante come da prassi nella magia evocatoria isiaca — e alla prima occasione riscontrerΓ  un inconsistente alone opalino stamparsi sulle superfici sfaccettate del cristallo. D’altronde ognuno ci vede ciΓ² che vuole, o che puΓ²…

LEGGI ANCHE  Gustav Meyrink: "Il volto verde"

L’occasione fatidica — potremmo designarla karmica in quanto atto di magia β€œagente” e concretante nuovi inviluppi di destini venturi in sottotraccia coadiuvati da Bartlett Green — sopraggiunge allorquando John decide di sequestrare, giusto per qualche ora di β€œvacanza” dalle sue incombenze in una notte di luna calante a Mortlake (altro nomen omen geomantico connesso alle acque corrosive femminine) il presunto β€œdoppio astrale” del corpo di Elisabetta al fine di poterlo amoreggiare impunemente a dispetto delle inibizioni imposte dall’arida consuetudine degli intrighi di corte, a cui pure Elisabetta sembra voler giocare ai danni di John; il quale, peraltro sollecitato sempre dai vaticini di Bartlett e votato alla consacrazione matrimoniale con Elisabetta, si cimenta nell’ardita scoperta dell’enigmatica Terra Verde, Grundland. Il paradiso mitico degli Iperborei al Polo Nord, l’ultima Thule dei Viventi al di lΓ  del Bene e del Male, ma che in realtΓ  non potrΓ  mai occupare una β€œgrossolana” collocazione geografica nel nostro globo terracqueo. L’unica analogia intermediaria tra il β€œsupernormale” e la dimensione fenomenica Γ¨ il concetto nevralgico della Viriditas alchemica, il leitmotiv in tutte le fasi pregnanti del racconto. 

Fase liminale successiva all’Albedo, e β€œintensiva” rispetto ad essa poichΓ© prepotentemente protesa alla fonte somma della virtus, la lussureggiante potenza vegetativa, e quindi sessuale nel suo significato eminente, di Venere Ur-ania, l’autentica guardiana della soglia dei Misteri dell’Alta Magia Sexualis ove risulta preminente saper imbrigliare opportunamente la fluiditΓ  estuante dall’umidore esiziale congiunto alla linfa vitale: Linea viridis girat universa! (A. Crowley). A perfetto suggello di tale breve digressione alchemica, Γ¨ icastico l’episodio onirico β€œlucido” di Dee, intriso di una frastornante connotazione β€œmillenarista” da Giudizio Finale, avvenuto nell’altrettanto icastica data del 20 novembre 1582 come annota lui stesso partitamente nel diario: 

Il dettaglio perΓ² che rende memorabile la fatidica notte di Mortlake sta proprio in una dimenticanza letale da parte di John durante l’evocazione del β€œdoppio”: l’aver smarrito l’arma rituale, il talismano che Γ¨ la propria VolontΓ  magicamente β€œcanalizzata” nella punta della lancia del suo antenato Hoel Dhat. Sul piano spazio-temporale di Von Mueller, intanto, giunge da Lipotin la misteriosa intimazione di β€œorientare” l’astuccio d’argento in direzione del meridiano locale, e ciΓ² ingenera scompiglio nello studio domestico che assieme all’intera dimora subisce una progressiva metamorfosi strutturale. Γˆ come se interiormente il mentale di Von Mueller stesse sull’orlo del cosiddetto β€œPozzo di San Patrizio”:

Gustav Meyrink

Il viaggio nel folle rullo compressore del tempo che frantuma gli specchi delle identitΓ  Γ¨ cominciato. Per la prima volta irrompe la β€œpresenza” felina, con il suo inquietante β€œodor di pantera” cosΓ¬ ipnotico, di Isais la Nera incarnata dall’avvenente signora abbigliata in damascato nero, dagli occhi fosforescenti e dai marcati tratti fisiognomici slavo-turanici: ecco a voi la principessa Assia Chotokalungin (anch’esso nomen omen, soprattutto dalla consistenza qabbalistica; difatti Assiah Γ¨ il β€œpiano materiale” a fondamento dell’Albero della Vita, e pertanto tale piano dimensionale della materia visibile rappresenta il Regno basale ove giace sepolta la Sposa in attesa dello squillo di tromba annunziante l’unio mystica trionfale con il suo Re prescelto). Ella Γ¨ alla cerca di quella punta di lancia adoprata da John Dee, ovvero il phallo/logos, e che Von Mueller inizialmente non riesce a identificare con suo lancinante disappunto; nemmeno tramite l’ausilio di Lipotin che a tal proposito contribuisce soltanto a rimestare le acque mnesiche giΓ  torbide, esplicitando di avergli ceduto la lancia in questione in una precedente incarnazione, alludendo ovviamente a quella del russo Mascee coevo di Dee, e donandogli uno specchio fiorentino apparentemente di infimo valore, la cui superficie smeraldina di cristallo esercita una penetrante risonanza introspettiva, comparabile alla magica possanza sintonizzata da Dee tramite la smagliante superficie del dodecaedro di carbone agente sui proteiformi residuati subcoscienti nel magma astrale. 

L’approdo dal Cile del tanto atteso amico di lunga durata Teodor Gaertner (nomen omen), ufficialmente chimico di professione, non funge affatto da diversivo distensivo per il mentale di Von Mueller giΓ  piuttosto provato dai recenti avvenimenti surreali e pertanto oramai sull’orlo del delirio psicotico irreversibile. Tutt’altro che diversivo, poichΓ© Teodor si dimostra essere in realtΓ  un’altra personalitΓ  ben piΓΉ inquietante e ben lungi dal lontano, idilliaco ricordo d’amicizia che lo ritraeva in qualitΓ  di giovane e stimato chimico addetto alla botanica, infervorato dalla sua incrollabile professione di fede β€œpositivista”. Allorquando impersonava il ruolo di primo assistente di Dee in qualitΓ  di Gardener non gli fu possibile potare in nuce le pericolose diramazioni isiache-demoniache che innerveranno il pellegrinaggio spiritista di Dee e del successivo assistente farmacista e magista Kelley. Ora si Γ¨ votato a ricoprire il ruolo eminente di β€œgiardiniere” (Gaertner per l’appunto), dall’alto della nuova veste mistica in presidium β€œescatologico” totalmente in supporto della santa missione di Von Mueller, che gli Β«ha fatto conoscere il modo di trattare le rose [la vulva resa angelica coppa d’intercessione] e di curare la loro superiore cultura. La mia arte [alchemica] Γ¨ l’innesto. Il tuo amico era un ceppo sano: colui che ora tu hai dinanzi Γ¨ il germoglio sorto dall’innesto. Nel ceppo, le fioriture selvagge sono sparite. L’essere che mia madre partorΓ¬ Γ¨ da tempo affogato nel mare del mutamentoΒ». E come non rimembrare l’ammonimento nel giΓ  menzionato episodio onirico ove appare l’Albero genealogico di Dee, su cui tra l’altro campeggia in cima il Bafometto androgino riconfigurato con il sembiante per metΓ  di Elisabetta e per l’altra metΓ  di un ancor ignoto venturo discendente Dee/Hoel Dhats:

La visita di Teodor reca con sΓ© un fascicolo di carte su cui Γ¨ vergata proprio dalla mano del cugino John Roger Gladhill la testimonianza dell’incontro avvenuto con una soprannominata Lady Sissy, perfettamente coincidente con l’epigona Lady Chotokalungin, e puntualmente anch’ella Γ¨ in cerca della tanto agognata punta di lancia che ora scopriamo essere stampata sul vecchio stemma familiare sin dal capostipite: lo slancio vir-ile intrepido che ha galvanizzato il loro ceppo nella β€œguerra occulta” protesa a colmare quella primeva voragine fagocitante, eppure l’unica forza motrice elevante, dell’eterno femminino antagonista perΓ² in eroticis. L’ulteriore avvicendamento eclatante al fianco di Von Mueller Γ¨ stavolta la compagna femminile mancante nella sua solinga sussistenza, e rileva la nuova giovanissima domestica, la signorina Giovanna Fromm (nomen omen). Come per Von Mueller, il cognome teutonico cela ben altre origini Oltremanica. La frauelin Fromm sostiene che spesso sin da fanciulla coabitano nei suoi sogni delle vaghe reminiscenze pre-natali di un luogo a lei assai familiare, seppur mai visitato in quest’esistenza attuale, e che identifica confusamente con Richmond, un paesino rurale sperduto tra gli altipiani scozzesi. Codesto rimando geografico, tuttavia, s’impernia con alcune delle vicende amorose occorse tra John Dee ed Elisabetta proprio nel paesino di Richmond, perΓ² fuori Londra e nei pressi della residenza di Dee a Mortlake. 

Un ulteriore tassello temporale che emerge Γ¨ la palese β€œincarnazione” precedente della frauelin Fromm (in tedesco significante β€œpia devota”), la quale ricalca la personalitΓ  animica della giovane moglie di Dee ovvero Jane Fromont, di cui fin dal primo istante spicca l’apprensiva remissivitΓ  e mestizia demetrica: la pallida escrescenza lunare femminea ancora subalterna al magistero del Sole e pertanto β€œvedova” di quella vivida impetuositΓ  venusiana-isiaca detentrice della prerogativa sulfurea della dynamis. Il piano spazio-temporale di John Dee ritorna prepotentemente alla ribalta essendo il filo conduttore d’elezione nell’impianto metanarrativo improntato o forse solo inventato da Von Mueller, che in fondo Γ¨ pur sempre lo scrittore del suo romanzo e come impone la β€œregola d’arte” deontologica del loro status spesso sono dei falsari geniali (sic!).

Il contraltare a Jane/Giovanna si profila nel giΓ  menzionato Edoardo Kelley, nella sua Β«statura larga e massiccia, non denotante una troppo nobile origineΒ» e soprattutto Β«le cicatrici attorno ai fori delle orecchie dicevano che una tale mutilazione, probabile castigo per una qualche trasgressione alle leggi dello StatoΒ», che Kelley medesimo confessa essere una falsificazione di documenti. I dettagli fisiognomici, inoltre, lo condannano senza appello: Β«un volto quasi senza mento, dalla fronte sfuggente, con un naso a becco che sporgeva in modo impertinente [vi sovviene in mente qualcuno!?]Β». Il suo sopraggiungere Γ¨ in perfetta sincronicitΓ  con l’olocausto da parte di Dee del cristallo di carbone donatogli da Bartlett Green, e tale olocausto, impartitogli dalle prime comunicazioni con presunte entitΓ  angeliche luminose, avviene per mezzo del fuoco purificatore nel fornello al-chimico o athanΓ²r da cui, guarda caso, si sprigiona un fumo verde privo di residuati cinerei quasi fosse il suggello di Isais la Nera, d’ora innanzi proseguente la contesa su canali sottili meno visibili e assai piΓΉ perniciosi.

L’intento professato da Kelley appare in consonanza con i nobili propositi di Dee alla cerca anch’egli di quella leggendaria polvere di proiezione in grado di β€œimbalsamare” il nostro sfuggente doppio astrale/lunare, il soffio delle ossa che deve β€œprecipitare” nella matrice coagulante propulsiva del Sale della Vita a cui si puΓ² demandare l’immortalitΓ  non della propria carcassa materica, bensΓ¬ dell’impersonale e supremo β€œtroncone” dell’Io in guisa di egemonikΓ²n completamente assimilatosi alla virtualitΓ  invariabile auto-dominata della dynamis in germinazione inattenuata. Kelley reca con sΓ© le due biglie d’avorio di Mascee che Dee aveva gettato dalla finestra piΓΉ di trent’anni prima, proprio nel preciso istante della cattura espletata dagli emissari del Vescovo Bonner; con ciΓ² riesce astutamente a circuire Dee poichΓ©, come tutti gli avidi imbonitori β€œbruciatori di carbone”, con le polverine contenute nelle biglie, soprattutto quella del Leone Rosso (menstruum) Γ¨ preminente per l’ardore della volontΓ  e voluttΓ , materializza once d’oro e d’argento che risultano probanti immediati dei poteri trasmutativi inconsulti sino a cui Dee non Γ¨ ancora giunto a padroneggiare. 

LEGGI ANCHE  Gustav Meyrink alle frontiere dell'occulto

Sull’onda dell’entusiasmo, Kelley persuade Dee che sia giunto il suo momento propizio per l’evocazione solenne del favoloso Angelo della Finestra d’Occidente ed essa viene effettuata la notte del 21 novembre giorno di presentazione di Maria Vergine. Il numero 21 allude al lamen il β€œMondo” degli Arcani maggiori dei Tarocchi ove per l’appunto s’espone, pressochΓ© integralmente nuda, una Vergine che in quanto Vir-agens (ovvero Vir-genitrix), in codesta sede β€œPupilla” (KΓ²re), schiude uno squarcio visionario potentissimo sugli altri β€œmultiversi” paralleli al nostro innescando l’appressarsi senza veli del Volto della viriditas nel suo pieno fulgore sconvolgente. L’attesa Γ¨ febbrile come preludio di tale fulgore giΓ  operante nell’arrovellare le energie psichiche dei cinque partecipanti tra cui Jane. Luna piena rigorosamente su cielo asciutto. La stanza dell’evocazione, ubicata nella torre del castello di Mortlake (prossimitΓ  geomantica dell’acqua anch’essa attrattiva), Γ¨ circondata da candelabri d’argento che sono magneti attrattivi, e vengono murate tutte le finestre tranne quella d’Occidente: la sede prediletta che Γ¨ di pertinenza dell’elemento connettivo Aria. Al centro della stanza, nell’asse di congiunzione fra il macro e il microcosmo, Γ¨ collocato un tavolo sagomato appositamente a forma di pentagramma con le due punte inferiori rispetto all’asse dirette verso Occidente al fine di imbrigliare la β€œpresenza” astrale dell’angelo nell’angolo terrestre di Assiah. 

La prima repentina apparizione Γ¨ di una larva che assume subdolamente i contorni della defunta bambina appartenente a uno dei partecipanti di cui perΓ² Γ¨ interessante rilevare i due colori oscillanti della sua veste setosa, ossia il verde che Γ¨ ancillare al rosso, il connubio tra l’enΓ©rgeia (atto) e la dynamis (potenza) cristallizzato dall’alessandrite allusa nel racconto, emblematica pietra della transizione nell’Altrove. Ma poi giunge travolgente il Messaggero (Γ ngelos) dalla Porta d’Occidente, dalle profonditΓ  marine crepuscolari del cosiddetto Regno Verde (Grundland), il cui sguardo paralizza Dee che cade in uno stato di quiescenza β€œlimbica” a causa dell’elevatissimo potenziale magnetico emanato dalla fulgida radianza dell’Angelo Verde. Quest’ultimo elude, come farΓ  in tutte le successive sedute evocative alquanto inconcludenti a tal proposito, la fatidica richiesta di Dee circa la consegna della miracolosa pietra di proiezione agognatissima, e ciΓ² nondimeno reintegra ab origine la funzionalitΓ  di quel carbone maledetto di Bartlett Green che Dee aveva bruciato, ribadendo implicitamente di non essere il portatore dei decreti afferenti quella fattispecie di segreti superni.

I mesi si susseguono come un’insormontabile fardello sempre piΓΉ nefasto a carico del povero Dee che in seguito all’incontro con l’Angelo Verde, e per il tramite della sua influenza aurica su Kelley, constata di essere vampirizzato a livello psichico e anche finanziario, poichΓ© la costernazione derivante dai fallimenti persistenti nel conseguimento della Grande Opera logora in primis le sue facoltΓ  psichiche e β€œspirituali”; a tacere sul conseguente dispendio di danaro devoluto in tale pratica estenuante di ricerca cosΓ¬ totalizzante e al contempo appunto inconcludente di cui si profitta l’avvoltoio Kelley, che invece acquisisce per osmosi sempre piΓΉ vigore psicofisico e prontezza nel commercio dia-bolico con l’Altrove. La stagnazione satura di nerezza a cui l’inesorabile concatenarsi degli eventi si Γ¨ arenato Γ¨ sommossa dall’inaspettato invito alla magica corte praghese da parte dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo che ovviamente Dee, seppur con qualche perplessitΓ , non declina affatto, anche in virtΓΉ del fatto che ciΓ² lo licenzia da tutte le incombenze, ufficiose o meno, con la regina Elisabetta; frattanto costei, distesa nella sua dorata aviditΓ  di supremazia in tutti i reami dell’esistente, compreso quello β€œspirituale”, non Γ¨ rimasta indifferente ai bizzarri esperimenti alchemici ed evocatori da lui operati nella torre di Mortlake. Per eterogenesi dei fini essa viene incendiata dal popolino superstizioso appena dopo la partenza di Dee: β€œIgne Natura Renovatur Integra”, ovvero dalla catarsi del comburente igneo inestinguibile risorgerΓ  l’autentica Fenice β€œbicipite”, detersa dalle ceneri di tutta la coltre di sozzura incrostatasi a cagione dell’infida influenza di Isais la Nera, ammantatesi nell’illusoria parvenza dell’Angelo Verde.

1583. Praga, palazzo reale Hradschin detto Belvedere. Rodolfo, non certo un pivello sprovveduto nell’indagine delle scienze occulte, ma per l’etΓ  avanzata nemmeno assurto a un elevato rango di dignificazione operativa, alla prima udienza pone in rodaggio l’abilitΓ  del tandem Dee-Kelley nel quintessenziare la tintura permanente in grado di mondare le impuritΓ  di bassa lega dei metalli vili, e trasmutarle nel sostrato propellente da cui estrarre il preziosissimo oro inossidabile. Il fine dell’esperimento Γ¨ pragmaticamente materiale, per rimpinguare le casse del regno; eppure quella potente capacitΓ  magica dimostrata da Kelley in precedenza si rivela un β€œfuoco fatuo”, poichΓ© il prodotto finale fuoriuscito dal crogiolo risulta essere soltanto argento, con ciΓ² a controprova dell’inconsistente (mercuriale) autenticitΓ  dei dettami impartitegli dall’Angelo Verde sempre piΓΉ assente e meno assertivo circa la trasmissione dei supremi segreti alchemici celati nel criptico grimoire facente parte del tesoro di San Dustano. Nella Praga qabbalista dell’epoca di Rodolfo non puΓ² di certo mancare l’incontro con il famigerato rabbino Loew, a cui l’affranto Dee mendica un briciolo di quella Sapienza millenaria e universale come ultimo viatico per β€œsbarcare il lunario”, e il responso quasi oracolare Γ¨ il seguente:

In perfetta sincronia con tale conversazione provvidenziale, Dee si imbatte inoltre nell’emblematico β€œPozzetto d’Oro” (cfr. quello di San Patrizio) Β«ove un bassorilievo di pietra raffigura GesΓΉ vicino al pozzo insieme alla Samaritana. Sulla secchia del pozzo sta scritto: Deus est spiritus, Dio Γ¨ spirito. SΓ¬, Lui Γ¨ lo spirito, non l’oro! L’oro lo brama Kelley, lo brama l’imperatore, l’oro…Β». E la reazione del rabbino quando Dee menziona l’Angelo Verde Γ¨ a tal punto che Β«il rabbino viene preso da un folle accesso di risa. SΓ¬, Γ¨ un riso veramente folle, diverso da ogni riso umano; Γ¨ come lo svolazzare dell’ibis egiziana quando si vede vicino una serpe velenosaΒ». La Fontanella del vero Oro Γ¨ la sorgiva limpidezza del ricettacolo animico lunare-speculare dentro l’antro del nostro Cuore-Cervello allorchΓ© il Fiat Lux dello β€œspirito” solare-demiurgico ne folgora la superficie; la quale, fecondata dal dardo della contemplazione e proiettata sul fondo ultimo dell’ordine naturale, innesca la β€œpiena del Nilo” snodantesi attraverso le spire del serpente (kundalini/phallo), dormiente nell’incoscienza delle profonditΓ  ctonie, e sognante di librarsi in cielo con le ali dell’ibis (logos/semen) in incubazione. 

Le tenaglia impugnata da una parte da Rodolfo e dall’altra dall’Inquisizione non pare allentare la morsa letale sul collo del malcapitato Dee, novello Isacco, e di sua moglie Jane ossessionata da tremende β€œvisioni di fuoco”, oramai abbandonati alla deriva dallo squattrinato Kelley, lo scialacquatore delle β€œpolverine” per egoiche cupidigie di ricchezze che mutano in sintonia con il ritmo altalenante delle apparizioni dell’Angelo Verde, i cui divisamenti incominciano a risultare imperscrutabili pure allo stesso Kelley. La remota risonanza di Isais la Nera, la β€œMadre delle Tenebre”, conduce John Dee nei sotterranei della dimora del dottore di corte Hajek, ove nel corso del tempo si Γ¨ scavato un pozzo provocato dal prolungato riflusso dei vortici d’acqua del fiume Moldova. Dal suo baratro senza fondo, Isais gli si manifesta per la prima volta senza veli in tutta la sua conturbante e insormontabile malia felina nemmeno pareggiabile dall’ardore divoratore della dea leonessa Sekhmet, recando con sΓ© lo specchio smeraldino che Lipotin ha donato a Von Mueller β€œa fondo perduto”.

Dee, mentre subodora quella raggelante folata d’ingordigia sanguinolenta cosΓ¬ primordiale a cui si era consacrato Bartlett Green, Γ¨ perΓ² paralizzato da una sacra mania sciolta da qualsiasi remora o affettivitΓ  umana che lo approssima alla soglia della Morte, tanto che l’apparizione simultanea dell’Angelo Verde si riduce a una scialba emanazione di contorno priva di effetti, come giΓ  si Γ¨ constatato nelle precedenti occasioni. Tuttavia non si scorge impunemente la nuditΓ  della Morte senza comportare un sacrificio umano, e in tale fatale avvenimento Γ¨ la fidente Jane a immolarsi. Prima di gettarsi, apparentemente ad infinitum, nell’impercettibile corrente d’acqua verde tra le nere fauci infernali del pozzo, Jane deve consumare l’irripetibile hierΓ²s gΓ mos (maithuna sessuale tantrico) non con il marito bensΓ¬ in sua vece con Kelley, l’araldo della bestialitΓ  ctonia: l’infrazione della verginitΓ  coniugale Γ¨ il contrassegno (β€œspirituale” e non β€œdemoniaco”) che sancisce l’iniziazione, ovverosia il cambiamento di polaritΓ  della componente passiva lunare-speculare di Jane in attiva solare-demiurgica, estraentesi con opportune rettificazioni dal vigoroso caos elementare degli istinti belluini di Kelley. Il terminus ad quem dell’immolazione Γ¨ il compimento su un piano superiore β€œceleste” dell’eterno femminino β€œdinamizzato” per la missione redentrice dell’Io maschile cristallizzato nel turgore della punta di lancia, epperΓ² esso Γ¨ in trepida attesa di quella propiziatoria spinta eiaculatoria verso l’alto nel Golgota che secreta l’ambrosia della beatitudine e della liberazione. O Devi, la liberazione senza la conoscenza della Shakti (potenza) Γ¨ una semplice burla! 

La costernazione cosΓ¬ smisurata di un Dee oramai sull’orlo della tomba lo risospinge verso la terra natia, alle rovine post-incendio del suo laboratorio alchemico ubicato nella torre del castello di Mortlake. CiΓ² nonostante, pur nella lugubre cornice di uno dei tanti mattini brumosi senza avvenire e che preludia all’imminenza del suo estremo trapasso, spunta un fulgidissimo raggio aurorale che si plasma nella figura del fidente assistente Gardner, giΓ  asceso fra gli adepti dell’aurea catena dei magnifici Superiori Incogniti, come si constaterΓ  in seguito. Egli, vestito di una lunga tunica di lino bianco con stampato sopra il magico vessillo dell’invincibile rosa aurea, dall’alto di tale solenne dignitΓ  conquistata consegna a Dee la punta di lancia, il β€œvademecum” per la piΓΉ dolce perfezione aliena dalle deficienze del corpo materiale, che viene sepolto sotto un rigoglioso roveto aureo presso il cortile del castello trasfigurato in Gan Eden dalla novella β€œvestizione di gloria”. In conclusione dell’itinerario secolare inter-dimensionale si approda definitivamente al piano spazio-temporale di Von Mueller ove ha preso cominciamento. Γˆ proprio grazie alla frauelin Giovanna/Jane Fromm, in preda a una veemente isteria sensitiva quasi β€œmedianica” dinnanzi all’enigmatico astuccio di Tula, che induce il barone a dischiuderlo e a esumare il dodecaedro maledetto di Bartlett Green contenutovi all’interno di un cuscinetto di raso verde. Esso si risintonizza inevitabilmente sull’asse del meridiano, lungo la direzione polare del Regno Verde; e come lo strofinamento (eufemismo erotico) della lampada ridesta il ginn, cosΓ¬ il lisciare l’incisione del simbolo dell’eternitΓ  cinese (le acque) sulla superficie dell’astuccio d’argento suscita l’invadenza provocatoria della principessa russa Lady Chotokalungin, la quale getta l’insidioso quanto vellutato guanto di sfida al gonzo Von Mueller invitandolo in trasferta nella sua misteriosa reggia signorile fuori dalle mura cittadine.

LEGGI ANCHE  Arthur Machen e il risveglio del Grande Dio Pan
Gustav Meyrink, ritratto

L’accoglienza nella dimora lo estrania in un narcotico habitat esotico fuori dal tempo, sovraccarico di preziosissimi oggetti d’antiquariato perlopiΓΉ orientali, soprattutto dei busti militari e delle armi contundenti ad ogni parete, appena rischiarati da magici riverberi crepuscolari verdastri d’ignota collocazione e olezzanti il pungente β€œodor di pantera”. Il manufatto artistico che piΓΉ impressiona il barone, memore dell’episodio di John Dee nel sotterraneo della dimora di Hajek, Γ¨ una statua di Isais in un angolo dell’androne d’ingresso. Essa Γ¨ scolpita nuda con le suadenti fattezze della smaliziata proprietaria nell’attrattiva selenite nera, Γ¨ leontocefala come la furibonda dea della guerra Sekhmet ed Γ¨ colta nell’atto di stringere con il poderoso mordente felino della mano sinistra uno specchio; con la destra invece dovrebbe stringere un’arma contundente che inizialmente non Γ¨ presente, ma poi nel corso della surreale conversazione con Lady Chotokalungin si ri-materializza in una punta di lancia perfettamente combaciante anch’essa di selenite nera. Lady Chotokalungin lo intrattiene con una colta prolusione concernente il perentorio discrimine archetipico frapposto, da un lato, tra Isais la Nera o Venere pontide cosΓ¬ sfrontata e procace nel beffeggiarsi degli umani in preda alla sua irresistibile potenza di graffiante antagonismo sessuale; perΓ² tale brutale potenza marziale puΓ² essere trasmutata in primizia se non Γ¨ generativa. Dall’altro, invece, con la materna Iside egizia che ben piΓΉ si attaglia al ruolo di custode lunare-demetrica della conservazione manifestativa illusoria nell’amorosa procreazione in primis animale e in secundis umana, essendo la nostra specie dotata della duttile e intangibile fiaccola intellettiva oltre il crasso urto mercuriale dei sensi eccitati che divincolano alla coriacea catena delle incarnazioniInteressante quanto ella asserisce:

E ancora ella rivela magistralmente:

John Dee e la Regina Elisabetta

Prima di congedarsi Lady Chotokalungin mostra all’inebetito Von Mueller l’intero inventario della mastodontica armeria casalinga, e per l’appunto si scopre che l’unico oggetto mancante in essa Γ¨ proprio la punta di lancia dell’antenato principe di Galles Roderico Hoel Dhat (β€œil Buono”, nomen omen), di cui ne espone una minuziosa catalogazione; e tra le specifiche spicca il fatto che sia forgiato con una lega d’oro e ferro meteorico, riconvertito poi in pugnale con un manico di fattura moresca riccamente incrostato di alessandrite, di berilli e di tre zaffiri persiani. Si allude, inoltre, ricollegandosi a Teodor Gaertner, al tema dei Superiori Incogniti assai diffuso nel campo d’indagine esoterica. Essi in tutte le tradizioni compongono un’invisibile congrega di anime β€œdisincarnate”, ascese dalla vacuitΓ  presente nell’Abisso annichilatore delle aporie β€œdualiste” consustanziali alla molteplicitΓ  fenomenica, a granitica tutela della re-integrazione individuale degli umani piΓΉ meritevoli per ereditΓ  karmiche eccellenti, e in codesta circostanza la congrega assume il nome emblematico di β€œGiardinieri” appartenenti alla razza degli Elfi Bianchi. 

In tutta la variegata fauna del β€œpiccolo popolo” di creature immaginifiche su altri universi paralleli, gli elfi rappresentano da sempre i detentori della cosiddetta magia bianca declinata, nel loro caso, a differenza degli gnomi grossolanamente aderenti all’ordine tellurico piΓΉ elementare, alla distillazione della rugiada celeste, fertilizzante preferenziale del naturale rigoglio delle vir-tΓΉ a cui Γ¨ deputata ogni creatura vivente, simbolicamente accostabile al meraviglioso florilegio di rose auree sbocciante durante l’Incantesimo del VenerdΓ¬ Santo nel Monsalvat/Glad-hill da riconquistare. Lipotin rispunta invitandolo a un’insolita scampagnata con la sua fidanzata Giovanna e Lady Chotokalungin in un castello alle pendici di un monte, fino ad ora a lui sconosciuto, nominato Elsbethsteine, letteralmente β€œSasso di Elisabetta” (allude proprio all’Elisabetta I regina d’Inghilterra), l’Engel-land o β€œTerra degli angeli” al tempo di Dee/Dhat, e tale sasso Γ¨ alchemicamente la pietra vivente (lapsit exillis) che secerne la salvifica fonte d’acqua celeste di Mnemosyne: la Memoria siderea del nostro autentico Io profondo e assoluto che noi siamo stati e sempre saremo.

Da giorni su tale monte in corrispondenza del cortile del castello si sono attivati dei geyser, per l’appunto getti di vapore sulfureo, che analogicamente fanno riemergere la potenza radicale del menstruum: il nitro incandescente Γ¨ pronto per far fluire in alto le acque verdi del Giordano deterse in sinergia con la simultanea canalizzazione organica degli impeti promiscui non piΓΉ degradanti nell’inerzia coagulante degli inferi in stato vegetativo. Pertanto il risveglio di questi ultimi inediti fenomeni eruttivi sprona l’intera combriccola a recarsi piΓΉ volte in perlustrazione. Alla prima occasione avviene l’incontro, grottesco e al contempo rivelatorio, all’interno dell’ennesima fatidica torre nel castello in rovina, con un vecchio presunto pazzo che asserisce di essere il giardiniere della regina Elisabetta, rimasto fedele alla sua mansione di curare il cortile interno dalle insidie oltre le mura. Nel suo farneticare sono celate delle perle sapienziali:

Poi consegna a Giovanna con nonchalance un pugnale, la punta di lancia dei Dee riconvertita, che corrisponde perfettamente proprio alle specifiche di quello mancante nel lungo catalogo della collezione posseduta da Lady Chotokalungin, la quale, con disappunto rabbioso, percepisce chiaramente di essere stata smascherata come la Nemica in cerca di esso per i suoi fini diabolici. Il secondo, e conclusivo, incontro con il giardiniere avviene solamente tra i due uomini Von Mueller e Lipotin, in assenza, non casuale, delle altre due controparti femminili, che contemporaneamente decidono di avventurarsi in auto verso un altro itinerario letale per entrambe, visto che muoiono in un incidente durante il tragitto. Il giardiniere li conduce nel cortile edenico del castello diroccato: pressochΓ© Γ¨ il medesimo del giardino presso il castello di Mortlake, giΓ  apparso in precedenza in concomitanza con la dipartita terrena di John Dee, e in particolare Γ¨ impressionante la presenza del medesimo roveto di rose auree sotto il quale il giardiniere ha esumato il pugnale. Da un’emblematica β€œfrattura” ad arco nelle mura, su cui il barone riconosce il simbolismo profetico di tre rose auree (bocciolo, semi-dischiusa, rosa sbocciata) a lui giΓ  vagamente note, s’adempie una parziale epifania: Jane/Giovanna, la Janua Vitae, coronata quale sua suprema SophΓ¬a, Γ¨ predisposta a farlo penetrare nell’altra metΓ  dello specchio e conchiudere la perfezione auto-divinificante. 

È un istante sospeso nell’illud tempus che squarcia la lineare consecutio temporum dell’ordinaria concatenazione dei pensieri sovrintesi, e mai direttamente escogitati, dal mentale razionale inferiore; indi per cui la personalitΓ  egoica di Von Mueller s’incrina sinanche a innescare il dissolvimento di qualsiasi discrimine tra realtΓ  e illusione. Lipotin s’eclissa, assieme al giardiniere, mentre il doppio astrale di Lady Chotokalungin ritorna ossessivamente a visitarlo per tre giorni e tre notti, che oramai coincidono, nella propria dimora, cadente a pezzi in simbiosi metamorfica con il suo ego inferiore, mossa dal perfido proposito di sottrargli la punta di lancia di Hoel Dhat e di vanificare cosΓ¬ per sempre il suo tentativo eroico di completare la liberazione dalle grinfie vampiriche di Isais la Nera. 

John Dee

Superata l’ordalia dell’estenuante veglia ininterrotta per codesti tre giorni (nascita-morte-rigenerazione), succulenti di assalti perpetrati attraverso gli stratagemmi sessuali piΓΉ subdoli, che peraltro gli fanno acquisire lo β€œsguardo del drago”, ovvero l’assimilazione senza residuo nell’argento vivo delle acque verdi corrosive, al nostro barone spetta in sorte un’ultima impresa che gli viene impartita dall’amico Teodor Gaertner, adepto dell’Ordine degli Elfi Bianchi. Von Mueller si deve recare di notte nuovamente nel cortile del castello di Elsbethsteine, ma durante la luna piena, e non calante in cui operava sotto l’influsso isiaco, precisamente presso la β€œfrattura” in seno alle mura di fronte al roseto. Oltre di esse, spunta una larva ibrida rassomigliante alla Signora Elsbethsteine/Elisabetta, sebbene in realtΓ , tramite il tempestivo soccorso del Bafometto che sancisce la definitiva coniuctio oppositorum, si riveli essere Isais la Nera la cui ira forsennata scatena un pandemonio pullulante di rettili e altre viscide creature infernali che sconquassano la Terra e il Firmamento.

È la palingenesi macrocosmica che revulsiona la scorza creativa delle caotiche brame irrisolte di quell’unico Testimone, l’Io superiore, ricomparso in tutta la catena di reincarnazioni individuali dal capostipite Hoel Dhat, a John Dee, a John Roger e infine a Von Mueller che appronta il suggello all’intera parabola terrestre, elevando l’Io all’edenico stadio primordiale dell’androginia fra la sua polaritΓ  maschile, il Re Von Mueller/Dee, e l’altra polaritΓ  femminile, la Regina Elisabetta, integralmente inter-compenetrantesi a vicenda senza piΓΉ antagonismo. La totalitΓ  di codesto aggregato bi-univoco conserva pur sempre una dualitΓ  latente non ancora inglobatasi nell’Indifferenziato senza nome o forma oltre la plenitudine dell’Essere manifestativo; a quest’ultimo ulteriore e massimo stadio di immortalitΓ  effettiva, Γ¨ assurta solamente la nostra Jane/Giovanna che ha dilacerato qualsiasi forma di dualitΓ , integrata o meno, assimilandosi a quel Vuoto che Γ¨ consustanziale all’Eterno Femminino.

Rispondi

Scopri di piΓΉ da π€π—πˆπ’ ֎ πŒπ”ππƒπˆ

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere