Alla scoperta dellβopera poetica incompiuta di John Ronald Reuel Tolkien, pubblicata postuma nel 2013, e del suo legame col ciclo arturiano.
di Lorenzo Pennacchi
copertina: James Archer, “La morte di Re ArtΓΉ”
Β
Β« Ma aveva di fronte la morte e le tenebre
prima di aprirsi la strada ed espugnare il suo mondo. Β»
Probabilmente mai come in questo periodo, in Italia, si era parlato di John Ronald Reuel Tolkien. Dalla nuova traduzione prevista per Il Signore degli Anelli, allβuscita del film biografico sulla figura del professore, fino alla serie tv targata Amazon dal budget stellare ma ancora in fase embrionale, la figura di Tolkien occupa un ruolo centrale nel panorama odierno.
Eppure, ci sono ancora molte sue opere che non hanno raggiunto il grande pubblico, rimanendo di dominio di pochi. Una di queste Γ¨ sicuramente La caduta di ArtΓΉ, poema allitterativo rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 2013 dalla HarperCollins. Come di consueto, lβedizione Γ¨ curata dal figlio maggiore di J.R.R., Christopher, il quale ha messo assieme il materiale del padre (comprese le bozze), arricchendolo con contributi notevolmente interessanti. Nel corso di questa trattazione faremo spesso riferimento a questo apparato critico, al fine di inquadrare lβopera tolkieniana nello spazio e nel tempo.

Innanzitutto, una breve premessa. Come emerge dalla famosa lettera inviata allβeditore della Collins, Milton Waldman, scritta verso la fine del 1951, Tolkien, almeno in quegli anni, non Γ¨ particolarmente attratto dal ciclo arturiano:
Β« Inoltre, e qui spero di non sembrare assurdo, fin dalla piΓΉ tenera etΓ sono stato addolorato per la povertΓ del mio amato paese, che non aveva storie proprie (legate alla sua lingua e alla sua terra), non della qualitΓ che cercavo, e trovavo (come ingrediente) nelle leggende di altre terre. Ce nβerano greche, celtiche, romanze, germaniche, scandinave e finlandesi (che hanno avuto molto effetto su di me); ma nulla di inglese, tranne materiale impoverito per libretti popolari. Naturalmente cβera e cβΓ¨ tutto il mondo arturiano, ma malgrado la sua forza Γ¨ naturalizzato imperfettamente, associato con la terra di Bretagna ma non con lβInghilterra; e non sostituisce quello che a me mancava. Da un lato la sua βfantasiaβ Γ¨ troppo esagerata, e stravagante, incoerente e ripetitiva. Dβaltra parte, cosa piΓΉ importante: riguarda, e contiene esplicitamente, la religione cristiana. Β»
Da sincero e profondo cattolico, Tolkien non si scaglia certo contro la fede cristiana in sΓ©, bensΓ¬ contro la sua applicazione alla lettera nel fantastico, in quanto esso deve Β«come tutta lβarte, riflettere e contenere disciolti elementi di veritΓ (o errori) morali e religiosi ma non esplicitamente, non nella forma nota del mondo primario βrealeβΒ». Ma, al di lΓ di questa precisazione, ciΓ² che stupisce in questa lettera Γ¨ la netta critica ad un ciclo che aveva apprezzato e rielaborato tempo prima.
Nella sua Prefazione, Christopher sottolinea come nelle carte del padre non ci sia alcuna indicazione riguardo agli aspetti temporali del lavoro. La sua ricostruzione lo colloca tra il 1931 e il 1934, dopo aver completato la Leggenda di Sigurd e GudrΓΉn e aver interrotto la composizione su Beren e LΓΊthien. Le motivazioni dellβabbandono dellβopera sarebbero del tutto contingenti: dagli impegni accademici derivati dalla sua posizione di professore ad Oxford, alle necessitΓ legate alla famiglia. Impedimenti che aumenteranno dal 1937 con la pubblicazione de Lo Hobbit e il crescente intento da parte del professore di creare una propria mitologia. Ad ogni modo, il passo del 1951 appena riportato potrebbe far presagire ulteriori ragioni, strettamente contenutistiche.

Prima di presentare la struttura e il contenuto del poema tolkieniano Γ¨ necessario ripercorrere brevemente la natura del ciclo arturiano nella storia, come fa abilmente Christopher nel suo apparato critico. La natura di questa mitologia Γ¨ indubbiamente complessa e la stessa ricostruzione necessita di essere riletta piΓΉ volte, visti i molteplici punti di incontro e scontro tra le varie versioni. Sintetizzando si possono riconoscere nella storia due tipi di approcci verso ArtΓΉ e il suo mondo: quello cronachistico e quello romantico.
ChrΓ©tien de Troyes Γ¨ indubbiamente il massimo esponente di questβultimo filone. I suoi romanzi cortesi, scritti nella seconda metΓ del XII secolo, hanno contribuito a creare lβimmaginario arturiano ad oggi sicuramente piΓΉ diffuso, ovvero quello di una vita di corte stereotipata, ricca di, come evidenziano Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco, Β«nobili sentimenti, di cavalieri erranti, in cui rifulgono βle cortesie, lβaudaci impreseβ di prodi personaggi senza macchia e senza paura, un mondo fiabesco e intriso di magiaΒ». Di questa narrazione nel poema tolkieniano non cβΓ¨ alcuna traccia. Del tutto differente il primo approccio, cronologicamente precedente e tipicamente anglosassone, a cui Tolkien si rifΓ chiaramente. Continuano i due critici:
Β« LΓ¬ le vicende sono molto piΓΉ sanguigne e violente, le passioni piΓΉ torbide, i personaggi agitati da sentimenti ben piΓΉ terreni della concezione astratta dellβonore. Gli obiettivi sono assai piΓΉ concreti della conquista di un mitico e inafferrabile Graal: sono il potere, la ricchezza, il dominio, le donne non come visioni da riverire ma come oggetti sessuali di cui godere. Meno delicatezza e idealizzazione trobadorica, piΓΉ cruda realtΓ dellβalto Medioevo. Β»
Il fondatore di questa corrente Γ¨ Goffredo di Monmouth con la sua Historia Regum Britanniae, pubblicata intorno al 1136. Quella della Historia Γ¨ una cronaca pseudo-storica delle vicende dei britanni (ovvero i celti, piΓΉ o meno romanizzati a seconda dei periodi) nel corso di novecento anni. Il ciclo arturiano, che occupa un ruolo molto rilevante, Γ¨ collocato nel V secolo, nellβultima fase dellβImpero, quando le legioni romane hanno giΓ abbandonato la regione.
ArtΓΉ, a seguito della morte del padre Uther Pendragon, diviene re dei britanni e fa fronte alle scorrerie delle popolazioni barbariche nella sua terra. Il giovane sovrano non si limita a sconfiggere i sassoni, i pitti e gli scoti in Britannia, ma avvia una campagna di conquista nelle terre circostanti (Irlanda, Islanda, Norvegia, Danimarca, Gallia), sottomettendole una ad una nel corso degli anni. Infine, la sfida a Roma, muovendo contro lβimperatore Lucio Hibero, Β«affidando la difesa della Britannia, in sua assenza, alle mani del nipote Mordred e della regina GinevraΒ». Sconfitto Lucio, ArtΓΉ Γ¨ deciso a marciare su Roma, ma Γ¨ costretto a tornare in Britannia, a causa dellβusurpazione del trono da parte di Mordred e del suo adulterio con Ginevra. Conclude Cristopher:
Β« Nello scontro finale, Mordred e Gawain sono uccisi e ArtΓΉ viene mortalmente ferito. Di Ginevra si dice soltanto che, in disperazione, fugge a Caerleon e si fa suora. Quanto ad ArtΓΉ, viene trasportato nellβisola di Avalon per essere curato delle sue ferite. Di Lancillotto, nella Historia Regum Britanniae non si fa menzione. Β»
Lβimpianto di Goffredo viene ripreso da numerosi autori, che adattano gli avvenimenti a loro piacimento. CosΓ¬ fa sir Thomas Malory nel XV secolo nel suo The Death of Arthur. Lβelemento centrale dellβopera, che segna la discontinuitΓ rispetto alla Historia, Γ¨ rappresentato dalla presenza di Lancillotto e della sua intricata vicenda, in una maniera, perΓ², del tutto differente da quella avanzata nei romanzi cortesi di ChrΓ©tien de Troyes: non un nobile cavaliere, ma un rude guerriero.
Un fedele servitore del re, talmente innamorato di Ginevra, perΓ², da commettere adulterio e generare una faida atroce con Gawain a seguito dellβuccisione dei suoi fratelli (Gareth e Gaheris) durante il sanguinoso salvataggio della regina condannata al rogo. Lancillotto viene esiliato dal re, ma il motivo principale Γ¨ determinato dallβira di Gawain, che giura vendetta. Eppure, Γ¨ proprio Gawain, pentito in punto di morte, ad invocare il ritorno di Lancillotto in difesa del suo re contro lβusurpatore. Ma lβesule accorre troppo tardi: lβultimo fatale scontro tra ArtΓΉ e Mordred Γ¨ giΓ avvenuto. La vicenda si chiude con il drammatico abbandono tra Lancillotto e Ginevra, nonchΓ© con la loro solitaria morte.

Senza questa basilare contestualizzazione la comprensione de La caduta di ArtΓΉ puΓ² essere unicamente superficiale. Suddiviso in cinque canti, il Β«poema entra subito in medias res, senza premesse nΓ© introduzioniΒ»:
Β« Si volge a oriente ArtΓΉ, movendo guerra
su le brughiere vaste e desolate,
passato il mare va verso la terra
dei Sassoni a difendere ciΓ² che resta
dellβimpero di Roma. Β»
Γ evidente come Tolkien riprenda lβimpostazione di Goffredo, ma ne capovolga del tutto le finalitΓ : ArtΓΉ Γ¨ difensore e non piΓΉ nemico di Roma, esplicito continuatore del cristianesimo romano contro il paganesimo dei barbari. Γ una posizione che, a ben vedere, si pone come antitetica a quella presentata nella lettera citata precedentemente, in quanto qui il professore fa sua e rafforza quella tendenza che criticherΓ un ventennio dopo. Come di consueto, invece, la dimensione simbolica viene accentuata e la figura del re si pone come argine ai mutamenti del mondo, talmente evidenti da essere colti anche da Mordred, freddo calcolatore, alleatosi con i sassoni invasori per usurpare il trono:
Β« Si volgono i tempi;
lβOccidente svanisce, e sβalza un vento
dallβOriente che incombe. Il mondo trema.
Dalle acque profonde risalgono nuove maree.
Solo un uomo senza paura, falso o fedele,
saprΓ cavalcare le rapide, afferrando tra le rovine,
la gloria e il potere. Questo Γ¨ il mio intento.
E tu /Ginevra/ giacerai al mio fianco, o schiava o signora,
che tu voglia o non voglia, o sposa o soggetta.
Sei tu il tesoro che prendo. Avanti il ruinar delle torri
E il rovesciarsi dei troni, questa mia sete
Io devo estinguere. Poi sarΓ² re, e coronato con lβoro. Β»

La narrazione principale, segnata dalla spedizione di ArtΓΉ nelle terre dei sassoni e dalla contemporanea invasione dei barbari in Britannia, che porta il re e il fedele Gawain (Β«il bastione e la rocca dβun mondo che ruinaΒ») a mettersi sulla via del ritorno per dar battaglia allβusurpatore, Γ¨ intervallata dal terzo canto (il primo ad essere stato scritto), incentrato sulla figura di Lancillotto, colui che Β«aveva tradito il suo re cercando lβamore, e abbandonando lβamore non aveva riavuto il suo reΒ» e ora in esilio.
Per questβaspetto, Tolkien si rifΓ allβopera di Malory, ma ne semplifica notevolmente lo sviluppo, escludendo del tutto lβimplicazione di Gawain (nonostante Gaheris e Gareth vengano comunque uccisi da Lancillotto). Con la sua assenza Β«unβintera dimensione Γ¨ rimossa. Lβabisso apertosi fra re ArtΓΉ e sir Lancillotto assume contorni piΓΉ definiti, e appare impossibile da colmareΒ». Saputo del tradimento di Mordred, lβanima di Lancillotto Γ¨ straziata e i suoi pensieri contrastanti:
Β« Ed a metΓ sperava ed a metΓ temeva
dβesser chiamato in soccorso subito e senza esitare
in nome dellβantica e franca alleanza
di Lancillotto con ArtΓΉ suo signore.
Ed a Ginevra ancora volgeva il suo pensiero in tormento. Β»
La stessa regina non Γ¨ un personaggio affatto lineare, venendo presentata come una Β«signora spietata, bella come donna fatata e dalla mente crudele che avanzava nel mondo per la rovina degli uominiΒ», capace di divenire indifferente a Lancillotto dopo il suo impetuoso salvataggio e in grado di fuggire persino alla prigionia di Mordred. Nel frattempo ArtΓΉ Γ¨ tornato e dΓ battaglia allβusurpatore sulla costa. La scena Γ¨ dominata da Gawain:
Β« La sua gloria splendeva
come il sole a Mezzogiorno, fulgida e immacolata
davanti ai volti degli uomini, innalzata al suo sommo,
prima del tramonto e caduta. Me era in attesa il destino.
La marea nuovamente volgeva. Assi spezzate,
uomini morti e annegati, paurosi relitti,
furono lasciati a marcire lungo spiagge infinite;
dalle acque affioravano scogli coperti di sangue. Β»
Con queste parole si chiude il quarto canto, a cui seguono una sessantina di versi di riflessione da parte di ArtΓΉ, intenzionato a rimandare lo scontro decisivo con Mordred, prima che il poema venga bruscamente interrotto. Le questioni destinate a rimanere in sospeso sono molteplici: dalla fuga di Ginevra al possibile ritorno di Lancillotto, dallβesito della guerra al destino dei personaggi. Nonostante la sua parzialitΓ , perΓ², lβadattamento tolkieniano del ciclo arturiano merita di essere letto, possibilmente in lingua originale, per apprezzarne lo stile allitterativo tipico della poesia in inglese antico, a cui Christopher dedica un intero contributo critico, ma su cui non ci sembra opportuno soffermarci in questa sede.

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