La dimensione del fantastico Γ¨ sempre esistita. NellβantichitΓ , attraverso il ricorso a miti, saghe, leggende e cosmogonie, gli esseri umani hanno plasmato le proprie convinzioni e motivato le loro azioni. Oggi il fantastico continua a permeare la vita e lβinconscio collettivo dellβuomo, esprimendosi con mezzi certamente diversi ma sempre capaci di magnetizzare le nostre bussole interiori. Lovecraft, Machen, Meyrink, Smith e Tolkien sono cinque autori paradigmatici di questo genere, finalmente presentati in tutta la loro dignitΓ letteraria e filosofica nel nuovo saggio edito da GOG edizioni.
di Lorenzo Pennacchi
introduzione al libro “Oltre il reale”, GoG Edizioni, Roma 2020
copertina con immagine alternativa, realizzata da Marco Sabbatani
La Fantasia Γ¨ una naturale attivitΓ umana.
Certo, essa non distrugge e neppure offende la Ragione,
e non smussa neanche lβappetito per,
nΓ© oscura la percezione della, veritΓ scientifica.
Al contrario. Quanto piΓΉ la ragione Γ¨ acuta e chiara,
tanto meglio opererΓ la fantasia.
CosΓ¬ nella conferenza Sulle Fiabe, tenuta nel marzo 1939 alla St. Andrews University, Tolkien definiva la propria visione del fantastico, concepito non solamente come mezzo di riscoperta, evasione e consolazione, ma anche e soprattutto in quanto incantesimo, realizzato mediante lβautentica arte sub-creativa, che Β«produce un Mondo Secondario nel quale sia lβartefice che lo spettatore possono entrareΒ». Una vera e propria abilitΓ elfica in grado di superare la realtΓ , attraversandola e non semplicemente rigettandola. Similmente, nel 1934, in Alcuni appunti sulla narrativa interplanetaria, Howard Phillips Lovecraft aveva sostenuto che Β«situazioni e avvenimenti inverosimili [β¦] debbono superare lβhandicap di essere incredibili; e superarlo Γ¨ possibile soltanto mediante un accurato realismo in ogni altro aspetto della storia, in aggiunta alla graduale e sottilissima creazione di unβappropriata atmosfera emotivaΒ».
La dimensione del fantastico Γ¨ da sempre presente nella vita umana. NellβantichitΓ , attraverso il ricorso a miti, saghe e leggende gli esseri umani hanno plasmato le proprie convinzioni e motivato le loro azioni. Nella modernitΓ questa spinta propulsiva non si Γ¨ affatto esaurita, articolandosi in riferimento a societΓ piΓΉ dinamiche e meno organiche. Ad oggi il fantastico invade lβimmaginario collettivo: i prodotti fantastici si trovano quotidianamente nelle librerie, nei cinema e nelle case. Parallelamente a questo approccio di consumo del genere, scaturito da motivazioni generalmente ludico-economiche e caratterizzato da una ricezione spesso passiva dei contenuti, si stanno sempre piΓΉ diffondendo analisi critiche profonde attorno a determinati autori, creatori di universi altri, ma non per questo distanti dalla realtΓ .
Del resto, ieri come oggi, Β«mancanza di sinceritΓ , convenzionalitΓ , banalitΓ , artificiositΓ , false emozioni e puerile stravaganza regnano incontrastate in questo genere sovraffollato, cosicchΓ© soltanto pochissime opere possono rivendicare una vera maturitΓ Β». Relazionarsi autenticamente con questi demiurghi significa, infatti, entrare in piani secondari, fittamente oscuri o colmi di speranza a seconda dei casi, per uscirne rafforzati, tanto da poter proiettare quelle esperienze e tematiche appena acquisite nel mondo primario. Allo stesso tempo le loro opere richiedono al lettore la propensione allβevasione, come momento essenziale dellβautentica ricerca. Scrive ElΓ©mire Zolla:
Β« Uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli Γ¨ lβatto piΓΉ bello che si possa compiere. Quasi nemmeno ci rendiamo conto delle nostre tacite obbedienze e automatiche sottomissioni, ma ce le possono scoprire, dandoci un orrore salutare, i momenti di spassionata osservazione, quando scatta il dono di chiaroveggenza e libertΓ e per lβistante si Γ¨ padroni, il destino sta svelato allo sguardo. Β»

Γ alla luce di questa tensione oltre il reale che si Γ¨ sviluppata lβidea del presente volume, che si propone di presentare cinque pilastri (tra i diversi possibili) del fantastico contemporaneo, vissuti tra il finire dellβOttocento e buona parte del Novecento. Ognuno dei seguenti saggi mette in relazione un autore con un relativo tema chiave nella propria opera. Si tratta dunque di una raccolta dal contenuto eterogeneo, plasmata e presentata formalmente secondo canoni comuni, attraverso una narrazione tecnica, ma non necessariamente specialistica.
Andrea Scarabelli ci guida attraverso gli incubi cosmici di H. P. Lovecraft, evidenziando la capacitΓ del sognatore di Providence di conciliare elementi apparentemente inconciliabili. Su tutti, il rapporto tra mito e scienza, sviluppato fortemente nella dimensione del sogno e risolto in quello che Michel Houellebecq definisce terrore rigorosamente materiale. Siamo di fronte ad un topos ricorrente nella narrativa lovecraftiana, rintracciato, ad esempio, nellβepilogo de Alle Montagne della Follia:
Β« [Γ]Β assolutamente necessario, per la pace e la salvezza dellβumanitΓ , che alcuni degli angoli piΓΉ oscuri e sepolti della terra e delle sue abissali profonditΓ rimangano inviolati; altrimenti orrori che dormono si sveglieranno a nuova vita, e incubi sopravvissuti in modo proibito strisceranno o nuoteranno dai loro neri rifugi per rinnovare e ampliare le loro conquiste. Β»
Francesco La Manno ripercorre i quattro cicli principali di racconti di Clark Ashton Smith, mettendone in luce i riferimenti decadentisti. Poeta, scultore e scrittore, tra i massimi esponenti dello sword and sorcery, ma scarsamente considerato dalla critica per lungo tempo, Smith sta vedendo riconosciuto il suo valore soprattutto in questi ultimi anni. Eppure, giΓ nel 1923, il suo amico, nonchΓ© corrispondente, Lovecraft ne tesseva le lodi:
Β« Il signor Smith Γ¨ relativamente poco noto al di fuori dellβambiente californiano a causa dei gusti dβun pubblico che diffida della bellezza e delle avventure dello spirito. Ebony and Crystal rappresenta il coraggioso rifiuto dβun artista di un mondo di macchine e di registratori di cassa, di complessi freudiani e di test Binet-Simon e che ha scelto reami dβintensa e iridescente bizzarria al di lΓ dello spazio e del tempo, eppure veri come qualunque altra realtΓ oggettiva perchΓ© tali li hanno resi i sogni. Il signor Smith sβΓ¨ sottratto ai feticci della vita e del mondo e ha intravisto la perversa, titanica bellezza della morte e dellβuniverso; servendosi dellβinfinito per creare i propri sfondi e registrando con reverente timore i capricci di soli e pianeti, di dΓ¨i e di demoni, e di ciechi orrori amorfi che infestano giardini di fungositΓ policrome piΓΉ remoti di Algol e dβAchemar. Γ un cosmo di vivida fiamma e di glaciali abissi quello che egli celebra, e il rigoglio dai colori sgargianti con cui lo popola non deriva da nientβaltro se non dal genio piΓΉ vero. Β»
Nel terzo contributo (Lorenzo Pennacchi) viene ricostruita la stratificata e complessa visione ecologica di John Ronald Reuel Tolkien. Il saggio ripercorre i riferimenti ecologici nelle principali opere tolkieniane, alla luce della (modesta) letteratura critica in merito, dominata dal monumentale testo di Matthew Dickerson e Jonathan Evans, nella cui introduzione viene rintracciata una concezione ambientale profonda caratterizzata da Β«una forte base filosofica e teologica, unβimmagine creativa globale di cosa essa dovrebbe essere quando espressa, un potente rimando di cosa la vita sarebbe se tale visione venisse respinta, e delle implicazioni pratiche per la vita quotidiana di tutti noiΒ».
Successivamente Marco Maculotti ci conduce nella sfera del perturbante di Arthur Machen, dominata dallo spettro dellβatavismo. Attraverso i riferimenti a gran parte dellβopera dellβautore gallese, anche lui fortemente stimato da Lovecraft, viene presentata la sua mitopoiesi dellβorrore, dominata dalla scomparsa delle individualitΓ , dal crollo dei confini e delle forme, dalla cosiddetta regressione protoplasmatica, cosΓ¬ espressa nel suo primo capolavoro Il Grande Dio Pan:
Β« Inoltre, dinanzi ai miei occhi si ripetΓ© tutta lβopera per mezzo della quale lβuomo venne creato. Vidi la sagoma oscillare da un sesso allβaltro, separandosi da se stessa e infine riunendosi. Quindi vidi il corpo discendere allo stato bestiale da cui si era elevato e ciΓ² che stava allβapice sprofondare sul fondo, fin nellβabisso assoluto dellβessere. Il principio della vita che crea lβorganismo rimaneva immutato, mentre la forma esteriore mutava. Β»
Roberto Cecchetti indaga la dimensione onirica, gli elementi alchemici e il carattere occulto di Gustav Meyrink. Qui Lβangelo della finestra dβOccidente, lβultimo grande romanzo dellβesoterista austriaco, dialoga con diverse personalitΓ , tra cui soprattutto Jung. Del resto, il legame tra i due autori Γ¨ noto. Con le parole di Piero Cammerinesi, diremmo che quelli di Meyrink Β«sono romanzi alchemici, come Carl Gustav Jung ebbe ad affermare. [β¦] Ci parlano dellβAltra Parte, di quel Mondo Spirituale di cui Meyrink non mostrerΓ mai di dubitare, considerandolo non meno reale del mondo dei sensiΒ». Una dimensione spiritica, iniziatica e quanto mai salvifica, come ebbe modo di sperimentare in prima persona. Β Β
Infine, Adriano Monti Buzzetti ripercorre la storia della narrativa fantastica moderna, in riferimento agli eterogenei percorsi intrapresi dal romanzo fantastico a partire dal XVIII secolo. Una postfazione che si pone sulla stessa lunghezza dβonda di queste poche righe, tese a rivendicare lβassoluto punto di contatto tra gli universi altri e la realtΓ , ma anche a rimarcare lβimprescindibile anelito al superamento della condizione presente (materiale, psichica, spirituale) manifestato da tali creazioni artistiche. Il fantastico si configura cosΓ¬ come un antidoto allo spirito di gravitΓ , forza che limita tanto lo Zarathustra di NietzscheΒ quanto tutti coloro che hanno bisogno di guardare il reale da altre prospettive:
Β« Adesso sono lieve, adesso io volo, adesso vedo al di sotto di me, adesso Γ¨ un dio a danzare, se io danzo. Β»

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