Andiamo alla scoperta dell’origine della popolazione dei Siculi, dall’etΓ del bronzo a quella del ferro, mediante la lettura sinottica dei testi antichi in lingua greca e latina, l’analisi linguistica e i ritrovamenti archeologici.
di Alessandro Bonfanti
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Da poco piΓΉ di una decina di anni mi occupo del problema ”Siculi” all’interno del quadro etnografico e culturale della compagine preistorica e proto-storica della Sicilia. Pochi archeologi, assieme ad un numero ancor piΓΉ ristretto di antropologi, si sono interessati alle prische popolazioni siciliane dell’etΓ del Bronzo e della prima etΓ del Ferro, traendo molto spesso conclusioni sin troppo superficiali e senza alcuna obiettivitΓ scientifica che desse una precisa descrizione dell’oggetto della ricerca ed allo stesso tempo desse nuovi impulsi a nuove indagini sul campo. Bene, non Γ¨ stato cosΓ¬ per me. Quel poco che ho letto sui saggi finora editi e disponibili nelle accademie universitarie non hanno mai soddisfatto la mia curiositΓ scientifica, sebbene sia stata proprio la sciatta faciloneria di questi studiosi a farmi prendere l’iniziativa di dar vita a questo grande lavoro di ricerca, chΓ© a tutt’oggi non puΓ² dirsi definitivamente concluso, nonostante gli esiti siano stati sempre positivi, copiosi di dati al punto di permettermi di ricostruire con tanta meticolositΓ la profonda spiritualitΓ e la straordinariamente vivace cultura delle genti anelleniche (o pre-greche) della Sicilia: ovvero Siculi, Sicani ed Elimi.
Quando si sente parlare di ”Siculi”, tutti, soprattutto in non siciliani, pensano sempre al clichΓ© proposto per il ββsicilianoββ di fine ottocento: un ometto di complessione bruna, spesso basso di statura, con capelli e baffoni corvini, la tipica coppola, lupara a tracolla, che avanza per un sentiero arido al suono del marranzano tra piante di fichi d’India ed erbacce secche ingiallite dal sole rovente. Questo ”tipo” Γ¨ ormai nell’immaginario collettivo di tutto il mondo a causa di una pessima pubblicitΓ che niente ha a che fare con la realtΓ : basta notare quanto siano diffusi i capelli biondi e gli occhi chiari; cosΓ¬ come il marranzano Γ¨ un antichissimo strumento di origine nordica presente nella musica popolare scandinava, celtica e slava; cosΓ¬ come i fichi d’India provengono dall’America centrale e sono dunque una recente importazione, e cosΓ¬ ancora come tante altre piante presenti nell’isola. Nei film spesso Γ¨ proposto proprio questo fenotipo e molto spesso gli attori non sono siciliani, per non parlare poi dei souvenirs, quelli che riproducono ”u siculu”, i quali non servono tanto a stimolare la pessima capacitΓ di osservazione di quei turisti giunti nell’isola per cogliere e vivere quanto ci sia di reale in tutto ciΓ², ma addirittura infirmano con la loro irrealtΓ figurativa quanto giΓ nella mente di costoro Γ¨ stato distorto dalla fantasia degli alloctoni.
Tutti infatti pensano che ”Siculi” siano tutti i siciliani, in maniera indistinta, sebbene nessuno, e neanche molti tra gli isolani, sappia chi fosse stata questa popolazione che diede il nome attuale alla nostra meravigliosa isola. Si parla infatti di Sicilia greca, di Sicilia romana, di Sicilia bizantina, di Normanni, Svevi, Aragonesi e cosΓ¬ via, ma quasi mai di coloro che molto tempo prima hanno abitato quest’isola, dandole il nome di Sikelia ”Sicilia” (forma ellenica attestata, di certo riconiata sul coronimo siculo Sikulia) e, ahimΓ©, anche se impropriamente, agli abitanti attuali considerati ”Siculi” e non propriamente ββSicilianiββ. Io cercherΓ² di spiegare succintamente chi erano i Siculi, chi i Sicani, chi gli Elimi, chi i Sicelioti ed infine chi sarebbero dunque i Siciliani attuali. Il mio lavoro si Γ¨ basato principalmente sulla lettura sinottica dei testi antichi in lingua greca e latina (ossia una lettura condotta contemporaneamente su diversi testi posti l’uno accanto all’altro per svolgere un immediato confronto): direttamente Storie o Guerra del Peloponneso di Tucidide (V sec. a.C.), AntichitΓ romane di Dionisio di Alicarnasso (I sec. a.C.), Biblioteca storica di Diodoro Siculo (I sec. a.C.); indirettamente, tramite i testi giΓ summenzionati, SikelikΓ o Fatti di Sicilia di Antioco di Siracusa (V sec. a.C.), SikelikΓ di Filisto di Siracusa (IV sec. a.C.), ed ancora SikelikΓ di Timeo di Tauromenio (III sec. a.C.) detto il ββdetrattoreββ; e poi leggendo ancora lβEneide di Virgilio, il poeta ββarcheologoββ nel vero senso della parola, cosΓ¬ come molti altri testi ancora. A seguire ho confrontato le letture sinottiche con i dati ricavati dalle analisi del materiale archeologico; poi ho proceduto con l’analisi linguistica ed infine con l’analisi antropologica, la piΓΉ difficile ma anche la piΓΉ soddisfacente. Tutto questo mi ha permesso di fare una ricostruzione dei popoli pre-greci siciliani dell’etΓ preistorica e proto-storica molto accurata, sebbene, aggiungo, sia sempre avido di molte altre scoperte. Da indoeuropeista posso dire che Γ¨ stato un lavoro molto impegnativo, quello della decifrazione delle lingue dei Siculi, degli Elimi e dei Sicani (questi ultimi non hanno lasciato testi scritti ma molti toponimi ed idronimi), alla fine del quale perΓ² ho visto uno dei miei sogni realizzarsi: la classificazione di altre tre lingue di filiazione schiettamente indoeuropea e la loro sistemazione all’interno dell’albero genealogico. Tutto questo Γ¨ ovviamente presente nei miei due lavori giΓ richiamati nel precedente articolo, rispettivamente Siculi: popolo Ario venuto dal Nord (ovvero Historia Siculorum) e Siculi indoeuropei. Le origini nordiche dell’ethnos, tomi I-II.
I Siculi erano una popolazione di stirpe indoeuropea e di ceppo proto-illirico, la quale nella lontana etΓ della pietra, intorno al IV millennio a.C. era ancora un tutt’uno con le altre genti proto-illiriche stanziate nel centro dell’Europa, molto sopra il corso medio del Danubio, nell’area centrale e meridionale situata tra i fiumi Elba e Vistola, confinando con altri macro-gruppi indoeuropei, precisamente con quello da cui emersero i proto-Latini, gli Osco-umbri ed i Veneti (Paleoveneti o Venetici) ad Ovest, con quello da cui emersero gli Elleni, i Macedoni ed i Frigi ad Est e Sud-Est, con parte del gruppo celtico (al tempo proto-celtico) e parte di quello germanico a settentrione (che con quello proto-celtico e poi ur-celtico ha avuto una lunga ed intensa osmosi), e subendo anche qualche processo osmotico culturale con il gruppo indoeuropeo definito ”Altoeuropeo” o ”Paleoeuropeo” od ancora ”Indoeuropeo A”, a cui appartenevano invece i Sicani, conterranei dei Siculi anche in tempi molto posteriori (a partire dal 1270/1250 a.C. in Sicilia). Con quest’ultimo gruppo, l’influenza era comunque ostacolata dal corso danubiano, poichΓ© questo gruppo di origine carpatica detto ”A” si estendeva a quei tempi a partire dalla riva meridionale del fiume. Tutto questo si evince non soltanto dalle analisi antropometriche, ma anche e soprattutto dalle analisi fonetiche che caratterizzano la lingua dei Siculi (metodo delle aree laterali, glottocronologia attraverso analisi fono-componenziale, rilevazione delle isoglosse primitive e dunque nellβindividuazione dei foni originari: ovvero il trattamento delle sonanti, le catene di spinta e trazione fonetiche, rotazioni consonantiche, rilevamento delle laringali originarie con ricostruzioni dei sistemi vocalici primitivi etc.).
Questo gruppo di proto-Illiri, crescendo in numero, abbandonarono le loro sedi ancestrali centro-europee, attraversando il Danubio nel suo medio corso, nella regione dell’attuale Ungheria, riversandosi nei Balcani alla fine del IV o agli inizi del III millennio a.C., occupando cosΓ¬ tutta la penisola sino all’estremitΓ della Grecia conosciuta in epoca storica con il nome di Peloponneso. Si crearono molte tribΓΉ a partire dalle propaggini piΓΉ settentrionali della penisola balcanica, tra le quali vi erano i Liburni, i Siculi, gli Ausoni, i Dauni, i Peucezi, i Messapi, i Caoni, i Coni, i Pelasgi e gli Enotri. I Liburni ed i Siculi, vicini e parenti piΓΉ stretti dei primi, occuparono rispettivamente le sponde e l’entroterra della Dalmazia, precisamente i territori dall’attuale Slovenia all’Albania, seguiti in successione dai Dauni, poi dai Peucezi (questi accolsero parte degli Enotri una volta giunti in Italia), i Caoni, i Coni, gli Ausoni, i Pelasgi (questi giunti fino in Grecia), i Messapi ed infine gli Enotri, i quali ebbero un’estensione massima dall’Epiro fino al Peloponneso. Non molto tempo dopo, carestie ed altre calamitΓ spinsero una parte di tutte queste tribΓΉ verso la costa prospiciente bagnata dal Mar Adriatico, ossia la nostra penisola. Prima giunsero gli Ausoni, nella seconda metΓ del III millennio a.C. dalla costa Sud-orientale, spingendosi fino all’attuale Lazio, sicchΓ© l’Italia fu denominata Ausonia; poi giunsero i Siculi assieme ai Liburni nel centro peninsulare, tra Emilia-Romagna, Umbria e Marche, intorno agli inizi del II millennio a.C.; poi ancora gli Enotri, i quali giunsero intorno al XVII sec. a.C. sempre da Sud-Est e ricacciando gli Ausoni piΓΉ a settentrione, nella Campania e nel Lazio principalmente, e dando una nuova denominazione a quell’area, ossia Enotria. I Pelasgi furono gli ultimi ad arrivare, agli inizi della seconda metΓ del II millennio a.C., giungendo dapprima alle foci del Po, percorrendo gran parte della penisola seguendo gli Appennini in direzione Sud ed unendosi a gruppi proto-latini dei centri terramaricoli, con i quali cacciarono via i Siculi ed i Liburni da quei territori, facendo salpare via i Liburni e respingendo piΓΉ a Sud nel Lazio i Siculi.

I Siculi intrapresero la fuga per la salvezza, trovando l’ostilitΓ di molte altre tribΓΉ, soprattutto osche (gli eredi della Cultura delle tombe a fossa), giungendo infine nel territorio dei loro cugini Enotri, i quali li accolsero. LΓ¬, nell’attuale Calabria, i Siculi divennero numerosi e molto potenti, al punto che un loro re, il cui nome era Italo ”Torello”, prese possesso di tutta la Enotria e che dopo la sua morte fece cadere in odio tutto il suo popolo tra gli Enotri, al punto che dovettero fuggire nuovamente in Sicilia (ricordo sempre che lβantroponimo Italos, detto cosΓ¬ alla greca, Γ¨ attestato solo nelle iscrizione sicule, e mai rinvenuto nelle terre enotrie, dalla Basilicata alla Calabria, ragion per cui vide bene il buon Tucidide [2] nelle origini sicule e non enotrie di Italo [1]). Era questo l’anno 1270 a.C. ed i Siculi, ”un grande esercito”, cosΓ¬ come specifica Tucidide, conquistarono tutto il settore orientale dell’isola, dando vita alla Sikelia, ossia la ”Terra dei Siculi”, devastando e respingendo con una lunga e sanguinosa guerra i Sicani [3], quel gruppo paleoeuropeo (dunque sempre indoeuropeo) che si era insediato nell’isola intorno alla seconda metΓ del III millennio a.C., fuggendo anch’esso dall’Italia (e non dall’Iberia) a causa dell’arrivo degli Ausoni [4]. In Sicilia giunsero poco dopo gli Elimi, sempre di stirpe proto-illirica, perchΓ©, come i Morgeti, erano il risultato di una frammentazione del gruppo enotrio, tra i quali confluirono per sinecismo altri elementi etnici, come una piccola parte dei Sicani e una grossa parte di Elleni (precisamente quegli Elleni di ceppo acheo che presero possesso nel Bronzo medio della roccaforte anatolica, quella Wilusa che poi divenne nota con il nome di Troia, essendo lβIliade la narrazione di uno scontro avvenuto nel Bronzo finale tra due gruppi achei, lβuno della madrepatria, lβEllade, lβaltro della colonia anatolica nella Troade). I Sicani, strano a dirsi, sono stati confinanti dei Siculi non solo nel cuore dell’Europa in tempi molto remoti, ma anche, sebbene in piccolissima parte, nella stessa penisola balcanica (ove permangono non poche tracce toponomastiche nellβattuale Slovenia) ed infine in Sicilia. Tutto questo Γ¨ difficile, veramente molto difficile, da intuire a prima lettura dalle fonti storiche, soprattutto se sono lette singolarmente e senza conoscere bene la lingua greca e quella latina.
Tutti gli storici ci forniscono notizie discordanti, alcune apparentemente inverosimili ma reali, altre ancora credibili ma invero false. Esso Γ¨ tutto un puzzle che per completarlo mi ci sono voluti molti anni e soprattutto molto rigore scientifico. In questa ricerca ho usato un’infinitΓ di dati provenienti da diverse branche scientifiche, non solo dalla filologia dunque, per ricostruire bene le fonti antiche, ma molto dall’antropologia fisica e dalla glottologia. Posso addurre un semplice esempio. Tucidide (storico ateniese del V sec. a.C.) sosteneva che i Siculi provenissero dall’Italia e che fossero diversi dagli Enotri, che i Sicani fossero di origine iberica e che gli Elimi fossero un gruppo di Troiani e di Elleni confinanti ed in buoni rapporti con i Sicani, ma non fusi con quest’ultimi. Dionisio di Alicarnasso e Diodoro Siculo, entrambi vissuti nel corso del I sec. a.C., come giΓ detto, hanno riportato diligentemente e fortunatamente ampie parti (lectiones) dei testi ormai perduti di questi storici sicelioti molto piΓΉ antichi, i quali, essendo anche a diretto contatto con queste popolazione epicorie, potevano di certo dissertare molto di piΓΉ su esse; riferendomi nuovamente ad Antioco e Filisto di Siracusa, vissuti rispettivamente nel V e nel IV sec. a.C., Ellanico di Mitilene, vissuto nel V sec. a.C., e Timeo di Tauromenio, vissuto nel III sec. a.C.
Antioco sosteneva la provenienza iberica dei Sicani, l’origine troiana e greca degli Elimi e l’origine peninsulare ed enotria dei Siculi [5]; Ellanico sosteneva l’origine peninsulare ed enotria degli Elimi e peninsulare ed ausonia dei Siculi [6]; Filisto, molto vicino alla cultura sicula, essendo un generale al comando di Dionisio I ed avendo nell’esercito un numeroso gruppo di Siculi (la fondazione di colonie nel centro dellβItalia, come ad esempio Ancona, ne Γ¨ una prova [7]), sosteneva l’origine iberica dei Sicani e quella peninsulare dei Siculi, ma a torto considerati Liguri [8], ben sapendo perΓ² che i suoi ”Liburni”, parenti molto prossimi dei Siculi, furono ritenuti Liguri dai copisti piΓΉ antichi e cosΓ¬ l’unico che aveva ben inteso la veritΓ fu considerato il peggiore; infine Timeo, il quale ha riportato invece molti errori tacciando perΓ² tutti di ignoranza, affermava che i Sicani fossero autoctoni, come ”spuntati fuori dal nulla”, e che i Siculi fossero sempre di origine peninsulare. Sempre Tucidide sosteneva che i Siculi fossero stati cacciati via dalla popolazione osca degli Opici, i quali abitavano la Campania, e che la migrazione fosse avvenuta nell’XI sec. a.C.; Antioco sosteneva che i Siculi fossero stati cacciati via dagli Enotri, ma non sapeva collocare con precisione tale migrazione; Filisto affermava che nell’ottantesimo anno prima della distruzione di Troia, dunque nel 1264 a.C., avvenne la migrazione dei Siculi in Sicilia a causa degli Enotri; Ellanico collocava tale migrazione con molta precisione nel ventiseiesimo anno di sacerdozio di Alcione ad Argo, dunque nel 1270 a.C., ma con la variante consistente nella cacciata degli Elimi sempre a causa dell’ostilitΓ degli Enotri, i quali sarebbero giunti nella parte piΓΉ occidentale dell’isola, e dopo cinque anni quella dei Siculi fuggiti dagli Iapigi che abitavano il Nord della Puglia, in quanto i Siculi erano secondo lui Ausoni.
Come ben si vede, c’Γ¨ tanta confusione, tante discordanze, ma se si sovrappongono tutte queste informazioni attraverso la lettura sinottica delle fonti e successivamente si accolgono tutti i dati attraverso un filtro di analisi antropologica, linguistica ed archeologica, ciΓ² che se ne ricava alla fine Γ¨ la veritΓ dei fatti. Tanto per cominciare i Sicani non erano Iberi, nella maniera piΓΉ assoluta, poichΓ© nella loro lingua (ricavata da antroponimi, idronimi, oronimi e toponimi) non vi Γ¨ niente di iberico ma di Indoeuropeo A (tra lβaltro ben documentato dal Prof. Villar [9], anche se mai ha incluso nel gruppo proprio i Sicani, contribuendo comunque molto nella ricostruzione degli strati indoeuropei piΓΉ antichi, quelli caratterizzati dalla isoglossa laringale h2, dalla quale e + h2 > a, cosa, questa, persistita nel gruppo germanico e subendo unβulteriore evoluzione nello Slavo antico con h2 > h3, dunque con esito o). Poi erano presenti ab antiquo in Italia settentrionale e centrale, ove avvenne il loro scontro con i Liguri, i quali erano stanziati tra Liguria e Piemonte. Certamente esiste un fiume Sicano nella penisola iberica, ma trattasi della storpiatura di un idronimo celtico in area iberica, il quale era inizialmente Sekwanos, ossia ”Fiume che divide due territori”, e che con questa radice semantica sik– ”taglio” era presente in tutta la Francia (da cui il nome del fiume Senna da Sequana). Questi fiumi infatti, tanto nella penisola iberica tanto nella regione francese, confinavano tribΓΉ celtiche come i Sequani ed i Segobrigi, nei cui etnonimi si puΓ² leggere la radice sik– presente anche nei Sicani (da qui la palese ascendenza celtica e non ββibero-mediterraneaββ sulla quale insistono tuttora alcuni). Successivamente i Sicani si scontrarono con gli Ausoni, una volta giunti nel Lazio, e da quel momento -metΓ del III millennio a.C.- passarono in Sicilia. Molti toponimi dal Lazio fino in Calabria, dunque lungo il versante tirrenico, riportano una tipica suffissazione sicana, non presente invece in Puglia e dunque nel versante adriatico o ionico.
Virgilio ricorda infatti nellβEneide i veteres Sicani e lo scontro tra questo ethnos e gli Ausoni, il quale pose fine all’etΓ dell’oro [10]. I Sicani diedero vita alla facies di Castelluccio e di Thapsos dal 2200 al 1270 a.C. Alcuni elementi della precedente cultura dolmenica si fuse con essi e forse questo infirmΓ² l’antica tesi dell’origine iberica, sebbene quel gruppo fosse proto-celtico e non iberico. Alcuni crani di Castelluccio (nel territorio di Noto) sono infatti del tipo sfenoide. Molti archeologi, a cominciare dal roveretano Paolo Orsi, sostennero che nessun cambiamento avvenne al tempo della migrazione sicula e che Pantalica sarebbe stata la continuazione culturale di Castelluccio. Cosa, questa, da rigettare assolutamente. Non soltanto Γ¨ cambiata totalmente la cultura materiale, ma le calotte craniche corroborano proprio la tesi della migrazione: i crani di Pantalica sono nella maggioranza dei casi del tipo ellissoide, un po’ differenti dunque da quelli delle culture di Castelluccio e Thapsos [11]; inoltre, la ceramica tipicamente sicana (di impasto grigio-giallo decorata dapprima a bande dipinte formanti vari intrecci romboidi e triangolari e successivamente ad incisione) continuΓ² ad esistere nel versante occidentale dell’isola, mentre nella parte orientale ne comparve una nuova e con una forte percentuale di ferro, di colore rosso-granato, la cui composizione non sembra essere insulare ma peninsulare.



La ceramica sicula successiva, quella propriamente isolana, presenta infatti un impasto grigio-giallo, poichΓ© la terra d’impasto Γ¨ quella del territorio ed Γ¨ da lΓ¬ che nacque la ceramica piumata, la quale Γ¨ presente soltanto nel versante orientale e non in contesto sicano. Gli archeologi italiani, soprattutto quelli siciliani, hanno ββvistoββ semplicemente il falso fino ad oggi. Gli Elimi erano chiaramente di origine proto-illirica e di certo con infiltrazioni acheo-troiane ed altre di ceppo prettamente ellenico (lβelemento focese) e sicano: la loro lingua infatti Γ¨ molto simile a quella degli illiri Siculi (emi ββio sonoββ presente nelle iscrizioni di entrambi gli ethne, in Siculo anche nella variante iemi, o meglio dire con leggera aspirazione sulla e); e la loro ceramica si presenta di impasto grigio-giallo, proprio come quella dei Sicani e quella piumata dei Siculi (tutte produzioni isolane dunque), anche se cambia nelle fogge e nei simboli adottati nelle decorazioni (le famose protomi taurine non sono presenti nelle fogge ceramiche sicane o sicule).

Siculi, Sicani ed Elimi, e tutti questi rispetto ai Greci che giunsero qualche generazione dopo (a partire dallβVIII sec. a.C., epoca della seconda colonizzazione) presentano elementi antropologici, linguistici e culturali ben differenziati, ma sempre in forma molto relativa e dunque piccola, rimanendo sempre e comunque nell’ambito indoeuropeo. Sul significato dei nomi etnici dei Siculi, dei Sicani e degli Elimi, cosΓ¬ sulla loro lingua e cultura potrei dire molto, anzi moltissimo, ma riservo questa sorpresa ai lettori dei miei libri. Posso terminare questo breve (e piacevole, spero) articolo dicendo che i Siculi erano i proto-Illiri che occuparono la parte orientale dell’isola, inglobando qualche elemento ausonio (giΓ entrato nellβorbita culturale del proto-villanoviano, tra lβAusonio I e II dellβarcipelago eoliano), affiancando la tribΓΉ enotria dei Morgeti a partire dall’inizio del XIII sec. a.C., e attraverso altri fenomeni di migrazione successivi (fino al sec. XI a.C.), e soprattutto che si denominarono tali, ovvero ”Siculi”, giΓ a partire dal loro primo stanziamento balcanico (altrimenti, Plinio il Vecchio non avrebbe mai parlato di Siculi balcanici nella sua Naturalis Historia, ivi presenti ancora al tempo suo [12]); che i Sicani erano gli Indoeuropei A di origine sub-carpatica che migrarono dall’Italia in Sicilia alla fine del III millennio a.C.; che i Morgeti erano un frazionamento della nazione enotria, pertanto sempre proto-Illiri, e che una volta giunti in Sicilia orientale mantennero una certa distanza dai Siculi, anche se la ceramica piumata Γ¨ stata trovata nelle vestigia della loro piΓΉ celebre fondazione, ossia Morgantina (e poi le note tombe a grotticella artificiale); che gli Elimi erano anchβessi proto-Illiri, perchΓ© distaccatisi dagli Enotri, accogliendo nel tempo anche altri elementi etnici ed in minima quantitΓ , tanto da non stravolgere la loro lingua, e che occuparono il versante occidentale della Sicilia poco dopo l’arrivo dei Siculi; ed infine che gli Ausoni, sempre proto-Illiri, furono davvero cacciati da Nord-Est dall’arrivo degli illirici Iapigi (Dauni), migrando in parte verso Sud e raggiungendo dunque le isole Eolie e poi le coste della Sicilia settentrionale (lβarea di Milazzo), fondendosi in parte con i Siculi fino in quel di Pantalica e Lentini (lβantica Xuthia [13]).
Pertanto la Sicilia fu detta prima Trinakria ββTrinacriaββ, poi Sikania “Sicaniaββ ed infine Sikelia, ossia “Siciliaββ [14]. Il nome dell’Italia deriva dal nome del re siculo Italo [15], essendo prima Ausonia e poi Enotria. Anche il Mare Adriatico ha nel nome un’origine spiccatamente siculo-illirica e cosΓ¬ anche il nome di persona che ne Γ¨ derivato, Adriano: entrambi i nomi hanno la comune origine dal Dio AdranΓ²s (in lingua sicula Hatranus), Dio del Cielo, della Luce, della Folgore e del Fuoco venerato dai Siculi, direttamente dalla forma radicale sicula hat– ββfuoco/caloreββ, di chiara filiazione indoeuropea, essendo quella ancestrale aidh-. I Greci nati nella nostra terra furono denominati Sicelioti, ovvero ”Greci della Sikelia”, ma non erano per niente Siculi; cosΓ¬ come i Greci nati in Italia meridionale, successivamente detta Magna Grecia, erano denominati Italioti, ovvero i ”Greci nati nella terra governata dal re siculo Italo”. Ma la denominazione di ”Siciliano” da dove deriverebbe allora? Semplice, la suffissazione in n rivela l’arcano: sono tutti coloro che provengono dalla Sikelia, l’isola che fu conquistata dai Siculi.



Per concludere, voglio dirvi unβultima cosa, abbastanza importante e che sia da premessa a tutti gli articoli a seguire, ossia dal terzo in poi. LβArcheologia e lβAntropologia, cosΓ¬ come tutte le scienze (nel mio specifico caso anche la Glottologia, della quale ne faccio copioso uso e soprattutto qualificato), necessitano costantemente di neologismi, spesso creati proprio ad hoc, o addirittura ex abrupto, i quali permettono al ricercatore di restringere con grande facilitΓ una vasta gamma di concetti, molto spesso stratificati o intrecciati lβun lβaltro in modo variamente complesso, sino a formare una nuova entitΓ semiologica, quasi fosse un simbolo. CiΓ² permette a noi ricercatori lβacquisizione di una grande mole di dati e di poter a sua volta creare quadri di sintesi molto precisi e con il precipuo scopo che niente possa essere lasciato cosΓ¬ allβoblio, ma che tutto sia sempre disponibile nel momento della fruizione dei dati medesimi. Capisco che ai non addetti ai lavori tutte queste ββparoloneββ possano sembrare astruse, addirittura impronunciabili, delle quali non Γ¨ possibile trovare alcuna traccia nei vari dizionari, perchΓ© sin troppo specifici e soprattutto coniati sempre e continuamente ex novo. Noi ricercatori siamo fatti cosΓ¬, purtroppo. Ma Γ¨ grazie a noi e soprattutto al nostro operato che a tutti voi Γ¨ possibile seguire di pari passo le nostre ricerche, rendendo voi tutti partecipi delle nostre esperienze. I neologismi nascono comunque da una buona padronanza delle lingue classiche, ovvero greca e latina, molto spesso attraverso un processo non solo di conio ma di rifonologizzazione di certe locuzioni estrapolate dai molteplici testi che compongono il corpus della Letteratura greca e di quella latina.
Ad esempio, il grande prof. Paolo Orsi, il quale trascorse tutta la sua vita nello studio della preistoria siciliana (proprio lui, di Rovereto) inventΓ² diversi neologismi, tuttora in uso nel nostro campo, come il conio enchytrismΓ²s, indicante la sepoltura, spesso infantile, ββentro un grosso vasoββ, entro la giara che in Greco antico era detta pithos. Ma Γ¨ chiaro che il neologismo in questione non si trova nei dizionari Greco anticoβItaliano e neanche in quelli di solo Italiano. Eppure, grazie al buon Orsi, noi ricercatori dβoggi sappiamo indicare un rito funerario specifico grazie ad una sola parola, invece di utilizzare una sfiancante locuzione. Io stesso, ormai stanco delle obsolete ββformuleββ e dei vetusti ββformulariββ trasmessimi dallβambiente accademico, ho dovuto per forza creare nuove ββformuleββ e piΓΉ efficienti ββformulariββ per meglio muovermi nelle mie ricerche, senza cosΓ¬ cadere negli stessi errori in cui tutti i miei predecessori sono incappati. Se cosΓ¬ non fosse, non si andrebbe mai avanti, si brancolerebbe nel buio pesto. Io ho dovuto, e ciΓ² mi piace farlo, coniare ad uopo neologismi dβogni tipo, sovvertendo molto spesso i quadri disciplinari imposti perchΓ© fallaci. Ma mi sono sempre attenuto a tutti i crismi dellβonestΓ intellettuale, avvertendo sempre i miei lettori allβinizio di ogni lettura di questa mia dura presa di posizione e spiegando agli stessi il nuovo metodo dβindagine ed il nuovo sistema di glosse da adottare per assimilare al meglio i frutti della mia ricerca.
Capisco pertanto lo sconforto di alcuni lettori nel non comprendere subitaneamente certe ββnuoveββ parole, delle quali la mia unica mancanza, e dunque non imperizia, Γ¨ stata non aver dato una spiegazione propedeutica. Di questo effettivamente ne provo sempre rammarico. Il tempo a disposizione Γ¨ quello che Γ¨, purtroppo, e forse io non sono proprio abituato a parlare con un pubblico molto variegato, ma sempre sin troppo ristretto. Ma posso, anzi devo, sempre sanare ogni lacuna. Pertanto, se alcuni di voi, miei cari lettori, non riuscite a comprendere certi neologismi, quali ad esempio Urvolk, macro-gruppo, proto-gruppo, proto-celtico e ur-celtico, proto-illirico (dunque un poβ diverso da illirico, con il quale si designano rami genealogici susseguenti), calco semantico, calco fonetico, altoeuropeo/paleoeuropeo, sub-carpatico, xantocroismo etc., basta semplicemente chiedere e tutto vi sarΓ dato. Nel caso specifico del lemma Urvolk (forma tedesca), abbiamo a che fare, cosΓ¬ come in tutti i neologismi dβambito scientifico, con una mera convenzione intellettuale, una creazione da laboratorio ad uso e consumo degli specialisti. Ma vista la portata che il lemma in questione ebbe nel corso della prima metΓ del XX sec., periodo storico in cui lβArcheologia e lβAntropologia ebbero una grande importanza nella vita del popolo tedesco, lo stesso lemma finΓ¬ persino nei dizionari, e questo per un noto processo che in Linguistica Γ¨ conosciuto come ββacclimatamentoββ. Nelle altre lingue europee, ciΓ² non Γ¨ avvenuto infatti, anche perchΓ© le scienza antropologica e quella archeologica non ricoprirono nelle altre nazioni dβEuropa un ruolo cosΓ¬ importante nella formazione degli individui.
Ma Γ¨ chiaro che il lemma ββtedescoββ Urvolk non Γ¨ proprio ββtedescoββ, ma Γ¨ unβinvenzione accademica, poichΓ© il primo elemento radicale e caratterizzante, ur-, non Γ¨ precisamente ββtedescoββ ma prettamente indoeuropeo. Trattasi infatti di una forma radicale ancestrale presente in tutte le lingue indoeuropee, dunque rilevabile nelle aree laterali, e pertanto assolutamente indoeuropea. Questo elemento radicale si trova infatti in varie forme, delle quali vi cito solo quelle piΓΉ importanti: urΜ₯– ββforzaββ, comprendente nel suo nucleo una r sonante, dunque con possibilitΓ di vocalizzazione, ha generato in Latino rispettivamente vis ββforzaββ e vir ββuomoββ (nel senso di ββdotato di forzaββ), ma anche urus ββtoroββ (perchΓ© ββmaschioββ e dunque ββforteββ); in Norreno verr ββuomoββ (dalla forma piΓΉ antica wirar); nellβattuale Gaelico irlandese fear ββuomoββ (con metafonia di u/v > f); in Greco antico, sebbene con leggera deriva semantica, abbiamo Ξ²Ξ―Ξ± ββforza/violenzaββ (attraverso il noto fenomeno del betacismo, ossia il render occlusiva bilabiale sonora b la fricativa labio-dentale sonora v, che a sua volta deriva dalla vocale posteriore chiusa arrotondata e non arrotondata, ossia il noto digamma indoeuropeo). Pertanto, questo elemento radicale ur– non significa ββprimevoββ o ββprimordialeββ, ma ββforzaββ, avendo dunque subito un processo di deriva semantica sino a significare ββuomoββ, ββtoroββ etc. Ora, ed Γ¨ qui che vi voglio, solo entrando nella Weltanschauung indoeuropea, ci si accorge che Γ¨ proprio nella forma mentis indoeuropea indicare qualsiasi atto creativo, dunque primordiale, evocando la ββforzaββ, lβessere attivi appunto sulla inerte soggiacente materia plasmandola ai propri scopi. Lβatto di forza, ur, principio maschile, Γ¨ proprio questo: energia attiva plasmante la soggiacente materia passiva, che Γ¨ il principio femminile; essendo comunque il ββprimoββ atto, quello della creazione, sullβimmobilitΓ passiva della inerte materia. Infatti, nei dizionari di qualsiasi lingua europea moderna non potremmo mai trovare questo elemento radicale, ur-, sΓ¬ tanto importante come singola glossa. Questo elemento radicale Γ¨ visibile persino nellβantroponimo siculo Uitalus, ossia il re Italo, il quale con la sua forza riuscΓ¬ ad evincere dalla federazione enotria divenendo signore di quel territorio, creando cosΓ¬ la Italia, la terra di Italo, la nostra Patria.
Se qualcuno puΓ² darvi sempre una spiegazione sul suo operato allora il suo operato Γ¨ sempre sincero e leale, diversamente Γ¨ mendace. Finora ne ho sentito dire davvero tante, sia in sede accademica sia altrove, sui Siculi o sui Sicani: chi ha visto ββglifi runiciββ (sic) nei grafemi delle iscrizioni sicule sparse nella parte insulare orientale; chi Γ¨ addivenuto alla derivazione del Siculo dal Sanscrito; piΓΉ altre oscene amenitΓ . Lβunica cosa di cui abbiamo veramente bisogno oggigiorno Γ¨ la serietΓ , soltanto la serietΓ .
Note:
[1] Tucidide, Storie, VI, 2, 4 (Italo, re dei Siculi); Cfr. Aristotele, Politica, IV, 9, 1-3; Antioco siracusano in Dionisio di Alicarnasso, AntichitΓ romane, I, 35, 1-3 (Italo, re degli Enotri, notizia da non intendere come ββre di origine enotriaββ, trattandosi di un errore, ma come ββreggenza sugli Enotriββ); Virgilio, Eneide, VII, vv. 176-181.
[2] Tucidide, Storie, VI, 2, 5; Dionisio di Alicarnasso, AntichitΓ romane, I, 22, 5.
[3] Diodoro Siculo, Biblioteca storica, V, 6.
[4] Pausania, Periegesi della Grecia, V, 25, 6; Strabone, Geografia, VI, 2, 4 (nel cui testo Γ¨ Eforo cumano a dire che i primi ad abitare la Sikelia furono gli Iberi, o meglio dire gli Iberici, dunque il popolo del bicchiere campaniforme).
[5] Dionisio di Alicarnasso, AntichitΓ romane, I, 22, 5.
[6] Dionisio di Alicarnasso, AntichitΓ romane, I, 22, 1-3.
[7] CiΓ² Γ¨ confermato anche da Plinio (Naturalis Historia, III, 13, 111): Numana a Siculis condita, ab issdem colonia Ancona.
[8] Dionisio di Alicarnasso, AntichitΓ romane, I, 22, 4-5.
[9] Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dellβEuropa, Ed. Mulino, Bologna, 1997.
[10] Virgilio, Eneide, VIII, vv. 322-332.
[11] Giuseppe Sergi, Crani preistorici della Sicilia, in Atti della SocietΓ Antropologica Romana, Vol. VI, Roma 1899, pagg. 3-13; Giuseppe Sergi, Crani siculi neolitici, in Bull. Paletnologia italiana, Vol. XVII, Roma 1891; Giuseppe Sergi, Crani antichi di Sicilia e di Creta, in Atti Soc. rom. di Antropologia, Vol. II, Roma 1895. Questi testi devo essere letti sempre con le dovute riserve. I crani preistorici ed antichi sono stati da me studiati principalmente cum manu; facendo anche molti confronti (non proprio diretti, perchΓ© avrei destato orrore nelle persone, ma usando ad uopo un corredo fotografico o la mia buona capacitΓ mnemonica) con quelli delle popolazioni attuali, ossia quelle ancora abitanti i piccoli borghi o sperdute contrade di campagna, soprattutto nellβarea iblea, luoghi di forte retaggio siculo (comuni come Buscemi, ad esempio, dove ho notato questo ellissoidismo accompagnato da un bellissimo biondo, xantocroismo, e complessione molto chiara, leucodermia, di un roseo molto tenue e soggetto a facile rubescenza emotiva).
[12] Plinio, Naturalis Historia, III, 22, 141.
[13] Diodoro Siculo, Biblioteca storica, V, 8.
[14] Diodoro Siculo, Biblioteca storica, V, 2, 1-2.
[15] Tucidide, Storie, VI, 2, 4.

Ottima esposizione. Sarebbe bello conoscere anche i misteri e le origini dei popoli delle Canarie
Grazie! Ci ho scritto qualche anno fa: https://axismundi.blog/2016/02/03/enigmi-del-mediterraneo-i-guanci-i-popoli-del-mare-e-atlantide/
Post molto interessante, complimenti. Si sa qualcosa di piΓΉ sul popolo dei Coni o Choni, citato nell’articolo? Grazie.
Grazie Stefano. Se vuoi ti posso mettere in contatto email con l’autore dello studio cosΓ¬ puoi domandare direttamente a lui. Resto a disposizione
MM
Copio e incollo da una mail dell’autore:
Β« Nei miei libri tratto proprio di tutti in maniera molto dettagliata. I Coni furono esuli della nazione dei Chaoni dell’Epiro e si fusero con gli Enotri dando vita alla Cultura delle tombe a camera dei Coni della Basilicata. Β»
Sarebbe tempo di mettere a Corredo le foro delle Spade Naue II e le composizioni funerarie Urnfield dei Siculi a Lipari (( Incendio del Castello) di cui Brea ha illustrato molto bene nel suo lavoro.