Una discesa agli inferi si tramuta in un vagabondaggio spaziotemporale. Alle soglie del XX secolo la tradizionale catabasi si tinge ormai delle tinte fosche del cosmicismo giΓ einsteiniano. In un universo che ha da secoli perso il proprio centro, W. H. Hodgson tenta per lβultima volta di gettare uno sguardo dβinsieme sul Tutto. La visione che ci restituisce Γ¨ quella di un universo senza appigli, in perenne marcescenza, dominato da ignote forze che incarnano il caos e la morte, anticipando quelli che saranno gli incubi tipici del nichilismo sepolcrale di H. P. Lovecraft.
di Andrea Casella
copertina: Ed Emshwiller, “The House in the Borderland”
Β Β Β Β Β Β Β Β Β Β Β Β Β Β Β Β
Β« Occorre avere trascorso unβeternitΓ nel
silenzio di una tenebra assoluta, per comprendere
il pieno orrore di essere privi di luce. Β»W. H. Hodgson, La casa sull’abisso
La casa sullβabisso. Un titolo che al lettore medio di H.P. Lovecraft non suonerΓ affatto estraneo. Grande Γ¨ il tributo che il maestro di Providence deve al romanzo-capolavoro del britannico William Hope Hodgson (1877 β 1918), non fossβaltro per il motivo che la spaventosa casa riappare in alcuni racconti del suo ciclo onirico, e segnatamente ne La casa misteriosa lassΓΉ nella nebbia, racconto immerso nelle foschie del sogno, da cui emerge la casa, la cui porta, fantasmagoricamente, si apre direttamente su uno strapiombo a picco su Kingsport. Con decisivo rovesciamento di prospettiva, nel racconto di Lovecraft gli orrori abitano lβinterno della casa, laddove Hodgson aveva invece posto in essere una storia di assedio da parte di misteriose forze aliene provenienti dallo spazio esterno.
Pur avendo molti sentito parlare del romanzo, forse pochi avranno avuto modo di leggerlo in lingua italiana, anche a causa di una certa difficoltΓ di reperimento, almeno fino a pochi anni orsono. Eppure, il romanzo non Γ¨ solo un viatico (come forse qualcuno intende) verso una maggior comprensione di quel fiume carsico da cui ricava incessante approvvigionamento lβuniverso lovecraftiano. No. La casa sullβabisso Γ¨ davvero un capolavoro, Γ¨ un romanzo che merita di essere letto e ammirato, in quanto disvelatore di un inconscio formidabile come quello di Hodgson, ingombro di inquietudini cosmiche al limite dellβanelito religioso, pur se filtrato attraverso gli occhiali dellβuomo del tardo positivismo, che non ricerca piΓΉ il Dio, bensΓ¬ il Principio.
Lβoccasione della narrazione Γ¨ il ben noto canovaccio del ritrovamento del manoscritto misterioso (altro topos lovecraftiano [1]). Due amici, Berregnog e Tonnison, avventuratisi in campeggio in una zona remota dellβIrlanda occidentale, i cui abitanti, per la maggior parte, non parlano neanche inglese, ma solo un incomprensibile dialetto gaelico, scoprono un prodigioso sperone roccioso, dalla forma vagamente circolare, a picco su una profonda forra carsica, nella quale un torrente si getta con sonori scrosci. Sullo sperone incombente sullβabisso, i due rinvengono i resti di quello che probabilmente una volta era stato un edificio e, piΓΉ interessante ancora, un manoscritto abbastanza male in arnese, ma in gran parte leggibile, la cui intestazione Γ¨, neanche a dirlo, La casa sullβabisso.
E cosΓ¬, esortato da Tonnison, Berregnog dΓ inizio alla lettura di quello che si scopre essere un diario di strani accadimenti verificatisi in un ignoto passato.Β

Le vicende sono ovviamente narrate in prima persona dal protagonista, un uomo sulla cinquantina ma ancora vigoroso (forse un rimando allo stesso Hodgson), di cui non viene mai rivelato il nome. Questi vive da tempo nella βcasa sullβabissoβ, con lβunica compagnia della sorella Mary e del cane Pepper. La presenza assidua del cane, in tutti gli episodi in cui si snoda la narrazione, non Γ¨ casuale, in quanto, come noto, il cane Γ¨, in quasi tutte le culture del mondo, lβessere psicopompo per antonomasia [2]. Lβabisso che si apre al di sotto della casa non puΓ² che rimandare allβaccesso del mondo dellβoltretomba. La catabasi, in tal caso, non conduce, tuttavia, nelle viscere della terra, ma, sorprendentemente, negli incommensurabili spazi interstellari.
Le stranezze prendono avvio dβemblΓ©e, senza un apparente motivo, in una sera tranquilla. Il protagonista, postosi come di consueto a leggere nel proprio studio, viene sollevato da una forza misteriosa e condotto sempre piΓΉ in alto e lontano, oltre il pianeta Terra, addirittura oltre il sistema solare conosciuto, finendo per approdare, non si sa bene se con il proprio corpo o con il proprio spirito, in un luogo inimmaginabile: unβampia pianura chiusa da un anfiteatro di monti nel mezzo della quale spicca, solitaria e silenziosa, una replica esatta della propria casa. GiΓ da questo nel lettore si fa strada lβipotesi che, piΓΉ che trovarsi in una diversa parte dellβuniverso, il protagonista si trovi in unβaltra dimensione, collegata alla nostra in modo misterioso, e la cui porta di accesso pare essere proprio la casa (in effetti, il titolo corrente, La casa sullβabisso Γ¨ improprio: il titolo originale Γ¨ The house on the borderland: lett. La casa sulla terra di confine).
Ma Γ¨ ciΓ² che incombe sullβanfiteatro di monti (o lβarena, come ribattezzata dal pensiero del redattore) a destare, sulle prime, il maggior sconcerto: due giganti terrificanti, che si rivelano essere due antiche, quanto famose, divinitΓ pagane, Set e Kali: il Caos e la Morte, verrebbe da pensare. Sono dunque questi i principi che governano lβuniverso? Un pessimista come Albert Caraco non esiterebbe a rispondere di sΓ¬. Oltre a queste divinitΓ supreme, tuttavia, ve ne sono altre, piΓΉ piccole, tutte disseminate lungo gli anfratti dei monti. Alcune di esse sembrano familiari, altre del tutto ignote e repellenti:
βMi girai e guardai rapidamente in alto, tra i foschi dirupi alla mia sinistra. Sotto un alto picco appariva, indistinta, una forma grigia. Mi stupii di non averla giΓ vista: poi ricordai che non avevo ancora guardato da quella parte. In breve, la vidi piΓΉ distintamente. Era, come ho detto, grigia. Aveva una testa enorme, ma era priva di occhi. Quella parte del viso era informe. Vidi allora che vi erano altri esseri, lassΓΉ tra i picchi. PiΓΉ lontano, semisdraiata su un alto crinale, distinsi una massa livida, macabra e informe a parte la faccia immonda, semianimalesca, che orrendamente occhieggiava a metΓ del corpo. Poi ne vidi altri, a centinaia. Parevano affiorare dallβombra. In molti, riconobbi quasi subito divinitΓ mitologiche; altri mi erano ignoti, totalmente ignoti, al di lΓ delle umane possibilitΓ di immaginazione. Guardai da ogni parte e ne vidi altri, e altri ancora. Le montagne pullulavano di esseri fantastici: divinitΓ animali e mostri cosΓ¬ orrendi che, se anche avessi la capacitΓ di descriverli, la stessa decenza me lo vieterebbeβ.
Altrettanto sconvolgente Γ¨ lβipotesi che si affaccia alla mente del protagonista in merito alla decantata immortalitΓ degli dΓ¨i:
βCβera, in essi, unβindefinibile, ottusa vitalitΓ , una specie di vita-in-morte, qualcosa che non era affatto vita come noi lβintendiamo, ma piuttosto una forma inumana di esistenza che si potrebbe paragonare a uno stato di trance: condizione in cui si poteva immaginare durassero in eterno. βImmortali!β. Questa parola mi venne spontanea alla mente, e subito cominciai a chiedermi se poteva essere quella lβimmortalitΓ degli dΓ¨iβ.
La vita imperitura degli dΓ¨i del cosmo (del cosmo stesso?) sembra essere una forza metafisica impersonale, senza apparente scopo. Una condizione non-intelligente che si trascina indefinitamente attraverso le ere. Ed Γ¨ uno di questi dΓ¨i, o una di queste forze, a farsi avanti: un essere suino grottescamente bipede, come un ibrido uomo-maiale, appare ad un tratto nellβarena, nei pressi della casa. Lβessere si avvicina ad essa, ne spia lβinterno: cerca di aprirsi una via dβaccesso! Il protagonista, atterrito, non fa in tempo ad osservare lβesito dellβazione del mostro: la stessa forza misteriosa che lo aveva condotto in quel luogo abominevole lo riafferra e lo riconduce sul pianeta Terra, nel piccolo, rassicurante sistema solare conosciuto, illuminato dalle antiche, familiari costellazioni.
La porta dβaccesso al βnostro mondoβ Γ¨ lβabisso che si apre sotto la casa. Γ lΓ¬ che, per la prima volta, il protagonista e lβonnipresente Pepper fanno la conoscenza indiretta degli esseri suini. Uno di essi, senza che peraltro sia mai avvistato chiaramente, ferisce il cane, anche se non mortalmente. Di lΓ¬ a poco gli esseri fanno la loro clamorosa entrata in scena. La descrizione Γ¨ dettagliata:
βDopo pranzo, mentre leggevo nel mio studio, alzai per caso gli occhi dal libro e vidi qualcosa che spiava dentro dal davanzale della finestra, qualcosa di cui sporgevano soltanto gli occhi e le orecchie. β Era dunque un maiale! β esclamai. Mi alzai in piedi e lo vidi meglio: ma non era un maiale. Dio solo sa cosa fosse! Mi ricordava, vagamente, lβessere orrendo che avevo visto nella grande pianura. Aveva bocca e mascelle grottescamente umane e mancava quasi di mento. Il naso si protendeva in un grugno, ed era questo, insieme agli occhi piccoli e alle strane orecchie, che gli conferiva quel fantastico aspetto di suino. La fronte era bassissima, e tutta la faccia era di un biancore schifoso. Per un minuto, forse, rimasi immobile a guardare quellβessere, con una crescente sensazione di nausea e di paura. Dalla sua bocca usciva un borbottio ininterrotto senza senso e, una volta, un grugnito semisuino. Ma erano soprattutto gli occhi che mi affascinavano; avevano, a volte, lampi dβintelligenza orribilmente umana, e si staccavano continuamente dal mio viso per posarsi su qualche oggetto della stanza, come se il mio sguardo li turbasse. Mi pareva si reggesse al davanzale della finestra con due mani ad artiglio. A differenza del viso, queste mani erano di un bruno argilla, e somigliavano vagamente a quelle umane, in quanto avevano quattro dita e un pollice, unite perΓ² da una membrana fino alla prima articolazione, come quelle dei palmipedi. Avevano anche le unghie, ma cosΓ¬ lunghe e robuste da ricordare gli artigli di unβaquilaβ.
Γ questo il preludio a un vero e proprio assedio, protrattosi per tutta la notte, da parte di decine di questi esseri ripugnanti, il cui scopo Γ¨ di penetrare in tutti i modi nella casa. Lβattacco Γ¨ perΓ² sventato, anche se a fatica, e il sorgere del sole riporta unβapparente calma sugli eventi.

Ci si potrebbe chiedere che cosa rappresentino gli esseri suini dalle rudimentali movenze umane. Si tratta forse di un fenotipo casuale, atto soltanto a provocare ribrezzo nel lettore? La potente fantasia di Hodgson Γ¨ abile nel mostrarci mostruositΓ che rimangano ben impresse nella memoria del lettore; grande esempio di tale capacitΓ si riscontra nellβaltro suo grande romanzo, di grezza fantascienza, che Γ¨ La terra dellβeterna notte, in cui piΓΉ ampiamente viene sviluppato il tema, pure toccato nel romanzo in oggetto, della morte del Sole in un lontano futuro postapocalittico [3].
Dβaltra parte, potrebbe trattarsi di una velata critica al genere umano. Non dimentichiamo che di lΓ¬ a poco sarebbe scoppiata la Grande Guerra, nella quale lo stesso Hodgson avrebbe perso la vita, incenerito da una granata. Quel che Γ¨ certo, Γ¨ che essi sono una manifestazione delle forze ignote che assediano da ogni parte lβapparente tranquillitΓ quotidiana. Come ebbe a scrivere Thomas Ligotti, viviamo circondati da cose che minacciano di trasformare da un momento allβaltro il nostro mondo in un incubo, e solo la fortuna fa sΓ¬ che ciΓ² non accada.
Lβorrendo assalto Γ¨ perΓ² lβoccasione per esplorare piΓΉ attentamente la forra dellβabisso. La catabasi viene effettuata ovviamente in compagnia del cane Pepper, fidata scorta nelle tenebre sotterranee. Tema iniziatico tipico, la discesa agli inferi qui si colora di orrore cosmico: la bocca dellβAde si affaccia su dimensioni esterne che nulla hanno a che fare con il pianeta Terra, anche se, dallβesplorazione circospetta non Γ¨ altro che un abisso nero, in cui il torrente si scarica con forza indicibile, quello che emerge alla vista. Nessuna traccia degli esseri suini. Eppure Γ¨ chiaro che, in qualche modo, essi emergono da quellβinferno.
Il protagonista rischia anche la vita se non fosse per Pepper. La galleria in fondo al pozzo inizia a riempirsi dβacqua a causa di un forte temporale e la via di accesso rischia di ostruirsi. Pepper, prontamente, lo salva trascinandolo verso lβuscita e lβaria aperta poco prima che lβingresso sia colmato in via definitiva dallβacqua:
βQuando ripresi conoscenza, seppi di essere rimasto a letto due settimane. E passΓ² unβaltra settimana prima che mi sentissi abbastanza forte per uscire e avventurarmi fino allβabisso, che trovai quasi interamente colmato da un grande lago dalla superficie tranquilla. Lβacqua era turbata soltanto in un punto in corrispondenza del crepaccio: dove, al termine della galleria ormai sommersa, si apriva il pozzo senza fondo. LΓ¬ lβacqua ribolliva continuamente, e ogni tanto uno strano gorgoglio saliva dal basso. A parte questo, nulla permetteva dβindovinare ciΓ² che si nascondeva sotto la superficie del lago. Ed io pensai, contemplandolo, che lβingresso di quellβinferno era ormai suggellato in modo cosΓ¬ definitivo da rendere impossibile il ritorno degli esseri-suini. Ma a questa certezza si accompagnava il timore che nuovi orrori adesso potessero giungere da qualsiasi parteβ.
Ci si puΓ² chiedere come mai, dopotutto, il protagonista non faccia su armi e bagagli e non fugga via a gambe levate dalla terribile casa sullβabisso. Se lo chiede anche il protagonista stesso. Il motivo per restare sembra essere il fatto che la casa, insieme allβorrore, custodisca anche alcuni suoi ricordi personali, uno dei quali legato a una donna da lui amata in gioventΓΉ e ora scomparsa:
βPer molti giorni, dopo lβultimo incidente che ho riferito nel diario, ho pensato seriamente di lasciare questa casa; e lβavrei certo lasciata, se non si fosse verificato lβavvenimento grande e meraviglioso di cui intendo parlare. Giustamente mi guidΓ² il cuore, quando decisi di rimanere qui, nonostante le visioni e gli avvenimenti ignoti e inesplicabili; infatti, se non fossi rimasto, non avrei rivisto il viso di colei che amavo. SΓ¬, anche se pochi lo sanno (oggi nessuno, a parte mia sorella Mary), io ho amato e, ahimΓ¨, ho perso il mio amore. Potrei scrivere la storia di quei dolci, lontani giorni, ma sarebbe come riaprire vecchie ferite; eppure, dopo tutto quel che Γ¨ successo, perchΓ© dovrei preoccuparmene? Infatti, lei Γ¨ ritornata a me, uscendo dallβignoto. Stranamente, mi avvisΓ²; mi avvisΓ² appassionatamente di evitare questa casa. Mi implorΓ² di lasciarla, ma ammise, allorchΓ© la interrogai, che non avrebbe potuto raggiungermi, se mi fossi trovato altrove. Eppure, nonostante questo, continuΓ² ad avvertirmi; dicendomi che questo luogo, molto tempo fa, era stato dato in consegna al male, e che su di esso dominano leggi crudeli, leggi che nessuno di noi, qui, conosce. E ioβ¦ io mi limitai a chiederle, ancora una volta, se potesse raggiungermi in qualche altro luogo, e lei non potΓ© far altro che tacereβ.
Lβincontro tra i due si verifica su quello che la donna, enfaticamente, denomina Mare del Tempo, una fantastica spiaggia avvolta dalla nebbia su cui, con ritmico battito, si infrangono le onde di un mare lattiginoso, il Mare del Tempo, appunto. Non solo orrore, dunque: la casa Γ¨ anche la porta dβaccesso a quella che Γ¨ la dimensione del cuore del protagonista; il non-luogo presentizzato dei ricordi, dove il tempo cessa di esistere:
βGradualmente, sgorgando dal nulla, la nebbia aumentΓ², mentre le fiammelle delle candele si abbassavano e per la stanza si diffondeva unβaltra luce: una luce bianca e senza origine visibile. Nello stesso tempo mi parve che il ticchettio della pendola, nellβangolo, accelerasse; finchΓ© non udii piΓΉ che un ronzio continuo, sempre piΓΉ acuto. Improvvisamente il ronzio cessΓ², le pareti della stanza si cancellarono del tutto, e nel silenzio che mi avvolgeva cominciai a percepire un altro suono: una specie di largo battito, di vasta pulsazione, di lento scroscio ritmico, che si fece gradualmente piΓΉ spaziato e distinto. Poi, ecco, ero sulla riva di un immenso mare nebbioso, e ciΓ² che udivo era il lento frangersi delle sue onde ai miei piedi. Ai miei lati una spiaggia di sabbia finissima, impalpabile, si estendeva a perdita dβocchio come lβoceano davanti a me. E sotto la superficie di quellβoceano, di tanto in tanto, mi pareva di scorgere guizzi, bagliori: ma cosΓ¬ rapidi che era impossibile fissarli nella memoria ed essere sicuri di averli visti davvero. Dietro di me si ergevano picchi neri, scoscesi, fino a unβaltezza incommensurabile. Il cielo aveva un uniforme colore grigio, e quel luogo era illuminato da un immenso globo di pallido fuocoβ.
Ma il paradiso dei ricordi non Γ¨ raggiungibile che per pochi attimi. La visione si dissolve come un sogno e la donna, ancora una volta, scompare.
Ed ecco, dopo lβintermezzo dellβonirismo sentimentale, la parte probabilmente piΓΉ sorprendente e visionaria del romanzo: la descrizione della morte del sistema solare. Questa volta, dunque, non Γ¨ il turno della mente di visitare dimensioni extracosmiche; questa volta Γ¨ lβessere umano stesso ad essere partecipe di ciΓ² che dovrΓ verificarsi inevitabilmente. Lβaccelerazione del tempo prende avvio lentamente, ed Γ¨ resa visibile dallβaccelerazione del moto degli astri, nonchΓ© delle lancette dellβorologio:
βRimasi un poβ stupito, esitai un attimo, poi mi alzai e attraversai la stanza per sollevare la persiana. Tra i rami degli alberi vidi che il sole si stava levando, ma non lentamente come di solito, bensΓ¬ con un veloce, costante, percepibile moto e nel volgere di un minuto, raggiunse le vette delle piante, e le sorpassΓ²: fu giorno pieno. Mentre osservavo, stupito, il fenomeno, udivo alle mie spalle uno strano ronzio, vibrante come il fremito dβali di una zanzara. Mi voltai e capii che veniva dallβorologio a muro. Muto per la meraviglia, osservai il quadrante, sul quale la lunga sfera dei minuti primi roteava superando in un minuto lo spazio fra unβora e lβora, con la velocitΓ di una normale lancetta dei secondi. Poi vidi lβombra del riquadro della finestra spostarsi sul pavimento verso di me e un vasto barbaglio di sole cancellarla in qualche attimo. Mi voltai nuovamente verso la finestra. Il sole si spostava visibilmente nel cielo: saliva, saliva. Raggiunse lo zenit e passΓ² sopra la casa come una barca a vela spinta dal maestrale. La veranda si oscurΓ². Sempre piΓΉ meravigliato, osservai un altro straordinario fenomeno: i cirri, sebbene sembrassero sospinti da un velocissimo vento, non transitavano per il cielo, ma mutavano forma e posizione di minuto in minuto, rapido accavallarsi, fondersi, assorbirsi e respingersi, aggrovigliarsi e diradarsi, come groppe di pecore impazzite. Il sole impallidΓ¬ a ponente in un breve abbassarsi di tensione. Da levante, lβombra di ogni cosa palese scivolΓ², con moto evidente, furtivo, serpeggiante, rampante, verso lβincombente grigiore. La luce tuttβintorno divenne irreale. Nella camera fu il buio. Il sole scomparve allβorizzonte cosΓ¬ rapidamente che la mia vista ricevette quasi una brusca scossa. Vidi, attraverso la nebbiositΓ della sera crescente, lβargenteo levarsi della luna, verso il Sudβ.

Il tempo prende a scorrere in maniera sempre piΓΉ vertiginosa: ai minuti, poi ai secondi, corrispondono prima anni e poi secoli e millenni. La rovina e la morte prendono gradualmente il posto della vita: Pepper si ritrova ridotto a un mucchio di polvere, cosΓ¬ come i mobili della casa e la casa stessa, diroccata dal peso dei secoli che si vanno accumulando. Un sordo rumore di fondo sorge a coprire tutto: l’uomo si rende conto che si tratta nientemeno che del rullo del moto di rotazione del pianeta! Il paesaggio diviene sempre piΓΉ desolato e buio: il giardino esterno alla casa si muta in una distesa irregolare di dune sabbiose: la forza del Sole diminuisce sempre piΓΉ:
βLentissimamente, nel pur vorticoso e furtivo trascorrere di eoni verso lβeternitΓ , la Terra affondΓ² in un assurdo buio incandescente, e ciΓ² fu soltanto palese per una torbida sfumatura di quel nero che pareva avere lβanima di fuoco. Poi, improvvisamente, o cosΓ¬ mi parve, qualcosa cambiΓ²: la cupa cortina incandescente sospesa sopra la mia testa incominciΓ² a scorrere verso sud, a diradarsi, a vibrare come la corda di unβarpa eolia, e il sole scoppiΓ² dβimprovviso nel cielo, in tutto il suo fulgore, attraversandolo in una parabola gloriosa da un capo allβaltro. Il succedersi dei suoi movimenti era ormai visibile, benchΓ© ancora rapido come il battito dβun polso e, man mano che il tempo passava β che i secondi passavano β quel fulgore impallidiva, prendeva toni opachi di violetto, di grigio, poi di nero. Sotto, il mondo era scuro, non pareva piΓΉ composto di materia, ma lβectoplasma di un corpo in dissolvenzaβ.
Non ci si puΓ² nascondere un certo senso di depressione, di nodo alla gola a leggere della fine del cosmo incombente. Mentre fino a poco prima la distinzione tra notte e giorno era divenuta impercettibile, ora lo spegnersi del Sole e il rallentamento della rotazione terrestre rendono di nuovo manifesti i due periodi:
βGli anni scomparivano rapidamente nel passato, ma adesso erano nuovamente distinti in giorni e in notti. Lentamente il sole assunse un color bronzo dorato incandescente, circondato da lunghe strisce rosso sangue a loro volta circondate di lingue nere, come in un alone variopinto, distinto in anelli di varia grandezza. Non riuscii a capire se si trattasse di un nuovo fenomeno o di illusione ottica. Infine compresi: il raffreddamento era cominciato nelle zone periferiche dellβalone di irradiazione, che apparivano ormai nere, mentre quelle piΓΉ vicine alla fonte di calore erano ancora rosso sangueβ¦ Su tutto regnava un silenzio angoscioso, squallido, desolato: lβimmutabile, paurosa quiete dβun mondo morente.“
Γ probabilmente la descrizione del Sole che a poco a poco si spegne quella che lascia un senso di maggior desolazione nellβanimo del lettore: di fronte a questo anche gli orrori alieni dei suini mostruosi passano in secondo piano. La morte del cosmo Γ¨ forse pensiero troppo ingombrante non solo per il cervello, ma anche per il cuore. Come si puΓ² sopportare? Ma Hodgson deve porcela davanti agli occhi, perchΓ© il suo intento, come i grandi alchimisti dβun tempo, Γ¨ la descrizione del Tutto. Nessuna analisi di epifenomeni: qui si va dritti al dunque, agli esiti necessari.
Egli abbraccia e ci fa abbracciare con la mente lo spazio-tempo: nessuna rilevanza viene accordata ai dettagli: laddove la mente puΓ² piΓΉ oltre spingersi nel buio del principio di causalitΓ , lΓ¬ deve appunto arrivare. Visione onnicomprensiva, e quindi segretamente religiosa, tradizionale, pur nellβapparenza della fantascienza letteraria da romanzo. Dβaltronde, lβinizio del XX secolo Γ¨ quello in cui vedono la luce la teoria della relativitΓ e la meccanica quantistica. Lβesplorazione sempre piΓΉ approfondita della materia non puΓ² lasciare indifferente lβartista-veggente, che cerca con i mezzi a sua disposizione di esorcizzare gli abissi dellβignoto spalancati dalle nuove scoperte scientifiche.
Ed infine, al culmine della lettura, con lβanimo estenuato e triste, ecco che ci ritroviamo di fronte al Sole esalante il suo ultimo respiro:
βIl freddo divenne terribile, disumano. Il silenzio, angoscioso, ostile. Il moto della Terra continuava a rallentare in modo costante, ineluttabile. Poi venne improvvisamente la fine, dopo una notte lunghissima, che mi parve eterna: ed ero cosΓ¬ stanco, spaventato dal buio, che accolsi il sole morente come un amico. Esso rimase immobile nellβoscuritΓ dominante, consumando la sua ultima luce, nutrendosi di se stesso nella sua terribile agonia. Allβultimo, ebbe un singolare movimento allβindietro e rimase inciso, senza rilievo, sullβillimitato scudo nero del cielo. Il suo centro si oscurΓ², lβultima luce si raccolse sui bordi, poi divenne una linea sottile allβequatore. Infine, sparΓ¬ anche quella. Non rimase che un immenso disco morto, consumato, circondato da un lieve alone bronzeo sfumato di vermiglio, nebbioso e lieve come un ultimo sospiroβ.

La Terra rimane avvolta da una perpetua notte senza stelle; la Terra stessa precipita nella morte, insieme al Sole: solo un vago chiarore nebbioso in direzione del nord rimane a scalfire la tenebra invincibile:
βNessuno riuscirebbe a immaginare lβoscuritΓ che regnava intorno a me. Una oscuritΓ palpabile, brutale e orribile; come se si trattasse di un corpo morto, premuto contro di meβ¦ unβoscuritΓ morbida, e fredda come il ghiaccioβ.
La casa Γ¨ ormai un cumulo di macerie, il silenzio funereo Γ¨ interrotto solo dal precipitare dei calcinacci. Γ questo lβultimo βorologioβ percepibile del continuo avvicendarsi delle ere, che culminano, infine, con la morte dellβintero sistema solare: i pianeti, ad uno ad uno, iniziano a precipitare sul Sole spento, disintegrandosi in cupi bagliori istantanei.
PiΓΉ sorprendente ancora: la Terra pare in qualche modo avviarsi verso una nuova fonte di luce, prima della grandezza di Giove, poi man mano piΓΉ vasta. Ben presto, il protagnosta si trova al cospetto di unβenorme stella verde, un vero e proprio nuovo Sole, che irraggia della sua strana luce la carcassa della casa e il deserto gelato circostante. All’uomo balena unβidea meravigliosa: che quella stella altro non sia che il vasto Sole Centrale attorno al quale ruota il nostro universo?
Questa idea, che potrebbe sembrare un semplice parto della fervida immaginazione di Hodgson, ha invece una probabile origine pitagorica. Nel sistema filosofico di Filolao, il cosmo (compreso il Sole), ruota attorno a un Ξ²ΟΞΌΟΟ, a un βfuoco centraleβ (lett. βaltareβ) che lo vivifica, imprimendogli il moto circolare [4]. Non Γ¨ impossibile che Hodgson, frequentatore di circoli teosofici, si fosse imbattuto in questa idea antichissima.
Ad ogni buon conto, lβimmagine desolante della morte del sistema solare non Γ¨ un sipario calato, ma un sipario che si solleva. Lβultima visione del protagonista, pronipote diretta di quella di Gordon Pym, nel punto dove il romanzo di Poe termina (o piuttosto sβinterrompe?), ci conduce ai confini della metafisica. Il capitolo 21 ha un titolo eloquente: I globi celestiali. Dalla stella verde cominciano a scaturire delle sfere di un luminoso traslucido. In alcune di esse si intravedono dei volti indistinti. Γ senza dubbio la parte piΓΉ indecifrabile del romanzo. Che cosa sono quelle sfere? Forse una versione delle idee platoniche? Che non ci si trovi piΓΉ al cospetto della semplice materia, Γ¨ comunque chiarito:
βE intanto capivo di essermi inoltrato in un nuovo grande mistero, di essere entrato in una regione mai prima immaginataβ¦ un luogo sottile, intangibile, o forse una nuova forma di esistenzaβ¦ Che la Stella Verde fosse abitata da una grande Intelligenza? Era unβidea sconvolgente. Ero davanti alla sede dellβEterno?β¦ E il Paradiso? Che fosse unβillusione? Il Mare del Tempoβ¦ e la mia amata! Forse il Paradiso era ciΓ² che avevo incontratoβ¦β.
Inizia a farsi strada nella mente del lettore lβipotesi che il viaggio extracosmico ed extratemporale non fosse altro che un viaggio interiore verso lβilluminazione (moksha nella tradizione indΓΉ). Non Γ¨ forse lβidea gnostica cardine? La prigione cosmica si trascende solo attraverso lβintroversione in sΓ© stessi. Solo visitando le interiora terrae Γ¨ possibile risalire alla luce dellβineffabile.
La visione ha termine nella tranquillitΓ familiare dello studiolo nella casa sullβabisso. Le ere innumerevoli e poi lβeternitΓ si sono dissolte davanti agli occhi del protagonista, che si ritrova nella sua poltrona preferita, come se nulla fosse. Solo un particolare Γ¨ rimasto lo stesso: Pepper ridotto a un cumulo di cenere [5]. Lβultima barriera di salvezza crolla. Il nuovo cane non riesce in alcun modo a salvarlo dalla fine incombente: i mostri suini, tornati allβassalto, aggrediscono lβanimale nella sua cuccia allβesterno del giardino, infliggendogli una ferita purulenta che lo conduce a morte. Tutte le cure dell’uomo e di Mary non valgono a nulla. FinchΓ© di lΓ¬ a poco, mentre si trova a scrivere nel suo studiolo (e sono le ultime pagine del diario, ciΓ² che sta scrivendo), sente che qualcosa di mostruoso penetra nei sotterranei della casa, laddove cβΓ¨ la botola che dΓ sullβabisso. Sente la botola sollevarsi, un rumore prima di passi, poi di una maniglia che viene girata.
CosΓ¬ termina la lettura del manoscritto, con Berregnog e Tonnison comprensibilmente esterrefatti. βChe fosse pazzo?β, Γ¨ ciΓ² che si chiedono. Le ricerche condotte lβindomani non sono molto proficue. Lβunica cosa che si riesce a sapere dagli abitanti piΓΉ anziani del villaggio Γ¨ che, da un giorno allβaltro, la sinistra casa era come sparita nel nulla. Nessuna traccia anche dei suoi occupanti:
βQuesto fu tutto quanto ci riuscΓ¬ di sapere riguardo alla casa sullβabisso. Quanto allβautore del manoscritto, nessuna ricerca, probabilmente, potrΓ dirci mai chi fosse e da dove venisse. Quella stessa sera ripartimmo in treno da Ardrahan, dove poi non sono piΓΉ tornato. Ma spesso, nella mia memoria, vedo riaprirsi la buia voragine circondata da quel giardino in rovina, da quella campagna selvaggia; odo il fragore dellβacqua che cade; e quel fragore si fonde nel ricordo, o nel sogno, con altri e piΓΉ sinistri gorgoglii, mentre su tutto aleggia un eterno turbinio di vaporeβ.
CosΓ¬, con un congedo che Γ¨ giΓ lovecraftiano, termina La casa sullβabisso. Nel corso di questo articolo ci siamo lungamente interrogati sulla sua simbologia; eppure, la sensazione Γ¨ che, come per Berregnog e Tonnison, molte siano le questioni irrisolte, e probabilmente irrisolvibili.Β Quel che rimane nel lettore, sballottato attraverso gli abissi del tempo e dello spazio, visitando con la mente orrori inimmaginabili, Γ¨ un senso di profondo mistero. Hodgson ci ha parlato di cose che egli stesso ha visto, magari in sogno, o si tratta solo di horror fiction? Con questo romanzo era sua intenzione dirci qualcosβaltro, come fosse una tetra allegoria della sua idea di cosmo, o non si tratta, in fondo, che di intrattenimento?
La nostra opinione Γ¨ che si tratti di entrambe le cose. Si tratta di unβopera dβintrattenimento, e al contempo di unβopera filosofica, al culmine di quella lunga strada, partita dallβepoca romantica, che aveva infine condotto lβuomo sulle soglie dellβabisso della disperazione, alla nietzscheiana morte di Dio. Chi ha letto il romanzo non puΓ² fare a meno (e chi scrive lβha sperimentato) di rievocare la grande arena nebbiosa dellβaltra dimensione, quella che Γ¨ come il negativo della positiva realtΓ , con la casa speculare al suo centro; quella sulla quale incombono, istupidite dalla propria ottusa eternitΓ , le gigantesche figure di Kali e Set, della Morte e del Caos.

Note:
[1] Senza dubbio, il padre del motivo del libro misterioso e terribile, come motore della narrazione, Γ¨ Robert William Chambers (1865 β 1933), con il suo ciclo de Il Re in Giallo. In questa serie di racconti, i protagonisti si imbattono loro malgrado ne Il Re in Giallo, una strana opera teatrale, sottoposta alla piΓΉ severa censura dalle autoritΓ , che sembra in grado di condurre alla pazzia i suoi lettori. Lβopera Γ¨ citata solo in frammenti, eppure, tutti ormai conoscono, come se li avessero visti (ciΓ² anche grazie alla fortunata prima serie di True Detective), gli utopici luoghi e gli inquietanti personaggi della fantomatica opera.
βLo lessi e lo rilessi, e piansi e risi e tremai in preda ad un orrore che talvolta mi assale ancora oggi. Ed Γ¨ questo che mi turba, perchΓ© non posso dimenticare Carcosa, dove stelle nere si librano nei cieli; dove le ombre dei pensieri degli uomini si allungano nel pomeriggio, quando i soli gemelli scendono nel Lago di Hali; e la mia mente conserverΓ per sempre il ricordo della Maschera Pallida. Prego Iddio perchΓ© maledica lβautore, cosΓ¬ come lβautore ha maledetto il mondo con la sua creazione bellissima e tremenda; terribile nella sua semplicitΓ , irresistibile nella sua veritΓ β¦ un mondo che ora tremava al cospetto del Re in Gialloβ (R. W. Chambers, Il riparatore di reputazioni).
[2] Si pensi a Cerbero o a Xolotl. Nello Zoroastrismo il morto veniva sempre posto alla presenza di un cane. CβΓ¨ una ragione cosmologica di questo universalismo, in quanto Sirio, posta sulla linea dellβorizzonte, sembra custodire lβaccesso al regno dei morti, sito nellβemisfero meridionale. Secondo Plutarco, gli Egizi chiamavano Anubi lβintera linea dellβorizzonte.
[3] Ne La terra dellβeterna notte, il Sole, nostra primaria fonte di vita, si Γ¨ spento. Lβavvento della notte perpetua reca con sΓ© la comparsa di entitΓ mostruose, che prendono possesso della superficie terrestre, stringendo dβassedio gli ultimi brandelli di umanitΓ , arroccata in poche fortezze sparse e sostentata dalla corrente tellurica, una forma di energia ricavata dalle viscere della terra. Lβaspetto dei mostri Γ¨ il piΓΉ assortito. Si varia dalle Cose Gialle, amorfe e coperte di aculei, ai terrificanti Cani della Notte; dagli ibridi Uomo-Bestia, ai Silenti, enormi figure avvolte in sudari, silenziose e minacciose. Allβesterno delle rare fortezze inespugnabili regnano il pericolo e la morte. Il pericolo maggiore sembra provenire dalla terribile Casa del Silenzio, un edificio forse un tempo umano, sopravvissuto al trascorrere delle ere, e dal quale ora fuoriescono innominabili orrori. Romanzo potentemente evocativo, per certi versi ancor piΓΉ de La casa sullβabisso, La terra dellβeterna notte opprime il lettore con un costante sentimento della caducitΓ e della fine. Si sa giΓ che gli ultimi esseri umani non possono sopravvivere ancora a lungo, in quanto la corrente tellurica Γ¨ in via di esaurimento. Il male si appresta a stendere il suo drappo funereo sul mondo. Eppure, Hodgson non si fa scrupolo di propinarci un lieto fine. Tutto questo orrore non Γ¨ che uno sfondo, sul quale si intreccia la storia dβamore tra il protagonista e Naani, una ragazza da lui salvata grazie a un richiamo telepatico che ella gli invia da una remota fortezza rimasta senza corrente tellurica. Il legame tra i due non Γ¨ accidentale, ma fu stabilito secoli addietro: i due si amarono giΓ in una vita antecedente; fatto a loro noto attraverso i sogni. I due giovani si scoprono essere le reincarnazioni di due amanti di un tempo passato, miracolosamente ritrovatisi in quel degradato futuro. La faccenda amorosa stona alquanto con lβorrore intollerabile che la circonda, ma tantβΓ¨. Il romanzo si chiude con un melenso: βPossedere lβAmore equivale a possedere tutto, perchΓ© il vero AMORE genera Onore e FedeltΓ , e tutti e tre, insieme, erigono la Dimora della Gioiaβ. Inutile dire che cosa ne pensasse Lovecraft, pur grande estimatore del romanzo.Β
[4] Cfr. nellβopera dellβautore sulla cosmologia arcaica: A. Casella, Alle radici dellβalbero cosmico, Lulu, 2018, pag. 187, nota 357.
[5] Che Pepper fosse un cane con qualcosa di soprannaturale Γ¨ testimoniato dal fatto che, a differenza di quanto accade al secondo cane che il protagonista prende con sΓ©, la ferita infertagli dai mostri suini non lo uccide, ma, anzi, prodigiosamente si rimargina. Certo, alla fine i mostri, tramite lβaccelerazione sconfinata del tempo, riescono a sbarazzarsene, ma solo in questo modo niente affatto ordinario.
Bibliografia:
- W.H. Hodgson, La casa sullβabisso, Newton Compton Editori, prima ediz. ebook, 2012

Letto secoli fa, ma sinceramente non m’era piaciuto per niente, nonostante riconosca la sua importanza capitale. Diversi passi mi facevano addirittura sorridere.