Scienza e fantastico: “Etidorhpa”, la Terra Cava di John Uri Lloyd

In “Etidorhpa” di John Uri Lloyd รจ condensato il passaggio dallโ€™Ottocento materialistico al Novecento quantistico, ambiguo e relativista, allโ€™insegna del principio dโ€™indeterminazione di Heisenberg: un secolo in cui il fantastico risorge nel cuore di quella stessa scienza che aveva creduto ingenuamente di esorcizzarlo.

In principio era il Verbo: la fanta-gnosi di Philip K. Dick in “Ubik”

Ubik รจ un metaromanzo. Tutto, in Ubik, รจ verbalismo, pura fiction. Ubik รจ il verbo che โ€œesiste fin dal principioโ€, il verbo che crea i mondi.ย Ubik รจ la pura apparenza, ma รจ anche il Principio. Qua e lร  nel romanzo emergono citazioni platoniche: su tutte il Mito della Caverna e la curiosa applicazione della dottrina degli universali: le โ€œcoseโ€ sono solo maschere calate su altre maschere, che cadono man mano che il processo di regressione o di decadimento si abbatte su di esse.

Il “Grande Gioco” di Jacques Bergier

“Amante dell’Insolito e Scriba dei Miracoli” (come recitava il suo biglietto di visita), co-autore con Louis Pauwels del libro-culto “Il mattino dei maghi”, esploratore degli spazi infiniti, cosmonauta dello spazio interiore, scienziato, agente segreto, visionario, alchimista: tutti i volti di Jacques Bergier nella sua autobiografia, “Io non sono leggenda”, appena pubblicata in lingua italiana da Bietti editore.

“La casa sull’abisso” di William Hope Hodgson

Una discesa agli inferi si tramuta in un vagabondaggio spaziotemporale. Alle soglie del XX secolo la tradizionale catabasi si tinge ormai delle tinte fosche del cosmicismo giร  einsteiniano. In un universo che ha da secoli perso il proprio centro, W. H. Hodgson tenta per lโ€™ultima volta di gettare uno sguardo dโ€™insieme sul Tutto. La visione che ci restituisce รจ quella di un universo senza appigli, in perenne marcescenza, dominato da ignote forze che incarnano il caos e la morte, anticipando quelli che saranno gli incubi tipici del nichilismo sepolcrale di H. P. Lovecraft.


Jacques Bergier e il “Realismo Magico”: un nuovo paradigma per l’era atomica

Recentemente tradotto in italiano dai tipi de Il Palindromo, “Elogio del Fantastico” dello scrittore e giornalista francese Jacques Bergier, noto soprattutto per aver scritto con Louis Pauwels “Il mattino dei maghi”, fornisce un’analisi dell’opera di alcuni “scrittori magici” al tempo sconosciuti al pubblico francofono (tra cui Tolkien, Machen e Stanislav Lem), volta a definire un nuovo paradigma per il XXI secolo che possa coniugare la scienza e la fantascienza con la categoria ontologica del “sacro”.


“I remember Lemuria!”: il Mistero Shaver, un mito per l’era atomica

Portato alla ribalta dal magazine pulp “Amazing Stories”, diretto da Ray Palmer, negli anni ’40 del secolo scorso, il “Mistero Shaver” viene ricordato ancora oggi come uno dei capitoli piรน controversi ed influenti del filone — a metร  strada tra occultismo e fantascienza — della cosiddetta “Realtร  Alternativa”.

Intervista a Giuseppe Lippi: ยซIl fantastico รจ l’eccezione, non la regolaยป

A seguito della recente dipartita di Giuseppe Lippi, avvenuta sabato 15 dicembre, vogliamo condividere questa intervista rilasciata qualche anno fa ad Andrea Scarabelli per la rivista Antarรจs, incentrata sull’opera di H.P. Lovecraft e sul ruolo e l’importanza dell’Immaginario del Fantastico nel mondo odierno. A Lippi vanno i nostri piรน sentiti ringraziamenti per tutto quello che ha fatto.

Civiltร  “sotterranee” nel mito, nell’occultismo e nella “realtร  alternativa”

In contemporanea con la pubblicazione del nostro articolo sulle “Civiltร  del mondo sotterraneo nella letteratura fantastica” apparso su Dimensione Cosmica, abbiamo qui redatto un breve excursus sul medesimo topos nelle tradizioni sacre, nell’ambito esoterico e nella ยซrealtร  alternativaยป del Novecento

H.P. Lovecraft, le “porte della percezione” e le “fenditure nella Grande Muraglia”

Come HPL analizzรฒ nella sua produzione letterariaย โ€“ e in particolar modo in “From Beyond” (1920)ย โ€“ l’emersione dell’irrazionale nell’รจra della scienza e delle macchine e anticipรฒ le suggestioni “psichedeliche” sulla ghiandola pineale

Bestie, uomini o dรจi: i culti alieni di H. P. Lovecraft

(immagine:ย John Coulthart, “The Call of Cthulhu”)

La presenza di tematiche mitico-religiose nellโ€™opera del โ€œPoe cosmicoโ€ โ€“ come lo definรฌ Jacques Bergier โ€“ รจ dโ€™interesse non solo da un punto di vista letterario, ma anche rispetto al rapporto tra la modernitร  e questo tipo di saperi. Come ormai noto anche ai non โ€œaddetti ai lavoriโ€, Howard Phillips Lovecraft si definiva un ยซassoluto materialista e meccanicistaยป [1]ย persuaso che il mondo fosse la somma matematica di impulsi fisici retti dal caso e derubricando le aspirazioni umane a mere fantasie. Eppure, dietro a questa professione di fede โ€“ alla quale troppi si sono fermati, interrogando il Solitario di Providence โ€“ si cela ben altro. Ad esempio, il fatto che egli avesse studiato e quindi ben conoscesse gli antichi miti dโ€™Occidente, greco-romani ma anche germanici e norreni. Ebbene, in che rapporto stanno questi interessi con la sua visione del mondo? Perchรฉ un entusiasta seguace di scienza e tecnica dovrebbe appassionarsi di quei miti che gli stessi cultori della Dea Ragione spesso e volentieri relegano a espressioni di unโ€™umanitร  involuta e premoderna, โ€œinfantileโ€? La contraddizione, in realtร , รจ solo apparente.

Lovecraft, o l’inconsistenza del reale

Articolo a cura di Sebastiano Fusco.

Originariamente pubblicato su Antarรจs,ย H.P. Lovecraft #2 โ€“ Lโ€™orrore cosmico del Maestro di Providence n. 8/2014, e successivamente sul sito delle ed. Bietti.


Lโ€™ultima volta che ho cercato di ottenere in visione una copia del Necronomicon โ€“ il libro occulto nel quale รจ racchiusa la conoscenza atta a spalancare i mondi e far irrompere mostruose creature in una realtร  impreparata ad accoglierle โ€“ รจ stato qualche tempo fa, nellโ€™antica biblioteca di una cittร  dโ€™arte italiana, famosa per la sua raccolta dโ€™incunaboli (mi consentirete di restare sul vago, per i motivi che saranno chiari subito). Un โ€œcortese bibliotecarioโ€, come avrebbe detto Lovecraft, dopo qualche esitazione mi disse che, sรฌ, ricordava la presenza del volume negli augusti scaffali di quel tempio del sapere, ma che purtroppo, in epoca indefinita, era andato smarrito, rubato o distrutto. E, a riprova, mi fece vedere i registri della venerabile istituzione nei quali il libro era debitamente segnalato con una scheda bibliografica completa di tutti gli elementi necessari, e con accanto la dicitura ยซAsportatoยป. Espressi la mia deplorazione per il fatto che unโ€™opera cosรฌ temibile potesse essere finita in mani imprudenti, e il cortese bibliotecario ne convenne.