Dedicata a scienza e mistero, passato e futuro, archeologia e fantascienza, “PlanΓ¨te” fu una rivista poliedrica, edita da Louis Pauwels e Jacques Bergier, giΓ autori del libro-culto del Β«realismo fantasticoΒ» “Il mattino dei maghi”, che attirΓ² anche l’attenzione di Mircea Eliade, il quale ne parlΓ² nella sua opera “Occultismo, stregoneria e mode culturali”, pubblicata nel 1976.
di Andrea Scarabelli
originariamente pubblicato sul blog dell’Autore su Il Giornale
Quando, nel 1960, le librerie furono invase dalla prima edizione de Il mattino dei maghi, i suoi due autori β Louis Pauwels e Jacques Bergier β pensarono subito di dargli un seguito, come si puΓ² leggere nelle pagine del volume, edito da Gallimard: Β«Noi vorremmo, se un giorno disponessimo di un poβ di denaro, procurato qua o lΓ , creare e animare una specie di istituto in cui si proseguissero gli studi iniziati in questo libroΒ». CosΓ¬ fu lanciata la rivista Β«PlanΓ¨teΒ», poi strutturata β vuole la leggenda β da Pauwels, di ritorno da Lille, dove era andato a tenere una conferenza sul realismo fantastico. Sul treno pensΓ² al titolo, ai contenuti e allβimpaginazione. Β«PlanΓ¨teΒ» (con le sue rubriche, tra cui Les civilisations disparues, Lβhistoire invisible, La vie spirituelle, Les ouvertures de la science, Lβart fantastique de tous les temps, Le monde futurβ¦) diede il via a una vague editoriale e culturale assai feconda, che diede i natali, tanto per fare un esempio, alle collane di Robert Laffront, βLes Γnigmes de lβUniversβ, e di Jβai Lu, βLβAventure mystΓ©rieuseβ (dedicata a: misteri della storia, civiltΓ scomparse, societΓ segrete, extraterrestri, astroarcheologia, paranormale, reincarnazione e alchimia). Dedicata a scienza e mistero, passato e futuro, archeologia e fantascienza, Β«PlanΓ¨teΒ» era una rivista poliedrica, che ospitava tutto e il contrario di tutto. Nel diciottesimo numero, ad esempio, figurava lβarticolo di Jean Servier Je ne crois pas au progrΓ¨s, preceduto da un editoriale di Pauwels intitolato Nous croyons au progrΓ¨s! Nello stesso fascicolo, unβimmagine a doppia pagina mostrava a sinistra il viso truccato di un africano e a destra, coperto da una mascherina, quello di un chirurgo. Le didascalie, Β«Maschera di iniziatoΒ» e Β«Maschera da ricercatoreΒ», erano sormontate da queste parole: Β«Secondo noi, il mondo moderno, che ha optato per una conoscenza di tipo esteriore, sta per riscoprire le vie che portano allβinvisibileΒ». Ecco, condensato, lo spirito che animava lo straordinario periodico.
La βprima rivista da bibliotecaβ conobbe tre fasi: i quarantun fascicoli della prima serie uscirono tra il novembre 1961 e il luglio-agosto 1968. DopodichΓ©, nel settembre-ottobre dello stesso anno, esordΓ¬ Β«Nouveau PlanΓ¨teΒ», protrattasi fino al luglio-agosto 1971 (ventitrΓ© numeri). Infine, si tentΓ² di resuscitarla nel dicembre 1971: ne uscirono solo tre esemplari, con il nome Β«PlanΓ¨teΒ», sotto la direzione di Serge Beucler, prima di chiudere definitivamente i battenti nellβaprile del 1972. In quegli anni, Β«PlanΓ¨teΒ» fu lanciata anche in lingua italiana, canadese, sudamericana, olandese (tuttora attiva), spagnola e inglese, dando vita a un gran numero di iniziative collaterali, benchΓ© piuttosto indipendenti tra loro. Eccone alcune, risalenti al primo periodo (1961-1968): le itineranti βConfΓ©rences PlanΓ¨teβ, gli βAteliers PlanΓ¨teβ, lββEncyclopΓ©die PlanΓ¨teβ (animata dallo scrittore belga Jacques Sternberg, che dirigerΓ anche la rivista realistico-fantastica Β«PlexusΒ»), βPrΓ©sence PlanΓ¨teβ, βTrΓ©sors spirituels de lβhumanitΓ©β (diretta dal filosofo e teologo Jean Chevalier), la rivista Β«PΓ©nΓ©laΒ» (βprimo periodico femminile da bibliotecaβ), insieme a viaggi organizzati e addirittura campus estiviβ¦
Una vera e propria rete, insomma, che trasformΓ² la rivista in un fenomeno di culto, destinato a scuotere profondamente la cultura europea. Mentre i razionalisti a tutti i costi si dividevano tra sopracciglia inarcate e sguardi preoccupati, non mancΓ² chi provΓ² a indagare le origini del suo successo da un punto di vista differente. Γ il caso dello storico delle religioni β nonchΓ© prolifico autore di letteratura fantastica β Mircea Eliade, avido lettore di Β«PlanΓ¨teΒ» e de Il mattino dei maghi, che nel suo studio Occultismo, stregoneria e mode culturali, del 1976, appena ripubblicato per i tipi di Lindau a cura di Horia Corneliu CicortaΕ, si occupΓ² della rivista, allβinterno di un capitolo il cui titolo, piuttosto asciutto (Una rivista intitolata Β«PlanΓ¨teΒ»), cela in realtΓ toni assai entusiastici. Per gentile concessione dellβeditore, pubblichiamo ampi estratti dedicati a Pauwels e Bergier, nonchΓ© alle loro opere e iniziative editoriali, veri e propri squarci sullβAltrove.
A. S.

Mircea ELIADE
“Una rivista intitolata Β«PLANΓTEΒ»”
tratto da “Occultismo, stregoneria e mode culturali”
cap. I: “Mode culturali e storia delle religioni”, 1976
Negli ultimi quattro o cinque anni Parigi Γ¨ stata dominata, meglio sarebbe dire conquistata, da una rivista intitolata Β«PlanΓ¨teΒ». Qualche tempo fa il ben noto e serissimo quotidiano parigino Β«Le MondeΒ» dedicΓ² due lunghi articoli al suo inatteso e incredibile successo; 80.000 abbonati e 100.000 lettori, per una rivista piuttosto costosa, costituiscono infatti un fenomeno unico per la Francia. Editori della rivista sono Louis Pauwels, scrittore e discepolo di Gurdjieff, e Jacques Bergier, giornalista scientifico molto popolare. Nel 1961 avevano pubblicato Il mattino dei maghi, unβopera voluminosa divenuta rapidamente un best seller. Di fatto, Β«PlanΓ¨teΒ» Γ¨ stata lanciata con i diritti dβautore del Mattino dei maghi. Il libro Γ¨ una curiosa mescolanza di scienza popolare, occultismo, astrologia, fantascienza e tecniche spirituali. Ma Γ¨ al tempo stesso qualcosa di piΓΉ. Γ un libro che pretende tacitamente di rivelare innumerevoli segreti vitali, sul nostro universo, sulla Seconda guerra mondiale, sulle civiltΓ perdute, sullβossessiva passione di Hitler per lβastrologia, e cosΓ¬ via. Entrambi gli autori si leggono bene; e Jacques Bergier, come ho detto, ha una base scientifica. Il lettore, di conseguenza, Γ¨ convinto che gli vengano forniti dei fatti, o per lo meno delle ipotesi responsabili; Γ¨ convinto di non essere, comunque, turlupinato. Β«PlanΓ¨teΒ» Γ¨ fatta con criteri analoghi e segue un analogo modello: vi si possono trovare articoli sulle probabilitΓ di vita sui pianeti, sulle nuove forme di guerra psicologica, sulle prospettive dellβamor moderne, su H. P. Lovecraft e la science fiction americana, sulle Β«realiΒ» chiavi interpretative di Teilhard de Chardin, sui misteri del mondo animale, e cosΓ¬ via.
Ora, non si puΓ² comprendere lβinaspettato successo del libro e della rivista, se non ci si richiama allβambiente culturale francese degli ultimi anni Cinquanta. ComβΓ¨ noto, lβesistenzialismo divenne molto popolare subito dopo la Liberazione. J. P. Sartre, Camus, Simone de Beauvoir erano le guide e i modelli a cui sβispirava la nuova generazione. Sartre, in particolare, godeva di una popolaritΓ che, dai tempi di Voltaire e Diderot, di Victor Hugo e Zola durante lβaffare Dreyfus, nessun scrittore francese aveva piΓΉ raggiunto. Il marxismo stesso era divenuto unβattrazione reale per i giovani intellettuali solo dopo che Sartre aveva dichiarato le sue simpatie per il comunismo. Lβambiente culturale β dalla filosofia e dallβideologia politica alla letteratura, allβarte, al cinema e al giornalismo β era dominato da poche idee e da numerosi stereotipi: assurditΓ dellβesistenza umana, alienazione, impegno, situazione, momento storico, e cosΓ¬ via. Γ vero che Sartre parlava continuamente di libertΓ , ma questa libertΓ , in definitiva, era priva di senso. Negli ultimi anni Cinquanta la guerra di Algeria aveva indotto un profondo malessere tra gli intellettuali. Esistenzialisti, marxisti o cattolici liberali dovevano prendere decisioni personali. Per molti anni lβintellettuale francese Γ¨ stato costretto a vivere quasi esclusivamente nel suo Β«momento storicoΒ», come secondo lβinsegnamento di Sartre ogni individuo responsabile Γ¨ tenuto a fare.

In questβatmosfera tetra, tediosa e in un certo senso provinciale, la comparsa di Β«PlanΓ¨teΒ» fece lβeffetto dβun fulmine a ciel sereno. Lβorientamento generale, i problemi discussi, il linguaggio, tutto era diverso. Al posto dellβeccessiva preoccupazione per la propria Β«situazioneΒ» esistenziale e il proprio Β«impegnoΒ» storico, cβera una grandiosa apertura. Ci si affacciava su un mondo meraviglioso, sulla futura organizzazione del pianeta, sulle sconfinate possibilitΓ dellβuomo, sul misterioso universo nel quale siamo sul punto di entrare, e cosΓ¬ via. Non era lβapproccio scientifico come tale a suscitare questo entusiasmo collettivo, ma lβimpatto carismatico del Β«recente sviluppo scientificoΒ» e la proclamazione dei suoi imminenti trionfi. Vero Γ¨ che la scienza si associava con lβoccultismo, con la fantascienza e con le notizie politiche e culturali. Ma la tonificante novitΓ , per il lettore francese, era la visione ottimistica e olistica che abbinava scienza ed esoterismo; che presentava un cosmo vivente, affascinante e misterioso, in cui la vita umana riacquistava senso e prometteva unβillimitata perfettibilitΓ . Lβuomo non era piΓΉ condannato a una alquanto squallida condition humaine; anzi, era chiamato sia a conquistare il suo universo fisico che a sbrogliare gli altri, gli universi enigmatici rivelati dagli occultisti e dagli gnostici. Ma, contrariamente a tutte le scuole gnostiche e a tutti i movimenti esoterici precedenti, Β«PlanΓ¨teΒ» non trascurava i problemi sociali e politici del mondo contemporaneo. Β«PlanΓ¨teΒ», insomma, divulgava una scienza salvifica: unβinformazione scientifica che era al tempo stesso soteriologica. Lβuomo non era piΓΉ alienato e inutile in un mondo assurdo, in cui era capitato accidentalmente e senza uno scopo.
I lettori di Β«PlanΓ¨teΒ» sono stanchi di esistenzialismo e marxismo, stanchi del continuo parlare di storia, di condizione storica, di momento storico, di impegno, e cosΓ¬ via. Non si interessano tanto di storia, quanto di natura e di vita. La loro Γ¨ una specie di mitologia della materia. Il fatto che centinaia di migliaia dβintellettuali europei leggano con entusiasmo Β«PlanΓ¨teΒ» ha per lo storico delle religioni un significato diverso da quello che puΓ² avere per il sociologo della cultura. Sarebbe per noi troppo semplice dire che il terrore della storia si Γ¨ fatto nuovamente insopportabile e che gli intellettuali europei che non possono trovare rifugio nel nichilismo nΓ© sollievo nel marxismo, guardano con speranza a un mondo carismatico nuovo, nuovo perchΓ© frutto di un approccio scientifico. Non possiamo certo ridurre il significato di queste mode alla ben nota tensione tra Β«cosmo e storiaΒ».
Il cosmo presentato da Β«PlanΓ¨teΒ», in quanto cosmo compreso dalla scienza, coinvolto in un processo di conquista e di trasformazione da parte della tecnologia, Γ¨ esso stesso un prodotto della storia. Nuovo e specifico Γ¨, tuttavia, lβinteresse quasi religioso per la struttura e i valori di questo mondo naturale, di questa sostanza cosmica cosΓ¬ brillantemente esplorata dalla scienza e trasformata dalla tecnologia. Lβantistoricismo non Γ¨ un rifiuto della storia come tale; Γ¨ piuttosto una protesta contro il pessimismo e il nichilismo di alcuni recenti storicisti. Sospettiamo in esse perfino una nostalgia per ciΓ² che possiamo chiamare una macrostoria: una storia planetaria e, successivamente, cosmica. Ma, comunque si consideri questa nostalgia per una piΓΉ comprensiva concezione della storia, una cosa resta certa: gli entusiasti di Β«PlanΓ¨teΒ», quando si trovano di fronte agli oggetti naturali non provano la nausΓ©e sartriana; non si sentono essi stessi de trop a questo mondo; in una parola: non vivono la loro situazione nel cosmo come la vive un esistenzialista. La popolaritΓ di Β«PlanΓ¨teΒ» ci rivela qualcosa degli inconsci e semiconsci desideri e nostalgie dellβuomo occidentale contemporaneo. Questo fascino dei mondi elementari della materia tradisce, in chi lo subisce, il desiderio di liberarsi dal peso di forme morte, la nostalgia di un mondo aurorale in cui immergersi.


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