Ioan P. Culianu: “gioco” e Magia nel Rinascimento

Recensione della recente uscita della Lindau contenente gli appunti sul filosofo e storico delle religioni romeno sull’ars magica rinascimentale


Recensione del libro di Ioan Petru Culianu, Iocari serio. Scienza e arte nel pensiero del Rinascimento. Edizioni Lindau, Torino, 2017.


Va celebrata l’iniziativa della casa editrice Lindau di pubblicare un testo di Ioan Petru Culianu sinora inedito in Italia: Iocari serio. Scienza e arte nel pensiero del Rinascimento. Operazione condotta calando sul tavolo quattro carichi: la curatela, la traduzione dal romeno e premessa all’edizione italiana di Horia Corneliu Cicortaş, la presentazione di Tereza Culianu-Petrescu (sorella dell’Autore) e la postfazione di Horia-Roman Patapievici.

Ioan Petru Culianu è stato un eminentissimo storico delle religioni e delle idee, romeno esule in Italia, Paesi Bassi e infine Stati Uniti. Dissidente politico, ha criticato nei suoi scritti sia il regime di Ceaușescu sia i suoi immediati successori, sino all’uccisione nei bagni della Divinity School di Chicago nel maggio 1991 – delitto tuttora rimasto senza colpevoli. A quarantun anni aveva già espresso molto: studioso capacissimo, ottimo ricercatore, pensatore audace e complesso, raffinato narratore. Come Masaccio e Raffaello, immaginiamo con rimpianto cosa avrebbe creato se il suo transito terreno fosse durato più a lungo.

Nonostante sia stato molto attivo in Italia (avendo studiato con Ugo Bianchi alla Cattolica di Milano, oltre a essere stato amico e ospite di Elémire Zolla e Grazia Marchianò), poco della sua produzione è disponibile presso l’editoria italiana: una sua magnifica raccolta di racconti ha avuto due edizioni con due titoli diversi (La collezione di smeraldi per Jaca Book, e Il rotolo diafano per Elliot), e la sua opera maggiore, Eros e Magia nel Rinascimento. La congiunzione astrologica del 1484 è stata in tempi recenti riproposta da Bollati Boringhieri.

Il secondo (la cui prima edizione, scritta direttamente in francese, è del 1984) è un testo magnifico, di profondità inquietante, un autentico capolavoro. Iocari serio ne è l’anticipazione, ma non solo (e se anche lo fosse, sarebbe comunque il prodromo a un monumento): è il manifesto di una rivoluzione epistemologica, dichiarata e soprattutto realizzata con la dovizia di nozioni, riflessioni e argomentazioni che diventerà festa barocca nell’opus magnum del più che degno allievo di Mircea Eliade. La forma è ancora accademica, ma il contenuto è di portata epocale. Culianu rilegge intere tradizioni e sconvolge paradigmi pluri-secolari.

La sua stesura risale al biennio 1978-’79, quando Culianu insegnava all’Università di Groninga. Partendo dalla suggestione delle Stanze di Giorgio Agamben (modello poi respinto con ostilità in Eros e Magia), Culianu investiga con postulati kantiani la possibilità del soggetto magico: la scienza rinascimentale aveva per paradigma la logicità della magia, poi smentita, rinnegata e gettata nell’oblio dalla rivoluzione culturale e scientifica dei secoli XVII e XVIII.

Culianu arriva a ciò indagando il gioco. Iocari serio et serissimo ludere: uno dei paradossi tanto usati dai dotti ermetisti (vari se ne trovano nell’immagine che Lindau riporta in copertina: il Laboratorium / Oratorium inciso da Hans Vredeman de Vries per l’Amphitheatrum di Khunrath), riferito al mistero della creazione e alla sua gratuità. Dal frammento 52 di Eraclito e dal mito di Dioniso bambino, sbranato dai Titani mentre gioca, Culianu si incammina verso la proposta di un’ermeneutica: dapprima presenta il percorso del ludus mundi nella filosofia occidentale, dopodiché descrive la differenza tra il compito del filosofo, dello storico della filosofia e di quello della filosofia della religione – e la religione ricopre per Culianu l’ambito della filosofia. S’incammina quindi nell’esposizione di come la teoria della pneumofantasmalogia sia stata cruciale nella cultura occidentale, e di come il mutamento d’atteggiamento nei suoi confronti sia andato di pari passo con le rivoluzioni culturali di varie epoche, dalla rinascimentale all’atomica.

La trattazione di Eros e Magia sarà più ampia: non verrà, come in questo volume, dato spazio a Leonardo da Vinci, e sarà appena accennato il mito orfico di Zagreo; ma il campo d’indagine si estenderà su Venezia (dedicando ad esempio ampio spazio alla Hypnerotomachia Poliphili di fra’ Colonna, testo quasi paradigmatico per la pneumofantasmalogia), riconoscendo la presenza di almeno due centri rinascimentali (mentre Iocari serio guarda perlopiù all’umanesimo fiorentino, e alla sua raccolta della tradizione platonica – incentrandosi quindi sul pur deplorato Ficino). Eros e Magia, saggio di storia delle idee e storia delle religioni di valore inestimabile, tratterà un panorama vastissimo, dalla storia della stregoneria sino all’erotismo alle porte del Duemila; Iocari Serio si conterrà nell’ambito (tutt’altro che ristretto) della prospettiva fantasmologica nella cultura rinascimentale: ma va considerato che è un libro incompleto, senza cui non si avrebbe il monumentale Eros e Magia.

Nettissima la differenza nello stile: Iocari serio anticipa in alcuni punti l’elegante ironia che dilagherà in Eros e Magia, ma è meno maturo, scritto più convenzionalmente seppur più aggressivo.

Quando ritrarrà Marsilio Ficino, Culianu sarà argutamente irrispettoso; nel precedente volume invece lo svilisce deliberatamente, come è più decisamente aggressivo con chi fraintende il pensiero di Giordano Bruno: chi ritiene un sovversivo libertario colui che è invece stato il filosofo più anti-democratico di sempre; attacco che nella sua successiva e maggior opera Culianu ribadirà, ma con tono meno perentorio e argomentazioni meglio costruite.

Iocari serio può quindi sembrare ingenuo se letto dopo Eros e Magia; ma non lo è (per quanto la pedantesca rassegna di aneddoti rinascimentali tragicomici, poco dopo l’apertura del capitolo II, sia un’esibizione da studente secchione: il Culianu saggista maturo e narratore avrà ancora di queste trovate erudite, ma saranno più serie e meno autoreferenziali). E, ciononostante, Iocari serio resta l’opera di un genio. Gli elementi della grandezza del collezionista di smeraldi sono già dispiegati.

Nella sua sontuosa e profonda postfazione, il filosofo e fisico Patapievici ben svela le ramificazioni del già ricchissimo pensiero dell’autore, cui attribuisce tre importanti scoperte: «Che la possibilità della magia sia legata a una determinata ontologia, e a una determinata struttura epistemologica del soggetto conoscitore»; la spiegazione del cambiamento culturale seicentesco quale conseguenza della censura dell’immaginario operata da Riforma e Controriforma; la proposta di spiegare il meccanismo compositivo della cultura ipotizzando che i prodotti della mente siano descrivibili tramite giochi combinatori binari, sorgenti da affermazioni generali sul mondo, comprese in un insieme finito di postulati ontologici possibili.

Rileva giustamente che Culianu non è stato il primo studioso a indagare a livello accademico la magia e l’ermetismo rinascimentali: la strada fu aperta da D. P. Walker e F. A. Yates, autori che in Eros e Magia saranno omaggiati ma soprattutto criticati (con la sfrontatezza di un allievo che non avrà problemi ad attaccare il suo stesso beniamino, Eliade; e con un’arroganza che a volte può urtare, ma che Culianu poteva permettersi), e da Agamben, che in Iocari serio riceve un trattamento rispettoso, ma altrove sarà esecrato (con particolare acredine in una recensione del 1980 alle Stanze, nella quale Culianu sferra un feroce attacco alla temperie culturale parigina, con un criptico riferimento alla scuola strutturalista – più discretamente, Patapievici si permette una modesta critica ad Agamben per questo suo punto di riferimento).

Nota Patapievici che non si deve a Culianu ma a Verbeke la storiografia della pneumatologia antica; a Klein la scoperta delle connessioni fra teorie mediche del pneuma, teoria dell’immaginazione, teoria neoplatonica del veicolo astrale, dottrina cristiana della salvezza e teorie magiche rinascimentali; ad Agamben (bontà sua) l’aver compreso che queste dottrine sono parti d’una stessa teoria. Rivendica però che Culianu sia stato lo studioso «che più è andato a fondo nella comprensione della pneumofantasmologia medievale, del suo funzionamento e della misura in cui era intesa come teoria esplicativa del mondo».

L’excursus del percorso del frammento 52 di Eraclito e quella del sintetizzatore fantasmatico nella storia del pensiero occidentale non sono, come Culianu stesso asserisce, mere curiosità erudite, quanto piuttosto chiavi per la lettura del mondo: sì un gioco, ma studiosissime, serissimo. Come uno scacchista di genio, che anticipa tutte le combinazioni future della partita, da un dato Culianu estrapola un metodo di ricerca storiografica. Non per nulla ha studiato la quarta dimensione: come lo scacchista di cui sopra, Culianu abbatte ogni barriera e congiunge i tempi. Teorizza il generale partendo dal particolare, analizza il particolare in base al generale, studia il passato osservando il presente e analizza il presente confrontandolo col passato.

Ripete a più riprese che l’epoca contemporanea, rifiutando l’epistemologia rinascimentale, ha smarrito ogni rapporto con l’immaginazione, e con essa un’indispensabile cifra di lettura del mondo. Non è una stereotipata lagnanza in memoria dei bei tempi andati: è un segnale ben argomentato e del quale andrebbe fatto tesoro. Culianu propone un gioco, ma questo gioco è di imprescindibile serietà. Va accolta con serissima gioia l’edizione in italiano di questo suo testo, confidando che al pubblico siano offerti altri dei suoi smeraldi.

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Ioan Petru Culianu (1950 – 1991).
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