Giordano Bruno: il vincolo & il fantastico

A 421 anni dal rogo in Campo de’ Fiori, un approfondimento sulle premesse, i contenuti e le implicazioni della magia di Giordano Bruno, che declina operativamente le facoltà fantastiche dell’uomo e la profonda cognizione di dinamiche psicologiche universali.

di Luca di Giacomo


1. Introduzione:
l’equivoco su Giordano Bruno 

Giordano Bruno è tra le figure più controverse ed equivocate nella storia del pensiero sapienziale. Spesso escluso dalla filosofia ufficiale per via della sua antisistematicità e sincretismo, il più delle volte snobbato dai cultori dell’esoterismo, approssimato a filosofo rinascimentale fuori tempo massimo e primo dei copernicani dai canali divulgativi, consacrato da troppi a martire della libertà di pensiero e dell’anticlericalismo. Ognuna di queste tendenze coglie, più o meno, una sfaccettatura di un personaggio straordinario, senza tuttavia mai comprenderlo. Vero è, infatti, che Bruno fu filosofo, ma lo fu sui generis, con la sua opera tanto eclettica quanto sfuggente, poco illustrativa e didattica, più propensa all’accenno ispirato che all’esposizione sistematica. Allo stesso modo, seppur sarebbe difficile smentire la derivazione del pensiero bruniano da ambiti legati a una Sapienza che non si esita a definire occulta o esoterica, quali quelli neoplatonici, ficiniani, pichiani o agrippani, dall’altro Bruno continuò, per tutta la vita, a comportarsi da “battitore libero” nel campo della ricerca sapienziale, citando, rielaborando, criticando aspramente questo o quell’autore, questa o quella dottrina.

E se da un lato un certo “ermetismo” di Bruno sembra ampiamente assodato, quanto si concilia malamente con ciò la critica del Nolano rivolta niente di meno che ad Ermete Trismegisto, colpevole d’aver introdotto la scrittura e quindi aver fatto accantonare agli uomini la preziosissima facoltà mnemonica. Il ricollegarsi di Bruno ad una prisca sapientia o ad un autore precedente o idee contemporanee, come quelle di Copernico, non fu mai, quindi, un’affiliazione ideale, un “vincolo” (parola questa fondamentale, come vedremo), ma scoperta e assorbimento di contributi coerenti alla formazione di un pensiero che il Nolano cuciva, di volta in volta, lasciandosi sempre trascinare da una varietà di stimoli, interessi, finalità, compromessi pratici. Infine, se è vero che pur morì sul rogo appiccato dalla Chiesa Cattolica in Campo dé Fiori, nel 1600, perché coerente fino all’ultimo al suo ideale, ciò fu per l’innata tendenza “profetica” della sua figura che non per testimoniare principi democratici e libertari decisamente posteriori, né condivisibili da uno spirito elitario come il suo. 

Sui giudizi resi fino ad oggi su Bruno, inoltre, oltre alla tanta ignoranza e malafede, grava la poca diffusione di una buona parte della sua produzione letteraria, di natura prettamente magica, simbolica ed operativa. Per fortuna, anche tale aspetto è stato variamente studiato nell’ultimo secolo [1]. Scopo di questo articolo è di essere una degna illustrazione, ancorché sintetica, della dimensione “magica” del filosofo nolano, vera chiave di interpretazione, a parere di chi scrive, di due tematiche carissime al suo pensiero: la mnemotecnica e i sigilli. 


2. Le premesse:
lo pneuma tra gnoseologia e cosmologia

La dimensione magica bruniana poggia su alcuni fondamenti gnoseologici e cosmologici comuni alla filosofia antica, ma che in Bruno, più che ridursi a meri postulati teorici di partenza, assumono il ruolo di irrinunciabili strumenti operativi. In primo luogo, una lunga tradizione filosofica, tramandatasi alle volte quasi implicitamente, voleva che la conoscenza non fosse possibile se non per immagini interiori [2]. Lo stimolo dei sensi, come anche la vita interiore del soggetto, sarebbero di fatto ciechi e sordi senza una mediazione immaginale attraverso la quale l’oggetto della conoscenza diviene un’immagine sottile e pneumatica conoscibile dall’anima. L’immagine interiore digeribile dall’anima in un processo al contempo cognitivo e vitale viene chiamata “fantasma”, ossia, etimologicamente, “ciò che appare”. Tale termine serve ad indicare, ad un tempo, la natura visiva dei contenuti interiori e, in maniera più inquietante, la loro fallacità. Secondo la riferita tradizione, pertanto, l’esistenza come atto conoscitivo (e non solo umana) non sarebbe possibile senza questo teatro interiore di fantasmi, di volta in volta imposti dalla vita sensoriale, fabbricati dalla coscienza ovvero emergenti dall’inconscio.

Tutta questa fantasmagoria si regge su un preciso senso interno, “pneuma” o, secondo gli stoici, “egemonikon”, il reggente della vita interiore, grazie al quale avviene la traduzione della vita sensoriale ed interiore in fantasmi conoscibili dall’anima.  Secondo le diverse tradizioni questo senso interno trova luogo nel cuore, quale organo fondamentale della fisiologia sottile dell’individuo, ed è proprio per questa funzione fantastica che al cuore è riservata l’attenzione di molte tradizioni religiose o iniziatiche [3], che subordinano l’elevazione spirituale a pratiche di “pulitura” o “purificazione” del cuore, che così divengono, secondo quanto detto, un vero e proprio rischiaramento della vita interiore del soggetto dai fantasmi della natura demonica, del vizio e dell’ignoranza. 

Altra premessa fondamentale alla magia bruniana è, invero, un postulato universale dell’antica sapienza: la continuità tra macrocosmo e microcosmo. In altre parole, l’ambito individuale, compreso quello sottile, ricalca e riproduce la struttura dell’Universo, permeato e vivificato dall’Anima Mundi. L’omnipervasività pneumatica e la concatenazione analogica tra i diversi livelli della realtà sono gli elementi che consentono l’azione magica. Tuttavia questo aspetto strutturale va integrato con una concezione dinamica che esplichi e codifichi i rapporti pneumatici del cosmo. In tal ambito, l’influenza più pregnante nell’epoca rinascimentale fu quella del De Radiis [4] di Al Kindi, sapiente arabo del IX secolo. Secondo Al Kindi, l’universo è pervaso da radiazioni o raggi sottili che ne determinano i fenomeni. Questi raggi non provengono esclusivamente dagli astri ma – ed è questa la cifra del pensiero di Al Kindi – anche dagli elementi, motivo per il quale ogni ente fenomenico, sulla base del proprio composto elementare e della propria posizione nello spazio e nel tempo, manda in ogni direzione personali radiazioni sottili, di diversa intensità quantitativa e qualitativa, e, a sua volta, diversamente assorbe e riceve le radiazioni universali e di ciò che lo circonda a seconda della diversa conformazione della sua materia pregiacente.

Tutto, dunque, si forma, reagisce, si avvicina, si allontana, si trasforma, deperisce tramite la propria personalissima azione e reazione nel telaio pneumatico delle radiazioni. Cosa ancor più importante, tuttavia, è che non solo gli enti, ma anche le loro azioni, come i gesti e le parole (che per questo possono essere magici), e i loro moti interiori, quali passioni, volontà, immaginazione, sono idonei a produrre raggi che, irradiandosi, influiscono sulla realtà circostante. Così, anche il singolo desiderio, quando concepito, imprime nell’animo del soggetto un’immagine che, bramata e vivacizzata dalla fantasia, emette raggi sull’ambiente circostante facendo in modo che gli elementi più recettivi si dispongano fino ad avverare la cosa desiderata. La teoria delle radiazioni di Al Kindi trovò una recezione più o meno consapevole nella dottrina dell’Amore del Ficino. 

Tanto premesso, prima di passare alla declinazione bruniana dei concetti fino a qui riassunti, non è senza interesse e utilità fornire la spiegazione di alcuni fenomeni concreti alla luce delle sopraddette teorie pneumatiche. In primis, già in epoca medievale, si riteneva che il fenomeno visivo consistesse nell’irraggiamento dagli occhi di fasci pneumatici che avvolgevano l’oggetto esterno per poi ritornare al soggetto individuale restituendo al suo senso interno il fantasma di quanto visto. Da ciò, l’importanza della vista, quale senso pneumatico, in due fenomeni magici e sottili tra i più ricorrenti, l’uno nella vita comune, l’altro nel folklore: l’innamoramento e il malocchio. L’innamoramento sarebbe, di fatto, una vera e propria “infezione fantastica” [5], dove il fantasma dell’amato finisce per imprimersi nell’apparato pneumatico dell’amante, condizionandone la successiva produzione di fantasie e, nei casi più gravi o frustranti, sostituendosi addirittura al senso dell’io dell’altro. L’innamoramento, secondo queste teorie, avviene proprio attraverso lo sguardo che va, vero dardo pneumatico, dagli occhi dell’amato a quelli dell’amante, particolarmente sensibile, perlopiù per concordanze astrologiche, all’influsso erotico dell’amato. Non diverso è il meccanismo presupposto al “malocchio” [6], nel quale, tramite lo sguardo, è possibile infettare con una cattiva influenza o un fantasma morboso le facoltà sottili dell’individuo iettato. 

Un ultimo sguardo va, infine, concesso alla teoria del sacrificio illustrata da Al Kindi in coerenza con la sua dottrina. Secondo il sapiente arabo, infatti, ogni animale è un microcosmo che, per la sua sola esistenza, irraggia e regge l’ambiente circostante. La morte naturale dell’animale non è magicamente significativa, poiché prodotta dal volgersi dell’equilibrio delle cose. La morte per mano umana tramite il rito sacrificale, invece, cagiona un vuoto nel luogo macrocosmico prima occupato dall’animale cui si va a sostituire (come un “tema natale”) l’immagine pneumatica forgiata dall’intenzione e volontà dell’officiante, la quale, tramite il proprio peculiare irraggiamento, agirà sull’ambiente circostante producendo gli effetti desiderati.

Fidus, Giordano Bruno

3. Giordano Bruno:
senso fantastico, eros e magia

Per comprendere l’operatività magica di Bruno non può prescindersi da due testi fondamentali della sua produzione: il Sigillo dei Sigilli, opera in latino la cui parte centrale è dedicata ad un’interessantissima illustrazione della variegata casistica di eccitazioni, estasi, rapimenti ed illuminazioni tramite “contrazione del senso fantastico”; il De vinculis in genere [7], opera in latino ed incompleta che illustra la teoria generale dei “vincoli” che legano tutte le componenti dell’universo e le modalità per la loro “manipolazione”. Quello che risulta evidente, fin da subito, è che Giordano Bruno, lungi dal rompere con precedenti tradizioni, si apprestò tuttavia a fornire una declinazione psicologica, volontaristica ed erotica della pneumatologia raggiante e fantastica anzi sintetizzata. Nel Sigillo dei Sigilli, il filosofo di Nola elenca fino a quindici tipologie di “contrazione” del senso fantastico o dell’immaginazione, che presiedono ad una variegata fenomenologia di volta in volta mistica, spirituale, estatica o miracolosa. Dal testo bruniano è ben intuibile come queste “contrazioni” consistono nel temporaneo o definitivo ritrarsi delle facoltà  sottili dell’uomo dall’ambito sensoriale e corporeo, secondo dinamiche ben conosciute alle tradizioni sapienziali più disparate. Di seguito, si prova a passarle in rassegna.

La prima contrazione dell’immaginazione è quella “spaziale”, dovuta alla solitudine dell’individuo. In questo caso, la deprivazione sensoriale determinerebbe una ritenzione delle facoltà sottili dell’individuo che ne cagiona l’elevazione spirituale. Ciò è avvenuto, secondo Bruno, con i diversi eremiti della storia dell’umanità. La seconda contrazione fantastica avviene a coloro che, “per imprudenza” secondo Bruno, “se ne andavano per alti precipizi”. Anche la stressante condizione psico-fisica dell’alpinista e dello scalatore, dunque, sarebbero idonee a cagionare la contrazione fantastica [8]. Una terza contrazione è quella della salda forza di un animo che non erra (trattasi di speciale raccoglimento?), capace di percepire eventi avvenuti a grandi distanze. La quarta contrazione è quella provocata dalla tensione dell’animo verso qualcosa da conoscere, che appronta l’anima a visioni e sogni rivelatori. La quinta contrazione dell’immaginazione è, invece, legata all’infervoramento dovuto alla fede, tanto nella pratica religiosa, quanto in quella magica o medica, che consente così il miracolo, il prodigio, la guarigione.

Altre tipologia contrattive sono legate alle forti affezioni dell’animo, quali forti sentimenti, intense paure o percezioni assai intense, attraverso le quali sarebbero possibili anche guarigioni miracolose tramite il concentrarsi di spiriti vitali nella zona colpita da patologie. Ovviamente, anche l’ardore amoroso o affettivo implica contrazioni fantastiche, che renderebbero le donne capaci di imprimere una forma più o meno desiderata al figlio. Contrazioni del senso fantastico avvengono anche tramite il sonno, che sospende l’apparato sensoriale, o l’occlusione di singoli canali di sensi (si pensi alla chiusura degli occhi), che intensifica i sensi rimanenti. L’ulteriore contrazione fantastica, ritenuta turpissima da Bruno, è quella provocata con una stimolazione libidinosa e l’assunzione, tramite unzione del corpo o ingestione, di sostanze con qualità psicotrope, quali erbe o grassi. I dettagli forniti da Bruno, non senza prudenza, tra cui anche il riferimento ad un volo fuori dal corpo, lasciano ritenere che il sapiente nolano stesse descrivendo pratiche di natura stregonesca. La dodicesima contrazione fantastica è quella indotta dallo spirito melanconico e saturnino coltivato tramite pratiche misticheggianti e ascetiche. Sarebbe proprio l’altissima contrazione fantastica generata da queste pratiche che cagionerebbe il comparire di piaghe e stimmate appartenenti ai santi modelli introiettatisi nella fantasia del soggetto. L’altro tipo di contrazione, tenuta in altissima considerazione da Bruno, è quella indotta da una pia attività contemplativa, la quale portò San Tommaso d’Aquino a levitare. Contrazioni fantastiche possono essere indotte anche dall’alimentazione o dalla sua assenza.

L’ultima contrazione, la più alta secondo Bruno perché propria dei veri filosofi, è quella che, contratto lo spirito attorno all’amore per la virtù e la sapienza, si manifesta nell’irreversibile impassibilità per le vicende corporali, comprese quelle dolorose. Bruno, nel passo in questione, quasi in un commovente presentimento del suo destino, cita supplizi leggendari, come quelli di Anassarco di Abdera e San Lorenzo, e afferma “E allora si verifica la realizzazione della perfetta filosofia, qualora qualcuno per la profondità della speculazione si separi dalle passioni del corpo tanto da non provare affatto dolore”, “Dovrei forse considerare intenso l’amore per la virtù che non sia in grado di dissipare la paura di un fatto temporaneo? Io facilmente potrei credere che colui che ha paura di fatti corporali non sia mai stato congiunto a fatti divini”. Secondo la tradizione, Giordano Bruno patì le torture inferte dalla Chiesa senza mostrare sofferenza. Sicuramente non abiurò.

Fidus, Giordano Bruno

L’elencazione fornita da Bruno sulle contrazioni fantastiche risulta quanto mai eterogenea. Vengono contemplati fenomeni fisiologici, alterazioni patologiche, affezioni e stupefazione, tecniche meditative ed espressioni di pura spiritualità. A loro volta, tra gli effetti di questa ricca tipologia vengono annoverati, di volta in volta, fenomeni quotidiani, paranormali, miracolosi o prodigiosi, finanche sintomi di santità. Anche in queste brillanti pagine Bruno non smentisce sé stesso e si mostra tanto profondo e sapiente quanto eclettico e sfuggente. Tuttavia è  chiaro l’intento di Bruno di fornire al lettore un’illustrazione esemplificativa delle svariate possibilità straordinarie — e non sempre positive — derivabili dall’astrazione delle facoltà pneumatiche e sottili dalla vita sensoriale, fondamentale, come già si è potuto comprendere, per la sua filosofia e operatività magica. Nemmeno è da tralasciare il giudizio espresso dal Nolano su alcune di queste contrazioni. Al di là del gran novero di fenomeni cui si mostra, tutto sommato, indifferente, Bruno, infatti, aborrisce esplicitamente la turpe metolodologia stregonesca e giudica severamente la via misticheggiante, mentre tiene in alta considerazione le contrazioni dovute a contemplazione e amor per la sapienza: i seguaci delle prime, infatti, sono da annoverare tra coloro i quali “con la fantasia turbata dalla vana meditazione di fantasmi vanno incontro a una miserabile follia”; gli altri utilmente perseguono la “considerazione che conduce all’intelligenza, al giudizio e alla moderazione delle passioni”. 

Eros e Magia, nella concezione rinascimentale, si identificano o, almeno, sono fortemente analoghi. L’Eros è un fenomeno magico, la Magia obbedisce alla leggi universali dell’Eros, ma è con Giordano Bruno che i raggi di Al Kindi diventano “vincoli”, legami che si comportano eroticamente e, pertanto, manipolabili secondo una ben precisa scienza. Eros e Magia, di fatto, postulano la manipolazione dei propri ed altrui fantasmi. Nel De Vinculis in genere, Bruno parte dalla concezione dell’Amore quale forza che tutto avvince ed ordina e, per questo, primo e più potente tra i vincoli. Pagato il tributo, secondo la tradizione platonica e neoplatonica, a questa dimensione metafisica e cosmica dell’Amore, Giordano Bruno illustra tutte le dinamiche, più o meno concrete, dell’attrazione, specialmente quella erotica tra persone, per poi passare a spiegare la metodologia magica della manipolazione del vincolo. Ci si chiede perché l’insistenza sul vincolo erotico. Le ipotesi che si possono avanzare sono quattro: perché l’Eros è paradigmatico per qualsiasi tipologia di vincolo; perché Bruno intende ricollegarsi alla tradizione della trattazione amorosa, che vede tra i suoi accoliti del secondo millennio nomi illustri quali Cappellano, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola; per stabilire leggi per rendersi immuni alla diverse tipologie di vincolo; approntare un “manuale terapeutico” per guarire gli altri dalla sofferenza d’amore.

A nostro parere, non può giungersi ad una risposta quantomeno verosimile se non si ha in mente l’approccio usato da Bruno nell’illustrazione delle contrazioni fantastiche. Come lì il filosofo spiegava le diverse tipologie di una fenomenologia, dalle sue espressioni più comuni a quelle più rare, dalle più inquietanti alle più olimpiche, anche in questo caso prova a spiegare l’intera dinamica del vincolo, assumendo ad ipotesi emblematica quella dell’eros. È naturale, però, a fronte di una trattazione così generale, derivare applicazioni pratiche e finanche terapeutiche. Nemmeno va dimenticato che Bruno, in ogni scritto, resta sempre filosofo votato alla Sapienza e che nessuna pagina della sua produzione letteraria tradisce questo voto. Il De vinculis in genere è, pertanto, anche indicazione operativa per il vero filosofo che voglia liberarsi da i legami che ne impediscono l’elevazione e, a sua volta, legare a sé Verità e Sapienza. Ciò che, all’evidenza, risulta davvero estraneo all’intento bruniano è, invece, la volontà di ricollegarsi ad una tradizione letteraria d’amore, visto lo stile minimalista e il taglio concreto dato da Bruno.

Tanto detto, il vincolo bruniano è un legame sottile che si instaura a causa  della “bellezza”, in senso lato, del vincolante, capace di risuonare nell’interiorità del vincolato. Il fantasma del vincolante, cioè, è affine ad un’immagine fantastica pregiaciente nel vincolato. Il vincolo intersoggettivo è, psicanaliticamente, una sorta di transfert. Per liberarsi da un vincolo è allora necessario scoprire i fantasmi interiori coinvolti e rompere la corrispondenza, inconsciamente creatasi, tra questi e il fantasma del vincolante percepito dall’esterno. Si amano sempre immagini ed ombre. Per vincolare è, d’altro canto, necessario conoscere i fantasmi interiori del futuro vincolato e destare in lui un corrispondente desiderio per il fantasma di sé stessi.  Tanto basterebbe ad ogni dinamica relazionale, soprattutto quella erotica. Bruno tuttavia – e qui si comprende il fine sapienziale dell’opera – non intende preparare una nuova ars amatoria, ma mira ad educare il perfetto manipolatore dei fantasmi, il Mago.

Il manipolatore bruniano deve, prima di tutto, liberarsi da ogni vincolo, compreso quello generato dall’amor di sé (anche se si ammette che questo vincolo può servire ad alcune operazioni magiche). La prima attività manipolatoria è, dunque, quella da compiersi entro sé stessi, sgomberando il cuore dalle immagini che lo ottenebrano e dai fantasmi egoici.  Il manipolatore di Bruno è, perciò, un sapiente che ha già trasceso sé stesso e che, quindi, non piega l’arte manipolatoria e fantastica a fini biecamente personali. Avendo abdicato dall’amor di sé, egli ha raggiunto una serena immunità ai vincoli, sfuggendo al normale complesso dei rapporti caratterizzati da vincoli reciproci. Presumibilmente, poi, l’emancipazione del senso fantastico dagli innumerevoli vincoli personali è fonte di un’ulteriore tipologia di contrazione dell’immaginazione che presiede, come detto, fenomeni di elevazione spirituale.

A questo punto, per poter destare in altri le più svariate sensazioni o emozioni, egli non solo deve conoscerle perfettamente, ma deve anche destarle massimamente in sé, secondo la proprietà transitiva della magia, per cui, per poter provocare un’emozione o un affetto, l’operatore deve prima di tutto svilupparlo in sé stesso. Per usare la metafora erotica, l’amato, al fin di manipolare l’altro, deve sapersi eccitare intensamente per provocare la medesima sensazione nell’amante. Il manipolatore perfetto, tuttavia, mago o amante che sia, pur avendo prodotto in sé l’emozione, non deve desiderare, per non finire a sua volta vincolato. Sulla stessa falsariga si situa la raccomandazione bruniana di astinenza dall’autoerotismo. Prescrizione per nulla moralistica ma di carattere strettamente tecnico. In assenza di un sistema di riferimento (come quello yogico o taoista, dove la ritenzione del seme ha importanti fini spirituali), si può ritenere che la ritenzione del seme venga raccomandata da Bruno per tenere costantemente alto il fuoco emotivo e sensazionale del manipolatore, nonché per evitare frettolosi appagamenti dell’attività fantastica. Inoltre, nell’antichità, l’eiaculazione e la parola erano viste come modalità manifeste di emissione dello pneuma individuale, motivo per il quale la ritenzione del seme evitava indebolimenti pneumatici. Così, reso immune dai legami, sovraeccitato il proprio apparato pneumatico con le sensazioni da destare in altri, il manipolatore può procedere all’applicazione, intensificazione e godimento del vincolo secondo le caratteristiche del vincolabile e la varietà di parole, gesti, fantasie di cui può disporre, enciclopedicamente elencate da Bruno nella sua opera.

Anche le masse sono vincolabili secondo lo stesso schema, ovviamente con una difficoltà esponenzialmente maggiore. L’esempio recato dallo stesso filosofo è quello delle religioni, forgiatrici di veri e propri fantasmi capaci di convogliare e reindirizzare le passioni, le emozioni, i pensieri, anche celatamente erotici, delle masse. Sia chiaro, Bruno non disconosce in toto la religiosità, ma ne fornisce una spiegazione “tecnica” alla luce del criterio ermeneutico fornito dalla scienza dei vincoli. A riguardo, perdendosi in echi quasi orientali, afferma:

Posto anche che non esista inferno, la credenza immaginaria nell’inferno senza fondamento di verità produce veramente un vero inferno: l’immagine fantastica ha la sua verità, con la conseguenza che essa reagisce realmente e realmente e potentemente resta imbrigliato chi si lascia vincolare e il tormento infernale si fa eterno con l’eternità della convinzione di fede; e l’animo, pur spoglio del corpo, conserva tuttavia il medesimo aspetto e nonostante tutto persevera con esso infelice nei secoli, anzi ancor più potentemente talvolta per indisciplina o diletto o acquisite parvenze.

Ma, postulando che l’Eros, dunque il vincolo, lega tutto l’Universo, la tecnica manipolatoria bruniana può essere applicata a qualsiasi “altro” dell’affollato cosmo rinascimentale. In primis, rimbaldianamente, l’Io è un altro. Ossia, nella magia intrasoggettiva, il soggetto può, tramite l’introversione della propria volontà manipolatoria, operare sui propri fantasmi interiori, sia a fini terapeutici quanto a fini spirituali, slegandosi dai fantasmi della terrenità e legandosi, in un progressivo solve e coagula, a quelli olimpici del Bene e della Verità (e qualcuno ben direbbe che la più grande sapienza sta nel non legarsi a fantasma alcuno, per quanto sommo sia). La magia intersoggettiva si rivolge all’altro da sé, ma gli “altri”, nell’universo rinascimentale, non sono solamente gli uomini, ma una folta schiera di esseri subumani, quali gnomi, elementali, demoni ecc., e sovrumani, quali eroi e divinità. Tutti costoro sono manipolabili con la scienza dei vincoli, conoscendo l’intrico di corrispondenze, analogie, supporti (visivi, vocali…) tramite i quali risultano vincolabili.

La magia extrasoggettiva è, invece, quella che si rivolge agli oggetti, al mondo inanimato, a tutti gli enti sprovvisti di una struttura psichica almeno in parte analoga a quella umana dell’operatore. Eppure, come accennato, anche l’oggettività esteriore è dotata di un sostrato sottile e pneumatico, altrettanto obbediente alla vincolistica bruniana quanto alle radiazioni di Al Kindi. È la stessa tradizione a tramandare le immagini fantastiche e le leggi, più o meno originarie, utili all’azione magica intra, inter ed extrasoggettiva, così come le stesse possono anche emergere dalle remote profondità dell’inconscio personale e collettivo. Sulla base di queste premesse, si possono individuare almeno tre diversi tipi di operatori “magici”, a seconda del loro rapporto con le fantasmagorie inconsce: l’invasato, che subisce passivamente e involontariamente i fantasmi; lo sciamano, che li padroneggia dopo esserne stato soggiogato; il mago, artista della loro manipolazione.


4. Elementi di Operatività Bruniana:
Mnemotecnica & Sigilli

Vanno esaminati altri due ulteriori elementi dell’operatività di Giordano Bruno. Il primo, la mnemotecnica [9], contribuì ampiamente alla sua fama in vita e, indirettamente, anche alla sua rovina [10]. Il secondo riguarda la grande attività di Giordano Bruno come disegnatore, instancabile e meticoloso, di decine di sigilli [11], fino ad oggi passata abbastanza in sordina. Circa la mnemotecnica, non è intenzione di questo scritto analizzare tutte le tradizioni confluite nella riflessione bruniana sulla memoria e tutte le tecniche padroneggiate e suggerite dal Nolano. Ci si può limitare a ricordare che per Bruno le idee vengono meglio catturate dalla facoltà mnemoniche se associate ad imagines agentes, ossia immagini che impressionano, meglio se eroticamente, il soggetto. Tali immagini erano, poi, di volta in volta, organizzate secondo diversi schemi e combinazioni, fino a formare un vero e proprio teatro della memoria

Ciò suggerisce uno dei fini fondamentali della “passione” bruniana per mnemotecnica, ben superiore alla mera utilità di favorire la memorizzazione di dati in un’epoca risalente. È, infatti, fin troppo chiara l’analogia tra la fantasmagoria di immagini interiori, eroticamente manipolabili, che compone l’esistenza individuale e il teatro di immagini mentali, caricate eroticamente, in cui si risolve la tecnica mnemonica. La padronanza di quest’ultima in maniera estesa e costante, pertanto, al di là dei richiami platonicizzanti ad una dottrina della reminiscenza, può tradursi più concretamente nella generale capacità di disciplinare i propri contenuti immaginali interiori. La tecnica mnemonica diviene, quindi, abilità manipolatoria del fantastico, declinazione operativa della dottrina dei vincoli.

L’altro aspetto tecnico di Bruno è costituito dalla personale applicazione nel disegno di decine e decine di sigilli, immagini perlopiù geometriche, a maggioranza mandalica, con sobrie ma costanti decorazioni a carattere grafico (es. cuori) e floreale. Questi diagrammi ermetici non venivano accompagnati da spiegazione e, il più delle volte, non presentavano nemmeno evidenti pertinenze col testo che accompagnavano. Risulta, pertanto, difficile stabilire il significato concettuale riferibile a ciascun diagramma, anche quando accompagnato da un titolo.  Può solo procedersi per ipotesi, ad esempio ritenendo che il diagramma “Atrium Veneris” rimandi all’ambito venusiano perché basato sulla riproduzione caleidoscopica dell’esagramma, quale incontro tra due triangoli con vertici opposti e perciò sessualmente polarizzabili in senso opposto. Trattasi pur sempre di un’ipotesi però. La presente riflessione può però ambire a individuare la funzione del sigillo per Bruno, pur senza scoprire i significati delle singole figure. 

Scartata l’ipotesi idiota delle decorazioni senza senso, pur avanzata [12], e del codice segreto di un’organizzazione bruniana [13], non confortata da testimonianza alcuna, rimane l’ipotesi magica, verosimile, a patto di una contestualizzazione. Bruno, di fatti, non sosteneva l’idea superstiziosa di automatismi magici, né il suo discorso accoglieva tematiche astrologiche dominanti, invece, nella magia rinascimentale. In più, sul piano estetico, la rigorosa geometria della stragrande maggioranza dei diagrammi bruniani, il sobrio figurativismo di pochi sigilli, l’assenza di simboli tradizionali, alchemici o astrologici o alfabetici (le lettere in Bruno indicano sovente gli angoli, come nel comune disegno geometrico), il mancato ricorso a tecniche di costruzione degli stessi precedentemente affermatesi [14], rendono queste figure estranee agli usi magici anteriori. Il loro potenziale magico, pertanto, stante la loro peculiarità, può comprendersi solo con riferimento alla dottrina del senso fantastico e dei vincoli. 

In prima istanza, non può esser dubbio che la contemplazione dei sigilli e, ancor più, la loro realizzazione (effettuata manualmente da Bruno stesso, pur potendo certo rivolgersi a persone tecnicamente più qualificate) possa cagionare una contrazione del senso fantastico, circoscrivendo il “fuoco psichico” del soggetto su pochi punti e figure e correlati significati. Come visto, per Bruno questa contrazione era prodromica a fenomeni di eterogeneo trascendimento della coscienza ordinaria, anche filosoficamente/spiritualmente considerevoli. A ciò si aggiunge la possibilità di riconoscere, in tali diagrammi, delle vere e proprie imagines agentes facilmente memorizzabili con i loro contenuti di significato. Le vezzose decorazioni floreali, ornamentali, figurative apposte da Bruno alle rigorose forme geometriche, lungi dall’essere la riproduzione grafica di fenomeni ottici [15], come ipotizzato, corroborano invece la conclusione appena data. Tali decorazioni sono, infatti, belle e il vincolo è primariamente bellezza, che lega l’animo tramite il senso visivo e l’immaginazione. Tramite la realizzazione/contemplazione di questi ed altri diagrammi, pertanto, si possono introiettare mnemonicamente imagines agentes nel proprio senso fantastico, già contratto dalla meditazione, arrivando a disporre prontamente di fantasmi utili alla manipolazione interiore o da comunicare/imporre nella magia inter ed extrapersonale [16].


5. Conclusioni

Si ritiene di aver sufficientemente reso giustizia ad un aspetto di Bruno variamente studiato ma ancora ignorato dai più: quello di un’operatività magica “laica” e fondata su un incisivo approfondimento della psiche umana, le cui dinamiche vengono allargate in un vitalistico olismo universale. Ancor di più, la dottrina del vincolo è capace di imporsi, oggi, come criterio ermeneutico di molti dei fenomeni psicologici, sociali, antropologici e politici che caratterizzano e differenziano la modernità. Il taglio cinico e laico usato da Bruno nel De Vinculis in genere ricorda, infatti, quello di un’altra grande opera rinascimentale, Il Principe del Machiavelli, ma non può che concordarsi con Culiano nel ritenere che il primo abbia, per influenza e lungimiranza, superato il secondo.

Se Macchiavelli, di fatto, appronta un manuale per la perfezione del Principe, difficilmente applicabile nei sistemi politici liberali e democratici impostisi gradualmente nel ‘900, Bruno preconizza la manipolazione fantastica dell’era mediatica e pubblicitaria, basata sulla ben studiata strumentalizzazione delle tendenze voluttuarie della massa per dirigerne il consumo o l’opinione. Se Macchiavelli incensa Cesare Borgia, Giordano Bruno preconizza il Don Draper di Mad Men e oltre [17]. Eppure, da vero sapiente, a fianco la mera descrizione del fenomeno vincolistico, Bruno lascia le tracce utili per i veri filosofi a curarsi ed ascendere tramite il divincolamento dai legami inferiori, tra i quali si vanno ad aggiungere le moderne seduzioni, virtuali e consumistiche. È questo, forse, il retaggio bruniano più prezioso, sicuramente quello meno passibile di definizioni semplicistiche e più immune a manipolazioni (!) ideologiche che, anche se suggestive, di Bruno hanno restituito, fino ad oggi, un fantasma che si avvicina al fantoccio. 


Note:

[1] Cfr., ex ceteris, YATES F.A., Giordano Bruno e la Tradizione Ermetica, Laterza, 1969; CULIANU I.P., Eros e Magia nel Rinascimento, Boringhieri, 2006, cui questo saggio è liberamente ispirato; BRUNO G., Il Sigillo dei sigilli e i Diagrammi Ermetici, a cura di NICOLA U., Mimesis, 1995.

[2]  Su tutti, v. PLATONE, Convivio, VI, 6: “Servendosi degli strumenti dei sensi, (lo Spirito) coglie le immagini dei corpi esterni; ora, l’anima stessa non può percepire queste immagini direttamente, essendo dato che la sostanza incorporea, superiore a quella dei corpi, non può da questi essere indotta a ricevere immagini. Presente ovunque nello spirito, l’anima può agevolmente contemplarvi le immagini dei corpi, rilucendo in lui come in uno specchio. È con queste immagini che essa può valutare i corpi stessi”.

[3]  Sul valore del cuore nell’ascesi esicasta, con interessanti raffronti con la mistica cristiana e il sufismo, cfr. E.MONTANARI, La fatica del cuore, Java Bookl, 2003.

[4]  In italiano, v. AL KINDI, De Radiis o Teorica delle Arti Magiche, in Picatrix / De Radiis, La summa della magia ermetica attraverso la mediazione araba, Mimesis, 2018.

[5]  Cfr. EVOLA J., Metafisica del Sesso, Mediterranee, 2006, in particolare il paragrafo “La teoria magnetica dell’amore” e correlata bibliografia, pp. 47 ss. 

[6]  Per una panoramica sul fenomeno, v. PETOIA E., Malocchio e jettatura: le forme, la storia, l’analisi di un’antica e universale superstizione dalle prime testimonianze letterarie ai giorni nostri, Newton Compton, 1995.

[7]  BRUNO G., De Magia – De vinculis in genere, Biblioteca dell’immagine, 1986.

[8]  Sulla fenomenologia interiore e sulle possibilità superiori dell’alpinismo, v. EVOLA J., Meditazioni sulle vette, Ed. Mediterranee, 2003.

[9]  Cfr. BRUNO G., Opere mnemotecniche, vol. I e II, Adelphi, 2004.

[10]  Si fa qui riferimento alla leggenda secondo cui il Nolano fu denunciato all’Inquisizione dal patrizio Giovanni Francesco Mocenigo, suo protettore veneziano, perché quest’ultimo non aveva successo con le tecniche mnemoniche.

[11]  Si fa, in particolar modo, riferimento alle illustrazioni che accompagnano le edizioni originali de Articoli centosessanta contro i matematici (Praga, 1588) e De triplice minimo (Francoforte, 1591), pubblicati in Italia in BRUNO G., Il sigillo dei sigilli, cit. 

[12]  Si tratta di Tocco Felice  (Catanzaro, 11 settembre 1845 – Firenze, 6 giugno 1911), filosofo e storico della filosofia. Su Bruno scrisse Le opere latine di G. Bruno esposte e confrontate con quelle italiane, Firenze, 1889, Le opere inedite di G. Bruno, Napoli, 1891 e Le fonti più recenti della filosofia di Bruno, Napoli, 1892.

[13]  Ipotesi riportata ma non avallata da YATES, op. cit., pp. 439 ss.

[14]  In Agrippa, il diagramma evocante un demone planetario deriva da un’applicazione meccanica di corrispondenze numeriche e letterali: ogni lettera di un nome angelico equivale ad un numero di un preformato quadrato magico planetario; collegando i numeri-lettere si ha il segno magico che costituisce l’archetipo grafico della potenza che si vuole evocare.  

[15]  NICOLA U., nella postfazione a BRUNO G., Il Sigillo dei sigilli, cit., pp. 73 ss., sostiene che tali decorazioni  riproducano fenomeni ottici che i diagrammi cagionerebbero nei soggetti meditanti, per cui le figure tenderebbero a “muoversi”, palesando una vitalità interna coerente al vitalismo universale sostenuto dalla filosofia bruniana. 

[16]  Ben si coglie la differenza tra quest’applicazione magica del sigillo e quella che avrebbe nella magia dei raggi di Al Kindi, dove la sola realizzazione del sigillo sarebbe ex se idonea ad irradiare e ricevere raggi corrispondenti alle influenze, planetarie e non solo, che si desiderano attirare. 

[17]  Mad Man è una serie televisiva americana, andata in onda dal 2007 al 2015 per sette stagioni, incentrata sul mondo pubblicitario newyorkese degli anni ’60. In questa scena, come in molte altre, il protagonista Don Draper altro non fa che derivare dalla conoscenza psicologica delle persone del proprio tempo l’idea di un fantasma massivamente fruibile (la pubblicità) onde orientare le tendenze consumistiche delle stesse. Don spiega alla copyrighter Peggy come la pubblicità si basi su una proprietà transitiva del tutto simile a quella magica, poiché le sensazioni da destare nel consumatore sono le medesime avvertite dal copyrighter creatore.

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