L’avventuroso viaggio del Poeta sulle orme dei geografi greci e latini, alla ricerca di Thule, la perduta e mitica Patria Iperborea
di Anna MB
articolo originariamente pubblicato su
La Misura delle Cose, blog dell’Autrice
Primo poeta moderno, padre dellβUmanesimo, di Petrarca (1304-1374) raramente si ricorda la passione per i viaggi, grazie ai quali acquisΓ¬ una conoscenza non comune al suo tempo in fatto di cartografia e geografia, al punto da essere apostrofato da alcuni dei suoi piΓΉ grandi studiosi peregrinus ubique (pellegrino ovunque) e Β«lβirrequieto turistaΒ»; diversamente, questo aspetto era ben noto ai contemporanei, per i quali fu, anche per questo motivo, unβautoritΓ intellettuale indiscussa. Attento osservatore, egli offre nel De vita solitaria una testimonianza βdi prima manoβ sulla (ri)scoperta e colonizzazione dellβisola Fortunata avvenute nella metΓ del XIV secolo, come Boccaccio farΓ in De CanariaΒ [1].

Il poeta in viaggio tra metafora e realtΓ
Petrarca fu tuttβaltro che un viaggiatore passivo, semplice osservatore che si limitasse a registrare avvenimenti riconducibili alla nascita geografica del Nuovo Mondo; egli possedeva unβalta autoconsapevolezza della propria posizione nel tempo e nello spazio e una piena coscienza delle distanze che lo separavano dai luoghi, visti o sognati, e ne sapeva padroneggiare il lato retorico quanto quello ideologico.
Il suo contributo poetico alla percezione e alla riorganizzazione del concetto di spazio alle soglie del Quattrocento, in particolare nellβarea mediterranea italo-francese con le sue specificitΓ e discontinuitΓ culturali, Γ¨ un vero e proprio lavoro di mediazione: fatta propria filologicamente la concezione augustea di spazio, egli contribuisce alla transizione tra la geografia politica romanaΒ classica a una nuova, moderna rappresentazione dello spazio.
Una di queste βappropriazioni letterarieβ Γ¨ lβinteresse e lβapprofondimento, divenuti via via ricerca affannosa, verso tutte le testimonianze classiche e contemporanee che riguardassero quellβisola misteriosa e lontanissima chiamata da Virgilio Β«ultima ThuleΒ».
Β« …e voi tutti, dΓ¨i e dee cui spetta proteggere i campi […]; e tu anzitutto, o Cesare [Ottaviano Augusto divinizzato], […] sia che tu venga come dio dellβimmenso mare, sicchΓ© ti onorino i naviganti come loro unico nume e ti si asservi lβestrema Thule [tibi sΓ©rviat ΓΊltima ThΓΊle] e ti accolga Teti con tutte le onde… » [2]
Senza tema di immodestia, in alcune lettere contenute nelle FamiliaresΒ Petrarca si compiaceva di paragonare se stesso e la sua alta reputazione a quella dei grandi viaggiatori del passato comeΒ Odisseo, spiegando il desiderio di viaggiare con la nobiltΓ dβanimo che gli era propria. Tuttavia, questo nobile interesse Γ¨ utilizzato da Petrarca anche come copertura retorica, un espediente per occuparsi dβaltri temi a lui a cuore di natura politico-strategica.

La fuga dal tempo, la vanitΓ delle cose
Una conoscenza esemplareΒ Β«qual piΓΉ diversa et nova» di popoli e paesi, di cartografia e geografia umana e politica egli lβacquisΓ¬ attraverso uno studio e una riscoperta filologica, davvero in senso moderno, dei geografi latini anche cosiddetti minori, da Pomponio Mela a Vibio Sequestre. Dai greci imparΓ² la prospettiva di un punto di vista βaltroβ rispetto al paesaggio familiare, lo affascinavaΒ il modo in cui, ad esempio, agli occhi di Omero le terre dβItalia si situassero, esotiche e remote, ai βmarginiβ del reale: le Eolie, il lago Averno, il monte di Circe…
Lβintero corpus delle lettere Familiares, raccolte nel pieno della carriera tra il 1349 e il 1351, si incentra sul tema del viaggio, della conoscenza e descrizione di paesi e popoli, delle scoperte, della curiositΓ , anzi ne Γ¨ il principale progetto epistolare. E inoltre amicizia e amore, religione, politica, antichitΓ e letteratura, storia, cultura, libertΓ intellettuale, solitudine… la materia di queste lettere Γ¨ davvero molto varia [3].
In questa raccolta, i viaggi di gioventΓΉ attraversano un processo mitizzante, vi si aggiungono elementi di finzione per renderne la memoria piΓΉ suggestiva; lβautore era dβaltronde in una fase di profonda riconsiderazione delle sue esperienze, allβindomani del suo definitivo rientro in Italia tra il 1347 e il 1353 (nellβincertezza se accettareΒ la corona dβalloro, massimo riconoscimento letterario, offertagli contemporaneamente una dal Senato di Roma, lβaltra dallβUniversitΓ di Parigi,Β decise di riceverla in Italia e non in Francia).
Mirabilia e lunghe distanze
Intorno al 1350 Petrarca acquisisce una copia della Storia naturale di Plinio il Vecchio, e sembra intensificarsi in lui il desiderio di dare di sΓ© lβimmagine e guadagnare la reputazione di grande ed eroico conoscitore di luoghi anche molto lontani, persino ai confini della terra. Arriviamo a Thule: Petrarca ne parla in una lettera, la VIII del libro undicesimo (Lettere, delle cose familiari, Le Monnier 1863) indirizzata ad Andrea Dandolo della Repubblica di Venezia; invitandolo a desistere dalla guerra con Genova e ad abbandonare lβintenzione delle armi, gli promette una fama che arriverΓ fino
« alla famosa e incognita Thile, agli estremi confini dellβIperboreo mondo.Β Β»
Il poeta dovette fare vela verso Thule negli anni Trenta del Trecento, anche se Γ¨ difficile tracciare una mappa esatta di tutti i suoi viaggi: Β«accenna, ma oscuramente, di aver costeggiato i lidi di Spagna, di aver navigato lβoceano e ancor, come sembra, di esser giunto in Inghilterra ma di ciΓ² non ha lasciata piΓΉ esatta contezzaΒ» (G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, 1826).

Estrema Thule
La lettera 1 del libro IIIΒ delle Familiares Γ¨ indirizzata a Tommaso di Messina ed Γ¨ di molto posteriore alla data fittizia con la quale lβautore la firma, il 1333. Il poeta presenta se stesso nellβatto di scrivere dal Β«lido del mar Britannico, molto vicino (secondo che dicono) allβisola che noi cerchiamoΒ». Si tratta di Thule, la remota e fascinosa isola del nord la cui identificazione Γ¨ incerta, tra la Scandinavia, lβIslanda e la Groenlandia.
Petrarca si immagina lΓ¬, su quei lidi, volto a saggiare con lo sguardo lβorlo del mare. Anche lui cerca Thule (secondo la sua trascrizione, Tile o Thile): raccoglie informazioni βsul campoβ, unite agli studi dei classici che ne riportano notizie da Seneca a Virgilio, in apertura delle Georgiche, e dopo di loro Β«Boezio e tutta la schiera degli scrittoriΒ»; curiosamente, di lei ne parlano solo gli studiosi mentre il popolo sembra ignorarne persino lβesistenza, tuttavia si Γ¨ concordi nel collocarla a occidente.
Quando Petrarca incontrΓ² ad Avignone Riccardo di Bury, che era lΓ¬ su incarico del re Edoardo III dβInghilterra, colse lβoccasione di domandare anche a lui, uomo di rinomata cultura e appassionato bibliofilo; il vescovo di Auckland promise che avrebbe controllato tra le sue carte quando fosse tornato a casa, ma, con aperta delusione da parte del nostro, non si fece piΓΉ vivo.
E cosΓ¬ nessuna notizia su Thule gli giova la conoscenza di quellβinglese. Poi entra in possesso di un libello di tal Giraldo cortigiano di Enrico II, il quale afferma che esistono delle isole sparse nellβoceano boreale intorno alla Bretagna e lβestremo confine occidentale, di cui Thule sarebbe la piΓΉ distante, la Β«Thule dannata, sotto lβiperborea stellaΒ» β secondo lβopinione di Orosio a conferma di quella di Claudiano β, tra settentrione e ponente, al di lΓ dellβIrlanda e delle Orcadi.
Non si dΓ pace, non si spiega come mai un luogo cosΓ¬ conosciuto dai piΓΉ dotti sin dagli antichi Greci che la identificarono nella terra degliΒ Iperborei (anzi egli testimonia di averne sentito parlare persino tra gli abitanti dellβIndia) possa essere altrettanto vago, eppure non la trova quellβisola, nΓ© tra le carte, nΓ© allβorizzonte.
Plinio sembra certo: si trova a sei giorni di navigazione verso nord dalla Bretagna, così anche Pomponio Mela, nella sua descrizione degli inverni senza alba e delle estati senza tramonto; eppure, se qualcuno ci fosse realmente stato, vi sarebbero notizie più dettagliate e precise sulla rotta. Tanta si è fatta vana la ricerca, che ormai Thule gli appare «difficile da trovare come la verità ». Con rassegnazione conclude:
Β« Resti pur celata Tile a Settentrione, e la sorgente del Nilo a Mezzogiorno, purchΓ© celata non rimanga la virtΓΉ che fra gli estremi Γ¨ nel mezzo, e il corto viaggio di questa vita su cui palpitando e dubitando la maggior parte degli uomini a fine incerto per ambiguo sentiero camminando si affretta, e non ci diamo troppa pena nella ricerca di un luogo che forse, trovato, saremmo desiderosi di abbandonare. Β»

Note:
- Cfr. T. J. Cachey jr., Petrarchan Cartographing Writing, in S. Gersh, B. Roest, Medieval and Renaissance Humanism: Rhetoric, Representation and Reform, Brill, 2003, pp. 73 ss.
- Virgilio, Georgiche, vv. 21-30, via Biblioteca dei Classici Italiani.
- Le epistole di Francesco Petrarca, a cura di M. Smetryns, via Ghent University Library.

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