Una panoramica su riti e credenze di derivazione sciamanica nella macroarea indo-buddhista dell’Asia centrale e dell’India sub-continentale
di Riccardo Confalone
estratto dalla tesi di laurea
“Culti popolari nell’area himalayana” (2014)
immagine:Β Citipati
Lβarea himalayana e quella del sub-continente indiano puoΜ esser considerato come un enorme calderone in cui si sono generati sistemi filosofici, religiosi e culturali. Induismo, Buddismo, Lamaismo, Bon, Tantrismo, sono solo alcuni dei sistemi religiosi/filosofici di questβarea; spesso tali βsistemiβ si sono confrontati alcune volte sono arrivati a scontrarsi, ma eΜ indubbio che ognuno ha finito col rappresentare un tassello di un affascinante mosaico.
Prendiamo in esame la componente sciamanica presente allβinterno di questi sistemi partendo dal Tantrismo che giaΜ di per seΜ puoΜ essere considerato come una sintesi grandiosa (e rivoluzionaria) dellβuniverso induista sanscritizzato.Β Intanto si tenteraΜ di cercare di spiegare cosβeΜ il Tantrismo partendo dallβorigine del termine Tantra (radice Tan βestendere, continuare, moltiplicareβ) nellβaccezione di significato βsuccessione, svolgimento, processo continuoβ. Scrive Eliade in proposito [1]:
Β« Il tantra sarebbe cioΜ che estende la conoscenza tanyate, vistaryate, jnanam anena iti tantram […] Si ignora per quale ragione ed in seguito a qualiΒ circostanze esso giunse a designare un grandioso movimento filosofico e religioso che si annuncia dal IV secolo della nostra era e assume la forma di una βmodaβ pan-indiana a partire dal VI secolo. Si tratta propriamente di una βmodaβ: allβimprovviso il tantrismo gode di immensa popolaritaΜ sia tra i filosofi e i teologi che tra i βpraticantiβ (asceti, yogin, ecc.) ed il suo prestigio si afferma anche presso gli strati popolari. In un tempo relativamente breve, la filosofia, la mistica, il rituale, la morale, lβiconografia, la stessa letteratura vengono influenzati dal tantrismo. EΜ un movimento pan-indiano percheΜ viene assimilato da tutte le grandi religioni dellβIndia e da tutte le scuole βsettarieβ . Esiste un importante tantrismo Buddhista ed uno Induista; ma lo stesso jainismo accoglie alcuni metodi tantrici (eccetto quello della mano sinistra) e si notano forti influenze tantriche nello Εivaismo del Kashmir, nel grande movimento pancaratra (550 circa), nella Bhagavata-Purana (600 circa) e in altre correnti devozionali visnuite. Β»
Molti elementi allβinterno del Tantrismo hanno unβorigine pre-indoeuropea e appaiono come elementi autoctoni e tribali con radici molto profonde. Il Tantrismo ebbe un estremo successo nelle classi piuΜ popolari e umili, puntando ad abolire le caste assieme al concetto di βpuroβ e βimpuroβ. Inoltre, in esso, vi erano presenti orge rituali sia sessuali che alimentari, noncheΜ la transe e la possessione e cioΜ ha comportato una dura condanna da parte delle autoritaΜ braminiche.
In queste pagine si cercheraΜ di dimostrare quali sono gli elementi sciamanici allβinterno di tale complesso religioso/filosofico, evitando il rischio di cadere nellβerrore di accomunare elementi, pratiche ed altro ancora che poco hanno a che fare tra loro. Anzitutto va detto che eΜ innegabile che diversi siano i rituali tantrici che presentano forti rimandi sciamanici. UnoΒ di questi, su cui molto si eΜ scritto e discusso, eΜ quello tibetano del TcoΜd (Gtchod). Eliade ne offre unβaccurata descrizione [2]:
Β« Nel Tibet esiste un rito tantrico chiamato TcoΜd (Gtchod), che ha una struttura nettamente sciamanica: esso consiste nellβoffrire la propria carne ai demoni, a che essi la divorino β il che ricorda singolarmente lo smembramento iniziatico del futuro sciamano ad opera dei βdemoniβ e delle anime degli antenati. Ecco il riassunto che ne daΜ R. Bleichsteiner: al suono di un tamburo fatto di crani umani e di una tromba ricavata da un femore, ci si daΜ alla danza e si invitano gli spiriti a venire a festeggiare. La potenza della meditazione fa sorgere una dea con una spada snudata; essa si slancia su chi offre il sacrificio, lo decapita e lo fa a pezzi; allora i demoni e le belve si gettano su questi avanzi palpitanti, divorandone la carne e bevendone il sangue. Le parole da pronunciare fan cenno a certi Jataka, ove si narra come il Buddha, in una precedente incarnazione, abbia dato la propria carne ad animali affamati e a demoni antropofagi. PeroΜ, malgrado questa affabulazione buddhista β conclude Bleichesteiner β qui si tratta di un sinistro mistero che risale a tempi piuΜ primitivi. Β»
Con il TcoΜd abbiamo dunque una βtransvalutazione misticaβ di uno schema di iniziazione sciamanica ed il lato piuΜ cruento di questo racconto non eΜ altro che la morte e resurrezione che avviene nellβiniziazione sciamanica, dove demoni straziano il corpo del futuro sciamano; per Eliade il tantrismo indo-tibetano ha spiritualizzato ancor piuΜ radicalmente lo schema iniziatico della βmessa a morteβ per mano dei demoni. Si ritrovano altri elementi sciamanici anche in questa testimonianza attribuita alla regina Tse spon bza che, si narra, fosse unβacerrima nemica del buddhismoΒ soprattutto di matrice tantrica e unβappassionata seguace della religione Bon [3]:
Β« …cioΜ che essi chiamano Kapala, questo eΜ un teschio umano posto su una rastrelliera; quello che chiamano basuta sono visceri sparsi; quello che chiamiano βtromba dβossoβ eΜ un osso umano; cioΜ che chiamano βsantuario del grande campoβ (maha-ksetra-tirtham?) eΜ una pelle umana stesa per terra; cioΜ che chiamano mandala sono colori che brillano sfarzosamente; quelli che chiamano βdanzatoriβ sono uomini che indossano ghirlande di ossa… questa non eΜ religione (cioeΜ chos, dharma), questo eΜ il male che lβIndia ha insegnato al Tibet. Β»
In questo passo vi sono alcuni elementi di indubbia provenienza sciamanica. Anzitutto la tromba dβosso umano (che di solito eΜ un femore o una tibia) eΜ un oggetto estremamente comune tra gli sciamani di area himalayana; tale strumento non emette alcun suono percepibile dallβuomo ma udibile solo da entitaΜ ultraterrene; i danzatori con ghirlande dβossa invece rimandano ad alcuni costumi sciamanici dove eΜ palese il tentativo di imitare lo scheletro umano: il simbolismo dello scheletro eΜ un simbolismo arcaico, le ossa, la morte stanno a rappresentare una morte e una rinascita iniziatica. Eliade afferma in proposito che lo scheletro presente nel costume sciamanico riassume e attualizza il dramma dellβiniziazione, cioeΜ il dramma della morte e della resurrezione.
Si puoΜ anche azzardare lβidea che le viscere sparse rappresentino sempre lo smembramento iniziatico da parte di demoni del futuro sciamano, mentre il discorso si fa estremamente piuΜ complesso quando si parla dei crani ovvero kapala che inΒ sanscrito significa testa. La presenza di crani allβinterno delle cerimonie tantriche eΜ ricollegabile agli usi di una setta ascetica Εivaita, gli Aghori, i cui rapporti con il tantrismo sono evidenti. Gli Aghori mangiano e bevono in teschi umani, frequentano cimiteri, e praticavano il cannibalismo fino a tempi recenti. Si tratta di una setta ascetica erede di una setta ancora piuΜ antica e oscura, i Kapalika, ovvero i βportatori di craniβ, i quali veneravano Εiva nel suo aspetto piuΜ terrifico di Mahakala (il Grande distruttore), e possono esser facilmente confusi con i vamacari tantrici (asceti tantrici βdella mano sinistraβ) anche se si distinguono per portare agli eccessi le pratiche orgiastiche e la crudeltaΜ rituale [4].
Giungiamo ora allo Yoga Tantrico, che si distingue notevolmente dallo yoga classico di Patanjali grazie allβinserimento di elementi indigeni pre-indoeuropei. Lo yoga classico non puoΜ essere assolutamente confuso con lo sciamanismo e tanto meno puoΜ esser ricondotto allβidea di una tecnica βestaticaβ. Se il suo scopo eΜ il raggiungimento della perfetta autonomia, ovvero lβestasi, nello sciamanismo vi eΜ la ricerca disperata di arrivare al mondo degli spiriti attraverso il volo magico. Lβunico punto in comune tra questi due fenomeni eΜ la fuoriuscita dal tempo e lβabolizione della storia [5]:
Β« Lβestasi dello sciamano serve a recuperare la libertaΜ e la beatitudine primordiali dei tempi in cui, secondo i miti lβuomo poteva salire materialmente ed intrattenersi con gli Dei. Da parte sua, lo Yoga culmina nello stato non condizionato di samadhi o di sahaja, nella perfetta spontaneitaΜ dello jivanmukta, del βliberato della vitaβ. Sotto un certo punto di vista si puoΜ dire che lo jivanmukta ha abolito il tempo e la storia: la sua spontaneitaΜΒ assomiglia in qualche modo allβesistenza paradisiaca dellβUomo primordiale ricordata dai miti. Β»
Se prima si eΜ affermato che lβunico elemento in comune che lo Yoga classico presenta con lo sciamanismo eΜ solo lβ uscita dalla storia, il confronto fra lo sciamanesimo e lo Yoga Tantrico offre ben piuΜ numerosi punti in comune per via dellβassorbimento di elementi popolare pre-indoeuropei (come la magia popolare). Soprattutto in Tibet e nellβarea himalayana ci sono delle βtecniche meditativeβ dove lo yogin eΜ invitato ad immaginare il suo corpo come se fosse un cadavere e la propria intelligenza come se fosse una Dea terrificante armata di un coltello e che tiene un cranio nellβaltra mano (βPensala mentre taglia la testa del cadavere e mentre dilania il corpo e ne getta i pezzi nel teschio come offertaΜ alle divinitaΜβ) [6].
Un altro esercizio consiste invece nellβimmaginare il proprio corpo come uno Β«scheletro luminoso ed enorme, da cui sgorgano fiamme cosiΜ grandi da riempire il Vuoto dellβUniversoΒ». Si eΜ giaΜ avuto modo di spiegare, in tal senso, il simbolismo dello scheletro umano presente sia in alcune cerimonie tantriche tibetane sia nel costume dello sciamano. Infine, una terza meditazione propone allo yogin di immaginare come se si fosse tramutati in una Dhaikini [7]Β irritata, intenta a strapparsi la pelle dal corpo [8]:
Β« Distendi questa pelle per coprire lβUniverso […]. E su di essa ammucchia le tue ossa e la tua carne. Allora quando i cattivi spiriti sono al colmo dellβebrezza,Β immagina che la Dhaikini irritata prenda la pelle e la arrotoli […] e la scaraventi a terra con forza, riducendola, come tutto il contenuto, ad una massa polposa di carne ed ossa, che orde di belve, prodotte stanno per divorare. Β»Β
In questo ultimo βesercizioβ ritroviamo due simbolismi, il primo, palese, eΜ quello dello smembramento iniziatico nei confronti dello sciamano da parte di identitaΜ βdemoniacheβ. Lβaltro invece eΜ, a mio avviso, quello dellβUovo Cosmico (Brahmanda) secondo cui viene usata βla propria pelle per avvolgere lβUniversoβ. Quello dellβUovo Cosmico eΜ un simbolismo molto complesso, riscontrabile in numerosissime culture (India, Grecia, Iran, Polinesia, Fenicia, Lettonia, Estonia, Finlandia ed anche culture africane come quelle di Pangwe dellβAfrica occidentale), inoltre il simbolo dellβUovo Cosmico eΜ stato rintracciato anche in America centrale e nella costa occidentale del Sud America. Eliade attribuisce allβUovo Cosmico un significato di βrinascitaβ, rinascita iniziatica ovviamente, che ben si accompagna a quello dello smembramento, mentre GuΓ©non offre una spiegazione molto piuΜ dettagliata di tale simbolismo nella sua opera completamente dedicata al simbolismo tradizionale [9].
Un altro elemento comune fra lo Yoga tantrico e lo sciamanesimo eΜ quello dei pellegrinaggi, tema che verraΜ approfondito in un altro capitolo; qui eΜ il caso di fare un breve cenno a due pellegrinaggi nepalesi, quello di Kalingchok e quello di Thulo Sailung. Il primo eΜ dedicato alla grande Dea Kali Mai mentre Thulo Sailung al βBianco Signore della terraβ. Ecco cosa scrive in proposito Tautscher [10]:
Β« The rituals on these two mountains, for the Tamangs, form a complementary male-female ritual unit; at the same time they reflect differing accommodations of the shamanic tradition resulting from the rivalry between the two great religions, Buddhism and Hinduism. Kalingchok is primarily regarded as a fierce female deity closely related to the Hindu pantheon. Popular tradition emphasises her violent and bloodthirsty aspect in which the shamanic animal sacrifice for the benefit of the living is considered essential. By contrast, Thulo Sailung is seen as the seat of a male territorial deity and as a Buddhist pilgrimage site from which the fierce bloodthirsty female deities are banned. The Chorten on its summit stress the mountainβs role as a Buddhist realm where the souls of the deceased are propitiated. Β»
In questi pellegrinaggi appaiono elementi tantrici e sciamanici, fusi nelle realtaΜ induiste e buddiste: le due montagne rappresentano lβuna il Grande Signore (Principio maschile Sakta, Thulo Sailung), lβaltra la Grande Dea (Principio femminile Sakti, Kalingchock). Mentre la montagna di Thulo Sailung eΜ dedita a pellegrinaggi di matrice Buddhista i pellegrinaggi Kalingchock sono di matrice Induista; tuttavia, la presenza sciamanica eΜ presente in entrambi i luoghi. In questo contesto eΜ da ritenersi piuΜ interessante il pellegrinaggio a Kalingchock. Nei pellegrinaggi eΜ sempre presente unβorigine estremamente popolare che spesso ha degli βeccessiβ; nel caso di Kalingchock possiamo riscontrare molti di questi elementi come il sacrificio di una capra alla grande Dea Kali che appare come una divinitaΜ sanguinaria, la quale spesso nellβiconografia tantrica viene raffigurata con una collana di teschi ed un gonnellino fatto di braccia umane sul corpo del dio ΕivaΒ (SyaΜmaΜ KaΜli o DaiksinaΜ KaΜli). Nel suo breve saggio sul sacrificio della capra alla Dea Kali nel Bengala Suchitra Samanta la definisce cosiΜ [11]:
Β« Kali the Hindu Goddess Time, is a ubiquitous presence in contemporary rural and urban Bengali life and occupies a historic place as Calcuttaβs patron deity. Her prototypes go back to pre-Vedic India. Kali was incorporated into the orthodox Hindu textual tradition in the myths of the Devi-Mahatmya, or Candi, as this sixth-century A.D text is known n Bengal. She subsequently became the chief divinity as Female Principle (Sakti, Force, Creatrix) in the esoteric Sakta cult, which was especially prevalent in eastern India around the sixteenth century. Β»
Il sacrificio della capra a Kalingchock eΜ molto simile a quello descritto da Suchitra Samanta con la differenza che cambia il sesso dellβanimale, daccheΜ nel Bengala le capre sono esclusivamente maschili. Sono molti i festival e i pellegrinaggi dedicati alle varie βmanifestazioniβ della Dea e molti di essi presentano uno sfondo popolare e cruento dove il sacrificio animale ed il sangue rivestono un ruolo di primo piano, come ad esempio nel festival di Devikot Jatra nel Dolakha, dove la capra eΜ sostituita da un bufalo [12].
Dunque eΜ facile comprendere le ragioni per cui una divinitaΜ come Kali abbia riscosso un enorme successo allβinterno dello Sciamanismo. In primo luogo essa presenta dei tratti estremamente popolari, inoltre la sua origine eΜ pre-vedica e quindi indigena; infine i suoi culti che in passato spesso sono stati respinti dallβelite religiosa e politica, hanno trovato al contrario largo consenso nei ceti piuΜΒ umili.
Analogo discorso vale per il Dio Εiva poicheΜ anche in questo caso possiamo parlare di un divinitaΜ pre-vedica. La prima traccia di essa la ritroviamo in un antichissimo amuleto rintracciato a Moenhjo Daro [13], in esso eΜ raffigurato una divinitaΜ in posizione Yoga e circondato da animali; si tratta molto probabilmente della βversioneβ di Εiva chiamata PaΕupati [14]. Questa non eΜ lβunica testimonianza a Moenhjo Daro di un legame con la βreligioneβ indiana contemporanea poicheΜ sono stare ritrovate numerose statuette di creta che rappresentavano figure femminili e suggeriscono la presenza di un culto della Dea Madre [15].Β
Note:
[1]Β M. Eliade, Lo Yoga: immortalitaΜ e libertaΜ, Milano, Rizzoli, 1999, p. 32.
[2]Β M. Eliade, Lo Sciamanismo e le tecniche dellβestasi, Roma, Ed. Mediterranee, 2005, p. 463.
[3]Β A. Barati, La Tradizione Tantrica, Roma, Ubaldini Editore, 1977, p. XX.
[4]Β M. Eliade, Lo Yoga: immortalitaΜ e libertaΜ.
[5]Β Ibidem.
[6] Ibidem.
[7]Β Dhaikini:Β esseri soprannaturali femminili nei rituali tantrici a volte come istruttrici degli adepti a volte come assistenti delle divinitaΜ; nel Tantrismo InduΜ sono connesse a Kali.
[8]Β M. Eliade, Yoga, op. cit.
[9]Β R. GuΓ©non, Simboli della Scienza Sacra, Milano, Adelphi, 1994.
[10]Β G. Tautscher, Himalayan mountain Cults, Katmandu, Vajira, 2007, p. 109.
[11]Β S. Samanta, The self-Animal and Divine Digestion: Goat sacrifice to the Goddes Kali in Bengal, The Journal of Asian Studies 53 no 3 August 1994.
[12]Β C. J. Miller, Faith Healers in the Himalaya, Ratna Pustak Bhandar, 1997.
[13]Β CittaΜ di origine pre-indoeuropea appartenente alla βciviltaΜ della valle dellβIndoβ databile attorno al 3300-1300 A.C.
[14]Β S. Piggott, India preistorica, Milano, Mondadori, 1964, p. 218.
[15]Β Ivi, p. 218.
Bibliografia:
- A. Barati, La Tradizione Tantrica, Roma, Ubaldini Editore, 1977
- M. Eliade, Lo Yoga: immortalitaΜ e libertaΜ, Milano, Rizzoli, 1999
- M. Eliade, Lo Sciamanismo e le tecniche dellβestasi, Roma, Ed. Mediterranee, 2005
- R. GuΓ©non, Simboli della Scienza Sacra, Milano, Adelphi, 1994
- C. J. Miller, Faith Healers in the Himalaya, Ratna Pustak Bhandar, 1997
- S. Piggott, India preistorica, Milano, Mondadori, 1964
- S. Samanta, The self-Animal and Divine Digestion: Goat sacrifice to the Goddes Kali in Bengal, The Journal of Asian Studies 53 no 3 August 1994
- G. Tautscher, Himalayan mountain Cults, Katmandu, Vajira, 2007

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