Le emanazioni del “Satellite oscuro”

Annotazioni sul lato oscuro del simbolismo selenico, dal “De facie in orbe lunae” di Plutarco a René Guénon e Stanislas de Guaita


di Renzo Giorgetti
originariamente pubblicato su Heliodromos
immagine: illustrazione dal “Libro delle Eclissi”, Germania, XVI secolo


« …non si diffonderà mai troppa luce per dissipare tutte le emanazioni provenienti dal “Satellite oscuro” »

L’enigmatica frase con cui René Guénon conclude la prefazione del suo Erreur spirite costituisce un chiaro esempio di linguaggio simbolico, modalità espressiva che comunica nella sua sinteticità una serie di significati differenti ma univoci, tutti richiamanti il medesimo tema, sia pure su piani e con valenze diverse. Ma avendo la capacità di interpretare quel linguaggio, possedendone per così dire la chiave, si potrà essere in grado di comprendere tutti i significati, più o meno reconditi, che quell’espressione raccoglie in sé, nella sua stratificazione e varietà simbolica.

Nel contesto dell’opera in questione il valore di quell’espressione è infatti importante, così come le esatte parole utilizzate che, come vedremo, non sono affatto casuali, richiamandosi a ben precisi riferimenti.

L’attività dello spiritismo porta con sé notevoli rischi, risiedenti soprattutto nel contatto passivo con elementi del cosiddetto mondo intermedio, costituiti da parti residuali di aggregati ormai in stato di dissoluzione, senza più alcun valore per un autentico percorso di crescita spirituale. Il luogo, inteso come “stato dell’essere”, da cui queste influenze filtrano è proprio il cosiddetto “satellite oscuro”, la “luna infernale”, simboleggiato dal cono d’ombra che la Terra proietta nello spazio cosmico in opposizione ai raggi del Sole.

Prima di proseguire ci sarà utile un breve accenno al simbolismo lunare. La Luna, come si sa, è il “primo morto”, l’astro che scompare per poi riapparire rinnovato; sono risaputi quindi i suoi legami con i mutamenti, i ritmi vitali, i cambiamenti di stato e di forma. La Luna presiede alla formazione degli organismi, ma anche alla loro decomposizione [1]. È da una parte il regno dei morti, ricetto di forme di vita in dissolvimento, ma dall’altra anche luogo della rigenerazione, in cui nuove forme prendono vita, per perpetuare il perenne circolo dell’esistenza. Questo simbolismo era ben noto fin dai tempi più remoti, trovando infine nel De facie in orbe lunae di Plutarco la sua espressione più compiuta.

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Illustrazioni dal “Libro delle Eclissi”; Germania, XVI secolo.

La Luna, signora della vita e della morte, è il luogo dove le anime trovano il loro soggiorno – temporaneo – prima di proseguire il cammino verso altre destinazioni [2]:

« Ogni anima, irrazionale o razionale che sia, una volta lasciato il corpo è destinata a vagare nello spazio tra la terra e la luna per un periodo variabile. Le anime ingiuste e sfrenate pagano il fio delle loro colpe; le virtuose è sufficiente che trascorrano nella parte più mite dell’aria, i cosiddetti prati di Ade, un tempo determinato, atto a mondarle e purificarle dai miasmi che esalano dal corpo come da un soffio malsano. »

La sorte è diversa a seconda del valore delle anime, del loro particolare “peso specifico”. Se a qualcuna sono riservati i prati di Ade, ad altre spetta l’abisso di Ecate [3]:

« …come la nostra terra contiene golfi profondi ed estesi — da questa parte c’è quello che penetra verso di noi attraverso le colonne d’Eracle, all’esterno stanno il Caspio e le rientranze del mar Rosso, — così quei tratti sono le profondità e concavità della luna. La maggiore tra queste ha nome “recesso di Ecate” ed è il luogo dove le anime pagano e ricevono il fio di ciò che subirono o commisero dopo essere divenute demoni; le due di forma allungata sono dette “porte” e le anime le attraversano ora in direzione della faccia lunare rivolta al cielo ora al contrario dirette a quella che dà sulla terra. »

Questo abisso è una regione oscura dove l’anima soffre, mondandosi dei residui della vita trascorsa, un soggiorno di prova, di dissolvimento e di liberazione dalle scorie [4]:

« Che la luna misuri l’ombra della terra con pochi dei suoi diametri non dipende dalle dimensioni ridotte dell’ombra stessa ma dall’impeto ardente con cui essa affretta il suo corso per attraversare rapidamente la regione oscura, onde estrarne le anime dei buoni; e queste frattanto gridano e incalzano perché nell’ombra non riescono più a sentire l’armonia celeste. Contemporaneamente dal basso tra gemiti e lamenti salgono lungo l’ombra le anime dei purganti. »

Una sorta di Purgatorio quindi, ma anche un vero inferno per chi non riesce a liberarsi, ancora legato ai desideri terrestri o ormai irrimediabilmente traviato. Temi questi ripresi e abbondantemente sviluppati da Stanislas de Guaita nella sua monumentale La Clef de la Magie Noire, opera a cui Guénon attingerà a più riprese per il suo Erreur spirite. In modo particolare è sviluppato il tema della sorte postuma dei composti sottili dell’essere umano e della loro relazione con l’ambiente planetario terrestre. Le idee tradizionali trovano un loro sviluppo e una sistemazione compiuta: i temi plutarchei si legano alle moderne tematiche dello psichismo e della medianità [5]:

« L’Anima bruta, questa bassa regione della psiche umana e cosmica […] questo orbe, reale e simbolico ad un tempo, che circonda il pianeta e gravita attorno a noi; il satellite oscuro (così lo chiamano gli adepti di una sapiente fraternità occidentale): ecco la riserva comune delle anime degli animali non incarnati – e il magico ricettacolo di una pseudo-spiritualità, più letale per l’anima di tutto il materialismo abbietto dei sapienti teofobi contemporanei. »

Tutti gli elementi residuali che stazionano nel cono d’ombra sono quindi un vero e proprio serbatoio, un insieme disorganico di forze, correnti e volontà che, in varia maniera, interferendo con il mondo umano può portare disordine e confusioni di ogni tipo [6]:

« Altre anime, in numero minore, non reagiscono, ma accettano, senza sforzarsi di uscirne, la miserabile condizione in cui stanno, e così perpetuano la loro prova passeggera non aspirando ad altro che a nutrirsi di esalazioni terrestri […] Tali sono gli Elementari che si manifestano talvolta durante le sedute spiritiche […] D’altronde, per manifestarsi sul piano oggettivo, gli Elementari hanno bisogno, come gli altri lemuri, della forza psichica che normalmente gli manca, così si abbeverano il più possibile alla fonte equivoca e spesso fangosa della medianità. »

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Hieronymus Bosch, “The Garden of Earthly Delights: Creation”, 1480–90.

Tale “ambiente cosmico”, nella sua dimensione infera è quindi riservato a enti che manifestano pienamente la loro natura infra-umana nel «barattare la loro eredità immortale in cambio di un feudo d’iniquità nel regno del “Satellite oscuro”, e diventare i legionari dell’Ombra, i demoni malvagi dell’orbe magnetico inferiore» [7]. La questione, quindi, oltrepassa il semplice e contingente tema dello spiritismo, coinvolgendo elementi molto più importanti anche se di non facile individuazione, dato il loro essere ed agire occulti.

Stante la difficoltà nel definire compiutamente la portata delle emanazioni del “Satellite oscuro” è comunque possibile operare tra esse una fondamentale distinzione in due grandi categorie. In primo luogo quella delle semplici forze, elementi larvali, «complesso degli elementi inferiori che l’essere ha in qualche modo lasciato dietro di sé» [8] in cerca di oggettivazione, di contatti con quella che fu la realtà a cui un tempo appartennero. In secondo luogo quella degli esseri, intelligenti e personali, di origine non necessariamente umana, che manovrano queste forze per i loro scopi (vitali o egemonici) nei loro rapporti con il mondo degli uomini [9].

Ed è da questo punto di vista che possiamo parlare di contro-iniziazione, contatto e legame, tramite “catena”, di uomini con realtà non materiali, legate alla pseudo spiritualità del più basso psichismo cosmico. Come ci ricorda de Guaita, sono proprio i [10]:

« …mauvais daimones che diventano i maestri e gli iniziatori dei maghi neri di quaggiù, potendo, grazie ai loro complici viventi sulla terra, ottenere sempre nuove provviste di forza disponibile. »

Ogni associazione terrestre ne rispecchia una simile, nell’Invisibile, retta dalle medesime forze. Si tratta di cerchie operative, che agiscono praticamente tramite procedimenti che si possono definire come magici, tesi per lo più a creare e diffondere correnti di idee e immagini, pensieri che le moltitudini poi crederanno propri (su come queste cerchie possano operare ce se ne potrà fare un’idea con la scena descritta nel canto LXXIV del racconto fantastico Le Crocodile di Louis-Claude de Saint-Martin).

Si tratta della famosa creazione di états d’esprit che Guénon tratterà nel 1914 in maniera precisa nelle sue Réflexions à propos du “Pouvoir Occulte”, considerandola alla stregua di una vera e propria infezione, chiaramente psichica, che nulla ha di naturale o spontaneo. Ecco la seconda e più grave emanazione del “Satellite oscuro”, quella da cui soprattutto oggi siamo completamente ignari e privi di difese.

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John Goldie, “Paraselene (Moon dog)”, 1872.

Note:

[1] A riguardo si veda il capitolo IV del Trattato di storia delle religioni di Mircea Eliade, in particolare i §§ 53-54.

[2] Plutarco, Il volto della luna, Milano, Adelphi, 1991, p. 109.

[3] Idem, p. 111.

[4] Idem, p. 111.

[5] S. de Guaita, La Clef de la Magie Noire, Parigi, Carrè, 1897, p. 354. Traduzione nostra.

[6] Idem, pp. 611-612.

[7] Idem, p. 613.

[8] R. Guénon, Errore dello spiritismo, Milano-Trento, Luni, 1998, p. 60.

[9] A riguardo si veda anche lo scritto a firma Arvo intitolato Sulla «contro-iniziazione», in Introduzione alla magia, vol.1, a cura del Gruppo di Ur, Roma, Mediterranee, 1987, pp. 257-266. Cfr. anche M. Maculotti, Chi si nasconde dietro la maschera? Le visite dall’Altrove e l’ipotesi parafisica, su AXIS mundi.

[10] S. de Guaita, idem, p. 612.


 

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