Il “contagio memetico” nel folklore metropolitano di Danilo Arona

Autore poliedrico i cui interessi spaziano dalla critica cinematografica alla narrativa fino alla saggistica dedicata al filone delle realtà alternative, Danilo Arona si è fatto cantore di una particolare e personalissima declinazione dell’horror e del weird che affonda le sue radici nel contesto italiano. Nel suo saggio “Possessione mediatica”, Arona si chiede se sia possibile che certi media, specialmente quelli audiovisivi, siano in grado di provocare in soggetti predisposti un temporaneo annullamento della coscienza il cui posto viene preso da “qualcos’altro”, in poche parole ciò che in altri luoghi, tempi e culture sarebbe stato chiamato possessione.

di Francesco Cerofolini

È opinione comune che l’immaginario horror e weird non abbiano cittadinanza presso la cultura popolare italiana. Nonostante le numerose opere cinematografiche e fumettistiche divenute di culto anche fuori dai confini nazionali, i detrattori riducono tutto ciò ad una mera imitazione dei modelli di marca anglosassone, prodotti figli di una tendenza esterofila piuttosto che di una cultura autoctona. Questa vulgata è stata messa fortemente in discussione negli ultimi anni, un processo culminato con la pubblicazione di Almanacco dell’Orrore Popolare, a cura di Fabio Camilletti e Fabrizio Foni.

Attraverso i saggi presentati in questo volume Camilletti e Foni dimostrano che esiste nella cultura italiana una sensibilità all’orrore, al macabro e al soprannaturale che essi battezzano “Orrore Popolare”, e inoltre che questa corrente attraversa come un fiume carsico la cultura della penisola da secoli. L’Orrore Popolare, analogamente al folk-horror britannico, vive nell’intersezione tra opere di finzione, foklore, miti e leggende tanto antichi quanto moderni. Se bisogna trovare nella letteratura contemporanea italiana un autore che abbia attinto a piene mani dall’Orrore Popolare, quello è sicuramente Danilo Arona: un autore che nella sua più che trentennale carriera ha aperto una via italiana all’horror e che gli stessi Camilletti e Foni citano come esempio di Orrore Popolare nell’introduzione al loro volume.

Autore poliedrico i cui interessi spaziano dalla critica cinematografica alla narrativa fino alla saggistica dedicata al filone delle realtà alternative, Danilo Arona si è fatto cantore di una particolare e personalissima declinazione dell’horror e del weird che affonda le sue radici nel contesto italiano. Nasce nel 1950 ad Alessandria, città che sarà l’ambientazione preferita per i suoi romanzi, una città che Arona stesso descrive così: «Alessandria non è nera, è grigia. Un colore splendido per ambientarci le mie storie. È grigia per le nebbie, per i tanti crimini insoluti, per il carattere degli alessandini». Da piccolo si appassiona prestissimo ai generi horror e thriller, grazie ad una zia che lo porta a vedere questo tipo di film. Il giovane Arona divora racconti del terrore sulle riviste popolari di quegli anni come I racconti di Dracula per poi passare ai classici quali Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft, Richard Matheson e L’esorcista di William Peter Blatty, pur non disdegnando la fantascienza, con romanzi che lui stesso definisce “fantastico quotidiano” come I figli dell’invasione, Gli invasati e Il giorno dei Trifidi.

Durante la gioventù Danilo Arona coltiva l’altra sua grande passione, la musica, militando nel gruppo rock dei Privilege come chitarrista. Una passione, quella per la musica rock e blues, che si intersecherà spesso con la sua produzione letteraria perché, come spiega in un’intervista: «In primo luogo, tranne occasioni più che particolari la musica si suona di notte. Ed è la notte l’autentico collegamento tra la musica – va da sé, un certo rock, il blues e la scrittura, soprattutto se riferita a quei generi in grado di “contenerla” naturalmente come il thriller, l’horror e il noir. E poi la musica apre certe porte, è noto dai tempi dei Doors».

Nello stesso periodo Arona inizia a scrivere per alcune fanzine dedicate alla fantascienza come Kronos, dove si occupa di recensioni di film e pubblica alcuni dei suoi primi racconti. Grazie al lavoro sulle fanzine si fa notare da Vittorio Curtoni che lo assolda per la sua storica rivista di fantascienza Robot, per la quale Arona scrive uno dei primi approfondimenti italiani sul cinema di John Carpenter, esperienze che culmineranno nel suo libro d’esordio, Guida al Fantacinema. Nel 1984 esordisce nella narrativa a livello professionale con il racconto La musica di Sam Hain, contenuto all’interno dell’antologia di rock fiction L’hotel dei cuori spezzati. Da allora Danilo Arona ha pubblicato oltre quaranta titoli tra saggi e romanzi. Il presente articolo non vuole e non può passare in rassegna tutta la sua sterminata produzione, ma si concentrerà sulla sua produzione saggistica e sulla sua creazione narrativa più fortunata, ovvero Melissa, il fantasma della Bologna-Padova, cercando al contempo di mettere in evidenza i temi e le idee ricorrenti nella sua opera.


Antropologia dell’Orrore

Nei suoi saggi Danilo Arona affronta tematiche che potremmo definire “di confine”, appartenenti a quella “zona del crepuscolo” in cui confluiscono paranormale, realtà alternative e oscuri casi di cronaca. Una produzione del tutto complementare a quella romanzesca, visto che presenta in forma per così dire grezza idee e tematiche che verranno poi rielaborati dall’autore nelle sue opere di fiction. Nel 1994 viene pubblicato il suo primo saggio di questo genere, Tutte Storie. Immaginario Italiano e Leggende Contemporanee. Muovendosi sulle orme dei seminali lavori di Jan Harold Brunvand, Arona compila un’antologia delle leggende metropolitane più diffuse nell’Italia della prima metà degli anni Novanta. Arona individua nella città contemporanea l’incubatrice di incubi e moderne nevrosi, un brodo di coltura da cui sorgono nuovi e fantasmatici spauracchi:

« Così, nata per rendere l’uomo libero e respingere fuori dalla propria struttura ricca di valori simbolici positivi sia i nemici e le malattie, sia le larve di antichi demoni, la città moderna si avvia con una rapidità folgorante a capovolgere i suoi significati ed assumere il volto di un incubo all’interno della quale figure mitiche profonde si presentano con forme nuove e arcaici significati. Contemporaneamente si determina la scissione del leggendario in metropolitano e extrametropolitano, quest’ultimo più legato all’antichità e più intriso di folclore. Ai giorni nostri la storia non cambia. Le città ingoiano i loro protagonisti più deboli e raccontano leggende oscure, perfetti plot oltre l’horror e sconfinanti nel modernissimo splatterpunk, ma al contempo reminiscenze gotiche dei secoli scorsi che si intrecciano con il ritmo subliminale dei videoclip e le discipline multimediali: topi giganteschi, pantere nere, baby sitter assassine, avvelenatori di frutta, propagatrici di Aids, culti satanici, sacrifici umani, cannibali urbani, case infestate e autostoppisti fantasma. » 

Una delle intuizioni più felici del saggio è infatti proprio quella di fare una distinzione tra leggende urbane e extraurbane. Mentre le leggende urbane incarnano le ansie e le paure associate alla contemporaneità, nelle leggende extraurbane permangono modelli e figure proprie del folklore rurale:

« L’esigenza di dividere il comparto leggendario italiani in “urbano” e “extraurbano” corrisponde di fatto a quella scissione del fantastico, cui accennavamo più sopra, intervenuta con la nascita della città moderna: un dualismo che vede nella leggenda contemporanea italiana la metabolizzazione di archetipi anglosassoni e americani fusi con parecchi nuclei originali del nostro più genuino folclore. Una dicotomia sulla quale ha certamente pesato la grande trasformazione avvenuta in seno alla società italiana dal secondo dopoguerra: il progressivo abbandono delle campagne, il riciclaggio di un universo fiabesco e contadino in sistema industriale e razionale, la rinuncia a presenze mitiche imbarazzanti, più o meno soprannaturali e tipiche di una cultura rurale, quali gnomi, folletti, “lumi vaganti” e fantasmi di vario genere. Pur se una netta distinzione non sempre risulterà agevole, si può affermare che in Italia, nella leggenda urbana vivono, ben visibili e verificabili, modelli narrativi americani, mentre quella extraurbana esibisce legami assai più solidi con il tessuto folclorico nazionale. »

Da questa commistione tra immaginario americano contemporaneo e folclore italiano arcaico Arona attingerà a piene mani per i suoi romanzi. Soprattuto per quanto riguarda Melissa, variazione sul tema di una delle leggende metropolitane più famose di sempre, quella dell’autostoppista fantasma. Un’altra idea assai interessante viene esposta proprio all’inizio del libro. L’autore si chiede se certe storie o leggende possano “crescere” a tal punto da acquisire un sorta di concretezza, una forma tangibile nella realtà. Per spiegare quest’idea Arona ricorre ad una leggenda andina:

« Un’antica leggenda andina racconta di un tale che, passando per una mulattiera, si vede strappare il cappello dalla furia del vento. L’uomo per un po’ tenta di recuperarlo, ma il vento è molto forte e il copricapo cambia continuamente direzione, saltando ora qua ora là, così alla fine l’uomo lascia perdere e se ne va. Dopo un’ora sullo stesso sentiero, transita un secondo uomo che, visto il cappello saltellare in tutte le direzioni a causa del vento, scappa in paese giù a valle e racconta a tutti di uno spirito malvagio che sulla mulattiera prende la forma di cappello per terrorizzare i viandanti. Dopo una settimana il cappello inizia veramente a inseguire le persone che passano per quella strada, in quanto la corale paura degli abitanti del villaggio ha avuto l’effetto di materializzare l’evento, oggetto di tanto timore. Metafora puntuale di leggende che di tanto in tanto riescono a trasformarsi in realtà, questo mito antico e sempre attuale, trova precise conferme tanto in psicanalisi che nella medicina psico-somatica: in quella mulattiera si è creata una forma-pensiero così potente, che l’evento temuto si è realmente generato. »

L’idea di una forma-pensiero che una volta raggiunta una massa critica di energia psichica assume un esistenza e una volontà propria diverrà, come avremo modo di vedere, una delle idee centrali nella narrativa di Arona. Quattro anni dopo Arona torna alla saggistica firmando il volume Possessione Mediatica. Il libro indaga la possibilità che i moderni media possano indurre in alcuni fruitori comportamenti aberranti o criminosi, indagando gli esempi più famosi come la catena di suicidi che sarebbe stata ispirata dalla pubblicazione de I dolori del giovane Werther, passando per l’ondata di panico causata dalla trasmissione radiofonica de La Guerra dei Mondi di Orson Welles, fino agli innumerevoli casi di assassini che asseriscono di essere stati ispirati da film, libri o musica per le loro cruente gesta. Sullo sfondo vi è una realtà che sembra essere sempre più sul punto di essere fagocitata dalla sua rappresentazione mediatica:

« Negli ultimi tempi alcuni clamorosi fatti di cronaca hanno insinuato il dubbio che la realtà contemporanea stia diventando così misteriosa e così maligna, e insieme così “spettacolare”, da esigere ormai un’analisi in termini di antropologia della leggenda o della finzione. Un’idea tutt’altro che ardita, soprattutto se pensiamo all’esistenza ormai oggettiva di quella terra di nessuno, dove il reale e l’irreale si confondono e si compenetrano, producendo una realtà che, come quella virtuale di origine tecnologica, è comunque “vera” per i soggetti che la vivono. »

Nel suo saggio, Arona si chiede se sia possibile che certi media, specialmente quelli audiovisivi, siano in grado di provocare in soggetti predisposti un temporaneo annullamento della coscienza il cui posto viene preso da “qualcos’altro”, in poche parole ciò che in altri luoghi, tempi e culture sarebbe stato chiamato possessione. Un fenomeno che da qualche decennio è noto agli psichiatri come “cinema neurosis”, un fenomeno osservato dopo l’uscita nei cinema americani del film L’esorcista, in seguito alla quale molte persone iniziarono a credere di essere davvero possedute dal demonio. A questo proposito Arona conia la definizione di film perturbante, ovvero quelle pellicole che sembrano in grado di esercitare uno strano potere su certi spettatori.

«Negli ultimi decenni parecchi film, di cui alcuni indiscutibilmente horror, sono stati al centro di polemiche perché avrebbero provocato una presunta “sociopatia” perturbante»; film in grado di attivare uno stato alterato di coscienza e di condurre individui senza i necessari anticorpi verso il lato oscuro della coscienza. O in qualche caso, addirittura, in grado di modificare persino “nella pelle” quell’Io (l’Altro) perturbato. Seppur, come precisa lo stesso Arona, sia difficile e rischioso tracciare un rapporto di causa e effetto tra certi film e certe condotte criminose è anche vero che esiste una relazione, ancora non messa bene a fuoco tra i comportamenti umani e il bombardamento mediatico a cui l’uomo moderno è sottoposto quotidianamente: «Ma se non esiste prova che il cinema sia la causa reale di detti fenomeni, ciò nondimeno sussiste una relazione complessa, per ora imprecisabile tra gli orrori dell’arte e quelli della vita. E, pur persistendo l’incertezza sulla natura di questa relazione, i suoi effetti si concretizzano nella paura». Letto oggi il libro può apparire datato, ma le riflessioni in esso contenute sono forse più rilevanti oggi, nell’epoca del web, di Youtube e dell’onnipresente occhio degli smartphone di quanto non lo fossero nel 1998.

Il saggio L’Ombra del Dio Alato è quello maggiormente ascrivibile al filone delle Realtà Alternative. In questo libro Arona indaga la figura di Pazuzu, il mostruoso demone del pantheon mesopotamico “Re dei perfidi spiriti dell’aria”, che dopo aver terrorizzato per secoli gli abitanti della mezzaluna fertile ha conosciuto una rinnovata fama negli anni Settanta del XX secolo per essere il diavolo che possiede la piccola Regan, nel romanzo L’esorcista e poi nell’omonimo film. Arona parte dalle radici mitologiche del personaggio ma si addentra presto nel reame della realtà alternativa, in un’erudita dissertazione che passa dalla fanta-archeologia alla Zecharia Sitchin fino alla teoria parafisica proposta da ufologi “eterodossi” come John A. Keel e Jacques Vallée. Torna la tematica dei media come vettori della possessione e anche la suggestione che certe forme-pensiero possano materializzarsi in particolari condizioni. Quest’ultimo concetto trova un fondamento nella tradizione esoterica occidentale, ovvero in quelli che vengono chiamati eggregori. Arona li tira in ballo per provare a spiegare gli avvistamenti di creature assimilabili a Pazuzu, uno su tutti il Mothman, riportati più volte nel corso della storia:

« Ben più interessante per noi è il suo significato occultistico [della parola “eggregoro”, ndr], perché si fa riferimento a un essere fittizio, costituito grazie all’accumulo di cariche psichiche di un gruppo di persone. Secondo certe teorie, che però hanno dei riscontri in ambito scientifico, se più persone si riuniscono ed emettono vibrazioni di tipo omogeneo, può prendere vita un essere che sarà buono o malvagio a seconda del tipo di pensiero emesso. Dapprima debole e propenso a dissolversi, l’Eggregoro acquisisce sempre più una sua indipendenza vitale e poteri più grandi, a mano a mano che s’infittiscono le riunioni di quelli che hanno presieduto alla sua nascita. Essi vivono nello spazio attorno a noi, e si compongono di una parte invisibile ma anche, a volte, di parti organiche che possono rendersi visibili. Può un Eggregoro avere a che fare con Pazuzu (e con gli ibridi più in generale), materializzarlo? Farlo tornare visibile anche per poco nella nostra realtà? »


Melissa, o il fantasma nell’epoca
della sua riproducibilità tecnica

La narrativa di Arona è distante dagli stilemi classici della letteratura horror; spesso vi si allontana ibridandosi con saggistica e reportage, in un raffinato gioco di realtà e finzione in cui spesso è difficile dire dove finiscano le ricerche dell’autore e inizi la sua vulcanica fantasia. I romanzi di Arona hanno come scenario prediletto (ma di certo non l’unico) la provincia italiana, che sotto l’apparente tranquillità, ribolle di orrori e ha da raccontare molte storie terrificanti. Come scrive il narratore, alter ego dello stesso Danilo Arona, nell’incipit di Cronache di Bassavilla:

« Scrivo libri, articoli, faccio inchieste: aspiro a essere il freelance dell’occultismo, il Fox Mulder del giornalismo di provincia. Non è facile, ma riesco a viverci. Anche per merito di Bassavilla, come dicevo. No, mi correggo: sopratutto per merito suo. All’apparenza Bassavilla sembra la provincia sporca e negletta che ha creato la mitologia di cui ancora si sta nutrendo certa cronaca e certa letteratura detta “noir”. Ma qui, se ci sai mettere le mani, è un’Area 51: scheletri nell’armadio, mostri sotto casa. Storie disturbanti, spesso sconosciute, che non conquistano la dignità di notizia nazionale, perché molte volte c’è chi le vuole confinate nel fortino della reputazione e dell’immagine da salvare. Plot di ammirevole perfezione. Più di una volta sono stato accusato di essermeli inventati. »

Centro dell’universo narrativo di Arona è proprio la città di Bassavilla, doppio letterario della città natia dell’autore, Alessandria. Costruita su una ley line, Bassavilla è una città di confine tra il nostro e altri mondi. Qui le coincidenze legate dal principio di sincronicità si susseguono ad una frequenza allarmante, qui molti abitanti nascono dotati di una seconda vista e, sopratutto le donne, hanno presagi di disastri imminenti o vedono i morti. Avvolta spesso dalla nebbia, Bassavilla costituisce un polo d’attrazione per entità di ogni genere. Una di queste entità è Melissa, il fantasma della autostrada Bologna-Padova, personaggio centrale del romanzo Cronache di Bassavilla.

Sebbene il nome di Melissa sia ormai indissolubilmente legato a quello di Danilo Arona, sarebbe errato indicare nello scrittore alessandrino il suo creatore. Agli inizi dell’anno 2000 comparve su internet un sito, «http://www.melissa1999/», in cui veniva raccontata la storia di una ragazza investita il 29 Dicembre 1999 al km 98 dell’autostrada Bologna Padova. La ragazza non fu mai identificata e gli fu dato il nome di Melissa. Sempre il sito raccontava di come, nel momento della morte, l’immagine di Melissa fosse “apparsa” ad altrettanti automobilisti in giro per l’Italia, che credettero di investirla. Danilo Arona si imbatté nel sito e iniziò ad indagare sulla vicenda, pur senza risultati. Nel frattempo il sito fu chiuso. Si può dire che Arona “adottò” Melissa, parlandone prima nella rubrica che teneva all’epoca sulla webzine Carmilla, e successivamente usando la vicenda come punto di partenza del suo romanzo Cronache di Bassavilla, pubblicato nel 2006.

Analogamente al suo corrispettivo reale, l’alter ego di Arona nel romanzo indaga sulla misteriosa vicenda raccontata dal sito, ma presto essa si intreccia con altri e inquietanti avvenimenti che funestano Bassavilla e non solo. Due bambine sono perseguitate dallo spirito di Melissa la Sanguinaria, spauracchio che vive negli specchi e che si manifesta con interferenze su VHS e pozze d’acqua che compaiono dal nulla. In Giappone si susseguono suicidi collettivi di giovani che sembrano indotti da un virus informatico chiamato proprio Melissa. Infine, la misteriosa morte di una ragazza di Bassavilla, deceduta nel suo letto alle 5:20 del 29 Dicembre 1999, riportando lesioni compatibili con l’investimento di un camion. Una parata di eventi sconcertanti tenuti insieme da un unica costante, il nome “Melissa”. Come ha modo di spiegare il mentore del protagonista:

« Perché in Italia “Melissa”? Il mio maestro, Quirino Calderone non avrebbe dubbi: “È un nome di potenza, come tutti quelli che vengono usati nei rituali. Vibrazioni che debbono essere percepite nel più profondo degli umani abissi. Nomina arcana, voces misticae, logoi spermaticoi, mantra. Nomi unicamente retti dalla legge analogica che si caricano nel tempo per scopi arcani e occulte modificazioni di cui non ci è dato conoscere la finalità. Hai notato da quante Melisse siamo angustiati negli ultimi tempi? Più ce ne sono, più il nome acquisisce potenza. »

Un vero e proprio contagio psichico, che si scopre infine avere la sua primordiale origine nella tragica morte di Melissa Prigione, una giovane di Bassavilla scomparsa nel 1925. Questo è l’evento scatenante a cui in seguito si sono “aggregate” le altre Melisse:

« Con una vera morte all’inizio del tutto, come di sicuro c’è stata una vera morte all’inizio, all’origine del mistero di Melissa, un evento altamente negativo che ha mantenuto e mantiene bassissima la frequenza dell’intero campo energetico globale all’interno del quale opera tutto il meccanismo a catena che abbiamo tentato sin qui di descrivere: la coscienza di un creatura, vuoi Melissa Prigione o Melissa George, che ha abbandonato il proprio corpo buttandosi in un fiume o finendo spiattellata su un’autostrada in Virginia, ed esce dalla gamma dei cinque sensi perché di colpo non dispone più di un corpo in grado di operare in quella gamma di frequenza. Ma, molto semplicemente, si è spostata in un’altra gamma di frequenza – quella che chiameremmo, per intenderci, “demoniaca” ovvero la bassa astrale dalla quale può interagire con chi, casualmente o consapevolmente, è in grado di muovere la “manopola della radio” medianica per sintonizzarsi su di essa. Ed è proprio il nome di potenza la chiave vibratoria che sta provocando questo immane incubo a catena che uccide e terrorizza tanto in Giappone quanto a Bassavilla. È semplicemente un nome: una vibrazione. Non importa chi. Più Melisse ci sono, più siamo perduti. »

L’unico modo per placare lo spirito vendicativo di Melissa sembra essere scoprire la verità sulla sua morte e scrivere un libro su di essa. Ma la cura si rivelerà peggiore del male, come scopriamo nel sequel Melissa Parker e l’incendio perfetto pubblicato nel 2007. In questo nuovo romanzo il protagonista appura come la pubblicazione di un libro sulla storia di Melissa abbia rafforzato l’entità dando origine ad una nuova catena di eventi tragici e inspiegabili:

« Non può uscire un libro su Melissa. Verrebbe centuplicata, diffusa in questa realtà da chiunque ne legga. Lei vuole solo riposare, riposare per sempre. Invece se la farai circolare la moltiplicherai. È sarà sempre più pericolosa, mentre a lei bastava solo che tu scoprissi la verità sulla sua morte e la tenessi per te. »

Al centro della vicenda c’è Debra Shepherd, una donna inglese che fin da bambina ha come amica immaginaria il fantasma di una ragazza, Melissa Parker, morta nell’incendio della sua auto quando Debra era solo una bambina. Da allora Debra manifesta poteri pirocinetici che non riesce a controllare. E non è la sola, visto che indagando il nostro protagonista scoprirà altri casi in cui individui in grado di provocare fiamme dal nulla manifestano inequivocabili sintomi di possessione da parte di un’entità che si fa chiamare Melissa. Un’epidemia psichica, il cui vettore virale sono anche i media, tanto internet quanto quelli più tradizionali come i i film e i libri, ad esempio il romanzo The Arsonist con protagonista una ragazza dai poteri pirocinetici di nome Melissa:

“Certo. Iniziarono con la diffusione in rete del virus Melissa. La gente che si uccideva lasciava biglietti d’addio con sopra scritto killer worm Melissa. Ci sono state ondate fino al 2004.”

“Non è del tutto esatto” fa Padre Simon. “Si ripresentano ancora. Ma non fanno neppure più notizia. Soprattutto perché i suicidi non scrivono più killer worm Melissa. Adesso scrivono il fuoco cammina con me.

“Ma andiamo! Quello è il titolo di un film!”

“Media contemporanei, appunto. Come The Arsonist di Herbert James, tanto il libro quanto il film!”

“Ma certo!” boccheggiò Quirino. “Sono queste le vere facce del Prisma. Il tuo libro ne è la dimostrazione inoppugnabile. Libri, film, articoli… tutto quanto si aggancia alla sua essenza viene ribattuto, per così dire, nel circuito universale medatico che va ad alimentarla e a moltiplicarla all’infinito.”

Melissa è a tutti gli effetti un meme, nell’accezione in cui vennero teorizzati dallo scienziato Richard Dawkins nel suo seminale saggio Il Gene Egoista: un’idea in grado di propagarsi da un cervello all’altro grazie ad artefatti culturali e di sopravvivere alla morte del suo ospite replicandosi in maniera non dissimile da ciò che fanno i geni. È da questa capacità di propagarsi che l’entità Melissa trae la sua capacità di manifestarsi nel mondo, caratteristica che la assimila ai tulpa della tradizione tibetana:

« Tulpa è una parola riferitasi a quelle entità immateriali che si trasformano in realtà fisica attraverso l’atto e la volontà dell’immaginazione. I maghi del Tibet sostengono che il passaggio dalla forma o dall’allucinazione autoindotta (in realtà tangibile) è possibile solo dietro a una forte motivazione di colui che crea il Tulpa, alla quale deve seguire un intenso processo di concentrazione e visualizzazione. Ma si devono seguire certe precauzioni, perché l’annullamento di un Tulpa può risultare molto più difficile della sua creazione. »


Contagio memetico

Come abbiamo visto, l’idea che certe forme-pensiero possano concretizzarsi nella realtà è un’idea centrale nell’opera di Arona, e si può dire che Melissa si sia concretizzata nella nostra realtà, almeno metaforicamente. Dalla pubblicazione di Cronache di Bassavilla diversi giornali e libri hanno rilanciato la storia di Melissa come una “vera” leggenda metropolitana; nel 2005 tra i camionisti che passavano sulla Bologna-Padova si raccontava del fantasma di una donna che tormentava chi si fermava ad una stazione di servizio vicino al fatidico km 98. Insomma, come aveva profetizzato lo stesso Arona nei suoi libri, il contagio si è diffuso, e il meme di Melissa è diventato reale. Ma, nell’evanescente universo del folklore, cosa può dirsi reale e cosa no? Vi lasciamo con questo quesito e con le parole di Danilo Arona : 

« Ovvero, stiamo sempre qua, sul confine. Il confine tra il vero e il falso, tra il creduto vero e l’allucinazione (consensuale). Tra la Realtà e i Fantasmi. Ovvero tutto ciò che nutre il gotico contemporaneo. Perché gli archetipi – i vampiri soprattutto sono stati confinati nell’innocuo recinto “romantic dark”, dove la fantasia e il marketing non si pongono problemi di spazio. E perché oggi, per l’autentica paura, occorre un ambiguo dato supplementare: la possibile esistenza di una dimensione interfacciata alla nostra in cui poter esprimere una diversa e supplementare “percezione”. […] Domanda finale: che Cosa è la realtà? Che Cosa è un fantasma? Che significa l’ossimoro “vero fantasma contemporaneo”? »


Bibliografia

Almanacco dell’Orrore Popolare a cura di Fabio Camilletti e Fabrizio Foni

Tutte Storie, Immaginario Italiano e Leggende Contemporanee di Danilo Arona

Possessione Mediatica di Danilo Arona

L’Ombra del Dio Alato di Danilo Arona

Cronache di Bassavilla di Danilo Arona

Melissa Parker e l’Incendio Perfetto di Danilo Arona

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