Scritto in collaborazione con Anna H. Crofts, “Poetry and the Gods” (1920) coniuga l’ideale lovecraftiano dell’Immaginazione Poetica alla devozione di stampo romantico per gli Dรจi antichi
Se buona parte della narrativa di H.P. Lovecraft puรฒ dirsi fondata su sogni o ad essi ispirata [cfr. โOniriconโ: H.P. Lovecraft, il Sogno e lโAltrove], esistono alcuni casi in cui i sogni sono stati “presi a prestito”: un esempio in questo senso รจ Poetry and the Gods, un racconto che deriva da una visione dell’aspirante poetessa Anna Helen Crofts e a cui Lovecraft provvide a dare forma narrativa. Il racconto apparve su “The United Amateur” del settembre 1920 a firma Anna Helen Crofts ed Henry Paget-Lowe.
immagine:ย William Russell Flint, “Theocritus’ Idyll XVIII / Chorus and Musicians”, 1913.
Howard Phillips Lovecraft
La poesia e gli dei
in collaborazione con Anna Helen Crofts
Un’umida e scura sera di aprile, poco dopo la fine della Grande Guerra, Marcia si trovรฒ sola con strani pensieri e desideri, aspirazioni che fino a quel momento non aveva mai nutrito e che la portarono lontano dall’ampio salotto novecento, presero il volo verso oriente e la lasciarono negli uliveti d’Arcadia che aveva visto soltanto in sogno. Marcia era entrata in salotto distratta, aveva spento i candelieri e si era appoggiata a un morbido divano accanto a una lampada solitaria, dalla quale un cerchio di luce verde pioveva sul tavolo di lettura come un raggio di luna rasserenante spuntato tra le foglie, nei pressi di un tempio antico.
Vestita in modo semplice, con un abito da sera nero e scollato, Marcia sembrava esternamente un tipico prodotto della civiltร moderna, ma aveva l’impressione che un abisso la separasse dall’ambiente prosaico che la circondava. Era colpa della strana casa in cui viveva, quella dimora del gelo dove i rapporti fra le persone erano sempre tesi e i familiari poco piรน che estranei? Si trattava di questo o di un piรน grande, inspiegabile dislocamento nel tempo e nello spazio per cui era nata troppo tardi, troppo presto o troppo lontana dalla sede ideale del suo spirito per armonizzare con le brutture della realtร contemporanea? Per scacciare il malumore che l’avvolgeva sempre piรน cupo ad ogni minuto, Marcia prese una rivista e cercรฒ un attimo di sollievo in una pagina di poesia.
La poesia era sempre stata un toccasana per il suo spirito turbato, anche se non tutta aveva quell’effetto. Persino nei versi piรน sublimi le pareva di scorgere, a volte, un che di artificioso e soffocante, come polvere su una finestra da cui si guarda un magnifico tramonto. Sfogliando distrattamente le pagine, come in cerca di un tesoro che le sfuggiva, all’improvviso trovรฒ qualcosa che la liberรฒ dal malumore. Un osservatore in grado di leggerle il pensiero avrebbe concluso che Marcia, finalmente, avesse trovato un’immagine o una fantasia che l’avvicinassero piรน di ogni altra alla sua meta ideale; in realtร era solo un componimento in vers libre, quel pietoso compromesso poetico che si stacca dalla prosa ma non arriva alla divina melodia dei numeri. I suoi pregi erano un vigore e una spontaneitร degni di un bardo che vive in estasi, che gode e cerca la bellezza non ancora svelata. Privo di regolaritร , aveva la musica delle parole alate e spontanee, un’armonia che mancava totalmente ai versi formali e rispettosi delle convenzioni cui Marcia era abituata. Man mano che leggeva, l’ambiente reale scomparve e intorno a lei aleggiรฒ la nebbia dei sogni, quel velo purpureo e tempestato di stelle che si libera dal tempo e in cui si ritrovano gli dei e i sognatori.
Luna che brilli sul Giappone,
O bianca luna-farfalla!
Dove i Budda dalle palpebre socchiuse
Sognano al richiamo del cรนculo…
Le ali bianche delle farfalle di luna
Guizzano nelle strade della cittร
E riducono al silenzio gl’inutili stoppini delle lanterne sonore in mano alle fanciulle.Luna dei tropici,
Bocciolo ricurvo
Che schiudi lentamente i tuoi petali nel tepore dei cieli…L’aria รจ fragrante di odori,
Languidi suoni caldi…
Un flauto diffonde nella notte musica come frinire d’insetti
Sotto il curvo petalo di luna nei cieli.Luna che brilli sulla Cina,
Stanca luna del fiume del cielo,
Il fremito della luce tra i salici รจ come il lampo di mille pesci d’argento
Tra scogliere oscure;
Le piastrelle sulle tombe, i templi abbandonati
Splendono come ondine increspate
Mentre il cielo รจ attraversato da nubi come scaglie di drago.
Avvinta dai sogni, la lettrice mandรฒ un grido alle stelle della poesia, un grido di piacere per il sopraggiungere di una nuova etร di canto, la rinascita di Pan. Con gli occhi socchiusi ripetรฉ le parole la cui melodia segreta faceva pensare a cristalli sul fondo d’un ruscello, prima dell’alba: cristalli invisibili ma pronti a brillare ai primi raggi di sole.
Luna che brilli sul Giappone,
O bianca luna-farfalla!Luna dei tropici,
Bocciolo ricurvo
Che schiudi lentamente i tuoi petali nel tepore dei cieli.
L’aria รจ fragrante di odori,
Languidi suoni caldi…Luna che brilli sulla Cina,
Stanca luna del fiume del cielo…
Dalle nebbie del sogno emerse la figura di un giovane splendente, un dio. Aveva il copricapo e i sandali alati, in mano teneva il caduceo ed era bello come niente lo รจ sulla terra. Agitรฒ tre volte, davanti alla dormiente, la bacchetta donatagli da Apollo in cambio del guscio musicale a nove corde, poi cinse la fronte di Marcia con una corona di mirto e rose. Hermes parlรฒ, in adorazione:
ยซO ninfa piรน bionda delle sorelle di Ciene che hanno capelli d’oro, piรน delle atlantidi che abitano in cielo, amata da Afrodite e benedetta da Pallade Atena, tu hai scoperto il segreto degli dei che risiede nel canto e nella bellezza. O profetessa piรน bella della Sibilla cumana quando Apollo la incontrรฒ la prima volta, tu hai detto la veritร sulla nuova รจra che sta per venire, perchรฉ in questo momento, sul monte Menalo, Pan sospira e si muove nel sonno, ansioso di svegliarsi e vedere intorno a sรฉ i fauni cinti di rose e gli antichi satiri. Il desiderio ti ha permesso di indovinare ciรฒ che nessun mortale, tranne pochi che il mondo respinge, ormai ricorda: che gli dei non sono mai morti, ma dormivano e sognavano il sogno degli dei nei giardini delle Esperidi, ricchi di loto e situati oltre il tramonto. Ora si avvicina il tempo del risveglio, quando freddezza e bruttezza scompariranno e Zeus siederร di nuovo sull’Olimpo. Giร il mare intorno a Pafo si agita e produce una schiuma che solo i cieli antichi hanno visto, e di notte sul monte Elicona i pastori sentono strani mormorii e note che a malapena ricordano. Campi e boschi brillano al crepuscolo del riverbero di bianche figure che danzano, e l’Oceano originario cede alla luna visioni sconcertanti. Gli dei sono pazienti e hanno dormito a lungo, ma nessun uomo o gigante puรฒ sfidarli per l’eternitร . Nel Tartaro soffrono i Titani e sotto il possente Etna gemono i figli di Urano e Gea. Si avvicina il giorno in cui l’uomo dovrร rispondere dell’averli rinnegati per secoli, ma nel sonno gli dei hanno imparato ad essere gentili e non lo scaglieranno nell’abisso fatto per i negatori della divinitร . No, la loro vendetta colpirร le tenebre, la bruttezza e l’errore che hanno sconvolto la mente dell’uomo; e sotto la guida del barbuto Saturno i mortali sacrificheranno di nuovo a lui, e vivranno nella bellezza e nel piacere. Stanotte conoscerai il favore degli dei e vedrai, sul Parnaso, i sogni che per secoli essi hanno mandato sulla terra per dimostrare che non erano morti. Perchรฉ i poeti sono i sogni degli dei e in ogni epoca c’รจ stato qualcuno che ha cantato, ignaro, il messaggio e la promessa che viene dai giardini del loto oltre il tramontoยป.
Poi Hermes prese in braccio la ragazza che sognava e la portรฒ con sรฉ nei cieli. Dolci brezze che soffiavano dalla torre di Eolo li spinsero sui mari tiepidi e profumati finchรฉ giunsero in presenza di Zeus, il quale tiene corte sui due colli del Parnaso e siede su un trono d’oro che a destra รจ fiancheggiato da Apollo e le Muse, a sinistra da Dioniso incoronato d’edera e dalle baccanti rosse di piacere. Marcia non aveva mai visto un tale splendore, nรฉ da sveglia nรฉ in sogno, ma il fulgore della scena non era insopportabile come sarebbe accaduto sull’alto Olimpo perchรฉ, in quella corte minore, il padre degli dei aveva attenuato le sue glorie per consentirne la vista ai mortali. Davanti all’ingresso coperto d’alloro della grotta Coricia sedevano sei nobili figure dall’aspetto umano ma il portamento divino. La sognatrice li riconobbe dai ritratti che tante volte aveva visto e capรฌ di trovarsi in presenza nientemeno che del divino Meonide, dell’abissale Dante, dell’immortale Shakespeare, dell’esploratore del caos, Milton, del cosmico Goethe e del prediletto Keats. Erano questi i messaggeri mandati dagli dei a dire che Pan non era morto ma solo addormentato, perchรฉ รจ con la poesia che il divino parla all’umano. Poi disse il Tonante:
ยซO figlia… poichรฉ tu appartieni alla mia stirpe infinita e sei dunque mia figlia… guarda sui troni d’avorio gli augusti messaggeri che gli dei hanno mandato sulla terra, affinchรฉ nelle parole e negli scritti degli uomini vi fosse ancora una traccia di bellezza superiore. Altri bardi sono stati giustamente incoronati dagli uomini, ma questi li ha premiati Apollo in persona e io li ho separati da tutti perchรฉ, pur essendo mortali, sanno parlare la lingua degli dei. Abbiamo sognato a lungo nei giardini del loto oltre l’occidente, comunicando solo nei sogni, ma si avvicina il tempo in cui non taceremo piรน. ร un momento di risveglio e cambiamento: ancora una volta Fetonte ha guidato il carro del sole troppo in basso, bruciando i campi e prosciugando i torrenti; in Gallia ninfe solitarie e con i capelli in disordine piangono vicino a fontane che non danno acqua e si aggirano intorno ai fiumi arrossati dal sangue dei mortali. Ares e i suoi seguaci si sono scatenati con follia divina e sono tornati: Deimos e Phobos fremevano di piacere della violenza. La terra รจ in lutto e le facce degli uomini somigliano a quelle delle erinni quando Astrea fuggรฌ nei cieli e le onde scatenate per nostra volontร sommersero il mondo con l’eccezione di questa vetta. In questo caos, pronto ad annunciare il suo arrivo ma a nascondere la sua effettiva venuta, lotta il nostro ultimo messaggero, i cui sogni contengono tutte le immagini che i suoi predecessori hanno sognato in passato. ร lui che abbiamo scelto per plasmare in un tutto unico la bellezza del mondo primigenio e per scrivere parole in cui echeggino la saggezza e l’armonia del passato. Quest’uomo annuncerร il nostro ritorno e canterร i giorni avvenire in cui fauni e driadi popoleranno di nuovo i boschi di un tempo. La nostra scelta รจ stata guidata da quelli che siedono su troni d’avorio davanti alla grotta Coricia: nei loro canti sentirai note sublimi che ti permetteranno di riconoscere il supremo messaggero quando arriverร . Ascolta le voci dei poeti che canteranno per te uno ad uno; risentirai ognuna di quelle note nella poesia futura, la poesia che darร pace e piacere alla tua anima ma che dovrai cercare per lunghi e aridi anni. Ascolta con attenzione perchรฉ ogni corda che vibra nascosta riapparirร quando tornerai sulla terra, proprio come Alfeo che, dopo aver inabissato le sue acque nel cuore dell’Ellade, riappare nella lontana Sicilia per corteggiare la limpida Aretusaยป.
Allora si alzรฒ Omero, decano dei poeti, che presa la lira cantรฒ il suo inno ad Afrodite. Marcia non conosceva una parola di greco ma il messaggio non fu inascoltato, perchรฉ il ritmo misterioso era ciรฒ che parlava agli uomini e agli dei e non aveva bisogno d’interprete. Lo stesso avvenne per Dante e Goethe, le cui parole incomprensibili si diffusero nell’aria con un timbro che era facile sentire e amare. Ma alla fine l’ascoltatrice udรฌ dei versi familiari: era il Cigno dell’Avon, un tempo dio fra gli uomini e ancora dio fra gli dei.
Scrivi, scrivi che dalla sanguinosa maledizione della guerra
Il mio amato signore, tuo figlio, possa sfuggire:
Che rimanga a casa in pace, mentre io da lontano
Onoro il suo nome con zelo e con fervore.
Ancora piรน familiari suonarono gli accenti di Milton, non piรน cieco, che declamรฒ in immortale armonia:
O lascia che a mezzanotte io veda
La tua lanterna su una torre solitaria,
Dove io possa guardare l’Orsa
Col tre volte grande Mercurio,
E risvegliare lo spirito di Piatone
Per svelare i mondi e le vaste regioni
Contenute nella mente immortale: essa ha dimenticato
La sua permanenza in questa prigione di carne.* * *
Lascia che a volte venga la splendida tragedia
Avvolta nel pallio e munita di scettro
A parlare di Tebe o della stirpe di Pelope,
A raccontare la vicenda di Troia divina.
Per ultima si levรฒ la voce giovanile di Keats, vicino piรน di tutti i messaggeri al popolo magnifico dei fauni:
Le melodie che abbiamo giร ascoltato sono dolci,
Ma quelle che non abbiamo ascoltato sono piรน dolci ancora:
Quindi continuate a suonare, care zampogne…* * *
Quando la vecchiaia devasterร questa generazione
Tu rimarrai in mezzo a dolori che non sono solo i nostri,
Amico dell’uomo al quale dicesti:
ยซLa bellezza รจ veritร , la veritร bellezza. ร tutto
Quel che saprai sulla terra,
Tutto quello che avrai bisogno di sapereยป.
Quando il poeta s’interruppe il vento che soffiava dall’Egitto portรฒ con sรฉ un lamento: poichรฉ ogni notte, vicino al Nilo, Aurora piange l’uccisione del suo Memnone. La dea dalle dita rosate venne ai piedi di Zeus tonante, e inginocchiatasi gridรฒ: ยซPadre, รจ tempo che io apra le porte d’orienteยป. E Febo, passata la lira a Calliope (sua sposa fra le Muse), si preparรฒ a partire per il ricchissimo Palazzo del Sole ornato di colonne, dove spronรฒ gli stalloni aggiogati al carro d’oro del Giorno. Cosรฌ Zeus scese dal trono scolpito e pose la mano sulla testa di Marcia, dicendo:
ยซFiglia, l’alba รจ vicina ed รจ bene che tu torni a casa prima che i mortali si sveglino. Non piangere se la vita ti sembra vuota, presto l’ombra delle false fedi si disperderร e gli dei cammineranno ancora una volta fra gli uomini. Cerca senza stancarti il nostro messaggero, perchรฉ in lui troverai pace e conforto. Le sue parole guideranno i tuoi passi verso la felicitร , e nei sogni di bellezza di lui il tuo spirito troverร ciรฒ che agognaยป. Appena Zeus ebbe finito di parlare, il giovane Hermes prese dolcemente la ragazza e la portรฒ verso le stelle che impallidivano, a occidente e su mari invisibili.
* * *
Sono passati molti anni da quando Marcia sognรฒ gli dei e il conclave sul Parnaso. Stasera siede nel salotto di allora, ma non รจ sola. La vecchia inquietudine รจ scomparsa, perchรฉ al suo fianco c’รจ un uomo il cui nome splende di fama: il giovane poeta dei poeti ai cui piedi giace il mondo intero. Da un manoscritto legge versi che nessuno finora ha mai udito, ma che quando si spargeranno nel mondo restituiranno agli uomini i sogni e le speranze perduti molti secoli fa, quando Pan si addormentรฒ in Arcadia e i grandi dei si ritirarono nei giardini del loto oltre la terra delle Esperidi. Nelle sottili cadenze e nelle melodie nascoste del poeta lo spirito della giovane si รจ finalmente placato, perchรฉ riecheggiano le note sublimi del trace Orfeo, le stesse che commuovevano sassi e alberi sulle rive dell’Ebro. Il cantore tace e chiede con ansia un verdetto, ma che cosa puรฒ dire Marcia se non che รจ musica “degna degli dei”?
E mentre lei parla torna la visione del Parnaso e il suono lontano di una voce divina che dice: ยซLe sue parole guideranno i tuoi passi verso la felicitร , e nei sogni di bellezza di lui il tuo spirito troverร ciรฒ che agognaยป.
(Poetry and the Gods, 1920)

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