Il Sacro Bosco di Bomarzo: un percorso iniziatico

Visitare il “Parco dei Mostri” di Bomarzo, ideato da Pier Francesco Orsini in memoria della defunta moglie Giulia Farnese e realizzato da Pirro Ligorio, equivale a compiere un vero e proprio viaggio metafisico, stimolato dalle numerosissime suggestioni ermetico-alchemiche, negli abissi dell’interioritร  umana.


articolo e foto di Roberto Eusebio
foto di copertina: statua del Nettuno a Bomarzo

 

 

Chi scende da Firenze verso Roma sulla E 35, facendo una deviazione per Orte (provincia di Viterbo) e avendo tempo da dedicare al mistero, potrร ย  visitare il Sacro Bosco di Bomarzo; e dobbiamo dire che le sensazioni che si possono provare sono allโ€™altezza delle parole che il grande critico dโ€™arte Bruno Zevi ha detto del complesso monumentale:

ยซ A Bomarzo la finzione scenica รจ travolgente; l’osservatore non puรฒ contemplare perchรฉ vi รจ immerso, in un ingranaggio di sensazioni (โ€ฆ), capace di confondere le idee, di sopraffare emotivamente, di coinvolgere in un mondo onirico, assurdo, ludico ed edonistico. ยป

Immerso nel verde, Bomarzo si situa nel cuore della Tuscia tra le estreme pendici nord-orientali dei monti Cimini che sono lโ€™origine dello sperone roccioso di peperino su cui รจ adagiato il paese di Bomarzo e l’ampia vallata del fiume Tevere. Il suo sacro bosco per cui รจ famoso รจ ornato da numerose statue in basalto progettate e realizzate intorno al XVI secolo. Fu creato tra il 1560 e il 1585. Vi dimorano mostri, dรจi e animali mitologici. Lโ€™opera fu voluta dal principe Pier Francesco Orsini che la dedicรฒ alla memoria della moglie, Giulia Farnese. Fu realizzata dall’architetto e antiquario Pirro Ligorio, lo stesso che diventerร  famoso per la progettazione di villa dโ€™Este a Tivoli.

Era quella lโ€™epoca in cui sotto lo stimolo delle accademie e dei cenacoli rinascimentali ci si apprestava a trasformare le scienze e a destinare studi piรน raffinati all’approfondimento delle conoscenze di piรน alto livello, secondo lโ€™intento di mettersi in viaggio verso e oltre le โ€œcolonne dโ€™Ercoleโ€ della conoscenza ma anche e soprattutto della conoscenza di se stessi. Dโ€™altra parte Pier Francesco Orsini detto Vicino, dopo la carriera militare che lo vide impegnato sino al 1557 al seguito delle truppe papali, si ritirรฒ nel palazzo di famigliaย [1]ย e da quel momento si dedicรฒ alla costruzione del bosco. Fu personaggio erudito, raffinato letterato, che amava circondarsi di umanisti, filosofi e alchimisti in stretto contatto con gli epigoni di unโ€™accademia neoplatonica di ermetisti di cui fecero parte Cosimo de Medici, Pico della Mirandola e Marsilio Ficino.

A quel tempo l’Ars Regia era coltivata nelle corti europee a seguito di quellโ€™idea di cambiamento che maturรฒ un nuovo modo di concepire il mondo e se stessi, sviluppando le idee dell’umanesimo, nate in ambito letterario nel XIV secolo. Gli eruditi del Rinascimento avevano avuto il merito di tradurre le migliori opere alchemiche che si stavano diffondendo grazie all’invenzione della stampa che erano lette e interpretate nelle accademie e nei cenacoli delle corti europee. Tra le famiglie nobili si faceva a gara a interpretare nella loro domus vivendi modi e aspirazioni intellettive tradotte in termini reali. Ecco allora apparire nelle dimore nobili a loro coronamento esteriore, i famosi giardini alchemici in cui i simbolismi dellโ€™Arte Regia erano strutturati nelle forme e nei significati a maggior espressione di un metodo allegorico, la cui nuova percezione dell’uomo e del mondo che stava intorno sarebbe stata molto diversa da quella dei secoli precedenti.

Il Bosco Magico di Bomarzo anticamente conosciuto come Bosco delle Meraviglie o boschetto, come lo chiamava famigliarmente lโ€™Orsini, รจ tutto questo e qualcosa di piรน. Lโ€™elemento misterico che lo contraddistingue sembra ammantarsi di fantasmi, le statue sembrano provenire dal mondo onirico, si vestono dellโ€™irrealismo fantastico del mito, mentre in effettiย  le loro radici, risalendo attraverso il periodo gotico sino a quello classico, sโ€™intrecciano con apporti antichi, anche orientali, caricandosi di una diversa valenza simbolica attraverso la rilettura di antiche tradizioni. Lo stesso territorio bomarzese non manca di testimonianze di antichi insediamenti sparsi nei vicini boschi. In luoghi come la selva di Malano o colle Casale vi sono presenti monumenti di epoca etrusca-romana: nicchie, loculi, vasche scavate nella pietra e sarcofagi monolitici a forma di sagoma umana.

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Da queste testimonianze e in anticipo sui tempi il principe Orsini e lโ€™architetto Pirro Ligorio gestiranno tali idee molto prima degli inglesi che tradurranno le idee del poeta Alexander Pope che ispirerร  il poemetto โ€œTempio della famaโ€ del 1711 e nel 1719 realizzerร  il suo giardino di Twickenham, il luogo della meditazione. Il bosco delle meraviglie sarร  qualcosa di diverso dai giardini coevi, fatti realizzare nei dintorni da altri signori, come Villa d’Este a Tivoli, Villa Lante a Bagnaia o il giardino di Palazzo Farnese a Caprarola nonchรฉ in territorio siciliano la โ€œvilla dei mostriโ€ di villa Palagonia a Bagheriaย [2]. Cโ€™รจ chi dice che accanto allโ€™Orsini vi era, nellโ€™ideazione del giardino, Michelangelo Buonarroti; comunque sia la veritร , Orsini e Ligorio anticiperanno una delle regole di Pope ovvero lโ€™abile arrangiamento delle sorprese (sia ottiche che di narrazione) poichรฉ di sorprese e di narrazione il Bosco di Bomarzo รจ ricco di scenari che via via si aprono al visitatore.

Il giardino รจ strutturato come un viaggio metafisico a ricordare allโ€™uomo la sua compagine in parte fallace, avvolta nei veli di Maia e dalle false paure e passioni che logorano lโ€™uomo. รˆ luogo di un ritorno al principio e alla natura. Il giardino concepito in tal senso consentiva di recuperare, nellโ€™idea del committente, una sorta dโ€™innocenza paradisiaca perduta. In questo viaggio onirico รจ suggerita la possibilitร , come in una favola, di riscoprire la capacitร  di meravigliarsi ancora di fronte ai processi dellโ€™essere, cioรจ i cicli di morte e rinascita, allโ€™alternarsi delle stagioni, al mistero della bellezza intesa come canone spirituale e di essere un tuttโ€™uno con lโ€™universo. Al creato legittimo considerato come โ€œnatura naturataโ€, si contrappone una natura architettata come simbolo dallโ€™uomo e per lโ€™uomo, una sorta di libro delle meraviglie, un percorso iniziatico al fine di esorcizzare, attraverso il dominio intellettuale, le paure e le passioni superandole.

Tutto lโ€™impianto sembra nutrirsi del suggerimento letterario proveniente dalla Hypnerotomachia Poliphili, opera di Francesco Colonna che esce in stampa nel 1499. In effetti, il percorso orrifico e mostruoso al di lร  di una mera strumentalizzazione monumentale ha un intento apotropaico. Questi tipi dโ€™impianto simbolici sโ€™incontrano di sovente nei racconti mitologici, assumendo spesso la medesima funzione in cui vivono o rivivono i sogni o un ricordo lontano. Servono dunque, per tenere a debita distanza e a bada, le sulfuree pulsioni della nostra indole. Lโ€™Orsini, uomo della sua epoca in tutto e per tutto, conclusa la sua carriera militare e ritiratosi a Bomarzo, si dedicรฒ a uno stile di vita epicurea dove, attraverso tale filosofia, si cercava di ottenere una sorta di stato di grazia che era quello di vivere modestamente, acquisire conoscenza del funzionamento del mondo e limitare i propri desideri. Filosofia che apriva la via d’accesso alla felicitร , dove per felicitร  s’intende l’atarassia (liberazione dalle paure e dai turbamenti).

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La creazione del bosco fu realizzata in una parte del territorio della vecchia Etruria. Lโ€™Orsini volle creare un luogo nel tentativo di sedare, come dirร  lui stesso, cupezza e sconforto. La morte dellโ€™adorata moglie lo lascerร  sconvolto e profondamente turbato tanto da creare un luogo incantato nel quale rifugiarsi ma anche dove fosse possibile non solo โ€œsfogare il core”, ma introdurre al tempo stesso, i suoi ospiti in un regno di sogno, stimolando la loro intelligenza e facendoli trasportare allโ€™interno di richiami mitologici e di enigmi, non sempre compresi, che emergono come quinte teatrali, dalle prospettive del bosco come tanti fantasmiย [3]. Nel corso dei secoli fu fonte dโ€™interesse e dโ€™ispirazione di diversi artisti come Goethe, Claude Lorrain e Salvador Dalรฌ, Mario Praz, Maurizio Calvesi, Jean Cocteau, Niki de Saint Phalle e Manuel Mujica Lรกinez.

Prima di addentrarci nel bosco di delizie dobbiamo fare qualche precisazione: in primis al suo originale accesso. Alcuni studiosi lo collocano verso il tempio, dove effettivamente vi รจ un ingresso con un arco, altri piรน sotto vicino alla piscina e alla casa inclinata. Oggi invece lโ€™ingresso attuale รจ caratterizzato dallโ€™arco merlato sormontato dallo stemma degli Orsini al fondo del parco. Inoltre lโ€™attuale posizione delle varie statue, che risale alla seconda metร  del XX secolo, non rispecchia che in minima parte la disposizione originale.ย Il nostro viaggio tra i sentieri del bosco lo faremo tenendo conto di una interpretazione simbolica che forse farร  storcere il naso ad alcuni: non sarร  comunque uno psicodramma con la messa in scena di sogni e fantasie, di miti e leggende, nรฉ lโ€™assentimento a un codice morale con pochi facili espedienti, ma sarร  un processo che faremo attraverso una indagine sui significati nascosti e di conseguenza sul modo di una trasformazione interiore che investe la parte piรน profonda dellโ€™uomo attraverso e per mezzo, per lo meno inizialmente, dei suoi stessi sensi [4].

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La “casa pendente”.

A proposito di sensi, vicino allโ€™ingresso antico si trova la “casa pendente”, dove gli amici dellโ€™Orsini che entravano, provavano una forte e scioccante emozione, dove veniva, e tuttora viene, stravolta (questo pare fosse il proposito di chi lโ€™aveva ideata) la percezione del mancante equilibrio naturaleย [5] attraverso le vertigini che si provano al suo ingresso per cercare un nuovo equilibrio oltre i propri sensi, oltre la propria natura. Il cartiglio presente su un lato della costruzione,

ยซ Quiescendo Animus Fit Prudentior Ergo. ยป

risulta enigmatico per i profani, anche se alla luce della scienza alchemica diventa intellegibile poichรฉ qui si tratta della โ€œquieteโ€ alchemica, che richiamandosi al suo etimo si rifร  ad una nuova stabilitร  elementare ovvero allโ€™unitร  indivisibile, al Principio. Il discorso e la speculazione si impegna su un fronte metafisico facendosi molto sottile e rarefatto, tanto che nel mondo filosofico antico si presenta come quel criterio che si arricchisce di una nota anche piรน importante e feconda, in quanto il reale viene concepito come quel quid che permane eternamente identico a sรฉ stesso nelle proprie determinazioni, in relazione al significato della realizzazione del processo alchemico della propria vita.

Ritorniamo adesso, sui nostri passi percorrendo con ordine il percorso proposto supponendo che ci accompagni il principe Orsini.ย รˆ quindi tempo di oltrepassare lโ€™ingresso e proviamo a meditare sulle terzine che sono tracciate alla base delle due sfingi che ci accolgono:

ยซ Chi con ciglia inarcate et labbra strette non va per questo loco manco ammira le famose del mondo moli sette. ยป

E sullโ€™altra:

ยซ Tu chโ€™ entri qua, pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sienย  fatte per lโ€™inganno o pur per lโ€™arte. ยป

E allora se dโ€™inganno si parla, nellโ€™idea dellโ€™Orsini e di Ligorio, lโ€™uomo ordinario รจ preso da illusione tra le tante cose, se guarda solo con gli occhi ma non quelli della mente, e se di arte si tratta รจ dunque lโ€™arte regia ovvero lโ€™alchimia.ย  La ricerca di una veritร  altra o comunque la volontร  di tendere ad essa che accompagnava, al tempo dellโ€™Orsini, i visitatori invitandoliย  in maniera simbolica a vedere oltre le diafanie del mondo.

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Proteo Glauco.

Ed ecco che tra la rigogliosa vegetazione appare, orrifica ai nostri occhi, la prima mitica creatura che il tracciato ci porta a trovare, รจ il Proteo Glauco, lโ€™oracolo marino, divinitร  minore della mitologia greca la cui caratteristica era di avere il dono della profezia, ma anche la facoltร  di prendere lโ€™aspetto di qualsiasi animale o la forma di diversi elementi (fuoco, vento o acqua) per sottrarsi e chi lo interrogava. Nel contesto del “viaggio” Bomarzese, Proteo ha, secondo la nostra interpretazione, un significato molto piรน profondo di quello che la sua immagine mostruosa sembra dare che รจ dato dal significato delle diverse individualitร  con cui Proteo si presenta. Si dovrร  allegoricamente rapportare allโ€™uomo, dove questo, venendo meno la realtร  della sua personalitร , si atteggia a colui che non รจ. รˆ solo forzando la sua stessa indole e divorando la propria individualitร  che sarร  in grado di riprendere la sua natura decantandosi (ed รจ qui la metafora per l’uomo) dal falso dio o dal demone in cui sโ€™incarna come personaggio nella falsa commedia della vitaย [6]. Il mostro, con la bocca spalancata, ci ricorda il Kalฤmukha indรน [7]: il distruttore delle spoglie individuali, con cui occultiamo la nostra indole e che temiamo perdere. La figura mitica ci riecheggia in maniera speculativa come il perseguire tale coscienza puรฒ rappresentare lo stato dell’essere giusto. Cosรฌ secondo la filosofia epicurea lโ€™uomo deve essere seguace di una sapienza che puรฒ procurare una vita felice attraverso la sinceritร  e la semplicitร  priva di malizia.

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Ercole e Caco.

Proseguendo e scendendo ora la scalinata sulla destra del mausoleo, questa ci porta verso le cosiddette statue dei giganti: Ercole e Caco che sono in effetti le statue piรน grandi del parco, alla loro sinistra lo stesso Orsini ci parla con la scritta:

ยซย Se Rodi altier fu giร  del suo colosso pur di questo il mio
bosco anco si gloria ed รจ per piรน non poter fo quanto posso. ยป

Sembrerebbe questo un richiamo alla cittร  dei colossi: Rodi, ma forse con lโ€™Orsini dobbiamo abituarci a interpretare in altra maniera le sue statue e vedere in unโ€™ottica diversa le storie che sembrano raccontare. Noi pensiamo che il riferimento non sia solo alla monumentalitร  della cittร  di Rodi e del parallelo con le statue di Bomarzo, quanto in forma sottile e occulta riferentesi alla narrazione fantastica del destino di Ercole. Il mito ci rammenta come un essere umano, qual era Ercole, riesce a ridestare il dio interiore e a ritrovare, sacrificando volontariamente se stesso [8], il Luogo nellโ€™Olimpo, dove sarร  accolto da Giove suo padre, tra gli altri dรจi. Una sorta di potenziale promessa anche per lโ€™essere ordinario.

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La testuggine sormontata dalla figura colonnare femminile.

Pochi passi in mezzo alle piante ci dividono dalla gigantesca statua della testuggine la quale รจ sormontata dalla figura di una donna in forma di colonna.ย La tartaruga, come per diversi altri animali, nellโ€™immaginario dei miti รจ stata patrimonio di innumerevoli tradizioni, in particolare quelle orientali. A parte la leggenda greca della sua creazione con la trasformazione della ninfa Chelone, la tartaruga rappresenta la stabilitร  ed รจ animale sacro che racchiude simbolicamente cinque significati: protezione, saggezza, data la sua lentezza, longevitร , immortalitร  e Madre primordiale, poichรฉ da essa con la sua divisione furono creati i cieli e la terra, mentre sul suo guscio รจ espressa la legge del creato. Come potrebbe essere diverso? La caratteristica corazzatura, la sua particolaritร  di animale acquatico e nel contempo terricolo, la sua longevitร  e prolificitร  oltre misura, ne ha fatto un animale mitologico e un simbolo universale. Le stesse conformazioni del carapace e del piastrone, lโ€™uno tondo e lโ€™altro quadrato, sono stati assunti nelle tradizioni dellโ€™oriente come simboli della struttura cosmica [9]: Il suo guscio tondo a cupola a rappresentazione del cielo e il piastrone quadrato della terra.ย  In questo modo la tartaruga diventa simbolo della manifestazione e in senso microcosmico per lโ€™essere nelle sue possibilitร  umane. Mettendola in altri termini ognuno, nelle varie possibilitร  di manifestazione, si evolverร  secondo una maggior o minor tendenza a distinguersi tra lo spirituale ed il materiale. In alcune rappresentazioni lโ€™animale tra le piastre รจ raffigurato come un uomo a rappresentare lโ€™essere mediatore del cielo e della terra. Per altro riferendoci a una spiegazione piรน politica, la testuggine riconduce a Firenze essendo uno degli ornamenti ricorrenti di Cosimo de Medici prossimo allโ€™Orsini per il suo legame di sangue, seppure remoto, che lo stesso Cosimo aveva. Entrambi, infatti, discendevano, per parte materna, da Jacopo Orsini, Signore di Monterotondo.

รˆ tuttavia probabile che convivano i due aspetti, anche se onestamente pensiamo che gli artefatti di Bomarzo siano un impianto prettamente simbolico, rappresentano un quantum del tutto particolare e personale dellโ€™intellettualitร  dellโ€™Orsini, senza aver avuto lโ€™intenzione di una raffinata adulazione nei confronti del potere. Comunque sia, lโ€™intellettuale Orsini, nonostante la vicinanza al papato, sarร  attento ricercatore di unโ€™altra veritร  ma anche al danno che lo stesso uomo fedele ai dogmi e alle veritร  indiscusse puรฒ fare a se stesso e al mondo circostante, ecco allora il monito inciso sul vaso:

ยซย Notte e giorno noi siamo vigili e pronte a guardar dโ€™ogni ingiuria questa fonte. ยป

A quale ingiuria dovremmo guardare notte e giorno? Lโ€™unica ingiuria da cui ci si deve difendere รจ quella dellโ€™ignoranza fatta allโ€™intelletto e a quella fonte dellโ€™eterno sapere e di ogni Principio.

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Ma chi era Pier Francesco Orsini? Abbiamo giร  accennato che era uomo di colti e ampi interessi e come abbiamo detto legato a modo suo alla corte Papale, da cui dipendeva, e alla famiglia Farnese cui era imparentato tramite la moglie. Il suo credo politico e religioso nel corso della sua vita sarร  improntato a uno scetticismo ironico e profondo, che lo farร  essere in bilico tra lโ€™una e lโ€™altra fazione, un anarchico forse ante litteram. Ciรฒ che ci interessa, nel presente di questo articolo, รจ il suo interesse per le scienze occulte e per la vicinanza agli alchimisti e per quella tale idea che lo ha portato a costruire quello strano bosco tanto diverso dai giardini di quei tempi. Tutti gli studiosi sembrano essere unanimi nellโ€™indicarlo come lโ€™unico ideatore del progetto che realizzerร  in due tempi, il primo tra il 1561 e il 1564 e con un secondo e piรน complesso ciclo negli anni successivi comprendente le creazioni piรน grottesche e spettacolari. Dโ€™altra parte lโ€™Orsini era figlio curioso della sua epoca e nelle sue missioni diplomatiche o nelle visitazioni presso la corte papale avrร  avuto modo di conoscere rinomati artisti come Michelangelo, Vasari, Caravaggio ecc. e le piรน insigni menti dellโ€™epoca: alchimisti, scienziati, filosofi nonchรฉ le macchine teatrali e i giardini esoterici nelle dimore signorili, da cuiย  prenderร  spunto per il suo bosco. La stessa moglie, con cui condivideva evidentemente gli stessi interessi intellettivi, nel 1555 erigerร  una tra le realizzazioni piรน antiche di Bomarzo ovvero la casa pendente, e lo farร  nello stesso tempo che lโ€™Orsini era prigioniero di guerra.

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L’elefante sormontato da una torre.

Dopo il grande vaso, piรน oltre troviamo lโ€™elefante sormontato da una torre [10] espressamente designata all’uso militare. Lโ€™elefante, vera macchina da guerra, viene qui celebrato nella scena in cui guidato dal suo โ€œmahoutโ€ cattura un legionario romano. La spiegazione che viene suggerita รจ quella che Ligorio e lโ€™Orsini vollero rappresentare i trionfi e le disfatte di Roma, mentre la cattura del legionario farebbe pensare alle vittorie di Annibale, il piรน pericoloso nemico di Roma.ย Tuttavia tale interpretazione ci sembra essere in qualche molto piรน politica. In effetti, se poniamo attenzione, i merli sulla torre da guerra sulla groppa dellโ€™elefante sono merli ghibellini, e qui, giacchรฉ tutto lโ€™impianto bomarzese รจ un grande enigma, tentiamo una lettura per allusione. La cronaca storica ci dice, e lo abbiamo giร  ricordato, come lโ€™Orsini fosse piuttosto irrequieto dal punto di vista di fedeltร  al papa, da cui si era in qualche modo allontanato in particolare dopo la strage del 1557 perpetuata da Papa Paolo IV contro il paese di Montefortino e dallโ€™eccessiva esterioritร  e mondanitร  della corte papale della quale dirร  essere ipocrita. Propendiamo quindi per un significato sottilmente critico dove lโ€™Orsini sembra censurare lโ€™inadeguatezza della romanitร  in favore di una idea ghibellina. Il legionario potrebbe essere quindi il simbolo della romanitร  papale mentre lโ€™elefante rappresenterebbe oltre a diverse qualitร , il potere regale.

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Il drago attaccato dalle tre bestie.

Proseguendo il nostro percorso, quasi a metร  strada troviamo la statua del drago attaccato da tre belve: un cane, un leone e un lupo. Ci pare abbastanza logico fare un paragone di queste con le tre fiere che sbarrarono il passo a Dante nella Divina Commedia ovvero una lonza, un leone ed un lupo: lussuria, superbia e cupidigia. I paragoni tuttavia non finiscono qui perchรฉ se la Divina Commedia รจ un percorso per salire โ€œal dilettoso monteโ€ attraverso le pene dellโ€™inferno per giungere alla liberazione, anche Bomarzo deve essere considerato un percorso attraverso esperienze sapienziali delle scienze misteriche verso la conoscenza.ย Nellโ€™iconografia simbolica di cui si servono tutte le forme tradizionali, un posto tra i piรน preminenti, nelle loro diverse interpretazioni positive e negative รจ conquistato dalla famiglia dei rettili. Essi sono rappresentati sia come serpenti sia come draghi, che dai miti di un passato leggendario si sono perpetuati nei testi sacri innestandosi anche nel folklore popolare come interpreti nelle favole e nelle fiabe.

Nellโ€™iconografia mitologica occidentale precristiana e cristiana i serpenti sono caratterizzati da una valenza malefica che incarna le potenze demoniache quando non il demonio stesso. Essi rivestono lโ€™aspetto malefico e subdolo, esseri che lโ€™immaginario popolare pone come abitanti di grotte, tuttavia essi appaiono con un ruolo particolare sia nellโ€™arte decorativa sia nelle diverse espressioni dellโ€™artigianato.ย Per quanto riguarda la tradizione cristiana ci basti ricordare le leggende agiografiche di San Michele e San Giorgio tra quelle piรน conosciute. Le piรน antiche leggende ci riportano tuttavia di un tempo ove il drago, in particolare, ha rivestito un ruolo diverso con una valenza opposta a quella che il cristianesimo gli attribuirร  e che saranno assimilate dalle scienze alchemiche ed ermetiche. In tempi antecedenti al cristianesimo, in estremo Oriente, il drago era ed รจ ancor oggi nel folklore orientale, ben lungi dal rivestire tale aspetto negativo, essendo collegato al Verbo Creatore cioรจ a Dio stesso. Tale doppio aspetto, malefico e benefico, che abbiamo giร  incontrato altre volte per altri simboli, ci deve suggerire una doppia chiave di lettura che a volte occorre tenere presente in alternativa a ciรฒ che ad un primo esame sembra apparire. Il drago esprime nelle scienze alchemiche lโ€™idea della trasformazione, dellโ€™evoluzione, della Grande Opera Alchemica applicata sia alla materia bruta sia allโ€™Individuo [11].ย 

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L’Orco.

Ciรฒ che abbiamo pensato per il drago e le belve, ovvero la rappresentazione simbolica derivante da una reminiscenza dantesca, lโ€™Orsini sembra averla avuta anche per il grande mascherone dellโ€™orco sul quale, a differenza dellโ€™epigrafe che si legge oggi (ยซOgni pensiero volaยป), originariamente vi era inciso, come riporta un disegno del 1598 di Giovanni Guerra: ยซLasciate ogni speranza o voi chโ€™entrateยป. Da un punto di vista iconografico tale mascherone deriva dalla mitologia italica edย era il sovrano del Regno degli Inferi e il divoratore di uomini insieme al suo mostruoso cane Cerbero. L’uso del termine “Orco” per designare un mostro divoratore di uomini รจ documentato in italiano fin dal XIII secolo. Tale personaggio appare nell’Orlando Furioso dell’Ariosto, il quale, evidentemente ispirandosi al Polifemo dell’Odissea, descrive un mostruoso gigante cieco. Detto ciรฒ, ci pare che nella trovata dellโ€™Orsini vi sia stata lโ€™idea dโ€™inserire nellโ€™impianto generale del bosco un motivo ricorrente che รจ quello della dipartita, del passaggio oltre, quasi volesse esorcizzare ciรฒ che aveva patito personalmente. Ed ecco allora che oltre la grande porta della morte troveremo anche Cerbero che rappresenta il passato, il presente e l’avvenire e che impedisce ai vivi di entrare e ai morti di uscire.

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Echidna…
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…e Arpia.

Un poโ€™ piรน sotto il mascherone dellโ€™orco si trovano, in un ameno spiazzo tappezzato di muschio e una di fronte allโ€™altra, due figure mitologiche: una Echidna eย  una Arpia.ย Lโ€™Echidna รจ una figura della mitologia greca sulla quale si sono innestate molte leggende tra cui la sua stessa origine. Nella discendenza mitologica vi sarebbe piรน di una somiglianza tra questa e le immagini che saranno usate nelle iconografie che appariranno sulle costruzioni religiose dei templi cristiani medioevali e non solo in pose bizzarre, fornite di un corpo la cui forma inferiore appare terminante con due estremitร  caudate che in molte ornamentazioni sono tenute divaricate con le mani. Le โ€œsirene bicaudateโ€ si rifanno allโ€™idea ancestrale della Dea Madre che si manifestรฒ in ambito protostorico, tali immagini attraverseranno tutte le ere sino al basso medioevo.

Da un punto di vista simbolico, al di lร  dellโ€™aspetto lascivo, con la messa in evidenza della vulva, lโ€™immagine sottintende la potenza simbolica della generazione (Venus Genitrix) attraverso la quale puรฒ prodursi la nascita ma altresรฌ anche simbolicamente lโ€™evoluzione realizzativa della condizione umana. Sotto questโ€™aspetto, la vulva rappresenterebbe la caverna primordiale, il โ€luogo delle originiโ€, tempio sacro di divinitร  femminili in cui la donna, nel doppio aspetto distruttivo-generativo, sovrintendeva ai riti di passaggio. Processo questo di un divenire che era rappresentato dalla morte al mondo attraverso la simbolica sepoltura e la rinascita dallโ€™utero-tempio della Grande Madre alla nuova vita, dove lโ€™uomo/donna trovava il luogo di ricapitolazione e di risoluzione al fine di rinnovare se stesso attraverso una nuova nascita [12]. Dallโ€™altra parte, di fronte alla sirena, la statua di una arpia: corpo squamoso, ali membranose di pipistrello, artigli. Divinitร  della mitologia greca; ne sono ricordate due o tre, secondo lโ€™autore: Aello, โ€œbuferaโ€, Ocipete, โ€œcolei che vola rapidaโ€. In altri autori รจ citata anche Celeno โ€œlโ€™oscuraโ€. Rapiscono e trasportano nellโ€™Ade le anime dei morti e talvolta i viventi. Lโ€™immagine che รจ data รจ di una gratuita crudeltร  nello strappare agli affetti i propri cari.

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Le Erme.

Verso il fondo del parco troviamo le Erme, una sorta di pilastri quadrangolari alla cui sommitร  รจ scolpito un volto barbuto. Nellโ€™antica Grecia le Erme erano rappresentazioni simboliche della dimora di un dio, in particolare di Hermes, furono identificati anche come betili ed erano venerate anche in Attica e in Medio Oriente, furono esportate, in seguito, nella religione e nel pantheon romano. Venivano usate come protezioni apotropaiche delle vie e delle soglie ma anche come simbolo di feconditร . Fra quelle di Bomarzo alcune rispettano la caratteristica originale delle Erme: sono bifronti, dove il doppio volto รจ rivolto uno al passato e lโ€™altro al futuro. In epoca romana lโ€™Hermes verrร  assimilato allโ€™immagine di Giano, che sarร  culto prettamente romano la cui venerazione si rifarebbe ad un periodo arcaico, tanto da essere considerato il padre degli dei.ย  Giano รจ legato alle iniziazioni; oltre a questo รจ stato accomunato alla funzione di protezione delle porte e dei passaggi.

A Bomarzo esistono anche Erme con quattro facce che rappresenterebbero verosimilmente le quattro etร  della vita similmente le quattro etร  della manifestazione cosรฌ come sono state elaborate da Ovidio: lโ€™etร  dellโ€™oro, lโ€™etร  dellโ€™argento, lโ€™etร  del bronzo e lโ€™etร  del ferro. Fra le sette Erme che sorvegliano il luogo dove sono state poste sono state riconosciute anche le immagini delle Ore, custodi dellโ€™Olimpo e legate alle stagioni. Comunque sia letta la loro funzione, pare chiaro che le immagini si riferiscono allโ€™uso del tempo in generale e a quello dellโ€™uomo in particolare. Non possiamo sapere se nella risistemazione, avvenuta nella seconda metร  del ventesimo secolo, le Erme furono disposte in maniera da rispecchiare la posizione originale pensata dallโ€™Orsini, dove una certa sequenza avrebbe forse potuto suggerire in qualche maniera un tempo qualificato per lโ€™uomo, compreso quello della sua morte. Comunque, ancora una volta, se si tratta di Hermes la sua funzione era quella di psicopompo, ovvero di accompagnare il morto a trovare il passaggio verso la terra dei morti.

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Erme a quattro facce.

Uno degli elementi che si รจ quasi completamente perso a Bomarzo, nel corso dei secoli per diverse ragioni, non ultima una risistemazione non coerente, รจ quello dellโ€™acqua che invece sarebbe stata presente in grande quantitร  nelle numerose realizzazioni del Ligorio. Nel simbolismo ermetico, lโ€™acqua divenne elemento archetipale e sostegno creativo di tutta la vita: umana, vegetale, animale.ย Elemento simbolico con una precisa caratura metafisica e elemento determinante e vitale per lโ€™uomo e per la vita in generale, il suo simbolismo rappresentรฒ, con bastevole sufficienza, la materia indifferenziata da cui scaturรฌ il tutto. Essa ha rappresentato e continua a rappresentare, attraverso le sue simboliche e trasparenti profonditร , un mondo misterico e fantastico in cui realtร , immaginazione e metafisica sโ€™intrecciano in una condizione la cui essenza fluida e lenta sembra acquisire valenze superiori al di fuori del tempo e dello spazio.ย Evoca il ricordo ancestrale dellโ€™ovattato grembo materno ed รจ lโ€™immagine del silenzio primordiale su cui ha aleggiato il Logos.

Di questo sia lโ€™Orsini che il Ligorio erano coscienti, e proprio il Ligorio farร  dellโ€™acqua lโ€™elemento fondante e simbolico di tutto lโ€™impianto del suo principale capolavoro, ovvero Villa dโ€™Este. Lโ€™acqua sarร  lโ€™elemento che nel Medioevo sarร  preso come mito della fonte della giovinezza che costituirร  un topos letterario dei bestiari e dei romanzi cortesi. Come le acque primordiali diedero vita allโ€™intero cosmo, cosรฌ ogni acqua sorgiva porta in sรฉ il germe della vita e della salubritร  con la capacitร  di pulire, dissolvere, purificare, sacralizzare. Se nellโ€™etร  primeva la fonte divenne luogo sacro e misterico, a cui tutti gli animali del creato si abbeveravano compreso lโ€™uomo, grazie alle discrete ombre che si aggiravano tra le foglie ed ai mormorii dellโ€™acque, quei luoghi si popolarono delle presenze misteriche di ninfe e naiadi, dando alle fonti stesse uno spirito nativo loro custode nonchรฉ leggende e storie. Anche gli specchi dโ€™acqua di Bomarzo, le fontane, i ruscelli acquistarono un che di magico e misterico attraverso un racconto che la pietra delle sculture ci suggerisce.

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La Venus Genitrix.

Tra le tante costruzioni in cui lโ€™acqua era elemento fondamentale, la Venere induce ad alcune considerazioni. Originariamente era in una grotta, oggi scomparsa, della quale rimane solo uno dei mascheroni di Giove Ammone. Lโ€™acqua zampillava dal suo ombelico inondandola. La Venere simbolicamente porta con sรฉ il significato di bellezza e armonia ovvero della divina proporzione. La bellezza (in quanto armonia) nel Rinascimento si applicherร  in ogni disciplina: essa รจ la sapienza, e noi diremmo, con il filosofo Eraclito, che rappresenta la legge generale del cosmo e lโ€™armonia alla quale obbediscono sia il mondo naturale che lโ€™uomo. Concetto che si estenderร  nellโ€™arte, nellโ€™architettura, nelle scienze. Lโ€™idea eraclitea si manterrร  quindi nel Rinascimento e sโ€™inserirร  nel contesto della scienza moderna. Keplero riprenderร  la teoria dellโ€™armonia delle sfere e della musica che permarranno e verranno applicati negli studi e nelle opere di Leonardo e Dรผrer. La Venere dellโ€™acqua nellโ€™interpretazione popolare si carica dellโ€™aspetto materno e quello di nutrimento, in questo caso come nutrimento intellettivo. Tale aspetto รจ stato usato come allegoria nella scienza alchemica. In alchimia lโ€™acqua รจ chiamata Acqua divina o Permanens. L’acqua divina secondo gli alchimisti si trova nella materia come Anima Mundi e tale proposizione collima con lโ€™idea di matrice universale. รˆ il latte dei filosofi o latte della vergine, il mercurio degli alchimistiย [13].

Per altro al fondo del piazzale dei vasi assiso in una vasca, in cui ormai vi รจ solo muschio, appare Nettuno, il dio del mare, che tiene in mano un cucciolo di delfinoย (vedi foto di copertina).ย Per la veritร  lโ€™immagine che appare ai nostri occhi รจ diversa dalle immagini gloriose e mitiche a cui siamo stati abituati dalla statuistica rinascimentale, anzi sembra un Nettuno che abbia perso il suo regale vigore, quasi abbattuto.ย Di quale cruccio รจ adombrato? Ha un significato, il delfino su cui si appoggia e quello piรน grande con la bocca aperta alla sua destra? Forse รจ il caso di fare una lettura abbinata a ciรฒ รจ che vicino al piazzale dei vasi dove si profila la figura di Cerere la quale come dea materna รจ incoronata da un paniere con agavi il cui significato รจ quello della sicurezza del simbolo tangibile di un amore vero e sicuro, fino alla morte.

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Possiamo azzardare, come dโ€™altra parte abbiamo giร  fatto, di vedere alcuneย immagini delle statue come le figure sotto traccia dellโ€™Orsini e di sua moglie Giulia.ย Nel gruppo, oltre a Cerere vi sono cinque fanciulli che gli si aggrappano al suo dorso, forse per ricordare i numerosi figli che Giulia diede allโ€™Orsini? Il delfino รจ una figura centrale di molte mitologie e religioni antiche, non รจ una divinitร  in senso proprio, poichรฉ non giudica gli uomini, ma si limita a proteggerli e accompagnarli verso il mondo ultraterreno. Le numerose leggende e i racconti degli antichi storici (Plinio, Eliano, Erodoto) ci raccontano della socievolezza e della continua vicinanza allโ€™uomo, tanto da rappresentarlo sul suo dorso nellโ€™accompagnarlo verso le “Isole dei Beati” al confine del mondo. Tale venerazione si spinge a identificarlo come emblema del mare. Incontriamo il delfino nella tradizione egizia come attributo di Iside: protettrice dei defunti, capace di risuscitarli; incarna il principio femminile, fonte celeste della feconditร  e della trasformazione, protettrice inoltre dei naviganti. Ancora una volta รจ enfatizzato il passaggio oltre la dimensione umana e forse nella speranza, da parte dellโ€™Orsini, di un ricongiungimento con la moglie.

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Cerere.

Al termine del nostro viaggio, accompagnati dallโ€™Orsini, ci appare sulla parte alta del territorio boschivo, vicino al recinto esterno, il tempio che si dice venne eretto per raccogliere le spoglie mortali dellโ€™adorata moglie Giulia Farnese. Anche in questa costruzione, a moโ€™ di tempio classico ma che riprende forme di diversi stili, รจ strutturata tutta una serie di simbolismi ed รจ lโ€™unica costruzione in stile classico che si contrappone alle stranezze del resto del bosco. Intanto nel pronao troviamo una sorta di foresta di colonne che sembra sproporzionata rispetto alla cella. Il loro numero, a seconda di come vengono contate, varia da otto, quelle libere, a sedici, comprendendo quelle accorpate alla cella. Da un punto di vista simbolico tuttavia, la cella ottagonale sembra suggerirne otto, numero usato nei battisteri come simbolo di resurrezione.

Tutta la costruzione sembra sia legata allโ€™ottava casa astrologica che riguarda i distacchi, le perdite e la nostra capacitร  di rigenerazione. Essa รจ orientata astrologicamente. Questo aspetto ci viene suggerito da un disegno del pittore Giovanni Guerra, nel quale viene evidenziato come originariamente il basamento del tempietto era decorato da dodici medaglioni araldici e da dodici segni zodiacali mentre il tamburo della cupola ha quattro oculi orientati verso i punti cardinali. Nellโ€™arte cristiana, lโ€™interpretazione simbolica del numero otto, ha come base le parole di Santโ€™Ambrogio:

ยซ โ€ฆera giusto che lโ€™aula del Sacro Battistero avesse otto lati, perchรฉ ai popoli venne concessa la vera salvezza quando, allโ€™alba dellโ€™ottavo giorno, Cristo risorse dalla morte. ยป

Lโ€™otto รจ dunque, nello stesso tempo, il simbolo della resurrezione del Cristo e della promessa di risurrezione dellโ€™uomo trasfigurato dalla grazia. Ma รจ anche il numero dellโ€™equilibrio cosmico.

Qui ci fermiamo: ciรฒ che rimane fra il verde del bosco, come ulteriori suggestioni, ha il gusto di un contorno ulteriore ma sostanzialmente ripetitivo, poichรฉ lโ€™Orsini e il Ligorio non hanno fatto mancare nulla. Ciรฒ che abbiamo visto e considerato nelle malie di unโ€™opera cosรฌ misterica secondo noi va letta e vissuta avendo una chiave intellettiva per la sua comprensione, ovvero attraverso un linguaggio simbolico. Il suggerimento di Orsini รจ questo: forzare i nostri condizionamenti al fine di divenire consapevoli della nostra vita e del nostro ultimo approdo, e a tal scopo fornirci di una chiave dโ€™interpretazione simbolica al di lร  di ogni suggestione meramente individuale. Sarร  Michael Majer, famoso alchimista, contemporaneo dellโ€™Orsini a suggerirci, nella XXVII tavola dellโ€™Atalanta Fugiens che accoglie il sapiente sul portale del giardino ermetico, il giusto atteggiamento e la saggezza necessaria con la frase.

ยซย Chi tenta di entrare nel Rosario dei Filosofi senza chiave รจ pari a un uomo che vuol camminare senza piedi. ยป

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Note:

[1] Sembra che la decisione di lasciare la carriera militare fu incoraggiata dalla crudeltร  dalla reazione di papa Paolo IV nella vicenda del tradimento della popolazione del paese di Montefortino durante la “guerra d’Italia” del 1556-57 che oppose il pontefice al vice regno spagnolo di Napoli. Gli abitanti erano passati, insieme con il signore locale, appartenente alla famiglia Colonna dalla parte degli spagnoli, uccidendo in un agguato cento fanti appartenenti proprio al reparto al comando di Vicino. La vendetta del Papa fu violenta. Paolo IV ordinรฒ al comandante della cavalleria Giulio Orsini di espugnare e distruggere il borgo e giustiziare tutti gli abitanti, rei di tradimento.

[2]ย Villa Palagonia dellโ€™architetto domenicano: Tommaso Maria Napoli la realizzรฒ nel 1715.ย  Superba ed eccentrica villa giร  nel Settecento, fu visitata da illustri viaggiatori, che la considerarono come il luogo ยซpiรน originale che esiste al mondo e famoso in tutta Europaยป. La sua costruzione ebbe inizio nel 1715 per volere di Don Ferdinando Gravina e Crujllas, V principe di Palagonia.

[3] Non senza ironia lโ€™Orsini chiama balordi chi visita e nulla capisce del suo bosco, sfidando Alessandro Farnese e la sua erudizione a visitarlo (Lettera del 22 aprile 1561).

[4] รˆ chiaro che si trattava, ma ancor oggi in questo breve saggio si tratta, di un percorso comunque intellettivo con una forte componente simbolico-letteraria che derivava dai raccontiย  mitologici tipica dei cenacoli del โ€˜500. Nella componente ispiratrice delle statue vi si trovano tracce di opere del Canzoniere di Francesco Petrarca, dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Lโ€™abbondante letteratura critica in cui cercheremo di districarci, con riferimento allโ€™impianto bomarzese sia artistica che storica, sembrerebbe essere piuttosto avara di una visione simbolica e metafisica, nonostante i precedentiย  di interesse dellโ€™Orsini per le scienze alchemiche e i riferimenti come abbiamo giร  ricordato allโ€™opera di Francesco Colonna, lโ€™Hypnerotomachia Poliphili nonchรฉ ai poemi Amadigi e Floridante di Bernardo Tasso.

[5] La casa ha una inclinazione di 10 gradi che fa perdere ogni schema di riferimento mandando in tilt il processo neuronale di equilibrio del labirinto vestibolare. Questi tipi di fenomeni sono stati studiati quattro secoli dopo dalloย  psicologo Bruce Bridgeman e da un certo D. B. Vogt.

[6] Lโ€™Orsini sarร  molto critico nellโ€™aspetto mondano della corte papale. Nella copiosa raccolta di lettere che intratterrร  con Jean Drouet, chierico e medico originario della Savoia residente a Roma, vengono trattate, con stile singolare per lโ€™epistolografia del tempo, questioni filosofiche, letterarie, mediche, i suoi rapporti con le donne e, soprattutto i pregi della vita ritirata dal mondo della ricchezza e del potere, rappresentato da Roma e dalla corte pontificia, per Orsini simbolo di ipocrisia.

[7]ย Sul Kalฤmukha indรน, cfr. MACULOTTI, Marco:ย Tempo ciclico e tempo lineare: Kronos/Shiva, il ยซTempo che tutto divoraยป; su AXIS mundi.

[8]ย Il mito vuole che Ercole, una volta terminate le sue fatiche, per effetto di una veste avvelenata, per il grande dolore si lasciasse bruciare su una pira sul monte Eta.

[9]ย Il significato del guscio della tartaruga deriva proprio dal suo particolare disegno. Le 13 scaglie piรน grandi sono le 13 lune piene dellโ€™anno. Le 28 scaglie cornee piccole, sul perimetro, sono i 28 giorni secondo il calendario lunare.

[10]ย La torre applicata sulla groppa dellโ€™elefante si chiama Howdah, deriva dalla parola indi โ€œhaudฤโ€ e si trattava diย  una vera e propria struttura turrita in legno atta a proteggere arcieri e lanciatori di giavellotto.

[11]ย Il serpente nellโ€™iconografia cristiana viene riportato come immagine simbolica del Cristo. Su alcuni calici del XIII secolo รจ riportato: Serpensย  Christum notat in crucem passum (Il serpente indica il Cristo che ha sofferto sulla croce).

[12]ย La femmina ha dunque rappresentato, allโ€™alba dellโ€™umanitร , per le proprie capacitร  procreatrici, la celebrante dei misteri della natura, diventando la sacra vestale di questโ€™ultima. Se, ci trasportiamo nel Paleolitico, allโ€™incirca 40.000-35.000 anni fa, nel continente europeo, possiamo trovare testimonianze iconografiche molto interessanti allโ€™interno di grotte che appaiono decisamente dedicate. A questo proposito, sono significative le immagini che si trovano nella grotta di Abri Cellier risalente al periodo Aurignaziano (47.000-35.000 anni fa) scolpite su di una parete. Ovvero il simbolo principe, la porta, lโ€™ostio manifestativo: la vulva. Nel corso dei millenni tale immagine muterร , senza perdere la caratura simbolica, in piรน forme; dalle figure abbondanti femminili preistoriche, alle rappresentazioni della Mater Matuta romana o la sheela na gig medioevale. Cfr. MACULOTTI, Marco:ย Il simbolismo della Spirale: la Via Lattea, la conchiglia, la โ€œrinascitaโ€; su AXIS mundi.

[13]ย Il concetto alchemico della nutrice apparve nellโ€™Aurora Consurgens alla fine XIV secolo. Si tratta di un inno alla Sophia costellato di passi dal Cantico dei cantici di Salomone. In alcuni dipinti la conoscenza รจ una vergine dal cui seno succhiano i filosofi. La Sophia mette fine alla notte dellโ€™ignoranza e alla distruttiva putrefazione della materia, nutrendo i filosofi col suo โ€œlatte verginaleโ€.


Bibliografia:

  • Discorsi di M. Francesco deโ€™ Vieri detto il Verino Secondo, delle maravigliose opere di Pratolino e dโ€™Amore In Firenze, Appresso Giorgio Marescotti, 1587
  • BALTRUSAITIS Jurgis, Il Medioevo fantastico. Antichitร  ed esotismi nellโ€™arte gotica, Milano: Adelphi, 2002
  • BURCKHARDT Titus, Lโ€™Arte Sacra in Oriente e in Occidente. Lโ€™estetica del Sacro, Milano: Rusconi, 1976
  • CHARBONNEAU Lassay Louis, Il bestiario del Cristo.
  • COLONNAย  Francesco, Hypnerotomachia Poliphili.ย  ย  ย 
  • COOMARASWAMY Ananda K., Il grande brivido.
  • EUSEBIO M. Roberto, Lโ€™eterno femminino, riv. Lโ€™eterno Ulisse, anno 5ยฐ nยฐ18.
  • EUSEBIO M. Roberto,ย Lโ€™oceano universale. ย  ย 
  • FAGIOLO Marcello, Architettura e Massoneria. Lโ€™esoterismo della costruzione, Roma: Gangemi, 2006
  • GUร‰NON Renรฉ, Simboli della scienza sacra.ย 
  • IMPELLUSO Lucia, La natura e i suoi simboli. Piante, fiori e animali, Milano: Electa, 2003
  • ROOB Alexander, Alchimia e Mistica, Colonia: Taschen, 2007

 

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