In vista dellβuscita, prevista per il 14 gennaio, della terza stagione di βTrue Detectiveβ, riproponiamo ai nostri Lettori il ciclo di articoli da noi curato per YAWP sugli elementi esoterici del fortunato serial televisivo.
di Marco Maculotti
articolo originariamente pubblicato su YAWP: Giornale di Letterature e Filosofie
Dopo aver analizzato β nei precedenti appuntamenti di questo ciclo di articoli sulla prima stagione del serial televisivo True Detective β il personaggio di Errol Childress [1], laΒ Weltanschauung di Rust Cohle [2] e la tematica del Tempo Divoratore e dellβEterno Ritorno [3], ritorniamo ad occuparci in questo nostro quarto contributo della figura centrale della narrazione, vale a dire Rust. Lβambito di trattazione che ci prefiggiamo in questo nuovo appuntamento verte in particolar modo sulle caratteristiche ‘iniziatiche’ e ‘para-sciamaniche’ del personaggio di Rust Cohle, sulle sue peculiaritΓ ‘apollinee’ in contrapposizione con quelle ‘panico-dionisiache’ di Childress e, per concludere, sulla sua ‘ascensione’ finale allβAltro Mondo.
Rust Cohle, sciamano contemporaneo
« Quando avevo quelle visioni, la maggior parte delle volte pensavo di essere matto. Ma cβerano altre volte in cui pensavo di svelare la realtΓ segreta dellβuniverso.Β Β» [4]
Si cominci col dire che, sebbene Rust si definisca agnostico, nondimeno si presenta come il personaggio cui piΓΉ di tutti, in True Detective, si puΓ² ascrivere il ruolo di sciamano contemporaneo nella desolata America rurale. In unβepoca anti-tradizionale, in cui parole come ‘misticismo’, ‘rivelazione’, ‘visione’, ‘sacralitΓ ’ hanno perduto ogni significato, non sono gli ‘uomini di Dio’ (il rev. Tuttle, il predicatore) a guardare la realtΓ con gli occhi dellβilluminato, ma proprio chi ad essi piΓΉ chiaramente si oppone [5].
Dβaltra parte, in una scena in cui ci viene mostrata la casa di Rust, fra i vari libri sul comodino compaiono due volumi delle UpaniαΉ£ad, il che ci conduce allβimmagine tipicamente indΓΉ β poi ripresa, tra gli altri, dal filosofo tedesco Arthur Schopenhauer β del Β«velo di MΔyΔΒ», vale a dire al concetto che la realtΓ del mondo non sia meramente come la percepiamo con i nostri limitati sensi ordinari, ma che piuttosto un velo invisibile si frapponga tra noi e una realtΓ ontologicamente superiore e il piΓΉ delle volte inaccessibile ai nostri sensi umani, troppo umani.
Assodato che, ormai, ai giorni nostri Β«la religione Γ¨ solo un virus del linguaggioΒ» [6], Rust sembra nondimeno presentare alcune delle caratteristiche tipiche di chi, nelle societΓ tradizionali, veniva investito delle funzioni sacrali. Una di queste peculiaritΓ Γ¨ la sua capacitΓ di avere visioni della durata di pochi secondi, lascito dei quattro lunghi anni trascorsi nella sezione antidroga. ComβΓ¨ ormaiΒ ampiamente attestato, i rituali sciamanici delle popolazioni arcaiche hanno sempre comportato, in misura maggiore o minore, lβutilizzo di agenti psicotropi (funghi, amanita muscaria, datura, peyote, fino al mitico Soma della tradizione vedica) al fine di giungere ad uno stadio di consapevolezza ‘allargata’, in cui diventa possibile vedere oltre il ‘velo’ della realtΓ sensibile.
Nel caos insensato dellβesistenza contemporanea, Rust diventa ‘sciamano’ non per vocazione o per elezione degli spiriti, ma per lβutilizzo β in prima battuta del tutto casuale β di stupefacenti. Sebbene il personaggio manchi di un background sacrale in cui inserire le proprie visioni, nondimeno queste ultime sono vere e proprie ierofanie, vale a dire, secondo la definizione dello storico delle religioni romeno Mircea Eliade, Β«le manifestazioni del sacro espresse in simboliΒ», le quali sono Β«colte come strutture e costituiscono un linguaggio pre-riflessivo che richiede una speciale ermeneuticaΒ» [7].
Riportiamo un estratto da un racconto di H.P. Lovecraft β che abbiamo menzionato in un precedente articoloΒ [8]Β di questo ciclo come fonte di ispirazione per Nick Pizzolatto in questa prima stagione di True Detective β per inquadrare meglio queste esperienze ierofanicheΒ [9]:
Β« Mi sono spesso domandato se la maggior parte degli uomini trovi mai il tempo di riflettere sul formidabile significato di certi sogni e del mondo oscuro cui essi appartengono. Senza dubbio le nostre visioni notturne sono perlopiΓΉ fiochi e immaginari riflessi di ciΓ² che ci Γ¨ capitato da svegli [β¦] nondimeno, ve ne sono altre il cui carattere irreale non consente alcuna interpretazione banale, il cui effetto impressionante e talora inquietante suggerisce la possibilitΓ Β di brevi percezioni di una sfera di esistenza mentale importante quanto quella fisica, e tuttavia separata da essa da una barriera quasi insormontabile. Β»
Grazie a questi momenti altamente rivelatori, la storia delle religioni cessa di essere un Β«virus del linguaggioΒ» ma anzi, proprio perchΓ© tali esperienze esulano dallβambito discorsivo e prettamente razionale, Β«diviene ciΓ² che sarebbe dovuto essere sin dallβinizio per ciascun ricercatore: una serie di ‘messaggi’ che attendono di essere decifrati e compresiΒ» [10]. Questo metodo di conoscenza era chiamato nellβantico Messico Β«sognareΒ»; si riteneva che i solo i ‘sogni’ esperiti in questo stato fossero visioni, e non quelli avuti durante il sonno ordinario. Nella prima puntata Rust afferma Β«Io non dormo. Io sogno e basta» [11]. Non un Β«sonno privo di sogniΒ», ma un Β«sogno privo di sonnoΒ»: il Β«sognareΒ», appunto, che Γ¨ riservato agli sciamani.

Lβascensione finale di Rust Cohle
« CβΓ¨ stato un momento in cui ho iniziato a scivolare nellβoscuritΓ . era come se fossi diventato un essere senza coscienza con una vaga consistenza nellβoscuritΓ e sentivo che quella consistenza svaniva. Sotto lβoscuritΓ cβera unβaltra oscuritΓ , unβoscuritΓ che era piΓΉ profonda, calda. Era come se fosse tangibile.Β Β» [12]
Quello che potremmo definire come Β«apprendistato sciamanicoΒ» di Rust Cohle Γ¨ presentato allo spettatore soprattutto nellβultima parte della puntata conclusiva. Secondo la tradizione sciamanica siberiana [13], riassunta splendidamente da Mircea Eliade nel manualeΒ Lo sciamanismo e le tecniche dellβestasi, il neofita deve passare attraverso alcune fasi, grossomodo cosΓ¬ riassumibili [14]:
1) malattia o crisi psicopatica;
2) ferimento o smembramento rituale;
3) accesso allβaldilΓ , in cui comunica con gli spiriti (in questa fase il corpo dello sciamano si trova in uno stato di morte apparente);
4) resurrezione, cioè inizio di un nuovo modo di vivere.
Nel caso di Rust, la crisi avviene in seguito alla morte prematura β e mai chiarita sufficientemente β della figlioletta, e con la conseguente separazione dalla moglie (Β«incubi, disturbo post-traumatico da stress, esaurimento nervoso» [15]). La seconda fase, quella del ferimento, avviene nellβultima puntata, durante il corpo a corpo con Errol Childress, che ferisce gravemente Rust con un pugnale. Segue, ovviamente, lo stato di coma (morte apparente) durante il quale lβanima di Rust giunge allβAltro Mondo β il regno degli spiriti della tradizione sciamanica β dove ha modo di conversare con la figlia e con il padre defunti, dai quali percepisce una fortissima sensazione di positivitΓ .
« Ero sparito. Non esisteva βioβ. Cβera soltanto amoreβ¦ e allora mi sono risvegliato.Β Β» [16]Β
In seguito allβincontro con lo spirito della figlioletta dipartita prematuramente, Rust inizia a dubitare, per la prima volta nella sua vita, del proprio approccio pessimista e meccanicistica verso lβesistenza: inizia a comprendere che forse la morte non Γ¨ la fine di tutto β forse cβΓ¨ una speranza alla fine del tunnel.Β Questa rivelazione della morte come unβesperienza di ‘ascensione’ posta alla fine del viaggio terreno ci porta alle elucubrazioni di Giorgio Colli, che scrisseΒ [17]:
Β« Se lβindividuo Γ¨ inessenziale e illusorio, altrettanto lo sarΓ il suo perire, la morte in generale. Se tutto ciΓ² che appare puΓ² intendersi come espressione di qualcosβaltro, allora la morte sarΓ il compimento dellβespressione, lβaspetto concludente dellβapparenza, talora la sua perfezione. [β¦] Tale Γ¨ il fondamento dellβeterno ritorno, che svela la morte come qualcosa di illusorio, di strumentale, di non definitivo. [β¦] Tolto lβorrore della morte, anche il dolore Γ¨ trasfigurato, Γ¨ visto in una luce dionisiaca, perchΓ© esso Γ¨ uno strumento, una manifestazione della vita, non della morte.Β Β»
Al termine di questa ‘ascensione mistica’, ormai ri-nato psichicamente e spiritualmente, il Nostro compie il suo ritorno nel nostro mondo, resuscitato ora anche fisicamente e intellettualmente, portando β in maniera piuttosto sorprendente β al collega Marty una nuova visione delle cose, fondata su una novella impressione di speranza per la futura vittoria delle forze della luce su quelle delle tenebre.

La dicotomia apollineo-dionisiaca fra Rust e Childress
Abbiamo giΓ avuto modo di sottolineare, nel primo articolo di questo ciclo [18], laΒ funzionalitΓ archetipica di Errol Childress come personaggio panico-dionisiaco. Dobbiamo ora sottolineare, riguardo il dualismo esistente tra i personaggi di Rust e Childress, il fatto che dalle loro biografie i due sembrerebbero avere dei forti elementi in comune: entrambi a modo loro vivono ai limiti del consorzio civile, entrambi sembrano intrisi di morte e solitudine e apparentemente condannati a un destino di dannazione che essi avvertono come un marchio a fuoco, come uno stigma. Nella quinta puntata Dewall Ledoux squadra Rust e gli dice con preoccupazione: Β«Hai un demone dentro che brucia. CβΓ¨ unβombra su di te, ragazzo» [19].
Eppure, vi Γ¨ anche da notare come Rust e Childress, sebbene accomunati da quanto detto, appaiano per meglio dire come due facce complementari della stessa medaglia: se, infatti, lβesperienza della morte Γ¨ cercata e operata volontariamente da Childress, non si puΓ² dire lo stesso di Rust, il quale lβha sperimentata drammaticamente in almeno due situazioni traumatiche della sua vita: il decesso prematuro della figlia e lβomicidio di cui in passato si Γ¨ macchiato le mani nellβesercizio delle sue funzioni da agente federale.
Anche le rispettive modalitΓ di porsi come ‘fuorilegge’ distinguono in modo netto i due personaggi: se Childress, infatti, nella vita quotidiana ed esteriore appare come perfettamente inserito nel consorzio sociale, al contrario Rust insegue i suoi demoni alla luce del giorno, nella routine quotidiana del lavoro. E se, una volta al riparo dagli sguardi dei consociati, Childress dΓ libero sfogo ai suoi demoni interiori, diversamente Rust conduce una vita privata quasi ascetica, in una stanza senza alcun mobilio, eccezion fatta per un crocifisso fissato alla parete a scopo meditativo.
A buon titolo, dunque, affermiamo che Rust e Childress appaiono come due facce della stessa medaglia: complementari nella loro diversitΓ , e quindi destinati ad attirarsi. Γ destino, infatti, che i due poli opposti si incontrino β o, per meglio dire, si scontrino.Β Sia Rust che Childress condividono lβessere omicidi, ma anche in questo caso, i destini dei due personaggi appaiono complementari: oltre allβovvia diversitΓ delle circostanze in cui i due si sono macchiati del delitto, si noti anche come lo stigma sociale di omicida ricada sul solo Rust, essendo Childress fino allβultimo momento libero di compiere le sue efferatezze nellβindifferenza generale.
Rust, in unβottica mitica, ci appare come lβApollo di Sicione secondo Marcel Detienne [20], Β«impeccabile omicida di Pitone, [β¦] posseduto lui stesso da un misto di follia e contaminazione; dio impuro, deve conoscere la fuga, il vagabondaggio, lβesilioΒ». Per complementarietΓ , a Childress spetta lβidentificazione con Dioniso, nemesi di Apollo, e ciΓ², per i motivi che abbiamo approfondito precedentemente [21], Γ¨ perfettamente condivisibile: fin da subito, infatti, Childress si presenta come un ‘doppio’ del Green Man, dellβUomo Selvatico, di Pan/Dioniso. La componente panico-dionisiaca Γ¨ fortemente presente negli omicidi rituali da lui compiuti nel proprio covo di depravazione, lontano dagli sguardi indiscreti della comunitΓ civilizzata: Carcosa, una sorta di ‘doppio’ oscuro e demoniaco dellβArcadia panica del mito greco, in cui la Natura [22] Γ¨ stata riportata al suo stadio atavico, spaventoso e incontrollabile, non retto da alcun logos ordinatore.
A differenza di Rust, posseduto dalla mania apollinea, la sua nemesi appare in tutto e per tutto mossa dalla complementare follia dionisiaca, la quale Β«conduce fino allβomicidio, ma il sangue non Γ¨ versato per mano del dio, e gli effetti dellβomicidio opprimono soltanto le vittime di DionisoΒ» [23]. Anche lβantropologo Mario Polia, riprendendo gli studi del Colli, ebbe modo di sottolineare la differenza tra la possessione dionisiaca e quella apollinea [24]: Β«Dioniso porta alla mania ed Γ¨ egli stesso folle. Apollo trasmette il furore divino ma di persona ne Γ¨ serenamente lontano; Dioniso divora le proprie vittime, le fa a pezzi e le introduce violentemente nel divino; Apollo le colpisce da lontano con lβarco che dΓ la morte e la vitaΒ». Argomenti giΓ esaurientemente trattati, come accennato, da Giorgio Colli, che tuttavia, in ultima analisi, non reputa le due figure divine in una contrapposizione assoluta, ma piuttosto come complementari e intimamente interconnesse.
« Allβimpuro, esiliato nella contaminazione, corrisponde il puro, escluso, allβinterno di ciΓ² che lo separa e lo tiene in disparte dagli altri, strettamente consacrato, assolutamente interdetto.Β Β» [25]Β
Con Apollo, riprendendo nuovamente il Detienne, Rust condivide due caratteristiche peculiari e a prima vista contrastanti: lβessere omicida e nondimeno lβessere, nonostante la colpa di cui Γ¨ si Γ¨ macchiato, puro. CiΓ² appare sopratutto chiaro in seguito allo scontro finale con Childress: dopo la caduta nello stato comatoso e la riabilitazione, Rust appare come un uomo nuovo [26], finalmente purificato, libero da ogni colpa. Lβuccisione di Childress non Γ¨ β ciΓ² Γ¨ evidente β unβazione da stigmatizzare, anzi: essa era necessaria per il ripristino dellβordine, per il proseguire del ciclo cosmico e umano, esattamente come era necessaria lβuccisione di Pitone da parte di Apollo nel mito ellenico.
Rust appare in tutto come lβApollo di Detienne, il quale notΓ² Β«una sorta di strepitosa purezza che si conserverebbe nellβesiliato dal cielo, in questo dio che sembra votato allβimpuro ma in maniera talmente estrema da trovarsi immediatamente rinchiuso nella contaminazioneΒ» [27]. Ed invero la mancanza di colpa di Rust appare ben lontana dal paradigma cristiano: essa pare piuttosto, sempre parafrasando lo storico delle religioni belga, una Β«purezza al limite della santitΓ , tutta paganaΒ» [28].

Rust Cohle, eroe solare
Possiamo definire il nostro eroe, con le parole di J. Lindsay, Β«il giovane che sconfigge completamente le forze oscure della situazione di crisi e che di conseguenza simbolizza il suo popolo nella sua morte e rinascitaΒ» [29]. Rust appare dunque in questo canovaccio mitico come il nuovo Sole nascente, il Β«Re dellβAnno NuovoΒ», che detronizza il Β«Re dβInvernoΒ», Childress (Child-less, Saturno che divora i suoi figli), simbolo di disfacimento e decadenza. Rust Γ¨ dunque miticamente lβeroe solare, lβOltreuomo nietzschiano, il Sonnenmensch che, arrivando quasi a immolandosi per il ripristino della ‘luce solare’, riporta una situazione di disordine a una di ordine: ristabilisce un cosmos dove cβera caos.
Ferito, con i lunghi capelli sciolti e la veste da ospedale, Rust nelle scene conclusive delΒ serial ricorda in maniera impressionante GesΓΉ Cristo durante la Passione, e ciΓ² non deve sorprendere. Cristo stesso, eroe solare, assurge a simbolo del Sole dellβAnno Nuovo che detronizza il sovrano antico, il saturnino Jehovah, e abroga la legge dellβAntico Testamento. Ogni lotta si ripete, nei millenni e negli istanti, sin dallβalba dei tempi. Luce contro OscuritΓ . Cosmo contro Caos. Vita contro Morte.
Il Re Giallo Γ¨ morto. Rust Γ¨ il nuovo Re. Il rituale si Γ¨ concluso. Tutto Γ¨ compiuto.
Note:
[1]Β Cfr. M. Maculotti, “True Detective”: Childress, Pan e il Wilder Mann, AXIS mundi.
[2]Β Cfr. M. Maculotti,Β βTrue Detectiveβ: la Weltanschauung di Rust Cohle, AXIS mundi.
[3] Cfr. M. Maculotti,Β βTrue Detectiveβ: il Tempo Divoratore e lβEterno Ritorno, AXIS mundi.
[4]Β True Detective, stagione 1, puntata 2, Rust Cohle.
[5] Sebbene tenga un crocifisso appeso alla parete di casa propria come medium di meditazione.
[6] True Detective, stagione 1, puntata 3, Rust Cohle
[7] M. Eliade, La nostalgia delle origini, Morcelliana, Brescia, 2000, p. 8.
[8] Cfr. M. Maculotti,Β βTrue Detectiveβ: la Weltanschauung di Rust Cohle, AXIS mundi.
[9] H.P. Lovecraft, Oltre il muro del sonno. Corsivo nostro.
[10] Ibidem.
[11] True Detective, stagione 1, puntata 1, Rust Cohle.
[12] True Detective, stagione 1, puntata 8, Rust Cohle.
[13] Ma il discorso si puΓ² estendere pressochΓ© a qualunque tradizione sciamanica conosciuta.
[14] M. Eliade, op. cit., p. 133. Cfr. anche, per una trattazione piΓΉ estesa, M. Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dellβestasi. Mediterranee, Roma, 2005.
[15] True Detective, stagione 1, puntata 2, Rust Cohle.
[16] True Detective, stagione 1, puntata 8, Rust Cohle.
[17] G. Colli, Dopo Nietzsche. Adelphi, Milano, 2008, p. 105.
[18] Cfr. M. Maculotti, “True Detective”: Childress, Pan e il Wilder Mann, AXIS mundi.
[19] True Detective, stagione 1, puntata 5, Dewall Ledoux.
[20] M. Detienne, Apollo con il coltello in mano. Adelphi, Milano, 2002, p. 266. Corsivo nostro.
[21] Cfr. M. Maculotti, “True Detective”: Childress, Pan e il Wilder Mann, AXIS mundi.
[22] E qui intendiamo in senso duplice sia la natura intesa come forza vegetativa, sia la ‘natura’ dellβessere umano in sΓ© β in questo caso Errol Childress.
[23] M. Detienne, op. cit., 266.
[24] M. Polia, βFurorβ. Guerra, poesia e profezia. Il Cerchio-Il Corallo, Padova, 1983, pp. 74-75. Corsivo nostro.
[25] M. Detienne, op.cit., p. 278.
[26] Γ bene sottolineare come questa locuzione sia, in ambito misterico, sinonimo di βiniziatoβ.
[27] M. Detienne, op. cit., p. 277. Corsivo nostro.
[28] Ibidem. Corsivo nostro.
[29] J. Lindsay, Byzantium into Europe. London, 1952, p. 370.

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