In questo quarto appuntamento del ciclo “Manvantara”, analizziamo la tematica della caduta dell’essere nella materia, a partire dal suo simbolo piΓΉ celebre: la ribellione di Lucifero e degli Angeli Caduti.
di Michele Ruzzai
originariamente pubblicato su EreticaMente
copertina: Gustave Moreau, “Prometheus”, 1868
Nel precedente articolo Il Polo, lβincorporeitΓ , lβAndrogine avevamo accennato ai due punti che, nel primo capitolo del Genesi, ci erano sembrati particolarmente significativi, ovvero il concetto di Β«immagine di DioΒ» ed il tema delle lβandroginia del primo Uomo. Tuttavia, comβΓ¨ noto, vi sono diversi ed ulteriori elementi di carattere antropogenetico che vengono esposti anche nel secondo capitolo, il che ci pone davanti allβinterrogativo delle ragioni sottostanti alla presenza di quella che sembra effettivamente essere una ripetizione narrativa.Β Senza voler entrare nel merito dei vari studi tesi a comprenderne le motivazioni sul piano filologico e letterario (come, ad esempio, quelli basati sugli stili di redazione dellβAntico Testamento e sulle modalitΓ di composizione di un materiale che, in origine, dovette essere alquanto eterogeneo), qui ci interessa soprattutto tentare di cogliere, per quanto ci Γ¨ possibile, le realtΓ piΓΉ profonde adombrate dalla lettera scritta, anche alla luce di altre fonti tradizionali.
Una considerazione che, ad esempio, ci Γ¨ sembrata di notevole interesse sulla natura dello iato tra il primo ed il secondo capitolo del Genesi, Γ¨ quella di Jakob BΓΆhme che lo ha interpretato come lo spazio temporale (o a-temporale?) durante il quale si verificΓ² la caduta dellβangelo Lucifero, evento in relazione al quale, inoltre, si sarebbe generata la materia.Β La caduta dellβangelo e lβazione βdiabolicaβ da esso effettuata β dal greco diaballo, il cui significato Γ¨ pressappoco Β«colui che divide, che si mette di traversoΒ» β implica lβingresso in campo dellβambivalente figura demiurgica che appunto, come GuΓ©non ricorda, produce prima di tutto la βdivisioneβ, situazione alla quale tutti noi ora non possiamo sottrarci, in quanto egli Γ¨ di fatto il Β«Principe di questo mondoΒ».

Di seguito, cercheremo quindi di sviluppare una serie di considerazioni in merito alle figure mitiche coinvolte che, come vedremo, spesso sembreranno confondersi, sovrapporsi tra loro, ed effettuare azioni apparentemente contrastanti ed ambivalenti.Β Lβelemento di partenza che in ogni caso ci sembra vada preliminarmente sottolineato Γ¨ che vi Γ¨ la possibilitΓ di una doppia visuale.
La prima, come abbiamo visto nel precedente articolo, Γ¨ quella relativa ad una coscienza primordiale ed unitaria, dove soggetto ed oggetto, principio e manifestazione, non si distinguono, ed un Uomo β un Adamo androginico β evidentemente molto diverso da quello attuale, conserva ancora intatta e connaturata la facoltΓ spirituale di intelligere, ovvero di cogliere le veritΓ ed i fenomeni βdallβinternoβ, senza la necessitΓ di alcuna mediazione sensoriale. Di Essere e di Vivere contemporaneamente il Tutto, se ci Γ¨ concessa questa sintesi.
La seconda, propria alla nostra condizione attuale ed ordinaria, Γ¨ invece la visuale separativa soggetto-oggetto o, cosmologicamente, Principio-Manifestazione: su questo piano, ne deriva quindi la prospettiva di un Principio supremo e trascendente, la cui immagine Γ¨ costituita dallβAndrogine Primordiale, che in pratica Γ¨ lβaspetto piΓΉ elevato della sua manifestazione. Mircea Eliade ricorda che lo stato primordiale ed androginico era quello precedente alla βindividualizzazioneβ e quindi se, con le categorie riprese da GuΓ©non, interpretiamo tale termine come sinonimo di manifestazione βformaleβ, allora lβAndrogine puΓ² essere inteso come pertinente alla manifestazione βinformaleβ, analoga, in termini cristiani, a quella angelica, di carattere universale e βsovraindividualeβ. Tale immagine appare androginica ma anche, come in un gioco di rifrazioni ottiche, a sua volta βprincipialeβ in rapporto ai livelli piΓΉ bassi della manifestazione stessa.

Se ora, per effetto dellβanzidetta βdivisione demiurgicaβ, con la relativa ed inevitabile prospettiva duale alla quale dobbiamo sottostare, poniamo lβosservazione dal punto di vista della manifestazione, il Principio primo viene colto solo come uno dei due poli dellβEssere (per esempio, raffigurato nella coppia indΓΉ PurushaβPrakriti, o anche, rispettivamente, nel Centro e nella Circonferenza della figura del Cerchio), e quindi tale visuale porta con sΓ© la correlativa definizione di un, per cosΓ¬ dire, βspazioβ intermedio, e la connessa possibilitΓ di una sua doppia attualizzazione. Doppia possibilitΓ che dalla potenza demiurgica viene percorsa βcontemporaneamenteβ ed a-temporalmente, perchΓ© altrimenti non risulterebbe βambivalenteβ da unβosservazione esterna, come lo Γ¨ la nostra.
Oppure possiamo ricorrere ad unβaltra rappresentazione di questo concetto: un βaspettoβ del Demiurgo segue una strada, lβaltro βaspettoβ ne percorre unβaltra, itinerari obbligati e connaturati a questo livello di esistenza che, ripetiamo, deve necessariamente soggiacere alla prospettiva duale. Per fare un paragone in ambito βmicrocosmicoβ (ma pensiamo che lβanalogia possa essere attinente), ciΓ² accade anche allβinterno dellβUomo, come ricorda A.K. Coomaraswamy, nel rapporto che si instaura tra il SΓ© immortale, centrale e principiale e tutta quella serie di βsoffiβ (i Marut) che da esso dipendono e che corrispondono ad altrettante facoltΓ visive, uditive, pensanti ecc.., le quali compongono quella compagine estremamente eterogenea che, al fine, Γ¨ la nostra βanimaβ: avviene cioΓ¨ che i Marut possono obbedire al Principio che li regge, ma possono anche ribellarvisi.
Nello stesso ordine di considerazioni si pone, a nostro avviso, quella che per Jakob BΓΆhme Γ¨ lβambivalenza del Serpente β tipica figura demiurgica β che tra le sue possibilitΓ ha sia quella di apparire come una vergine celeste, ma anche di essere simbolo di una femminilitΓ maligna; e non manca Julius Evola a fornire anchβegli uno spunto in tale direzione, quando ad esempio ricorda che alcune leggende celtiche identificarono i divini Tuatha de Danann con gli angeli caduti o discesi dal cielo col Graal: spiriti condannati a precipitare sulla terra perchΓ© colpevoli di aver seguito Lucifero o perchΓ© rimasti neutrali al momento della sua ribellione. Ebbene, una fonte celtica definisce i Tuatha de Danann, significativamente e contemporaneamente, Β«dΓ¨i e falsi dΓ¨iΒ», mentre altri testi celtici cristianizzati non esitano a definirli addirittura Β«demoniΒ».

Ugo Bianchi in definitiva ci ricorda come la figura che nellβambito degli studi etnologici Γ¨ stata definita βdemiurgo-Tricksterβ non vada confusa o ridotta a quella di unβessere puramente distruttore e diabolico, trattandosi invece di un personaggio che piuttosto presenta aspetti βprometeico-epimeteiciβ: in sΓ© Γ¨ notevolmente ambivalente, spesso maligno e animato da spirito di rivalitΓ , ma a lui si fanno risalire pure elementi dellβesistenza e della cultura umana oggi essenziali ed imprescindibili.
Ecco quindi rapidamente tratteggiate quelle che a nostro avviso possono essere state le βdue vieβ contemporaneamente percorse dal Demiurgo: una Γ¨ quella βnegativaβ, dove egli non si riconosce come immagine del Principio e guarda solo βseparativamenteβ a sΓ© stesso, cadendo. Lβaltra invece Γ¨ quella βpositivaβ, nella quale non si distoglie dallβAndrogine, lo riconosce come diretta immagine del Principio e, identificandosene, lo prende a modello e si fa strumento per operare nella materia, come vedremo piΓΉ avanti.
Soffermiamoci per un attimo su alcuni aspetti legati alla βpossibilitΓ negativaβ del Demiurgo.Β RenΓ© GuΓ©non ricorda che Dio ordinΓ² agli angeli di adorare lβEssere primordiale e prototipico β che nella tradizione islamica Γ¨ lβUomo Universale β nella sua forma, anche qui definita sferica, raffigurante la manifestazione totale; ma, come giΓ dicevamo, e sottolinea anche Titus Burckhardt, lβUomo Universale non Γ¨ realmente separato da Dio perchΓ© rappresenta il suo volto nellβinsieme delle creature. Il ribelle si rifiutΓ² quindi di venerare lβimmagine divina che era in Adamo, pur partecipando di quella globalitΓ , giacchΓ© BΓΆhme ricorda infatti che gli angeli hanno anchβessi forma umana, oltretutto rappresentata in modo supremo dal piΓΉ bello, Lucifero. La sua βinvidiaβ, ricordata da Coomaraswamy, e la conseguente insubordinazione, si configura quindi come un atto di pura negazione, come il non voler accettare di conformarsi, pur facendone parte, a quel βTuttoβ fatto Β«a immagine e somiglianza di DioΒ»: Lucifero quindi agisce come colui che non ammette di appartenere a un dato ordine della Manifestazione e nega obbedienza ad un ruolo assegnato nellβeconomia cosmica, preferendo piuttosto affermare una propria illusoria individualitΓ .
Ma nel momento in cui Lucifero sceglie la sua esistenza distintiva e non subordinata al Principio primo per il tramite dellβimmagine divina, non puΓ² che precipitare.Β In merito allβinvidia luciferica verso Adamo, Coomaraswamy propose unβinteressante corrispondenza βmicrocosmicaβ tra Adamo e lo Spirito e tra Satana e lβAnima, rappresentando questβultima, nellβambito del ternario Spirito-Anima-Corpo, la parte mediana (analoga alla Psyche greca), che GuΓ©non ci ricorda appartenere al dominio della manifestazione formale o individuale, ancorchΓ© βsottileβ e non grossolana come la corporeitΓ pesante. In effetti, anche nel testo coranico Γ¨ presente uno spunto simile, in quanto il rifiuto di inchinarsi davanti ad Adamo, da parte dellβangelo chiamato Iblis, ne determina la caduta e la trasformazione in un Jinn, ovvero in un essere della categoria dei βGeniβ, entitΓ immateriali che Titus Burckhardt segnala appartenenti al mondo psichico, intermedio.
Ma lβazione βdiabolicaβ, oltre ad essere gravida di conseguenze a livello cosmologico, contemporaneamente prepara anche sul piano antropologico le condizioni della successiva caduta umana; non a caso Onorio da Ratisbona, Leopold Ziegler e Martin Lings descrivono il movimento discendente come un processo che si sviluppa per tappe e si conclude con lβevento definitivo della perdita irreversibile del paradiso edenico (ed allβinterno del quale, non a caso, il Serpente Γ¨ una delle creature giΓ ivi presenti).

Secondo tradizioni successive a Cristo, raccolte e commentate da diversi autori, tra i quali Julius Evola e Mircea Eliade, gli angeli ribelli vengono avvicinati ai Β«figli di DioΒ», o Β«figli di ElohimΒ» (e, in questo contesto interpretativo, certa letteratura siriaco-ebraica identifica gli angeli caduti anche con gli enigmatici Β«VegliantiΒ»), che si unirono alle Β«figlie degli uominiΒ», evento che nel Genesi viene narrato appena nel sesto capitolo; altrove, Evola identifica gli angeli ribelli con i Nephelin (Giganti), i Titani ellenici e, ancora, Β«coloro che veglianoΒ» con gli uomini che anticamente furono βgloriosiβ (citati sempre nel sesto capitolo del Genesi) leggendo tale fase βgloriosaβ come quella aurea ed androginico-primordiale. Una chiave di lettura, quella evoliana, che quindi sovrappone i vari attori sulla scena, ponendo di fatto lβaccento sullβunitΓ di fondo di queste entitΓ , evidentemente narrate nelle varie fonti tradizionali secondo aspetti e prospettive diverse, ma mai del tutto separabili lβuna dallβaltra.
Viene perΓ² da chiedersi, in questo contesto, a chi corrispondano le Β«figlie degli uominiΒ», dal momento che lβumanitΓ nella forma attuale non esiste ancora.Β A tale quesito, Evola risponde che questi enti femminili sono interpretabili con la stessa potenza degli angeli ribelli, potenza che puΓ² etimologicamente essere collegata alla βpotenzialitΓ β materiale β tradizionalmente sempre di segno femminile β di fatto contenuta in essi stessi; una materialitΓ che, tuttavia, appartiene con ogni probabilitΓ ancora al livello βsottileβ della manifestazione, dal momento che anche secondo GuΓ©non i Β«VegliantiΒ», corrispondenti agli angeli ribelli, sono entitΓ che appartengono al mondo intermedio. Quindi un connubio dei figli di Elohim con le figlie degli uomini come una delle possibili raffigurazioni di quella progressiva materializzazione dellβentitΓ adamica sottile ed incorporea: in effetti anche Frithjof Schuon ci ricorda che lβetΓ primordiale fu tale proprio per questa sua continua apertura tra lβalto ed il basso, per questa comunicazione non ancora interrotta con il mondo sottile e durante la quale si potevano quindi produrre con facilitΓ fenomeni di questβordine.
Pur essendo narrata appena nel sesto capitolo del Genesi, che si situa dopo lβuscita umana dallβEden, Γ¨ dunque probabile che questa unione possa riguardare, su un diverso piano ontologico e cioΓ¨ a livello βsottileβ, anche situazioni di inizio Manvantara; ma ciΓ² non toglie che analogamente lβevento possa essersi riprodotto in un secondo tempo e ad un livello piΓΉ basso, questa volta perΓ² tra attori diversi, seppur in qualche modo corrispondenti a quelli iniziali. In effetti, come metodo generale di analisi, Γ¨ stato rilevato che nellβambito degli studi tradizionali debba sempre essere tenuta presente quella legge di analogia che rende possibile una certa polivalenza dei simboli ed una loro interpretabilitΓ a piΓΉ livelli, come anche la possibilitΓ che un elemento particolare possa essere preso a prototipo di un insieme piΓΉ ampio (o, viceversa, che dal caso piΓΉ generale si proceda per analogia verso uno piΓΉ specifico e particolare).

Questa Γ¨ quindi la via βnegativaβ del Demiurgo, quella nella quale β riassumendo β lβAngelo non riconosce lβimmagine del Principio e, dando seguito ad un impulso βegoicoβ, si rivolge/congiunge alla sua stessa potenza, connotata in senso βfemminileβ. Qui evidentemente corrisponde a Lucifero, che cosΓ¬ viene a cadere ad un livello piΓΉ basso di manifestazione, ora di ordine βindividualeβ, cioΓ¨ soggetta alla vincolante condizione della βformaβ, anche se di livello βsottileβ: attinente cioΓ¨ a quella sfera che, pur non essendo ancora corporea e completamente densificata, non Γ¨ giΓ piΓΉ di ordine spirituale. Di questβambito intermedio, Lucifero diviene quindi unβentitΓ demonica, e la sua caduta genera contemporaneamente il mondo della materia, in tutte le sue estensioni, che verrΓ ripresa piΓΉ avanti.
Ma, a margine della via negativa del Demiurgo, riteniamo opportuno soffermarci ancora un attimo sul tema dellβunione dei Β«figli di DioΒ» con le Β«figlie degli uominiΒ».Β Come sappiamo, tale incontro tradizionalmente porta allβorigine dei βGigantiβ: siccome perΓ² va detto che, nella letteratura generale, tali entitΓ sono state interpretate nei modi piΓΉ disparati, Γ¨ lecito interrogarci ora su chi avrebbe potuto corrispondervi dal punto di vista storico-antropologico.Β A nostro avviso, unβutile spunto per tentare una risposta puΓ² indirettamente arrivare dallβosservazione di Frithjof Schuon, che rileva come il rifiuto di Lucifero di inchinarsi davanti ad Adamo potrebbe aver prodotto la creazione anticipata di una forma βparodisticaβ dellβuomo; il pensatore perennialista si riferisce alla scimmia, ma riteniamo che il concetto si potrebbe estendere anche alle forme antropoidi subumane che erroneamente la visuale evoluzionista considera la base dalla quale lβattuale umanitΓ si sarebbe elevata.
Probabilmente nella stessa direzione possono andare anche altri episodi tramandati nel corpus tradizionale di vari popoli, come ad esempio quello, ricordato da Ugo Bianchi, presente nelle mitologie dei nativi americani, dove il Coyote (che riveste un ruolo demiurgico) tenta di imitare la DivinitΓ che ha creato lβuomo, riuscendo perΓ² solamente a produrre esseri deformi. Schuon nota inoltre la notevole concordanza tra un altro mito amerindiano, nel quale il Grande Spirito generΓ² lβuomo in fasi successive, distruggendo perΓ² ogni volta quanto fatto in precedenza perchΓ© ne derivavano creature abnormi, con quanto presente del Saura-Purana indΓΉ, dove si rileva che nella fase aurorale di ogni nuova creazione emergono dapprima le piΓΉ infime forme viventi, derivanti dal tamas. Tamas Γ¨ infatti il piΓΉ basso dei tre gunas (le fondamentali qualitΓ costitutive della manifestazione nel sistema filosofico indΓΉ Samkhya; le altre due sono rajas e sattwa) che, anche per Evola, caratterizza tutto ciΓ² che Γ¨ inerte potenzialitΓ : probabilmente, la stessa potenzialitΓ insita nel βfemminileβ che ebbe a determinare la caduta luciferica e della quale il lato oscuro Γ¨ rappresentato dalle creature teriomorfe e mostruose che nei miti vengono sempre collocate nei tempi aurorali. Dal canto suo, Julius Evola aggiunge infatti come gli organismi antropoidi subumani avrebbero rappresentato i Β«primi vintiΒ» nel processo antropogenetico, in quanto popolazioni apparse fin da subito βdegenerescentiβ perchΓ© travolte da queste βpotenzialitΓ animaliβ che lβUomo primordiale recava in sΓ©.
Qualche altro autore ha inoltre osservato come i mitici Giganti potrebbero corrispondere alle specifiche popolazioni neanderthaliane, in quanto la parola βgiganteβ andrebbe in questo caso interpretata non in senso letterale, ma piuttosto per enfatizzare concetti quali forza e coraggio (o, forse, anche prossimi a βbrutalitΓ β, o βforza elementareβ?), dal momento che in greco la parola si esprime con il termine kyklops.Β Rileviamo peraltro che unβinterpretazione dei Giganti in chiave βsubumanaβ β almeno in questo contesto e senza per forza doverne escluderne una diversa (ad esempio, quella proposta nel nostro primo articolo La fine dellβetΓ primordiale e la Caduta dellβUomo in relazione ai Cro-Magnon) β potrebbe forse fornire anche una spiegazione allβaccenno, in veritΓ rimasto sempre piuttosto oscuro, che nel sesto capitolo del Genesi testualmente recita Β«Cβerano sulla terra i giganti a quel tempo, e anche dopoβ¦Β»; ovvero, nel momento in cui lβepisodio dellβunione tra i figli di Dio e le figlie degli uomini viene posto su un piano crono-ontologico piΓΉ recente e post-edenico, i biblici Giganti βantecedentiβ rappresenterebbero, in questo caso, il risultato dellβunione precedentemente avvenuta, come sopra ipotizzato, ad inizio Manvantara e sul piano βsottileβ.
Tale interpretazione, infine, potrebbe anche avere una qualche relazione con i frequenti miti, in effetti alquanto paradossali, come sottolineato anche dallβantropologo Massimo Centini, di esseri subumani storicamente precedenti lβumanitΓ attuale, che tuttavia sembrano essere stati particolarmente esperti nelle arti magiche, almeno nelle tecniche piΓΉ grossolane di manipolazione delle forze naturali; non andrebbe cioΓ¨ esclusa lβipotesi di alcuni rudimenti βoperativiβ trasmessi dagli angeli ribelli alla loro imperfetta discendenza β e magari conservati ad un livello basso, βstregonescoβ β che tuttavia avrebbe rappresentato una primissima stratificazione culturale, poi indirettamente passata anche ai nostri antenati Sapiens. Angelo Brelich, forse in relazione ad una tale possibilitΓ , accenna infatti alla natura contemporaneamente sovrumana e subumana della figura del Trickster, mentre, dβaltro canto, ci sembra degno di nota e convergente nella stessa direzione, il fatto che ad esempio nellβarte medievale raffigurazioni di uomini dalle spiccate caratteristiche semianimalesche vennero spesso accostate a Satana.

Bibliografia:
- AA.VV. (a cura di Ugo Bianchi) β La βdoppia creazioneβ dellβuomo negli Alessandrini, nei Cappadoci e nella gnosi β Edizioni dellβAteneo & Bizzarri βΒ 1978
- Ezio Albrile β Ahriman come βdemiurgoβ: unβanomalia dualistica ? β in: Studi e materiali di storia delle religioni, Vol. 58 β anno 1992
- M. Barracano β Simbolo, diavolo e tradizione β in: Vie della Tradizione, n. 41 β gennaio-marzo 1981
- Giulio Basetti-Sani β Il peccato di Iblis (Satana) e degli angeli del Corano β Edizioni Iperbole β 1987
- Ugo Bianchi β Il dualismo religioso. Saggio storico ed etnologico β Edizioni dellβAteneo β 1983
- Ugo Bianchi β Prometeo, Orfeo, Adamo. Tematiche religiose sul destino, il male, la salvezza β Edizioni dellβAteneo & Bizzarri β 1976
- Angelo Brelich β Rassegne ed appunti. Il Trickster β in: Studi e Materiali di Storia delle Religioni, Vol. XXIX β anno 1958
- Titus Burckhardt β LβUomo Universale β Edizioni Mediterranee β 1981
- Titus Burckhardt β La chiave spirituale dellβastrologia musulmana β SE β 1997
- Titus Burckhardt β Simboli β Edizioni allβinsegna del Veltro β 1983
- Massimo Centini β Lβangelo decaduto β De Vecchi Editore β 2004
- Massimo Centini β Lβuomo selvatico β Mondadori β 1992
- Ananda Kentish Coomaraswamy β Chi Γ¨ Satana e dovβΓ¨ lβInferno ? β in: Rivista di Studi Tradizionali, n. 43 β Luglio/Dicembre 1975
- Ananda Kentish Coomaraswamy β Induismo e buddismo β Rusconi β 1994
- Ananda Kentish Coomaraswamy β Lβalbero, la ruota, il loto β Editori Laterza β 2009
- Bruno DβAusser Berrau β De Verbo Mirifico. Il Nome e la Storia β Documento disponibile in rete su vari siti
- Mario Del Gatto β La Creazione, lβUomo, la Caduta β Atanor β 1990
- Mircea Eliade β Il mito della reintegrazione β Jaca Book β 2002
- Mircea Eliade β Storia delle credenze e delle idee religiose. Vol. 1: DallβetΓ della pietra ai Misteri EleusiniΒ β Sansoni β 1999
- Mircea Eliade β Trattato di storia delle religioni β Bollati Boringhieri β 1999
- Julius Evola β Il mistero del Graal β Edizioni Mediterranee β 1997
- Julius Evola β La Tradizione ermetica β Edizioni Mediterranee β 1996
- Julius Evola β Lo yoga della potenza β Edizioni Mediterranee β 1984
- Julius Evola β Metafisica del Sesso β Edizioni Mediterranee β 1996
- Julius Evola β Rivolta contro il mondo moderno β Edizioni Mediterranee β 1988
- Faivre / Tristan (a cura) β Androgino β ECIG β 1986
- Roberto Fondi β Fratello Neandertal β in: Systema Naturae. Annali di Biologia Teorica. Vol. 2 β anno 1999
- Vittorino Grossi β Lineamenti di antropologia patristica β Borla β 1983
- RenΓ© GuΓ©non β Forme tradizionali e cicli cosmici β Edizioni Mediterranee β 1987
- RenΓ© GuΓ©non β Il Demiurgo e altri saggi β Adelphi β 2007
- RenΓ© GuΓ©non β Il simbolismo della Croce β Luni Editrice β 1999
- RenΓ© GuΓ©non β Iniziazione e realizzazione spirituale β Luni Editrice β 1997
- RenΓ© GuΓ©non β Lβuomo e il suo divenire secondo il Vedanta β Adelphi β 1997
- RenΓ© GuΓ©non β La Grande Triade β Adelphi β 1991
- RenΓ© GuΓ©non β La Tradizione e le tradizioni β Edizioni Mediterranee β 2003
- RenΓ© GuΓ©non β Pensieri sullβesoterismo β Fratelli Melita Editori β 1989
- Martin Lings β Antiche fedi e moderne superstizioni β Il leone verde β 2002
- Claudio Mutti β Il Demiurgo nella tradizione Magiara β in: Heliodromos, n. 24 β Dicembre 1985
- Onorio di Ratisbona β CosβΓ¨ lβUomo β Il leone verde β 1998
- Ugo Plez β La preistoria che vive β Mondadori β 1992
- Jean Robin β UFO. La grande parodia β Edizioni allβinsegna del Veltro β 1984
- Frithjof Schuon β Dal divino allβumano β Edizioni Mediterranee β 1993
- Frithjof Schuon β Immagini dello Spirito β Edizioni Mediterranee β 2006
- Frithjof Schuon β Le stazioni della saggezza β Edizioni Mediterranee β 1983
- Sito Gaianews.it β 15/8/2013 β Unβaltra scoperta intensifica il mistero della scomparsa dei Neanderthal β Indirizzo web: http://gaianews.it/scienza-e-tecnologia/archeologia/neanderthal-unaltra-scoperta-intensifica-il-mistero-della-loro-scomparsa-44229.html#.UxrOHM6hbWo

5 commenti su “Il Demiurgo e la possibilitΓ negativa: caduta”