Le possibili connessioni tra “Twin Peaks” e la mitologia germanica

Già in precedenza avevamo analizzato gli elementi esoterici della fortunata serie televisiva di David Lynch & Mark Frost: in questo nuovo appuntamento ci concentreremo specificamente sulle influenze, individuabili in “Twin Peaks”, derivanti dalla tradizione norrena e celtica.


di Riccardo Poleggi

 

Il 24 febbraio del 1989 il cadavere di Laura Palmer viene ritrovato sulla spiaggia avvolto in un telo di plastica. L’agente speciale del F.B.I. Dale Cooper viene inviato nella città di Twin Peaks per trovare l’assassino. La narrazione iniziale sembra quella di un semplice poliziesco, ma già dalla prima stagione della serie i personaggi coinvolti entrano in contatto con una realtà altra, fatta di sogni profetici e popolata degli esseri soprannaturali che abitano le logge, non luoghi interconnessi col mondo materiale ma di cui non rispettano le leggi di spazio e tempo.

Nel corso degli anni si è molto speculato riguardo le influenze esoteriche e religiose che avrebbero ispirato Mark Frost e David Lynch nella creazione del mondo di Twin Peaks, nella sua particolare mitologia e nel rapporto tra gli uomini e gli esseri delle due logge: quella bianca e quella nera. A dispetto dei rispettivi nomi non darei per scontata una marcata dicotomia di intenti tra le due logge, vale a dire che non è sicuro che quella nera sia abitata solo da spiriti votati al male, e la Loggia Bianca da quelli votati al bene. Il gigante, uno degli esseri spirituali che interagiscono col mondo degli uomini, aiuta Cooper e per questo alcuni sostengono che possa provenire dalla Loggia Bianca, ma viene anche visto insieme al nano. Il nano, chiamato The man from another place, è uno di quegli esseri che vengono accostati alla Loggia Nera e ai piani malvagi dello spirito Bob. Per cui gli scopi del gigante non sono chiari. Nella terza stagione scopriamo che è il creatore di Laura Palmer, ma è impossibile dare per certo che i suoi intenti siano totalmente positivi.

Mi limiterò quindi a basarmi su ciò che gli esseri delle logge sembrano essere, ovvero creature spirituali, non materiali, differentemente dall’uomo. Si potrebbe dire quindi che, come nel mito, questi spiriti agiscano per un proprio tornaconto personale, incuranti dei desideri degli esseri umani e anzi spesso a loro discapito. In una scena del film Fuoco cammina con me, il nano afferma:

« From pure air we have descended. Going up and down. Intercourse between the two worlds. »

( « Siamo scesi dall’aria paura. Andando su e giù. Rapporti [con probabile accezione sessuale, ndr] tra i due mondi. » )

Le chiavi di lettura sono molteplici. Nella formazione del complesso mondo di Twin Peaks hanno contribuito diversi elementi: dalle credenze dei nativi americani alla Grande Opera alchemica. In questa trattazione mi concentrerò sui legami della serie con la mitologia germanica. Mi riferisco in questo caso ad una storia ben precisa: quella del sacrificio di Odino per l’acquisizione della conoscenza.

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Il nano e il gigante.

L’Odino sciamano e l’Yggdrasil ponte tra i mondi

Odino è appeso per nove giorni e nove notti all’albero del mondo, l’Yggdrasil. Ferito da una lancia, senza pane da mangiare e senza un corno da cui bere viene scosso incessantemente dal vento gelido. Durante il supplizio il dio sbircia nel mondo inferiore, letteralmente sotto di lui, per carpirne la conoscenza. Infine sacrifica un occhio e acquisisce la conoscenza delle rune.

137.

I trow I hung on that windy Tree
nine whole days and nights,
stabbed with a spear, offered to Odin,
myself to mine own self given,
high on that Tree of which none hath heard
from what roots it rises to heaven.

( Lo so io, fui appeso al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia e consegnato a Óðinn,
io stesso a me stesso,
su quell’albero che nessuno sa
dove dalle radici s’innalzi. )

138.

None refreshed me ever with food or drink,
I peered right down in the deep;
crying aloud I lifted the Runes
then back I fell from thence.

Con pane non mi saziarono né con corni [mi dissetarono].
Guardai in basso, feci salire le rune,
chiamandole lo feci,
e caddi di là. )

139.

Nine mighty songs I learned from the great
son of Bale-thorn, Bestla’s sire;
I drank a measure of the wondrous Mead,
with the Soulstirrer’s drops I was showered.

( Nove terribili incantesimi ricevetti dall’illustre figlio
di Bǫlþorn, padre di Bestla,
e un sorso ottenni del prezioso idromele
attinto da Óðrørir. )

140.

Ere long I bare fruit, and throve full well,
I grew and waxed in wisdom;
word following word, I found me words,
deed following deed, I wrought deeds.

( Ecco io presi a fiorire e diventai saggio,
a crescere e farmi possente.
Parola per me da parola, trassi con la parola,
opera per me da opera, trassi con l’opera. )

141.

Hidden Runes shalt thou seek and interpreted signs,
many symbols of might and power,
by the great Singer painted, by the high Powers fashioned,
graved by the Utterer of gods.

( Rune nascoste tu troverai
lettere chiare, lettere grandi, lettere possenti,
che dipinse il terribile vate, che crearono i supremi numi,
che incise Hroptr degli dèi. )

(La ricerca delle rune di Odino, Hávamál, stanza 137 – 141)

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Odino appeso all’Yggdrasil.

L’Yggdrasil è l’axis mundi, il frassino che attraversa come un asse tutti i nove mondi. Nel suo lavoro Hanging on the world Tree lo studioso Hanning Kure ipotizza che il mito rappresenti l’iniziazione sciamanica nell’antico mondo vichingo, e che Odino sarebbe quindi lo sciamano intento a mettere in comunicazione il mondo superiore, il mondo infero e quello terrestre — umano, vale a dire Midgard. L’Yggdrasil ha la sua chioma nel mondo superiore e le tre radici in altrettanti piani: una in quello degli Aesir, la seconda nel dominio dei giganti di ghiaccio e l’ultima oltre il Niflheim. Solo attraverso l’Yggdrasil Odino può connettersi col mondo inferiore e apprenderne la conoscenza. Come scrive Kure:

« A world tree is a way of imagining the unity of cosmos. A world tree is like a vertical road, bridging or connecting the “world above” with the world below. »

« Un albero del mondo è un modo di immaginare l’unità del cosmo. Un albero del mondo è come una strada verticale, che mette in connessione il “mondo superiore” con il “mondo inferiore. » )

Nella mentalità degli antichi popoli nordici l’albero, o una sua rappresentazione, sarebbero necessari per mettere in comunicazione l’uomo col mondo degli Aesir e con quello degli spiriti. Non è un caso che dei monumenti simboleggianti l’Yggdrasil e le sue tre radici, three-point monument, come li chiama Kure, venissero usati in Svezia e in Norvegia per le ritualità funerarie, in modo da rendere più facile al defunto il viaggio verso i mondi ulteriori. Questi monumenti, doppi speculari nel mondo materiale dell’albero a cui si appese Odino, potrebbero essere stati concepiti come un punto di accesso agli altri mondi e dagli altri mondi. Una sorta di portale. Utile non solo per il viaggio dei morti, ma anche per contattare le divinità e gli altri spiriti che popolavano il mondo vichingo.

Possiamo facilmente immaginare le fiamme del rogo illuminare in modo sinistro i volti degli uomini e delle donne che assistevano al funerale, spettatori per riflesso del sacrificio eterno di Odino. Immersi nel tempo mitico grazie alla catarsi del rito, circondati da spiriti invisibili e sovrastati dagli dèi intenti ad osservarli dalla propria dimora in Asgard. Prima di diventare la figura principale del pantheon germanico Odino era con tutta probabilità una divinità psicopompa, preposta a fare da ponte tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Il suo nome originario Wōđanaz deriva dalla radice proto-germanica wōþuz, termine connesso all’estasi, all’ispirazione poetica, all’intuizione e alla forza della natura che tutto pervade. Non a caso, nonostante fosse il padre degli dèi, Odino fu accomunato dagli studiosi antichi a Mercurio e non a Giove.


Twin Peaks, mito vichingo e la connessione tra i mondi

In seguito ad una serie di peripezie e intuizioni geniali l’agente Cooper riesce a scoprire che l’assassino di Laura Palmer è suo padre Leland, posseduto fin da bambino da uno degli spiriti malvagi delle logge, Bob. È emblematica la frase (una citazione dall’Amleto di Shakespeare) che il Maggiore Briggs rivolge ad un confuso e amareggiato Dale dopo il suicidio in carcere di Leland:

« Signori, ci sono più cose tra il cielo e la terra di quante l’uomo ne possa pensare. »

Esattamente come nella mitologia scandinava, nell’opera di Lynch e Frost l’uomo è una creatura che abita un mondo di mezzo, sottoposto alle influenze di forze superiori che non può comprendere e con cui generalmente non può comunicare. Non solo dèi, ma spiriti, giganti, nani e creature infernali, protagonisti sia nel mito germanico che nel mondo di Twin Peaks. Nel poema ripreso nel 1848 da Wagner, l’anello del nibelungo viene forgiato dal nano Alberich. Secondo la leggenda l’anello renderebbe padrone del mondo il suo possessore, ed è con un anello che in Twin Peaks il nano lega al loro sventurato destino sia Theresa Banks, prima vittima di Bob, che Leland Palmer. Quello del nibelungo non è l’unico anello che compare nella mitologia germanica. È presente anche il draupnir, anello magico che Odino usava donare ai re vichinghi per ingraziarseli.

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The man from another place con l’anello.

In Fuoco cammina con me assistiamo ad una conversazione tra il nano e Bob all’interno del convenience store, o almeno nel suo contraltare del mondo spirituale. Nella scena, di cui lascio il link in modo da rinfrescare la memoria al lettore, vediamo i due protagonisti seduti ad un tavolo che il nano accarezza sottolineandone il colore, cioè il verde, e il materiale di cui è composto, la formica. A mio avviso il colore del tavolo è un chiaro riferimento alla Tavola smeraldina di Ermete Trismegisto, opera in cui compare la celebra massima «come in alto così in basso». Con questo stratagemma sembra che il regista voglia sottolineare la connessione esistente tra il piano materiale e quello spirituale, e soprattutto che le azioni che avvengono nel primo influenzano il secondo, e viceversa.

Questa ipotesi è avvalorata anche dal fatto che probabilmente, nel momento in cui gli spiriti conversano, Bob sta agendo nel piano materiale tramite il corpo che possiede. Lo rivela pronunciando la frase «I have the fury of my own momentum» («Ho la furia del mio stesso slancio»), espressione che rimanda non solo ad un’azione, ma ad un’azione che sta avvenendo in quell’esatto istante. Non è un caso infatti che il nano informi gli altri spiriti convenuti all’incontro che il tavolo sia di formica e che lo tocchi ripetutamente, mostrando la sua capacità di interagire con gli oggetti del piano fisico nonostante sia una creatura spirituale.

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La comunicazione tra i due mondi è quindi possibile, ma solo pagando un prezzo e a determinate condizioni. Per quanto riguarda Twin Peaks è l’allineamento tra Giove e Saturno, ma non solo quello. C’è bisogno di un mago, uno sciamano, che apra i portali come fa Odino appendendosi all’axis mundi:

« Nell’oscurità di un futuro passato
il mago desidera vedere.
Un uomo canta tra questo mondo e l’altro.
Fuoco, cammina con me. »

Questa frase viene pronunciata da Mike, uno degli esseri più importanti che abitano le logge. Ci dice che per passare da un mondo all’altro c’è solo una occasione, e che probabilmente un mago sta già tentando di portare a compimento il rito. Probabilmente l’azione dello sciamano in Twin Peaks ci viene mostrata tramite il suo doppio nel mondo spirituale, il Jumping man che appare nel film Fuoco Cammina con me, e che non a caso indossa la maschera dal lungo naso tipica dei medicine-man (sciamani) Heyoka, anche chiamati pagliacci sacri.

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Che nel piano materiale il mago che desidera vedere sia Cooper, o Sarah Palmer, o altri non è importante ai fini della nostra analisi, cioè che ci interessa è constatare che un mago è necessario per rendere possibile il rito. Lo sciamano apre il portale e come Odino diventa strumento della comunicazione tra il mondo terreno e quello spirituale. A questo punto c’è bisogno di un albero, o degli alberi nel nostro caso. Il portale della Loggia Nera, o della sala d’aspetto a seconda dell’interpretazione, si apre non a caso in un cerchio di dodici sicomori. All’interno del circolo di alberi c’è una pozza di olio bruciato dai bordi ghiacciati. Lo scenario perfetto per un dio del nord.

Sebbene non riguardi specificatamente l’argomento di questo articolo credo che la scelta dei sicomori non sia casuale, del resto poche cose sono casuali in Twin Peaks. Riporto una citazione da Wikipedia:

« Nella mitologia egizia il sicomoro era albero consacrato alla dea Hathor, detta anche la “Signora del sicomoro”. Era considerato simbolo di immortalità e il suo legno era usato per la fabbricazione dei sarcofagi.

Nel Libro di Amos, redatto ai tempi del Regno di Giuda attorno al 775-750 a.C., il profeta omonimo asserisce di essere stato, prima di dedicarsi alla missione profetica, “un pastore e raccoglitore di sicomori”; il che testimonia che in quell’epoca l’albero era già presente in Palestina e utilizzato dall’uomo.

Nel Vangelo secondo Luca (19,1-10), è nominato un sicomoro nella città di Gerico.

Un abitante di Gerico, un certo Zaccheo, essendo basso di statura, per vedere Gesù sale su un sicomoro.

Alcune tradizioni lo attribuivano all’albero presso il quale si impiccò Giuda Iscariota nei racconti dei Vangeli, e quindi con connotazione negativa, in contraddizione con il suo significato di vita. Si diffusero quindi maggiormente tradizioni per le quali l’albero di Giuda era invece un Siliquastro. »

Una pianta legata quindi alla religione egizia e a quella cristiana, da cui gli autori prendono spunto anche in altre occasioni. Sarebbe azzardato affermare che Giuda impiccato al sicomoro sia un riferimento ad Odino appeso all’Yggdrasil, perché in questo caso per dimostrare la mia ipotesi sarebbe stato meglio che la porta per la loggia si aprisse nel mezzo di un cerchio di 12 frassini, ma parliamo sempre di un personaggio mitico appeso a un albero, per cui il tema ritorna come in altre occasioni.

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Il portale per la Loggia.

In ogni caso gli alberi sembrano essere molto importanti nella mitologia lynchiana. La foresta spettrale di Twin Peaks e i suoi maestosi douglas fir rivestono un ruolo fondamentale nell’estetica della serie, ma non solo. All’interno del convenience store dei boscaioli assistono all’incontro tra lo spirito Bob e The man from another place. Uno dei personaggi fondamentali della serie, la Signora Ceppo, dialoga tutto il tempo con un tronco reciso che porta sempre con sé, e che a quanto pare racchiuderebbe un’anima al suo interno. Gli alberi sarebbero quindi non solo un mezzo per connettere il mondo terreno a quello spirituale, ma anche degli involucri per gli spiriti.

I sicomori sono dodici, numero magico presente in tutte le religioni tradizionali come anche in quella dei vichinghi. Dodici sono i giorni in cui si festeggia Yule, periodo dell’anno durante il quale, per gli antichi popoli germanici e non solo, il sole moriva e in attesa della sua rinascita i morti camminavano sulla terra con le loro processioni infernali. È dunque un periodo in cui i passaggi tra il mondo dei vivi e quello dei defunti sono aperti e i due piani possono comunicare, come avviene con l’ingresso per la loggia. Dodici sono anche i guerrieri-orsi dell’esercito di Odino, i berserkir, e ovviamente i Cavalieri della Tavola Rotonda di Re Artù; si noti, peraltro, che in Twin Peaks il portale per la Loggia Nera è ubicato all’interno del Glastonbury Grove, anche questo riportandoci dunque alla tradizione celtica: è lo stesso agente Cooper a ricordarci che si tratta del «mitico luogo di sepoltura di Re Artù». La numerologia e le combinazioni di numeri sono dei codici simbolici usati molto spesso dagli esoteristi, e anche in Twin Peaks. Ricordiamo la citazione ricorrente dei 25 anni, la stanza 430 nominata dal gigante all’inizio della terza stagione, i numeri 253, 119, 15, 3, 315, che si riferiscono a determinati luoghi, coordinate o date che ci verranno mostrare, oppure no, durante lo svolgimento della trama.

Alla fine della seconda stagione di Twin Peaks Windom Earle non sacrifica un occhio per accedere alla conoscenza, ma c’è comunque bisogno di un sacrificio: la reginetta di Twin Peaks Annie Blackburn, o meglio la sua paura che Earle utilizza per aprire il portale che lo condurrà alla loggia. In un certo senso anche Dale si sacrifica per salvare Annie. Purtroppo però né Windom né Dale sono divinità, e mentre Odino cade dall’albero ed è libero di riprendere la sua strada l’anima del malvagio Earle viene incenerita e Cooper rimane prigioniero della loggia per venticinque anni. A quel punto ha appreso tutto ciò che c’è da sapere sulla natura illusoria del nostro mondo e di come la vita degli uomini venga condizionata dalle azioni di esseri soprannaturali; ad un prezzo altissimo, come si vedrà nella terza stagione. Si potrebbe dire che Dale perde tutto, un po’ come gli esoteristi ottocenteschi che dopo decenni di investigazione dell’ignoto morivano di mali oscuri o in povertà.

Lynch e Frost sembrano dirci che le rune sono solo per gli dèi, o per gli sciamani iniziati. L’apprendistato di Cooper come sciamano è stato un viaggio di due decadi in un mondo incomprensibile, in cui la ragione si annulla e il tempo e lo spazio si dilatano dolorosamente fino a cancellare le leggi della realtà. E dire che l’agente Hawk l’aveva avvertito. 

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Insegna del One Eyed Jack.

In ultima analisi mi sembra doveroso citare quella che probabilmente è una sorta di manifestazione fisica di Odino all’interno del mondo di Twin Peaks, o un moderno tempio a lui dedicato. Sto parlando del «Jack con un occhio solo» (One Eyed Jack), il bordello gestito dai fratelli Horne oltre il confine. Alcuni di quelli che si sono lanciati negli anni nell’analisi di Twin Peaks affermano che il «Jack con un occhio solo» sia un riferimento alle teorie cospirazioniste riguardanti il fantomatico Nuovo Ordine Mondiale, io sono di un altro avviso. Due motivazioni mi portano a collegare Jack con il dio Odino e con le tradizioni del mondo germanico.

La prima ce la fornisce Tacito nel suo La Germania, in cui ci informa delle particolari convinzioni di questi popoli circa il fato. I germani erano convinti che il proprio destino fosse già scritto e per questo quando cominciavano a giocare e a scommettere andavano avanti finché non avevano vinto o perso tutto, persino la propria libertà. Se avessero vinto sarebbe stato prestabilito dalle Norne, stessa cosa nel caso di una sconfitta. Credo quindi che Lynch e Frost abbiano potuto immaginare un luogo in cui gli uomini siano intenti a godere del piacere carnale e del gioco fino alla perdizione, immolando se stessi come dei moderni fedeli del dio Odino, sottoposti allo sguardo del suo unico occhio, da cui verrebbe il nome del locale. 

Un secondo punto di incontro nasce dalla riflessione della lettura di Odino come Mercurio. Come anticipato in precedenza gli antichi romani, entrando in contatto con i popoli germanici, associarono il dio principale del pantheon vichingo al proprio Mercurio. Oltre ad essere una divinità psicopompa come il Wodan originario, Mercurio era protettore dei ladri. Criminali, come i frequentatori abituali del One Eyed Jack.

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Il simbolismo dell’albero ricorre anche nella terza stagione.

Conclusioni

Al pari dell’agente speciale Dale Cooper ci siamo fatti guidare dall’intuito e dai fatti in questo viaggio di analisi delle connessioni tra il mondo di Twin Peaks e quello germanico. Nonostante le ipotesi presentate non possiamo comunque essere sicuri che gli autori della serie abbiano preso spunto specificatamente dal mito del sacrificio iniziatico di Odino o che non si siano invece lasciati ispirare dalla mentalità dei popoli che lo adoravano e dalle tradizioni esoteriche che dai tempi antichi sono arrivate rimaneggiate fino a noi. A mio avviso però tali connessioni risultano evidenti, e ritengo che persone di ampia cultura e apertura mentale come David Lynch e Mark Frost abbiano potuto senz’altro conoscere queste tematiche anche in modo più approfondito rispetto a come le ho presentate io in quest’articolo.

Desidero terminare questo articolo con la frase di commiato che il giudice Clinton Sternwood (se Stern in questo caso fosse inteso col significato di «poppa», potrebbe essere un chiaro riferimento all’Yggdrasil dato che spesso nei riti funebri al three-point monument era associata una nave per il viaggio del defunto) rivolge a Leland Palmer, mentre i fulmini illuminano a giorno la stanza del dipartimento dello sceriffo in cui stanno parlando:

« Lasciatemi dire che quando avremo abbandonato le nostre fragili spoglie mortali, ci incontreremo ancora e brinderemo insieme nel Valhalla. »


Fonti:


 

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Simone Amici ha detto:

    Stupendo articolo, finalmente mi chiarisce qualcosa sull’universo di TP.
    Grazie

    Piace a 2 people

    1. Marco Maculotti ha detto:

      Grazie a te Simone!

      "Mi piace"

    2. Riccardo Poleggi ha detto:

      Grazie mille Simone.
      Quelle che ho presentato quí sono ipotesi, sebbene avvalorate da prove abbastanza solide a mio parere. Articoli del genere richiedono comunque riflessione e studio per questo apprezzamenti e critiche costruttive sono davvero ben accetti.

      Piace a 1 persona

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