Tag: Odino
Odhinn e TΓ½r: guerra, diritto e magia nella tradizione germanica
Appunti sulla SovranitΓ mitica nella tradizione germanica: un confronto fra le due divinitΓ (Odhinn e TΓ½r) adibite all’ambito, nell’ottica della Β«tripartizione funzionale indoeuropeaΒ», della cosiddetta Β«Prima funzioneΒ» — alla luce delle testimonianze storiche che emergono dalla “Germania” di Tacito e degli studi comparatistici (con la tradizione vedica e quella romana) dello storico delle religioni francese Georges DumΓ©zil.
“Babbo Natale giustiziato”, o l’eterno ritorno di un rito immortale
Con un saggio dal titolo provocatorio, βBabbo Natale giustiziatoβ, Claude LΓ©vi-Strauss si ispira ad un bizzarro evento di cronaca a lui contemporaneo β lβimpiccagione e lβolocausto di un fantoccio di Babbo Natale da parte del clero digionese β per giungere alla comprensione del βvero significato del Nataleβ, fondato sul reciproco rapporto tra il mondo dei bambini e quello dei morti. Il metodo di cui si serve a questo scopo Γ¨ un approccio sincronico e di confronto con societΓ extraeuropee.
Pinocchio in Scandinavia: le radici della favola nel Kalevala e nellβEdda
Tutti conoscono “Le avventure di Pinocchio” dello scrittore fiorentino Carlo Collodi; ma molti ignorano che egli si servΓ¬, per la sua stesura, di archetipi, episodi e sceneΒ tratti dal patrimonio leggendario e favolistico dellβEuropa del nord.
Le possibili connessioni tra “Twin Peaks” e la mitologia germanica
GiΓ in precedenza avevamo analizzato gli elementi esoterici della fortunata serie televisiva di David Lynch & Mark Frost: in questo nuovo appuntamento ci concentreremo specificamente sulle influenze, individuabili in “Twin Peaks”, derivanti dalla tradizione norrena e celtica.
Extrema Ratio: cenni sul suicidio “sacro”
Una esaustiva trattazione sul modo in cui, attraverso i secoli e le tradizioni culturali, Γ¨ stato considerato e vissuto l’atto del suicidio rituale. Β
La Masnada di Hellequin: da Wotan a Re ArtΓΉ, da Herla ad Arlecchino
Seconda e ultima parte della panoramica dedicata ai “mirabilia” nell’Occidente medievale, al mitologema dell’“esercito dei morti” e alla “Caccia Selvaggia”
I “Ghost Riders”, la “Chasse-Galerie” e il mito della Caccia Selvaggia
(immagine:Β Henri Lievens, “Wild Hunt”)
«Un vecchio cowboy uscì a cavallo in una giornata fosca e ventosa/ si riposò su una cresta mentre andava per la sua strada». Inizia così una delle più belle e famose canzoni country di tutti i tempi: (Ghost) Riders in the Sky: A Cowboy Legend.
Il substrato arcaico delle feste di fine anno: la valenza tradizionale dei 12 giorni fra Natale e l’Epifania
di Marco Maculotti
articolo originariamente pubblicato su Atrium in data 21/12/2016,
in questa sede rivisto e ampliato
Ci prefiggiamo in questa sedeΒ di approfondire le credenze folkloriche che hanno portato alla configurazione di due figure intimamente connesse al calendario liturgico-profano dellβEuropa degli ultimi secoli. Le due figure che ci interessano sono quelle di Santa Claus (italianizzato in Babbo Natale) e della Befana, figure cheβcome avremo modo di vedereβdevono la propria origine e il proprio simbolismo a un substrato arcaico, antropologicamente ravvisabile in tutte quelle pratiche e credenze (miti e riti) del volk europeo (o per meglio dire euroasiatico), che altrove abbiamo definito βculti cosmico-agrariβ [cfr. Culti cosmico-agrari dellβantica Eurasia].
Da Pan al Diavolo: la ‘demonizzazione’ e la rimozione degli antichi culti europei
di Marco Maculotti
copertina: Arnold BΓΆcklin, “Pan, the Syrinx-Blowing”, 1827
Abbiamo giΓ avuto precedentemente modo di vedere che, nei primi secoli della nostra Γ¨ra e persino durante lβepoca medievale il cd. Β«paganesimo ruraleΒ» mantenne inalterata la propria diffusione, soprattutto nelle zone piΓΉ distanti dai grandi centri abitati. San Massimo ebbe modo di notare che βnel IV secolo (β¦) i primi missionari passavano di cittΓ in cittΓ e diffondevano rapidamente il Vangelo in unβarea molto vasta, ma non sfioravano neppure la campagna circostanteβ, aggiungendo poi che βperfino nei secoli V e VI, quando la maggior parte di loro era stata convertita da un pezzo, in Gallia e in Spagna la Chiesa, come risulta dai ripetuti Canoni dei Concili del tempo, incontrava grande difficoltΓ nel sopprimere gli antichi riti con cui i contadini da tempo immemorabile scongiuravano le pestilenze e incrementavano la fertilitΓ delle greggi e dei campiβ [A.A. Barb, cit. in Centini, p.101].
DivinitΓ del Mondo Infero, dell’AldilΓ e dei Misteri
di Marco Maculotti
Continuiamo il discorso precedentemente sviluppato, riprendendoloΒ dallaΒ connessione che abbiamo visto sussistere, nelle tradizioni antiche, tra il periodo della Β«crisi solstizialeΒ» Β e la credenza nelΒ ritorno delle anime dei morti tra i vivi.Β La connessione con il mondo infero/sotterraneo e con il Regno dei Morti sembra, come abbiamo visto, ricorrente per questeΒ divinitΓ Β che abbiamo definito βdel Sole Invernaleβ [cfr. Cernunno, Odino e altre divinitΓ del ‘Sole Invernale’], al tempo stesso numi della feconditΓ epperΓ² anche legati al mondo infero e, quindi, ai trapassati.
Abbiamo giΓ visto che il celtico Cernunno, oltre a essere dio della natura e del tempo, Γ¨ anche considerato una divinitΓ infera, in particolar modo per quanto riguarda la sua funzioneΒ psicopompa, di accompagnatore dei defunti nell’aldilΓ : un aspetto mercuriale che nella tradizione nordica si ritrova pure, come abbiamo avuto modo di vedere, in Odino/Wodan, da cui deriva infatti il giorno della settimana che latinamente spetta a Mercurio (wednesday=βWodan’s dayβ). Ugualmente, in molteplici tradizioni di ogni parte del mondo si trovano figure numinose connesse sia con la fertilitΓ che con il Mondo Infero e lβOltretomba, a partire dal mediterraneo Signore dell’Ade Plutone, tra i cui simboli vi Γ¨ laΒ cornucopia (*krn), veicolante abbondanza, feconditΓ , ricchezza.
Cernunno, Odino, Dioniso e altre divinitΓ del ‘Sole invernale’
di Marco Maculotti
copertina: Hermann Hendrich, “Wotan”, 1913
[segue da: Cicli cosmici e rigenerazione del tempo: riti di immolazione del βRe dellβAnno Vecchioβ].
Nella pubblicazione precedente abbiamo avuto modo di analizzare il complesso rituale, ravvisabile ovunque presso le antiche popolazioni indoeuropee, incentrato sull’immolazione (reale o simbolica) del Β«Re dell’Anno VecchioΒ» (ad es. Saturnali romani), come rappresentazione simbolica dell’Β«Anno MorenteΒ» che deve essere sacrificato per far sΓ¬ che il Cosmo (=lβordine delle cose), rinvigorito da tale azione cerimoniale, conceda la rigenerazione del Tempo e del βMondoβ (nellβaccezione pitagorica di Kosmos come unitΓ interconnessa) nel nuovo anno a venire; anno che, in tal senso, assurge a micro-rappresentazione dell’Eone e, quindi, dell’intera ciclicitΓ del Cosmo.Β Procediamo ora all’analisi di alcune divinitΓ intimamente collegate con la Β«crisi solstizialeΒ», al punto di assurgere a rappresentanti mitici del Β«Sole InvernaleΒ» e, per esteso, del Β«Re dell’Anno CalanteΒ»: Cernunno, il ‘dio cornuto’ per antonomasia, per quanto riguarda l’Γ mbito celtico; Odino e la ‘caccia selvaggia’ per quello scandinavo e Dioniso per quanto riguarda l’area mediterranea.
La festivitΓ di Lughnasadh/Lammas e il dio celtico Lugh
Anticamente, presso le popolazioni celtiche, all’inizio del mese di agosto si celebrava Lughnasadh/Lammas, la festa del primo raccolto, istituita secondo il mito dal dio Lugh in persona. Un’analisi delle funzioni di quest’ultimo ci permetterΓ di metterne in risalto la notevole poliedricitΓ e le corrispondenze con altre divinitΓ delle tradizioni indoeuropee (come Apollo, Beleno e Odino) e addirittura con due potenze divine della tradizione giudaico-cristiana apparentemente opposte fra loro: Lucifero e l’arcangelo Michele.
Metamorfosi e battaglie rituali nel mito e nel folklore delle popolazioni eurasiatiche
di Marco Maculotti
Il toposΒ della metamorfosi zoomorfa Γ¨ largamente presenteΒ nel corpus folklorico di un gran numero di tradizioni antiche, siaΒ dell’Europa arcaica (sulle quale ci concentreremo principalmente in questo studio), sia di altre aree geografiche.Β GiΓ fin dal V secolo a.C., in Grecia, Erodoto menzionava uomini in grado di trasformarsi periodicamente in lupi. In Africa, in Asia e nel continente americano sono state documentate tradizioni simili, con riferimento a metamorfosi temporanee di esseri umani in fiere: orsi, leopardi, iene, tigri, giaguari.Β Talvolta, in alcuni casi storicamente documentati del mondo antico (Luperci, Cinocefali, Berserker) Β«l’esperienza paranormale della trasformazione in animale assume caratteri collettivi ed Γ¨ all’origine di gruppi iniziatici e di societΓ segreteΒ» (Di Nola, p.12).
I benandanti friulani e gli antichi culti europei della fertilitΓ
di Marco Maculotti
copertina: Luis Ricardo Falero, “Witches going to their Sabbath“, 1878).
Carlo Ginzburg (nato 1939), rinomato studioso del folklore religioso e delle credenze popolari medievali, pubblicΓ² nel 1966 come opera prima I Benandanti, una ricerca sulla societΓ contadina friulana del Cinquecento. L’autore, grazie ad un notevole lavoro su un cospicuo materiale documentario relativo ai processi dei tribunali dell’Inquisizione, ricostruΓ¬ il complesso sistema di credenze diffuse fino ad un’epoca relativamente recente nel mondo contadino dell’Italia settentrionale e di altri paesi, di area germanica, dell’Europa centrale.
Secondo Ginzburg, le credenze riguardanti la compagnia dei benandanti e le loro battaglie rituali contro le streghe e gli stregoni nei giovedΓ¬ notte delle quattro tempora (Samain, Imbolc, Beltaine, Lughnasad), erano da interpretare come un’evoluzione naturale, avvenuta lontano dai centri cittadini e dall’influenza delle varie Chiese cristiane, di un antico culto agrario con caratteristiche sciamaniche, diffuso in tutta Europa fin dall’etΓ arcaica, prima della diffusione della religione giudaico-cristiana. Di notevole interesse Γ¨ anche l’analisi di Ginzburg sull’interpretazione proposta ai tempi dagli inquisitori, i quali, sovente spiazzati da quanto sentivano in sede di interrogatorio dagli imputati benandanti, si limitarono per lo piΓΉ ad equiparare la complessa esperienza di questi ultimi alle nefande pratiche della stregoneria. Anche se con il passare dei secoli i racconti dei benandanti si fecero sempre piΓΉ simili a quelli riguardanti il sabba stregonesco, l’autore notΓ² che questa concordanza non era assoluta:
Β« Se, infatti, le streghe e gli stregoni che si danno convegno la notte del giovedΓ¬ per darsi a Β«saltiΒ», Β«spassiΒ», Β«nozzeΒ» e banchetti, evocano immediatamente l’immagine del sabbaβquel sabba che i demonologi avevano minuziosamente descritto e codificato, e gli inquisitori perseguitato almeno dalla metΓ del ‘400βnondimeno esistono, tra i raduni descritti dai benandanti e l’immagine tradizionale, vulgata del sabba diabolico, differenze evidenti. In questi convegni, a quanto sembra, non viene reso omaggio al diavolo (alla cui presenza, anzi, non si accenna neppure), non si abiura la fede, non si conculca la croce, non si fa vituperio dei sacramenti. Al centro di essi vi Γ¨ un rito oscuro: streghe e stregoni armati di canne di sorgo che giostrano e combattono con benandanti provvisti di rami di finocchio. Chi sono questi benandanti? Da un lato, essi affermano di opporsi a streghe e stregoni, di ostacolarne i disegni malefici, di curare le vittime delle loro fatture; dall’altro, non diversamente dai presunti avversari, asseriscono di recarsi a misteriosi raduni notturni, di cui non possono far parola sotto pena di essere bastonati, cavalcando lepri, gatti e altri animali. Β»
βCarlo Ginzburg, Β«I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e SeicentoΒ», pp. 7-8















