Siamo andati a Java a visitare il Borobudur, il complesso templare buddhista piรน grande del mondo: un’occasione imperdibile per approfondirne il simbolismo sacro architettonico, seguendo le orme di studiosi comeย Stutternheim, Paul Mus e Mircea Eliade.
di Marco Maculotti
Costruito — si tramanda — intorno all’800 d.C. dalla Dinastia Sailendra (letteralmente ยซSignori delle Montagneยป), appartenenti alla Scuola Mahฤyฤna, il tempio di Borobudur รจ considerato, oltre che la piรน immensa costruzione sacra buddhista mai edificata, anche una delle piรน impressionanti del mondo intero, equiparabile solo ad alcuni complessi templari egiziani, indiani e mesoamericani.

Ubicato a circa 40 km da Yogyakarta, nell’isola di Giava, la struttura del Borobudur haย una base di 123×123 metri e un’altezza di 35 metri ed รจ costituito complessivamente da piรน di due milioni di colossali blocchi di pietra. Le sue pareti sono ricoperte da 2.672 bassorilievi,ย di cui piรน di 1.400 raffiguranti storie della vita delย Buddhaย (per una lunghezza complessiva che supera i 5 km e una superficie che arriva agli 8 kmยฒ) e da 504 statue con le sue fattezze (di cui 432 dal volto sereno e 72 in meditazione, da seduto).ย Alcuni studiosi ritengono che, sebbene al giorno d’oggi i colori della pittura siano svaniti ormai da tempio, in origine la pietra grigia fosse dipinta a colori vivaci, proprio come un vero e proprio, enormeย mandala tridimensionale: รจ infatti solo dall’alto che, potenzialmente, si potrebbe apprezzare del tutto laย complessitร della pianta e la struttura architettonica del complesso sacro.
La scelta del luogo fu, inoltre, attentamente studiata secondo i principi della geografia sacra: poco lontano dalla piana in cui il tempio si erge, si trova una confluenza di due fiumi che ricorda quella dei sacri fiumi Gange e Yumna; poco lontano, svetta una catena montuosa che puรฒ portare alla mente dei fedeli l’Himalaya o il Monte Meru della tradizione induista. In piรน, secondo la tradizione, il Borobudur รจ stato costruito su uno dei punti-cardine della ยซgriglia terrestreยป: una credenza che ricorda quella che si ritrova nella vicina Bali, in cui si enumera un novero di templi, i cosiddetti Sad Kahyanganย o ยซSei Santuari del Mondoยป (anche se alcune liste arrivano a contarne piรน del doppio),ย che si ritengono edificati in aree geografiche strategiche — ยซcentraliยป nella geografia ยซmisticaยป dell’isola per garantirne l’equilibrio spirituale, oltre che geologico.

I numerosi terremoti e tsunami, d’altra parte, sono una realtร estremamente conosciuta in queste isole ubicate proprio sopra il cosiddettoย Pacific Rim; e forse non รจ un caso se il tempio di Borobudur, durante il sisma spaventoso occorso nell’anno 2006, sia rimasto quasi miracolosamente illeso (a differenza, per esempio, del complesso templare di Prambanan, edificato a breve distanza, che subรฌ gli effetti del sisma sia nel 2006 che nei secoli precedenti).
In questa sede, noi parleremo — accompagnando le osservazioni con una selezione di foto da noi scattate durante la visita al tempio — dell’importanza simbolica del complesso templare di Borobudur avvalendoci della lettura proposta daย Mircea Eliadeย nel saggioย Barabudur, templul simbolic, originariamente pubblicato sulla ยซRevista Fundatiilor Regaleยป, IV, 9, 1937 [pp. 605-617] e disponibile nella traduzione italiana [Borobudur, tempio simbolico] nella raccoltaย L’isola di Euthanasius. Scritti letterariย edita da Bollati Boringhieri [Torino, 2000], nonchรฉ al (colossale) testo cui lo storico delle religioni romeno fa maggiore riferimento:ย Barabudur. Esquisse d’une historie du Bouddhisme fondรฉe sur la critique archรฉologique des textesย di Paul Mus, inizialmente apparso sul ยซBulletin de l’รcole franรงaise de l’Extrรชme-Orientยป e poi pubblicato nel 1935 da Geuthner.
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Giร Willem F.ย Stutternheimย [1927] aveva compreso che il tempio di Borobudur, considerato nel suo complesso architettonico, non รจ altro, in primo luogo, che la rappresentazione simbolica dell’Universo. Paul Mus lo conferma, ed Eliade contribuisce all’ipotesi (ormai unanimemente accettata dagli addetti ai lavori) con una ‘rinfrescata’ di alcune delle tematiche principali della sua opera: il tempio come ยซCentroยป, comeย imago mundi, e come simbolo succedaneo dell’ยซAlbero Cosmicoยป o della ยซMontagna Celesteยป, con funzione di Axis Mundi, ovvero di ยซAsse Cosmicoยป che sorregge il Mondo in tutti i suoi livelli di manifestazione, dai piรน elevati ai piรน materiali.

Paul Mus, tuttavia, aveva anche notato che il tempio di Borobudur รจ idealmente (se visto o immaginato dall’alto) uno yantraย (letteralmente, ยซstrumento, vincolo, bardaturaยป), vale a dire un oggetto, raffigurazione o diagramma realizzato in modo da riassumere simbolicamente la dottrina e la Legge (dharma), come รจ ad esempio, nella tradizione buddhista — abbiamo giร detto — ilย mandala. Cosรฌ Eliade, nel saggio di cui ci serviamo per questa analisi, riassume tale intuizione dell’antropologo francese [Borobudur, p. 52]:
ยซ La costruzione รจ tale che percorrendola e meditando su ogni scena delle numerose gallerie adorne di bassorilievi, il pellegrino assimila la dottrina buddhista. Conviene insistere su questo punto: il tempio รจ un corpo simbolico del Buddha e, in quanto tale, il fedele “apprende” o “sperimenta” il buddhismo visitandolo, con la stessa efficacia che se recitasse le parole del Buddha o meditasse su di esse. In tutti i casi, egli si avvicina alla presenza sovrareale del Buddha. La dottrina รจ il “corpo verbale” del Buddha; il tempio, o stลซpa, รจ il suo “corpo architettonico”. ยป
In questo senso, nella tradizione buddhista il tempio incarna la Legge (dharma) e indica quindi le vie per giungere alla salvezza (nirvฤแนa). ร per questo che il tempio di Borobudur รจ costruito in modo tale da traslitterare nella pietra, nei vari livelli della struttura, nei bassorilievi e nelle statue, le ยซsfereยป della meditazione. Proprio per questo si puรฒ affermare a ragion veduta che il Borobudur รจ un vero e proprio ยซlibro di pietraยป, passibile di una vera e propria lettura da parte del visitatore che lo sappia realmente comprendere.

L’edificio รจ infatti strutturato in dieci terrazze, corrispondenti alle dieci fasi del cammino spirituale verso la perfezione, suddivise a loro volta in tre gruppi, equivalenti ai regni delย saแนsฤra:ย il primo livello rappresenta la vita nelle spirali del desiderio (ยซregno del desiderioยป o kฤmadhฤtu);ย i cinque livelli quadrati rappresentano la progressiva emancipazione dai sensi (ยซregno della forma puraยป o rupadhฤtu);ย le ultime tre terrazze circolari, infine, simboleggiano il cammino progressivo verso il definitivo nirvฤแนa (ยซregno del senza-formaยป o arลซpyadhฤtu), simboleggiato dal livello piรน elevato, al culmine assiale della struttura.
ร inoltre curioso, ma nondimeno significativo per certe ipotesi riguardanti l’esistenza di una ยซtradizione primordialeยป diffusa in tutto il mondo — aggiungiamo noi — che il livello piรน basso della struttura (quello che rappresenta il piano ยซinferoยป della manifestazioneยป), come non di rado capita di vedere nei templi dell’area indonesiana, termini in megalitiche facce ofidiche, sorprendentemente simili a quelle che si possono trovare nei templi a terrazze messicane, per esempio in quello tolteco-maya di Chichรฉn Itzรก, dove rappresenta, illuminato durante il solstizio d’estate, la potenza generativa del dio supremo Quetzalcoatl nell’atto di scendere sulla terra sotto forma di luce solare.
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Ritornando al quadro generale che si pone ai nostri occhi osservando l’architettura sacra di Borobudur, diamo direttamente la parola a Mircea Eliade che, parafrasando gli studi di Mus, afferma [pp. 55-56]:
ยซ Il pellegrino non ha una visione totale e diretta del tempio. Visto dall’esterno, Borobudur assomiglia a una terrazza di pietra a piรน piani. Le gallerie che conducono alle terrazze superiori sono costruite in modo che il visitatore veda solo i bassorilievi e le statue delle nicchie. L’iniziazione procede dunque gradualmente. Meditando su ogni singola scena, il pellegrino percorre i due chilometri e mezzo di gallerie in una meditazione ininterrotta. […] Il tempio non puรฒ essere “assimilato” dall’esterno. Le statue infatti non si vedono. Solo l’iniziato, percorrendo le gallerie, scopre poco a poco i livelli della realtร soprasensibile, i gradi della meditazione nella loro rappresentazione iconografica. Li scopre e li assimila. ยป
Vale la pena di riportare anche un paio di citazioni dello stesso Paul Mus [cit. in Eliade, Borobudur, pp. 55-56, note 10 e 11]:
ยซ I buddha dapprima visibili nelle nicchie, poi seminascosti dietro le inferriate degli stลซpa […] scandiscono un cammino verso l’illuminazione, attraverso una materia sempre meno percettibile, e senza d’altronde raggiungere qui il fine ultimo, rimandato al momento dell’annientamento finale, come lo stลซpa chiuso dร a intendere. Le immagini che sfilano, d’altra parte, lungo le terrazze a gallerie, non avrebbero altro scopo che quello di fissare e di sostenere la mente dei monaci nei passaggi attraverso il Rลซpadhฤtu. Libro di pietra, come si รจ detto, ma offerto alla meditazione, non alla lettura corrente. […] Esso non appare, come nelle navate gotiche, come il simbolo di un rapido slancio di fede, nรฉ di una salvezza raggiungibile in una vita, o anche — attraverso la grazia — in un solo istante; ma, considerato nella sua massa scolpita, esso raffigura l’ascensione interminabile che la dottrina ripartisce fra innumerevoli esistenze. Non si puรฒ salire all’istante. Occorre vagare a lungo nel ciclo della nascita e della morte, elevandosi solo poco a poco. ยป
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Si รจ giร accennato al fatto che lo stลซpa, monumento buddhista tipico che si ritrova in gran numero in India, Ceylon e Birmania, presente in gran numero sui tre livelli del Borobodur immediatamente sottostanti a quello piรน elevato, รจ al tempo stesso immagine architettonica del Cosmo e ยซcorpo misticoยป del Buddha: egualmente, l’altare vedico si configura nell’induismo come ยซCentroยป, imago mundi e ยซcorpo misticoยป di Agni, dio del fuoco e immagine stessa dell’atto sacrificale. ร Mus stesso a comprendere che [cit. in Eliade, Borobudur, p. 59, nota 14]:
ยซ L’essenziale di questi simbolismi รจ la ricostituzione del Dio-Tutto, Prajฤpati, disperso al ย momento della creazione: l’altare sarร la sua persona ricostituita, sotto questo nome o sotto quello di Agni, suo “figlio”, che con lui viene, all’occorrenza, identificato. ยป
E qui, nell’ambito delle corrispondenze fra macro e microcosmo, possiamo spingerci oltre. ร infatti risaputo che spesso e volentieri lo stลซpa, ยซcorpo misticoยป del Buddha, contiene reliquie sacre che, come dice Eliade, ยซgli conferiscono una vitaย assoluta, sovratemporaleยป; nรฉ, d’altronde, รจ rilevante se questi resti siano appartenuti davvero alla manifestazione fisica del ยซBuddhaยป o alle spoglie di qualsivoglia ยซilluminatoยป. L’importante รจ, nella tradizione buddhista come pressochรฉ in tutto il mondo ยซtradizionaleยป, che il tempio venga ยซanimatoยป da un sacrificio operato ritualmente, nel momento intercorrente tra la fine dell’edificazione del medesimo e l’inizio della sua utilizzazione sacrale e religiosa.
Troviamo la stessa usanza, per non allontanarci troppo, in Mongolia, nella cultura nomadico-sciamanica delle steppe; ma anche, estendendo i confini delle nostre ricerche, in tutto il resto del mondo, dall’Africa nera (anche in occasione dell’inaugurazione di un forno ย metallurgico, che si configura come il ยซtempioยป del fabbro [cfr. Eliade, Arti del metallo]) all’Europa, fino alle Americhe e alle sperdute isole del Pacifico. E, forse, persino il culto delle reliquie dei santi cristiani nell’Europa pre-moderna non ha una fonte troppo dissimile.
Questi sacrifici umaniย ยซavevano il significato di animare l’edificio, il quale ha bisogno per questo di un’anima, di una vitaยป; in tal modo ยซnon soltanto la costruzione dura […], ma รจ animata da una vita sacra, รจ dunque un mondo in sรฉยป [p. 53]. Il soggetto sacrificato diventa in qualche modoย imagoย di Prajรฃpati/Agni o del Buddha, il cui ยซcorpoยป (corpo ยซfisicoยป, ma anche ยซspiritualeยป e ยซdottrinaleยป) ha subito inย illo tempore una disgregazione e deve quindi, mediante il rituale, essere ricostituito, esattamente come il corpo di Osiride nel mito egizio e come quello di Dioniso Zagreo divorato dai Titani nel mito greco.
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Nรฉ si deve dimenticare di menzionare il valore ยซpoliticoยป dello stลซpa in quanto ยซCentroยป: costruire uno stลซpa al centro d un territorio — scrive Eliade [p. 57] — equivale a ยซconsacrareยป tale territorio alla Legge buddhista, al dharma, ma anche, al tempo stesso, a ยซvincolarlo al sovrano che, in quantoย cakravartin, รจ considerato il “centro” di questa “rosa dei venti” regale che รจ l’imperoยป, a sua volta imagoย umana, ierofania antropomorfa del Monte Meru,ย Axis Mundiย e centro del Cosmo, fisso nella sua posizione assiale e imperturbabile agli avvenimenti del saแนsฤra, dalla cui ยซvettaยป osserva il Cosmo dispiegarsi nella sua molteplice manifestazione.
Lo stลซpa, dunque, ma anche l’altare vedico, e il tempio piรน in generale, come imago mundi, come rappresentazione di uno ยซspazio sacroยป, ma non solo: anche come centro stesso del potere — non solo ยซspazialeยป, ma anche — ยซtemporaleยป, in tutti i sensi. ร lo stesso Eliade a mettere in rilievo come Borobudur — e qualunque altro tempio costruito secondo i dettami tradizionali indo-buddhisti — sia interpretabile anche come raffigurazione di un ยซtempo sacroยปย che deve essere anch’esso — passo dopo passo, livello dopo livello —ย ricostituitoย e quindi, alfine,ย ri-trovato, con un parallelismo rintracciabile, forse, nella tradizione occidentale, nella nostalgia delle origini volta ad un auspicato ritorno dell’edenica Etร dell’Oro. Cosรฌ Eliadeย [p. 58]:
ยซ La costruzione del “centro” non avveniva soltanto nell’ordine dello “spazio”, ma anche in quello del “tempo”. In altre parole, il tempio diveniva non soltanto il centro del Cosmo, ma anche il quadrante indicatore dell’ “anno sacro” e dunque del “tempo”. Come รจ detto nello ลatapatha Brฤhmana, l’altare vedico รจ il tempo materializzato, รจ l’ “anno”; affermazione egualmente valida per i templi. La costruzione tiene conto dei quattro “orizzonti” (lo spazio, il Cosmo), ma anche della direzione, della scansione temporale delle nicchie adorne di bassorilievi. ยป
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Con queste rapide indicazioni, che abbiamo fornito in larga parte suggendo dal saggio di Eliade, il lettore puรฒ farsi da solo un’idea riguardo alla ยซvisione del mondoยป tipica delle cosiddette societร ยซtradizionaliยป indo-buddhiste: nel complesso di Borobudur la tecnica architettonica, per quanto incredibile e degna di tutte le lodi possibili ed immaginabili, viene innanzitutto utilizzata come mezzo per accompagnare il visitatore nella lettura di ciรฒ che sta, in una eccezionale visione spazio-temporale cosmica, nascosto dietro il velo di tutti i simboli che ne costituiscono il ยซcorpoยป, che il fedele deve ricostruire e ri-trovare.
ร importante sottolinearlo, in chiusura, ancora una volta: si tratta qui del ยซcorpo del Buddhaยป inteso come Coscienza Assoluta, beatitudine eterna ed atemporale, indifferente al gioco della creazione e alle ronde delย saแนsฤraย (e, quindi, anche del ยซcorpo buddhicoยป — l’esoterismo occidentale direbbe ยซmercurialeยป — insito nei recessi dell’essere umano che lo sappia far maturare), ma anche della Legge cosmica stessa, ilย dharma. Cosรฌ, regolandosi secondo le corrispondenze — abbiamo detto — spazio-temporali esistenti fra macrocosmo (Cosmo/Buddha/dharma)ย — scolpito nella pietra grigia come se fosse davvero un ยซlibro di pietraยป –,ย e microcosmo (la coscienza umana reincarnantesi attraverso i cicli di morte e rinascita), l’iniziato vagante per i dieci livelli del tempio di Borobudur puรฒ sperimentare l’ascesi mistica nel piรน reale senso del termine che si possa immaginare.
M.M.
P.S. — Un ringraziamento personale per la realizzazione di questo reportage va a Gigi, mio ยซciceroneยป e compagno di peregrinazioni durante gran parte del viaggio in Indonesia; a Fina, con cui ho visitato i complessi templari di Borobudur e Prambanan; a Sonja e Kartika, per la gentile ospitalitร durante il mio soggiorno a Yogyakarta.

















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