Il futurismo esoterico dei Cosmisti russi

Il Cosmismo Γ¨ il miracolo di una sintesi che l’Occidente conobbe per l’ultima volta nel Rinascimento e che prese piede nel secolo scorso nella Russia sovietica della “corsa allo spazio”: un atteggiamento piΓΉ che una corrente vera e propria, un crocevia di esperienze e ricerche che spazianoΒ dal futurismo esoterico al pragmatismo trascendentale, dal realismo magico al materialismo idealistico, dall’umanesimo alΒ transumanesimo.


di Andrea Scarabelli
originariamente pubblicato sul blog dell’autore su IlGiornale
copertina: Konstantin Yuon, “New Planet”, 1921

 

PiΓΉ che un territorio, la Russia Γ¨ unaΒ visione del mondo, la corrispondenza formulata da Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev traΒ geografia fisica e geografia spirituale, la vittoria dell’immensitΓ , della vaghezza e dell’imponenza, Giano bifronte tra un paganesimo dionisiaco e l’ortodossia. La Russia Γ¨ un mistero custodito nei monasteri e nei deserti notturni, Γ¨ l’enigma stesso di questa congiunzione, che si riverbera a livello antropologico cosΓ¬ come politico-sociale. Da un lato, scriveva Berdjaev, Β«dispotismo e ipertrofia dello Stato, dall’altro anarchismo e sregolatezza; da una parte crudeltΓ  e inclinazione alla violenza, dall’altra benevolenza e umanitΓ ; da una parteΒ individualismoΒ e consapevolezza elevata della personalitΓ , dall’altraΒ collettivismo impersonale; da un lato nazionalismo ed elogio dell’individuo, dall’altra universalismo e ideale dell’uomo universale; da una parte spirito religiosoΒ escatologicoΒ eΒ messianico, dall’altra una devozione che si esprime nell’esterioritΓ ; da un lato la ricerca di Dio, dall’altro un ateismo militante;Β da un lato schiavitΓΉ, dall’altro rivoltaΒ». Ad ogni modo, conclude il filosofo, Β«la Russia non Γ¨ mai stata borgheseΒ».

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Fu da una geografia spirituale di questo tipo che nacquero i protagonisti di questa storia, poco conosciuta in Italia. A loro Γ¨ dedicato il volume diΒ George M. YoungΒ appena uscito perΒ Tre EditoriΒ nella traduzione – magistrale – di Alessandro Zabini.Β I cosmisti russiΒ Γ¨ dedicato ai vari esponenti (eterogenei in maniera disarmante) di una temperie culturale unica nel suo genere. Qualche esempio: Β«Nikolaj FΓ«dorov, bibliotecario eccentrico e pensatore religioso; Vladimir Solov’ëv, poeta mistico e filosofo idealista; Nikolaj Umov, fisico e conferenziere leggendario; Konstantin Ciolkovskij, pioniere del volo spaziale e scrittore teosofico; Vladimir Vernadskij, geochimicoΒ». E poi Florenskij e Berdjaev, filosofi e mistici, cosmonauti e asceti, dagli esponenti della filosofia russa ottocentesca all’élite degli scienziati sovietici.

A unirli Γ¨ ilΒ cosmismo, un atteggiamento piΓΉ che una corrente vera e propria, un crocevia di esperienze e ricerche che spazianoΒ dal futurismo esoterico al pragmatismo trascendentale, dal realismo magico al materialismo idealistico, dall’umanesimo alΒ transumanesimo. Ossimori, si dirΓ . Ma solo per noi: il cosmismo Γ¨ il miracolo di una sintesi che l’Occidente conobbe per l’ultima volta nel Rinascimento (successivamente fu resuscitata da personalitΓ  isolate, le cui vite attendono ancora di essere raccolte in un’unicaΒ enciclopedia delΒ realismo magico) ma che in Russia ha fatto scuola per piΓΉ di due secoli, continuando a ossessionare i contemporanei. I cosmisti non sono realtΓ  di ieri ma esistono tutt’ora, costituendo forse il miglior distillato dello spirito russo, un antidoto eurasiatico all’occidentalizzazione mondiale e alla colonizzazione atlantista delle coscienze.

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Β«Dio divenne uomo affinchΓ© l’uomo potesse diventare DioΒ» recita un antico adagio: Γ¨ forse la quintessenza della prospettiva cosmista. Superomismo allo stato puro, ma anzituttoΒ superomismoΒ magico. È l’idea che la materia non possa prescindere dallo spirito e viceversa: se il progresso prescinde dallo sviluppo spirituale conduce a disastri, laddove la sola spiritualitΓ  svincolata da elementi pratici genera un’alienazione senza pari.Β Realismo e magia,Β tecnica ed esoterismo, insomma: il cosmismo fu il tentativoΒ archeofuturistaΒ di riunire gli opposti, in vista dell’ampliamento dei confini dell’essere umano, fino alle stelle.

Un tentativo all’insegna dellaΒ pratica. Se la modernitΓ  ha coltivato un divario incolmabile tra teoria e pratica, scienze dello spirito e scienze della materia, nel pensiero cosmista la portata di ogni scoperta Γ¨ misurata dalla trasformazione – non solo materiale, ovviamente – che Γ¨ in grado di propiziare. OgniΒ -logiaΒ deve diventareΒ -urgia, ogni disciplina astratta una via di liberazione, secondo un’otticaΒ totaleΒ che prescrive la mobilitazione di tutte le discipline, dalla tecnica all’arte, per realizzare laΒ trasmutazione del Sé un tempo tentata dall’esoterismo operativo. Basilare (come ovunque nell’esoterismo occidentale, secondo la celebre tesi di Antoine Faivre) Γ¨ la connessione analogica tra alto e basso,Β microcosmo e macrocosmo. Conoscendo i legami simpatetici che legano ogni ente al tutto Γ¨ possibile manipolare la natura (vincolarla, come scrisse Giordano Bruno nelΒ De vinculis in genere), trasformando l’operatore inΒ piΓΉ-che-uomo.

Solo cosΓ¬ ha luogo l’espansione integrale cui Γ¨ chiamata l’umanitΓ . Un’espansioneΒ materiale, nelle profonditΓ  del cosmo, eΒ spirituale, vale a dire la costruzione ermetica della propria personalitΓ . A differenza dell’individuo moderno, chiuso in sΓ© stesso, l’uomo cosmista si trascende:Β individualmente, riunendo tutte le proprie antinomie interiori;Β socialmente, coltivando quelle relazioni, verticali e orizzontali, che vanno a costituire il tessuto sociale, smembrato dall’individualismo e dall’utilitarismo capitalista;Β cosmicamente, infine, ricongiungendosi con l’universo, operando una profonda rivoluzione copernicana nelle coscienze (ragion per cui la cosmonautica sarΓ  naturale sviluppo del pensiero cosmista). Se la nostra, come dicevaΒ J. R. R. Tolkien, Γ¨ Β«un’era di mezzi migliori per fini peggioriΒ», allora occorre solamente mutare mentalitΓ , ricalibrare il tiro, restituendoci al cosmo e realizzando cosΓ¬ la nostra piΓΉ intima essenza.

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Capostipite ideale di questa scuola fuΒ Nikolaj FΓ«dorovič FΓ«dorovΒ (1829-1903), che visse immerso nell’ossessione della morte, nella totale incapacitΓ  di comprendere come la vita dovesse finire. DedicΓ² tutte le sue energie a ideare procedimenti per sconfiggerla, fino a postulare addirittura la resurrezione dei morti come compito piΓΉ elevato dell’umanitΓ  nuova. La resurrezione, nelle sue pagine, cessΓ² cosΓ¬ di essere un dogma per diventare un problema scientifico, dal fondo tuttavia spirituale: se il cosmo soggiace alla decomposizione organica, scrisse FΓ«dorov, spetta a noi agire in senso contrario, realizzando cosΓ¬ la nostra natura divina.Β Solve et coagula. Un compito che dovrebbe ricongiungere Paesi ed eserciti, uniti contro la natura, madre spietata.

Β«La resurrezione» scrisse nellaΒ Filosofia dell’Opera comune, il suo capolavoro,Β Β«sarΓ  opera non di un miracolo, ma di conoscenza e lavoro comune. Quel giorno atteso, quel giorno bramato nel corso delle Γ¨re, sarΓ  l’ordine di Dio e l’adempimento dell’uomo.Β»

Una missione universale non basata su idee democratiche nΓ© su ipotetiche SocietΓ  delle Nazioni ma condotta sotto l’egida diΒ un autocrate ortodosso russo, rappresentante di una religione la cui indiscussa superioritΓ  deriverebbe dalla centralitΓ  della resurrezione in essa. Ma se il cristianesimo ortodosso colloca la risurrezione alla fine della storia, per FΓ«dorov essa Γ¨ possibileΒ qui e ora. Si realizza cosΓ¬ il paradiso sulla terra – idea che in forma secolarizzata avrebbe caratterizzato il successivo marxismo, come messo a fuoco da una certa eretica filosofia della storia, e che spinse il filosofo Adriano Tilgher a scrivere:Β Β«Non si capisce nulla del pensiero di Marx se non loΒ si vede come una sintesi di natura essenzialmente religiosa e messianicaΒ».

Ma Nikolaj FΓ«dorovič FΓ«dorov, sopra ogni cosa, compΓ¬ lo sforzo titanico di riunire scienza e spiritualitΓ , azione e contemplazione. I suoi successori si sarebbero fatti portavoce di una delle due istanze, declinandosi in cosmisti β€œreligiosi” e β€œscientifici”, ma lui fu entrambe le cose. QuandoΒ DostoevskijΒ scoprΓ¬ le sue idee, gli scrisse: Β«Permettetemi di dire che in sostanza sono completamente d’accordo. Le ho lette come se fossero mieΒ». E le inserΓ¬ neiΒ Fratelli Karamazov, capolavoro del gigantismo russo di cui sopra. È su uno sfondo cosmista che si stagliano personaggi come il Raskol’nikov diΒ Delitto e castigoΒ e i Karamazov, maestri del nietzschianoΒ nichilismo attivo, titani e orfani di Dio sempre in procinto di crollare, avanguardie di un’umanitΓ  futura. Fu Dostoevskij stesso a parlare di FΓ«dorov a Solov’ëv, il quale si disse in linea con le idee del maestro cosmista. Idem perΒ Tolstoj, che dichiarΓ²: Β«Se non avessi la mia stessa dottrina, diverrei seguace di quella di Nikolaj FΓ«dorovič». Una simpatia, tuttavia, null’affatto corrisposta. Una volta, in biblioteca, vedendo i volumi ammassati Tolstoj esclamΓ²: Β«Bisognerebbe bruciarli tutti!Β». Stizzito, Nikolaj gli afferrΓ² la testa e sbraitΓ²: Β«Ho incontrato molti stupidi a questo mondo, ma mai nessuno come voi!Β».

Aneddotica a parte, laΒ Filosofia dell’Opera comuneΒ (pubblicata postuma nel 1906-1913) rimane un grandioso sforzo di sintetizzare azione e contemplazione,Β Oriente e Occidente, Asia ed Europa, nonchΓ© esplicitazione del compito destinale russo,Β terzo volto di GianoΒ da un punto di vistaΒ geopolitico e spirituale. Lo zar avrebbe ricoperto il ruolo, assegnatogli divinamente, di padre di tutti i popoli; Mosca sarebbe diventata laΒ Terza – e ultima – Roma.

Dal passato al presente, insomma, andata e ritorno. A questa diade Nikolaj aggiunse il futuro. Ma senza indulgere in nessun modo ai dogmi del progressismo ottocentesco:

Β« Se la stagnazione Γ¨ morte e la regressione non Γ¨ paradiso, il progresso Γ¨ un autentico inferno. Β»

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E questo perchΓ© il reale progresso Γ¨ quello che unisce il lato destro e il lato sinistro del sapere, uomo e universo, micro e macro. Nulla a che vedere con il progresso materialista, il quale non puΓ² attagliarsi alla complessitΓ  dell’uomo, che appartiene simultaneamente a diversi piani dell’essere ed Γ¨ l’attore principale dell’evoluzione attiva, principio che prescrive la partecipazione al destino del cosmo, nella persuasione che la razza umana non costituisca l’apice dell’evoluzione ma che, al contrario, si situi su un asse che Γ¨ nostro compito percorrere, ascendendo.

Lo stesso asse su cui si colloca la fusione di razionalitΓ  e misticismo che Γ¨ l’apice della realizzazione umana secondoΒ Vladimir Sergeevič Solov’ëv, cosmista diurno e notturno che tentΓ² di trasformare le idee di FΓ«dorov in un compiuto sistema metafisico. Una realizzazioneΒ ultra-umana, che abbraccia la religiositΓ  senza esaurirvisi e trasforma l’uomo e il mondo, inaugurando una nuova era terrestre. Questa sintesi ultima Γ¨ basata sulla Β«attivitΓ  congiunta della vita e dell’umanitΓ  per la trasformazione di quest’ultima da carnale, o naturale, a spirituale e divina. Nella sua intera struttura, il mondo riunito sarΓ  una immagine completa, verosimigliante del Dio TrinoΒ». Scopo ultimo del rinnovamento Γ¨ l’unione con il Cristo immortale, qui inteso come l’uomo trascendentaleΒ di cui ha parlatoΒ RenΓ© GuΓ©non, che commutaΒ tutteΒ le proprie potenzialitΓ  in attualitΓ , situandosi al centro della croce, o l’uomo eternoΒ a cuiΒ Jacques BergierΒ eΒ Louis PauwelsΒ hanno dedicato l’omonimo studio.

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Allo zenit spirituale del cosmismo brilla la stella diΒ Pavel Aleksandrovič Florenskij, il Β«Leonardo russoΒ», ambizioso fautore, come scrive George M. Young, di Β«una visione globale del mondo che conciliasse scienza, religione e arte, ragione e fede, tradizione ortodossa e taumaturgia avveniristicaΒ». Florenskij amava laΒ matematica, con cui si sarebbe potuta costituire una nuova mistica all’altezza dei tempi. Arruolato in vari progetti sovietici, rimase fino alla fine dei suoi giorni innamorato del Medioevo russo. Era affascinato in particolare dalleΒ iconeΒ (Β«teologia illustrataΒ», nella magnifica definizione del principe Eugene Trubetskoy), che vedeva comeΒ portali spalancati sull’Altrove, modelli appartenenti alla realtΓ  divina e a quella umana, mezzi per la verticalizzazione dell’esistenza, per la trasfigurazione della carne in spirito. Ma lui stesso era vivente finestra tra due mondi. Se Philip K. Dick aveva dichiarato di possedere un alter ego vissuto ai tempi di San Paolo, Florenskij ne aveva due o tre, in giro per la storia e i piani dell’essere. Un uomo irriducibile a un solo piano della realtΓ , che partecipΓ² a varie iniziative sovietiche, come giΓ  detto, mantenendo al contempo un perenne distacco interiore:

Β« Sembrava osservare il bolscevismo da un’altezza mistica, come fosse una fase necessaria del progetto. Β»

Una fase che un bel giorno decise di fare a meno di lui, giustiziandolo nei pressi di Leningrado l’8 dicembre 1937.

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Affine a Florenskij, un altro gigante del pensiero cosmista fu il travagliatoΒ Berdjaev, che rinnegΓ² il proprio retaggio aristocratico per diventare marxista, rifiutΓ² il marxismo per diventare cristiano e smise di essere cristiano per Β«abbracciare una futura vita cristiana attiva basata sulla libertΓ  e sulla facoltΓ  creatriceΒ». In lui l’Homo mysticusΒ ebbe la meglio sull’Homo religiosus, come scrive Young. Fu tra l’altro lui a dividere la storia umana in tre epoche: della Legge (Vecchio Testamento), della Redenzione (Nuovo Testamento) e una terza che avrebbe realizzato le premesse delle precedenti. Una tripartizione molto antica, in realtΓ , ma che in Berdjaev assume tratti specifici. È infatti l’ultima epoca che vedrΓ  il trionfo dellaΒ facoltΓ  creatrice. Una facoltΓ  ben diversa da quella che pervade ovunque la mentalitΓ  moderna, preda di pruriti ideologici e di un’ossessione dell’autorialitΓ  senza pari. Irriducibile a ogni categorizzazione estetica, letteraria o materiale, l’atto creativo Γ¨ anzitutto ontologico:

Β« CreerΓ  nuovi esseri anzichΓ© valori culturali, continuerΓ  la creazione, rivelerΓ  l’aspetto della natura umana al Creatore. La letteratura sarΓ  di nuovo essere. L’arte sarΓ  trasformata in teurgia, la filosofia in teosofia, la societΓ  in teocrazia. Β»

Questa la facoltΓ  che restituirΓ  all’uomo la propria grandezza, perduta quando l’EternitΓ  decise di tuffarsi nella Storia. È una soteriologia immanente al processo storico e non relegata alla fine dei tempi. Un’escatologia realizzabile qui e ora.

Dopo la morte di FΓ«dorov, furono tre le generazioni d’intellettuali che scelsero di raccoglierne il testimone: la prima agli inizi del XX secolo; la seconda nei primi anni Venti; infine, una terza dopo gli anni Ottanta, tutt’ora attiva. Come giΓ  accennato, vi furono cosmisti β€œreligiosi” e β€œscientifici”. In epoca sovietica i primi ebbero un rapporto difficile con il potere. Molti furono imbarcati sulla cosiddetta β€œnave dei filosofi”, che nel 1922 li esiliΓ² permanentemente, altri scelsero di rimanere e furono perseguitati, censurati o liquidatiΒ tout court. Se i cosmisti β€œreligiosi” dovettero attendere il disfacimento dell’Urss per riemergere, i cosmisti β€œscientifici” non furono invece riconosciuti come β€œnemici del popolo”, poichΓ© i loro studi, in qualche modo, β€œfunzionavano” praticamente. Anzi, si trovarono addirittura a collaborare con il potere, che d’altra parte si profuse in piroette ideologiche per negare quali fossero le radici di quelle conquiste tecniche. L’Urss, insomma, si fermΓ² ai frutti del loro sapere, senza giungere alle radici. Le quali erano, tanto per cambiare, metafisiche.

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Furono in effetti molti i cosmisti che declinarono le idee di FΓ«dorov nei domini delle scienze applicate.

Sergej Nikolaevič Bulgakov, ad esempio, provΓ² a trasformare l’economia in scienza spirituale, inserendosi tra i molti economisti eretici che non sarebbe sconsigliabile rileggere oggi, nel bel mezzo del naufragio del capitale. Spregiatore del denaro (sulla scorta dello stesso FΓ«dorov, ossessionato dall’idea di morire con qualche spicciolo in tasca), Bulgakov proposeΒ un paradigma alternativo a marxismo e capitalismo, rei ai suoi occhi di aver spersonalizzato l’umanitΓ . Osannato all’ombra dei due blocchi, Stella rossa e Stella bianca, il lavoro non era per lui una semplice attivitΓ  pratica, ma una forza cosmogonica capace di creare mondi (una visione simile a quella diΒ Ernst JΓΌnger, che in molti equivocarono, tra cui Oswald Spengler e Carl Schmitt) e soprattutto rimarginare la ferita da cui ha avuto inizio la storia, emendando la cacciata dall’Eden.

Ma uno degli esempi piΓΉ luminosi Γ¨ certamenteΒ Konstantin Δ–duardovič Ciolkovskij, padre della cosmonautica innamorato diΒ Jules VerneΒ e a sua volta autore di romanzi fantascientifici. Ciolkovskij realizzΓ² un’infinitΓ  di modelli di razzi spaziali e stese importanti relazioni che contribuirono alla realizzazione dello Sputnik 1. Β«L’eccentrico di Kaluga, che nel percorrere in bicicletta i sentieri polverosi dei villaggi aveva progettato spedizioni interplanetarieΒ», divenne eroe nazionale sotto l’Unione Sovietica, che si servΓ¬ di lui nella stessa misura in cui lui stesso sfruttΓ² l’Urss. Affascinato daΒ scienza,Β gnosiΒ eΒ teosofia, oggetto di culto tra gli adepti della New Age, aveva una personalissima visione del cosmo. Un cosmo vivente e dotato d’intelligenza, secondo diverse gradazioni e gerarchie: se nelle realtΓ  inferiori la materia ha la meglio sullo spirito, ascendendo la scala universale Γ¨ lo spirito a orientarla. All’apice, lo spirito fuoriesce dalla materia, fondendosi ai raggi di energia cosmica. Ecco il retroscena magico di questo singolarissimo scienziato, volutamente taciuto dai suoi committenti: se progettΓ² razzi spaziali era perchΓ© credeva che l’apice della realizzazione cosmica non si trovasse sulla Terra.

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Per poi non parlare diΒ Vladimir Ivanovič Vernadskij, che si pose l’arduo compito di guidare l’umanitΓ  dallaΒ biosferaΒ allaΒ noosfera. Persuaso che non vi fosse contraddizione alcuna tra scienza e spiritualitΓ , in un periodo in cui le accademie erano spesso ostaggio dell’ideologia si battΓ© per la libertΓ  della ricerca. E, in base ai principi della sua visione metapolitica, non ebbe alcuna difficoltΓ  a giudicare innaturali e contro natura tanto ilΒ bolscevismo, nel suo ossequio forzato dei popoli e lo sprezzo delle persone colte, quanto ilΒ nazionalsocialismo, con la sua aberrante dottrina della razza.

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Sotto il comunismo queste correnti s’inabissarono, ma solo apparentemente, come documentato da Francesco Dimitri nel suo (purtroppo introvabile)Β Comunismo magico. Oggi sappiamo cheΒ tuttiΒ i totalitarismi del XX secolo ebbero un retroscena esoterico. Ebbene, il comunismo non fece eccezione, si dimostrΓ² una realtΓ  piΓΉ ambigua di quanto non apparisse in superficie, se Γ¨ vero, come racconta Young, cheΒ EjzenstejnΒ era vicino a idee rosacrociane e dirigeva Β«una β€œcerchia gnostica” di adepti, tutti prestigiosi esponenti della cinematografia e delle arti visive sovieticheΒ». E che, anche se Β«dedicΓ² non poche delle sue energie a tentare di sradicare ogni β€œsuperstizione”, come egli stesso definiva la religione,Β StalinΒ era un uomo estremamente superstizioso secondoΒ Dmitrij Ε ostakovič». Anche perchΓ© era un ex seminarista.

Β«Quando il materialismo impera, risorge la magiaΒ» scrisse Huysmans. Ed ecco che l’immortalismoΒ propugnato dai cosmisti si trasforma inΒ teurgia prometeica. Quella dei cercatori di Dio riunitisi intorno aΒ Dmitrij Sergeevič MereΕΎkovskij, ad esempio, ansiosi di creare un nuovo Eden sulla Terra, esploratori di discipline disparate tra cui le matematiche non euclidee e la psicologia del profondo, la fisica subatomica e la metafisica di Ouspensky, antropologia e linguistica… Una sintesi che produsse risultati inaspettati e la cui originalitΓ  attende ancora di essere studiata da un punto di vista scientifico.

È sempre la sintesi tra realismo e magia a farsi sentire in queste correnti, che giunsero a influenzare l’opera futurista-suprematista-cosmista di Aleksej KručenychΒ La vittoria sul SoleΒ o ilΒ MysteriumΒ diΒ Skrjabin, wagneriana opera d’arte che, come racconta Young, avrebbe dovuto essere eseguita

Β« ai piedi dell’Himalaya, senza spettatori, esclusivamente con partecipanti, nel corso di sette giorni, in un crescendo cosmico che si sarebbe concluso con la fine del mondo e della razza umana, seguita dall’avvento di una specie sovrumana superiore. Β»

Sempre cosmista fuΒ Aleksandr Bogdanov, rivale di Lenin prima della rivoluzione e autore nel 1908 del romanzoΒ La stella rossa. Ben prima dei fascisti di Corrado Guzzanti, uno scienziato sovietico si reca su Marte, trovandovi una societΓ  utopistica, egualitaria e armoniosa. Oltre a prolifico scrittore di fantascienza, Bogdanov fu autore del monumentaleΒ Tektology, pubblicato in tre volumi che finirono per anticipare l’analisi di sistema e la cibernetica. Tutti questi autori erano convinti che la storia dell’umanitΓ  si articolasse in tre fasi successive:Β tellurica, limitata al nostro pianeta;Β solare, estesa al sistema che include la Terra;Β siderale, ampliata a tutto l’universo. E concepirono la sfida all’Ignoto come un processo ascendente da realizzarsi attraverso la scienza e la tecnica, ma anche la disciplina ascetica. Un messaggio di origine intimamente russa, ma provvisto di elementi universali.

Ma la galleria di ritratti deΒ I cosmisti russiΒ Γ¨ anzitutto un inno all’immaginazione creatrice, che testimonia l’esistenza di momenti in cuiΒ il reale e il fantasticoΒ cessano di essere antitetici, convolando a nozze e generando esperienze estatiche che infrangonoΒ le barriere della nostra prigione euclidea. Β«La magia non Γ¨ scienza del passato. È scienza del futuroΒ» ha scritto a ragione Colin Wilson. Parole su cui occorre meditare ripercorrendo le vicende di questi singolari autori, che videro nel materialismo e nella spiritualitΓ  due momenti da sintetizzare,Β realisti magici in viaggio verso un cosmo interiore. Quel cosmo che attende l’umanitΓ  futura.

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