8/7/1822 — 8/7/2020: quasi due secoli dall’annegamento di Percy Bysshe Shelley, la cui figura divenne subito ammirata e venerata dagli spiriti piΓΉ irrequieti. Il Prometeo che ruba il Fuoco per farne dono agli uomini, nel poeta inglese trovΓ² una versione agli estremi dell’alta idealitΓ , in nome di un radicale rinnovamento sociale e spirituale. Una stagione irripetibile, qui raccontata attraverso lati poco noti del Nostro e attraverso la profonda influenza su personalitΓ molto distanti tra loro, quali d’Annunzio, Crowley e Carducci.
di Stefano Eugenio Bona
copertina: Louis Edouard Fournier, “Il funerale di P.B. Shelley”Β
Β« Death is the veil which those who live call life. Β»
(Prometheus Unbound, III)
Il “Prometeo Liberato” si puΓ² dire sciolga dai vincoli gli spiriti piΓΉ ardenti dell’Ottocento e del primo Novecento. Nella triade del secondo romanticismo inglese, Shelley rappresenta lo spirito dell’apoteosi, Byron il demoniaco e Keats l’ingenuitΓ della Natura. Il Prometeo che non ancora trentenne trova la morte al largo di Viareggio, Γ¨ una delle figure piΓΉ magnetiche della storia della letteratura, nella sua breve vita sempre tesa sul filo delle esperienze piΓΉ disparate: dallo spiritismo all’ardimento fisico, dall’eroismo di penna alle gesta nel vortice del mondo, dai proclami anarco-socialisti ad una teodicea della storia. – Tutto provai. Tutto compresi e tutto / abbracciai col mio genio [1] la cifra espressa nellβirriducibilitΓ che trita i giorni, le ore e le opere, divorando faustianamente i giovani romantici inglesi, per riferirsi al Manfred di Byron. Eco di ciΓ² si avrΓ Β opportunamente nel Vate e nel suo famoso Tutto fu ambΓ¬to / e tutto fu tentato… [2] Intravediamo subito un Filo teso ed inevitabile.
In quei suoi versi e in quei suoi atti, due Prometei specifici trassero l’ βorma dell’indicibile” che la sapienza di Giorgio Colli nomina in “Dopo Nietzscheβ: ovvero linfa per andare all’enigma prima delle parole e poi trasporlo nella condizione estatica momentanea, attraverso stati della coscienza in cui la parola sorta non puΓ² mai essere riferita ad una logica di utilizzazione [3]:
Lβenigma compare, secondo Platone, quando il suono delle parole, nella sua significazione immediata, non restituisce quanto Γ¨ inteso da chi parla.
Ovvero: per tradurre certi stati si dovrΓ usare una forma verbale percepita come incongrua, da chi Γ¨ esterno alla dimensione ove β‘ntender no la puΓ² chi no la provaβ di dantesca memoriaβ¦

I.
Parliamo di Gabriele d’Annunzio e di Aleister Crowley. Il Vate e il Mago, alla fonte di Shelley, trassero questa linfa stuporosa di enigma piena, e la trasfusero a contatto con i propri geni. Shelley dona, non a caso, la potestΓ della trasfigurazione nel (e pel) nome: Ariel e Alastor sono riproposti nei furori di vita del duo, e in questo βfiglio del ventoβ situano la loro accensione. Ariel β spirito dellβaria nella Tempesta di Shakespeare, fu caro al Poeta e percepito dalla speciale sensibilitΓ di dβAnnunzio. Shelley cosΓ¬ appellΓ² lo schooner costruito a Genova, con cui partΓ¬ da Livorno l’8 luglio 1822, alla volta di San Terenzo. Alastor β o lo spirito della solitudine – si riferisce invece al poema del 1815 e risuona prepotentemente nella scelta stessa di mutare il nome da Edward Alexander in Aleister…
Poniamo giusto quattro dei tanti passaggi dove d’Annunzio chiarisce il proprio amore verso Shelley (onnipresente nel Piacere); una piccola ossessione financo, una nostalgia viola di morte (per citar Landolfi), una vera e propria accensione di furore, nelle opere giovanili, mutata poi in una chiamata verso la risacca delle gesta. La lingua degli spiriti che sembra tratteggiare il gioco di luce sfingea degli interni dannunziani, ne βIl Piacereβ reca note di grande intensitΓ visiva:
L’ombra, ovunque, era diafana e ricca, quasi direi animata dalla vaga palpitazion luminosa che hanno i santuari oscuri ov’Γ¨ un tesoro occulto. Il fuoco nel camino crepitava; e ciascuna delle sue fiamme era, secondo la imagine di Percy Shelley, come una gemma disciolta in una luce sempre mobileβ¦
Sempre ne Il Piacere, Maria Ferres (non a caso lβamante spiritualizzante, contrapposta alla femme fatale Elena Mutiβ¦) annota sul suo diario:
Leggo Percy Shelley, un poeta ch’egli ama, il divino Ariele che si nutre di luce e parla nella lingua degli spiriti…
Poi nel βTrionfo della Morteβ, agogna in chiave superomistica una trasfigurazione (sono gli anni del massimo spregio aristocratico e del piΓΉ fondo influsso di Nietzsche):
La fine di Percy Shelley, giΓ piΓΉ volte invidiata e sognata sotto l’ombra e il fremito della vela, gli riapparve in un immenso baleno di poesia. Quel destino aveva una grandiositΓ e una tristezza sovrumane.
Il piΓΉ tardo e sofferto βLibro Segretoβ Γ¨ un risguardoΒ tra lβeroismo della maturitΓ , ove palpita sempre lβesempio di Ariel:
Fra tre giorni posso essere in fondo al Carnaro, e rigettato sopra una spiaggia di Veglia, di Cherso, dell’Istro orientale, fra tre giorni posso alfine essere anch’io, come lo Shelley della mia adolescenza, qualcosa di ricco e strano, “something rich and strange”, o un livido cadavere introvabile, in una casacca di pelle, come Roberto Prunas. [4]
La definizione dello Shelley come maggior lirico moderno (nelle Faville del Maglio) si deve primariamente ad Enrico Nencioni e a Giuseppe Chiarini, insieme al De Bosis (che consacrΓ² tutta la vita a tradurre Shelley) a stretto contatto col Vate, nel periodo a cavallo tra XIX e XX secolo. In questo scritto lancia un peana illuminante su uno Shelley nascosto e comprensibile solo in una spiccata elezione del gusto e di alcune capacitΓ βsottiliβ che non passano da libri, cultura e gravami sociali:
Prometeo Γ¨ il piΓΉ grande poema di questo secolo, piΓΉ grande forse anche del Faust goethiano… Pare che veramente questo figlio dell’Oceano abbia risvegliata una voce che dormiva sconosciuta nel mondo. Anche le sue odi meno curate hanno qualcosa di sovrumano. Certe note sembrano uscite non dalla bocca d’un mortale ma da quella di un dio o di un dΓ¨mone. Certi versi paiono tessuti dell’elemento imponderabile d’un qualche sogno elisio… Mentre egli possiede le piΓΉ alte virtΓΉ dei piΓΉ alti maestri antichi, tutto Γ¨ nuovo in lui. Le sue immagini non si ritrovano in alcun altro poeta: scaturiscono dal suo cervello con tale prodigiosa abbondanza che i piΓΉ ricchi sembrano miseri al confronto di lui.
DβAnnunzio vive sulla propria pelle quella sorta di “calore animico” di Ariel, ovvero uno stato di rischiarante coscienza, intensificazione viva del fuoco noetico. Tale non-concetto essenziale viene reso alla fonte ermetica di Giuliano Kremmerz [5]:
Lβangelo della volontΓ Γ¨ ARIEL, forza o volontΓ , perchΓ© la piΓΉ potente forza Γ¨ la volontΓ dellβuomo che sappia quel che vuole… VirtΓΉ Γ¨ Ariel, Γ¨ la forza, Γ¨ la purificazioneβ¦. Ariel, intelligenza di Marte e dΓ©mone, diventa attivo nella zona elevata dellβintellettualitΓ ,Β mentre nel mondo materiale Γ¨ attivo in conflitto o bellicosoβ¦

Ariel fu il nome iniziatico allβinterno del martinismo, e chissΓ se lo Shelley ne intese le peculiaritΓ esattamente nei termini di cui sopra, quel che Γ¨ certo Γ¨ che negli anni del prestigioso Eton College intraprese assidue letture esoteriche (procurandosi libri rari di magia), partecipΓ² a sedute spiritiche ed ebbe pure una esperienza negromantica (senza successo), come testimonia attendibilmente lβamico e biografo Thomas Jefferson Hogg (col quale pubblicΓ² anche “The Necessity of Atheism”)Β in βLife of Percy Bysshe Shelleyβ. Notiamo di sfuggita l’opera giovanile (termine vago, data la prematura morte) βSt. Irvyne; or, the Rosicrucian: A Romanceβ: essa si basa sulle peregrinazioni e gli incontri con un fantomatico alchimista Rosa Croce.
Dallβaltra parte il demone Alastor, dal divin Shelley trasposto in potestΓ come βlo Spirito della Solitudineβ nel giuoco per varcare i mondi, cementΓ² ulteriormente il nome scelto dalla Bestia 666, ovvero una variante scozzese di Alexander, ieronimo con cui metteva in evidenza le sue presunte ascendenze gaeliche. In questo poema, la voce narrante del poeta trova βstrane veritΓ in terre sconosciuteβ, mentre il demone del poeta, Alastor appunto, ispira peregrinazioni al di lΓ della materia, passando sopra le distese della Persia, dellβArabia, e ancora tra le montagne del Caucaso e del Kahsmir. Tutto ciΓ² deve esser rimasto impresso nel viaggiatore Crowley, proprio per la valenza tutta interiore e misterica di un inabissarsi pel mondo a contatto col proprio demone. Si autonominΓ² βwanderer of the wasteβ, sempre mutuando la concezione shelleyana di una corsa contro il tempo, la societΓ , le convenzioni, e soprattutto, βthe wasteβ, in lui fu la fine del βresiduoβ dellβEone di Osirideβ¦
In De Poetis (Liber Aleph), Γ¨ chiara lβimportanza dei precursori-martellatori alla fine di questo ciclo cosmico [6]:
Per questa ragione il Poeta Γ¨ detto essere un’incarnazione dello Zeitgeist, cioΓ¨ dello Spirito o VolontΓ del suo periodo. CosΓ¬ ogni Poeta Γ¨ anche un profeta, perchΓ© quando ciΓ² che egli dice Γ¨ riconosciuto dagli uomini come l’espressione del loro stesso pensiero, essi traducono questo nell’atto, cosicchΓ© nella parlata del popolo volgare e ignorante, “ciΓ² che egli ha predetto Γ¨ accaduto”. Ora quindi, il Poeta Γ¨ l’interprete dei geroglifici della VolontΓ nascosta dell’uomo in molte questioni, alcune leggere, alcune profonde, come puΓ² essere dato a lui fare. Inoltre, non Γ¨ tutto considerato nella parola di ogni poema che tu puoi cercare questa profezia, ma nel quintessenziale gusto del Poeta. E questa Γ¨ un’arte estremamente necessaria per ogni statista. Chi se non Shelley predisse la caduta del cristianesimo e l’organizzazione del lavoro e la libertΓ della Donna? E chi se non Nietzsche proclamΓ² il principio alla radice della Guerra Mondiale? Allora osserva chiaramente che in questi uomini ci furono le chiavi degli oscuri cancelli del futuro; non avrebbero dovuto fare attenzione a ciΓ², i Re e i loro ministri, adempiendo alla loro parola senza conflitto?
Il romanticismo stesso della Bestia 666 si trova in quella poesia siglata da Shelley dopo la visita a Firenze del 1819, ove agli Uffizi vide la Medusa un tempo attribuita a Leonardo (ora ad un ignoto fiammingo): Nessun quadro fece impressione piΓΉ profonda sull’animo di Shelley, della Medusa, sottolinea Mario Praz. Nei seguenti versi troviamo un manifesto della sensibilitΓ romantica ormai pronta ad un abbraccio con lβinforme e a considerare parametri del bello in una diversa armonia, andando a tastare quei recessi di repulsione fino ad allora proibiti [7]:
Il suo orrore e la sua bellezza sono divini
Sulle sue labbra e sulle sue palpebre posa
la venustΓ come un’ombra: ne irradiano
ardenti e fosche, le agonie dellβangoscia
e della morte che sotto si dibattono.
—
E dal suo capo, come se fosse da un sol corpo, sorgono,
pari allβerba da unβumida roccia,
capelli che son vipere, e si attorcono e si distendono,
e intrecciano i nodi tra loro
e in infiniti avvolgimenti mostrano
il loro splendore metallico, quasi a irridere
la tortura e la morte interiori…
Per dirla con Mario Praz, Crowley apprende la bellezza medusea e poi attua alcune metamorfosi di Satana, prendendo a modello il vitalismo e lβenergia del Satana di Milton.
Anche su Shelley arrivΓ² lunga lβombra del “Paradise Lost“, eppure ci tenne a precisare (nella prefazione) come il suo Prometeo sopravanzi Satana, poichΓ© reca l’istanza di un amore verso gli uomini, fattore che nel secondo Γ¨ assente, mosso dall’orgoglio e dalla competitivitΓ . Giove (che rappresenta il Credo e la Corona) viene irriso e detronizzato dallo strenuo ideale di Prometeo, ed infatti utilizza scientemente una licenza rispetto al “Prometeo Liberato” di Eschilo, ove si suppone una riconciliazione tra Giove e la sua vittima. Qui no, nel Poema scritto principalmente sopra le rovine delle Terme di Caracalla, tra quegli archi vertiginosi allβepoca liberamente accessibili giorno e notte, si compie la vittoria del Titano in nome di una umanitΓ libera dal Padre Giove e in possesso di una autonomia normativa, con accesso altresΓ¬ libero al fuoco animatore, di cui riparleremo a breve.
Il secondo atto Γ¨ quello che tocca i livelli supremi dellβelevatezza morale: il Titano mostra compassione per le Furie che lo torturano, Il Prometeo-Shelley, nel sommo eroismo dispregia la propria vita materiale, cosΓ¬ rispondendo alla Prima Furia: Mio elemento Γ¨ ‘l dolore, come tuo, l’odio. Laceratemi. Non mi curo. E in questa rivolta radicale contro l’establishment dell’epoca, il vate-titano qui ipostatizzato persevera in tono financo socratico: Io non considero ciΓ² che fate, ma ciΓ² che soffrite, essendo voi cattive. Crudele fu il Potere, che voi e qualunque altro essere cosΓ¬ scellerato evocΓ² dall’Erebo alla luce. Nel terzo atto, con la liberazione del mondo si arriva all’apoteosi. Poi, nel finale, i canti corali esprimono questo tripudio, come in un concento sinfonico ove la natura e gli orbi planetari animano la trascendenza e sembrano echeggiare la musica delle sfere.

II.
Fino ad oggi non ci sono state letture che hanno accomunato due personalitΓ cosΓ¬ distinte come quella di D’Annunzio e di Crowley. Eppure la fonte stessa delle loro trasfigurazioni poetiche attinge ad un nome che svetta su quasi la totalitΓ delle loro influenze (accostabile, tra i pochissimi, a Swinburne e a Nietzsche per lβinfluenza avuta su entrambi).
βOde To The West Windβ sarebbe da leggere tutta d’un fiato, cosΓ¬ come travolse gli Yeats e i Pound, oltre che i d’Annunzio e i Crowley… E sΓ¬ che ci si faccia vaso e si raccolga alla fine dellβarcobaleno
lβincanto di questi miei versi disperdi
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!
Il dardo qui lanciato Γ¨ la malinconia e la sfida al contempo, il poeta vibra la scossa e lo Spirito selvaggio del Vento Occidentale (tu che dovunque t’agiti, e distruggi e proteggi: ascolta, ascolta!) viene invocato per recare un rinnovamento. Il Vento Occidentale stordisce e permane selvaggio, e i poeti successivi che sentono la possanza sono come lui:
Unβonda palpitante alla tua forza, e potessi
Condividere tutto lβimpulso della tua potenza,
Soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Non dimentichiamo poi di guardarci alle spalle di Shelley, oltre i classici e oltre Shakespeare, ove sta lo snodo fondamentale per cui la Tradizione Celeste parlΓ² ai piΓΉ puri fiori d’Inghilterra: Thomas Taylor, il grande neoplatonico albionico. Shelley avrΓ letto attentamente un passaggio come questo, molto profondo sulla funzione misterica del titanismo e di Ercole:
Il disegno dei misteri Γ¨ di riportarci alla perfezione dalla quale, all’inizio, abbiamo cominciato la nostra discesa (ΞΊΞ±ΟάβαΟΞΉΟ)… L’anima discende alla maniera di Kore nella generazione, ma Γ¨ distribuita nella generazione dionisiacamente; ed Γ¨ legata nel corpo prometeicamente e titanicamente: si libera quindi dai suoi legami esercitando la forza di Ercole. (Thomas Taylor, A dissertation on the Eleusinian and Bacchic Mysteries)
La concezione prometeica Γ¨ iniziatica ove agisce potestΓ di Ercole (la forza che fissa i composti alchimici), ci illustra Taylor, eppure Shelley si spinge ancora oltre e sembra trarre il surplus energetico dall’intervento di Demogorgone, che nel Prometeo Liberato detronizza Giove.

Tramite ciΓ² si comprenderΓ meglio la trasmissione in Blake, Wordsworth, Keats e Byron, fino agliΒ esoteristi e studiosi successivi (dalla Blavatsky a Yeats), che si rifecero alle sue interpretazioni della spiritualitΓ antica.Β Le riflessioni di Yeats in “Per Amica Silentia Lunae“, sono figlie di questa tradizione e di un rovello sapienziale:
Quando penso che Shelley (Adonais, stanza LIV) chiama la nostra mente “lo specchio del fuoco che ci asseta“, non posso fare a meno di chiedermi quello che giΓ in molti si sono chiesti: “Chi o che cosa ha infranto lo specchio?”. Inizio con lo studiare la sola persona che mi Γ¨ dato conoscere, me stesso, e riavvolgere il filo intorno alla spolaβ¦
E ancora il grande bardo irlandese:
Il SΓ© Universale Γ¨ una fontana, non una cisterna, il Bene Supremo deve donarsi perpetuamente. Il mondo Γ¨ necessario al SΓ©, e in quel SΓ© sono presenti tutti i sΓ© liberati, che ordinano tutte le cose, dalla Stella Polare al vento che passa. Essi sono certamente gli spiriti che Shelley immaginΓ² visitare, nel suo Adone, l’ispirato e l’innocente. (Appunti sulla MΔαΉαΈΕ«kya UpaniαΉ£ad)
In Italia ci furono un paio di altri poeti, particolarmente vicini al Prometeo inglese: Carducci e Rapisardi. Il primo, assai distante da chiavi interpretative dannunziane, si accompagnΓ² allo spirito di Shelley in βAlle fonti del Clitumnoβ, βCanto dell’amoreβ e βPresso l’Urna di Percy Pysshe Shelleyβ. In questβultima (nelle Odi barbare) immortala lβinglese come “poeta del liberato mondo”,Β βspirito di titano / entro virginee formeβ.
Shelley Γ¨ un contemplatore della natura e ne trae materia poetica, e ciΓ² fa sorgere un paragone, alla penna del Carducci, per quel tratto pre-nietzscheano d’innocenza del divenire:
L’oggettivitΓ in lui Γ¨ quanto in Goethe, con questa differenza che nel tedesco prevale l’intelletto dell’uno e dell’io, nell’inglese quello del tutto e dell’altrui.
Carducci intuisce quel che d’altronde fa innamorare il Vate, ovvero che Shelley Γ¨ troppo classico per gli italiani dell’Ottocento, quindi poco letto, seppur molto sbandierato. Inoltre ravvisa una questione fondamentale, che eleva le interpretazioni:
Per lo spirito e il pensiero egli procede dalla filosofia del secolo decimottavo e dalla rivoluzione; ma l’iniziale materialismo di Holbach trascende in lui per le spire del sistema spinoziano a un panteismo che sale di grado in grado illuminandosi a un raggio di puritΓ divina…
A ciΓ² aggiunge un paragone proveniente senza meno dal mondo massonico [8]:
Il socialismo suo sta in vetta alla sua altissima idealitΓ : come il mistico uccel pellicano, egli sbranasi con la forza del genio il giovine petto, e versa a fiotti il sangue della sua poesia ad abbeverare il secolo arido.Β [9]
Ma la prima versione del Prometeo Liberato si ebbe solo nel 1892, per mano di Mario Rapisardi, poeta fortemente polemico con lo stesso Carducci (reo a suo dire di un certo conformismo e di un appiattimento dei furori βsataniciβ e socialisti della primβora) e vivace accentratore delle istanze anticlericali e repubblicane. Parliamo di un altro emulo, memore ancora della ribellione miltoniana, e in ciΓ² ammantΓ² di un certo qual fascino il suo βLuciferoβ.
Se il Prometeo Γ¨ da intendersi come liberatore dellβindividuo nel suo autodeterminarsi, Γ¨ altresΓ¬ nella riapertura di possibilitΓ dimenticate, che si dΓ questa possibilitΓ : non Γ¨ ripartendo dalla filosofia di una liberazione (la fase passiva della libertΓ …)Β – da vincoli (lβopposto della vera libertΓ come conquista interiore) che si diedero la bellezza medusea e gli aneliti di una rivolta contro il marcescente mondo intorno ai Lumi (non importa nemmeno quanto pro o contro, essendo manifestazione e sintomo di un processo storico ormai terminato). Shelley Γ¨ l’apoteosi della funzione del Vate nel mondo moderno, per una visuale olimpica, la sua libertΓ Γ¨ quella di chi nel deserto conquista la propria oasi.
Famoso lo stato ideale del Prometeo: un azzeramento, una tabula rasa epperΓ² non da considerare come una licenziosa macchietta che si bea di ateismo e socialismo, non almeno nella valenza di queste parole al giorno d’oggi. Per lo Shelley designavano primariamente uno stato di rivolta, sΓ¬ di rivolta in nome di una grecitΓ nel sangue vissuta. Il Prometeo che lui fu si arrocca e poi lancia segnali, e in quella ripartenza senza connotati civili e religiosi tra le righe comanda una libertΓ piΓΉ grande e definitiva.Β PoichΓ© Prometeo Γ¨ ribellione allβesistente, anche e soprattutto contro la finitezza, la forma di ateismo di Shelley essendo non lβassenza del divino, ma una profonda e netta avversione pel principio creazionistico. A suo modo sfociΓ² dunque in un deismo emanazionistico.

III.
In cauda, una considerazione supplementare. Figlio del titano Giapeto e dell’oceanina Climene [10], Prometeo meravigliΓ² Minerva per la propria abilitΓ nel formare l’uomo dal fango. Infatti ella lo fece ascendere al Cielo, affinchΓ© potesse scegliere un dono, ma tra tutti scelse di prelevare una scintilla dal Carro del Sole, in modo da portare il fuoco animatore sulla terra. Zeus decise cosΓ¬ di punire l’autore del furto, insieme a tutto il genere umano. Robert Graves, nel suo scrigno di segretiΒ βI Miti Greciβ nota opportunamente un parallelo [11]:
Nella versione talmudica della creazione, l’arcangelo Michele (che corrisponde a Prometeo) crea Adamo dalla polvere non per ordine della Madre di Tutti i Viventi, ma per ordine di Geova. Geova poi soffia in lui la vita e gli dΓ come compagna Eva che, simile in ciΓ² a Pandora, apporta sciagure al genere umano.
Orbene, se anche ammettessimo una lettura solo orizzontale della consequenziale libertΓ dai dogmi e la facessimo sostare tra le nostalgie di un autentico socialismo, tuttavia non sarebbe ammissibile limitarsi a concepire il fuoco del ratto dal punto di vista meramente elementare. Evidenza suggerisce un furto molto piΓΉ profondo [12]:
Fuoco celeste, quando si tratta di Scienza Ermetica, Γ¨ il mercurio dei Filosofi. In fisica Γ¨ il fuoco solare.
Il fuoco sacro inteso come tra i Caldei, che nella cittΓ di Ur mantenevano un fuoco perpetuo, quando invece i persiani avevano i Pirei, templi destinati a conservare unicamente il fuoco sacro. Se vogliamo stringere il significato, andremo sul Gruppo di Ur, precisamente a Giulio Parise, ieronimo Luce [13]:
Γ opportuno accennare, tra i moltissimi simboli che al fuoco si riferiscono, quello analogico dell’ignis centrum terrae, il fuoco centrale, comune ad ogni tradizione.
L’elemento fuoco Γ¨ il piΓΉ importante in quanto purifica, eleva, trasmuta ogni altro composto interno dell’uomo, ignis sacer si accende solo quando la parte piΓΉ elevata del piano intellettuale si apre, ed infatti, all’Opera del Fuoco ci si riferiva nell’azione teurgica dei magi caldaici [14].

Quello che Prometeo porta tra gli uomini Γ¨ quello che Shelley non smette di trasmettere con la sua testimonianza. Oggi stiamo celebrando il suo passaggio terreno e al contempo il suo lascito enorme, alcune personalitΓ ci hanno dato spunti per perpetuarne la memoria, ora perΓ² lo sguardo volge tra Viareggio e Lerici, lΓ¬ nella beneamata βBaia dei Poetiβ. Oggi come ieri.
Siamo a lunedΓ¬ 8 luglio 1822, il cielo si annuvola, ma la brezza sembra spirar benigna pel ritorno a Lerici, dopo una gita a Livorno. Tra l’una e le due il battello lascia il porto e resta visibile fino a 10 miglia verso Viareggio, dopodichΓ© dispare nell’infittirsi del plumbeo temporale estivo. La moglie Mary e Giovanna Williams vegliano, nell’ansia chiedono notizie a Byron e Hunt a Pisa, per sapere se il battello possa esser stato sospinto verso la Corsica o l’Elba. Tornano a Lerici, mentre Trelawny promette di cercare in direzione di Livorno, il quale la sera del 19 luglio torna e fuga i dubbi: li hanno trovati annegati lungo la costa. Si riconosce Shelley per la figura slanciata e pei volumi di Sofocle e Keats raggomitolati nei vestiti. Per la legge della quarantena del 1822, i cadaveri restano sotto la calce viva nelle sabbie, e solo per un permesso speciale si esegue la cremazione. Ad assistere si notano Byron, Hunt (il cui arrivo in Italia aveva donato tanta gioia a Shelley) e Trelawny, il quale toglie il cuore del poeta dalle fiamme (leggenda vuole che non volesse bruciare), mentre vengono raccolte le ceneri. L’urna Γ¨ interrata nel Cimitero dei Protestanti di Roma, ove riposa giΓ il figlio. Mary gli sopravviverΓ Β trent’anni, fino al 21 febbraio del 1851.Β
Oltre a certe suggestioni non solo letterarie, l’influenza dello Shelley piΓΉ recondito si avrΓ proprio sul capolavoro della moglie. Lo scienziato Victor Frankenstein Γ¨ infatti totalmente imbevuto di autori a lui molto cari, recepiti dalla moglie e cuciti su misura nella missione di “penetrare i segreti della Natura”. Una Natura da manipolare sempre prometeicamente (titolo completo “Frankenstein β or the Modern Prometheus”), in un accordo perduto di scienza e magia, in una curiositΓ d’indagine sperimentale che non puΓ² essere ristretta ad un campo soltanto. Agrippa, Alberto Magno e Paracelso sono i Numi tutelari del protagonista: i tre sapienti rinascimentali ricorrono anche nella corrispondenza con il precursore dellβanarchismo, il suocero William Godwin, ispiratore di opere come il “Prometeo Liberato” e “La Rivolta dellβIslam”.
La polvere del tempo passa, gli esperimenti falliscono e nuove genΓ¬e sorgono, cβΓ¨ chi permane in piedi sopra le rovine, mentre altri assecondano la distruzione. Tra tutti costoro uno sguardo va sempiterno a quei colossi di Ramses II e in quellβapogeo egizio Shelley indica la nostra caducitΓ :
Null’altro rimane. Intorno alle rovine
Di quel rudere colossale, spoglie e sterminate,
Le piatte sabbie solitarie si estendono oltre confine.
(Ozymandias)
Vano domandare e vaticinare, ci dice nellβ βInno alla Bellezza Intellettualeβ:
Nessuna voce, da un piΓΉ eccelso mondo, ha mai
dato risposta a tali domande del saggio e del poeta
laonde i nomi di Demonio, Fantasma e Cielo
rimangono testimoni del loro vano sforzo:
incantesimi frali, il cui magico accento non giova
a scevrare da tutto quel che si vede e si ode
il dubbio, il caso e lβinstabilitΓ .
Lβepifania dellβesistenza si ode attraverso la quantitΓ di bellezza volta nelle opere:
La tremenda Ombra dβun invisibile Potere
fluttua, pur invisibile, tra noi
percorrendo questo vario mondo sopra ala lievissima,
da somigliar quella deβ venti estivi che trasvolano di fiore in fiore.
Attingere il corpo pulsante che trasvola ombra distesa sul globo, Γ¨ rinascere nello Spirito della Bellezza: tale culto sarΓ riacceso costantemente, fino ad un successivo e palingenetico ratto del Fuoco.

Note:
[1] Nella versione di Carmelo Bene, data per il suo spettacolo teatrale
[2] Gabriele dβAnnunzio – Lavs Vitae, inΒ βLaudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi, Libro Primo – Maiaβ
[3] Giorgio Colli – Dopo Nietzsche, Adelphi, Milano, 1974, p. 174
[4] Capitano del genio navale, morto durante lβinaugurazione dellβidrovolante (progettato per fronteggiare gli austro-ungarici)Β insieme a Luigi Bresciani
[5] Giuliano Kremmerz, La Scienza dei Magi β Volume IV, Mediterranee, Roma, 1993, p. 40
[6] Edito da S.O.T.V.L. Traduzione di Marzio Forgione
[7] Il commento di Praz e la poesia βOn the Medusa of Leonardo da Vinci in the Florentine Galleryβ (ritrasposta in rima dallβautore dellβarticolo) si trovano in – Mario Praz, La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, Sansoni, Firenze, 1976, p. 19
[8] Cfr. il simbolismo di caritasΒ insito nel Pellicano e il grado 18 del Rito scozzese antico e accettato: Sovrano principe Rosa-Croce o cavaliere dell’aquila e del pellicano
[9] Sono tutte citazioni presenti nella Prefazione al Prometeo Liberato che Carducci scrisse il 13 gennaio 1894, in GiosuΓ¨ Carducci β Prose, Zanichelli, Bologna, 1954, pp. 1245-1246
[10] Esiodo, Teogonia 507
[11] Robert Graves, I Miti Greci, Longanesi, Milano, 1993, p. 28
[12] Dom Antoine Joseph Pernety, Dizionario Mito-Ermetico, Rebis, Viareggio, 2019, p. 172
[13] Luce β Opus Magicum: Il Fuoco, in βIntroduzione alla Magia – a cura del Gruppo di Urβ, Vol.I, Fratelli Bocca Editori, Roma, 1955, p. 53
[14] Cfr. lβintroduzione d iAngelo Tonelli agli Oracoli Caldaici, Classici Bur, Milano, 1955, p. 5

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