Per una lettura antropologica del “Viaggio nella Matamonia di Esagro Noroi”, di Lucio Besana

Un viaggio nella Matamonia di Esagro Noroi” di Lucio Besana, contenuto nella silloge “Storie della serie cremisi” (Edizioni Hypnos 2021), accompagna il lettore attraverso un pellegrinaggio dai connotati ucronici, mostrando i limiti e le tensioni del simbolo, dati entrambi dalla sua dipendenza ai processi di reificazione naturale e sacrale. Il racconto porta all’estremo la sintomatologia distruttiva del presente, un residuo illuminista che tende a demistificare il potere culturale di un dato oggetto, ridimensionando cosรฌ il valore e le potenzialitร  dell’essere umano.

di Stefano Celant

Andata e ritorno: una breve analisi

Un viaggio nella Matamonia di Esagro Noroi รจ il primo racconto che apre la silloge delle Storie della serie Cremisi di Lucio Besana (Edizioni Hypnos 2021). A dire il vero, il testo รจ anticipato da Preludio. Il film della sala rossa, un componimento liminare, di poche pagine, che prepara il lettore al leitmotiv presente nella maggior parte dei racconti: lโ€™adombramento del reale, inteso dalla psicologia lacaniana come esistente oggettivo, a seguito di processi itineranti, i quali narrano una realtร , cioรจ la percezione soggettiva dellโ€™esistente, diversa e lontana dalla veritร .

In Un viaggio nella Matamonia di Esagro Noroi la voce narrante รจ quella di un io anonimo, di cui sappiamo poco o niente: probabilmente un impiegato di fabbrica, che in seguito alla decisione di aggiungere un colore nuovo alla sua vita, decide di intraprendere un viaggio verso la patria di Esagro Noroi. Le prime battute risaltano fugacemente un mondo kafkiano, dove il ยซplico di fotocopie e moduliยป [1] attui ad avere tutte le carte in regola per il viaggio, ricorda lโ€™infinita burocrazia de Il processo; mentre il fugace accenno allโ€™utilizzo di una carta magnetica usata per comprare sia il biglietto, sia dentifricio e carta igienica, vuole restituirci lโ€™immagine di un mondo molto vicino al nostro, e distopicamente prossimo. Lโ€™escursione in Matamonia, giร  dalle prime pagine, ci viene presentata come un evento eccezionale, a cui solo pochi prescelti รจ consentito intraprendere:

Quando dissi al mio vicino dovโ€™ero diretto, lui subito si vantรฒ di aver visitato la Cittร  Itinerante, di aver assistito a una matinรฉe del Teatro della Scena Rossa e di essere stato al Museo dei Neri Crateri di Subotica prima che sparisse; ma quando gli chiesi se avesse mai visitato la Matamonia il suo volto si scurรฌ. Dopo un silenzio teso disse che il permesso gli era stato rifiutato. โ€œNon sapevo che potesse succedereโ€ dissi. [2]

Il gruppo Cremisi, infatti, รจ un ecosistema chiuso, che non si mischia col magma di turisti in viaggio verso le altre destinazione, come testimonia lโ€™impossibilitร  della donna dal viso ossuto di interagire con un giovane ragazzo: ยซla donna dovette rendersi conto che le parole del ragazzo, ai nostri nervi cullati dalla malia sempre piรน forte della Matamonia di Esagro Noroi, risuonano come il rumore secco e abrasivo di articolazioni ossee senza cartilagini. Allora la donna si estraniรฒ bruscamente dalla conversazione e tornรฒ a occupare la sua posizione nel gruppo, in disparte come unโ€™appendice o una codaยป [3]. Ad aspettarli li attende la guida Meredro Nicoa, un personaggio enigmatico, cieco da un occhio, che mette subito in chiaro lo statuto dei nuovi arrivati:

โ€œLa vostra condizione รจ particolare, uno stato ambiguo. Qui non esistete sul serio; non esistevate prima di arrivare, smettere di esistere quando partirete. Non solo nel senso che vi dimenticheremo; piuttosto, vi ricorderemo come possibilitร , come idee non realizzate, e come tali vi tratteremo nei prossimi giorni. Vi assicuro sul fatto che per le idee non realizzate abbiamo un grande rispetto.โ€ [4]

Meredro sintetizza la condizione che accomuna ogni persona in visita ad una cultura esterna: il gruppo Cremisi rappresenta delle possibilitร  nel senso che designa un modo dโ€™essere altro; esso รจ portatore di unโ€™altra cultura derivata dal loro paese dโ€™origine, di unโ€™altra sfumatura di quello che la Matamonia avrebbe potuto essere senza la presenza di Esagro Noroi. Meredro, come la comunitร  della Matamonia, rispetta lโ€™alteritร  umana rappresentata del gruppo, ma non si fa scrupoli ad evidenziare come essa non possa essere assimilata allโ€™interno della propria regione durante il loro breve soggiorno, di come, in breve, la loro presenza sia solo di passaggio.

La Matamonia รจ rappresentata come il sogno di Esagro Noroi, dove ogni cosa, nei minimi dettagli, รจ pervasa ยซda senso di scopo, di completezzaยป [5]: lโ€™io narrante รจ stupito dalla diversitร  dellโ€™ambiente in cui รจ immerso, dove nonostante il grigiore e la monotonia dei luoghi, (ยซnei giorni successivi avrei ritrovato quel motel in ogni angolo di strada, in ogni porta sbarrata, in ogni mucchio di spazzaturaยป [6]), la vista di un significato nuovo avrebbe continuato a incuriosirlo, tenendo ben desta la sua mente ad ogni tappa viaggio. Questo si articola in diversi luoghi di culto, ovvero le tappe che portarono Esagro Noroi dalla regione di nascita, di cui prende il toponimo Noroi, fino al palazzo di governo in seguito alla deposizione dei vecchi reggenti della nazione.

Ed รจ proprio il palazzo governativo la prima sosta del tour, un grigio edificio dalla scalinate tagliate in due da una misteriosa fioritura rossa del terreno: subito ci viene presentato il Sentiero dei Fiori Rossi, cresciuti in seguito al passaggio di Esagro, che accompagnerร  il percorso dei turisti fino al termine della loro permanenza, e da cui, sotto ammonimento di Meredro, si terranno a debita distanza. Qui compare il primo indizio sulla vera rivoluzione attuata dal reggente, perchรฉ piรน di una sommossa politica, lโ€™operato di Esagro Noroi aveva permesso di ritrovare ยซil vero significato della Matamonia di sempre, attribuendo proporzione e senso a ogni suo elementoยป [7]. รˆ il senso il perno della rivoluzione: aver scardinato il vuoto di una struttura urbana asettica, esasperata da reticolati grigi e incolori distese di case e palazzi sempre uguali a loro stesse, dandole un ordine e un valore che la sottraesse al loro vuoto originario.

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Lโ€™io narrante non puรฒ far altro che comparare quellโ€™alteritร  riempita di significato da Esagro alla propria cultura dโ€™origine, e davanti a tale realtร  in cui si trova immerso รจ colto da uno choc a causa del quale non puรฒ vedere la sua cultura che come ยซun mondo di significati fluidi e sparpagliati, che a volte mi sembrava creato da una scimmia che batte su una macchina da scrivereยป [8], ma che tuttavia, in quel momento funge da porto sicuro: un’ancora di salvezza che gli permette di non perdere la propria identitร  a fronte di una possibile spersonalizzazione dellโ€™io che lo potrebbe condurre alla follia.

Eppure, non รจ una discesa nella follia quello che accade al marito dellโ€™unica coppia della comitiva, un duetto frustrato in cui la moglie รจ alla ricerca di un piacere carnale che la sua controparte maschile non riesce a procurarle, bensรฌ un destino di cui non avremo conoscenza. In questa situazione lโ€™uomo รจ attaccato da una folla di insetti invisibili, poi rivelate come essere le dita mozzate del contadino che aveva ospitato il gruppo durante una notte, nonostante il divieto della loro guida di lasciare lโ€™autobus. Curiosa รจ la sfumatura di orrore che colpisce lโ€™io narrante in quel frangente: ยซnon fu un sentimento estetico causato da ciรฒ che stavo vedendo, nรฉ un riflesso automatico dellโ€™agonia dellโ€™uomo sul mio spirito, ma una repulsione violenta per me stesso: fu come se mi fossi ritrovato a orinare sulla tomba di mia madre o a defecare sulla scrivania del mio ufficioยป [9].

รˆ la vista di un atto sacro, di un tabรน che non dovrebbe essere visto. Lโ€™uomo in preda allโ€™agonia era come se si stesse ยซsottoponendo al supplizio deliberatamenteยป [10], eletto ad unico modo per scappare da un vita di privazione a causa della moglie e rinascere in unโ€™altra; infatti le parole di Meredro, saputo lโ€™accaduto, sono perentorie: ยซรจ parte della Matamonia, adesso. Si dovrร  modificarne il senso e questo produrrร  ondate di revisioni e sostituzioni che potrebbero essere troppo violente per voiยป [11]. Qui viene mostrato come il sogno di Esagro, in realtร , sia estremamente fragile ai cambiamenti: un atto nuovo, un uomo che entra in contatto diretto con la cultura da lui creata, che entra a far parte del senso da lui portato, scatena una serie di meccaniche per cui il suo inserimento, per essere accettato, va a rimodulare lโ€™intero sistema.

Lโ€™apice del viaggio, e dellโ€™interesse dellโ€™anonimo viaggiatore รจ raggiunto durante la visita della Cittร  di Bambole. Un enorme cittร  cattedrale denotata come il piรน grande fallimento di Esagro Noroi. La topografia della metropoli rispecchia unโ€™idea di artificialitร  troppo elevata per poter essere assimilata dagli abitanti originari della Matamonia: essa rappresentava una costruzione ยซsenza codifiche e traduzioniยป [12], inafferrabile e inabitabile. Omora, questo il suo nome indigeno, ยซera lโ€™espressione di unโ€™arroganza cosรฌ flagranteยป [13] perchรฉ era il progetto di una individualitร  che voleva sostituire il proprio senso, i propri significati dalle connotazioni divine, ad una collettivitร  che per mancanza intellettuale non poteva recepirla allโ€™interno della propria sfera cognitiva. Omora rappresenta il fulcro del sogno del reggente, la sua massima opera ed aspirazione, insieme al suo piรน grande fallimento. Ecco perchรฉ, lโ€™ultima tappa del viaggio, il villaggio di nascita di Esagro, agli occhi del narratore non assume piรน una valenza significativa, inizia, invece, ad intravederne lโ€™intera artificialitร  del progetto del reggente, svelandone cosรฌ la convenzione. Il biglietto distribuito dalla guida fa svanire completamento lโ€™ultimo soffio di fascino:

A me ne capitรฒ uno che diceva: QUESTO BILIETTO RICORDA TE CHE VISSUTTO NELA MIA TRERRA.
I caratteri sembravano scritti dalla mano di un bambino guidato da un adulto. [14]

Forse รจ proprio questo il volto di Esagro, un essere onnipotente, quasi divino, ma dal risvolto infantile, perchรฉ ha imposto una propria fantasia di significati su oggetti che prima non ne avevano. E questo comporta un duro giudizio: ยซquel senso di meraviglia che mi aveva accompagnato allโ€™arrivo mi sembrava, adesso, il risultato di una manipolazioneยป [15]. Allo stesso risultato ci arriva anche un secondo personaggio, un reporter che per tutto il viaggio aveva aggredito con la sua macchina fotografica ogni dettaglio della Matamonia, alla ricerca del senso, di un progetto concreto, dietro a quello che vedeva, solo per poi ravvedersi che ยซla Matamonia delle sue fotografie รจ una composizione di linee e angoli e corpi che riflette una mente senza gusto; una maschera che cade rivelando lo spirito vuoto dellโ€™artistaยป [16] perchรฉ il meccanismo asettico della macchina fotografica riproduce immagini che estrapolate dal contesto, e dallโ€™aura di senso e significati che dal loro arrivo aveva avvinghiato i turisti, le restituisce cosรฌ come esse sono: nudi manufatti vuoti e intricati. Ed รจ interessante il destino a cui va incontro la regione poco dopo la partenza del gruppo cremisi:

Da un qualche universitร  matamonide รจ scaturito un movimento realista, o positivista, o empirista, che con un uso strategico e ossessivo di mezze veritร , scambi di persona, doppio e triplo gioco e paradossi linguistici รจ riuscito a infiltrarsi ovunque nellโ€™organizzazione di Esagro Noroi a ha convinto la popolazione che una realtร  di cose inerti รจ preferibile allโ€™inganno dei significati. [17]

Spetta niente meno che ad un movimento realista, che vede lโ€™oggetto per quello che รจ a smontare la macchina di significati culturali orchestrata dal reggente per dare uno scopo ad una vita che prima poteva apparire solo vuota e abissale. La stessa che si ritrova a vivere il protagonista una volta tornato in patria, dove solo il colore nuovo del fiore rosso rubato dal giardino di Esagro gli restituisce una prospettiva diversa rispetto al nulla in cui รจ immerso. Ma รจ una visione caduca, perchรฉ svelata la convenzione di significati, o meglio, la loro manipolazione, il solo effetto rimanente รจ una ยซimpronta mutaยป sulla sua coscienza.

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Esagro Noroi: il conflitto natura/progresso

Credo, a rischio di equivoci, sia possibile attribuire al nome Esagro Noroi una precisa volontร  autoriale sottesa ad evidenziare la natura di questo particolare personaggio. รˆ bene quindi scomporre il nome in due parti, Es + Agro, ed analizzarli entrambi. Lโ€™Es nella psicologia freudiana rappresenta la voce della natura dellโ€™uomo, lโ€™istinto primordiale non assimilabile dalle leggi della societร . Rappresenta il nucleo primitivo, che nel caso del Reggente รจ sinonimo della suo essere quasi divino, capace di rappresentare una furia primordiale in contrasto con la razionalitร , rappresentata dallโ€™avanzata tecnologia, della vecchia Matamonia: ยซTerrorizzati allโ€™idea di perdere il privilegio e la vita, i reggenti di allora avevano inviato le loro macchine da guerra nel vano tentativo di impedire la sua avanzataยป [18].

Il contrasto natura/progresso รจ sintetizzato anche nel secondo composto, Agro, derivato dal latino, e di cui ci possono essere numerose traduzioni: campo, terreno, podere, terra, territorio. Il cognome Noroi, toponomastico preso dal villaggio di nascita, ad una ricerca in rete, corrisponde allโ€™equivalente di fango in lingua rumena, materiale dโ€™eccellenza per la costruzioni dei villaggi primitivi. E in effetti รจ quello che รจ il Reggente, un costruttore di senso. Infine, la connotazione naturale รจ insita nello stesso nome della Matamonia che rimanda, per un gioco di allitterazioni, alla nostra reale Patagonia, instillando fin da subito nel lettore lโ€™aspettativa di un viaggio esotico, magari utilizzando cronotopi narrativi simili a quelli de Le Montagne della Follia di H.P. Lovecraft, per innestare un cornice horror/weird. Invece fin dallโ€™arrivo, essa si presenta come una cittร  di grattacieli uniformi e spettrali, dove lโ€™unica impronta della natura, lasciata dallo stesso reggente, รจ il Sentiero dei Fiori Rossi.

Lucio Besana

Giacere sul fondo

Abbiamo giร  evidenziato, durante la breve analisi del racconto, i nessi conflittuali tra lโ€™opera di senso promossa da Esagro Noroi e la cinica osservazione del protagonista e del fotografo una volta tornati in Patria. Ora รจ il momento di introdurre alcuni nozioni elementari di antropologia per dare una rilettura intensiva di cosa effettivamente รจ la Matamonia rispetto alla Paese da cui proviene il protagonista, e verificare quale critica sociale รจ possibile intravedere tra le righe del racconto.

Innanzitutto, se noi prendessimo quel lungo saggio dal titolo Noi, primitivi, pubblicato da Francesco Remotti, edito per la prima volta nel 1990 e poi, in una seconda veste nel 2009, di sicuro troveremmo delle nozioni utili [19] per comprendere meglio alcune parti del racconto. Abbiamo giร  visto il risultato di attrazione e disorientamento del protagonista allโ€™inizio del suo percorso in Matamonia che lo porta a legarsi ai suoi ninnoli per trovare un poco di conforto; ecco, il viaggio nella regione minaccia inconsciamente nei membri del Gruppo Cremisi una uscita dai propri costumi, cioรจ una espropriazione dellโ€™insieme di usanze sociali, norme, tradizioni, per sostituirli con altri tipi di costumi. Remotti ci ricorda che ยซLโ€™idea di uno scambio di costumi รจ qualcosa che suscita repulsione negli uomini; e la messa in crisi o la minaccia di un mutamento in questa sfera provoca sgomento, ribellione, rigettoยป [20].

Infatti, รจ un profondo ยซturbamentoยป [21] a scuotere i turisti, e il prezzo per entrare allโ€™intero della cultura matamonide รจ altissimo, come testimonia la sorte dellโ€™uomo torturato dalle migliaia di dita che penetrano nel suo corpo. Il turbamento viene tuttavia smantellato quando il protagonista si accorge del limite dei costumi della Matamonia: di essere cioรจ una manipolazione, un addensamento di significati dettati da unโ€™unica persona, rappresentata da Esagro Noroi, colpevole di aver imposto una costellazione di significati individuali, quando invece, a livello normale, vengono stabiliti a livello collettivo. Ma lโ€™arbitrarietร  dei significati รจ un procedimento che รจ insito in ogni cultura: ยซlโ€™arbitrarietร  significa infatti che non รจ pensabile un fondamento oggettivo, ovvero un appiglio sicuro nelle cose; e il carattere esterno, a sua volta, esclude che unโ€™indicazione precisa possa provenire dallโ€™organismo o dalla base organica della psiche umana. Per quanto le cose e le circostanze ambientali da un lato e la conformazione psichica e organica dellโ€™uomo dallโ€™altro forniscano suggerimenti e impongano limitazioni, รจ per sempre nello spazio interorganico, vale a dire sociale, che si decidono i contenuti e le funzioni dei simboliยป [22].

Tali simboli sono precari, perchรฉ precario รจ lo stato dellโ€™uomo, per cui tale condivisione, col passare del tempo puรฒ essere fraintesa, alterata, cambiata, puรฒ essere sostituita. Ed รจ proprio una serie di sostituzioni dagli effetti micidiali che viene profetizzata dalla guida Meredro in seguito allโ€™assimilazione di un elemento esterno alla cultura matamonide, questo perchรฉ il sogno di Esagro รจ debole, troppo fragile, e impermeato di un sostrato quasi infantile; esso non รจ andato incontro a quei processi di reificazione che permettono di ยซsottrarre i simboli alla loro stessa precarietร ยป [23], cioรจ la naturalizzazione, ovvero lโ€™accettazione di un fatto culturale come naturale, e la sacralizzazione, tramite la sanzione della loro inviolabilitร . Un esempio di sacralizzazione รจ ricercata nei confronti del Sentiero dei Fiori Rossi, ma รจ un tentativo che fallisce, a seguito dellโ€™azione del protagonista di cogliere uno di questi fiori.

Non dimentichiamo inoltre che lโ€™io narrante, prima di partire per la Matamonia, ha superato un’apposita prova che lo ha considerato idoneo per la partenza, un processo che ricorda quanto mai i criteri promossi per la nomina degli osservatori etnologi descritti ne La Repubblica di Platone, i quali ยซdovranno avere un meno di cinquantโ€™anni e non piรน di sessanta, [โ€ฆ], dovranno essere cittadini illustri, [โ€ฆ] dovranno presentarsi immediatamente al loro ritorno al Consiglio dei Magistrati, il quale valuterร  lโ€™utilitร  delle notizie riportate e deciderร  se lโ€™osservatore sia stato ยซcorrottoยป dai costumi stranieriยป [24]; tutti questi precetti nel Paese del protagonista sono stati sostituiti da un unico test, il quale non sembra funzionare nemmeno tanto bene, siccome รจ un numero imprecisato delle persone disperse ยซin qualche angolo ambiguo della Matamonia di Esagro Noroiยป [25]. Questo perchรฉ la fantomatica prova selezionava probabilmente due tipi di persone: quelle destinate a morire/sparire a causa della corruzione ed uscita dei propri costumi, o quelli che sarebbero ritornati senza ulteriori problemi in Patria perchรฉ troppo immersi nelle proprie usanze e consuetudini. In questo caso il destino del marito รจ una pure eccezione dettata da una vita privata ben piรน costringente della sua cultura dโ€™origine.

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Arriviamo, ora, allโ€™ultimo fondamentale quesito: di che tipo รจ la cultura di appartenenza dellโ€™io narrante? รˆ unโ€™ucronia, in cui il germe che ha vitalizzato il sistema antropologico della nostra modernitร  occidentale ha subito una brusca accelerazione, provocando una realtร  alienante, che spossessa la persona della sua individualitร , e lo innesta in un circuito capitalistico il cui fine รจ quello della pura produttivitร  [26]. Tale sistema รจ ben evidenziato nelle ultime righe del racconto quando il protagonista accenna brevemente alla sua occupazione: ยซPer il resto del tempo in cui potrรฒ farlo assolverรฒ le mie mansioni ristrette e ovvie contando, spostando e manipolando con consumata astuzia gli oggetti finiti e sordi che sono lโ€™oggetto del mio lavoroยป [27]. Oggetti che sono vuoti, attui solo a produrre.

Citando Adorno e Horkheimer potremmo dire che il mondo dellโ€™io narrante, proprio come il nostro, ha visto un periodo della sua storia capace di dissolvere i miti e di liberare il mondo dalla magia cosicchรฉ la realtร  appare nuda nella sua razionalitร  e utilitร . Certo, qui le tensioni sono portate al limite: da un lato abbiamo il Sogno di un bambino semi-divino che ha cercato di risemantizzare un mondo spoglio attribuendo un proprio significato imposto attraverso un sistema di leggi e sostituzioni; dallโ€™altro il mondo oggettuale del protagonista, spogliato di significati ulteriori alla loro fisicitร . Questo vuoto dโ€™anima, nutrita dalla societร  distopica in cui vive, gli impedisce di vedere la bellezza del fiore rosso, colto solo per sfidare indirettamente il sistema di segni imposto da Esagro Noroi.

Abbiamo detto in precedenza che il reporter, quando torna a casa e vede le foto della Matamonia, ci trova solo ยซlinee e angoli e corpi che riflettono una mente senza gusto; una maschera che cade rivelando lo spirito vuoto dellโ€™artistaยป, colpa della macchina fotografica, la quale restituisce lโ€™immagine asettica che cattura, certo; ma le foto per fa sรฌ che vengo loro attribuito un qualsiasi significato devono essere lette attraverso lโ€™interpretazione di un soggetto. Il reporter si ritrova a vedere e commentare quelle immagini in quel modo, perchรฉ, rientrato nel suo Paese, le legge attraverso il filtro della propria cultura. Riflettiamo meglio: la Matamonia costruita da linee e angoli, da strade tutte uguali, e motel grigi e spenti, รจ sempre esista, fin da prima della venuta di Esagro Noroi. Lo spirito vuoto รจ da riferire allora a quello che era stata la Matamonia fino a quel momento, che, probabilmente, รจ la stessa condizione in cui versa il Paese da cui proviene lโ€™io narrante e il reporter. Quindi il fotografo si ritrova a denunciare inconsapevolmente sรฉ stesso, la sua cultura dโ€™appartenenza. Inoltre, lโ€™atteggiamento tenuto nei confronti delle fotografie รจ sinonimo di un precisa volontร  culturale volta a spogliare di significato qualunque cosa:

Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarร  un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignitร  e discernimento, poichรฉ accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso: tale quindi che si potrร  a cuor leggere decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinitร  umana; nel caso di fortunato, in base ad un puro giudizio di utilitร . Si comprenderร  allora il duplice significato del termine โ€œCampo di annientamentoโ€, e sarร  chiaro che cosa intendiamo esprimere con questa frase: giacere sul fondo [28]. Sono parole di Primo Levi in merito alle pratiche di sterminio attuate dai tedeschi nei confronti degli ebrei. Ecco, questo atteggiamento di annientamento, in Un viaggio nella Matamonia di Esagro Noroi รจ rivolto verso ogni tipo di cultura, e quella di Esagro sarร  solo una delle tante disintegrate da questo eccesso di realismo che spoglia di senso ogni cosa; dove, alla fine, ammassata, come un oggetto finito e sordo, ยซnon si trova lโ€™umanitร , bensรฌ i suoi rottamiยป [29].


Note:

[1] L. Besana, Storie della serie cremisi, Edizioni Hypnos, Milano 2021, p. 21.

[2] Ivi, p. 23.

[3] Ibidem.

[4] Ivi, p. 26.

[5] Ivi, p. 28.

[6] Ivi, p. 29.

[7] Ivi, p. 31.

[8] Ivi, p. 32.

[9] Ivi, p. 38.

[10] Ibidem.

[11] Ivi, p. 32.

[12] Ivi, p. 45.

[13] Ibidem.

[14] Ivi, p. 48.

[15] Ivi, p. 49.

[16] Ivi, p. 50.

[17] Ibidem.

[18] Ivi, p. 41.

[19] In particolare, mi riferisco ai paragrafi: 6. Antropologie implicite in azione; 11. Lโ€™uscita dai costumi; 27. Precarietร  e reificazione; 38. Critica alla modernitร , in F. Remotti, Noi, primitivi. Lo specchio dellโ€™antropologia, Bollate Boringhieri, Torino 2009.

[20] Ivi, p. 61.

[21] Besana, op. cit., p. 34.

[22] Remotti, op. cit., p. 159.

[23] Ivi, p. 162.

[24] Ivi, p. 79.

[25] Besana, op. cit., p. 49.

[26] Il problema del lavoro compare nei racconti successivi come un problema ossessivo dei protagonisti.

[27] Ivi, p. 51.

[28] P. Levi, Se questo รจ un uomo, Einaudi 2014.

[29] Remotti, op. cit., p. 47.

Un commento su “Per una lettura antropologica del “Viaggio nella Matamonia di Esagro Noroi”, di Lucio Besana

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