Dietro le figure simboliche del Liocorno e della Chimera ne Le Faville del Maglio emerge la Β«capra dimoniaΒ» emblema della Lussuria al tempo stesso divina e bestiale, quasi a svelare la volontΓ piΓΉ o meno consapevole del giovane Gabriele d’Annunzio di porre lβemblema della Lussuria quale insegna araldica alla testa della propria ventura produzione letteraria.
di Eva Colombo
Originariamente pubblicato sul sito dell’Autrice colchicomelanconico.it
Segue dalla I parte
Nella prima raccolta di βfavilleβ, Il venturiero senza ventura, la favilla Dellβattenzione accoglie unβaltra demoniaca figura caprina associata ad una figura stellata. Γ raffigurata su una medaglia [1] dalle virtΓΉ terapeutiche che il poeta avrebbe ricevuto in dono mentre era costretto a letto malato:
Dal freddo metallo ebbi refrigerio prima che dalla bellezza. Poi, guardando il Liocorno ammansato presso la Vergine, dimenticai ogni patimento; e sempre tenni presso di me il dono sinchΓ© non fui guarito. [β¦] Ora credo che si perpetui una qualche virtΓΉ medica in questo divino piombo, come in un pentacolo o in una candarΓ¬a. Non vogliono per oggi i miei pensieri ormai abitare altro paese che quello di monti ove il mostro barbato dal piede fesso, piΓΉ capro che cavallo, si accovaccia e si assopisce accanto alla donzella seminuda.
[2]

Il βpentacoloβ Γ¨ la raffigurazione della stella a cinque punte di cui abbiamo giΓ parlato; ad oggetti che recano tale raffigurazione varie correnti occultistiche attribuiscono un valore magico di carattere purificatorio da connettersi essenzialmente alla stella pentagrammatica della SpiritualitΓ , quella con la quinta punta rivolta verso lβalto, da cui la βvirtΓΉ medicaβ che scaturirebbe da amuleti [3] a forma di stella a cinque punte detti appunto βpentacoliβ. Ma il pentacolo che avrebbe guarito dβAnnunzio reca inciso un Liocorno che Γ¨ un Β«mostro barbato dal piede fesso, piΓΉ capro che cavalloΒ». Un Liocorno, insomma, che Γ¨ molto simile alla piΓΉ stereotipica delle sembianze zoomorfe di Satana, il capro:
Il capro Γ¨, se cosΓ¬ si puΓ² dire, lβemblema consacrato al re degli Inferi. Tutta la demonografia ci dipinge costantemente Satana sotto lβapparenza di un capro, e se si deve credere ai demonologi, Γ¨ sotto questa forma che il diavolo presiedeva alle turpitudini dei shabbat o riceveva gli omaggi immondi in scene prive di eleganza.
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Quindi quel βpentacoloβ non puΓ² non avvicinarsi pericolosamente alla stella dellβAnimalitΓ , quella che spesso reca inscritta la testa del capro/Satana. Oltretutto Γ¨ nota la simbologia fallica del Liocorno e dβAnnunzio, descrivendo il Liocorno inciso sul suo βpentacoloβ come un Β«mostro barbato dal piede fesso, piΓΉ capro che cavalloΒ» che Β«si accovaccia e si assopisce accanto alla donzella seminudaΒ» sembra proprio voler sottolineare la pregnanza erotica di questo mostro mitologico cogliendolo in una sorta di torpore postcoitale accanto ad una ben poco verginale βdonzella seminudaβ. Quel Liocorno sembra proprio un capro/Satana lussurioso perfettamente a proprio agio allβinterno della stella nera dellβAnimalitΓ , stretto parente della capra dβinferno dallβocchio di stella de Il primo segno dellβalta sorte.
Altro stretto parente dellβiniziatica capra dimΓ²nia e del Liocorno/capro satanico sembra essere il capro la cui pelle diverrΓ lβotre del poemetto alcyonio intitolato appunto Lβotre:
[β¦] ben barbato e torvo
e di tΓ©ttole dure ornato il gozzo
e dβaspre corna il fronte invitto al cozzo,
negli occhi sΓΉlfure, atro come corvo!Sagliente egli era, e mogli in abondanza
[5]
ebbe, e feroce fu nelle sue pugne;
ma al suon dβun sufoletto, erto su lβugne
fΓ©sse, imitava il satiro che danza.
Anche questo capro Γ¨ un βmostro barbato dal piede fessoβ come il Liocorno ed Γ¨ nero (βatroβ) e dagli occhi sulfurei come la nera capra dβinferno dallβocchio fosforescente, ma al contrario degli altri due in lui sono espliciti il tratto lussurioso (Β«sagliente egli era, e mogli in abondanza / ebbeΒ») e lβascendenza paganeggiante (Β«imitava il satiro che danzaΒ»). Il capro alcyonio danza come un satiro al suono dβuno zufolo, lo strumento del dio Pan:
DivinitΓ dei pastori e delle greggi, quasi una sorta di antropomorfizzazione della natura, Pan subΓ¬ molte personificazioni nelle diverse generazioni divine del mondo classico. [β¦] Simbolo degli appetiti sessuali irrefrenabili, Pan era spesso raffigurato con attributi caprini e con tipico zufolo (la siringa) che ne ha accompagnato lβeffigie fino ai giorni nostri. Il ricordo forse piΓΉ vivo di Pan si ritrova in una figura tipica della religione cristiana, il diavolo. I piedi caprini, le corna, la folta peluria e la coda sono attributi ricorrenti della divina creatura silvestre dellβArcadia che [β¦] Γ¨ stato trasformato in Signore degli Inferi ed eterno tentatore del genere umano.
[6]
La diabolicitΓ del capro alcyonio torvo atro e dagli occhi sulfurei, feroce e lussurioso discende dunque dallβarchetipo classico del diavolo cristiano, il dio Pan con il suo corteggio di satiri.

Dopo aver preso in esame questi tre capridi dannunziani, possiamo concludere che tutti e tre possiedono una forte rilevanza simbolica che tradisce lβimportanza che capre e capri rivestono nellβimmaginario dello scrittore. Nellβopera di dβAnnunzio sono innanzitutto simboli della lussuria, quella Lussuria Onnipossente madre a tutti i misteri e a tutti i sogni [7] che tanto alimenta la vena artistica del Pescarese. Violantilla e la druda, favilla de Il secondo amante di Lucrezia Buti, ci offre il destro per esibire un semplice esempio di capra dannunziana esplicito simbolo di lussuria:
Per me si chiama Violantilla quella giovine lasciva come una capretta non villosa, che si lascia mettere la mano nella fenditura della gonnella, un poco piΓΉ insΓΉ delle ginocchia, e si lascia strizzare e sbacciucchiare dallβamoroso drudo.
[8]
Violantilla Γ¨ una giovane donna Β«lasciva come una caprettaΒ»: la capra in questo caso ha lβinequivocabile ed univoco significato di simbolo archetipale della lussuria femminile. Tuttavia capre e capri dannunziani spesso non sono soltanto e semplicemente simboli della lussuria sic et simpliciter come nel caso appena citato, ma simboli della prodigiosa sintesi di spiritualitΓ ed animalitΓ , di bestialitΓ e divinitΓ che la lussuria Γ¨ in grado di operare. La Lussuria Onnipossente che occupa una posizione di assoluta preminenza nel pantheon dannunziano Γ¨ infatti divina e bestiale al contempo:
Era una e diversa. Eran palesi
[9]
nel suo corpo le origini divine
e bestiali.
Si puΓ² dire che dβAnnunzio, partendo dal coacervo simbolico depositato dalla tradizione nella capra e nel capro, trasformi spesso e volentieri queste bestie nellβemblema della duplice natura della Lussuria, del suo essere sia divina che bestiale. La capra dβinferno de Il primo segno dellβalta sorte, il Liocorno/capro satanico di Dellβattenzione ed il capro/satiro lascivo de Lβotre possono sicuramente essere interpretati quali simboli della lussuria con la βlβ minuscola.

Ma non puΓ² non saltare allβocchio come tutte e tre queste figure caprine presentino una spiccata fisionomia sovrannaturale e siano, in un certo senso, βdivineβ. Le prime due partecipano chiaramente della natura del diavolo, il dio del male del cristianesimo; lβultima partecipa della natura di Pan, il dio che nella mitologia classica personifica il potere procreativo universale e che funse da archetipo del diavolo cristiano. Sono quindi tre figure βdivineβ, la cui divinitΓ si presta perfettamente a simboleggiare la natura divina della Lussuria con la βLβ maiuscola, la dea patrocinatrice dellβispirazione artistica dannunziana. Ma la peculiaritΓ della fisionomia divina del diavolo cristiano e del dio Pan pagano che le tre figure caprine si portano addosso si presta perfettamente a simboleggiare anche la natura bestiale della Lussuria, dal momento che Satana e Pan sono due dΓ¨i-bestia. Due dΓ¨i-bestia del sesso, che Γ¨ lβespressione dellβanimalitΓ maggiormente passibile di sublimazione artistica, vero e proprio βlievitoβ mentale per il nostro scrittore.
Non Γ¨ probabilmente un caso dunque che un dβAnnunzio diciannovenne inserisca nella novella dβapertura del volume che segna il suo esordio come prosatore, Terra vergine, una capra diabolicamente nera e con le iridi giallo zolfo. Questa capra satanica guarda lβamplesso agreste dei due protagonisti adolescenti della novella, Tulespre e Fiora:
Fiora si accostΓ² avida e bevve. [β¦] Tulespre la involse tutta dβuno sguardo di libidine.
Baciami! β e il desiderio gli strozzava la voce in gola.
No.
Baciamiβ¦
Le prese la testa fra le palme, lβattirΓ² a sΓ©, e con gli occhi socchiusi stette a sentirsi correre per tutte le vene la voluttΓ di quella bocca umida premuta allβarida bocca sua.
No β ripetΓ© Fiora sguizzando indietro, passandosi le mani sulle labbra come per toglierne il bacio. Ma tremava piΓΉ dβuna vetrice, ma nella carne turgida pel calore della corsa aveva le prurigini, ma la lascivia cβera nellβaria, cβera nel sole, cβera negli odori.
Una testa nera di capra sbucΓ² tra il fogliame guardando con le miti iridi gialle quel groppo vivo di membra umane.
[10]
La presunta mitezza delle iridi non tragga in inganno: dietro la parvenza βdomesticaβ Γ¨ ben riconoscibile la nera capra diabolica dagli occhi fosforescenti che ne Il primo segno dellβalta sorte guardava il futuro poeta penetrare con un coltello/fallo una conchiglia/vagina espletando un rituale iniziatico di carattere sessuale e che qui guarda lβiniziazione al sesso di Fiora. Γ la capra divina e bestiale emblema della Lussuria divina e bestiale ed il βposto dβonoreβ che le viene riservato, in chiusa della prima novella del primo volume di prose, Γ¨ particolarmente suggestivo: sembra quasi svelare la volontΓ piΓΉ o meno consapevole dello scrittore in erba di porre lβemblema della Lussuria quale insegna araldica alla testa della propria ventura produzione letteraria.

La capra dimΓ²nia de Il primo segno dellβalta sorte Γ¨ riconoscibile a un occhio attento anche in unβaltra favilla de Il secondo amante di Lucrezia Buti, La chimera e lβaltra bocca. Qui il futuro poeta ha quattordici anni e visitando il Museo Archeologico di Firenze in compagnia della coetanea ClemΓ tide si imbatte in un diabolico mostro mitologico:
Nel mezzo, apparì un viluppo di forme discordi e feroci, una sorta di spasimo metallico lustrante in una pelle indicibilmente verdebruna: la Chimera!
Mi lacerò la mia memoria scolastica e mi riaprì non so che cicatrice nel costato. Pronto il «fior del ginnasio» pensò e forse compitò: Prima leo, postrema draco, media ipsa chimaera.
[11]
ChΓ¬maira in greco significa βcapraβ, la Chimera Γ¨ infatti tradizionalmente rappresentata con testa e corpo di leone, una testa di capra sul dorso e coda di serpente. Proprio da quella testa di capra, considerata evidentemente il tratto saliente, il mostro mitologico prende il nome di Chimera che altro non significa che capra, appunto. E in quanto capra simbolo di Lussuria non puΓ² non insufflare nellβadolescente dβAnnunzio una violenta bramosia erotica:
Mi accostai alla belva triplice con una specie di risolutezza ostentata, con una specie di braverΓ¬a puerile, come se fosse veramente armata di fiamme, flammas ore vomens. E le misi una mano nella bocca con tanta furia che le unghie e le nocche mi dolsero [β¦] Β«Le brucia la bocca?Β» chiedeva la ClemΓ tide [β¦] Non la riconoscevo piΓΉ. Mi pareva fosse diventata nuda, tutta nuda e bruciante, a un tratto. Se la Chimera spirava la fiamma dalla fauce, ella spirava coeci Cupidinis ignes dalla narice tumida e acre. [β¦] Fu quello, in quella stanza di museo deserta, il mio primo turbamento profondo di amante puerile, il primo tumulto lirico delle forze oscure sollevate dalla pubertΓ . Il maschio precoce mi si rivelΓ² a un tratto come in un delirio sfrontato.
Β«Fammi sentire se la tua ti brucia.Β» [β¦] lβafferrai senza ritegno con una violenza che pareva comunicarsi a me dal bronzo mordace, quasi snodarsi nei miei muscoli dalla contrattura di metallo. E seppi che si poteva mordere una bocca di donna come non so qual cosa ghiotta.
[12]
La favilla successiva, Novo encomio della mia arte, parla dellβΒ«ora della ChimeraΒ» come di un Β«grande e appassionato eventoΒ»:
Grande e appassionato evento rimane per me lβora della Chimera, quando appunto la mia vita cominciava ad essere la mia arte e la mia arte cominciava ad essere la mia vita. In tutti i miei sensi la realtΓ giΓ sβimprimeva con gagliarde impronte; ma da tutto ciΓ² che il mio occhio potea vedere, da tutto ciΓ² che la mia mano potea toccare, il mio spirito giΓ traeva simboli ardenti.
[13]

La favilla che segue, VolontΓ VoluttΓ , chiosa in questi termini lβepisodio della Chimera:
Nella stanza del Museo etrusco, col mito della belva spasimante da me interpretato, Γ¨ anche il mito interpretato della mia vita senza freno, della mia vita di passioni e di piaceri considerata come una perigliosa disciplina perigliosamente intesa ad accrescere le potenze dello spirito. Il sΓΉbito Γ©mpito di forze, belluine e divine a un tempo, sollevato in me da quella prima conoscenza, da quel primo assalto a un mistero carnale che giΓ troppo aveva acceso la mia immaginazione fanciullesca, mi rivelΓ² una legge profonda a cui la mia volontΓ e il mio istinto obbedirono e obbediscono per aggrandire il mondo ideale dallβuno e dallβaltra creato ogni giorno. SΓΉbito mi sentii capace di sopportare con eguale prodezza la piΓΉ gran somma di piacere e la piΓΉ gran somma di conoscenza. SΓΉbito in me sentii, di lΓ dal verso di Terenzio smisuratamente di sopra al vieto verso di Terenzio, il coraggio di divenire uomo intero, di essere e di persistere contro tutto e contro tutti uomo compiuto abbattendo per me i due termini corrosi e spianando il bivio di Eracle [β¦] e riducendo i due freschi termini alla primiera origine comune e riappiccandoli pel capo, come in unβerma bifronte: VOLONTΓ VOLUTTΓ.
[14]
Lβora della Chimera/capra Γ¨ un evento iniziatico per il giovanissimo dβAnnunzio, il futuro scrittore che passerΓ alla storia come colui che fece (o che tentΓ² di fare!) la sua vita come unβopera dβarte: la sua vita comincia ad essere la sua arte e la sua arte comincia ad essere la sua vita quando il Β«primo turbamento profondo di amante puerileΒ» coincide con il Β«primo tumulto lirico delle forze oscure sollevate dalla pubertΓ Β». La Lussuria bestiale e divina che spira dalla Chimera/capra insuffla in lui un Β«sΓΉbito empito di forze, belluine e divine a un tempoΒ» e gli rivela Β«una legge profondaΒ»: il piacere come Β«perigliosa disciplina perigliosamente intesa ad accrescere le potenze dello spiritoΒ», la Β«piΓΉ gran somma di piacereΒ» potendo convertirsi nella Β«piΓΉ gran somma di conoscenzaΒ».
Interpretando Β«lβora della ChimeraΒ» quale Β«grande ed appassionato eventoΒ» che dona al futuro poeta la consapevolezza di come la Lussuria bestiale e divina sia per lui il piΓΉ efficace veicolo di conoscenza, di arricchimento spirituale e, soprattutto, la sommovitrice di quel tumulto lirico da cui scaturirΓ la sua arte, si puΓ² provare a sciogliere lβenigma del sibillino riferimento cristologico che accompagna lβapparizione della Chimera. Lβepifania della bronzea statua del mostro mitologico avrebbe riaperto una cicatrice nel costato dellβadolescente dβAnnunzio:
Nel mezzo, apparì un viluppo di forme discordi e feroci, una sorta di spasimo metallico lustrante in una pelle indicibilmente verdebruna: la Chimera!
Mi lacerò la mia memoria scolastica e mi riaprì non so che cicatrice nel costato.
[15]

Nel Vangelo secondo lβAvversario, lunga e molto interessante favilla de Il venturiero senza ventura, un soldato romano Β«sordido e irsuto come caproΒ» sfonda il costato di Cristo col ferro dellβasta. Il giovine dalla sindone atterra il bruto, gli strappa lβasta dal pugno e riconosce nel ferro di quellβasta Β«la prima foglia del suo lauro avvenireΒ»:
E i soldati di Roma [β¦] guatano il Mediatore [Cristo] crocifisso [β¦] Un dβessi, sordido e irsuto come capro, gli sfonda il costato col ferro dellβasta.
Sento su me il getto del sangue e del siero. Una forza subitanea mi sale dal macigno del Golgota ove poggio le calcagna tristi, disperato di non avere ali. Atterro il bruto, lo calpesto, gli strappo lβasta dal pugno. Tra il buio e gli sbattimenti delle fiaccole mi perdo.
Il ferro di quellβasta Γ¨ la prima foglia del mio lauro avvenire.
[16]
Il giovine dalla sindone [17] Γ¨ una sorta di speculum (specchio deformante, ma pur sempre specchio!) Christi, un inquietante alter ego di GesΓΉ:
La sua [di GesΓΉ] ombra passa sotto i miei piedi combaciandosi con la mia dietro di me e la mia dietro di me prolunga la sua [β¦] E solo io sono il suo seguace avvinto alla sua ombra, solo il suo discepolo temerario senza nome e senza voce, il giovine dalla sindone, vestito di lino sopra la carne ignuda. [β¦] Nellβorto mi celo. Sono il piΓΉ doloroso degli olivi abbarbicati al suolo avaro, lΓ dove i discepoli pasciuti di pasqua ronfano. Patisco col solitario. Le gocciole della sua fronte colano su la mia gota; i grumoli del suo disperato sudore mi si struggono in bocca.
[18]
Ma Γ¨ anche unβincarnazione precedente di dβAnnunzio stesso, come si evince chiaramente dalla lettura dellβintera favilla. Quindi il giovine dalla sindone, essendo un doppio di Cristo, patisce anchβesso la ferita nel costato che Cristo subisce ad opera del soldato Β«sordido ed irsuto come caproΒ». E dβAnnunzio, essendo una reincarnazione del giovine dalla sindone, reca sul proprio costato la cicatrice di quella ferita. La Chimera/capra riapre questa cicatrice inoculando nellβadolescente il germe della consapevolezza di come la Lussuria belluina e divina sia per lui Β«il piΓΉ attivo levame liricoΒ».
Il giovine dalla sindone/futuro dβAnnunzio riconosce nel ferro dellβasta [19] del soldato/capro Β«la prima foglia del suo lauro avvenireΒ»: il primo germe della sua futura gloria poetica. Attribuendo al soldato/capro il connotato di emblema della Lussuria, possiamo concludere che quel ferro/foglia dellβasta che Γ¨ la prima foglia del lauro avvenire di dβAnnunzio origina, germina, germoglia dalla Lussuria, passione bestiale e divina che come nessunβaltra alimenta la vena poetica dannunziana.
NOTE:
[1] Questa medaglia Γ¨ riprodotta in Carl Gustav Jung, Psicologia e Alchimia, Figura 262: βLβUnicorno lunare β rovescio di una medaglia di Antonio Pisano (1499)β. Lβimmagine Γ¨ tratta da unβopera di Paracelso edita a Basilea: dettaglio interessante se si tiene conto che la favilla dannunziana Dellβattenzione Γ¨ ambientata a Zurigo.
[2] Gabriele dβAnnunzio, Prose di ricerca, I, cit., p. 1113.
[3] Cfr. Attilio Mazza, DβAnnunzio orbo veggente, Pescara, Ianieri, 2008 e Attilio Mazza, Antonio Bortolotti, Gli amuleti di DβAnnunzio, Pescara, Ianieri, 2011.
[4] Louis Charbonneau – Lassay, Il bestiario del Cristo, cit., p. 281.
[5] Gabriele dβAnnunzio, Alcyone, Lβotre, vv. 5 β 14 in Gabriele dβAnnunzio, Alcyone, Milano, Garzanti, 1995, p. 334.
[6] Massimo Centini, Le bestie del diavolo, cit., pp. 70 – 71.
[7] Gabriele dβAnnunzio, Intermezzo, Preludio, vv. 98 β 99 in Gabriele dβAnnunzio, Tutte le poesie, I, Roma, Newton Compton, 1995, p. 398.
[8] Gabriele dβAnnunzio, Prose di ricerca, I, cit., p. 1269.
[9] Gabriele dβAnnunzio, Intermezzo, Preludio, vv. 70 β 72 in Gabriele dβAnnunzio, Tutte le poesie, I, cit., p. 397.
[10] Gabriele dβAnnunzio, Tutte le novelle, Milano, Mondadori, 1992, p. 9.
[11] Gabriele dβAnnunzio, Prose di ricerca I, cit., p. 1276.
[12] Ivi, pp. 1276 – 1277.
[13] Ivi, p. 1279.
[14] Ivi, p. 1280.
[15] Gabriele dβAnnunzio, Prose di ricerca, I, cit., p. 1276.
[16] Ivi, p. 1155.
[17] Misterioso personaggio evangelico che dβAnnunzio trasforma nel protagonista ed io narrante del Vangelo secondo lβAvversario, compare anche in Contemplazione della morte.
[18] Gabriele dβAnnunzio, Prose di ricerca, I, cit., pp. 1140, 1144, 1154.
[19] Il ferro di unβasta si definisce tecnicamente βfogliaβ.
