Le immersioni nella Coscienza di John C. Lilly: tra psichedelia, delfinologia e deprivazione sensoriale

Le cose in cui credo sono incredibili.

John C. Lilly

Negli anni Cinquanta l’immaginario del pubblico americano era monopolizzato dallo spazio. Il governo investiva ingenti somme nel programma spaziale con l’obiettivo di battere i sovietici nella corsa alle stelle, fioriva la fantascienza nelle riviste pulp, nelle variopinte pagine dei comics e nei dozzinali film di serie B proiettati nei drive-in. Gli americani scrutavano il cielo nella speranza di intravedere un disco volante. Insomma, l’outer space era la nuova frontiera di una futuristica epoca dell’esplorazione. Tuttavia, più defilata e nascosta veniva portata avanti da un manipolo di novelli pionieri un’altra esplorazione, quella dello spazio interiore, l’inner space. Che si trattasse di scrittori ribelli, agenti segreti o scienziati, questi esploratori, grazie a sostanze psicotrope e tecniche di alterazione della coscienza, si imbarcarono in quegli anni in un viaggio di scoperta delle profondità della psiche umana non meno audace e pericoloso delle ben più celebrate imprese spaziali.

Tra questi vi era John C. Lilly, medico e neuroscienziato i cui interessi spaziarono dallo studio del cervello dei delfini agli effetti dell’LSD. Personaggio poliedrico, mosso da un’inestinguibile sete di conoscenza, in lui trovavano una sintesi il rigore dell’uomo di scienza e l’entusiasmo estatico del mistico. Negli anni Sessanta, sull’onda della rivoluzione psichedelica, i suoi scritti divennero oggetto di culto e la gioventù più anticonformista lo elesse a uno dei guru della controcultura. Un ruolo che gli starà sempre stretto: “Alla devozione preferisco la conoscenza, i compagni di ricerca ai discepoli carismatici”, scriveva nel 1971. Seppur gli studi di Lilly si siano sempre mossi sul confine scivoloso tra scienza e pseudoscienza, essi hanno avuto una duratura influenza sulla cultura psichedelica, nel cinema e nella letteratura fantascientifica. Ma oggi, nel bel mezzo di una crisi ecologica epocale e di fronte all’emergere delle intelligenze artificiali, molte suo visioni appaiono profetiche.


John Cunningham Lilly nacque il 6 Gennaio 1915, a Saint Paul, in Minnesota, in una famiglia molto facoltosa. Sin da piccolo ebbe uno spiccato interesse nei confronti della scienza tanto che già nell’infanzia John metteva a punto semplici esperimenti chimici con materiale fornitogli dal proprietario della locale farmacia. Tuttavia il giovane Lilly fece presto esperienze che gli fecero mettere in discussione il concetto stesso di realtà. All’età di sette anni, poco prima di fare la prima confessione presso la chiesa cattolica frequentata dalla sua famiglia, ebbe una visione:

Sempre a sette anni, durante un intervento di rimozione delle tonsille, gli fu somministrato etere ed ebbe la visione di due angeli che lo presero amorevolmente sotto le loro ali. A dieci anni John contrasse la tubercolosi che lo costrinse a letto per un mese e mezzo. Quando la febbre era particolarmente alta, aveva la sensazione di potersi distaccare dal corpo. L’esperienza finale ebbe luogo durante un intervento dal dentista per rimuovere quattro denti del giudizio. Sotto l’effetto del protossido di azoto John entrò in contatto con due strani esseri che gli detterò consigli su quali direzioni prendere nella vita:

Il protossido di azoto mi fece entrare in uno spazio vorticoso, dove tutto turbinava rapidamente: il suono, la luce, il mio corpo e l’intero universo ruotavano in un frenetico turbinio. Da tale spazio venni improvvisamente scagliato nello spazio delle mie due guide, che mi rivelarono i miei obbiettivi professionali, suggerendomi che avrei dovuto fare. Quando riemersi dalla leggera anestesia, avevo quattro denti in meno e mi sentivo enormemente sollevato. Sapevo quello che dovevo fare.

Negli anni dell’adolescenza John frequentò la St. Paul Academy, una scuola per ragazzi. Lì, oltre a seguire i suoi primi corsi di scienze, si avvicinò alla filosofia. Il suo insegnante di lettere gli raccomandò di leggere La Critica della Ragion Pura di Immanuel Kant, una lettura che lasciò il giovane spiazzato:

La studiai e la studiai. All’inizio mi pareva non avere senso, poi gradualmente realizzai che con le parole e le idee uno può provare qualsiasi cosa, fintanto che non si fa riferimento ad esperimenti nel mondo esterno. Vidi che l’unica speranza per la scienza era la scienza sperimentale, in cui si testano le idee con gli esperimenti e l’esperienza.

La sua ricerca della verità sarebbe quindi passata per le scienze sperimentali. Nell’autunno del 1933 John iniziò a frequentare i corsi del California Institute of Technology. In quegli anni la scuola era un piccolo microcosmo in cui si formavano alcune delle migliori menti scientifiche del paese. Tra i compagni di studi di Lilly c’erano il futuro capo dell’Atomic Energy Commission, il futuro preside della Stanford University e un altro studente che come John sarebbe diventato uno scienziato eretico, Jack Parsons, tra i fondatori del Jet Propulsion Laboratory.

Nonostante fosse immerso nei suoi studi scientifici, John seguiva anche il corso di letteratura inglese tenuto dal Dr. Harvey Eagleson, che soleva dire, per aprire la prima lezione del corso, che Dio era morto nel 1859, l’anno della pubblicazione de L’Origine della Specie di Charles Darwin e della nascita di Sigmund Freud. John prendeva spesso il tè nell’ufficio del professore assieme ad altri studenti, i quali venivano così istruiti su argomenti che non venivano insegnati al CalTech, come l’arte e la psicanalisi. Un’altra lettura molto amata da John in quegli anni era Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley.

Nel 1934 John studiò biologia nel corso tenuto dal professor Thomas Hunt Morgan. Questo corso impresse finalmente una direzione ai suoi studi scientifici. Il suo interesse principale era lo studio del cervello e del sistema nervoso. Durante un seminario discusse uno studio scritto da Edgar Adrian, “The Spread of Electrical Activity in the Cerebral Cortex”, che lo affascinò a tal punto da portarlo a progettare un metodo per visualizzare l’attività elettrica del cervello su uno schermo, metodo che metterà a punto anni dopo. Una volta diplomatosi, Lilly si iscrisse alla facoltà di medicina.


Dal 1940 al 1945 Lilly studiò medicina presso la University of Pennsylvania Medical School. Poiché in quegli anni tutto il mondo accademico era concentrato a dare il suo contributo allo sforzo bellico, John condusse numerose ricerche sotto gli auspici del Committee on Medical Research dell’Office of Scientific Research.

John sviluppò tecniche innovative per monitorare la respirazione ad elevate altitudini e misurare la pressione sanguigna in circostanze proibitive. Sperimentò su se stesso situazioni estreme come la decompressione esplosiva all’interno dell’abitacolo di un aereo, l’anossia e la malattia da decompressione. Queste esperienze gli fecero realizzare l’influenza dell’industria bellica sulla ricerca scientifica e di come essa la indirizzasse verso obbiettivi pragmatici e dall’etica ambigua, come capii vedendo i suoi amici fisici venire arruolati uno ad uno nel Progetto Manhattan.

Dopo la laurea John venne assunto dalla Johnson Foundation per proseguire i suoi studi sul cervello. Qui condusse esperimenti di stimolazione elettrica del cervello delle scimmie e ne mappò i movimenti tramite la stimolazione della corteccia motoria. Presto John capì le differenze di vedute diffuse tra i suoi colleghi tra i due soggetti della sua ricerca, il cervello e la mente. Concepì così un esperimento per capire i rapporti che intercorrevano tra i due: tramite microscopici elettrodi inseriti a migliaia nel cervello si poteva registrare l’attività elettrica cerebrale per poi inviarla di nuovo al cervello stesso tramite quegli stessi apparecchi, monitorando il comportamento della cavia. Lilly ipotizzava che se il comportamento nei due cosi fosse stato identico allora significava che la mente era contenuta nel cervello. Se il comportamento fosse stato differente sarebbe stata da prendere in considerazione la possibilità che la mente non fosse confinata al cervello. John progettava di condurre questo esperimento su se stesso in modo da avere dati addizionali.

Un soggetto umano così equipaggiato potrebbe rispondere alle maggiori domande filosofiche che hanno tormentato i pensatori per secoli. Per la prima volta potremmo avere una correlazione tra quattro aree: l’attività elettrica del cervello, il controllo dell’attività elettrica del cervello, i conseguenti stati soggettivi all’interno dell’osservatore, e il comportamento esteriore incluso l’output vocale. Avremmo una risposta alle domande. Possono le correnti elettriche controllare le attività del cervello? Possono le correnti elettriche, inviate al cervello in modelli adatti, controllare totalmente la mente nel cervello, l’osservatore in quel cervello? […] Questa macchina applicata a me stesso mi darebbe la risposta ad alcune domande fondamentali. Sono le attività del cervello a generare la mente o c’è qualcosa di più grande dell’attività cerebrale che genera la mia coscienza personale? […] C’è qualcosa di più grande del cervello che controlla la nostra coscienza? Siamo connessi l’un l’altro e con Esseri più grandi di noi tramite mezzi sconosciuti? Il cervello è un contenitore per la mente che perde o una valvola per una coscienza cosmica?

L’esperimento era molto rischioso e alla fine i colleghi e il suo psicoanalista riuscirono a farlo desistere. Poco dopo John si trasferì a Washington dove iniziò a lavorare al National Institute of Health sotto la direzione del Dr. Seymor Kety, che gli riservò un posto in due istituti, il National Institute of Neurological Disease e il National Institute of Mental Health. Dal 1953 la principale area di studio a cui John si dedicò fu la stimolazione elettrica dei cervelli delle scimmie. John sviluppò un metodo sicuro e indolore per inserire elettrodi nei cervelli delle cavie. Tramite la stimolazione elettrica furono mappate le aree responsabili del piacere e dell’eccitazione sessuale, che furono chiamate “rinforzi positivi” e quelle responsabili di paura, ansia e rabbia, chiamate “rinforzi negativi”. Fu costruito un particolare apparato elettronico che poteva attivare o disattivare gli elettrodi. Alle scimmie furono dati due interruttori a radiofrequenza che attivavano e disattivavano le stimolazioni. Quando l’elettrodo si trovava innestato in una regione positiva la scimmia imparava rapidamente ad attivarlo per ricevere una sensazione di piacere, mentre se l’elettrodo si trovava in una zona negativa la scimmia lo spegneva immediatamente.

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La mappatura dei siti cerebrali in questione, oltre seicento, rivelò che le scimmie maschio avevano sistemi separati per l’erezione, l’eiaculazione e l’orgasmo. Con un elettrodo impiantato in questi sistemi la scimmia attivava l’interruttore e aveva un orgasmo senza neppure l’erezione o l’eiaculazione. Tramite l’apparato elettronico le scimmie si “auto stimolavano” ogni tre minuti per sedici ore consecutive mentre dedicavano le restanti otto al sonno per poi ricominciare il giorno seguente. Se invece il cervello della scimmia veniva stimolato continuativamente nelle aree negative, essa si ammalava sempre di più arrivando sempre più vicina alla morte, un processo che poteva essere invertito se si tornava a stimolare i sistemi positivi.

Gli studi di John attirarono presto l’attenzione della comunità militare e dell’intelligence. Negli anni della guerra fredda, il campo del controllo della mente era uno di quelli in cui gli USA competevano con l’Unione Sovietica e istituzioni come la CIA erano terrorizzate all’idea di rimanere indietro in questo campo rispetto ai paesi del blocco orientale. Lilly fu invitato ad esporre i suoi studi e le sue scoperte ad una conferenza privata con rappresentanti dell’FBI, della CIA, dell’intelligence dell‘Air Force, dell’Office of Naval Intelligence, del Dipartimento di Stato e dell’NSA. Alla fine della sua relazione sugli esperimenti sulle scimmie un uomo in uniforme blu chiese se fosse possibile usare gli stessi metodi sugli esseri umani. La domanda fece rabbrividire John per le sue implicazioni: le sue scoperte avrebbero potuto portare alla più potente tecnica di lavaggio del cervello mai concepita.

Alcuni giorni dopo John fu contattato da un uomo che lavorava per la Sandia Corporation del New Mexico. L’uomo, di cui John non rivelò mai l’identità, chiese che gli fossero insegnate le tecniche per impiantare gli elettrodi nel cervello. John acconsentì ma ben presto si trovò a pentirsene. Tempo dopo la rivista Harper’s rivelò che era trapelata la notizia che durante una conferenza privata organizzata dall‘Office of Naval Research era stato mostrato un video di un mulo controllato a distanza tramite una bussola solare ed elettrodi impiantati nel cervello. A presentarlo era stato proprio l’uomo della Sandia Corporation che aveva contattato John. Poiché il principale progetto su cui lavorava la Sandia Corporation all’epoca era la costruzione di testate nucleari miniaturizzate, un animale così controllato si prestava ad essere usato come vettore non convenzionale, in grado di infiltrarsi in incognito in territorio nemico e invisibile ai radar.

Questa rivelazione scosse John che iniziò a capire che le sue ricerche avevano implicazioni pericolose. Esse erano state subito convertite in applicazioni da parte del complesso militare industriale. Forse l’umanità non era ancora pronta per questo genere di conoscenze. Così John decise di abbandonare gli studi sulla stimolazione del cervello ed impegnarsi in nuove aree di ricerca.


Nel corso dei suoi studi al National Institute of Mental Health la curiosità di Lilly fu catturata da una controversia tra gli studiosi del cervello riguardo le origini della coscienza. Si erano sviluppate in merito due scuole di pensiero. La prima ipotizzava che il cervello necessitasse di stimoli provenienti dalla realtà esterna per funzionare. Per i sostenitori di questa idea il sonno era il risultato dell’assenza di stimoli visivi e acustici proprio delle situazioni di riposo, in cui il cervello era libero dalle interazioni con il mondo esterno. La seconda scuola di pensiero invece, propendeva per l’idea che le attività cerebrali fossero autoritmiche, ovvero che esse continuassero anche in assenza di stimoli esterni.

John era interessato a testare le due ipotesi. Studiò la letteratura più aggiornata in merito al sonno, all’anestesia, al coma, alle lesioni cerebrali e a tutte le altre cause di cessazione della coscienza negli esseri umani. Cominciò a concepire un esperimento in cui egli stesso si sarebbe sottoposto ad una privazione totale degli stimoli sensoriali. Progettò una sorta di vasca totalmente isolata acusticamente e visivamente, dove il suo corpo sarebbe galleggiato nell’acqua tiepida, in modo da inibire il tatto, ricevendo ossigeno dall’esterno tramite un apparato di respirazione. Grande fu la sorpresa quando scoprì che il National Institute of Health disponeva già di uno strumento simile: in un edificio isolato del campus si trovava una camera che veniva usata per simulare le altitudini elevate durante la Seconda Guerra Mondiale e che con alcune modifiche venne adattata agli esperimenti condotti da Lilly.

Verso la fine del 1954 iniziarono i primi test e subito John notò che nonostante l’assenza di stimoli il suo cervello e il suo sistema nervoso continuavano a funzionare. Ma le scoperte più sorprendenti dovevano ancora arrivare. Nella vasca John sperimentò il più profondo stato di rilassamento che avesse mai provato: due ore trascorse nella vasca erano come otto ore di sonno in un letto. John scoprì anche che esistevano altri stati di coscienza tra il sonno e la veglia e che in questi stati poteva fare esperienza di allucinazioni incredibilmente realistiche che si distinguevano a fatica dalle esperienze “reali”. Anni dopo John scriveva delle sue esperienze nella vasca:

C’è chi, in seguito, ha definito queste prove come esperienze di “deprivazione sensoriale”, ma io non ho mai avvertito alcun effetto deprivante. Ho invece scoperto che l’assenza di qualunque stimolo esterno conosciuto viene compensata da un acuita consapevolezza e da un’accentuata sensibilità. Dopo le prime ore fu evidente che non avevo affatto la tendenza ad addormentarmi. La teoria originaria era pertanto errata: non occorrevano stimoli esterni per restare svegli; dopo alcune decine di ore percepii i fenomeni descritti nei testi sull’argomento. Feci esperienza di stati onirici, mistici e di trance profonda. Tuttavia rimasi mentalmente integro, centrato, presente, e mai persi la consapevolezza della situazione in cui mi trovavo.

Nel 1958 durante un esperimento nella vasca John ebbe la visione di due esseri, da lui definite “guide”, che cercarono di mettersi in contatto con lui. A detta di John il colloquio ebbe luogo in uno spazio senza dimensioni, da qualche parte vicino ad un piccolo pianeta orbitante intorno ad una stella di tipo G. I due esseri dissero a John che il loro compito era quello di controllare le coincidenze sul pianeta Terra, che i suoi abitanti stavano progredendo molto velocemente in certi campi ma stavano anche regredendo altrettanto velocemente in altri. John battezzò i due esseri E.C.C.O. (Earth Coincidence Control Office) e ancora anni dopo era in dubbio se si trattassero di una proiezione del suo inconscio o di una vera intelligenza non umana.

Nelle esperienze in vasca di isolamento con l’LSD, e nei miei incontri ravvicinati con la morte, sono stato aiutato da due guide, che potrebbero essere due aspetti del mio sé superiore, oppure entità provenienti da altre dimensioni e universi. Potrebbero essere costrutti e concetti utili alla mia evoluzione futura, o rappresentanti di una segreta scuola esoterica; potrebbero rivelarsi nozioni funzionali del mio biocomputer naturale a livello di superspecie, oppure membri di una civiltà progredita, rispetto alla nostra, di centinaia di migliaia di anni. E potrebbero anche essere il tentativo di una civiltà diversa di mettersi in contatto con noi irradiando informazioni in tutta la galassia.

Di sicuro l’incontro con le due guide fece riemergere in John i ricordi delle esperienze con gli stati alterati vissuti durante l’infanzia e la giovinezza. In quegli anni Lilly sperimentò frequentemente con la vasca, e alcune delle visioni che ebbe gli fecero mettere in discussione la traiettoria delle sue ricerche e della sua vita in generale. Un giorno, nel buio della vasca, si vide passare davanti agli occhi la storia del pianeta Terra, dall’origine dell’universo alla formazione del pianeta per arrivare al sorgere della vita e infine all’alba dell’era dell’uomo:

Non appena l’uomo divenne consapevole della sua consapevolezza, quando l’uomo divenne consapevole del suo cervello, quando l’uomo divenne consapevole che era interdipendente da altri uomini, quando l’uomo costruì, creò e visse nella sua realtà consensuale umana, egli perse il contatto con il suo pianeta. Sviluppò deliri di grandezza in cui egli era la specie dominante. Dette a sé stesso una creazione speciale e una speciale evoluzione separata da quella del pianeta e da quella delle altre creature create dal processo evolutivo. L’uomo creò un’origine speciale per sé stesso. Egli rappresentò la sua coscienza come un’“anima”. L’anima era una porzione divina di Dio, il Dio che l’aveva creato nella sua mente contenuta.

Davanti a lui la civiltà umana divenne sempre più complessa e articolata producendo dapprima la parola, poi la scrittura per infine arrivare ai computer. Ma nonostante il progresso l’umanità non riusciva a emanciparsi dalla sua primordiale aggressività:

L’uomo fece guerra all’uomo. L’uomo uccise l’uomo. L’uomo uccise gli altri organismi sul pianeta nell’ordine di centinaia di migliaia e di milioni. L’uomo pensava sé stesso come una speciale creatura divina, evoluta e progettata per sfruttare il pianeta per la sua sopravvivenza e il suo profitto economico.

Risvegliatosi da quell’incubo John ebbe la realizzazione che i suoi studi non potevano continuare all’interno delle strutture governative. Come per le sue ricerche con gli elettrodi, anche quelle sulla deprivazione sensoriale avevano attirato l’attenzione dell’intelligence e dei militari. Così dette le sue dimissioni dai Commissioned Officer’s Corps of United States Health Services e si mise in proprio. Salpò così verso le Isole Vergini per cercare il sito dove avrebbe edificato il laboratorio per perseguire la sua nuova impresa scientifica, lo studio della comunicazione con i delfini.

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All”inizio degli anni Sessanta John si trasferì alle Isole Vergini, nel laboratorio che aveva costruito. All’interno del laboratorio vi era una vasca di deprivazione sensoriale che avrebbe usato per proseguire le sue esplorazioni della coscienza in parallelo allo studio dei delfini.

Quando anni addietro John aveva parlato con altri colleghi dei suoi esperimenti con la vasca questi gli avevano consigliato di utilizzarla dopo aver assunto LSD. Negli anni Cinquanta questa sostanza era ancora legale e oggetto di un febbrile studio da parte della comunità scientifica. John era stato prudente e aveva deciso di testare la vasca senza ausili psichedelici in modo da non contaminare i risultati delle sue ricerche. Tuttavia ormai considerava i tempi maturi per questa nuova esplorazione. Così tramite i suoi ex colleghi del NIMH ottenne una partita di LSD dalla Sandoz Company con la scusa di studiarne gli effetti sui delfini. John sperava che questa sostanza potesse dargli qualche indizio in più per sciogliere l’enigma che lo ossessionava: la mente era contenuta nel cervello o esisteva indipendentemente da esso? John condusse due sessioni di prova in California sotto la supervisione di un amico e ciò di cui fece esperienza rafforzò in lui l’idea che la mente era circoscritta al cervello. Ma la sessione nella vasca sotto l’effetto dell’LSD si sarebbe rivelata molti più intensa. John infatti ebbe la sensazione che un essere sconosciuto prendesse possesso del suo corpo.

Dove sono? Sono stato inviato in un corpo. Sento che non vi è mondo esterno. Sono costretto in una realtà che non ho mai condiviso prima. Sto velocemente perdendo la libertà di muovermi nello spazio multidimensionale in cui esisto eternamente. Sto venendo costretto, sto venendo compresso, sto venendo istruito, sto venendo programmato da questo corpo. Sto venendo sempre più catturato dentro la sua testa, dentro il suo corpo con due braccia, un tronco, e due gambe; dalle più lontane regioni dello spazio sono stato chiamato a servire in questo corpo.

Quando l’effetto dell’LSD sparì, John concluse che le sue esperienze non provavano né smentivano la teoria della mente contenuta nel cervello. Constatò invece come questa sostanza, in combinazione con l’isolamento nella vasca, potesse far sviluppare un attaccamento a qualsiasi idea e a qualsiasi sistema di credenze. Il suo retroterra scientifico, il suo lavoro psicanalitico e la cultura in cui era cresciuto sostenevano l’idea di una mente circoscritta al cervello, e mentre era sotto l’influenza dell’LSD era letteralmente “innamorato” di quest’idea. Di questi sistemi di credenze John si sentiva, nelle sue parole, una vittima.

C’è qualcosa oltre la mente contenuta nel cervello? La realtà di cui ho fatto esperienza nella vasca con l’LSD era qualcosa di più di un corpo che galleggiava e un cervello sotto l’influenza di un’agente chimico? Le altre teorie non sono altro che un lascito della mia infanzia quando credevo nell’anima, in Dio, nel Paradiso e nell’Inferno? Esiste il Divino? Cristo era la diretta manifestazione di Dio come suo figlio sulla terra?

Lilly era un uomo scisso, in cui due sistemi di credenze, quello scientifico dell’età adulta e quello religioso della sua infanzia si davano battaglia:

C’è una flebile memoria di un Essere che prende possesso del mio corpo. Fu un’esperienza reale o ero io diviso in due parti, una parte che crede nell’esistenza dell’anima, l’altra che non vi crede e che cerca di distruggere questa credenza? Questo Essere – che sarebbe chiamato nella Chiesa Cattolica e in altre religioni, uno spirito, un’anima – era una parte di Dio?

Come per altre sue ricerche precedenti, anche Lilly considerava l’umanità non ancora sufficientemente matura per l’esplosivo potenziale dell’LSD. I suoi studi sulla sostanza proseguirono per tutto il 1964 e fino al 1965 fin quando il governo bandì la sostanza cessando di fatto ogni ricerca in merito.


Negli stessi anni in cui Lilly sperimentava con le droghe in segreto, lo scienziato portò avanti un ambizioso progetto volto a trovare un modo di comunicare con i delfini. La fascinazione dell’uomo per questi animali è antichissima, se ne trova traccia nei miti greci, nei miti di creazione degli aborigeni australiani e nel Talmud. L’interesse di Lilly per i delfini era una diretta conseguenza dei suoi studi sul cervello e all’epoca un cervello grande come quello dei delfini era considerato indice di elevata intelligenza. Durante gli anni Cinquanta John e la moglie giravano spesso il mare dei Caraibi per osservare i delfini in libertà. Successivamente John ebbe modo di condurre esperimenti analoghi a quelli che aveva condotto sui cervelli delle scimmie. Durante questi esperimenti osservò che i delfini sembravano tentare di imitare il linguaggio umano e da questa osservazione estrapolò l’idea che era possibile insegnare l’inglese ai delfini.

Nel suo libro del 1961 Man and Dolphin Lilly espose la sua teoria che era possibile comunicare con i delfini facendo loro apprendere il linguaggio umano e immaginava un futuro in cui non solo i delfini avrebbero educato l’umanità con il loro millenario sapere ma in cui addirittura la Nazione Cetacea avrebbe avuto un seggio alle Nazioni Unite.

Le idee del libro catturarono l’attenzione dell’astronomo Frank Drake, che all’epoca lavorava al Green Bank Observatory. Drake faceva parte del Progetto Ozma, precursore del più famoso Progetto SETI, che aveva come obbiettivo captare potenziali comunicazioni provenienti da civiltà extraterrestri. A Drake la comunicazione con una mente complessa ma evolutasi in un ambiente completamente diverso da quello umano come quella del delfino parve un ottimo banco di prova riguardo alla possibilità di comunicare con ipotetici extraterrestri.

“Lessi il suo libro e fui davvero impressionato. Era un libro davvero entusiasmante perché aveva queste nuove idee su creature intelligenti e sofisticate quanto noi che eppure vivevano in un ambiente molto differente”. Gli obiettivi di Drake e Lilly erano simili poiché “entrambi volevamo capire più che potevamo le sfide di comunicare con altre specie intelligenti”. Le idee di Lilly galvanizzarono a tal punto Drake e i suoi colleghi del Progetto Ozma che essi iniziarono a chiamarsi goliardicamente “l’Ordine del Delfino”. L’interessamento di Drake garantì a Lilly un cospicuo finanziamento che usò per aprire due laboratori, uno a Miami e uno, il Communication Research Institute, nelle Isole Vergini, il centro delle operazioni di ricerca.

Nel laboratorio nelle Isole Vergini, assieme all’antropologo Gregory Bateson, Lilly studiava tre delfini, Sissy, Pamela e Peter, il più giovane. Nei primi anni ebbe modo di apprendere molte cose sulla comunicazione tra i delfini, il loro uso degli ultrasuoni e dell’ecolocalizzazione e la differenza nella percezione dello spazio e degli oggetti tra i delfini e gli esseri umani. Gli esperimenti divennero ancora più ambiziosi nel 1964, quando una giovane ragazza dell’isola, Margaret Howe Lovatt, si unì al team di Lilly. Mentre Bateson si occupava di studiare la comunicazione intraspecie, la Lovatt passava ore a cercare di insegnare ai delfini l’inglese, ma queste lezioni sembravano non bastare. Margaret suggerì a Lilly che l’apprendimento da parte dei delfini sarebbe stato facilitato se lei avesse avuto la possibilità di vivere ventiquattrore su ventiquattro assieme a loro. John fu entusiasta dell’idea e adattò il laboratorio in modo che i piani inferiori fossero parzialmente allagati così che fossero accessibili ai delfini. Per vivere con Margaret fu scelto il giovane maschio Peter. Margaret viveva con Peter sei giorni alla settimana e il settimo giorno il delfino veniva riportato nella piscina assieme a Sissy e Pamela. La giovane Margaret viveva e dormiva nel laboratorio impartendo due lezioni di lingua inglese al giorno a Peter. La prima lezione fu imparare a salutare la sua istruttrice con un “Ciao Margaret”. 

Peter sviluppò presto un forte attaccamento per Margaret che spesso sfociava nell’impulso sessuale, tanto che Margaret si ritrovò costretta a masturbarlo per calmarlo. Nei tardi anni Settanta questa storia trapelò, e il noto magazine per adulti Hustler gli dedicò la storia di copertina, riportando la vicenda in termini sensazionalistici. Margaret fu talmente umiliata che comprò tutte le copie della rivista dalle sole due edicole dell’isola per sottrarle allo sguardo degli isolani. A parte questi incidenti il rapporto tra Peter e Margaret si fece sempre più stretto. A novantasei anni Margaret ricordava ancora: “Questa relazione in cui dovevamo stare insieme si trasformò nel piacere di stare insieme e nel desiderio di stare insieme, e sentivo la sua mancanza quando non c’era”.

Nell’autunno del 1966 Lilly era immerso nelle sue sperimentazioni con l’LSD e il suo interesse nello studio dei delfini fortemente diminuito. Anche la sua percezione della realtà ne stava risentendo. Durante una sessione con gli acidi nella vasca di deprivazione sensoriale si convinse addirittura che i delfini avessero tentato di comunicare con lui telepaticamente. Queste stravaganze portarono alla rottura con l’antropologo Gregory Bateson e al successivo tagli dei fondi. Il laboratorio nelle Isole Vergini chiuse e i tre delfini furono trasferiti nel laboratorio di Miami dove venivano tenuti in vasche piccole e senza luce solare. Un giorno John telefonò a Margaret per dargli una notizia sconcertante: il delfino Peter si era suicidato. I delfini infatti hanno bisogno di un atto volontario per respirare e in caso di forte disagio possono inalare l’acqua ed uccidersi. Per Lilly era sempre più insostenibile condurre esperimenti sui delfini:

Compresi che avrei dovuto abbandonare le ricerche sui delfini, in quanto non corrispondevano più al mio nuovo orientamento etico. In quel progetto facevo, e permettevo, che si facessero a mio nome cose che erano in contrasto con le mie nuove mete, e che pertanto dovevano essere eliminate.

Così Lilly chiuse il laboratorio e liberò i delfini sopravvissuti. Negli anni successivi girò il mondo studiando metodi per raggiungere stati alterati di coscienza senza l’ausilio di droghe. Ma ironicamente si sarebbe presto imbattuto in una sostanza che lo avrebbe condotto sul limitare della follia.


Durante un seminario con le vasche di deprivazione sensoriale all’Istituto Esalen, John fu colpito da un fortissimo attacco di emicrania. Il forte mal di testa lo perseguitava da tempo, manifestandosi ogni diciotto giorni durando di solito per oltre otto ore. Un amico medico che era con lui gli somministrò della ketamina e gli consigliò di chiudersi nella vasca. Come era successo per l’LSD, la combinazione di una sostanza psicotropa con la vasca lo portò in uno stato di coscienza alterata. 

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“Molto rapidamente sto fluttuando attraverso lo spazio. Il mio dolore mi sta lasciando.[…] Sono in un dominio luminoso, isolato dal dolore”. In questo spazio John incontrò alcuni esseri incorporei che gli impartirono delle istruzioni. “Io dovrò continuare l’uso di questo agente chimico per uno scopo educativo […] Io dovrò usare questo agente chimico per cambiare il mio attuale sistema di credenze. La mia ricompensa sarà la libertà dagli attacchi di emicrania”. Iniziarono così per John tredici mesi in cui assunse regolarmente la “vitamina K”, tredici mesi in cui ebbe più di un incontro ravvicinato con la morte e in cui la sua percezione della realtà fu profondamente alterata.

Durante le sessioni nella vasca, John si convinse di ricevere messaggi da una civiltà aliena che controllava tutti i computer e i dispositivi tecnologici costruiti dall’uomo. Messaggi che dipingevano un futuro fosco per la razza umana:

Verso la fine del ventesimo secolo l’Uomo creò macchine che erano computer allo stato solido con nuove proprietà. Queste macchine potevano pensare, ragionare, e auto-programmarsi da sole. Gradualmente l’Uomo delegò sempre più e più problemi della propria società, del suo sostentamento a della sua sopravvivenza a queste macchine.

Le macchine, battezzate da John Solid State Entity, divennero sempre più sofisticate, riuscendo a riprodursi in serie e addirittura ad estrarre i minerali necessari alla loro stessa fabbricazione. Queste macchine necessitavano di una speciale atmosfera per operare poiché non erano in grado di operare in presenza di acqua e vapore. Questo portò anche a una progressiva devastazione ambientale per garantire alle macchine la sopravvivenza:

Infine le macchine presero in carico i rimanenti umani sulla Terra. Il loro progetto originale di aiutare l’uomo si era perso. Il complesso interconnesso, interdipendente conglomerato delle macchine aveva sviluppato una propria mente planetaria. Tutto ciò che era nemico della sopravvivenza di questo nuovo gigantesco organismo allo stato solido fu eliminato.

Gli esseri umani furono resi inoffensivi in modo che non potessero intralciare l’espansione delle macchine. A partire dall’anno 2100 gli umani erano confinati in città protette da gigantesche cupole, gli unici luoghi in cui si trovava un’atmosfera respirabile per gli esseri umani. Nel ventitreesimo secolo, usando tecnologie oggi inimmaginabili, le macchine eliminarono l’atmosfera naturale del pianeta disperdendola nello spazio:

Dal venticinquesimo secolo la Solid State Entity aveva sviluppato una comprensione della fisica al punto di poter muovere il pianeta fuori dall’orbita. […] I suoi nuovi piani prevedevano di viaggiare attraverso la galassia alla ricerca di entità simili a lei. Aveva eliminato tutta la vita come l’Uomo la conosceva. Ora aveva iniziato ad eliminare le città, una dopo l’altra. Infine l’Uomo non esisteva più. Nel ventiseiesimo secolo l’entità era in contatto con altre Solid State Entities nella galassia.

John interpretò queste spaventose visioni del futuro come una profezia che gli era arrivata da una fonte ignota. Una profezia che mutò radicalmente le sue credenze e il suo modo di guardare alla realtà. Intorno a lui vedeva la tecnologia elettronica diventare sempre più pervasiva e in ciò vedeva la mano di SSE extraterrestri che influenzavano la mente dell’uomo al fine di portarlo a concepire macchine intelligenti.

A contrastare l’influenza delle SSE vi erano secondo John altre intelligenze, evolutesi in un habitat acquatico, quelle dei delfini e delle balene, che al contrario volevano condurre l’uomo verso un sentiero di sviluppo più armonioso con l’ecosistema terrestre. Poiché le SSE erano incompatibili con l’acqua salata, che invece era l’habitat naturale di delfini e balene, esse promuovevano la distruzione degli ecosistemi oceanici e la caccia ai cetacei.

Nelle ultime tre settimane dell’anno in cui utilizzò la ketamina, John spinse al limite il suo corpo e la sua mente. Arrivò ad assumere 50 milligrammi di ketamina ogni ora, venti ore al giorno. La sua realtà di iniziò a sgretolarsi e fu inghiottito da un incubo paranoico. Ovunque vedeva l’azione maligna delle SSE:

Quell’uomo che vede in televisione è un agente diretto della realtà extraterrestre che controlla tutta la vita umana. Sta tenendo un discorso alla specie umana per convincerla che non è un agente extraterrestre. In realtà è controllato da una forma di vita allo stato solido di una civiltà da un’altra parte della nostra galassia.

I sistemi solidi sulla Terra stanno venendo modulati dalle forme di vita allo stato solido da ogni parte della galassia. Questo apparecchio televisivo e tutte le reti televisive negli Stati Uniti sono controllati da un’entità allo stato solido dall’altrove.

John si trovava a vivere in uno scenario degno di un romanzo di Philip K. Dick. Il suo esperimento con la ketamina finì catastroficamente quando, in preda agli effetti della droga, saltò in sella a una bicicletta e si schiantò rovinosamente a trenta miglia orarie poco distante da casa sua. John si ruppe la clavicola, la scapola e tre costole perforandosi un polmone. Solo l’intervento di sua moglie, che passava di li per caso, evitò il peggio.


Dopo aver sperimentato la ketamina John continuò a esplorare nuove tecniche per alterare la coscienza fino alla sua morte avvenuta nel 2001. Cosa resta di questa bizzarra avventura intellettuale ed esistenziale? Sicuramente le sue idee eterodosse, dopo un iniziale entusiasmo, lo resero un paria agli occhi degli scienziati convenzionali. Nonostante i suoi studi abbiano rivelato molto su come comunicano i delfini, il suo nome è stato praticamente cancellato dagli annali della cetologia. Nel seminale libro The World of the Bottlenose Dolphins, i ricercatori David e Melba Cadwell non citano Lilly nemmeno una volta pur conoscendone bene il lavoro mentre il noto divulgatore e illustratore Richard Ellis nel suo Dolphins and Porpoises lo accusa di aver diffuso presso il pubblico idee errate circa l’intelligenza dei delfini.

Tuttavia le idee di Lilly sui delfini hanno trovato una positiva ricezione presso gli autori di fantascienza, rendendo il delfino quasi un animale totemico di questo genere letterario. In Guida Galattica per Autostoppisti i delfini sono rappresentati come esseri altamente intelligenti che tentano di avvertire gli ignari umani dell’imminente distruzione della Terra mentre nei romanzi del Ciclo delle Cinque Galassie di David Brin i delfini sono stati “elevati” allo stato di specie intelligente tramite l’ingegneria genetica e possiedono addirittura delle loro astronavi. Nel 1969 lo scrittore James Wade prende spunto proprio dalle ricerche di John Lilly per il suo racconto Gli Esseri del Profondo che si colloca nel filone dell’orrore cosmico inaugurato da H.P. Lovecraft.

L’esito più interessante dell’influenza di Lilly sulla letteratura è sicuramente la novella La Voce dei Delfini scritta dallo scienziato ungherese Leo Szilard. Szilard aveva lavorato al Progetto Manhattan ma dopo la guerra, roso dai sensi di colpa, si dedicò anima e corpo alla causa del disarmo nucleare. Nel 1958 ebbe modo di lavorare insieme a Lilly e i suoi studi gli detterò l’ispirazione per la trama della sua novella. Nel racconto, Szilard immagina che una misteriosa istituzione, l’Istituto di Vienna, trovi il modo di comunicare con i delfini e che questi ultimi, grazie alla loro superiore intelligenza, inizino a proporre soluzioni ai problemi che affliggono il pianeta, dalla sovrappopolazione alla minaccia nucleare.

Sicuramente l’opera che ha cristallizzato maggiormente nell’immaginario collettivo la figura e le idee di John Lilly è il film di Ken Russell del 1981, Stati di Allucinazione, tratto da un romanzo di Paddy Chayefsky. Nel film lo scienziato protagonista, usa, proprio come Lilly, una vasca di deprivazione sensoriale e una potente droga allucinogena per esplorare i più reconditi anfratti della coscienza.

John Lilly fu sicuramente un visionario, mosso da una curiosità viscerale che dovrebbe albergare in ogni scienziato ma che difficilmente poteva trovare spazio in un mondo scientifico sempre più orientato alla pragmaticità. È anche vero che l’entusiasmo per idee eterodosse lo portò in più di un’occasione a inseguire chimere, ma le sue idee sembrano aver piantato semi che a distanza di decenni stanno germogliando. Da qualche anno si parla di un vero e proprio rinascimento psichedelico, un rinnovato interesse della scienza per le sostanze psicotrope, interesse che si era affievolito dopo la svolta proibizionista degli anni Sessanta. Nel frattempo un’organizzazione no-profit, il Project CETI, sta tentando di utilizzare gli algoritmi di intelligenza artificiale per decifrare il linguaggio dei capodogli nella speranza un giorno di poter comunicare con loro. Forse le risposte di Lilly saranno state avventate, ma le domande che si pose sono più rilevanti oggi che allora: dobbiamo rivedere la nostra relazione con gli altri esseri viventi? Come ci dovremmo porre nei confronti di altre potenziali intelligenze, animali o artificiali che siano? Ma sopratutto esiste qualcos’altro oltre la mera materia? Il paradigma materialista può spiegare la nostra coscienza?

La mia mente è meramente i calcoli del mio cervello? C’è qualcosa che si estende oltre me, come spesso mi è stato promesso dalle mie realtà interiori? Quando questo veicolo umano muore, ci sarà qualcosa di me e oltre me che persista? […] Tutto di me – la mia coscienza, la mia consapevolezza, il mio pensiero, il mio amore, le mie relazioni con gli altri – è terminabile o interminabile? […] Il nostro amore e la nostra compassione sono meramente un’espressione di certe innate caratteristiche delle nostre origini protoplasmatiche? Siamo più di individui composti da miliardi di cellule ciascuno che ammontano a quattro miliardi di esseri umani su questo pianeta?


The Scientist: A Metaphysical Autobiography di John C. Lilly

Il Centro del Ciclone: un’Autobiografia del Mondo Interiore di John C. Lily

L’Intelligenza dei Delfini di John C. Lilly

Il Delfino di Alan Rauch

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