Verso il “TimeWave Zero”: Psichedelia ed Escatologia in Terence McKenna

Oltre ad essere stato uno dei “profeti” della Controcultura psichedelica della seconda metà del secolo scorso, Terence McKenna ha saputo edificare, nel corso di trent’anni di studi ed esperimenti, un vero e proprio sistema escatologico per il Terzo Millennio, in vista della deflagrazione finale, fondato sul recupero delle pratiche sciamaniche, su una nuova interpretazione del Sacro come “Mysterium Tremendum” e sulla visione, al di là dell’ordinaria dicotomia tra vita e morte, di quella che definì una “Ecologia delle Anime”.


di Marco Maculotti

 

Pur godendo ancora oggi, a vent’anni dalla sua morte, di una fama limitata a una certa nicchia di lettori (la “citazione” più famosa del suo personaggio si può rinvenire nella figura del dott. Jacobi, suo alterego nella fortunata serie televisiva di Lynch e Frost Twin Peaks), in Terence McKenna (1946 – 2000) bisogna tuttavia riconoscere una delle menti più brillanti del “secolo breve”, capace di fondere in una personalissima visione escatologica della storia dell’umanità gli antichi filosofi greci (da lui definiti “filosofi psichedelici”) e le tradizioni delle prime sette gnostiche, l’opera “simbolica” di studiosi come Mircea Eliade e C.G. Jung [1], l’antropologia di Robert Graves, James Frazer e Marija Gimbutas, le “visioni” di Aldous Huxley e Rupert Sheldrake e la “matematica del Caos” di Alfred North Whitehead e Ralph Abraham.

Nato nel 1946 in Colorado da una famiglia con ascendenti siciliane e soprattutto (com’è facile intuire dal cognome) irlandesi, è innanzitutto interessante notare come la sua vita sia stata in qualche modo “parallela” a quella del reverendo scozzese Robert Kirk, vissuto nel XVII secolo, che come McKenna si interessò e scrisse un trattato (The Secret Commonwealth) riguardante le intelligenze del “Regno Segreto”, e che egualmente a lui morì di apoplessia (nel caso di McKenna, conseguenza di un tumore cerebrale).

Interessatosi fin da bambino alle meraviglie della geologia, dopo essersi laureato all’Università di Berkeley in California in Etnobotanica e culture sciamaniche, McKenna ebbe modo di fare le prime esperienze psichedeliche prima nell’ambito universitario, poi durante alcuni viaggi “esotici” (Giappone, India, Indonesia e foresta amazzonica): particolarmente decisivo fu il cosiddetto “esperimento di La Chorrera” compiuto nell’Amazzonia colombiana con il fratello Dennis [2], durante il quale iniziò a comprendere e sviluppare alcuni punti-chiave della sua futura escatologia, soprattutto l’idea di trovarci in un momento di “concrescenza” estrema, prossimi dunque alla “fine dei tempi”.

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Terence McKenna (a destra) con il fratello Dennis

Spesso citato come esponente della Controcultura statunitense degli anni Settanta, McKenna tuttavia ne prese spesso le distanze, criticando apertamente tutto il filone New Age, da lui avvertito come troppo politicizzato e incentrato sulla propaganda piuttosto che su un’esperienza interiore reale. La figura del guru, a suo parere, non era che un misero sostitutivo delle “piante-maestro” che da sempre hanno avuto un ruolo primario nell’educazione sciamanica ed estatica dei novizi («Follow plants, not guru» fu un suo celebre motto): le pratiche della New Age, ben lungi dal potere essere intese come “spirituali”, si riducevano così a una fuga dall’esperienza psichedelica vera e propria. E nondimeno, paradossalmente, la figura di McKenna stesso, dopo il suo decesso terreno, fu ridotta in qualche modo a un “simulacro” per favorire l’esperienza psichedelica ai molti suoi “adepti”: i “santini” e artwork con impresse le sue frasi più epocali possono ricordare quelli utilizzati in India dai seguaci, per esempio, di un Sai Baba.

McKenna non mancò neppure, in qualche modo distanziandosi dal paradigma “progressista” tipico degli ambienti culturali berkeleyani di quegli anni (e ancora di più al giorno d’oggi), di criticare aspramente la piega presa dall’Occidente nella seconda metà del Novecento, probabilmente influenzato in questo dalla visione tradizionalista di Mircea Eliade. In DMT egli espone così la sua spietata critica [3]:

« La tendenza compulsiva dell’Occidente è stata quella di soggiogare tutti gli altri stili culturali, ha inghiottito e digerito la cultura nordamericana, ha rimpiazzato le differenze etniche della cultura europea con la mega-cultura della Nouveau Europa, qualsiasi cosa questo significhi. Le culture si sono fuse nel ventre della bestia della scienza occidentale per far parte della struttura di uno scientismo occidentale che continua a espandersi. »

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Questa sua concezione anti-razionalista e anti-scientista gli derivava, ovviamente, in gran parte dalle esperienze con le sostanze enteogene, oltre che dagli studi sulle culture sciamaniche. Particolarmente importanti furono, a questo riguardo, le esperienze con la dimetiltriptamina (o, più semplicemente, DMT), facendo uso della quale McKenna sperimentò quello che definì come un vero e proprio “accesso all’Iperspazio”: l’impressione di essere improvvisamente “catapultato” in un luogo “altro” fu non solo foriera di meraviglia e stupore, ma anche di una sorta di “terrore sacro” che trova precedenti dottrinali nel Mysterium Tremendum di Rudolf Otto [4] e nel Sacro inteso come “Enigma indicibile” da Giorgio Colli [5].

L’esistenza di questa dimensione invisibile dietro quella visibile, tema classico dello sciamanesimo di tutto il mondo, fu per McKenna una rivelazione strettamente connessa con le esperienze psichedeliche. Non solo: McKenna teorizzò anche che tale “mondo invisibile” si trovasse al di sotto o dietro le “barriere del linguaggio”, da ciò derivandone che, una volta oltrepassata la barriera linguistica “umana, troppo umana” si sarebbe sperimentato l’accesso a una dimensione trans-linguistica e trans-reale, quale era appunto quella spalancata dalle esperienze con la psilocibina o con il DMT [6]:

« La capacità degli allucinogeni di annullare i confini disgrega le barriere del linguaggio. Queste piante ci mostrano che la superficie della realtà non è tale, ma è solo la superficie del nostro particolare linguaggio, che a quel punto sparisce svelando cosa c’è sotto. » 

McKenna collega questa sua teoria al fenomeno della glossolalia spontanea, particolarmente comune sotto l’effetto di sostanze psicotrope di quelle del tipo sopramenzionato [7]:

« È come se la psilocibina fosse un feromone che stimola l’attività linguistica, un tentativo di connettere in qualche modo l’intenzionalità linguistica all’ontos dell’essere. Ed è come se le parole ti sgorgassero dalla bocca, si dà vita alle parole. E queste concrescenze di significato hanno poi creato quella specie di ambiente unitario che chiamiamo comprensione. »

Giunse quindi alla conclusione che, sotto la barriera del linguaggio, esistesse un “linguaggio” ordinariamente invisibile e al tempo stesso più reale del linguaggio stesso, una sorta di codice occulto che governerebbe tutti i fenomeni naturali, coscienziali e cosmici, qualcosa di simile a quanto sostenuto dagli alchimisti e dagli ermetici. Tale “linguaggio”, diversamente da quello normalmente utilizzato dagli esseri umani, più che udito deve essere visto [8]:

« Ritengo che il linguaggio sia qualcosa che deve essere visto, non udito, e penso che ci evolveremo verso un linguaggio visibile, anche se al momento stiamo operando con questi codici acustici di qualità scadente. Credo che per certi versi la storia sia il processo che permette a questo linguaggio naturale di uscire, rivelarsi, definirsi, raffinarsi. »

Questa idea gli giunse osservando il fatto che gli sciamani amazzonici, dopo aver composto e cantato i propri Icaros (canti sacri donati dagli “spiriti dell’Ayahuasca”), li commentavano non secondo criteri uditivi, bensì secondo criteri visivi: capitava infatti che un membro della tribù commentasse che l’Icaro, pur essendo “variopinto” o “luminoso”, sarebbe stato migliore se fosse stato “più viola che blu”, o commenti di questo genere. In altre parole, gli sciamani Shuar descrivevano i propri canti più come opere pittoriche che come composizioni musicali [9].

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Un’opera di Pablo Amaringo, pittore peruviano noto per i suoi quadri ispirati alle esperienze psichedeliche con l’Ayahuasca

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Tuttavia, tale teoria fu ispirata principalmente dalle esperienze personali dello stesso McKenna, il quale durante i suoi viaggi estatici in DMT era solito incontrare entità interdimensionali da lui denominate Tykes [10] o “Macchine Elfiche”. Il luogo in cui egli si sentiva “catapultato” dopo aver fumato il DMT, infatti, gli appariva vivo, carico di informazioni, o comunque abitato da tali entità [11], che si relazionavano con lui per mezzo di una sorta di “linguaggio visuale”: emettendo suoni, essi erano in grado di creare la realtà visuale per mezzo di forme geometriche e oggetti materializzati dal nulla, simili a quelli che la tradizione popolare delle isole britanniche riferisce come opera dei Fairies, il “popolo segreto”.

Si può vedere in ciò anche una corrispondenza con la tradizione sciamanica (centro e nord-asiatica, americana e australiana), secondo la quale gli spiriti-maestri o gli sciamani più potenti sarebbero in grado di “cantare” e materializzare oggetti (come cristalli di quarzo o “dardi magici”) all’interno del corpo del neofita, per fargli vivere l’esperienza conosciuta in etnologia come “smembramento iniziatico” e quindi forgiare loro una sorta di “nuovo corpo”, grazie al quale saranno poi in grado di compiere i “voli” estatici. A questa rivelazione, McKenna collegò la frase di Filone Alessandrino, filosofo greco antico di cultura ebraica vissuto nel I secolo, secondo cui [12]

« Il logos perfetto è quello che passa dall’essere udito a essere guardato senza che questa transizione sia evidente anche solo per un attimo. »

A riguardo di ciò McKenna citò il polpo come simbolo della nuova era: esso cambia colore non per occultarsi ma per comunicare. Anche questa, a parere del Nostro, è una forma di telepatia: vedere il senso anziché udirlo. È, d’altronde, la stessa cosa che fanno gli sciamani quando cantano durante i rituali [13]. Il mondo intero, visibile e invisibile, è fatto di linguaggio; il linguaggio si replica anche nel DNA, “infesta” la materia. Da ciò deriva che, in ultima analisi, la realtà è governata da codici, che noi esseri umani nel nostro stato di coscienza ordinario possiamo “leggere” e comprendere solo in minima parte [14].

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Terence McKenna (1946 – 2000)

Ad ogni modo, McKenna percepì nell’incontro con questi “elfi interdimensionali” un riflesso dell’archetipo del circo e del luna park, luoghi “carnevaleschi” che tuttavia presentano due facciate, una “luminosa” e una “oscura, sinistra” (quella per esempio che comprende lo spettacolo dei freaks), archetipo che secondo il Nostro aveva ben compreso il cineasta nostrano Federico Fellini, che in opere come Amarcord o Giulietta degli Spiriti (ma, aggiungiamo noi, anche il Satyricon e il cortometraggio Toby Dammit) realizzò «scene carnevalesche che rimandano alla DMT» [15] (è d’altronde accertato che Fellini fece esperienze con l’acido lisergico, LSD). McKenna riassunse con queste parole l’ambiguità dell’incontro con queste intelligenze “altre”, connettendola all’esperienza panica degli antichi Greci [16]:

« C’è un’emotività in tutto ciò, che non trova rispondenze nel nostro mondo, perché riassume in sé un’incredibile estraneità abbinata a una familiarità straordinaria. È un’estasi che è coincidentia oppositorum, è simultaneamente ciò che è e ciò che non è. E la mente umana non la può gestire, si chiama dissonanza cognitiva e genera il panico più totale. » 

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Non ci volle molto a mettere sullo stesso piano i Tykes del DMT, gli spiriti-aiutanti degli sciamani e delle streghe e i Fairies delle leggende celtiche: ben presto McKenna giunse alla conclusione che [17]

« La storia umana è totalmente compenetrata dall’insolito, dal non-umano, da ciò che ha intenzionalità e affetto per il genere umano, per l’umanità. E gli sciamani chiamano in aiuto proprio questo, è così che avvengono le guarigioni, grazie a questi spiriti alleati. »

Conoscenze sacre di questo tipo, inoltre, non scomparirono di colpo con l’avvento dell’era moderna e dello scientismo, ma si mantennero in vita dentro nuovi “contenitori archetipici”, come ad esempio quello delle fiabe [18]:

« Babbo Natale è il signore degli elfi, gli elfi che controlla sono demoni che fabbricano giocattoli per il mondo dei bambini nel loro immenso negozio sotterraneo di giocattoli. E dove si trovano […] ? Al Polo Nord. Non devo ricordare a una platea di junghiani che il Polo Nord è l’axis mundi, Yggdrasil, il frassino del mondo magico, il centro del mandala. E quali sono i colori di Babbo Natale? Rosso e bianco, i colori dell’amanita muscaria, ovviamente […] Quando lo analizzi ci trovi tutti i temi importanti: i demoni artefici, gli elfi, l’asse cosmico, il volo magico. È un magnifico esempio della conservazione dei temi pagani dell’uso di psichedelici in un contesto moderno. » [19]

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Un confronto tra una rappresentazione di Santa Claus e uno sciamano siberiano, popolazione che fondò il proprio culto estatico sul consumo di Amanita Muscaria

Interrogandosi sulla reale natura di tali entità “sottili”, McKenna giunse a ritenere che «la ragione per cui le nostre fantasie di angeli e alieni ci parlano di ominidi con visione binoculare che usano un linguaggio acustico — in altre parole, creature molto simili a noi — è perché in questo campo di informazione universale possiamo riconoscere soltanto quel che ci è familiare»: in altri termini, prendendo spunto dall’Ipotesi Parafisica di Keel e Vallée [20], teorizzò che tali entità, prive di una forma definita come siamo soliti intenderla noi umani, si mostrassero a noi a seconda del nostro background culturale: tra le popolazioni arcaiche come spiriti degli Antenati, nel Medioevo come fate ed elfi, ai santi cristiani come angeli e demoni e infine, nell’era moderna, come alieni venuti dello spazio cosmico. Essi sarebbero invece, in ultima analisi, tutte queste cose insieme, e al tempo stesso nessuna di esse.

D’altro canto, fu proprio realizzando che per le popolazioni sciamaniche tali entità “sottili” erano considerate gli spiriti degli Antenati, o in altre parole dei membri defunti della tribù, che nella teoria di McKenna iniziò a fare breccia una prospettiva escatologica, in cui il destino dell’umanità (vivente) era da concepirsi come intimamente connesso a quello delle entità disincarnate che dimorano nel mondo dietro al nostro: da qui nasce la concezione dell’Iperspazio come luogo adibito a una sorta di processo sottile, coscienziale e collettivo che il Nostro definì “Ecologia delle Anime” [21]:

« Quello che stiamo per scoprire è che la morte non punge, che il luogo in cui penetri con la Dmt è un’ecologia di anime umane in una diversa dimensione […] questa idea fa rizzare i capelli in testa a me che ho passato tutta la mia adolescenza e la mia età adulta a liberarmi dal cattolicesimo e dai suoi presupposti e non avevo mai immaginato che l’esplorazione dei misteri della vita mi avrebbe condotto alla conclusione che, in realtà, la vita non è che un preludio. Siamo in una specie di piccolissimo utero, le nostre vite sono solo delle stazioni e non è qui che siamo destinati a realizzarci come esseri umani. È uno stadio della metamorfosi come può esserlo la pupa per la farfalla. »

Considerate da questa prospettiva, le entità sottili dell’Altro Mondo non sarebbero altro che il nostro passato e al tempo stesso il nostro futuro, esistendo in una dimensione sottile che può essere concepita contemporaneamente come antecedente alla nascita nel mondo della materia e come successiva al decesso fisico. Una conclusione cui, mutatis mutandis, erano già giunti in passato folkloristi come il già menzionato reverendo Kirk, o ancora Lewis Spence e W.Y. Evans-Wentz [22].

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Incisione medievale rappresentante la “danza circolare” dei Fairies; si noti, in primo piano, una Amanita Muscaria e, sullo sfondo a sinistra, un mound fatato

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« È questa casa nostra. È questo che deve significare “giocare nei campi della dea”. Per qualche motivo la storia ci ha reso disfunzionali, ha sepolto il mistero, nei migliori dei casi ne ha fatto un segreto custodito gelosamente da pochi. » [23]

Presa coscienza che nelle tradizioni arcaiche (e, in realtà, ancora vive solo qualche secolo fa in Galles, Irlanda e Scozia) le entità sottili si presentano al tempo stesso come spiriti degli Antenati e come “demoni” della fertilità e della vegetazione (topos che rimane vivo anche nell’epoca tecnologica nella descrizione degli extraterrestri come “piccoli omini verdi”), McKenna ritenne di mettere al centro della sua personale visione escatologica quello che definì “Revival Arcaico”, un processo individuale e collettivo di “Ritorno a Gaia” e ri-emergenza della “mente vegetale” che l’umanità avrebbe lasciato atrofizzare nei millenni [24]. Si sarebbe trattato, in breve, di ritornare a «vedere le piante come cibo, rifugio, vestito e fonte di educazione e religione» [25], nonché di imparare da esse la capacità di “fissità” e di resistenza nel proprio “centro”, l’interiorizzazione anziché l’esteriorizzazione e infine l’interconnettività tipica degli organismi vegetali (e dei miceti stessi) [26].

Secondo McKenna la coscienza umana si formò storicamente molte migliaia di anni fa, nell’Africa settentrionale: il Sahara al tempo non era ancora un deserto, ma al contrario una sorta di oasi edenica in cui il fungo psilocibinico cresceva liberamente e abbondantemente. Fu proprio la psilocibina a suo parere a fungere da “agente catalizzatore” dell’evoluzione e della nascita del linguaggio, che gli esseri umani non condividono con nessun’altra specie animale; alcuni indizi dell’esperienza psichedelica come fattore decisivo nell’evoluzione della coscienza umana si possono individuare nei pittogrammi dell’altopiano del Tassili, in Algeria, o nei tessuti precolombiani della cultura Paracas, opere grafiche in cui sono raffigurate entità xenomorfe difficilmente inquadrabili come “umane” [27].

Tuttavia, in seguito alla desertificazione del Sahara avvenuta con l’avvento dell’ultima era glaciale 12.000 anni fa, sorse la necessità di conservare i miceti nel miele o fermentati in bevande alcoliche: si verificò così progressivamente il passaggio da un “culto del fungo” a un “culto della bevanda fermentata” (come, ad esempio, quello Bacchico-Dionisiaco) [28]:

« Io ritengo che l’uso del miele come conservante abbia realmente fatto precipitare la situazione, perché il miele si trasforma, anche senza l’aggiunta di altro, in una sostanza psichedelica, il miele fermenta e diventa idromele ovvero un tipo primitivo di bevanda alcolica. Quindi con il trascorrere dei millenni quello che era inizialmente un culto estatico dei funghi si trasformò in un culto delle sostanze fermentate, un culto dell’ebbrezza da alcol, e a un certo punto le proporzioni si invertirono e si arrivò a una situazione molto simile a quella odierna. »

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Il culto psichedelico, a parere di McKenna, rimase però in vita in alcune ecumeni, come ad esempio quella anatolica, dove le prime tribù di allevatori stanziali notarono come un certo tipo di fungo psilocibinico crescesse sulle feci delle mucche: nacque così una corrente cultuale fondata sulla Grande Dea, il bestiame e il fungo [29].

Le invasioni indoeuropee sottrassero l’esclusività dell’utilizzo sacro dei miceti alle culture matriarcali stanziate sui territori che i nuovi arrivati occuparono: la divinità lunare, strettamente connessa al culto della natura vegetale e al consumo del fungo sacro, divenne per gli Indo-Arî di sesso maschile — Soma, dio selenico (vd. anche il dio lunare sumerico Sin) e al tempo stesso bevanda misteriosa, probabilmente psicotropa, che secondo i Veda sarebbe stato in grado di far conseguire ai suoi consumatori l’immortalità e lo stato divino [30].

L’ultima corrente cultuale riferita alla Dea e ai principi originari della “religiosità vegetale” è da rintracciarsi nei Misteri Eleusini di Demetra e Persefone, incentrati sulla metafora della semina e della crescita e sull’equiparazione dell’uomo al seme, in una visione chiaramente escatologica. In queste teorie, non è difficile rintracciare l’influenza di J.J. Bachofen e della Gimbutas [31].

Il sorgere e la diffusione mondiale dei culti monoteisti, infine, mise fine definitivamente alla “coscienza vegetale” e alla connessione con il mondo immaginale della Dea. Da questo prospettiva, McKenna inquadrò la distruzione del paganesimo come «il più grande disservizio mai fatto all’evoluzione della psiche umana» e quella della stregoneria come la definitiva repressione della conoscenza botanica di stampo sciamanico [32].

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“I Misteri Eleusini”, da “The Family Magazine”, 1834

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Scopo del “Revival Arcaico” sarebbe stato quello di riportare l’umanità nell’Iperspazio, nell’altro trascendente: «uno spazio iperdimensionale pieno di significato, saggezza e bellezza, che sembra più reale della realtà ordinaria» [33]. Una rivoluzione (nel senso originario latino di re-volvere, “ritornare all’origine”) necessaria e addirittura non più procrastinabile nel punto culminante in cui l’evoluzione umana è giunta, dal momento che McKenna era convinto di trovarsi a vivere nei cosiddetti “tempi ultimi” menzionati dalle tradizioni antiche di tutto il mondo. Prendendo le fila da quanto osservato da Mircea Eliade (e, aggiungiamo noi, anche da Ernst Jünger, Julius Evola e René Guénon [34]) sulla cosiddetta “accelerazione della corrente del tempo”, nonché studiando l’I Ching cinese e il Calendario Maya, egli giunse alla conclusione che [35]

« […] la concrezione sempre più rapida della tecnologia indica che la storia è stranamente scorciata alla fine, perché tutto accade sempre più velocemente. È un processo che inizia lentamente, ma una volta avviatosi assume le caratteristiche di una cascata, o meglio dei corpi in caduta libera che accelerano a 10 metri al secondo. »

La conclusione che ne trasse è che, in ultima analisi, «la storia [sia] semplicemente una perturbazione sulla superficie delle acque del tempo mentre ci avviciniamo al bordo della cascata nella concrescenza, nella novità e nella completezza» [36] e che «stiamo per essere risucchiati dalla massa dell’eternità e […] succederà molto presto» [37], quando si verificherà quello che McKenna denominò TimeWave Zero (“onda temporale zero”, vale a dire il momento in cui il continuum spaziotemporale si annullerà completamente).

Da questo punto di vista, il 21esimo secolo non è semplicemente un’anomalia, ma piuttosto il momento culminante di un processo che è in moto da quando esiste il mondo [38]. La fine dei tempi viene così a configurarsi come un abisso, in cui non si verifica solo la “crisi della morte dell’individuo”, ma anche la “crisi della morte della collettività umana” [39].

Lo stato di eccezionale concrescenza/complessità in cui l’umanità si trova è d’altronde in linea con le dottrine tradizionali dei cicli cosmici visivamente rappresentate nell’immagine della spirale discendente (si vedano ancora, oltre alle antiche dottrine delle età esiodee e degli yuga indù, i già menzionati Guénon ed Evola, e inoltre Gaston Georgél [40]). Così McKenna definisce tale stato straordinario di concrescenza in qui ci troviamo giunti a questo punto della nostra “evoluzione” [41]:

« Una concrescenza esercita una specie di attrazione, possiamo definirla come l’equivalente temporale della gravità, in cui tutti gli oggetti dell’universo vengono trascinati attraverso il tempo […] Per questo sembra che l’universo diventi sempre più complesso a una velocità  maggiore. L’idea è che, dato che ogni epoca è più breve della precedente, si genera una curva asintotica di avvicinamento […] Noi e il nostro mondo intero siamo trascinati a confrontarci con qualcosa che a questo livello è nascosto sotto l’orizzonte degli eventi della comprensione razionale. » 

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Questo “qualcosa” viene definito da McKenna “attrattore trascendentale alla fine del tempo”, e viene connesso alle credenze escatologiche che si ritrovano in tutte le società arcaiche e tradizionali: il Secondo Avvento del Cristo, il Buddha Maitreya per i buddhisti, Kalki ultimo avatar di Vishnu per gli induisti, l’Imam Segreto per i musulmani, il Ragnarøkkr per gli antichi Norreni [42]:

« Quello che intendo è che l’universo non è nato da un’esplosione violenta che lo spinge a una continua esplosione. L’universo non viene spinto da dietro, l’universo viene attirato dal futuro verso un obiettivo inevitabile […] Quindi suggerisco qualcosa di diverso, ovvero che l’universo venga attirato da un attrattore complesso che ci precede nel tempo e che la nostra velocità in continuo aumento attraverso il mondo fenomenologico della connettività e della novità dipenda dal fatto che ora siamo molto, molto vicini all’attrattore. Tutte le religioni occidentali hanno asserito che Dio sarebbe divenuto tangenziale alla storia, ma nessuna ha il coraggio di dirci quando questo succederà. »

La teoria della concrescenza, ideata per primo dal filosofo britannico Alfred North Whitehead, riprende l’idea del gesuita Teilhard de Chardin sul cosiddetto “punto Omega”, vale a dire quel telos che attrae e trascina la storia su se stesso, riducendola quindi a una sorta di “onda d’urto dell’escatologia”. Così chiosa McKenna [43]:

« La mia idea è che, dal più ampio flusso in movimento dell’evoluzione animale, una specie fu selezionata, o cadde vittima dell’influenza di un attrattore che tira in direzione dell’attività simbolica. Questo è ciò in cui siamo stati coinvolti attraverso magia, teatro, danza, poesia, religione, scienza, politica, e attività cognitive di ogni genere, nell’arco di meno di 25.000 anni — un battito di ciglia su scala cosmica. Questa è l’onda d’urto che precede l’escatologia. »

E ancora [44]:

« La mia idea è che siamo intrappolati — l’attrattore trascendentale è una sorta di buco nero, e noi siamo caduti nel suo bacino d’attrazione. Ora stiamo orbitando sempre più velocemente, sempre più in profondità, man mano che ci avviciniamo alla singolarità, che chiamiamo Eschaton. Tutto ciò travalica la comprensione razionale. Si trova al di fuori dell’ambito di una possibile descrizione. Siamo in rotta di collisione con l’indicibile. Diversamente dalle altre forme di vita animale, siamo stati selezionati per una metamorfosi del tutto peculiare, attraverso l’informazione e la conquista delle dimensioni, per diventare qualcosa di completamente altro: un nuovo ordine ontologico di essere. »

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Tale “programma” per cui la specie umana sarebbe stata selezionata «consiste nel crescere dal seme iniziale e ritornare alla fonte superiore, nascosta, di tutto, fuori dal pleroma dello spazio tridimensionale. È un ritorno gnostico, un’idea di sublimazione alchemica e rarefazione» [45]. Non a caso McKenna inserì nella sua visione escatologica anche un’antica credenza dei Mandeani, una setta cristiana eretica (gnostica) la quale asseriva che alla fine dei tempi sarebbe giunto sulla Terra l’ “Adamo Segreto”, una figura messianica che avrebbe costruito una macchina per trasmettere tutte le anime indietro alla fonte primordiale, al di fuori degli ingranaggi della matrix cosmica [46].

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Terence McKenna (1946 – 2000)

Da questo punto di vista, ancora una volta, la vita umana viene vista come conseguenza della “caduta nella storia” [47] di cui ha parlato, fra gli altri, anche Simone Weil, e “l’uscita dal tempo” di eliadiana memoria è connessa, in ultima analisi, allo scopo ultimo dell’essere umano, da rintracciarsi nella liberazione del corpo di luce (entelechia) dal corpo fisico [48], una dottrina classica dell’antico ecumene mediterraneo (si pensi solo all’anamnesi platonica). Nella visione psichedelica ed escatologica di McKenna, «l’oggetto alla fine e oltre la storia [sarebbe] la specie umana fusa in unione tantrica eterna con l’Oltremente superconduttiva: [sarebbe] questo il mistero che getta la sua ombra a ritroso attraverso il tempo» [49] e che ha «infestato il continuum spazio-temporale» [50] da quando esiste il mondo, causando tutte le concrescenze apocalittiche che hanno segnato l’evoluzione umana [51]:

« Abbiamo raggiunto il punto in cui le maschere cominciano a cadere e siamo scoprendo che c’è un angelo dentro alla scimmia, che strepita per uscire libero. La crisi della storia riguarda questa questione. Io la vedo come un caos necessario che ci condurrà a un nuovo e migliore ordine. »

L’evento che si verificherà alla fine dei tempi sarà, in altri termini, l’unione dello spirito e della materia nella pura luce o, per dirla scientificamente, nel fotone anche detto “quanto di luce”: secondo questa previsione, «l’universo materiale potrebbe potenzialmente sparire in un singolo momento. Tutto quel che resterebbe sarebbe la luce, perché la luce non ha un’antiparticella» [52]. Verrebbe così annullato, in un istante, anche lo stesso continuum spaziotemporale; ciò trovandosi perfettamente in linea con la credenza, tipica delle società tradizionali, in un futuro ritorno alla Fonte originaria e indivisa, o in altre parole alla mitica Età dell’Oro che precedette la storia vera e propria [53]:

« Credo che siamo al confine di qualcosa di enorme, chiamatela realtà incorporea, chiamatela presenza immateriale o, se preferite, fatevi coraggio e chiamatela morte, ma è questa la linea di frontiera. È questo il senso della vita […] questo oggetto trascendentale alla fine del tempo, questo attrattore che ha scelto noi in tutto il regno animale […] questa cosa che ci sta chiamando a sé da eoni di tempo cosmico […] un dramma di redenzione cosmica […] per migliaia se non centinaia di migliaia di anni siamo stati spinti verso questo punto omega, la Terra è come un uovo e ora ha raggiunto lo stadio di fruttificazione. » 

« Sta per arrivare e credo che riscatterà la storia, che la storia non sia un incubo ma un passaggio, sia un’iniziazione. Pensate al feto nell’utero al momento della transizione. Dev’essere angosciante, le pareti si stanno avvicinando, lo stanno schiacciando e sgretolando, gli infiniti oceani amniotici di qualche mese prima sono spariti insieme all’assenza di peso […] Improvvisamente, tutto è confine e agonia e pressione devastante, ecco dove siamo. [dobbiamo] scivolare nell’iperspazio, dove credo che tutti i membri della umanità magica ci stiano aspettando, incoraggiandoci. Sono tutti lì, Proclo, Plotino, Ipazia, Enrico Cornelio Agrippa, John Dee, Robert Fludd ed Eliphas Levi, sono tutti lì che fanno il tifo per noi. E tutti gli sciamani, tutti i maghi di qualsiasi epoca sono stati parte del piano, della congiura, della grande opera, della distillazione della quintessenza. La storia è un’invocazione magica e alla fine di questa supplica, se fatta in modo corretto, tutti i confini si dissolveranno nella pietra, il lapislazzuli veicolo trans-dimensionale che può viaggiare attraverso lo spazio-tempo, cioè la collettività di tutte le anime umane liberate infine in quello che William Blake chiamava “l’immaginazione divina”. »


Note:

[1] «Io ritengo che la combinazione di Jung ed Eliade ci abbia fornito una prima mappa della psiche, la mappa più affidabile della geografia della psiche che si possa avere prima di intraprendere il proprio viaggio personale e rimodellare il paesaggio con note e osservazioni oggettive» [T. McKenna, DMT, p. 11]

[2] Sull’esperimento di La Chorrera, vedi T. McKenna, Vere allucinazioni

[3] DMT, p. 112

[4] R. Otto, Il Sacro, SE, Milano 2009

[5] G. Colli, La sapienza greca vol. I, Adelphi, Milano 1990

[6] DMT, p. 43

[7] Ivi, p. 34

[8] Ivi, p. 46

[9] T. McKenna, The Archaic Revival, p. 209

[10] «[I Tykes] sono molto spiritosi, molto mercuriali, volubili, e anche affascinanti, ma credo sia stato Jung a metterci in guardia contro il senso dell’umorismo dello spirito Mercurio perché ti si può rivoltare contro. Non è un umorismo amichevole, è troppo pazzo, volano troppi piatti, esplodono troppe macchine, è una sorta di cartone animato dei fratelli Marx che si svolge sulla sottile linea di confine che separa il caos dalla pazzia […] Queste entità manifestano nuovi modelli di linguaggio mai visti prima. Cantano e i loro cicalecci elfici si condensano in oggetti che non hanno alcuna attinenza con questo mondo» [DMT, p. 52]

[11] «Quando fumi la dmt hai la sensazione di irrompere in un luogo, non di avere un’esperienza psicologica. Non si tratta di un’esperienza mentale, vieni catapultato in un luogo. Il primo choc è che quel luogo è abitato, è questo il trauma che non ho mai superato, perché l’ultima cosa che mi aspettavo di trovare in una sostanza chimica era l’equivalente di un cartone animato di Bugs Bunny» [DMT, p. 51]

[12] DMT, p. 61

[13] The Archaic Revival, pp. 21-2

[14] Ivi, p. 64. «Io sospetto che tutta la natura sia una rete continua di connessioni e interazioni mediate da feromoni, e che semplicemente non siamo a un livello efficiente di analisi e osservazione per vedere questa rete interconnessa» [DMT, p. 42]. «Un altro modo di guardare agli psichedelici è come amplificatori del campo morfogenetico. Ci permettono di vedere quello che connette tutto ciò che si osserva e di vedere tutto ciò che viene connesso, questo perché il campo morfogenetico è sempre presente, anche se viene celato dalle nostre abitudini linguistiche, ma con gli psichedelici diventa improvvisamente visibile» [Ivi, p. 77].

[15] DMT, p. 54

[16] Ibidem

[17] DMT, p. 59

[18] Ivi. pp. 59-60

[19] Cfr. M. Maculotti, Il substrato arcaico delle feste di fine anno: la valenza tradizionale dei 12 giorni fra Natale e l’Epifania, su AXISmundi

[20] Cfr. M. Maculotti, Chi si nasconde dietro la maschera? Le visite dall’Altrove e l’ipotesi parafisica, su AXISmundi

[21] DMT, p. 94

[22] Cfr. R. Kirk, Il Regno Segreto, Adelphi, Milano 1980; L. Spence, British Fairy Origins, Watts & Co., London 1946; W.Y. Evans-Wentz, The Fairy Faith in Celtic Countries, Citadel Press, New York 1990 (con introduzione di T. McKenna)

[23] DMT, pp. 95-6

[24] The Archaic Revival, p. 150

[25] Ivi, p. 218

[26] Ivi, p. 220

[27] Ivi, p. 147

[28] DMT, p. 48

[29] The Archaic Revival, p. 149

[30] Ivi, p. 152

[31] Cfr. J.J. Bachofen, Le Madri e la virilità olimpica, Mediterranee, Roma 2010; M. Gimbutas, Il linguaggio della Dea, Venexia, 2008

[32] The Archaic Revival, p. 17

[33] T. McKenna, R. Sheldrake e R. Abraham, La Mente evolutiva, p. 42

[34] Cfr. M. Eliade, Il mito dell’Eterno Ritorno, Rusconi, Milano 1975; E. Jünger, Al  muro del tempo, Adelphi, Milano 2000; J. Evola, Cavalcare la tigre, All’Insegna del Pesce d’Oro, Milano 1961 e R. Guénon, La crisi del  mondo moderno, Mediterranee, Roma 2015 e Il regno della quantità e i segni dei tempi, Adelphi, Milano 1982

[35] DMT, p. 120

[36] Ivi, p. 150

[37] Ivi, p. 148

[38] The Archaic Revival, p. 18

[39] Ivi, p. 92

[40] Cfr. G. Georgél, Le quattro età dell’umanità, il Cerchio, Rimini 1982

[41] DMT, p. 145

[42] Ivi, pp. 142-3

[43] La Mente evolutiva, p. 63-4

[44] Ivi, p. 69-70

[45] Ivi, p. 70

[46] The Archaic Revival, p. 85

[47] La Mente evolutiva, p. 174

[48] The Archaic Revival, p. 90

[49] Ivi, p. 100; corsivo nostro

[50] Ivi, p. 60

[51] Ivi, p. 160

[52] La Mente evolutiva, p. 80

[53] DMT, pp. 97-9


Bibliografia:

  • T. McKenna, The Archaic Revival, Harper Collins, San Francisco 1991
  • T. McKenna, DMT, ShaKe, Milano 2015
  • T. McKenna, Vere allucinazioni, ShaKe, Milano 2008
  • T. McKenna, R. Sheldrake e R. Abraham, La Mente evolutiva, Tlon, Milano 2017

 

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. francescodalpino ha detto:

    Notevole excursus resta un sapore di varco spalancato e di ineffabile indefinito…complimenti

    Piace a 1 persona

    1. Marco Maculotti ha detto:

      Grazie come sempre, carissimo. Un saluto

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  2. Leonardo Albano ha detto:

    Articolo meraviglioso. È come se avessi ritrovato tutto quello che stavo cercando. Credo sia da qui che ogni mente dovrebbe attingere per esprimersi

    Piace a 1 persona

    1. Marco Maculotti ha detto:

      Grazie di cuore Leonardo! Sono questi commenti e considerazioni che ci danno l’energia per andare avanti nelle nostre ricerche, verso lidi sempre più vasti. Un abbraccio

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