Il β€œManoscritto dello Yoga caucasico” del Conte Colonna Walewski: un enigma esoterico e letterario (II parte)Β 

Dopo la sezione sui sette β€œArcani maestri” e prima di quella che illustra gli β€œArcani minori” (comprendenti perΓ² anche quattro β€œArcani maggiori”), il Manoscritto dello Yoga caucasico presenta un Compendio generale al quale si Γ¨ giΓ  accennato. Questa sezione del Manoscritto comincia ricordando esattamente il significato etimologico del termine yoga [MdYc, nuova edizione cit., p. 179] cioΓ¨ soggiogare e aggiogare [30] le pulsioni individuali e l’ego superficiale, in vista del raggiungimento di un livello superiore d’intelligenza e di coscienza. Il Compendio, perΓ², intende lo yoga come pratica della β€œMaestria” nella peculiare modalitΓ  espressa nel Manoscritto; inoltre riprende la concezione della natura umana decaduta soprattutto a causa delle disarmonie psicofisiche presenti nella madre al momento del concepimento e della gravidanza, ai cui effetti si puΓ² rimediare acquisendo lo β€œstato di maestria”, che consiste nel saper mantenersi β€œin un atteggiamento di positiva ricettivitΓ , aperti al flusso di tutti i poteri buoni e positivi per dirigerli nei giusti canali di buon pensiero, buona parola e buona azione” [MdYc, p. 184]. Quest’ultima triade etico-morale (buon pensiero, buona parola, buona azione) Γ¨ forse ricalcata su un’analoga serie presente appunto nello Zoroastrismo, i cinque principii della Arta, la β€œRettitudine” (assonante con il Rta sanscrito, di analogo significato): β€œbuon pensiero, buon regno, buona esistenza, buona ricompensa, buona pietà”, a loro volta simili ai fondamenti della Ottuplice Via o Sentiero Ottopartito alla base dell’etica buddhista: β€œretta cognizione, retta intenzione, retta parola, retta azione, retta vita, retto sforzo, retto sapere, retto raccoglimento” [31].

Riassumendo i principii fondamentali dello Yoga caucasico, anche il Compendio mostra un sincretismo eterogeneo e spregiudicato di riferimenti e di simboli esoterico-religiosi i cui significati sono talvolta interpretati o modificati in modo più o meno originale, ma pressoché sempre soggettivo, dalle fonti di cui si servì il conte Colonna Walewski, se non da lui stesso.

Ad esempio, dopo un breve riepilogo delle correlazioni fra le quattro vibrazioni dell’energia divina Gaya-Lhama, i quattro colori da visualizzare e le rispettive funzioni psicofisiche, il testo si riferisce quasi improvvisamente alla Zend-Avesta, la raccolta dei commenti ai libri sacri (Avesta) dello Zoroastrismo (VI secolo a.C.), ai quali tuttavia  attribuisce l’affermazione della β€œmaestria” dell’essere umano su sΓ© stesso di cui parla il Manoscritto. Alla domanda sul senso della vita umana β€œPerchΓ© sono qui?”, segue una risposta quasi certamente tratta dalla dottrina Mazdaznan, piuttosto che dalle sacre scritture zoroastriane: β€œIo sono su questa Terra per reclamarne il possesso, per fare diventare paradiso i deserti, un Paradiso a misura di Dio e delle sue schiere, perchΓ© vi possano soggiornare”. In quale modo? Rendendosi capaci di esprimere e tradurre in parole e azioni il β€œpensiero maestro” anzichΓ© il β€œpensiero servile”, rispettivamente associati alle due divinitΓ  dello Zoroastrismo, il benevolo Ahura-mazda, correlato alla luce e alla serenitΓ  simbolizzate dal Sole, e il malvagio Angra-mainyu o Ahriman, legato alle tenebre e alla distruzione, simbolizzate dal serpente. La β€œChiave della Maestria” riassunta nel Manoscritto dello Yoga caucasico sarebbe dunque il metodo per non restare preda del β€œpensiero servile” o ahrimanico:

Eppure, a questi principii di saggezza, equilibrio e caritΓ , si intrecciano sovente elementi dottrinali palesemente superflui, pratiche che contengono sia esercizi di yoga praticabili, sia elementi spuri, prelevati da altre fonti esoterico-occultistiche del tutto estranee allo yoga, nonchΓ© interpretazioni soggettive e talvolta fantasiose di concetti o episodi attinti da vari sistemi esoterici e religiosi. Ne Γ¨ un esempio palese la descrizione delle β€œquattro iniziazioni degli elementi” –  dell’acqua, del fuoco, dell’aria e della terra – come tappe di un antico percorso iniziatico per acquisire la β€œrespirazione maestra” e il β€œritmo maestro”; esse, perΓ², sono ricalcate su quattro pratiche iniziatico-rituali appartenenti a diverse culture ed epoche, e spiegate modificandone almeno in parte le dinamiche e il significato:  

β€’ l’iniziazione dell’acqua, consistente nell’immersione in acqua fredda, che provocherebbe uno spasmo respiratorio producente a sua volta una β€œvibrazione maestra” nel corpo, viene presentata come l’iniziazione di MosΓ¨ e di GesΓΉ, di cui rimarrebbe traccia nel battesimo somministrato dalla Chiesa cristiana; ma MosΓ¨ neonato fu semplicemente messo dentro una cesta fatta trasportare dall’acqua (Esodo, cap. 2), mentre il battesimo cristiano deriva dal gesto di lavaggio simbolico dalle colpe praticato da Giovanni Battista (cfr. Matteo, cap. 3; Marco, cap. 1; Luca, cap. 3; Giovanni, cap. 1 e 3); Β 

β€’ l’iniziazione del fuoco, secondo il Manoscritto, sarebbe propria dei β€œmisteri babilonesi e dravidici”: il neofita passava tra uno o due fuochi trattenendo il respiro per non inspirare il fumo. Non sappiamo se il riferimento a Babilonia sia fondato, e potrebbe benissimo non esserlo. In ambito dravidico – cioΓ¨ relativo alla popolazione dell’India centromeridionale – invece, il passaggio nel fuoco potrebbe avere un parallelo nella pirobazia, il camminamento sui carboni infuocati con valore iniziatico-religioso-rituale diffuso a macchia di leopardo in tutta l’Eurasia centro-meridionale, ad esempio presso il popolo Vedda dell’isola di Ceylon o Sri Lanka, cosΓ¬ come a LangadhΓ , in Macedonia, durante la festa cristiana dei santi Elena e Costantino [32]; un rito analogo non mancava nemmeno nel Lazio preromano, se, come tramanda l’enciclopedista Plinio il Vecchio, i sacerdoti detti Irpi Sorani (Lupi di Apollo Sorano) effettuavano una volta l’anno un rituale che comprendeva il cammino sui carboni ardenti di legno di pino, associato al tramonto astronomico della stella Sirio; Β  Β  Β  Β  Β 

β€’ l’iniziazione dell’aria sarebbe stata praticata gettandosi giΓΉ da una notevole altezza indossando particolari imbracature. Non Γ¨ improbabile che siano esistiti riti iniziatici simili, e infatti abbiamo trovato due riferimenti relativi al sud-est asiatico: il lancio dei neonati praticato nel Karnataka, stato dell’India centro-occidentale, la prima settimana di dicembre, e il naghol (β€œsalto nel vuoto”) degli adolescenti delle isole Vanuatu, nella Melanesia, dal quale sarebbe derivato lo sport estremo detto bungee jumping. Ebbene, il Manoscritto dello Yoga caucasico afferma invece che simili salti nel vuoto facessero parte dei β€œmisteri egiziani”, per poi ricordare, distorcendo palesemente il testo evangelico, che β€œanche Cristo era stato portato da Satana sulla montagna e poi buttato giù” (!), mentre, com’Γ¨ noto, i tre Vangeli sinottici tramandano che GesΓΉ fu tentato da Satana a gettarsi da un pinnacolo del Tempio di Gerusalemme, ma egli seppe resistere (Matteo cap. 4; Marco cap. 1; Luca cap. 4);

β€’ l’iniziazione della terra avverrebbe coprendo il corpo con una quantitΓ  di terra, facendosi seppellire vivi per un certo tempo, oppure β€œascoltando il silenzio in caverne sotterranee per entrare in contatto con il sacro ritmo del cuore della Terra”, che si contrae per sette secondi, si arresta per un secondo e si espande per sette secondi, guarda caso proprio come la respirazione del praticante gli β€œArcani” del Manoscritto; in questo caso l’iniziazione sembra intrecciare due pratiche precedentemente elaborate presso diverse culture e societΓ , la morte inscenata (inumatio o seppellimento) dell’iniziando, e l’incubatio nella caverna o nel tempio, nota nel contesto mitologico-religioso orfico e greco-romano soprattutto nel culto di Asclepio-Esculapio. Β  Β  Β  Β 

Walewski

Da questa ampia sezione del Manoscritto estrapoleremo soltanto le descrizioni di alcune pratiche emblematiche del costante intreccio – forse sistematico nelle intenzioni ma confusionario ed eccessivo nel risultato – di differenti concezioni esoterico-religiose, occultistiche e parascientifiche che caratterizzano questo singolare testo.   

Il primo Arcano minore illustra la β€œdottrina del cuore”, che secondo il Manoscritto Γ¨ β€œuna delle piΓΉ grandi manifestazioni dell’evoluzione e del compimento dell’essere umano. È lo sviluppo dell’amore e delle capacitΓ  discriminatorie, e penetra in tutte le tradizioni segrete e sacre della razza bianca”. La base simbolico-anatomica di questa pratica Γ¨ una asserita analogia tra il funzionamento del cuore umano e il ritmo espresso dalla svastica nelle sue due forme, a seconda della direzione dei rebbi (i prolungamenti dei raggi della croce) in senso orario od antiorario: nel primo caso si tratta dello swastika (il nome originario in lingua sanscrita Γ¨ maschile), associato alla contrazione cardiaca, nel secondo, della souwastika o sauwastika, associato all’espansione (in generale, la variante sauwastika Γ¨ applicabile a entrambe le forme di svastica: serve soltanto per distinguere l’una dall’altra in caso di compresenza [33]). Secondo il Manoscritto, i muscoli interni del cuore umano mostrerebbero la forma dell’uno o dell’altro tipo di svastica a seconda che siano in contrazione (sistole) o in espansione (diastole); nello Yoga caucasico, queste fasi rappresentano due sentieri operativi di tipo psicologico-emotivo [vedi MdYc, pp. 187-189]. Tuttavia il praticante, durante lo svolgimento dell’esercizio, otterrebbe la visione di un altro emblema benefico, simbolo della vista onnisciente della DivinitΓ , che potrebbe comportare anche una facoltΓ  taumaturgica:

Curiosamente, questo panorama immaginale, costituito da uno spazio saturo di nebbia color rosso-sangue con al centro un oggetto geometrico, Γ¨ in parte molto simile a quello della prima visione soprannaturale dell’anonimo narratore nel noto romanzo La casa sull’Abisso di William Hope Hodgson, pubblicato nel 1908: nel romanzo di Hodgson, il centro di questa landa di nebbie rosse Γ¨ occupato dall’archetipo metafisico dell’inquietante dimora abitata dal narratore [34]; nella visualizzazione del primo Arcano minore dello Yoga caucasico, al centro della nebbia rossa appare il pentacolo con l’occhio. CiΓ² potrebbe non essere casuale, anche perchΓ© recinti magici protettivi a forma di pentacolo sono caratteristici sia del Manoscritto dello Yoga caucasico, sia di un’altra serie di racconti di Hodgson, Carnacki il cacciatore di fantasmi. Queste analogie, insieme al fatto che nell’altro grande romanzo di Hodgson, La terra dell’Eterna Notte (e nel suo condensato Il sogno di X), una delle colossali creature mostruose (che sono cinque, come le punte del pentacolo) dette β€œi Guardiani dell’Orizzonte” sia dotata proprio di un solo occhio ciclopico che tutto scruta [35], possono suggerire che l’autore inglese si sia ispirato in parte allo stesso genere di letteratura esoterico-occultistica di fine ‘800 e inizio ‘900 da cui, forse, attinsero anche i Mazdaznan o, piΓΉ probabilmente, il conte Colonna Walewski per elaborare il sistema dello Yoga caucasico.

William Hope Hodgson

Il secondo Arcano maggiore o β€œesercizio di creazione”, sarebbe utile β€œper risvegliare il desiderio e trasmutarlo in volontà”, inoltre β€œpuΓ² essere utilizzato per tutte le cose di grande importanza; materializza gli oggetti desiderati, cura le malattie proprie o degli altri, rende insensibili al dolore (autoanestesia) e fa entrare in stato di trance, catalessi o letargo (ibernazione). Risveglia il potere del serpente del corpo (la kundalini dello yoga)”.

Anche questo esercizio appare β€œibrido” sotto diversi aspetti. Determinati effetti psicofisici, stando a certe testimonianze, sarebbero autentici nel caso di alcune pratiche di yoga tradizionale: ad esempio la possibilitΓ  di entrare volontariamente in letargo, in catalessi e addirittura in ibernazione, che compare qui la prima volta e che tornerΓ  in due o tre dei successivi Arcani, Γ¨ ammessa e riscontrata:

Alcuni degli yoghi che furono oggetto di studio riuscivano a trattenere il respiro anche per piΓΉ di quindici minuti; altri dimostrarono di poter vivere parecchie ore in stato di respirazione talmente superficiale da non potersi neppure registrare. Anche il metabolismo poteva essere ridotto ai minimi termini. Grazie a tali insolite capacitΓ  di controllare le proprie funzioni vitali, i soggetti piΓΉ allenati possono rifugiarsi in stati di vita latente (anabiosi) paragonabili a quelli che si osservano di solito soltanto in persone che si trovino nell’imminenza del trapasso, o in talune specie animali di ordine inferiore [36].

La famosa esploratrice e scrittrice francese Alexandra David-NΓ©el (1868-1969), in uno dei suoi libri sull’India e sull’Asia centrale, ImmortalitΓ  e reincarnazione. Dottrine e pratiche della Cina, del Tibet e dell’India, ricordava l’esistenza di individui dotati di questa facoltΓ : costoro sono detti in tibetano teslog o telog, β€œi tornati dall’Aldilà”, definizione che non indica persone resuscitate, fantasmi o zombie, bensΓ¬ rimaste per piΓΉ giorni, o addirittura per settimane, in catalessi (ad esempio all’interno di una caverna), durante una condizione di samādhi, ossia di coscienza elevata a una dimensione superiore della realtΓ  rispetto a quella ordinaria [37]. A questi effetti, il Manoscritto aggiunge anche quelli taumaturgici, di materializzazione e di psicocinesi: Γ¨ lecito chiedersi se non sia un esito eccessivo per un singolo esercizio.Β 

Alexandra David-NΓ©el

Il terzo Arcano maggiore, detto β€œrituale del pentagramma” o β€œproiezione maestra”, conferirebbe un potere sia difensivo sia offensivo: β€œΓˆ una proiezione di potere, eseguita per costruire un muro di assoluta protezione contro i poteri e i pensieri avversi; Γ¨ inoltre un’arma potente e terribile per colpire e distruggere i nemici”. Esso ha un interessante aspetto β€œgrafico”: il pentagramma o pentacolo non appare nella visione prodotta dall’immaginazione del praticante, ma dev’essere tracciato gestualmente davanti a sΓ©, dopo aver compiuto le respirazioni di base e stando eretti in piedi, col piede destro davanti al sinistro. Il Manoscritto prescrive: β€œTutto l’esercizio dev’essere compiuto puntando l’indice come se si stesse scrivendo nell’aria”. Alcuni lettori hanno osservato che questo gesto puΓ² ricordare una pratica conosciutissima dai cultori di magia cerimoniale moderna, ilβ€œrituale minore di Bando del Pentagramma” della Golden Dawn (Alba d’Oro), societΓ  semi-massonica inglese della quale furono componenti anche alcuni celebri scrittori, tra cui forse Bram Stoker, il creatore del Conte Dracula.Β 

Il Manoscritto aggiunge comunque ulteriori tre fasi con le quali il pentacolo viene completato aggiungendo un cerchio esterno. Come giΓ  accennato, il pentacolo circondato da un cerchio per proteggersi dai poteri malvagi Γ¨ caratteristico dei racconti di William Hope Hodgson con protagonista Thomas Carnacki, il cacciatore di fantasmi, nei quali esso appare in due modalitΓ  talvolta compresenti: come disegno tracciato sul pavimento e come oggetto elettrico da sovrapporre al disegno nei casi di infestazione spiritico-demoniaca piΓΉ pericolosi: giustamente Γ¨ stato scritto che l’ideazione di Hodgson in questi casi fa β€œun uso combinato di scienza e magia” [38], proprio come alcune pagine del Manoscritto dello Yoga caucasico e il genere di letteratura occultistica (e oggi new age) di cui, almeno per certe caratteristiche, esse possono far parte. Nel racconto L’anello – riassunto poi col titolo Il varco del mostro nel racconto retrospettivo Le memorie di Carnacki – il protagonista traccia un pentacolo circondato da due cerchi, uno di gesso e l’altro, piΓΉ esterno, d’aglio strofinato, attuando contemporaneamente un rituale (di fantasia) detto β€œRituale Saaa-Maaa”, che il narratore (Dodgson, amico di Carnacki) afferma essere tratto da un misterioso manoscritto quattrocentesco, il β€œManoscritto di Sigsand” [39]. I pentacoli di Carnacki sono dunque concreti, mentre quelli dello Yoga caucasico sono disegni gestuali; ma un cerchio tracciato col gesso non manca nemmeno nel rito magico-cerimoniale illustrato nelle pagine finali del manoscritto Walewski [cfr. MdYc, p. 229].

Nel quinto Arcano minore, che conferirebbe la facoltΓ  di β€œguarire le ferite, fermare le emorragie, togliere il dolore e avviare il processo di guarigione negli organi del corpo”, si trovano invece alcune analogie molto importanti con le azioni taumaturgiche attuate da Gustavo Adolfo Rol. A proposito della possibilitΓ  di fermare le emorragie si puΓ² ricordare la guarigione – tramandata dai Vangeli – della donna sofferente all’apparato genitale guarita da GesΓΉ (Matteo 9:20-22, Marco 5:25-34, Luca 8:43-48): la donna lo toccΓ² mentre passava tra la folla, ed egli – stando alla precisazione di Luca, che probabilmente era medico, ma non fu testimone oculare del Cristo, scrivendo quasi trent’anni dopo – avvertΓ¬ in se stesso una percezione straordinaria: β€œHo sentito uscire da me una forza [dynamin]”, il che ci induce a confrontare questo episodio con il fatto che alcuni fenomeni manifestati da Gustavo Rol erano talvolta imprevedibili per lui stesso, che se ne stupiva fino a commuoversi [40]. Un ulteriore parallelo con Rol consiste nel fatto che Rol associava se stesso al numero cinque, e piΓΉ volte manifestΓ² una facoltΓ  diagnostico-taumaturgica a distanza: tutti e tre questi elementi – il numero cinque, la chiaroveggenza e la taumaturgia – si trovano (insieme alla telepatia) nella prapti, la quinta delle otto siddhi, β€œperfezioni” dell’evoluzione spirituale induistica [41]. Sorprendentemente simile al caso di Rol Γ¨ anche la modalitΓ  di intervento: il soffio taumaturgico (un metodo nato forse in seno al monachesimo buddhista e tramandato, pare, soltanto tra iniziati):

Gustavo Rol

In questa pratica vi sono sia analogie, sia differenze con gli interventi di Rol. La possibilitΓ  di differenziare i soffi in caldi e freddi, nelle azioni di Rol non Γ¨ esplicita. PiΓΉ specifici sono invece l’accompagnamento del soffio con la visualizzazione mentale del colore verde da parte sua (Rol stesso chiamava questi soffi taumaturgici β€œsoffi verdi” e β€œsoffioni verdi”), ed alcuni gesti di unione con il corpo dell’altra persona, ad esempio stringere una o piΓΉ dita di una mano nella propria: ciΓ² implica che Rol facesse scorrere attraverso di sΓ© una forma di energia immessa poi nella persona da curare [42]. Nei soffi curativi di Rol manca, ovviamente, l’intonazione del presunto mantra (forse un’imitazione di alcune parole in persiano) che si conclude con l’Om caratteristico della concentrazione-meditazione induistico-buddhistica (e che sarΓ  presente anche nella forma originaria Aum in alcuni altro β€œArcani” dello Yoga caucasico); viceversa, in Rol c’è la caratteristica visualizzazione mentale del colore verde, mentre nello Yoga caucasico non Γ¨ detto occorra visualizzare alcun colore-vibrazione da accompagnare al soffio taumaturgico.

L’ottavo Arcano maggiore illustra un esercizio di distacco notturno della coscienza dal corpo fisico: esso Γ¨ detto β€œla coscienza del sogno”, cioΓ¨ β€œquando si Γ¨ perfettamente svegli al di fuori del corpo durante il sonno. Se si Γ¨ coscienti diventa possibile muoversi con il corpo astrale, imparare cose e agire”. Le condizioni prescritte dall’esercizio, unite alla padronanza della propria interioritΓ  acquisita durante la pratica dei precedenti Arcani, conferirebbero alla coscienza del praticante la facoltΓ  di restare vigile durante il sonno e di muoversi nell’ambiente – sia fisico, sia sottile od oltremondano – col proprio corpo astrale, indipendentemente dal corpo fisico addormentato [43]. Al corpo astrale Γ¨ sovente legato – non solo in senso figurato – anche un altro famoso elemento, che il Manoscritto cita in questo contesto quasi come un’ovvietΓ : β€œAl termine del sonno, il vostro cordone ombelicale d’argento vi ricondurrΓ  nel vostro corpo di carne”.Β 

Il cordone impalpabile color argento – analogo al cordone ombelicale che tiene legati madre e figlio fino al parto, ma invisibile alla coscienza diurna – che terrebbe legato il corpo astrale al corpo fisico durante tutta la vita e che si spezzerebbe solo al momento della morte, Γ¨ sovente menzionato nella letteratura occultistica e new age. Sia il corpo astrale sia il cordone argenteo sono stati conosciuti in Occidente a partire da fine Ottocento-inizio Novecento, probabilmente diffusi soprattutto attraverso la Teosofia e poi l’insieme di nozioni new age divulgate al grosso pubblico, ma quasi mai ci si ricorda che la prima menzione del β€œcordone d’argento” (funiculum argenteum) si trova nel capitolo 12 (l’ultimo) del libro biblico Qohelet , o Ecclesiaste, attribuito al re Salomone (in realtΓ  risalente a circa sei secoli piΓΉ tardi), nella frase β€œprima che il cordone d’argento sia rotto”: null’altro che un’immagine metaforica, fra altre analoghe presenti nello stesso capitolo (la lucerna d’oro che s’infrange, l’anfora che si spacca, la carrucola che cade nel fondo del pozzo) della fine di qualcosa di prezioso, cioΓ¨ della vita umana. Nell’antico Ebraismo una concezione del legame sottile fra il corpo e l’anima espressa con la metafora della corda era forse presente [44], ma mai associata alla possibilitΓ  del β€œviaggio astrale” dovuto all’uscita dell’anima o dello spirito dal corpo fisico; secondo alcune interpretazioni antiche e medievali – forse mai citate dalla pubblicistica teosofica e new age, non si sa se soltanto per parzialitΓ  o anche per superficialitΓ  – il cordone argenteo sarebbe interpretabile anche fisiologicamente come il sistema nervoso della colonna vertebrale e/o il midollo spinale all’interno di essa [45].Β 

Il nono Arcano minore del Manoscritto dello Yoga caucasico farebbe parte, come il II Arcano maestro, del presunto β€œsistema egizio” segreto al quale talvolta i Mazdaznan o il conte Colonna Walewski si richiamano: β€œQuesto arcano Γ¨ stato da sempre utilizzato in Egitto per rafforzare le correnti di energia nel corpo”. CiΓ² avverrebbe impugnando due β€œcilindri egizi”, oggetti sconosciuti a ogni sistema esoterico-occultistico al di fuori del Manoscritto Walewski. Curiosamente, pare si sia cominciato a fabbricarli in Russia, a San Pietroburgo, soltanto dal 1995, ed il primo modello fu chiamato Kont (β€œConte” in russo) in omaggio a Walewski [46]; dunque, nella Russia post-sovietica, senza dubbio qualcuno conosceva il Manoscritto dello Yoga caucasico. Secondo quest’ultimo, i cilindri fungerebbero da conduttori di energie sottili immagazzinate poi dal corpo del praticante, concepito quasi come una batteria ricaricabile, ma pur sempre in relazione con le direzioni spaziali e gli influssi degli astri: torna quindi la concezione mista, esoterica e parascientifica, giΓ  incontrata nel Manoscritto.

Il Manoscritto di Walewski descrive piuttosto in dettaglio la tecnica di realizzazione e la composizione mineralogico-metallurgica dei cilindri egizi, ma includendo ancora una volta rimandi a diverse filosofie esoterico-religiose assemblati in modo eterogeneo, ad esempio le tradizionali corrispondenze astrologiche tra corpi celesti e metalli (Sole-Oro, Luna-Argento, ecc.). Troviamo di nuovo la corrispondenza tra energia solare-maschile ed essiccazione (cilindro di carbone) e quella tra energia lunare-femminile e magnetismo (cilindro di magnetite o ferro magnetizzato), ma il cilindro maschile ha l’involucro in rame, metallo femminile in quanto associato a Venere, e il cilindro femminile ha l’involucro in ferro, metallo maschile in quanto associato a Marte: si tratta di una contraddizione o di un principio di complementaritΓ ? 

Con il decimo Arcano minore gli interventi sul corpo cominciano a farsi piΓΉ incisivi e talvolta inquietanti. Questo esercizio Γ¨ detto, con definizione sanscrita, Kechara mudra, β€œgesto di chi cammina tra le stelle”, forse perchΓ© questo esercizio conferirebbe la facoltΓ  di separare il β€œcorpo astrale” o l’anima dal corpo fisico, ma ciΓ² non Γ¨ esplicito nel Manoscritto. Il corpo fisico diverrebbe infatti capace di entrare in ibernazione, cioΓ¨ in β€œstato letargico” o catalessi volontaria, provocandosi da sΓ© una prolungata perdita dei sensi dovuta alla riduzione della respirazione al minimo vitale, ottenuta inserendo la propria lingua tra il palato molle e le cavitΓ  nasali. L’ingoio volontario della lingua fa parte dello hatha yoga, β€œyoga della forza”, un sistema comprendente elementi tantrici [47] e quindi centro-asiatici, ma il Manoscritto prescrive un metodo quantomeno sconcertante per allungare la lingua e aumentarne la mobilitΓ  – la graduale estensione della lingua e, infine, la recisione del frenulo – corredato opportunamente, nell’edizione italiana, da una nota d’avvertenza: β€œQuesta pratica Γ¨ pericolosissima e l’Editore ne sconsiglia vivamente l’attuazione” [MdYc, p. 204, nota n. 200]. Che il conte Walewski conoscesse metodi di intervento sul corpo implicanti una propensione al lesionismo lo abbiamo visto nella prima parte, a proposito dei ricordi dell’allora giovane statunitense Harry Smith – raccolti da Barry Miles nel libro In the Seventies – al quale Walewski aveva consigliato di incidersi tre tagli sull’interno delle cosce e di strofinare su di essi un composto come antidoto contro i veleni; cosΓ¬ come la sella su cui cavalcava il guru tibetano Trung-pa, costituita dal corpo del figlio colpito a frustate. Oltre alla questione dell’attendibilitΓ  medica di simili interventi, in entrambi i casi si Γ¨ obbligati a chiedersi se l’autore del Manoscritto abbia tratto simili pratiche da oscure fonti eurasiatiche piΓΉ antiche, o semplicemente dalle proprieΒ  stranianti fantasie. Dello stesso genere di interventi paramedici fanno parte anche le pratiche citate qui di seguito. Β 

Il dodicesimo Arcano maggiore include una lunga digressione (quasi cinque pagine del Manoscritto originale) di biologia delle cellule, poichΓ© il suo scopo Γ¨ quello di migliorare l’afflusso di sangue nelle cellule periferiche del corpo umano, onde ritardarne l’invecchiamento, mediante una β€œpurificazione e rafforzamento del sangue”, aumentando l’assunzione di liquidi sia da bere (latte, acqua e succhi di frutta e verdura) sia per via alimentare (verdura e frutta fresche), senza eliminare i cibi che si Γ¨ abituati a consumare (ad esempio, non Γ¨ richiesto di diventare vegetariani o vegani; ma il vegetarianismo fa giΓ  parte del regime alimentare dei Mazdaznan autentici), perΓ² consumandone in quantitΓ  minori. Questa fase preparatoria si deve accompagnare inizialmente alla pratica del precedente XI Arcano per ripulire il corpo dall’aria impura mediante la cosiddetta β€œrespirazione rettale” (ponendosi in posizione di prosternazione ed inserendo un tubetto cavo nell’ano), praticando inoltre ogni tre giorni un clistere composto al 50% di un misto di succhi vegetali; anche il clistere (non necessariamente cosΓ¬ composto) fa parte dello hatha yoga o β€œyoga della forza” [48]. Il vero e proprio XII Arcano consiste nel ripetere poi i movimenti che conducono alla posizione di prosternazione, aumentandone gradualmente i minuti quotidiani. Il movimento ritmato dalla posizione eretta alla prosternazione, combinato con un trattenimento del respiro, consentirebbe di inviare maggior quantitΓ  di sangue β€œripulito” alla testa e al volto, migliorando il β€œnutrimento” sanguigno delle cellule interne ed esterne (epiteliali).Β 

In conclusione a questo Arcano compare perΓ² un’altra pratica particolare, se non ambigua, per recuperare – si asserisce – il tono neuromuscolare dello stomaco, dell’intestino e degli organi sessuali: l’utilizzo di una stanghetta, in legno pulito e levigato, premuta sulla lingua per un certo tempo: β€œΓˆ un’operazione dolorosa ma va mantenuta dai cinque ai quindici minuti”, pigiando sulla parte della lingua analogicamente corrispondente all’organo su cui si vuole agire: per lo stomaco, a metΓ  della lingua; per l’intestino o per l’organo genitale, sulla radice. Verosimilmente, questa pratica provoca notevoli conati di nausea con ripercussioni potenzialmente pericolose; ad esempio, lo stesso Manoscritto avverte: β€œQuesto esercizio non dovrebbe assolutamente essere eseguito dalle donne in stato di gravidanza perchΓ© potrebbe provocare l’aborto” [MdYc, p. 214]. È dunque sottintesa una concezione della lingua come organo in cui si rispecchiano le regioni principali del busto umano: ciΓ² che Γ¨ piΓΉ esterno o piΓΉ profondo sulla lingua, Γ¨ piΓΉ in alto o piΓΉ in basso nel busto; un’idea simile a quella posta a fondamento della β€œriflessologia plantare” del piede, secondo il quale ogni parte della pianta del piede riflette una regione del corpo intero, e quindi sarebbe in comunicazione con essa.

Il tredicesimo Arcano minore, elaborato per il β€œringiovanimento dell’energia per aumentare la durata della vita”, Γ¨ un esercizio che illustra tre pratiche differenti, l’ultima delle quali Γ¨ – insieme al taglio del frenulum linguae consigliato dal decimo Arcano minore – la piΓΉ impressionante del Manoscritto: si tratta di una trasfusione di β€œfluido spinale”, cioΓ¨ di liquido cerebrospinale o cefalorachidiano, da una persona sana a un’altra debilitata o malata, mediante un’estrazione da due persone appartenenti al medesimo gruppo sanguigno, e una successiva inoculazione del composto dei due fluidi nel paziente. Il β€œfluido spinale” sembra concepito quasi alla stregua di un elettrolito contenuto in una batteria, potenzialmente trasferibile in un altro Κ»contenitoreΚΌ umano. Non abbiamo competenze per discutere la validitΓ  medica di tale intervento, ma sulla base dei precedenti metodi d’intervento fisico consigliati dal conte Walewski, si potrebbe averne un’idea inquietante. Una pratica come questa sembra del tutto inesistente nella medicina contemporanea; non a caso, una nota nell’edizione italiana avverte: β€œQuesto genere di pratiche non vanno mai eseguite senza un’assistenza medica riconosciuta perchΓ© possono arrecare danni irrimediabili alla salute. Sono state riportate in questa sede solo per completezza di informazione storica” [MdYc, p. 219].

Con il quattordicesimo Arcano minore il Manoscritto torna alle interazioni fra entitΓ  psicofisica umana e dimensione sottile o spirituale, sempre nel modo peculiare col quale i Mazdaznan o il conte Walewski intendevano l’una e l’altra realtΓ . Questo esercizio potenzierebbe β€œil comando per esigere”, cioΓ¨ β€œper ottenere le cose che volete dalla vita” rafforzando la volontΓ : non per caso la parola chiave Γ¨ β€œdeterminazione”. Durante la fase di concentrazione preparatoria, il pensiero del praticante deve focalizzarsi sull’autocoscienza, esprimendo mentalmente le frasi β€œIo, io sono” e β€œIo penso, io sento, io voglio”. In questo caso, il Manoscritto dello Yoga caucasico mostra una possibile somiglianza con l’approccio presente nella dottrina dellβ€™β€œattenzione” di Georges Gurdjieff, sui cui presunti legami con la Confraternita Mazdaznan si Γ¨ riflettuto nella prima parte; il filosofo russo, infatti, scrisse ad esempio:

Georges Ivanovič Gurdjieff 

L’impostazione di Gurdjieff Γ¨ tuttavia differente da quella del XIV Arcano dello Yoga caucasico: quest’ultimo Γ¨ previsto come metodo pratico per raggiungere ciΓ² che si desidera, mentre in Gurdjieff si tratta, per cosΓ¬ dire, di forza di volontΓ  purificata, svincolata dalla desiderabilitΓ  dell’oggetto o dell’obiettivo. L’Arcano minore XIV somiglia in parte al IV Arcano maestro, poichΓ© intreccia una combinazione di respirazioni controllate e una serie di gesti di determinazione e autoritΓ , da eseguire col braccio e la mano chiusa a pugno che deve colpire un piano orizzontale; ma ci sono alcune differenze: nel XIV Arcano ci si deve concentrare sul potere della volontΓ  (comprendere profondamente le parole quasi gurdjieffiane β€œPosso, voglio, devo, farò”), sull’oggetto del desiderio visualizzandolo mentalmente e, contemporaneamente, percependolo come una carica presente nel plesso solare (non a caso la sede delle energie sessuali o la base dell’energia kundalini): questa immagine-percezione, attraverso il gesto del pugno combinato col controllo della respirazione, subirΓ  una β€œtrasmutazione”, trasformandosi in un insieme di β€œpiccole onde nell’etere” cariche di volontΓ ; di nuovo una concezione para-fisica della realtΓ  sottile, implicante alcune analogie con elementi tecno-scientifici (alla trasmissione e ricezione delle onde radio alludeva lo stesso Manoscritto a proposito dellβ€™β€œaura della Terra”).

L’idea della trasmissione di energie sottili nello spazio ricompare nel quindicesimo Arcano minore, utile per β€œstabilire un collegamento mentale con persone assenti o presenti”. La base di questa dinamica Γ¨ la sintonizzazione del proprio ritmo respiratorio con quello dell’altra persona, cui si aggiungono altre due tecniche complementari: l’intonazione del presunto mantra persiano giΓ  comparso nel quinto Arcano minore (ma escludendo l’Om finale e pronunciando in modo diverso l’ultima sillaba), e, in assenza della persona-obiettivo, l’utilizzo di un suo oggetto o di un simulacro di essa. Il respiro Γ¨ inteso come epifenomeno dello stato psicologico-emotivo della persona (il che Γ¨ vero), ma anche come espressione delle sue β€œvibrazioni” sottili o animiche sulle quali agire mediante il canto dei mantra [vedi MdYc, p. 221]. Come nel caso del VIII Arcano, anche qui emerge l’importanza del sonno come condizione per ricevere meglio gli influssi sottili, da indirizzare possibilmente mediante l’uso del feticcio o del simulacro con funzione di oggetto-tramite:

Per un contatto migliore potete prendere qualche suo oggetto sul quale la persona abbia impresso le sue vibrazioni (una traccia lasciata dalle sue emanazioni sull’oggetto), oppure potete costruire una figura che la rappresenti. In questo caso, mentre la create dovete concentrare il pensiero sulla sensazione che questa figura sia una rappresentazione reale della persona; quando l’avrete terminata, la dovreste adornare con oggetti che le appartengono. Tenendo in mano oggetti di questo tipo, stabilirete velocemente il contatto seguendo il filo (il legame invisibile) che lega la persona all’oggetto. Trattate l’oggetto come se fosse la persona stessa, e questo la diventerΓ  simbolicamente. Vi accorgerete di essere sintonizzati quando la rappresentazione della persona inizierΓ  a brillare di luce e vita propria [MdYc, p. 222].

Qui l’elemento forse piΓΉ interessante Γ¨ la concezione della traccia delle vibrazioni individuali lasciata involontariamente sull’oggetto. CiΓ² presuppone lo stesso principio noto alla psicometria, cioΓ¨ che gli oggetti possano assorbire le vibrazioni sottili dei loro possessori, trasformatesi in tracce intangibili del loro complesso psicologico-emotivo. Tali impronte sarebbero captate e sondate da persone dotate di facoltΓ  medianiche, capaci di ricostruire cosΓ¬ la personalitΓ  di chi maneggiΓ² a lungo alcuni oggetti [50]. Queste tracce metafisiche fanno pensare di nuovo a Gustavo Adolfo Rol, perchΓ© possono essere parte integrante di ciΓ² che egli definiva β€œspirito intelligente” di ogni essere umano, cioΓ¨ β€œquel qualcosa di particolare che rimane sulla Terra, come una fotocopia della scheda segnaletica personale, comprendente funzioni e pensiero, dell’individuo. Questo Β«spirito intelligenteΒ» puΓ² essere ancora operante dopo la morte della persona”[51], in quanto residuo sulla Terra di un’esistenza reale. Β  Β  Β 

L’uso del feticcio o del simulacro umano, tuttavia, ricorda anche un elemento essenziale – o ritenuto tale – delle pratiche vudu (o vodΓΉ, o anche voodoo), l’insieme di credenze e riti certamente molto arcaico, risalente a contesti di magia e sciamanesimo protostorico tipicamente africano e poi diffusosi nelle isole caraibiche (Haiti, Santo Domingo, ecc.) al seguito degli schiavi africani prelevati dall’Africa centro-occidentale. Ma pratiche simili ad esse erano presenti anche presso altre societΓ  extraeuropee: ad esempio,Β nella Penisola Araba prima della diffusione dell’Islam e anche durante la predicazione di Muhammad (Maometto), ed egli stesso scampΓ² ad una β€œfattura” malefica: secondo una versione dei fatti, un pettine con i capelli del profeta fu racchiuso da un gruppo di sahirā (streghe) in una foglia di palma da dattero, oppure si prelevΓ² una corda annodata un certo numero di volte sulla quale le fattucchiere soffiarono la loro maledizione [52]. Si potrebbe ipotizzare che la diffusione di riti come questo, quindi, coprisse una mezzaluna geografica le cui estremitΓ  toccavano l’Africa centro-occidentale e l’estremo settentrione della Mesopotamia, ovvero il Caucaso; le pratiche presenti nell’Arabia pre-islamica sarebbero giunte da sud-ovest, attraversando il Corno d’Africa e il Mar Rosso meridionale. Non ne sappiamo di piΓΉ; ma il fatto che le pratiche vudu (o simili) siano, forse, gradualmente meno diffuse in direzione nord-est, potrebbe concordare con l’ipotesi che nel Caucaso si trovasse quest’unico esempio di pratica analoga. È quindi spontaneo domandarsi se l’utilizzo del simulacro umanoide a scopo magico possa essere giunto veramente presso una setta zoroastriana del Caucaso della quale i Mazdaznan rielaborarono alcuni elementi, o se piuttosto si tratti di un’ulteriore interpolazione dell’eccentrico conte Colonna Walewski. Β  Β 


Il Manoscritto si avvia al termine con una Illuminazione-Conclusione basata su principii filosofico-religiosi tratti molto probabilmente da quelli della Confraternita Mazdaznan e utilizzati come cornice di un sistema esoterico-religioso che, in concreto, appare tutt’altro che organico ed integralmente riconducibile alla dottrina neo-zoroastriana o neo-mazdaica: questa sezione finale forse puΓ² essere utile come parziale riassunto della dottrina Mazdaznan, tenendo perΓ² conto di alcune interpolazioni e modifiche da parte del conte Walewski.

L’individuo che, attraverso le pratiche dello Yoga caucasico, ha raggiunto lo β€œstato di maestria”, dovrebbe trovarsi in una condizione definibile come egocentrismo virtuoso, in quanto ha riscoperto l’unione tra l’ego individuale e la coscienza divina:

Queste righe sembrano riecheggiare qualcosa del pan-enteismo espresso dal noto paleontologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin, per quanto riguarda la concezione dell’essere umano come inevitabile β€œcentro di ogni paesaggio che attraversa” [53], e quella di Dio come Centro di tutti i centri [54]. Teilhard de Chardin, che fra l’altro scrisse anche un saggio filosofico intitolato appunto La Centrologia (1944), morΓ¬ nel 1955 a New York una quarantina di giorni prima del conte Walewski: entrambi vissero per anni in questa cittΓ , perciΓ² non Γ¨ impossibile che lo stravagante conte polacco abbia letto o orecchiato qualche testo di Teilhard, gesuita sospettato di gnosticismo dalle alte autoritΓ  della Chiesa cattolica, e ne abbia riutilizzato un’espressione; come si Γ¨ visto, il conte attingeva elementi e nozioni da una quantitΓ  di sistemi religiosi (compreso il Cristianesimo), filosofici ed esoterico-occultistici, alterandone sovente il significato. Β 

Pierre Teilhard de Chardin

In un successivo brano, ad esempio, s’intrecciano riferimenti al Magick di Crowley, alla filosofia greca (β€œConosci te stesso”), al misticismo dei Mazdaznan e all’espressione di autocoscienza possibilmente simile a quella formulata da Gurdjieff (di cui s’è detto in precedenza):

Questo potenziamento dell’io umano autentico Γ¨ espresso anche con un linguaggio, giΓ  incontrato nel Manoscritto, che mescola formule religiose, utilizzate in modo totalmente estraneo al loro significato originario conosciuto, a concezioni quasi fisico-chimiche ed esoterico-occultistiche, applicate all’insieme psicofisico e spirituale dell’essere umano. Nel relativo brano si parla dei β€œMaestri e Salvatori” caratterizzati dall’ego purificato e potenziato, che – secondo il Manoscritto – hanno la missione di β€œsciogliere il karma delle nazioni e delle razze umane” [MdYc, pp. 226-227]: una simile definizione fa pensare ai bodhisattva, gli asceti illuminati del Buddhismo Mahayana che, pur avendo raggiunto la possibilitΓ  di lasciare questo mondo (morire) entrando nel nirvana, restano tra i viventi per condurli alla salvezza spirituale; cosΓ¬ come dal Buddhismo Γ¨ tratta la definizione – presente poco piΓΉ avanti – di arhat, ossia i β€œdegni”, inizialmente indicante i seguaci piΓΉ fedeli e piΓΉ onesti del Buddha, poi per estensione le personalitΓ  sante e sagge del Buddhismo, e infine, nel Manoscritto, coloro che sono riusciti a espandere il proprio Io-Ego al di fuori del proprio corpo fisico in modo da influire sul resto della realtΓ  mediante una dimensione sottile di essa.Β 

Questa condizione Γ¨ illustrata utilizzando una frase del Cristo rivolta agli apostoli, β€œIo sono la vite, voi i tralci” (Vangelo secondo Giovanni, cap. 15), decontestualizzata e leggermente modificata: β€œIo sono la vite e voi i miei rami”, per alludere all’Ego-Io che riesce ad agire all’esterno del corpo, servendosi di esso come di un organismo Κ»ramificatoΚΌ in quanto dotato di membra che influiscono all’esterno. Tale status superiore dell’uomo potenziato Γ¨ concepito come una pianta che sviluppandosi esce dal seme, laddove la pianta che cresce nello spazio sarebbe l’Io-Ego, ed il seme il corpo: questo spiega il disegno posto al termine della Illuminazione-Conclusione del Manoscritto originale, che mostra una pianta con le radici nel terreno e i rami che si espandono in superficie. 

Con questa immagine arborea, il Manoscritto dello Yoga caucasico del conte Walewski con tutta probabilitΓ  si sarebbe dovuto concludere. Invece, subito dopo, vi Γ¨ una sorta di appendice incompleta per eseguire una β€œProiezione magica: invocazione delle schiere angeliche o dei poteri” [MdYc, pp. 229-232].Β  La procedura, come accade sovente nel Manoscritto, Γ¨ ibrida dal punto di vista sia simbolico-esoterico sia pratico, e include, insieme alle respirazioni ritmate di base espresse nel primo Arcano maestro, l’allestimento di un altare magico-cerimoniale incluso in un cerchio e chiamato β€œaltare magick” (magickal altar), evidentemente un ulteriore riferimento al sistema di Aleister Crowley. L’altare dev’essere esposto a sud (punto cardinale in cui il sole si troverebbe all’acme se fosse mezzogiorno) e sarΓ  incluso a sua volta in un cerchio piΓΉ ampio che il praticante traccerΓ  intorno a se stesso e all’altare. All’interno dei due cerchi vanno poi inscritti β€œil nome, o i nomi e le parole di protezione secondo la natura del rituale, sempre perΓ² accompagnati dal pensiero, sensazione e volontΓ  che impongono l’intenzione nella scrittura delle parole”. Le parole di protezione sono due mantra in lingua persiana (o pseudo-persiana): β€œLa volontΓ  del Signore Γ¨ la Legge della retta attitudine” (giΓ  utilizzato nel V Arcano minore, ma senza l’om sanscrito in conclusione), oppure β€œLa volontΓ  del Signore Γ¨ potere” (giΓ  coinvolto nel III Arcano maggiore). Seguono quindi le istruzioni per dotarsi di una bacchetta magica, intesa come oggetto sia simbolico-cerimoniale sia, per cosΓ¬ dire, tecnico-operativo, funzionante grazie alle proprietΓ  dei metalli e dei minerali di cui Γ¨ costituita: torna la commistione tra l’approccio magico-esoterico e quello parascientifico che caratterizza buona parte di questo testo.Β 

Tutto questo, afferma il Manoscritto, favorisce l’attrazione delle vibrazioni sottili nel campo del pensiero conscio del mago, che diviene capace di invocare le β€œschiere angeliche”, non senza la necessaria soliditΓ  spirituale: β€œRicordatevi che il pensiero di volontΓ  cosciente e di sensazioni Γ¨ quello che vi comanda. Vi sarΓ  necessario mantenere il vostro pensiero e voi stessi forti e protetti per affrontare e sopportare dei possibili contraccolpi”.

Soltanto a questo punto emerge che con invocazione delle presenze angeliche il Manoscritto intende una procedura per attirare gli esseri elementali – entitΓ  sottili o numi tutelari di forze naturali, ai quali si Γ¨ giΓ  accennato – basata sul principio, palesemente estrapolato dalla famosa Tavola smeraldina di Ermete Trimesgisto, secondo cui β€œcome Γ¨ in alto, cosΓ¬ Γ¨ in basso; come Γ¨ in basso, cosΓ¬ Γ¨ in alto”, ma accostato anch’esso a una concezione ‘elettromagnetica’ del contatto con la dimensione sottile: la combinazione della volontΓ  dell’operatore concentrata e delle vibrazioni sottili attratte dall’esterno si cristallizza intorno al suo pensiero e al suo desiderio tramite la carica elettromagnetica della bacchetta, producendo nella sua mente un’immagine dell’essere elementale, che verrΓ  poi irradiata all’esterno del cerchio magico, provocando l’apparizione dell’autentico elementale, sulla base della regola β€œil simile attrae il simile”. Il testo mostra quindi uno schema geometrico dell’area di spazio all’interno della quale dovrebbe manifestarsi l’essere elementale, seguita da una breve didascalia incompleta, e a  questo punto l’intero Manoscritto si ferma; una nota a stampa dell’edizione statunitense – riprodotta anche nella traduzione italiana – chiosa: 

Con ciΓ², possiamo anche noi terminare questa lunga presentazione del singolare testo del conte Walewski, traendo alcune conclusioni.

Il Manoscritto dello Yoga caucasico sembra ambire ad essere una sorta di manuale dello β€œyoga del vero potere” per acquisire facoltΓ  particolari mediante determinate pratiche psicofisiche, e allo stesso tempo un moderno ed efficace β€œgrimorio” per effettuare operazioni magico-teurgiche; il tutto incorniciato da alcuni principii dottrinali sincretici che cercano di presentarlo come prodotto di un unico sistema articolato, ma risultando in gran parte un accumulo eterogeneo, non privo di contraddizioni, di vari elementi tratti dallo yoga, dalla psicologia, dall’occultismo, dal paranormale, da varie religioni; esattamente come le stanze disordinate dell’emporio Esoterica nelle quali – stando alla ricostruzione del libro In the Seventies di Barry Miles citata nella prima parte – il conte Walewski radunava grandi quantitΓ  di libri e di oggetti (sia autentici sia falsi) folklorici, religiosi, artistici e simbolico-rituali appartenenti alle piΓΉ diverse epoche e culture (antico Egitto, Tibet, magia simpatetica e cerimoniale…).

Si puΓ² ipotizzare che la base dottrinale e pratica del Manoscritto sia un complesso sincretico di dottrine e di pratiche effettivamente elaborato dalla Confraternita dei Mazdaznan, trascritto dal conte Colonna Walewski (ma se ciΓ² sia avvenuto veramente nel Caucaso, piuttosto che contattando gli adepti Mazdaznan presenti negli Stati Uniti d’America, resta da accertare), il quale perΓ² vi inserΓ¬ sia elaborazioni tratte da altri sistemi esoterico-religiosi ed occultistici, sia elucubrazioni sue personali: ad esempio, chi scrive dubita che il β€œsalutismo” dei Mazdaznan comprendesse davvero operazioni segnanti come il taglio del frenulo della lingua o l’estrazione, commistione e trasfusione del liquido cerebrospinale tra due persone. CiΓ² Γ¨ ancor piΓΉ evidente nel caso della magia cerimoniale attuata con l’ausilio di altari domestici, pentacoli e verghe magnetiche, palesemente estranea sia allo Zoroastrismo o Mazdeismo, sia ai principii e alle pratiche yoga, e piuttosto simile ad una magia assemblata con elementi prelevati da diverse forme europeo-americane di esoterismo e occultismo otto-novecentesco.

È quindi inevitabile domandarsi se il Manoscritto risulti tematicamente eterogeneo, e talvolta confusionario, in quanto rispecchiamento della strana personalitΓ  del suo misterioso autore, o se – viceversa – il conte Walewski abbia voluto crearlo lucidamente a scopo commerciale. Tutto ciΓ² potrebbe anche spiegare perchΓ©, a un certo punto, i Mazdaznan statunitensi abbiano reclamato l’interruzione della pubblicazione tramite la giustizia di Stato: non soltanto per una questione di proprietΓ  intellettuale, ma perchΓ© probabilmente si accorsero che il Manoscritto dello Yoga caucasico non corrispondeva completamente al loro sistema dottrinale e pratico, bensΓ¬ conteneva alterazioni e interpolazioni in modo tale da risultare allo stesso tempo moralmente dannoso per la loro confraternita, non sempre credibile dal punto di vista delle scienze esoteriche tradizionali, e in certi casi addirittura pericoloso, contenendo insegnamenti che, contrariamente ai principii espressi in molti degli β€œArcani” illustrati nelle sue pagine, avrebbero potuto anche nuocere a chi li avesse praticati.


30 – Cfr. anche Filippani-Ronconi, Il Buddhismo, Roma, Newton & Compton, 1994., p. 10; Id., L’Induismo, cit., p. 34; Lanza del Vasto, Pellegrinaggio alle Sorgenti, cit., p. 199.

31 – Cfr. ad es. Olmstead, L’impero persiano, cit., pp. 162-163; Buddha, I quattro pilastri della saggezza, a cura di Giuseppe De Lorenzo e Karl Eugen Neumann, Roma, Newton & Compton, 1993 (ed. or. Leipzig 1921), p. 39; Filippani-Ronconi, Il Buddhismo, cit, pp. 16-17.

32 – Cfr. Almanacco delle cose piΓΉ strane e misteriose, cit., pp. 215-217; Folco Quilici, Gli ultimi primitivi, Milano, Rizzoli, 1973, citato in R. Eynard, P. Gardiol, F. AglΓ¬, I primitivi oggi, fascicolo n. 8 della serie Strumenti nuovi per una scuola attiva, Torino, SEI, 1976, p. 9; Leo Talamonti, Universo proibito, cit., 9, 171-176; Dembech, Rol, il grande Precursore, cit., pp. 163-165.

33 – Cfr. RenΓ© GuΓ©non, Simboli della Scienza sacra, tr. it. Milano, Adelphi, 1990, p. 49. 

34 – Vd. William Hope Hodgson, La Casa sull’Abisso, in I grandi romanzi dell’Orrore, Roma, Newton & Compton, 1996, p. 487.

35 – Cfr. Hodgson, La Casa sull’Abisso, cit., pp. 511-516; W. H. Hodgson, Il sogno di X, tr. it. a cura di Giuseppe Aguanno, Maria Ceraso, Pietro Guarriello, Palermo, Il Palindromo, 2019, pp. 35-36; Piervittorio Formichetti, Viaggio nell’Eterna Notte. In cerca di alcune fonti di William Hope Hodgson, su β€œZothique. Rivista di cultura fantastica e weird”, n. 8 / luglio 2021, p. 136.

36 – Talamonti, Universo proibito, cit., p. 184; un accenno all’anabiosi si trova anche ivi, a p. 186, e in Ugo Plez, La preistoria che vive, Milano, Mondadori, 1990, p. 351: β€œChi non ha mai sentito parlare di coloro che si fanno seppellire e rimangono vivi sottoterra per mesi e mesi?”. Tra le specie animali capaci di auto-ibernazione sono relativamente note alcune rane che superano l’inverno Κ»congelandosiΚΌ nelle loro tane sotterranee.

37 – Cfr. ad es. la video-presentazione dell’edizione italiana di Alexandra David-NeΓ©l, ImmortalitΓ  e reincarnazione. Dottrine e pratiche della Cina, del Tibet e dell’India, Prato, Aurora Boreale, 2023, prefazione e postfazione di Matteo Martini , sul canale Youtube di Axis Mundi.

38 – Pietro Guarriello, Nota critica, in William Hope Hodgson, Il sogno di X, cit., p. 239.

39 – Cfr. William Hope Hodgson, L’anello, in Gianni Pilo, Sebastiano Fusco (a cura di), Gli indagatori dell’Incubo, Roma, Newton & Compton, 1993, pp. 54-71; Hodgson, Le memorie di Carnacki, in Id., Il sogno di X, cit., 223-231; Formichetti, Viaggio nell’Eterna Notte… in β€œZothique”, cit., p. 140.

40 – Cfr. Franco Rol, L’uomo dell’impossibile. Esperimenti, prodigi, miracoli di Gustavo Adolfo Rol, vol. 1, 2012, pp. 14, 177-178, 304, 305.

41 – Cfr. Ibidem, ivi, capitolo III, Interventi terapeutici e guarigioni; per la prapti e le otto siddhi vedi Franco Rol, Gustavo Rol, un maestro spirituale del XX secolo, in Vincenzo Mercante, Il Mistero e la Fede. Gustavo Rol e Padre Pio da Pietrelcina, Trieste, Il Segno, 2006, pp. 74-75.

42 – Cfr. F. Rol, L’uomo dell’impossibile, vol. 1 cit., pp. 80-83.

43 – Per il β€œcorpo astrale” vedi ad es. Rudolf Steiner, Educazione del bambino e Preparazione degli educatori, Milano, Editrice Antroposofica, 2010, pp. 15-17, 21-23, 42, 94-95, 97; Dash, Al di lΓ  dei confini, cit., p. 106 e seg.; Laura Tuan, Il grande dizionario dei sogni, Milano, De Vecchi-Euroclub, 1995, pag. 7; Almanacco delle cose piΓΉ strane e misteriose, cit., pp. 320-323; Talamonti, Universo proibito, cit., cap. 1.

44 – Vedi ad es. https://www.danielesalamone.altervista.org/il-cordone-dargento-e-i-viaggi-astrali/, cons. 31 marzo 2023.

45 – Vedi ad es. Filippo Maria Leonardi, L’interpretazione fisiologica della Bibbia, β€œNuovo Giornale Nazionale”, 20 agosto 2023.Β 

46 – Vedi ad es. https://www.gruppoindivisibile.it/cilindri-egiziani.

47 – Vedi ad es. Filippani-Ronconi, Il Buddhismo, cit., p. 45; Georg Feuerstein, The Encyclopedia of Yoga and Tantra, ed. Shambhala, 2011, citato in http://www.wikipedia.org/, voce Yoga, cons. 12 marzo 2023.

48 – Cfr. Feuerstein, The Encyclopedia of Yoga and Tantra, cit., p. 235 (citato in http://www.wikipedia.org/ Yoga).

49 – Gurdjieff, La vita reale, cit., pp. 70 e 88.

50 – Si vedano ad es. Talamonti, Universo proibito, cit., pp. 60-75; Almanacco delle cose piΓΉ strane e misteriose, cit., pp. 318-320; Massimo Inardi, Dimensioni sconosciute, Milano, SugarCo-Euroclub, 1977, pp. 28-46, 99-105; AΓ―vanhov, I segreti del libro della Natura, cit., pp. 207-208.

51 – Pier Lorenzo Rappelli, in AA.VV. Dibattito sui fenomeni provocati dal Dr. Rol, in β€œMetapsichica”, A.I.S.M., Milano, gen.-giu. 1970, p. 26 (citato in Franco Rol, Il simbolismo di Rol, cit., p. 259).

52 – Cfr. ad es. Francesca De Luca, Le scienze occulte nel mondo arabo-islamico, canale YouTube del blog Pagine Filosofali, 16 febbraio 2022; secondo un’altra versione, β€œun tale Labid, uno stregone ebreo che viveva a Medina, fu incaricato di gettare sull’Inviato di Allah un terribile incantesimo di morte. Egli riuscΓ¬ a procurarsi alcuni capelli di Muhammad e fece con essi undici nodi, le sue figlie soffiarono su ognuno dei nodi spaventose maledizioni, confezionarono la fattura unendovi un germoglio di palma da dattero e gettarono il tutto in un pozzo. L’Inviato di Allah cominciΓ² ad avvertire strani malesseri, perdita della memoria, debolezza, inappetenza, finchΓ© Allah non gli rivelΓ² in sogno la ragione dei suoi disturbi e il luogo in cui era stata nascosta la fattura” (Il Corano, ed. cit., nota 1 a p. 568).

53 – Pierre Teilhard de Chardin, Il Fenomeno Umano [1938], tr. it. Brescia, Queriniana, 1995 / 2001, p. 28.

54 – Teilhard de Chardin, Il Fenomeno Umano, cit., pp. 244, 249, 251, 265, 268-269, 271, 274. Vedi anche Giorgio Straniero, Teilhard de Chardin: l’Evoluzione convergente, Torino, SEI, 1995, pp. 63-64, 72, 76, 93, 111, 119-125, 161, 162.

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