Grazie alla gentile concessione dei tipi di Venexia editrice pubblichiamo in questa sede, dopo la diretta di ieri sera, il quarto capitolo del romanzo di Alexandra David-Neรฉl Magia d’amore, magia nera.
di Alexandra David-Neรฉl
cap. IV di magia d’amore, magia nera (venexia ed.)
copertina: nicholas roerich, kuan-yin, 1933

Da otto giorni Garab e i suoi compagni erano accampati ai piedi della montagna sacra. Prendendo a pretesto il fatto che per il lungo viaggio tutti avevano bisogno di riposo, il giovane capo non si era ancora accinto a compiere il rito che prescrive ai pellegrini di fare il giro della grande montagna sulla cui cima Mahadรฉva, il piรน grande degli dรจi, tiene la sua Corte.
Il pensatore iniziato alle dottrine esoteriche del misticismo indiano concepisce questa Corte fantastica come unโimmagine del mondo, una proiezione magica e illusoria del pensiero del dio seduto in assoluta solitudine in meditazione sullโinaccessibile cima innevata. Altri, avendo compenetrato ancora meglio il simbolismo della leggenda, contemplano sulla cima radiosa la fiamma del loro stesso pensiero creativo, che continuamente distrugge e ricrea lโuniverso con i suoi dรจi, i suoi demoni, i suoi esseri e le sue forme innumerevoli. Costoro mormorano a voce bassa il โcredoโ dei grandi mistici del Vedanta:โShiva ahamโ,โIo sono Shiva, io sono il Grande Dioโ (Mahadรฉva).
Ma Garab ignorava il profondo sapere dellโIndia e non aveva mai frequentato i grandi saggi di questo paese. Per lui, come giร era stato per sua madre, il Khang Tisรฉ nascondeva nei suoi anfratti orde di geni, fate, demoni, tutti sottomessi alla volontร di un dio terribile vestito di pelle di tigre e ornato di una grande collana fatta con teschi umani.
Garab temporeggiava, e nemmeno lui sapeva il perchรฉ. Si sentiva trattenuto de lacci invisibili. Trascorreva le giornate vagando senza scopo, ispezionando con ansiosa curiositร i luoghi circostanti come se fosse in procinto di fare chissร quale scoperta. Il mistero della sua nascita era presente in tutti i suoi pensieri e guardava affascinato i monaci e gli yogigiunti dal Nepal o dal Nord dellโIndia; scrutava i loro volti coperti di cenere, cercava di indovinare la loro etร , immaginava che qualcuno di quegli strani personaggi potesse essere suo padre.
Suo padre! โฆ Non aveva piรน pensato a lui dal giorno in cui aveva chiesto al suo padrone, il fittavolo Lagspa, notizie della sua nascita. Il desiderio che gli era venuto, a Lhasa, di vedere i luoghi dovโera stato concepito riguardava solo lโaspetto geografico di questi. Per lโuomo sconosciuto che una notte si era avvicinato a una serva innocente eaveva abusato della sua ingenuitร , Garab non provava alcuna simpatia. Ma da quando era giunto ai piedi del Khang Tisรฉ gli sembrava che impalpabili ricordi del passato sorgessero in lui, ricordi di un passato in cui era stato gettato il seme che gli aveva poi donato un corpo.
Che sensazione bizzarra! Il giovane capo di briganti si sentiva chiamato, sollecitato da una forza di cui non riusciva a capire la natura, ma che lo chiamava per uno scopo sconosciuto. Invano tentรฒ di scuotersi dallโindefinita ossessione che lo dominava; anzi questa, giorno dopo giorno, diveniva sempre piรน forte facendo passare in secondo piano anche lโamore per Detchema. Molte volte la ragazza lโaveva pregato di mettersi in cammino. Riteneva che lโaria della regione fosse nociva per la sua salute, aveva il sonno molto agitato e si svegliava piรน stanca di quando si era coricata.
Tre sentieri si offrono ai pellegrini che devono fare il giro della montagna: il sentiero inferiore, relativamente facile da percorrere, quello di mezzo, che presenta maggiori difficoltร , e il piรน alto dei tre, che passa per scoscesi pendii sui quali solo montanari esperti possono avventurarsi senza pericolo. I meriti dei devoti sono proporzionali alle fatiche che essi incontrano nella loro deambulazione. Le benedizioni ottenute da chi percorre il piรน alto dei sentieri sono assai piรน considerevoli di quelle che spettano a chi fa il giro ai piedi della montagna. Ma Detchema non aspirava a ottenere che il minimo indispensabile dei meriti del pellegrinaggio.
Tuttavia, malgrado le insistenti sollecitazioni, Garab, solitamente cosรฌ pronto ad esaudire anche le piรน piccole richieste della giovane, non si decideva. Partiva al mattino di buonโora per andare a girovagare nei dintorni. I suoi uomini credevano che compisse pratiche religiose segrete destinate a portare fortuna alle loro future spedizioni. Lโimpazienza della giovane non trovava dunque nessun appoggio presso i suoi compagni di viaggio.
Una certa spossatezza fisica segue sempre a molti mesi di ardenti passioni amorose o forse la colpa era dello strano stato in cui si trovava Garab; comunque sia, il giovane trascurava la sua amante. Spesso restava sveglio di notte, come in attesa di agguati, senza ragione e senza scopo, mosso solo da un istinto imperioso.
Una notte, mentre era in questo stato di veglia nervosa e agitata, gli sembrรฒ di scorgere nellโombra la figura di Detchema che sโagitava tra le coperte in cui dormiva. Gli sembrรฒ che la ragazza stesse lottando, che si dibattesse; questi movimenti durarono solo pochi attimi, poi la ragazza emise un profondo sospiro e tornรฒ di nuovo immobile. โUn incuboโ, pensรฒ Garab. Due giorni piรน tardi si ripetรฉ la medesima cosa, ma questa volta quella strana sembianza di combattimento fu piรน violenta e prolungata. La ragazza emise anche un grido.
โCosa cโรจ?โ, chiese Garab accostandosi allโamante e prendendole la mano. โStai male?โ
โPerchรฉ non mi difendi?โ, balbettรฒ Detchema ancora mezzโaddormentata. โDormiviโฆ lโhai visto andare via?โ
โChi?โ
Detchema riprese completamente coscienza.
โCosa ho detto?โ, chiese con una voce che denotava una certa apprensione.
Garab comprese che la giovane non avrebbe risposto con franchezza se lโavesse aggredita con le domande.
โHai gridato nel sonnoโ, disse con voce tranquilla, โe quindi hai mormorato alcune parole incomprensibiliโฆ stai male? Forse รจ tutta colpa di una digestione cattiva, o di una posizione scomodaโฆโ
โSรฌ, forseโ, rispose la donna.
โOra cerca di riaddormentartiโ, le consigliรฒ Garab. E si avvolse nella sua coperta, ma non la prese tra le braccia per rassicurarla. La sua curiositร si era svegliata: voleva sapere.
Il giorno seguente, al crepuscolo, il giovane sedeva con la schiena appoggiata a una roccia; era lontano dal piccolo accampamento e stava pensando al comportamento di Detchema, chiedendosi se anche la notte che si avvicinava avrebbe portato con sรฉ un incidente analogo ai precedenti. Mentre era assorto in questi pensieri, sentรฌ la pressione di qualcosa che lo avvolgeva e cercava di penetrarlo. La luce del giorno era ancora forte e poteva vedere bene il terreno circostante. Era solo, nulla di visibile poteva toccarlo, eppure quella pressione, leggera e potente allo stesso tempo, continuava.
Con un gesto istintivo, abituale per la gente delle sue parti, Garb estrasse dalla guaina il pugnale e si alzรฒ di scatto. La โcosaโ che lo teneva lo lasciรฒ andare immediatamente. Una volta liberatosi, il giovane tornรฒ al suo accampamento con la vaga sensazione dโessere seguito.
Garab non dubitava minimamente che uno dei demoni che circondavano la montagna lo avesse attaccato e volesse far del male a lui e alla sua compagna. โLa cosa miglioreโ, pensรฒ, โsarebbe andarsene al piรน presto da questo luogo in cui troppo a lungo mi sono fermato.โ Il giorno seguente si sarebbe dunque messo in cammino.
Tuttavia una volta tornato allโaccampamento non informรฒ Detchema della decisione presa; preferiva non dire ad alta voce che sarebbe ripartito, sperando in questo modo di ingannare il demone che li perseguitava.
Verso la metร della notte, Garab fu svegliato da una strana sensazione di fresco; folate di vento entravano nella sua tenda attraverso unโapertura Lโultimo quarto di luna proiettava la sua luce rossastra e il giovane brigante vide una forma umana: quella di uno yogi indiano. Il suo volto, coperto di cenere, appariva pallido; le sue erano labbra incollate ardentemente a quelle della sua giovane amante.
Immediatamente, Garab si alzรฒ in piedi ma, piรน rapido di lui, lโignoto visitatore si era giร dato alla fuga. Il capo dei briganti vide le cortine della tenda aprirsi e poi richiudersi; quando a sua volta uscรฌ allโaperto non vide traccia dโanima viva. Fece il giro della tenda, esplorรฒ le vicinanze ma non riuscรฌ a trovare alcun segno dโessere vivente.

Nella tenda Detchema non si era mossa e, quando il giovane rientrรฒ, sembrava dormire placidamente.
โHai trascorso una buona nottata?โ, le chiese Garab il mattino seguente, al suo risveglio.
โSรฌโ, rispose la donna laconicamente.
โNon hai fatto sogni particolari?โ, insistette Garab. โA volte gli dรจi mandano dei sogni ai pellegrini in visita ai luoghi sacri.โ
โNoโ, rispose ancora Detchema, ma la sua voce tremava.
Garab non le rivolse altre domande. Era perรฒ sicuro di non aver sognato. Aveva visto con i suoi occhi lo yogi ed era uscito a cercarlo. Chi mai poteva essere quello sconosciuto?
La figura che aveva veduto poteva forse essere una forma illusoria creata dal demone di cui aveva sentito la presenza? Oppure si trattava di un vero yogi esperto nelle pratiche magiche e in grado di diventare invisibile a suo piacimento? O, meglio ancora, un mago capace di produrre un doppio etereo di se stesso col potere di agire come un vero uomo?
Ma, qualunque fosse la sua vera natura, il visitatore notturno era di certo animato da intenzioni lascive. Lโagitazione che aveva scosso Detchema la notte precedente, il suo grido e le strane parole che aveva pronunciato indicavano che la donna aveva giร incontrato, piรน volte, quellโessere abominevole. Perchรฉ dunque non gliene aveva parlato? Perchรฉ tanta reticenza e diniego? Era forse credibile che lei non si fosse svegliata quando sโera alzato improvvisamente per inseguire lโapparizione? Che la ragazza non avesse sentito il tocco delle labbra sulle sue?
Garab non riusciva ad accettare il susseguirsi logico dei fatti: la lotta sostenuta dalla sua amante per fronteggiare i tentativi lascivi prima, il ripetersi degli stessi, infine lโaccettazioneโฆ o addirittura il piacere! Detchema era forse arrivata al punto di preferire le carezze dellโamante fantasma alle sue? Questi pensieri facevano sorgere in lui una folle rabbia.
Allโimprovviso, perรฒ, il giovane si ricordรฒ della strana storia legata al suo concepimento: era possibile che in questo luogo esseri di altri mondi insidiassero le donne?
Un altro sentimento subentrava alla rabbia: la voglia di chiarire questo mistero e sapere finalmente a chi doveva la sua vita.
Le due notti seguenti vegliรฒ fino alle luci dellโalba, ma niente dโinsolito ebbe luogo.
Forse lo yogi misterioso non si sarebbe piรน fatto vedere? Garab si rimproverava di continuare ad attardarsi in quel luogo in cui operavano forze magiche. Non aveva giร deciso di partire prima che la misteriosa apparizione gli facesse cambiare idea? Si biasimava di usare la sua amante come esca per una presenza che senza dubbio era pericolosamente demoniaca, ma che voleva rivedere, inseguire, conoscere; sapeva di sbagliare, ma non partiva.
Trascorsero tranquillamente quattro giorni e quattro notti; la sera del quarto, Garab e Detchema pranzarono come al solito con i loro due compagni vicino al fuoco acceso tra grosse pietre che sorreggevano la marmitta su cui bolliva il tรจ. Terminata la cena, Detchema andรฒ a dormire mentre Garab rimase a parlare con i due uomini.
Infine, anche il giovane capo si alzรฒ e si diresse verso la tenda che divideva con la ragazza. Stava scendendo la notte e un velo azzurro avvolgeva il paesaggio circostante, ma cโera ancora luce sufficiente per distinguere nettamente gli oggetti vicini.
Garab sollevรฒ la cortina della tenda e rimase impietrito. Lo yogi era lร , nellโingresso, di spalle, ritto in piedi. E anche Detchema, gli occhi spalancati, rimaneva dritta in piedi in muta attesa. Sul volto della ragazza si leggevano insieme desiderio e terrore. Senza che lei si muovesse, lo yogi le si avvicinรฒ e lโafferrรฒ per le spalle. A questo punto Garab, dimentico della sua voglia di chiarire quel mistero, folle di rabbia si avventรฒ sullo strano personaggio. Questi volse verso il brigante il suo volto pallido e il giovane brigante sentรฌ la bocca toccata dalle avide labbra di quellโessere mostruoso. Garab si dibattรฉ, cercando di liberarsi da quellโodioso abbraccio, ma i suoi pugni non incontravano che il vuoto, mentre sentiva che lโorrido bacio risucchiava le sue forze fino nel suo essere piรน profondo.
Tuttavia il giovane capo continuava a lottare, cercando di uscire dalla tenda e chiamare i suoi compagni in aiuto. Durante la lotta urtรฒ contro alcuni oggetti e il rumore della colluttazione attirรฒ lโattenzione degli uomini.
Gorin venne a vedere se era successo qualcosa, se il capo aveva bisogno dei suoi servigi, e si spaventรฒ vedendolo lottare e dibattersi, apparentemente con grande angoscia, senza perรฒ vedere nessun avversario davanti a lui.
Alle sue grida accorse anche Tsondu e Garab vide dissolversi la forma dello yogi nel medesimo istante in cui cessava il contatto di quelle labbra mortifere.
Gli uomini trovarono la donna priva di sensi, adagiata sul pavimento della tenda.
Garab non dovette fornire alcuna spiegazione, i suoi compagni si erano immediatamente dati una spiegazione dello strano incidente: quel luogo era frequentato da demoni e uno di essi aveva tentato di uccidere il loro capo.
Lโordine che attendevano venne dato immediatamente.
โPartiamo subitoโ, disse Garab.
โNaturalmenteโ, risposero i due uomini.
Il fuoco da campo fu rianimato; alla sua luce vennero preparati i bagagli e caricati gli animali. Era trascorsa meno di unโora dalla terribile lotta e giร la piccola carovana era in cammino.
Marciarono per due giorni fermandosi solo per soste brevissime. Quegli uomini fuggivano con la mente sconvolta e pensavano solo a mettersi in salvo dagli attacchi del demone che aveva assalito Garab. Questi, perรฒ, non aveva potuto raccontare ai suoi compagni quello che riguardava Detchema.

Verso la fine del secondo giorno i fuggitivi arrivarono in vista di un accampamento di pastori. La vicinanza di altri uomini, lo spettacolo familiare delle greggi tranquillamente al pascolo nei campi e la vista delle grandi tende simili a quelle del loro villaggio, calmarono lo spavento del piccolo gruppo. Si fermarono vicino allโaccampamento e Garab raccomandรฒ ai due uomini e alla ragazza di non parlare con nessuno del terribile incontro di cui erano stati protagonisti. Se i pastori avessero saputo che erano stati attaccati da un demone avrebbero sicuramente sospettato che la demoniaca presenza ancora li accompagnasse e avrebbero impedito loro di accamparsi nelle vicinanze.
Ciononostante Garab non aveva abbandonato la sua idea di far luce sulla misteriosa figura dello yogi e voleva proteggere Detchema e se stesso da eventuali nuovi attacchi. Era forse sufficiente avere abbandonato quei luoghi per essere al sicuro dal demone? Il giovane capo lo dubitava fortemente. Pensava piuttosto che i demoni inseguissero quelli che avevano scelto come loro prede e voleva rivolgersi a un lama esperto di fantasmi per chiedere consigli e aiuto. Se fosse stato necessario si sarebbe fatto esorcizzare insieme a Detchema. Soprattutto lei, di cui aveva visto i desideri perversi. Durante le brevi soste nel viaggio di ritorno, Garab aveva preso la ragazza, oltre che con lโabituale frenesia sensuale, anche con una certa dose di collera. Infatti il giovane pensava che mentre Detchema giaceva fra le sue braccia pensava alle carezze dellโaltro e questo pensiero lo rendeva folle di gelosia e allo stesso tempo gli faceva ancor piรน desiderare la ragazza.
Il giorno seguente al loro arrivo Garab si recรฒ presso le tende dei pastori col pretesto di comprare del burro. Si presentรฒ come un mercante del lontano paese di Kham, venuto in pellegrinaggio al Khang Tisรฉ con sua moglie e due amici. Disse di aver fatto dei sogni che lo avevano messo in ansia per alcuni suoi traffici commerciali e desiderava consultare un lama veggente: se ne trovavano forse nelle vicinanze?
Gli fu risposto che un ngagspa viveva nellโaccampamento vicino che si trovava a circa una giornata di marcia; tutti i pastori della regione avevano grande stima di quel lama.
โAlcuni ngagspa, di aspetto modesto e a volte addirittura volgare, vivono come semplici contadini, ma sono talvolta esperti maghiโ, pensรฒ Garab; cosรฌ il giovane decise di tentare la fortuna e andare a trovare quello di cui gli avevano parlato, un certo Koushog Wangdzin.
Il piccolo gruppo di viaggiatori si rimise in cammino e trovarono il lama nel luogo indicato. Questi possedeva notevoli poteri di chiaroveggenza e, dopo aver ascoltato il racconto di Garab, rimase assorto per alcuni minuti in una profonda meditazione. Quindi aprรฌ gli occhi e tracciรฒ sul suolo un diagramma con dei grani dโorzo; disse a Garab di gettarci sopra prima una pietra bianca, quindi una nera e infine una screziata. Dopo che il brigante ebbe fatto quanto gli era stato richiesto, il lama considerรฒ le parti del disegno su cui erano cadute le pietre e finalmente si pronunciรฒ:
โNon si tratta, nel tuo caso, nรฉ di demoni nรฉ di stregoniโ, disse. โLโessere che si รจ attaccato a voi รจ estraneo al Tibet. Non cโรจ alcun legame tra lui e me e non posso esercitare alcuna influenza sul suo comportamento. Rivolgetevi a un asceta indiano esperto nelle scienze esoteriche del suo paese, vi potrร sicuramente dare consigli utili. Tuttavia sii prudente, non confidare le cose che mi hai detto al primo venuto vestito della tunica arancione, con il rosario di rudrash o con in mano un bastone sormontato da un tridente. Molti di questi personaggi sono solo dei miserabili impostori; ti ingannerebbero col pretesto di illuminarti. E, quel chโรจ peggio, rischieresti di trovarti in contatto con individui che praticano le piรน volgari forme di stregoneria e che hanno per compagni spiriti malvagi di cui potreste tutti cadere vittime.โ
โMa come farรฒ?โ, chiese Garab esasperato. โUn demone mi ha tormentato e voi stesso mi avete detto che corro il pericolo di essere attaccato da altri spiriti malvagi. E inoltre, come potrei entrare in contatto con uno di questi yogi indiani? Non conosco nemmeno la loro lingua.โ
โForse ti posso aiutareโ, rispose Wangdzin. โDevi consultare un asceta nepalese che vive la sua vita dโeremita su un pendio del Khang Tisรฉ. Vive in quel luogo da piรน di dieci anni. Prima di stabilirvisi viveva tra gli sherpa di frontiera. Questโuomo parla perfettamente il tibetano, lโho avuto come ospite quando arrivรฒ in questa regione. E lโanno scorso sono andato a porgergli i miei omaggi. ร un grande yogi, conosce il lato segreto delle cose e possiede poteri paranormali. Ti darรฒ una guida che ti condurrร fino allโentrata della valle sopra la quale si trova il suo eremo. Quando sarai giunto nella valle, rivolgi allโasceta una preghiera rispettosa, lui ti ascolterร e, se acconsentirร a vederti, ti guiderร a lui con dei segni. Segui attentamente questi segni e non ti smarrirai.โ
E proseguรฌ:
โRisalendo la vallata vedrai verso nord una catena di montagne completamente innevate; da quel momento stai attento: se tu e i tuoi compagni scenderete da cavallo per sedervi a riposare per terra, non portate un solo stelo dโerba alle labbra. Vicino a queste bianche montagne crescono due tipi di erbe che la gran parte degli uomini non distingue da quelle normali, ma che possiedono strane proprietร . Una di queste erbe รจ un afrodisiaco mortale. Coloro che la masticano diventano pazzi. A causa del veleno la loro energia vitale fugge via, le loro arterie si svuotano e muoiono tra atroci sofferenze. Lโaltra specie di erba procura a chi la ingerisce la visione dei mondi di dolore e degli esseri che li abitano.โ
E raccontรฒ ancora:
โUn monaco venuto con altri pellegrini al Khang Tisรฉ si fermรฒ, con i suoi amici, in un luogo dove cresce questa erba; dopo aver mangiato seduto sul prato, raccolse distrattamente alcune foglie dโerba e le masticรฒ. Immediatamente vide aprirsi davanti ai suoi occhi una voragine. Il terrore che quellโimmagine gli causรฒ gli fece sputare lโerba che aveva iniziato a masticare. Immediatamente, cosรฌ comโera apparsa, la visione scomparve. Quel monaco aveva sentito parlare delle proprietร particolari di quelle erbe, capรฌ che grazie a esse aveva potuto vedere le porte dellโinferno, e rimpianse di aver perso lโoccasione per osservare i misteri di quei mondi invisibili agli esseri umani. Cercรฒ di ritrovare lโerba che aveva sputato, o altre del medesimo tipo, ma tutti i suoi sforzi furono vani. Quando i suoi compagni si rimisero in cammino si rifiutรฒ di seguirli, ostinandosi nella ricerca. Rimase in quel luogo parecchi anni; vi si era costruito una capanna e passava tutto il tempo a esaminare le erbe e ad assaggiarle. A poco a poco la sua mente si turbรฒ e morรฌ completamente folle.โ

Infine concluse:
โDietro le montagne bianche esiste realmente un baratro che comunica con segrete profonditร , ma per poterlo vedere bisogna essere dotati di una vista sovrumana. Chi non รจ un esperto naldjorpa (uno yogi tibetano) deve evitare di avventurarsi in quei luoghi. Mettiti dunque in cammino oggi stesso. Occorrono quattro giorni per raggiungere lโeremo del potente asceta indiano; quando lo vedrai, metterai il mio corpo, la mia parola e il mio spirito ai suoi piedi.โ
โAndiamo a trovare un santo anacoretaโ, disse Garab ai suoi amici quando li raggiunse. โLa sua benedizione metterร in fuga i demoni che ci perseguitano e ci proteggerร da tutti i mali.โ
Il giovane capo raccomandรฒ anche ai suoi uomini di non raccogliere erbe durante il percorso poichรฉ il ngagspa gli aveva detto che la regione era piena di specie velenose.
La guida fornita da Wangdzin al piccolo gruppo si fermรฒ allโentrata di una valle; ricordรฒ a Garab che doveva rivolgere una preghiera allo yogi affinchรฉ questi gli indicasse la via per il suo eremo, quindi si prosternรฒ davanti al giovane in segno di omaggio e se ne andรฒ.
I viaggiatori cominciarono a risalire la vallata incassata fra gli scoscesi pendii, sui quali non si scorgeva traccia di sentieri. Dopo alcune ore di cammino scorsero in lontananza una scintillante catena di cime innevate. Erano le montagne di cui aveva parlato il lama Wangdzin. I viaggiatori dovevano continuare ad avanzare? O forse avevano giร oltrepassato il sentiero per lโeremo? Eppure nessun segno era ancora apparso alla piccola carovana e quindi Garab decise di continuare lungo la strada. La catena delle montagne diveniva sempre piรน visibile, bianca ma di un candore diverso da quello della neve.
Allโimprovviso un uccello gettรฒ un grido stridente e tutti si voltarono dalla sua parte. Su di una roccia, batteva le sue ali. Lโanimale gridรฒ ancora parecchie volte, sempre allo stesso modo, quindi volรฒ via e si andรฒ a posare su unโaltra roccia, dove iniziรฒ nuovamente a gridare e a battere le ali. Da quella parte non si scorgeva traccia di sentiero, ma il pendio poteva essere superato senza alcuna difficoltร . Garab pensรฒ che lโuccello poteva essere stato inviato dallโeremita e si mosse nella sua direzione. La graziosa, piccola bestia agitรฒ nuovamente le ali e si andรฒ a posare su una roccia piรน alta di quella che aveva lasciato.
Garab non esitรฒ piรน.
โMontate qui le tendeโ, disse ai suoi uomini. โSeguirรฒ lโuccello e vedrรฒ dove mi condurrร .โ
Di roccia in roccia, lโuccello guidรฒ il giovane sempre piรน in alto sulla montagna. Per qualche tempo Detchema e i due briganti riuscirono a seguire con lo sguardo il capo che si allontanava, ma a un certo punto il giovane uscรฌ dal loro campo visivo, riuscivano a sentire, sempre piรน deboli, le grida dellโuccello; infine anche quel suono non si potรฉ piรน udire.
Garab si prostrรฒ dinanzi allโasceta, un vecchio dallโaspetto robusto, completamente nudo tranne che per un pezzo di cotone rosso intorno ai reni che formava un minuscolo doti.
โQual รจ il motivo della tua visita, figlio mio? Che cosa desideri da me?โ, chiese lo yogi con benevolenza. โE innanzitutto, chi sei?โ
Garab confessรฒ allโasceta tutto quanto si riferiva allโumile condizione della madre, alla sua nascita, al mistero circa la vera identitร di suo padre, ma non disse altro.
โQueste cose sono parte del tuo passatoโ, sottolineรฒ il vecchio saggio. โDimmi: qual รจ la storia della tua vita? Cosa sei venuto a fare sul Kailas? Un pellegrinaggio? Non sei solo, hai dei compagni con te. Sei ricco: da dove proviene quello che possiedi?โ
Garab sapeva che le domande dellโeremita erano volte a saggiare la sua sinceritร e che lโuomo giร conosceva i particolari su cui lโinterrogava.
โVoi sapete giร le cose che mi chiedete, mio signore eremita (jowo gomchรฉn)โ, disse con umiltร , โio sono un gran peccatore.โ
โNon รจ mio compito metterti sulla retta viaโ, affermรฒ lโasceta. โIn seguito incontrerai un saggio del tuo paese che ci proverร . Cerca, quando verrร quel momento, di approfittare del suo aiuto. Sei spaventato dalle tue visioni, non รจ vero? Adesso ascoltami con attenzione: tu sei figlio di un indiano. Tuo padre era uno di quei Bhairavi dai costumi dissoluti che praticano la magia nera per allontanare il momento della vecchiaia, non consumare il corpo e giungere infine allโimmortalitร .โ

E proseguรฌ:
โSappi che un mago esperto in questa scienza maledetta puรฒ impadronirsi del soffio vitale degli esseri umani aspirandolo dalla loro bocca e che, con una tecnica ancora piรน misteriosa, puรฒ assorbire dalla donna lโenergia che alimenta tutte le forme di vita, tramite rapporti sessuali. Questo รจ un segreto prodigioso e i malvagi iniziati che lo usano sono responsabili di molte disgrazie, poichรฉ le loro prede muoiono in breve tempo. Ma pochi di questi maghi riescono a sostenere a lungo lo sforzo necessario per i loro scopi. Affinchรฉ il rito abbia successo, il praticante deve perรฒ riuscire a rimanere impassibile e superare qualsiasi tentazione di godere del piacere sessuale.โ
E aggiunse:
โGli uomini impuri, quelli animati da motivazioni egoistiche, non sono in grado di sottoporsi a una cosรฌ difficile disciplina. La maggior parte soccombe, un giorno o lโaltro, alle voglie dei sensi e quando succede sono perduti. La vitalitร che hanno sottratto ad altri sfugge loro attraverso tutti i pori del corpo e ben presto periscono. Cosรฌ morรฌ tuo padre, perchรฉ ti diede la vita che doveva conservare per lui. Morรฌ lontano dal suo paese natale e, siccome non aveva altri discendenti oltre a te, nessuno celebrรฒ per lui i riti che procurano allo spirito disincarnato il nuovo corpo che gli รจ necessario per entrare nel mondo degli antenati. Per non aver potuto ottenere gli elementi indispensabili alla costituzione del nuovo corpo, lo spirito di tuo padre รจ divenuto un fantasma ancora assetato delle sensazioni provate da vivo e del malvagio istinto che anche allora lo animava. Egli si sforza di sostenere lโesistenza del suo โdoppioโ sottile e di alimentarlo ricorrendo alle tecniche che praticava quando era vivo.โ
Poi disse:
โQuando sei arrivato al Kailas i tuoi pensieri sulla tua nascita hanno attratto lo spirito di tuo padre. Questi ha riconosciuto in te il suo sangue e ti si รจ attaccato per riprendere la vita che ti aveva dato. Il tuo desiderio per la donna che ti accompagna ha alimentato anche il suo e cosรฌ ha cercato di possedere la tua amante per appropriarsi della sua forza vitale e dellโenergia psichica che tu le hai comunicato. Entrambi dovevate diventare sue vittime, ma non preoccuparti, io vi salverรฒ. I riti funebri in uso nellโIndia non possono essere celebrati in queste circostanze. Sarร comunque sufficiente compierne la parte essenziale. In quanto sannyasin, ho rinunciato a qualsiasi pratica religiosa, ma in quanto bramino le posso sempre celebrare e domani lo farรฒ per te.โ
Lโeremita donรฒ quindi a Garab alcune gallette di farina per la cena e invitรฒ il giovane a trascorrere la notte nella capanna.
Il mattino seguente, lo yogi preparรฒ alcune pallette di riso. Quindi, dopo aver invocato il defunto, gliele offerse, raccomandandogli di prendere forza per attraversare i fiumi e le colline della montagna che avrebbe incontrato nel suo viaggio verso il mondo degli antenati e scongiurandolo di non deviare dalla retta via per non perdersi.
โFiglio mioโ, disse poi a Garab, โtuo padre vuole da te qualcosa: dagliela affinchรฉ non ti venga piรน a infastidire.โ
Gli comandรฒ quindi di strappare qualche filo della sua veste e alcuni capelli, e di metterli tra le offerte mentre pronunciava:
โEcco un vestito per voi, padre, non toglietemi piรน nulla per vostro uso.โ
Quando il rito fu terminato, lโasceta gettรฒ le pallette di riso, i fili di stoffa e i capelli di Garab nel fuoco.
โNulla di tutto questo deve rimanere nelle vicinanze della mia dimoraโ, disse.
Infine ordinรฒ a Garab di fare una scopa con delle erbe e di scopare con cura il luogo dovโerano state deposte le offerte e il loro autore terreno. Si dovevano cancellare le tracce lasciate dalle offerte e dal fantasma che era venuto a impossessarsene affinchรฉ egli non potesse riconoscere il luogo ed essere tentato di farvi ritorno anzichรฉ seguire la strada per il regno degli antenati, dove avrebbe riposato finchรฉ non si sarebbe reincarnato in condizioni onorevoli, mediocri o penose secondo le sue azioni precedenti.
โAdesso non devi piรน temere il tuo yogi fantasmaโ, disse lโeremita a Garab mentre lo congedava, โma devi ancora temere i frutti delle tue azioni passate. Te lo ripeto, un giorno arriverai in vista della via della salvezza: sappi allora riconoscerla e non te ne allontanare piรนโ.
Durante le settimane successive, il giovane capo e i suoi compagni fecero il giro della montagna, infine lasciarono il Khang Tisรฉ e tornarono a dirigersi verso lโEst, verso il lontano paese di Kham.
