Archeologia del rito. Ricerche mitologiche e archeologiche sulla soglia misterica del tempo

รˆ indubbio che il fondamentale lavoro di Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend “Il mulino di Amleto. Saggio sul mito e sulla struttura del tempo” abbia rotto il โ€œtetto di cristalloโ€ che separa la โ€œscienzaโ€ dal โ€œmitoโ€, rendendo cosรฌ al mito, con il suo specifico linguaggio โ€œtecnicoโ€, il posto che gli compete nellโ€™opera di conoscenza e di comprensione della realtร  cosmologica.

Cresciuti nella convinzione che la civiltร  abbia progredito ยซdal mythos al logosยป, ยซdal mondo del pressappoco allโ€™universo della precisioneยป, in breve dalle favole alla scienza, ci troviamo qui di fronte a uno spostamento della prospettiva tanto piรน sconcertante in quanto tale studio รจ condotto da uno dei piรน eminenti illustratori del โ€˜razionalismo scientificoโ€™.

Questa nuova collocazione del significato del mito puรฒ essere ben rappresentata dalle seguenti parole pronunciate dallo stesso de Santillana il quale afferma:

In questo dire il de Santillana seguiva le orme del suo indiscusso maestro, ovvero Charles-Franรงois Dupuis, che giร  nel 1807 scriveva con profetico anticipo queste parole:

Un dato emerge evidente da ciรฒ. Il linguaggio arcaico del mito non ci parla solo degli astri mobili e del loro passaggio nelle costellazioni e del diverso sorgere delle stesse nelโ€™arco di millenni, ma esprime anche una concezione โ€œqualitativaโ€ del tempo in relazione a una etร  aurea primordiale (lโ€™etร  dei Gemelli equinoziali circa 6.000 anni fa) venuta meno con lโ€™abbandono di โ€œcerteโ€ posizioni di certi astri e costellazioni.

รˆ questo esattamente il tema delle โ€œetร  del mondoโ€ e del valore spirituale delle stesse.

Su questa base, ormai piuttosto condivisa, che rispecchia la veduta tradizionale della catabasi delle ere, Giorgio Lecchi ha costruito (e sta costruendo) un altro possente edificio speculativo in cui, oltre a condividere e quindi confermare la prospettiva mitologica โ€œecumenicaโ€ delineata nel “Mulino di Amleto”, ne amplia lโ€™interpretazione risalendo ben oltre il neolitico.

Ciรฒ รจ stato possibile grazie alle scoperte archeologiche e correlativamente anche paleoastronomiche degli ultimi quaranta anni e il tutto รจ esposto nel suo recentissimo โ€œI Signori del Cosmo. Le grotte paleolitiche, Gobekli Tepe e la genesi della civiltร โ€ il cui titolo condensa le prospettive dโ€™indagine dellโ€™autore.

Qui, a proposito dellโ€™etร  dellโ€™oro, si scoprirร , a pag. 172, tra i mille esempi che possono essere estrapolati, che le decine di migliaia di anni citati dal Dupius, nella frase soprastante, opportunamente evidenziata anche dal Lecchi, non sono una fola di un desueto ricercatore ma una realtร  astronomicamente e archeologicamente compatibile con gli studi attuali.

Presentiamo il brano, interrompendo perรฒ lโ€™esposizione a un certo punto per la sua eccessiva lunghezza che, fuori contesto, renderebbe incomprensibile il significato delle parole successive qui omesse:

Lโ€™altra fonte cui si รจ esplicitamente abbeverato il Lecchi nel suo scritto รจ la triade di volumi di Antonio Gottarelli, che รจ un cattedratico, allโ€™universitร  di Bologna e, in particolare, tra essi emerge come fonte di riflessioni il volume โ€œCosmogonica. Il fegato di Tiฤmat e la soglia misterica del tempo. Dai miti cosmologici del Vicino Oriente antico ad una nuova interpretazione del fegato etrusco di Piacenza”, collana di “Archeologia del Rito”, n.2, Te.m.p.l.a., Bologna, 2017.

Si รจ voluta mettere lโ€™indicazione completa per identificare lo scopo dello scritto perchรฉ la specifica โ€œarcheologia del RITOโ€ fa da complemento alla lettura del MITO, cosรฌ come viene proposto nel Mulino di Amleto. Cosรฌ lโ€™esame dei testi mesopotamici concernenti la creazione e sistemazione del mondo (Enuma Elish, Epopea di Gilgames, e altri testi) pur se successivi al periodo sumero, ha consentito di poterli โ€œtradurreโ€ in corrispondenti strutture megalitiche (numerosi i disegni del Gottarelli nel suo libro). Esse manifestano la โ€œstruttura del tempoโ€ e la misterica relazione che esso ha con lโ€™Eternitร . Da questa relazione tra Tempo ed Eternitร  nascono i โ€œsegreti celestiโ€ contenuti nelle rivelazioni riservate de โ€œLa Tavola dei Destiniโ€, โ€œla Tavola degli Deiโ€ e le โ€œTavole Celesti di Enocโ€, tutti testi severamente protetti da ingiunzioni terribili e pertanto inaccessibili ai non iniziati come dallโ€˜anticipazione del Dupius prima riferita.

Cosรฌ, allo stesso modo, il Pentateuco enochiano รจ una cornucopia di indicazioni atte a costruire il Templum sulla terra come mostra il Gottarelli in numerosi disegni realizzati ad hoc.

Ebbene il dato fondamentale che emerge da tutto ciรฒ รจ il seguente: anche se prendessimo questi testi scritti attribuendo loro la piรน alta antichitร  possibile, ebbene tale vetustร  scompare di fronte a Gobekli Tepe e, alla piรน o meno coeva, Karahan Tepe che sono datate al X millennio a.C mostrandosi come costruzioni archeoastronomicamente enormemente significative.

Questi arcaici siti megalitici nello schema della disposizione delle pietre (trascurando in queste sede il carattere simbolico delle rappresentazioni animali e umane scolpite in esse) costituiscono la realizzazione in terra di quegli schemi astronomici descritti con specifiche forme espressive nella letteratura religiosa sopramenzionata, pur essendo stati eretti con almeno 8000 anni dโ€™anticipo rispetto ai testi sopraindicati.

Avevano ragione Giorgio de Santillana e Hertha Von Dechend: il mondo era giร  vecchio quando i Greci entrarono in scena.

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