Giร Roberto Calasso aveva rilevato una singolare costante di episodi del mito greco in cui gli dรจi rapiscono fanciulle e donne mortali. La manifestazione di una divinitร si inquadra in un evento drammatico, irrompe in una situazione di pace. Qualcosa di improvviso, ingovernabile ed estraneo alle umane vicende squarcia la serena letizia di un ambiente fiorito e delle sue soavi e inconsapevoli frequentatrici. La descrizione del contesto floreale, sempre presente e spesso insistita, sottolinea il periodo dellโanno in cui questi tumultuosi eventi devono essere collocati.
di Marco Bracali e Alessandro Mazzucchelli
Un gruppo di ragazze giocava lungo un fiume raccogliendo fiori. Numerose altre volte una scena del genere sarebbe apparsa irresistibile agli Dei. Persefone venne rapita โmentre giocava con le fanciulle dal seno profondoโ, e raccoglieva rose, crochi, viole, iris, giacinti, narcisi [โฆ]. E Talia venne artigliata da Zeus in forma di aquila mentre giocava a palla tra i fiori su un monte. E Creusa sentรฌ i suoi polsi serrati dalle mani di Apollo mentre raccoglieva fiori di zafferano sulle pendici dellโAcropoli di Atene. Anche Europa e le sue amiche stavano cogliendo narcisi, giacinti, violette, rose, timo.
Cosรฌ Roberto Calasso aveva rilevato una singolare costante di episodi del mito greco in cui gli dรจi rapiscono fanciulle e donne mortali [1]. La manifestazione di una divinitร si inquadra in un evento drammatico, irrompe in una situazione di pace. Qualcosa di improvviso, ingovernabile ed estraneo alle umane vicende squarcia la serena letizia di un ambiente fiorito e delle sue soavi e inconsapevoli frequentatrici. La descrizione del contesto floreale, sempre presente e spesso insistita, sottolinea il periodo dellโanno in cui questi tumultuosi eventi devono essere collocati.
La Primavera dei miti, grazie al dissodamento operato dalle ricerche di Giorgio de Santillana ed Hertha von Dechend, e da altri contributi apparsi in precedenza, suggerisce il proprio carattere equinoziale e insieme aurorale, la sua valenza cosmica. In unโincantata alba del mondo, dove trasognate creature godevano un eterno attimo di stasi ed equilibrio e nessuna bilancia pendeva dalla parte del buio o da quella della luce, qualcosa distruggeva la quiete per fare scaturire un movimento continuo, sostanza delle vicende umane. Una violenza originaria sta alla base di unโininterrotta catena di violenze cui si dร il nome di storia umana. Una pace senza confini si interrompe per dare origine a indefinite guerre di confine, arti e invenzioni, eroismi e nefandezze. Il pensiero di alcuni, non molti, da allora, รจ stato quello di cercare di uscirne.
Prenderemo in esame uno dei tanti episodi di queste cronache nere, dalle quali hanno avuto inizio tutte le successive cronache mondane. Il rapimento di Persefone compiuto da Poseidone, descritto nellโInno Omerico II a Demetra, costituisce un โfattaccioโ di particolare rilievo, perchรฉ collegato allโistituzione dei Misteri Eleusini.
In questo contributo prenderemo in considerazione un termine accostato ai fiori dello scenario in cui avviene il ratto di Persefone, dei quali esamineremo dapprima alcuni caratteri, dal momento che lโautore dellโInno si รจ preoccupato di elencarli con precisione.
Walter Crane, The Fate of Persephone (1877)
I fiori colti dalla fanciulla sono nominati allโinizio dellโInno (6-8): le rose (แฟฅฯฮดฮฑ), il croco (ฮบฯฯฮบฮฟฯ) e le viole (แผดฮฑ). Questa terna รจ seguita subito da unโaltra: le iris (แผฮณฮฑฮปฮปฮฏฯ), il giacinto (แฝฮฌฮบฮนฮฝฮธฮฟฯ) e anche il narciso (ฮฝฮฌฯฮบฮนฯฯฮฟฯ). Questโultimo al verso 8 viene descritto in dettaglio: generato dalla terra per volontร di Zeus, รจ un inganno (ฮดฯฮปฮฟฯ, dรณlos) per la fanciulla. Non sarebbe forse insensato chiedersi se esista un motivo non puramente ornamentale e letterario (modo di pensare piรน proprio del nostro modo di vedere che di un autore di quel tempo) per cui si presentano i fiori tramite due coppie di triadi. Lโultimo sembra quello fatale. Del narciso, nei versi seguenti, si descrive lโesuberanza: si parla di cento corolle, di una fragranza insuperabile e di una โmeraviglia per tutti a vedersiโ, ฯฮญฮฒฮฑฯ ฯฯ ฮณฮต ฯแพถฯฮนฮฝ แผฐฮดฮญฯฮธฮฑฮน (10), Dรจi e uomini. Lโinsidia, il dรณlos, consiste proprio nel fare sรฌ che la fanciulla si โstupiscaโ. Il verbo usato รจ ฮธฮฑฮผฮฒฮญฯ, thambรฉล, termine che nellโepica connota spesso la reazione dellโuomo allโirruzione del divino [2].
Sul simbolismo esoterico del narciso รจ stato scritto molto. Alfredo Cattabiani fornisce unโottima rassegna delle fonti unita a finezza interpretativa [3]. Tra le molte considerazioni presentate faremo attenzione a quella forse piรน trascurata: โNarkissos era cacciatore. Pertanto, come confermerebbe una variante del mito, nella quale viene menzionato suo padre Amarinto (แผฮผฮฌฯฯ ฮฝฮธฮฟฯ), fedele compagno di Artemide, egli sarebbe appartenuto arcaicamente alla sfera di quella deaโ [4]. Questa doppia indicazione, la caccia e la vicinanza con la dea lunare Artemide, per quanto scarna, puรฒ dare origine a un percorso di ricerca fruttuoso.
Dicevamo allโinizio che il cosmo non si mette in moto senza una tensione, e questa tensione, nei miti, appare sempre in forma di desiderio, spesso impersonato da un cacciatore. In tutte le cosmogonie lโelemento iniziale รจ costituito sempre dallo stimolo cieco del desiderio. ร il fattore imponderabile e irrazionale che rompe lโequilibrio di una condizione perfetta e immobile. ร lโimpulso costitutivo della vita del mondo manifestato, lโinizio di un movimento ciclico. Nei racconti sullโorigine del mondo, rintracciabili in tutte le latitudini, un cacciatore, emblema del pensiero raccolto e concentrato verso il conseguimento di qualcosa, fisso su un oggetto, ma scatenato da una brama non dominata, sconvolge una situazione di stasi ottimale.
Se la meditazione รจ concentrazione, ossia attenzione prolungata, il cacciatore di alcuni miti puรฒ rappresentare un paradossale rovesciamento di questa definizione, per essere completamente attratto da una preda non con il pensiero, ma piuttosto con il desiderio e la volontร di possesso. Inoltre puรฒ essere attratto da qualunque oggetto capace di stimolare la propria brama.
Molte sono le figure di questo tipo, nei miti di tutti i popoli. Una di queste รจ Orione il cacciatore. La valenza di tale personaggio รจ la forza brutalmente sorgiva, giร scritta nellโetimo del proprio nome, derivato da แฝฯฮฝฯ ฮผฮน, รณrnศณmi, โfare sorgereโ, simile al latino โoriorโ.
Il passaggio da questo oscuro fattore alla cosmogonia รจ mediato dal contesto astronomico. La storiografia piรน recente, con una maggior sensibilitร etno-antropologica e archeoastronomica ha individuato in tutto il mondo la fortissima connessione tra Orione, il suo cane Sirio, e la loro caccia alle Pleiadi per determinare il momento dellโEquinozio primaverile, data convenzionale del rinnovamento dellโanno. Ogni ciclo umano, nelle culture arcaiche, non poteva mai prescindere da un modello principiale superiore. LโEquinozio primaverile doveva imitare una situazione aurorale cosmica. Lโalba dellโanno della Terra doveva richiamare lโaurora dellโUniverso.
Questo momento a sua volta doveva essere marcato dal plenilunio. Giร nel 1893 nella sua pionieristica ricerca, Gangagadar Tilak scriveva: โVi sono opinioni contrastanti circa il fatto se il mese lunare cominciasse con il plenilunio od il novilunioโ [5]. In un recente contributo Emanuela Chiavarelli e Luigi Pellinipuntualizzano:
Sarebbe stato lo squilibrio creatosi tra i prototipi delle sillabe articolate, rappresentate dallโalfabeto stellare, a causare la sparizione di un fenomeno luminoso, quellโEmbrione dโOro โ individuabile prima nel sole che splendeva nella Galassia, poi nel plenilunio dโinizio dโanno detto โLuna di mieleโ e rapportato allโequinozio di primavera โ ad alimentare riattualizzandolo con nuovi, simili miti, lโarchetipo della Sposa rapita.[6]
Il sereno rispecchiamento del mondo inferiore nellโordine cosmico era minato dalla deriva causata dalla Precessione degli Equinozi. In questo periodico allontanamento e turbamento delle coincidenze, era vista allโopera una segreta e distruttiva brama, o una fatale mancanza di attenzione, il cui esito รจ la rovina degli attori, o una ferita che ogni mondo generato deve portare con sรฉ.
La stessa Aurora, modello di perfetto equilibrio, รจ soggetta alla brama che la porta a rapire vari personaggi, uno dei quali รจ proprio il Cacciatore Orione, come attestato da Apollodoro, Biblioteca I, 4, 3-5:
Eos, innamoratasi di Orione, lo rapรฌ e lo portรฒ a Delo.
Narciso, abbiamo visto, รจ legato sia alla caccia sia alla Luna. La sua parte nel gioco cosmico tra questi archetipi primordiali รจ certa, benchรฉ le storie dei singoli personaggi divini o eroici si arricchisca di particolari peculiari e diversi dipendenti da vari fattori (contesti geografici e politici, crasi e contaminazioni culturaliโฆ). Se infatti la brama di Orione si espande verso lโesterno (Pleiadi, Primavera, apertura del ciclo), quella di Narciso, in qualche modo, collassa verso lโinterno (acqua, immobilitร , dissoluzione). Restano i volti della tensione impulsiva dellโuniverso, il desiderio.
Con queste riflessioni torniamo al rapimento di Persefone nellโInno a Demetra 15-16, e allo stupore indotto sulla fanciulla dal bel fiore:
Ella, stupita, desiderรฒ con le due mani afferrare il bel giocattolo.
Il โbel giocattoloโ, ฮบฮฑฮปแฝธฮฝ แผฮธฯ ฯฮผฮฑ, รกthศณrma, รจ al centro di una scrittura nella quale la semantica della brama e dellโillusione รจ espressa da un cumulo di termini chiave: i verbi แฝฯฮญฮณฯ, orรฉgล, โergersi versoโ, e ฮปฮฑฮผฮฒฮฌฮฝฯ, lambรกnล, โafferrareโ; lโuso di entrambe le mani, e infine, lo โstuporeโ, lโeffetto del desiderio che distoglie da se stessi.
Non deve sfuggire il particolare rilevante: le proprietร non soltanto umane di fiore meraviglioso, agli occhi di una fanciulla, prendono lโaspetto di un bel giocattolo. Si tratta di un fine rilievo psicologico in piena consonanza con la sfera simbolica ora ricostruita, forse con qualcosa in piรน.
Michelangelo Scolpi, Dioniso (1496)
In un celebre mito orfico Dioniso fanciullo subisce una sorte drammatica da parte dei Titani che lo circuiscono con alcuni oggetti, poi divenuti a lui sacri nelle sue iniziazioni: attirano la sua attenzione con lana, trottole, specchietti, per catturarlo e farlo a pezzi. Lโepisodio raccolto nella letteratura orfica (fr. 34 Kern) รจ narrato dal cristiano Clemente Alessandrino nel Protrettico ai Greci (II, 17 2). Nella sua versione del mito, i Titani cercarono di guadagnarsi lโattenzione di Dioniso con lโinganno. Compaiono sia il termine dรณlos, adoperato giร nellโInno, sia gli stessi โgiocattoliโ, qui al plurale, แผฮธฯฯฮผฮฑฯฮฑ, athรฝrmata, termine con cui il narciso veniva qualificato per Persefone. Giocattoli e inganni accostano la vicenda di Dioniso a quella di Persefone. Ed รจ noto che anche il dio ha un legame profondo con i Misteri Eleusini.
Questa lettura del topos del mito greco, il rapimento di fanciulla o un gesto primordiale in un contesto fiorito, ha molte valenze. Le proprietร narcotiche del narciso erano certamente conosciute, tanto da far concludere a Gordon Wasson, nel suo ormai classico studio sulle piante enteogene nel mondo greco che il ratto di Persefone doveva intendersi come un โrapimento indotto dalla drogaโ [7].
Il desiderio impulsivo รจ una droga, simile ai triviแนฃa del buddismo, i tre veleni, fonte della perpetua illusione del samsara. Narciso nel suo agire li ricorda: rฤga e moha, ossia โdesiderioโ e โillusioneโ sono il suo impulso; ma anche dveแนฃa, โavversioneโ, se pensiamo al suo violento rifiuto di Eco. Del resto, la sua fine รจ essere inghiottito dalla corrente in cui si era specchiato, lโฤsrava, in sanscrito, nella dottrina del Buddha. Anche la resa ovidiana dellโepisodio ha risvolti sorprendenti in questo senso. Valga un solo esempio (Metamorfosi III, 414-419):
Dumque sitim sedare cupit, sitis altera crevit Dumque bibit, visae correptus imagine formae Spem sine corpore amat, corpus putat esse, quod unda est. Adstupet ipse sibi vultuque immotus eodem haeret
Mentre brama placare la sete, unโaltra sete crebbe; Mentre beve, colpito dalla bellezza dellโimmagine veduta, Si innamora di unโidea senza corpo, crede essere corpo ciรฒ che รจ unโonda. Si stupisce e, col volto immobile, si fissa allo stesso volto.
Cosรฌ potrebbe ulteriormente declinarsi una traccia mitica e archetipica sottesa al complesso della storia. Questa opinione si rafforzerร ricordando la connessione tra il narciso del nome del fiore e lโidea dellโintorpidimento, la ฮฝฮฌฯฮบฮท, nรกrkฤ, la narcosi, caratteri ben accostabili al mondo infero. Ma, tra le molteplici letture simboliche, il narciso in quanto โgiocattoloโ รจ anche un mezzo dalla valenza psicotropa per far scivolare con lo stupore, il thรกmbos, nella distrazione del sonno pericoloso, la perdita di sรฉ trascinante negli inferi la cui categoria di rischio si ricollega a quello della molle rugiada, una delle persuasive e accattivanti risorse dellโAurora. Lo splendore nascente ha sempre in sรฉ una traccia della notte da cui proviene, che costituisce il lato oscuro del suo volto, il suo essere analogo del tramonto, porta della notte. La sua capacitร di far passare lentamente a due contesti insanabilmente opposti รจ lo stupore incantore di un giocattolo, pura attrazione di aspetti umani non vigilati, una bellezza che inganna i sensi e trascina in basso chi crede di poterla cogliere come un fiore[8].
NOTE:
[1]ย Roberto Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia, Milano, Adelphi, 1997, p. 16.
[2] In una precedente ricerca avevamo fatto attenzione a questo termine nel piรน tardo poema di Apollonio Rodio, Argonautiche IV, 183-184; il ฮธฮฌฮผฮฒฮฟฯ แผฮผฮฎฯฮฑฮฝฮฟฮฝ, thรกmbos amแธchanon, รจ lo โstupore davanti al quale non si puรฒ fare nullaโ, che colpรฌ i marinai della nave Argo alla vista del passaggio di Apollo. Si veda Alessandro Mazzucchelli โ Marco Bracali, Rapsodie del Tempo. Cicli cosmici e fughe dal mondo nella Sapienza antica, Firenze, Delphi edizioni, 2022, p. 321.
[3] Alfredo Cattabiani, Florario, Milano, Mondadori, 2009, pp. 145-153 (citazione successiva, p. 149). La notizia della paternitร alternativa a quella del fiume Cefiso รจ riportata anche in Paola Ferrari, Dizionario di mitologia, Torino, UTET, p. 485.
[4] Su Amarinto si veda la voce โAmarynthos 2โ di Georg Wissowa in PW I/2, p. 1742. La notizia รจ contenuta in uno scolio di Probo a Bucoliche II, 48 (anche in Fragmenta Historicorum Graecorum, I, 102: โNarcissus flos, ut Acusilaus refert, a Narcisso Amaranthi, qui fuit Erechtheis, ex insula Euboea, interemptus ab Epope. Ex cruore eius flores, qui nomen eius acceperunt, procreatiโ. Il nome si corregge grazie al Lessico di Stefano di Bisanzio).
[5]ย Lok Gangadar Tilak, Orione. A proposito dellโantichitร dei Veda, a cura di Eugenio Tabano, traduzione e note di Giuseppe Acerbi, Roma, WriteUp, 2023, p. 48.
[6] Emanuela Chiavarelli โ Luigi Pellini, Lโalbero, la grotta, i santuari, Roma, Aseq, 2022, p. 86.
[7]ย Gordon Wasson โ Albert Hofmann โ Carl A.P. Ruck, The road to Eleusis, Berkeley, North Atlantic Books, 2008, p. 48.
[8]ย Vorremmo in questโottica portare lโattenzione sullโetimo proposto da Giovanni Semerano per il verbo แผฮธฯฯฯ, che costituisce la radice del termine โgiocattoloโ, รกthศณrma, preso in esame. Secondo la proposta dello studioso lโesito ฮธ, th, corrisponde a una ลก; da questo fenomeno si giungerebbe allโequivalenza con termini come il latino โlaxareโ, โrilassareโ, โdistrarsiโ e anche lโaccadico aลกarลซ, โliberareโ, ma soprattutto ฤshฤr, โfelicitร โ. Proprio questa distrazione, fanciullesca e innocente allโapparenza, nasconde una felicitร โauroraleโ, sempre nuova, ma sempre consistente di inavvertibili e ripetuti inganni. Si veda Giovanni Semerano, Le origini della cultura europea, II, Dizionario della lingua greca, Firenze, Olschki, 1994.
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