La violenza tra i fiori: nelle aiuole della Primavera cosmica

Cosรฌ Roberto Calasso aveva rilevato una singolare costante di episodi del mito greco in cui gli dรจi rapiscono fanciulle e donne mortali [1]. La manifestazione di una divinitร  si inquadra in un evento drammatico, irrompe in una situazione di pace. Qualcosa di improvviso, ingovernabile ed estraneo alle umane vicende squarcia la serena letizia di un ambiente fiorito e delle sue soavi e inconsapevoli frequentatrici. La descrizione del contesto floreale, sempre presente e spesso insistita, sottolinea il periodo dellโ€™anno in cui questi tumultuosi eventi devono essere collocati.

La Primavera dei miti, grazie al dissodamento operato dalle ricerche di Giorgio de Santillana ed Hertha von Dechend, e da altri contributi apparsi in precedenza, suggerisce il proprio carattere equinoziale e insieme aurorale, la sua valenza cosmica. In unโ€™incantata alba del mondo, dove trasognate creature godevano un eterno attimo di stasi ed equilibrio e nessuna bilancia pendeva dalla parte del buio o da quella della luce, qualcosa distruggeva la quiete per fare scaturire un movimento continuo, sostanza delle vicende umane. Una violenza originaria sta alla base di unโ€™ininterrotta catena di violenze cui si dร  il nome di storia umana. Una pace senza confini si interrompe per dare origine a indefinite guerre di confine, arti e invenzioni, eroismi e nefandezze. Il pensiero di alcuni, non molti, da allora, รจ stato quello di cercare di uscirne.

Prenderemo in esame uno dei tanti episodi di queste cronache nere, dalle quali hanno avuto inizio tutte le successive cronache mondane. Il rapimento di Persefone compiuto da Poseidone, descritto nellโ€™Inno Omerico II a Demetra, costituisce un โ€œfattaccioโ€ di particolare rilievo, perchรฉ collegato allโ€™istituzione dei Misteri Eleusini.

In questo contributo prenderemo in considerazione un termine accostato ai fiori dello scenario in cui avviene il ratto di Persefone, dei quali esamineremo dapprima alcuni caratteri, dal momento che lโ€™autore dellโ€™Inno si รจ preoccupato di elencarli con precisione.

Walter Crane, The Fate of Persephone (1877)

I fiori colti dalla fanciulla sono nominati allโ€™inizio dellโ€™Inno (6-8): le rose (แฟฅฯŒฮดฮฑ), il croco (ฮบฯฯŒฮบฮฟฯ‚) e le viole (แผดฮฑ). Questa terna รจ seguita subito da unโ€™altra: le iris (แผ€ฮณฮฑฮปฮปฮฏฯ‚), il giacinto (แฝ‘ฮฌฮบฮนฮฝฮธฮฟฯ‚) e anche il narciso (ฮฝฮฌฯฮบฮนฯƒฯƒฮฟฯ‚). Questโ€™ultimo al verso 8 viene descritto in dettaglio: generato dalla terra per volontร  di Zeus, รจ un inganno (ฮดฯŒฮปฮฟฯ‚, dรณlos) per la fanciulla. Non sarebbe forse insensato chiedersi se esista un motivo non puramente ornamentale e letterario (modo di pensare piรน proprio del nostro modo di vedere che di un autore di quel tempo) per cui si presentano i fiori tramite due coppie di triadi. Lโ€™ultimo sembra quello fatale. Del narciso, nei versi seguenti, si descrive lโ€™esuberanza: si parla di cento corolle, di una fragranza insuperabile e di una โ€œmeraviglia per tutti a vedersiโ€, ฯƒฮญฮฒฮฑฯ‚ ฯ„ฯŒ ฮณฮต ฯ€แพถฯƒฮนฮฝ แผฐฮดฮญฯƒฮธฮฑฮน (10), Dรจi e uomini. Lโ€™insidia, il dรณlos, consiste proprio nel fare sรฌ che la fanciulla si โ€œstupiscaโ€. Il verbo usato รจ ฮธฮฑฮผฮฒฮญฯ‰, thambรฉล, termine che nellโ€™epica connota spesso la reazione dellโ€™uomo allโ€™irruzione del divino [2].

Sul simbolismo esoterico del narciso รจ stato scritto molto. Alfredo Cattabiani fornisce unโ€™ottima rassegna delle fonti unita a finezza interpretativa [3]. Tra le molte considerazioni presentate faremo attenzione a quella forse piรน trascurata: โ€œNarkissos era cacciatore. Pertanto, come confermerebbe una variante del mito, nella quale viene menzionato suo padre Amarinto (แผˆฮผฮฌฯฯ…ฮฝฮธฮฟฯ‚), fedele compagno di Artemide, egli sarebbe appartenuto arcaicamente alla sfera di quella deaโ€ [4]. Questa doppia indicazione, la caccia e la vicinanza con la dea lunare Artemide, per quanto scarna, puรฒ dare origine a un percorso di ricerca fruttuoso.

Dicevamo allโ€™inizio che il cosmo non si mette in moto senza una tensione, e questa tensione, nei miti, appare sempre in forma di desiderio, spesso impersonato da un cacciatore. In tutte le cosmogonie lโ€™elemento iniziale รจ costituito sempre dallo stimolo cieco del desiderio. รˆ il fattore imponderabile e irrazionale che rompe lโ€™equilibrio di una condizione perfetta e immobile. รˆ lโ€™impulso costitutivo della vita del mondo manifestato, lโ€™inizio di un movimento ciclico. Nei racconti sullโ€™origine del mondo, rintracciabili in tutte le latitudini, un cacciatore, emblema del pensiero raccolto e concentrato verso il conseguimento di qualcosa, fisso su un oggetto, ma scatenato da una brama non dominata, sconvolge una situazione di stasi ottimale.

Se la meditazione รจ concentrazione, ossia attenzione prolungata, il cacciatore di alcuni miti puรฒ rappresentare un paradossale rovesciamento di questa definizione, per essere completamente attratto da una preda non con il pensiero, ma piuttosto con il desiderio e la volontร  di possesso. Inoltre puรฒ essere attratto da qualunque oggetto capace di stimolare la propria brama.

Molte sono le figure di questo tipo, nei miti di tutti i popoli. Una di queste รจ Orione il cacciatore. La valenza di tale personaggio รจ la forza brutalmente sorgiva, giร  scritta nellโ€™etimo del proprio nome, derivato da แฝ„ฯฮฝฯ…ฮผฮน, รณrnศณmi, โ€œfare sorgereโ€, simile al latino โ€œoriorโ€.

Il passaggio da questo oscuro fattore alla cosmogonia รจ mediato dal contesto astronomico. La storiografia piรน recente, con una maggior sensibilitร  etno-antropologica e archeoastronomica ha individuato in tutto il mondo la fortissima connessione tra Orione, il suo cane Sirio, e la loro caccia alle Pleiadi per determinare il momento dellโ€™Equinozio primaverile, data convenzionale del rinnovamento dellโ€™anno. Ogni ciclo umano, nelle culture arcaiche, non poteva mai prescindere da un modello principiale superiore. Lโ€™Equinozio primaverile doveva imitare una situazione aurorale cosmica. Lโ€™alba dellโ€™anno della Terra doveva richiamare lโ€™aurora dellโ€™Universo.

Questo momento a sua volta doveva essere marcato dal plenilunio. Giร  nel 1893 nella sua pionieristica ricerca, Gangagadar Tilak scriveva: โ€œVi sono opinioni contrastanti circa il fatto se il mese lunare cominciasse con il plenilunio od il novilunioโ€ [5]. In un recente contributo Emanuela Chiavarelli e Luigi Pellini puntualizzano:

Il sereno rispecchiamento del mondo inferiore nellโ€™ordine cosmico era minato dalla deriva causata dalla Precessione degli Equinozi. In questo periodico allontanamento e turbamento delle coincidenze, era vista allโ€™opera una segreta e distruttiva brama, o una fatale mancanza di attenzione, il cui esito รจ la rovina degli attori, o una ferita che ogni mondo generato deve portare con sรฉ.

La stessa Aurora, modello di perfetto equilibrio, รจ soggetta alla brama che la porta a rapire vari personaggi, uno dei quali รจ proprio il Cacciatore Orione, come attestato da Apollodoro, Biblioteca I, 4, 3-5:

Narciso, abbiamo visto, รจ legato sia alla caccia sia alla Luna. La sua parte nel gioco cosmico tra questi archetipi primordiali รจ certa, benchรฉ le storie dei singoli personaggi divini o eroici si arricchisca di particolari peculiari e diversi dipendenti da vari fattori (contesti geografici e politici, crasi e contaminazioni culturaliโ€ฆ). Se infatti la brama di Orione si espande verso lโ€™esterno (Pleiadi, Primavera, apertura del ciclo), quella di Narciso, in qualche modo, collassa verso lโ€™interno (acqua, immobilitร , dissoluzione). Restano i volti della tensione impulsiva dellโ€™universo, il desiderio.

Con queste riflessioni torniamo al rapimento di Persefone nellโ€™Inno a Demetra 15-16, e allo stupore indotto sulla fanciulla dal bel fiore:

Il โ€œbel giocattoloโ€, ฮบฮฑฮปแฝธฮฝ แผ„ฮธฯ…ฯฮผฮฑ, รกthศณrma, รจ al centro di una scrittura nella quale la semantica della brama e dellโ€™illusione รจ espressa da un cumulo di termini chiave: i verbi แฝ€ฯฮญฮณฯ‰, orรฉgล, โ€œergersi versoโ€, e ฮปฮฑฮผฮฒฮฌฮฝฯ‰, lambรกnล, โ€œafferrareโ€; lโ€™uso di entrambe le mani, e infine, lo โ€œstuporeโ€, lโ€™effetto del desiderio che distoglie da se stessi.

Non deve sfuggire il particolare rilevante: le proprietร  non soltanto umane di fiore meraviglioso, agli occhi di una fanciulla, prendono lโ€™aspetto di un bel giocattolo. Si tratta di un fine rilievo psicologico in piena consonanza con la sfera simbolica ora ricostruita, forse con qualcosa in piรน.

Michelangelo Scolpi, Dioniso (1496)

In un celebre mito orfico Dioniso fanciullo subisce una sorte drammatica da parte dei Titani che lo circuiscono con alcuni oggetti, poi divenuti a lui sacri nelle sue iniziazioni: attirano la sua attenzione con lana, trottole, specchietti, per catturarlo e farlo a pezzi. Lโ€™episodio raccolto nella letteratura orfica (fr. 34 Kern) รจ narrato dal cristiano Clemente Alessandrino nel Protrettico ai Greci (II, 17 2). Nella sua versione del mito, i Titani cercarono di guadagnarsi lโ€™attenzione di Dioniso con lโ€™inganno. Compaiono sia il termine dรณlos, adoperato giร  nellโ€™Inno, sia gli stessi โ€œgiocattoliโ€, qui al plurale, แผ€ฮธฯฯฮผฮฑฯ„ฮฑ, athรฝrmata, termine con cui il narciso veniva qualificato per Persefone. Giocattoli e inganni accostano la vicenda di Dioniso a quella di Persefone. Ed รจ noto che anche il dio ha un legame profondo con i Misteri Eleusini.

Questa lettura del topos del mito greco, il rapimento di fanciulla o un gesto primordiale in un contesto fiorito, ha molte valenze. Le proprietร  narcotiche del narciso erano certamente conosciute, tanto da far concludere a Gordon Wasson, nel suo ormai classico studio sulle piante enteogene nel mondo greco che il ratto di Persefone doveva intendersi come un โ€œrapimento indotto dalla drogaโ€ [7].

Il desiderio impulsivo รจ una droga, simile ai triviแนฃa del buddismo, i tre veleni, fonte della perpetua illusione del samsara. Narciso nel suo agire li ricorda: rฤga e moha, ossia โ€œdesiderioโ€ e โ€œillusioneโ€ sono il suo impulso; ma anche dveแนฃa, โ€œavversioneโ€, se pensiamo al suo violento rifiuto di Eco. Del resto, la sua fine รจ essere inghiottito dalla corrente in cui si era specchiato, lโ€™ฤsrava, in sanscrito, nella dottrina del Buddha. Anche la resa ovidiana dellโ€™episodio ha risvolti sorprendenti in questo senso. Valga un solo esempio (Metamorfosi III, 414-419):

Cosรฌ potrebbe ulteriormente declinarsi una traccia mitica e archetipica sottesa al complesso della storia. Questa opinione si rafforzerร  ricordando la connessione tra il narciso del nome del fiore e lโ€™idea dellโ€™intorpidimento, la ฮฝฮฌฯฮบฮท, nรกrkฤ“, la narcosi, caratteri ben accostabili al mondo infero. Ma, tra le molteplici letture simboliche, il narciso in quanto โ€œgiocattoloโ€ รจ anche un mezzo dalla valenza psicotropa per far scivolare con lo stupore, il thรกmbos, nella distrazione del sonno pericoloso, la perdita di sรฉ trascinante negli inferi la cui categoria di rischio si ricollega a quello della molle rugiada, una delle persuasive e accattivanti risorse dellโ€™Aurora. Lo splendore nascente ha sempre in sรฉ una traccia della notte da cui proviene, che costituisce il lato oscuro del suo volto, il suo essere analogo del tramonto, porta della notte. La sua capacitร  di far passare lentamente a due contesti insanabilmente opposti รจ lo stupore incantore di un giocattolo, pura attrazione di aspetti umani non vigilati, una bellezza che inganna i sensi e trascina in basso chi crede di poterla cogliere come un fiore [8].


[1]ย Roberto Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia, Milano, Adelphi, 1997, p. 16.

[2] In una precedente ricerca avevamo fatto attenzione a questo termine nel piรน tardo poema di Apollonio Rodio, Argonautiche IV, 183-184; il ฮธฮฌฮผฮฒฮฟฯ‚ แผ€ฮผฮฎฯ‡ฮฑฮฝฮฟฮฝ, thรกmbos amแธ—chanon, รจ lo โ€œstupore davanti al quale non si puรฒ fare nullaโ€, che colpรฌ i marinai della nave Argo alla vista del passaggio di Apollo. Si veda Alessandro Mazzucchelli โ€” Marco Bracali, Rapsodie del Tempo. Cicli cosmici e fughe dal mondo nella Sapienza antica, Firenze, Delphi edizioni, 2022, p. 321.

[3] Alfredo Cattabiani, Florario, Milano, Mondadori, 2009, pp. 145-153 (citazione successiva, p. 149). La notizia della paternitร  alternativa a quella del fiume Cefiso รจ riportata anche in Paola Ferrari, Dizionario di mitologia, Torino, UTET, p. 485.

[4] Su Amarinto si veda la voce โ€œAmarynthos 2โ€ di Georg Wissowa in PW I/2, p. 1742. La notizia รจ contenuta in uno scolio di Probo a Bucoliche II, 48 (anche in Fragmenta Historicorum Graecorum, I, 102: โ€œNarcissus flos, ut Acusilaus refert, a Narcisso Amaranthi, qui fuit Erechtheis, ex insula Euboea, interemptus ab Epope. Ex cruore eius flores, qui nomen eius acceperunt, procreatiโ€. Il nome si corregge grazie al Lessico di Stefano di Bisanzio).

[5]ย Lok Gangadar Tilak, Orione. A proposito dellโ€™antichitร  dei Veda, a cura di Eugenio Tabano, traduzione e note di Giuseppe Acerbi, Roma, WriteUp, 2023, p. 48.

[6] Emanuela Chiavarelli โ€” Luigi Pellini, Lโ€™albero, la grotta, i santuari, Roma, Aseq, 2022, p. 86.

[7]ย Gordon Wasson โ€” Albert Hofmann โ€” Carl A.P. Ruck, The road to Eleusis, Berkeley, North Atlantic Books, 2008, p. 48.

[8]ย Vorremmo in questโ€™ottica portare lโ€™attenzione sullโ€™etimo proposto da Giovanni Semerano per il verbo แผ€ฮธฯฯฯ‰, che costituisce la radice del termine โ€œgiocattoloโ€, รกthศณrma, preso in esame. Secondo la proposta dello studioso lโ€™esito ฮธ, th, corrisponde a una ลก; da questo fenomeno si giungerebbe allโ€™equivalenza con termini come il latino โ€œlaxareโ€, โ€œrilassareโ€, โ€œdistrarsiโ€ e anche lโ€™accadico aลกarลซ, โ€œliberareโ€, ma soprattutto ฤ›shฤ›r, โ€œfelicitร โ€. Proprio questa distrazione, fanciullesca e innocente allโ€™apparenza, nasconde una felicitร  โ€œauroraleโ€, sempre nuova, ma sempre consistente di inavvertibili e ripetuti inganni. Si veda Giovanni Semerano, Le origini della cultura europea, II, Dizionario della lingua greca, Firenze, Olschki, 1994.

Rispondi

Scopri di piรน da ๐€๐—๐ˆ๐’ ึŽ ๐Œ๐”๐๐ƒ๐ˆ

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere