La Dea/Antenata Clanica e il Lupo, suo paredro e animale totemico

La religiositร  sarebbe sorta dal tentativo degli antichi cacciatori di alleviare lโ€™ansia di sopravvivenza e il terrore dei predatori, spesso divinizzati come il lupo, Signore degli Animali, al fine di tenerne sotto controllo la pericolositร  stessa. Non dovrebbe, quindi, stupirci lโ€™uso della bautta lupesca da parte degli Zani, soprattutto di Pulcinella le cui origini sembrano risalire ai primordiali culti sciamanici. Maschere di lupo sono attestate fin dalle rappresentazioni risalenti allโ€™Aurignaziano (30.000-27.000 a.C.), quando la belva poteva giร  ritenersi compagno della Grande Madre.

Secondo Diodoro Siculo, sarebbe stato il feroce dio-lupo di Lycopolis a vegliare sui percorsi del sole e sulle โ€œPorte dellโ€™Annoโ€ come lโ€™egizio Anubi, sposo di Maat, o i corrispondenti Ade greco, lโ€™attico Hades, detto anche Aidoneus o lโ€™Ajta etrusco: tutti aspetti inferi dellโ€™astro nella fase oscura, invernale, quando le tenebre da lui stesso generate lo circondano come una โ€œcaverna iniziaticaโ€. Dio degli Invisibili, delle profonditร  da cui sgorga il nutrimento dellโ€™Anima, Ade personifica quel vuoto che coincide paradossalmente con lโ€™indicibile pienezza: le abissali, tenebrose latebre dove regna la Notte, Madre dei Sogni. Nella dimensione onirica si palesa, in effetti, il Mistero dei Due Compari: la segreta coincidenza degli opposti.

Ma come il lupo-sciacallo Anubi, egizio psicopompo e divina levatrice a un tempo, sovrintende alle bende dei defunti come alle fasciature dei neonati, nella dimensione di Ade si incontrano Morte e Vita per invertirsi reciprocamente secondo la criptica legge dellโ€™enantiodromia. Per questo il cupo dio corrisponde al Dis Pater celtico, antenato della stirpe come il Sol Indiges dei Romani.

Innegabilmente il detto โ€œin bocca al lupoโ€ trova in questo contesto il suo profondo significato: nella belva infera si rivela, infatti, il senso delle opposizioni radicali luce-tenebre riflesse, poi โ€“ oltre che nellโ€™ambivalenza di entitร  solari come Apollo Lyceo โ€“ nella simbologia cristiana di San Lupo, il cui anello (emblema del ciclo dellโ€™Anno) guarisce dalla cecitร ! E, del resto, proprio nel โ€œmese del lupoโ€, Dicembre, dopo la fase invernale, il calore e il fulgore del sole cominceranno  a vincere progressivamente il gelo e lโ€™oscuritร .

 I riti calendariali rappresentano un โ€œdramma sacroโ€ il cui protagonista, il Sole-Anno, dopo il suo viaggio vittorioso contro il tenebroso inverno, suo doppio oscuro, verrร  da questo inghiottito come la fanciulla della primavera assalita dal lupo-Ade. Sullo sfondo trapela costantemente il retaggio dellโ€™Ava sciamanica, il cui ventre-tazza di cibo coincide con il dualismo culla-tomba: abissale sede di gestazione evocata dallโ€™aidoion. Il termine greco, alludente al grembo muliebre, parrebbe ricordare per assonanza non solo Ade, ma anche tanti paredri sacrificali della Grande Madre, tipo Adone, Aidoneo, Attis… La โ€œtazzaโ€, invece, rappresenta, ancora, il plenilunio come metafora del contenitore della bevanda rituale (โ€œsucco solareโ€ nella โ€œcoppa lunareโ€) offerta dalla dea della Regalitร  agli sciamani come, poi, ai futuri sovrani prima della ierogamia. Morendo alla vita precedente, questi sarebbero rinati come padri-figli di se stessi dalla mixis sacra che ne avrebbe sancito il potere sul territorio. Per questo, la coppa sarร  sempre presente nei riti sciamanici.

Come si รจ anticipato, la Madre Attica o la Sedna eschimese, prototipo dellโ€™Antenata clanica, sono sempre accompagnate da un paredro cane-lupo, motivo confermante lโ€™archetipica affinitร  simbolica rilevata nel corso dellโ€™indagine. A questo contesto parrebbe risalire, trovando una spiegazione evidente, la tradizione dei Benandanti friulani, โ€œlupi di Dioโ€ che, nelle fasi liminali, lottano parodicamente contro le streghe โ€“ retaggio delle sacerdotesse della dea archetipica โ€“ dimostrando, secondo la legge dei contrari attivata nelle situazioni critiche, la segreta, primordiale affinitร  tra antagonisti. Non erano, del resto, i Lupi Sorani, a danzare in cima al Soratte, sui carboni ardenti in onore di Feronia e di Apollo Sorano, il 13 Novembre, per potenziare il calore del sole declinante con un rito sciamanico?

Non a caso, quindi, se Pulcinella รจ una maschera demoniaca alludente, come parrebbe, al lupo-Ade, palese risvolto infero del Sole, streghe e vecchie delle tradizioni continuano ad evocare lโ€™Antenata primordiale di cui la belva fu il paredro. Il proverbio trentino โ€œdove il diavolo รจ impotente manda una vecchiaโ€ sembra proprio riattualizzare lโ€™archetipica simbologia.

Sicuramente la relazione simbolica Avaanimale totemico risale alla cultura della caccia, quando il lupo costituรฌ un modello per i cacciatori paleoartici al punto di rappresentare โ€“ prima della lunare Artemide-Diana che ne erediterร  il ruolo โ€“ lโ€™antico Signore degli Animali, prototipo dellโ€™olocausto rituale. Lo attesta tuttora la Costellazione del Lupo che, โ€œdiscretamente osservabile nellโ€™antichitร  dalle latitudini mediterraneeโ€, spicca, intorno al mese di Giugno, sulla Via Lattea sopra lโ€™asterismo dellโ€™Ara, sulle cui fiamme pare tenuto per una zampa dal Centauro celeste.

 Come sempre, ciรฒ che avviene in cielo corrisponde a quanto accade sulla terra. Secondo quanto emerge dallโ€™indagine antropologica, infatti, i cacciatori paleosiberiani immolavano ritualmente la belva, divorandone le carni e rivestendone la pelle per assimilarsi al Signore della Caccia nelle ricorrenze rituali, celebrate da danze attestate addirittura nei graffiti di Vinca (Serbia, IV-III millennio a.C.). Probabilmente, quindi, la vicenda sacrificale del Lupo rappresentata astronomicamente in cielo, in Giugno, sulla Costellazione dellโ€™Ara, alludeva non solo allโ€™esigenza di affrancare la primavera dalla prigionia dellโ€™infero Ade, ma soprattutto alla necessitร  di sostenere il sole declinante dopo il solstizio estivo โ€“ quando sulla volta celeste culminava il cane-lupo astrale: il Canis Maior, la stella della canicola, Sirio โ€“ con il calore e la luce del fuoco. Tale motivo รจ riflesso sia nelle tradizioni carnevalesche delle Vecchie dellโ€™Anno, bruciate per essere rigenerate, sia nei riti degli Hirpi Sorani: sacerdoti mascherati da lupi che, nella fase critica delle Idi di Novembre, sacre alla dea latina Feronia, correvano, come si รจ anticipato, sui carboni ardenti per potenziare il โ€œcamminoโ€ dellโ€™astro solare secondo i principi della magia analogica. Il Lecchi ipotizza che, siccome Sirio, culminando in Estate, declinava in Autunno scendendo, insieme al sole, verso gli abissi inferi dellโ€™Inverno โ€œinfondendogli le sue qualitร  legate al lupoโ€, abbia ispirato il risvolto lupesco dello stesso Ade e di tutti gli dei solari nella fase ctonia, oscura (Inferno = inverno) del transito calendariale.

In Grecia โ€“ dove lโ€™aurora, rossa come Cappuccetto Rosso, era detta lykรฉ analogamente alla cupa cute di lupo simile alle tenebre notturne da cui si riteneva emergesse โ€“ lโ€™Anno era, del resto, chiamato Lykabas ( = โ€œcolui che corre con il soleโ€), palese allusione alla belva, mentre nei Saturnali di Macrobio, il sole della fase marginale รจ definito Lykos, โ€œlupoโ€! E, secondo una leggenda, fu un lupo a guidare lโ€™umanitร  verso sud alla ricerca del sole quando lโ€™astro sparรฌ dalle regioni nordiche โ€œper un cambiamento della posizione dellโ€™asseโ€.


Il lupo, โ€œcaneโ€ del nordico Odino, Signore dellโ€™Albero Cosmico, rappresenta, dalle origini, il simbolo dello stesso scontro tra fulgore e oscuritร  espresso da Ade e da tante affini  entitร  solari rapportate, come il Dis Pater celtico o lโ€™Ajta etrusco, alla simbologia della belva โ€œdivoratriceโ€ dellโ€™astro. Ma lโ€™atto risultava, in realtร , un sortilegio protettivo, come si evince dal noto detto โ€œin bocca al lupoโ€! Dagli abissali antri dellโ€™Ade, infatti, sarebbe sorta, potenziata, la nuova aurora. A questa simbologia rigeneratrice dovettero alludere sia le urne funerarie a forma di testa lupesca, sia le nere โ€œbautteโ€ o โ€œmoretteโ€ degli Zani. Il loro comportamento โ€œal contrarioโ€, tipico della dimensione ctonia, si chiarisce, con il Cristianesimo, nel folklore dei due San Giovanni: il Battista che โ€œpiangeโ€ perchรฉ la luce solare, dopo il fulgore del solstizio estivo, comincia fatalmente a degradare, e lโ€™Evangelista che โ€œrideโ€ in quanto, superata la fase oscura, finalmente si potenzierร . 

 Per un motivo analogo, quindi, il lupo personificherร  lโ€™emblema della guerra e della โ€œgemellareโ€ conflittualitร  luce/tenebre insita nel dualismo del Sole stesso, motivo emergente, ad esempio, nelle note tradizioni dei due Buffoni Sacri dโ€™America. Questi straordinari clown rituali lottano parodicamente, ugualmente abbigliati, scambiandosi le parti secondo le stesse dinamiche simboliche espresse sia nella maschera campana di โ€œPulcinella e la Vecchiaโ€, sia negli scontri parodici tra Benandanti e streghe.

Fool, Clown, Ghiottoni, Pagliacciโ€ฆ e tutte le figure grottesche tuttora rapportate al Carnevale, continuano ad alludere ai Misteri del transito annuale. Il retaggio matriarcale delle antiche Jana, Ana, Blak Annis, Anahitโ€ฆ Signore dellโ€™Anno e dellโ€™Albero Cosmico evocato ancora dalla scopa della Befana, sfocerร , cosรฌ, nel ruolo ereditato dal โ€œduplice Gianoโ€, dio โ€œdegli Iniziโ€ del Calendario romano che aveva accolto Saturno, il decaduto Signore dellโ€™Etร  dellโ€™Oro.

 Il retaggio trasgressivo ed eversivo dei Saturnali verrร , poi, riattualizzato dietro i lazzi degli Zani della Commedia dellโ€™Arte. Infine, con il Cristianesimo, il dualismo di Giano si riproporrร  โ€“ comโ€™รจ noto โ€“ nellโ€™opposizione dei due San Giovanni: il Battista (riferito al solstizio estivo, quando il cane-lupo Sirio sorge eliacamente e la luce solare culmina per poi declinare) e lโ€™Evangelista (alludente al solstizio dโ€™Inverno in Dicembre, il nordico โ€œwolf-smondโ€, allorchรฉ Sirio tramonta e il fulgore solare si potenzia). In questo senso, nei riti delle Confraternite Guerriere, sempre rapportati agli scontri per il riscatto della luce dallโ€™oscuritร  nel dรฌ, nelle stagioni e nellโ€™Anno, e soprattutto nelle fasi liminali come durante le cerimonie iniziatiche, spesso si agiva come lupi fino a divorare carni umane.

 Nelle tradizionali iniziazioni dei Kwakiutl (America Settentrionale), per esempio, i giovani iniziandi venivano allontanati dalla comunitร  per vivere di carne cruda in una capanna la cui porta aveva la forma delle fauci di un lupo. Emergerne dopo la fase iniziatica implicava la rinascita dal โ€œventreโ€ della belva. Anche i Sioux si definivano โ€œfigli dei lupiโ€ e sul loro totem troneggiava un cranio lupesco. Analogamente, gli Irpini, guidati dal sacro lupo, quando giunsero in Irpinia, si ritennero figli del proprio totem. 

Certamente anche i Romani, le cui origini affondano nel mito della lupa lactans, si ritennero affini alla belva che, oltre al risvolto solare, pare riflettesse anche una relazione con il Canis Maior, Sirio, la stella del โ€œcane-lupoโ€. La sua sparizione, intorno al 21 Aprile โ€“ lโ€™astro sarebbe, poi, riapparso in Luglio โ€“ contrassegnรฒ probabilmente la mitica data dellโ€™origine dellโ€™Urbe. Il retaggio simbolico del motivo iniziatico connesso allโ€™animale e confermato in molte fiabe arcaiche, rimane tuttora nei Lupetti dello Scautismo.

 Nella fiaba di Pollicino, per esempio, sembra, secondo Sobrero, ripetersi ancora โ€œlโ€™antico rito del giovane Spartano che doveva vivere nel bosco come un lupoโ€ rischiando di cadere preda dellโ€™Orco: il terribile Sole del tramonto divoratore di fanciulli. Lโ€™infera abitazione dellโ€™Orco, corrispondente allโ€™Ade, simboleggiava la โ€œCasa degli Uominiโ€ dove avveniva lโ€™iniziazione che avrebbe consentito ai fanciulli di superare definitivamente lโ€™esiziale fase di crescita, pericolosamente affine โ€“ secondo la legge delle corrispondenze โ€“ al passaggio dal vecchio al nuovo Anno, vero nucleo del dramma sacro.

Nel caso dei personaggi sfociati nella Commedia dellโ€™Arte โ€“ il cui rapporto con le inversioni del Carnevale sottolinea la crisi calendariale e lโ€™esigenza di superare il rischio che il sole sfuggisse al โ€œgiusto percorsoโ€ nel transito annuo โ€“ la bautta o moretta, detta โ€œmezza suolaโ€, sembra, quindi, ricollegarsi sempre al lupo dal cui sacrificio era tratta la pelle alla fine del ciclo annuale, quando il โ€œcammino del Sole-Annoโ€ si concludeva. Per questo i Celti definivano lโ€™astro il โ€œGrande Ciabattinoโ€: รจ lui, infatti, che, Signore della Via Regia, โ€œfacendo scarpe della giusta misuraโ€, lega a sรฉ i percorsi dei pianeti con il โ€œfiloโ€ del suo dinamismo. Viaggi, danze e soprattutto calzature emblemizzano sempre, quindi, il divenire.

 Lโ€™usanza della scarpetta di cute lupesca fatta indossare, come si รจ anticipato, ai bimbi nella crisi del solstizio invernale consentiva, secondo una tradizione arcaica, di tutelare i piccoli nati a Dicembre, il nordico โ€œmese del lupoโ€, dal rischio di licantropia. Il riferimento contestuale รจ sicuramente molto arcaico sebbene, a Roma, le origini connesse alla lupa, nutrice di Romolo e Remo, concorrano a ribadire uno sfondo totemico comunemente diffuso. Non solo, infatti, i paredri delle antiche dee dello sciamanesimo, come lโ€™eschimese Sedna o la citata Grande Madre attica erano accompagnate da sposi lupeschi, ma molti popoli, come gli Unni, i Daci, gli Hirpini, i Sanniti o molti grandi uomini, come Gengis Khan, si ritennero imparentati con i lupi. I Romani, โ€œfigli della lupaโ€, giunsero ad espandersi fino al Caucaso, nellโ€™Ircania, โ€œterra dei Lupiโ€. Secondo Feo, inoltre, il culto si  sarebbe diffuso, come si รจ accennato, in Licia, in Asia Minore: quellโ€™Anatolia che, โ€œTerra delle Toleโ€, fu, come vedremo, abitata dai Reti di Rethia.

 Lโ€™ambivalenza dellโ€™animale, dietro cui trapela sempre il dualismo culla-tomba/luce-tenebre/vita-morte della Grande Madre filtrante persino dietro il noto proverbio โ€œin bocca al lupoโ€, impone unโ€™indagine sulle motivazioni archetipiche del contesto imperniato sulla relazione tra la bautta o โ€œmezza suolaโ€ e il โ€œcamminoโ€ del sole. 

ACQUISTA IL LIBRO

[AXS007] Emanuela Chiavarelli & Luigi Pellini, “Il segreto di Pulcinella. Tra sacro e profano”

24,00 

Prevendite dal 2 Gennaio 2026
Spedizioni dal 15 Febbraio 2026

AXS007

COLLANA: HรˆSPEROS ยซTradizioni & Miti Europeiยป

Prima edizione (Febbraio 2026)

206 pp.ย 

240×170 mm

ISBN: 9791298566026

Copertina: Anonimo, Pulcinella, illustrazione

Frontespizio e segnalibro: Giandomenico Tiepolo, Pulcinella con acrobati, circa 1793, Caโ€™ Rezzonico, Museo del Settecento, Venezia

Appendice fotografica a colori di 27 pp.

Disponibile

SKU: AXS007
Categoria:

Rispondi

Scopri di piรน da ๐€๐—๐ˆ๐’ ึŽ ๐Œ๐”๐๐ƒ๐ˆ

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere